Più risorse alla lotta contro i reati ecomici e finanziari

Più risorse alla lotta contro i reati ecomici e finanziari

Dal 1° gennaio di quest’anno rinforzi temporanei per la Polizia giudiziaria. Per un anno con la Reati economico-finanziari e il Gruppo criminalità informatica. ‘Progetto pilota’, con tre ausiliari specialisti.

I rinforzi, ancorché temporanei, sono arrivati. Dal 1° gennaio – e per un anno – tre persone con la funzione di «ispettore specialista ausiliario» collaborano con la Polizia giudiziaria della Cantonale nel quadro delle indagini sui reati finanziari e informatici. Si tratta, specificano dal Dipartimento istituzioni, di una donna (classe 1965) e di due uomini: uno nato nel 1957, l’altro nel ’59. Lei è un ingegnere informatico, i due hanno una solida esperienza in ambito bancario. Erano finiti in disoccupazione o avevano il contratto in scadenza, ma senza prospettive di impiego a breve. Il loro reclutamento è stato deciso lo scorso novembre dal governo, dietro richiesta del Dipartimento. Questo «conformemente a una procedura di assunzione, che coinvolge gli Uffici regionali di collocamento, voluta a suo tempo dal Gran Consiglio».
Era stato il procuratore generale John Noseda a sollecitare, con una lettera inviata intorno alla metà del giugno 2014 al Consiglio di Stato, il momentaneo potenziamento del personale di supporto agli inquirenti, alle prese con un incremento delle inchieste, in particolare sugli illeciti in campo finanziario. Pochi giorni dopo la missiva del pg, il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi aveva incontrato lo stesso Noseda per approfondire tema e richiesta. In agosto una nuova lettera. Quella dei vertici del Dipartimento al procuratore generale. «Proponevamo – ricorda Gobbi alla ‘Regione’ – l’assunzione per tre anni, dal 1° gennaio 2015, di tre ausiliari nella funzione di segretario giudiziario aggiunto. Ciò per far fronte ai picchi straordinari di attività e per ridurre i costi derivanti da eventuali perizie esterne nel corso delle indagini su reati finanziari e informatici. Questa riduzione dei costi avrebbe infatti dovuto compensare gli oneri salariali, quantificati in circa 240mila franchi annui, legati all’assunzione degli ausiliari».
Che il Dipartimento prevedeva di assegnare al Ministero pubblico, in veste appunto di segretari giudiziari aggiunti. «Individuate, con la collaborazione degli Uffici di collocamento, del pg e della Polgiudiziaria, le tre persone ritenute in possesso dei necessari requisiti, il 18 novembre – spiega il ministro – il Consiglio di Stato ne ha formalizzato l’assunzione, attribuendole non alla Procura, bensì alla Polizia cantonale, segnatamente al suo settore investigativo». Ovvero «la Polizia giudiziaria, che coopera a stretto contatto con i magistrati del Ministero pubblico». Si è inoltre stabilito che opereranno «per un anno e non per tre». Una soluzione «che mi soddisfa», afferma Gobbi: «E che ha trovato l’approvazione del pg».

Gobbi: meno perizie esterne
Dei tre rinforzi accordati alla Polizia cantonale quali ispettori specialisti ausiliari, la donna è attiva in seno al Gruppo criminalità informatica, mentre i due uomini nella Ref, la sezione Reati economico-finanziari. Sia la Ref che la squadra di investigatori impegnati nelle indagini sugli illeciti commessi utilizzando le nuove tecnologie fanno parte del Reparto giudiziario 1. «Nel decidere l’assunzione a tempo determinato di queste persone, il governo – riprende Gobbi – ha ribadito il principio della neutralità finanziaria dell’operazione. Si cercherà pertanto di contenere al massimo il ricorso a perizie esterne durante le inchieste: il risparmio a questa voce dovrebbe assorbire, neutralizzare, la maggiore uscita del Cantone per gli stipendi degli ispettori ausiliari».
Un risparmio «fattibile», secondo il direttore del Dipartimento, alla luce delle mansioni che i tre specialisti sono chiamati ad assolvere. «Le persone assegnate alla Ref devono occuparsi per esempio dell’analisi di documenti contabili e della redazione di rapporti finanziari – rileva il consigliere di Stato –. All’ispettrice che lavora nel Gruppo criminalità informatica spetta fra l’altro l’analisi di computer, cellulari, supporti di memoria e di altro materiale elettronico». Quello partito il 1° gennaio «è un progetto pilota: a fine anno si potrà verificare se sia una soluzione valida da un lato per fronteggiare adeguatamente i momenti di forte aumento dei casi trattati da inquirenti e investigatori, dall’altro per limitare i costi per perizie esterne».

di Andrea Manna, LaRegione Ticino 23.01.2015

Affacciati al cancello di Auschwitz

Affacciati al cancello di Auschwitz

Memoria è conoscere e confrontarsi con un evento che ha segnato indelebilmente e irreversibilmente la storia dell’uomo, e ha ipotecato la natura stessa della sua relazione col proprio simile. Per essere educativa deve essere inserita in un contesto presente per poter trasformare le idee e le immagini in maniera duratura e significativa.

La giornata della memoria ricorre quest’anno in un momento particolare. Se ci fosse stato ancora bisogno di ricordare e risvegliare le coscienze, ci hanno pensato i tristi accadimenti di Parigi.
Nel pur ampio panorama dei genocidi del XX secolo, la Shoah – la distruzione degli ebrei d’Europa – occupa un posto unico, per dimensioni, intensità, rapidità e perché è diventata il simbolo di una “rottura di civiltà” nel mondo occidentale.

La sua memoria non è un monumento al passato, ma è invece un allarme permanente su quanto è successo e dunque può di nuovo succedere.
Il Giorno della Memoria è un atto di riconoscimento di questa storia: come se tutti, quest’oggi, ci affacciassimo al cancello di Auschwitz, a riconoscervi il male che è stato. Per trasformare quei luoghi in strumenti di interrogazione sul presente per comprenderne la presenza ingombrante al centro del nostro secolo e della modernità. Ciò che la giornata della memoria ha da insegnare non è soltanto l’esito della Shoah, ma sono i processi politici, ideologici, psicologici, i conformismi e gli interessi che hanno prodotto le condizioni del suo realizzarsi.
Il grande scrittore e testimone Primo Levi ci aveva ammonito ad avere la consapevolezza che se l’orrore assoluto è accaduto, può ripetersi. Eliminare minacce e affronti all’umana dignità è ancora tragicamente necessario.

La memoria è un bisogno e un dovere dell’uomo: i casi in cui l’uomo eccelle in umanità oppure i casi in cui egli smarrisce la ragione perdendo quanto vi è di umano in lui, vanno ricordati per capire e per essere consapevoli del punto in cui un essere umano può arrivare.
Quello che è successo può essere un punto di partenza, quasi un nuovo inizio capace di ridare alla collettività il senso di quello che essa deve essere, un progetto storico che implichi una comunità di valori.
Capita agli individui di dimenticare, di rimuovere, capita alle società di cancellare dalla loro storia eventi ed episodi fondamentali per la comprensione del presente.

Ma un passato così non può essere dimenticato, anzi deve scuotere le coscienze e generare un senso di responsabilità che trascenda le generazioni.
Non bisognerà cancellare mai la memoria negativa e si dovrà sempre tenere viva la memoria positiva della lotta, come riscatto del lato buono dell’umanità. Continuare a testimoniare e raccontare senza retorica, come conquista di libertà, democrazia, uguaglianza, giustizia e solidarietà sociale. L’unico mezzo per poter rimanere attaccati alla vita è mettere ordine nel caos e nell’orrore con la forza della razionalità.
Per questo bisogna promuovere in ogni forma il rispetto dei diritti fondamentali, che sono la base di una società più giusta nei confronti di ciascuno. Progettare un percorso di questo tipo e destinarlo alle giovani generazioni significa preoccuparsi per il proprio futuro e scegliere di investire nel seme della democrazia. Essa, infatti, non deve essere concepita come un risultato raggiunto e dato per scontato; è, piuttosto, un ideale da continuare a perseguire con impegno per incentivare il dialogo e la riflessione soprattutto nella fascia più giovane della popolazione.

Il senso critico e l’indignazione sono atteggiamenti virtuosi, proprio perché rappresentano l’antitesi dell’accettazione passiva, dell’obbedienza cieca e dell’annichilimento, fattori che hanno indiscutibilmente contribuito a rendere il clima sociale terreno fertile per l’instaurazione di dittature e totalitarismi.
Un continuo viaggio che deve andare oltre la resistenza per sfociare nella resilienza, quella straordinaria capacità di ricrearsi e reinventarsi, di trasformare il dolore e il lutto in energia vitale.

Oltre a conservala, la memoria è importante viverla, farla propria. Farla entrare nella nostra coscienza. Il problema non è infatti solo ricordare, ma come ricordare: ossia come utilizzare per il presente gli strumenti che la memoria del genocidio ha elaborato nel corso della sua storia.
Albert Camus, a proposito dell’importanza del ricordo, scriveva «l’uomo non è del tutto colpevole, poiché non ha cominciato la storia, né del tutto innocente perché la continua».

Norman Gobbi
Giornale del Popolo, 27.01.2015 – Giornata della Memoria

Quando la violenza colpisce i poliziotti

Quando la violenza colpisce i poliziotti

Erano le 5 del mattino di domenica, quando alcuni agenti della Polizia comunale di Lugano, allarmati dai cittadini, sono dovuti intervenire per sedare una rissa al Quartiere Maghetti. Chiamati a ristabilire l’ordine, questi sono però stati accolti da pesanti insulti e da minacce di morte. Nemmeno il tempo di dimenticare l’aggressione subita da un agente della Polizia comunale di Lugano lo scorso 21 dicembre in un locale della Città, che la storia si ripete. Questi fatti sono di gravità estrema e dimostrano come il rispetto nei confronti delle istituzioni non rappresenti più un valore imprescindibile della nostra società. Negli ultimi anni si è purtroppo assistito a un aumento degli episodi di violenza, sia fisica che verbale, nei confronti degli agenti di polizia; una tendenza preoccupante e da deplorare, poiché sintomo di un mutamento dei valori nella nostra società oltre che di un degrado sociale non tollerabile in qualsiasi Stato democratico.

Durante l’ultima seduta della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, tenutasi lo scorso dicembre, è stata mia premura attirare l’attenzione sui segnali di questo degrado riscontrabili sul territorio ticinese, a cominciare dalle innumerevoli scritte ingiuriose nei confronti delle istituzioni, tra le quali spicca l’acronimo ACAB (“All cops are bastards”, in italiano, tutti i poliziotti sono bastardi). Tutti questi atti di violenza contro gli agenti costituiscono un fenomeno allarmante che le Autorità sono chiamate a combattere in maniera efficace, allo scopo di sanzionare dovutamente i responsabili.

Nel 2010, la Federazione svizzera dei funzionari di polizia ha presentato la petizione denominata “Stop alla violenza contro la polizia”, con l’obiettivo di rendere attenti l’opinione pubblica e gli organi politici a questa problematica. Nello specifico, la petizione mirava a ottenere pene più severe nei confronti di coloro che non rispettano le Autorità. Le Camere federali avevano dato seguito alla petizione, incaricando la propria Commissione degli affari giuridici di elaborare un’iniziativa o un intervento parlamentare. In tale contesto, il 14 gennaio 2014 il Canton Ticino aveva presentato una specifica iniziativa cantonale che è andata ad aggiungersi a quelle già inoltrate dai Cantoni di Vaud e Ginevra, la cui trattazione è stata rinviata dal Parlamento al corrente anno, ottenendo proprio la scorsa settimana l’appoggio dalla Commissione affari giuridici degli Stati.

Il nostro Cantone sostiene quindi tutte le richieste volte a contrastare efficacemente questo genere di situazioni che non possono essere tollerate. In sostanza, si tratta di dar prova di fermezza, in modo del tutto analogo a quanto fatto nel 2011 quando, assieme al Comandante della Polizia cantonale e al Procuratore generale, ribadii tolleranza zero verso gli episodi di abuso di potere compiuti dagli agenti di polizia. Nell’attesa quindi che si concretizzino i vari progetti legislativi a maggior protezione anche dei funzionari di polizia, quali ad esempio la reintroduzione delle pene detentive di breve durata, le Autorità competenti devono operare nel contesto legislativo attuale. Nonostante quest’ultimo permetta già di tutelare l’Autorità e i suoi rappresentanti, è dovere delle istituzioni aggiornare costantemente il quadro legislativo ai mutamenti della nostra società.

Dinnanzi ad avvenimenti simili all’increscioso episodio del dicembre scorso avvenuto a Lugano, il mio sconcerto è ancor più profondo se penso a quanto la Polizia fa quotidianamente per tutti noi. Solo nel 2013, essa è intervenuta 1’124 volte per infrazioni al Codice penale, 3’110 volte per infrazioni alla Legge sugli stupefacenti e 1’348 volte per infrazioni alla Legge sugli stranieri, arrestando un totale di 1’202 persone. Insomma, una media giornaliera di più di 15 interventi e di più di 3 arresti. Ciò permette di comprendere quanto sia importante il lavoro svolto a favore della sicurezza dell’intera cittadinanza, spesso e volentieri oscurato dalle critiche avanzate contro i controlli della circolazione, i quali in realtà costituiscono un’infima parte (unicamente 684 appostamenti in un anno) dell’enorme lavoro svolto 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno dalle nostre forze dell’ordine. In considerazione di tutto ciò, l’adeguamento del numero dei funzionari di polizia deciso dal Consiglio di Stato (tra l’altro unico aumento del personale all’interno del mio Dipartimento) si giustifica ancor di più.

Pur essendo crudi elementi statistici, le cifre concernenti gli interventi di polizia menzionate rivestono un’importanza assolutamente primaria per chi, come me, è chiamato a dirigere la politica cantonale in materia di sicurezza. Proprio basandomi su questi dati posso affermare con orgoglio che la Polizia ticinese svolge con umiltà un lavoro enorme. Lavoro che va ricambiato da ogni ticinese con rispetto e gratitudine verso l’intero Corpo, non certo con aggressioni fisiche o verbali, oppure con strumentalizzazioni politiche a cui troppi hanno l’abitudine di ricorrere.

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni
Corriere del Ticino, 24.01.2015

Lega, è festa popolare

Il movimento si è riunito per la presentazione della lista dei candidati per il Consiglio di Stato

La Lega dei ticinesi ha svelato tutti i suoi candidati in un’ affollata festa popolare che ha segnato l’avvio della sua campagna elettorale per le cantonali del 19 aprile. Alcune centinaia di persone si sono riunite domenica nel capannone di Pregassona per l’assemblea del movimento.

“Evitiamo di fare l’occhiolino ad altri partiti”, ha ammonito Marco Borradori, sindaco di Lugano, sottolineando che per respingere l’attacco del PLRT serve una squadra compatta e unita.

A prendere la parola in seguito i cinque candidati in corsa per il Consiglio di Stato. Amanda Rückert ha fatto notare come altre forze tentino di scimmiottare le posizioni storiche della Lega: “ci sono concetti che sono quelli del lavoro prima ai ticinesi, la limitazione della libera circolazione, la difesa delle nostre frontiere. La Lega su questi punti c’è sempre stata”.

Di emergenza lavoro hanno parlato anche Fabio Badasci, evidenziando “l’esclusione dei nostri lavoratori e in particolare dei nostri giovani” e la povertà dei salari di alcune professioni, e Daniele Caverzasio, che ha affermato: “quando parliamo di occupazione non ce ne frega niente di Laura Sadis e del suo motto del ‘non si può fare’, di Manuele Bertoli che dice rivotiamo il 9 febbraio”.

Claudio Zali nel suo discorso si è rivolto ai possibili delusi alla base del movimento: “dovete permetterci di impedire che la partitocrazia riprenda in mano con maggiore forza il suo potere”.

Infine, come capo del Dipartimento istituzioni, Norman Gobbi ha rivendicato il merito di una maggiore presenza e controllo del territorio a tutela della sicurezza pubblica, ed una maggior determinazione del Governo nei rapporti con Berna.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Lega-%C3%A8-festa-popolare-3609751.html

Lega: entusiasmo a mille per l’apertura della campagna

Vincere. E solo vincere. È questo il grido di battaglia che la Lega ha lanciato oggi dal capannone di Pregassona. Il Movimento di via Monte Boglia ha riunito la base per presentare la lista per il Consiglio di Stato che, oltre ai due uscenti Claudio Zali e Norman Gobbi, è composta da Daniele Caverzasio, Fabio Badasci e Amanda Rückert. E sono stati davvero moltissimi i militanti accorsi alla festa leghista: oltre 500. Militanti carichi di entusiasmo che hanno regalato un’atmosfera da stadio ai candidati, soprattutto quando nella sala è risuonato l’inno della Lega.

Ma chi si aspettava che i protagonisti sarebbero stati i candidati, ministri uscenti in testa, è rimasto spiazzato. A prendersi buona parte della scena è stato infatti Marco Borradori. Al sindaco di Lugano è toccato infatti il discorso motivazionale e la presentazione dei candidati al Governo. Un discorso da vero e proprio coach: tosto e coraggioso. O da presidente, se vogliamo restare in politica abbandonando la metafora sportiva.

Un discorso in antitesi con quello del coordinatore Attilio Bignasca che negli ultimi giorni ha sempre sottolineato come la vittoria fosse già in tasca per la Lega. Lo ha detto anche oggi, rivolgendosi ai candidati per il Gran Consiglio: “Non dovete farvi la guerra tra di voi ma cercare di mandare più gente possibile a votare. Se l’affluenza è alta abbiamo già vinto”.

Borradori: “Non abbiamo già vinto”
No, per Borradori le cose non stanno così. “Noi – ha esordito il sindaco di Lugano – abbiamo un unico obbiettivo: confermare i nostri due ministri. La lista che abbiamo presentato non è la più forte possibile ma è una buona lista che può portarci alla vittoria. Ma per farlo dobbiamo evitare l’errore più grande che potremmo commettere: sottovalutare gli avversari. Non abbiamo già vinto e non dobbiamo sederci sugli allori. Confermare due ministri è un’impresa difficilissima. E se dovessimo perdere un Consigliere di Stato sarebbe devastante. Se invece dovessimo farcela per noi la strada sarebbe molto più agile, anche in vista delle prossime votazioni. Ad aprile noi dobbiamo vincere, siamo condannati a vincere”.
Borradori, tra le righe, è anche tornato criticamente sulla partecipazione di Zali all’assemblea dei Verdi: “Evitiamo di fare l’occhiolino agli altri partiti. I nostri candidati devono andare in ogni parte del Cantone e parlare con la gente. I candidati devono fare squadra e mettere in cima alle priorità il voto della lista e la riconferma dei nostri Consiglieri di Stato. Se ognuno penserà solo alla sua campagna sarà durissima farcela. Lo ripeto: non crediamo affatto che la partita sia già vinta”.

Zali: “Se il Plr non risorge adesso non risorgerà più. E in Governo siamo arrivati alle denunce penali….”
Dopo il sindaco di Lugano hanno preso la parola i candidati al Governo. “La Lega – ha detto Claudio Zali – è l’unico movimento capace di coniugare una forte anima sociale con la difesa del nostro territorio sia dagli attacchi internazionali sia dalla Confederazione quando prende dei provvedimenti contrari agli interessi del nostro Cantone. Il PLR vuole recuperare il potere. E dicono che sentono profumo di riscossa. Qui questo profumo non si sente per nulla”.
“Mi rivolgo agli scontenti. A quelli tra di noi che dicono che con la maggioranza relativa non siamo riusciti a cambiare il Ticino. A voi dico non perdete la fiducia e continuate a votare scheda Lega. Non sempre in Consiglio di Stato io e Norman troviamo la maggioranza sulle nostre idee e le nostre proposte. Anzi, in tutte le votazioni finite 3 a 2, i 2 siamo sempre stati io e Norman. Ora siamo addirittura arrivati alle denunce penali in Governo, un modo di far politica dal quale noi ci distanziamo”. “Dobbiamo impedire – ha concluso Zali – che la partitocrazia riprenda il suo potere. Se il PLR non risorge ora non risorgerà più”.

Gobbi: “In Ticino la storia la fa la gente”
Norman Gobbi ha dal canto suo rivendicato il lavoro svolto come ministro delle istituzioni a favore della “sicurezza dei ticinesi”. “Ho fatto scelte forti, talvolta dure, e certamente in linea con quanto ho sempre affermato e tenendo fede allo spirito iniziale. Queste scelte hanno portato la sinistra ad organizzare circa una decina di manifestazioni pubbliche contro le miei decisioni: dalla chiusura delle aree nomadi all’allontanamento di giovani stranieri illegali”.
“Il nostro principale obbiettivo è dare un lavoro dignitoso a tutti i ticinesi. Continueremo a combattere per tenere libero il Ticino dal tavolo di sasso. Noi non siamo persone comuni che per amore del Ticino e della sua Gente vogliamo combattere per la nostra libertà e la nostra identità di ticinesi! In Ticino la storia non la fanno i partiti ma la gente. La gente che ha votato contro l’adesione della Svizzera allo spazio economico europeo e che il 9 di febbraio ha approvato l’iniziativa Contro l’immigrazione di massa!”.

Caverzasio: “Dito medio all’Europa”
Il discorso di Daniele Caverzasio ha particolarmente scaldato la sala. “io ci sono, noi ci siamo, solo se voi ci siete! L’emergenza in Ticino è una sola: il lavoro. E a noi non ce ne frega niente di Laura Sadis e del suo mantra del “non si può fare” o di Manuele Bertoli che vorrebbe farci rivotare sul 9 febbraio. A noi interessa della gente che ha perso il lavoro e per la quale ci batteremo a morte”. “Un paese che rinuncia alla difesa dei posti di lavoro e dei confini non è più un Paese. E allora mi perdonerete se mostro un bel dito medio all’Europa”.

Rückert: “La Lega è l’originale”
“È fantastico fare parte di questa squadra che deve lottare per la riconferma dei seggi di Norman e Claudio”, ha esordito Amanda Rückert. “No alla fallimentare Europa, difesa dei nostri posti di lavoro, sono da sempre i nostri temi. Ora anche gli altri si sono svegliati e copiano le nostre proposte. Ma la Lega lo dice da sempre. La Lega è l’originale”.

Badasci: “Contro i salari da fame servono due leghisti in Governo”
Infine Fabio Badasci: “In molti settori ci sono salari da fame per chi risiede in Ticino. Ed è questa la sfida più importante dei prossimi anni. Per questo servono due leghisti in Governo!”.

http://www.liberatv.ch/articolo/28677/lega-entusiasmo-mille-lapertura-della-campagna-ma-borradori-avvisa-tutti-guai-pensare

Permessi facili: la Lega si dà da fare!

Permessi facili: la Lega si dà da fare!

Norman Gobbi l’aveva annunciato all’indomani della votazione del 9 febbraio ed è stato di parola: ormai da tempo sono in atto più controlli approfonditi sulle richieste di emissione e rinnovo dei permessi. Tanto che in soli quattro mesi, i controlli sui permessi B hanno consentito di rilevare una cinquantina di abusi, per i quali in una trentina di casi è stato immediatamente revocato il permesso di soggiorno e in altri 16 casi non si è proceduto al rinnovo o al rilascio. Inoltre, durante il 2014, 450 stranieri hanno ricevuto un ammonimento, primo passo verso la revoca o il mancato rinnovo del permesso.

La nuova strategia voluta dal Ministro Gobbi sta quindi dando ottimi risultati. Basti pensare che in passato la media annuale di permessi B negati era di una ventina di casi.

Controllo più affrondito

La lotta agli abusi del Ministro leghista si basa innanzitutto sul controllo più approfondito di tutti i dossier in materia di immigrazione. Se nella legislatura precedente, l’obiettivo dell’Ufficio della migrazione era essenzialmente “produttivo”, ovvero avere il minor numero di pendenze aperte nel rilascio dei permessi, oggi, per volontà di Norman Gobbi, la priorità è data alla qualità degli accertamenti sui singoli dossier e quindi alla verifica nel dettaglio dei documenti trasmessi dai cittadini stranieri che richiedono un permesso. Non appena quindi sorgono dei dubbi in merito a un richiedente, i funzionari del Dipartimento delle istituzioni approfondiscono il caso, anche grazie allo scambio di informazioni tra i vari uffici del Cantone.

Un ottimo ed efficace esempio di scambio di informazioni che vogliamo qui ricordare, è quello dell’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento che segnala spontaneamente all’Ufficio della migrazione tutti i casi di stranieri che finiscono in assistenza, segnalazioni che possono portare, dopo gli accertamenti del caso, alla revoca del permesso.

Casi dubbi

Dall’ottobre scorso, l’Ufficio cantonale della migrazione può inoltre contare su un gruppo di funzionari che si occupano esclusivamente della gestione dei casi dubbi, segnalati da tanti cittadini, dalle autorità comunali, così pure da vari uffici cantonali, come l’Ufficio del sostegno sociale per i casi di assistenza o l’Istituto delle assicurazioni sociali o anche gli Uffici di collocamento. Ed è proprio questo servizio, creato grazie a una riorganizzazione interna voluta dal Consigliere di Stato leghista, che ha dato gli ottimi risultati indicati sopra: una cinquantina di abusi solo sui permessi B constatati in soli 4 mesi di attività!

Hotline appena attivata

A differenza di altri uffici del Cantone, ad esempio l’Ufficio del lavoro, l’Ufficio della migrazione non ha ispettori da mandare sul terreno per effettuare i controlli, ma agisce su segnalazione dei cittadini, così pure di altre autorità cantonali e comunali.

Anche per agevolare le segnalazioni e permettere ai funzionari di operare maggiori controlli, è attiva da una settimana una hotline che permette di gestire in maniera centralizzata le quasi 900 telefonate giornaliere che giungono all’Ufficio della migrazione. E questo nuovo centralino ha effettivamente confermato la sua efficacia già in una sola settimana, permettendo ai funzionari dell’Ufficio della migrazione di avere più tempo a disposizione per compiere controlli approfonditi delle pratiche e di ricevere le segnalazioni di tanti ticinesi.

Nuovo servizio

Proprio poi perché i Comuni hanno un ruolo importantissimo nell’applicazione delle leggi sugli stranieri, Norman Gobbi ha voluto creare una linea telefonica preferenziale ed esclusiva destinata alle Autorità comunali. In questo modo, i Comuni potranno segnalare eventuali abusi come i casi di dimore sospette, domicili fittizi, soggiorni irregolari di stranieri, attività abusive, ecc. Un nuovo servizio che contribuirà a portare alla luce potenziali comportamenti abusivi che non fanno altro che danneggiare i cittadini ticinesi!

La strategia voluta da SuperNorman contro gli abusi sui permessi sta quindi dando i suoi frutti ed è una chiara risposta alle aspettative della popolazione ticinese che con il voto del 9 febbraio 2014 ha chiesto ai politici un chiaro intervento nell’ambito dell’immigrazione.

MDD, 25.01.2015

Ticino 2020:il Governo approva il credito per l’elaborazione del progetto

Ticino 2020:il Governo approva il credito per l’elaborazione del progetto

Il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio concernente l’avvio di un’ampia quanto attesa Riforma dei rapporti fra Cantone e comuni, con il quale viene richiesto al Parlamento lo stanziamento di un credito quadro di franchi 3,2 milioni di franchi. Si tratta di un progetto assai ambizioso, denominato “Ticino 2020, per un Cantone al passo con i tempi”, il cui raggiungimento dell’obiettivo è fissato per il 2020.

Con l’avvio di questo progetto strategico il Governo vuole reimpostare l’attribuzione dei compiti, la suddivisione degli oneri e la perequazione finanziaria sui moderni principi che reggono il federalismo. L’obiettivo è di aumentare l’efficacia e l’efficienza dell’azione pubblica e di raggiungere dei risultati qualitativamente migliori e conformi ai bisogni della popolazione. Infine, si tratta di ridare ai comuni la giusta autonomia nello svolgimento di quei compiti tipicamente di prossimità.

L’esigenza di una riforma è d’altronde stata sollecitata dagli stessi comuni nel 2014 nell’ambito della consultazione sul Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Preavvisato favorevolmente dalla Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni, a condizione di un coinvolgimento paritetico dei comuni, tale processo ha pure ottenuto l’avallo del Gruppo di lavoro formato da rappresentanti del Cantone e dei comuni.
Il messaggio parte dalla convinzione che siano date le premesse per avviare un progetto di riforma a 360 gradi che integra in una logica d’insieme i seguenti temi fra loro fortemente interdipendenti, riguardanti la riforma dei compiti, la revisione dei flussi, la riforma della perequazione, la riorganizzazione dell’Amministrazione cantonale e di quella comunale.

I problemi riscontrati nell’attuale ripartizione delle responsabilità tra i due livelli istituzionali rendono innanzitutto necessaria una riforma dei compiti tra Cantone e comuni. L’intendimento è quello di rendere concreto il principio di sussidiarietà e restituire ai comuni competenze reali intese ad aumentare il grado di autonomia dei comuni, ricreando coerenza tra responsabilità ed azione. La riforma dei compiti tra Cantone e comuni implica a sua volta una revisione dei flussi. Essi forniscono i mezzi finanziari necessari per promuovere l’adempimento dei compiti specifici d’interesse pubblico in termini quantitativi e qualitativi, così come correggere eventuali squilibri di bilancio. La revisione dei compiti e dei flussi rende poi indispensabile un totale ripensamento del sistema perequativo orizzontale e verticale, ragionando in termini di perequazione delle risorse e degli oneri. Una volta acquisiti i precedenti ambiti della riforma, sarà infine necessario procedere ad una riorganizzazione amministrativa di Cantone e comuni.
A garanzia degli intendimenti indicati alla base di questo progetto è posto quale principio la garanzia della neutralità finanziaria sul cittadino.

Considerata la complessità e l’estensione del progetto si prevede uno sviluppo sull’arco di più anni ed una concretizzazione dei relativi risultati non prima del 2020 Il costo complessivo è stimato in 12,8 mio di franchi, di cui 9,6 mio assunti dal Cantone (3,2 mio sotto forma di credito quadro ed altri 6,4 mio già compresi nei costi ordinari del personale) e 3,2 mio sostenuti dai comuni.

Si ritiene che il progetto di riforma possa entrare nel suo vivo a partire dalla seconda metà del 2015, ossia una volta ottenuta l’approvazione del messaggio da parte del Gran Consiglio.

Visita alla Imerys Graphite & Carbon di Bodio

Visita alla Imerys Graphite & Carbon di Bodio

Il Dipartimento delle istituzioni informa che il Consigliere di Stato Norman Gobbi, nella serie di incontri volti a meglio conoscere il tessuto imprenditoriale ticinese delle regioni periferiche, si è recato giovedi scorso in visita alla Imerys Graphite & Carbon di Bodio, un centro di competenza mondiale specializzato nella produzione di grafite sintetica, un minerale che si adatta benissimo alla sostenibilità ambientale e alle più moderne tecnologie per l’ottima conducibilità elettrica.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni si è intrattenuto con l’Ing. Edo Rossetti, Direttore e responsabile della produzione di Bodio e il Dott. Davide Cattaneo, già Direttore della Business Unit Graphite & Carbon di Imerys e attuale Direttore dello Sviluppo Industriale e Innovazione della stessa divisione del gruppo. Con loro si è presa conoscenza dell’attività dell’azienda, caratterizzata da un forte orientamento al cliente grazie a una generazione di prodotti altamente personalizzati. La produzione di Bodio viene venduta nei cinque Continenti, con un tasso di esportazione del 99%.

Fondata nel 1908 con il nome Officine del Gottardo, per iniziativa dell’Ing. Agostino Nizzola, per essere poi acquisite dalla Lonza nel 1924 e svilupparsi successivamente come Timcal nel 1994 e scalare le classifiche internazionali diventando leader nel settore della ricerca, produzione e commercializzazione di grafite sintetica, dallo stesso anno è un’azienda del gruppo francese Imerys, già Imetal. Nel 1999 lo stabilimento di Bodio è stato trasformato nella sede manageriale, di ricerca e di sviluppo e di marketing di tutta la divisione Imerys Graphite & Carbon, con succursali in Germania, Belgio, Canada, Cina e Giappone. I prodotti sono venduti in tutto il mondo, anche in Cina che è il primo produttore mondiale di grafite naturale. In molte batterie dei cellulari, in molte pile alcaline, nei computer e negli elettrodomestici troviamo la grafite sintetica prodotta a Bodio; ciò che dimostra l’alta competitività sviluppata in oltre 100 anni di storia dell’azienda.
Nella sede di Bodio lavorano 223 collaboratori di 16 nazionalità diverse.

L’occasione è stata inoltre propizia per visitare gli stabilimenti produttivi e per approfondire quanto le interazioni Stato-imprenditoria possano essere ulteriormente migliorate al fine di facilitare l’attività imprenditoriale nelle zone periferiche del nostro Cantone. Già presente con materiali a base di carbonio per le batterie agli ioni di litio sul mercato delle automobili ecologiche e ibride, oggi l’azienda sta già pensando alle auto elettriche del domani e, pur con tutte le incertezze del mercato, ha in programma molti investimenti, sperando in condizioni quadro maggiormente favorevoli.

La generosità del maiale

La generosità del maiale

Il più disponibile, il più saporito e il più conviviale di tutti: del maiale nulla va perduto, dalle orecchie alle zampe, tutto trova una collocazione precisa e gustosa sulla nostra tavola. È una cucina che ci riporta alla millenaria civiltà contadina che sulla carne di maiale ha costruito un’importante fonte di risorse alimentari e ha sviluppato interessanti piatti legati al territorio.

Con l’evolversi degli stili di vita molte di queste tradizioni rischiano di diventare oggi un ricordo, ma grazie ad iniziative come la seconda edizione della “Settimana ticinese della Cazzoeula nei giorni della merla” organizzata, dal 23 gennaio al 1° febbraio in 36 ristoranti ticinesi, dal “Cazzoeula Club Ticino” in collaborazione con Ticino a Tavola, se ne approfondisce l’aspetto del recupero e della salvaguardia: un gran valore per la nostra gastronomia e per promuovere i prodotti locali nella nostra ristorazione.

Chiamata anche cazzuola o cassuola, per ricordare la casseruola dentro la quale viene preparata, o bottaggio, in riferimento alla parola francese potage che significa minestra, la cazzoeula è un tipico piatto invernale delle nostre zone, nutriente ed economico che risale ad epoca non definita e nel tempo ha subito molte variazioni. Certo è che si tratta di un piatto legato alla fine del periodo di macellazione dei maiali, che coincideva con il 17 gennaio giorno di Sant’Antonio Abate, patrono del focolare domestico, protettore degli animali e del maiale in particolare. Non a caso è l’unico santo raffigurato nell’iconografia tradizionale insieme ai maiali, meglio conosciuto alle nostre latitudini come “Sant’Antoni dal purscell”.

Gli ingredienti classici sono le parti meno nobili come piedini, costine, cotenne, testa, i salamini detti “verzini” e, naturalmente, tanta verza, quella che ha subito la prima gelata invernale, diventando così più tenera. E molta pazienza nella cottura. Alcuni ingredienti sono d’introduzione recente come l’aggiunta di un bicchiere di vino bianco e l’aggiunta di spezie, perché oggi si tende a sgrassarla rispetto al passato quando si viveva in cronico deficit calorico e proteico.

In passato avere scorte alimentari invernali era garanzia di sopravvivenza; il poter disporre di cibo era la principale preoccupazione e i meno abbienti si ingegnavano in ogni modo per sfruttare al meglio ogni risorsa e non sprecare nulla. La qualità del cibo consumato cambiava proprio a seconda delle condizioni economiche e sociali. Esemplificativo è un motto popolare che attribuiva ai ricchi tutto quello che sta dietro la testa e davanti alla coda della bestia, mentre il resto era destinato ai poveri.

Il maiale veniva allevato allo stato semi-brado nei boschi, dove trovava nutrimento senza pesare sull’economia familiare. Il bestiame di grandi dimensioni veniva destinato al lavoro nei campi, le pecore o le capre servivano per la produzione di latte, lana o pelli, mentre l’allevamento del maiale garantiva carni facilmente conservabili se salate, affumicate o insaccate. L’utilizzo delle carni suine fresche era limitato al brevissimo periodo dell’uccisione del maiale e la cazzoeula nasce proprio dall’esigenza di utilizzare quelle parti che non potendo essere conservate perché non adatte alla salagione, venivano bollite.

La leggenda vuole che il termine, col significato di mestolo, risalga alla dominazione spagnola in area lombarda quando, durante le carestie, era l’unità di misura per la distribuzione ai poveri di un piatto preparato con le parti meno pregiate del maiale.
Questa, in parte, è la storia della cazzoeula.

Il cibo è come un racconto: l’osservanza delle tradizioni serve per far passare il testimone da una generazione all’altra, e la tavola è il luogo in cui ci si stringe e si festeggia insieme. Cambiano i tempi, si aggiornano le tecniche, ma la storia e l’esperienza non possono essere perse, vanno traghettate per salvare la cultura dei luoghi, le ragioni del legame di appartenenza a un luogo. Un’armonia perfetta che ha consolidato quelle abitudini alimentari che oggi denotano la cucina tradizionale.

Un piatto che riempie di gustose calorie le giornate uggiose, scaldata il giorno dopo è ancora più buona perché gli ingredienti si sono amalgamati in un trionfo di sapori. Non permettiamo che si trasformi in un piatto che a furia di essere sgrassato perda la sua identità. Meglio mangiarlo una volta sola, ma goderne l’originalità. Mangiamola in compagnia quando fuori è molto freddo e capiremo la prelibatezza di quanto viene messo in tavola per un’allegra riunione conviviale.
Come si legge nel Testamentum porci del IV-V secolo d.C.: “la mia sepoltura deve essere fatta nei ventri di mangiatori nobili, non per via della nobiltà di sangue, ma per la nobiltà di gusti, giustamente golosi”.

Norman Gobbi

SuperNorman contro le residenze fittizie: 50 permessi revocati

SuperNorman contro le residenze fittizie: 50 permessi revocati

Al gioco sporco delle residenze fittizie e dei permessi facili Supernorman ha detto no! E l’ha fatto con misure concrete ed efficaci. E la battaglia continua…

Il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni ha infatti istituito da tempo più controlli in seno all’Ufficio che emette i permessi per gli stranieri e creando per i Comuni un servizio telefonico preferenziale per segnalare eventuali abusi. Gobbi l’aveva annunciato all’indomani della votazione del 9 febbraio ed è stato di parola. Tanto che questi controlli hanno permesso di rilevare una cinquantina di abusi, per i quali c’è stata immediatamente la revoca del permesso di dimora.

Ma non solo: fra le misure già attuate dal Dipartimento delle istituzioni nella lotta agli abusi c’è difatti quella di controllare meglio tutti i dossier in materia di immigrazione. Se nella legislatura precedente, l’obiettivo dell’Ufficio della migrazione era essenzialmente “produttivo”, ovvero avere il minor numero di pendenze aperte nel rilascio dei permessi, oggi, per volontà del Consigliere di Stato leghista, la priorità è data alla qualità degli accertamenti sui singoli dossier e quindi alla verifica minuziosa dei documenti trasmessi dai cittadini stranieri che richiedono un permesso.

Non appena quindi sorgono dei dubbi in merito a un richiedente, i funzionari del Dipartimento delle istituzioni approfondiscono il caso. Dall’autunno scorso, grazie ad una riorganizzazione interna, il Dipartimento di Norman Gobbi ha creato un nuovo servizio all’interno dell’Ufficio della migrazione che contribuisce a monitorare ed approfondire casi dubbi. Tra i vari compiti affidati a questi funzionari, vi è anche quello di ricevere le segnalazioni da altre autorità cantonali, ad esempio l’Ufficio del sostegno sociale per i casi di assistenza, dalle autorità comunali o dai cittadini, di eventuali irregolarità o di violazioni alle normative sugli stranieri.

A partire dal 19 gennaio è inoltre attiva sempre presso l’Ufficio della migrazione una hotline che consentirà una gestione più efficace dei contatti e delle relazioni con gli utenti e in particolare delle Autorità comunali. Questo centralino che smisterà le chiamate in entrata, permetterà ai funzionari dell’Ufficio della migrazione di avere più tempo a disposizione per compiere controlli approfonditi delle pratiche. I Comuni potranno invece contare su di un partner facilmente raggiungibile grazie ad una linea preferenziale ed esclusiva appositamente creata per le loro segnalazioni e richieste. Un servizio offerto alle Autorità comunali che potrà aiutare a portare alla luce potenziali comportamenti abusivi. L’Ufficio della migrazione non dispone per legge di ispettori da mandare sul terreno per effettuare i controlli, ma agisce su segnalazione da parte dei Comuni medesimi, di altre autorità e anche dei cittadini.

Il ruolo dei Comuni è dunque particolarmente importante visto che sono loro, ad esempio, che devono segnalare i casi di sospette dimore dubbie o fittizie e di soggiorni irregolari sul proprio territorio di stranieri. I cittadini tutti possono poi contribuire a denunciare all’Ufficio della migrazione, ma anche alla Polizia cantonale, casi di attività/soggiorno abusivo, residenza fittizia, ecc. Segnalare è quindi importante. Il Dipartimento di Norman Gobbi ha quindi messo in atto una strategia di controllo, favorendo anche lo scambio di informazioni tra le varie autorità cantonali per evitare abusi, in particolare in ambito di assistenza. Quanto fatto è dunque una chiara risposta alle aspettative della popolazione ticinese che con il voto del 9 febbraio 2014 ha chiesto ai politici un chiaro intervento nell’ambito dell’immigrazione.

MS
http://www.mattinonline.ch/supernorman-contro-le-residenze-fittizie-50-permessi-facili-revocati-e-la-battaglia-continua/