Un altro importante tassello nella politica di sicurezza

Un altro importante tassello nella politica di sicurezza

Un altro progetto realizzato che si aggiunge a tutto quanto fatto dal mio Dipartimento in questi quattro anni a favore della sicurezza del nostro Cantone. Oggi sono state presentate le nuove celle di polizia presso il Palazzo di Giustizia di Lugano, unitamente al nuovo Servizio Gestione Detenuti, attivo dal 2013 e facente parte della Polizia cantonale. Un progetto realizzato in tempi rapidi grazie alla stretta collaborazione tra il Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e le Strutture carcerarie cantonali.

Le vecchie celle pretoriali di Lugano, così pure quelle di Bellinzona, Mendrisio e Locarno, furono chiuse nel 2006 quando fu aperta La Farera, dopo essere finite anche sulla lista nera di Amnesty International per via del degrado che le caratterizzava e che comprometteva il rispetto dei diritti umani. Negli anni di frequente si è discusso di una loro possibile riapertura, che, come ho avuto modo di sottolineare più volte, era subordinata ad un totale ammodernamento delle celle, che le rendesse conformi agli standard di sicurezza e di vivibilità.

Grazie al lavoro svolto con impegno in questa legislatura è stata resa possibile la realizzazione delle nuove celle di polizia presso il Palazzo di Giustizia di Lugano, inserita in un progetto globale di gestione delle risorse. Le nuove celle sono infatti legate alla creazione del Servizio Gestione Detenuti.

Questo servizio, per il quale sono stati formati degli agenti di custodia armati, si occupa della sorveglianza dei carcerati, della gestione dei detenuti piantonati, della traduzione delle persone in stato di arresto provvisorio, del trasporto dei carcerati su richiesta delle autorità penali ticinesi e presso le autorità di altri Cantoni, dell’organizzazione dei trasporti intercantonali e dell’allestimento dei profili segnaletici degli arrestati. Insomma, un servizio professionale che gestisce le persone incarcerate all’esterno delle Strutture carcerarie.

In questo contesto, l’apertura delle celle di polizia di Lugano permette di ridurre le incarcerazioni presso La Farera, con un conseguente sgravio delle incarcerazioni notturne in carcere. Il nuovo Servizio Gestione Detenuti ad opera di agenti di custodia armati, consente inoltre di sgravare gli agenti di polizia che non saranno più chiamati ad occuparsi dei piantonamenti e del trasporto dei detenuti.

Questo progetto, fortemente voluto dal sottoscritto, rappresenta un altro tassello importante nella politica di sicurezza implementata dal mio Dipartimento in questo quadriennio.

Norman Gobbi

Gobbi annuncia: “Creeremo un’équipe di Polizia dedicata agli abusi sul lavoro”

Gobbi annuncia: “Creeremo un’équipe di Polizia dedicata agli abusi sul lavoro”

L’idea di creare all’interno della Polizia cantonale una “brigata del lavoro” – che lanciammo il 21 gennaio nell’ambito di un’intervista al Procuratore generale John Noseda – è piaciuta al ministro Norman Gobbi. Che l’ha portata avanti. Un’idea – che abbiamo rilanciato ieri in un altro articolo dedicato al degrado del mondo del lavoro in Ticino – che dovrebbe dunque concretizzarsi nel prossimo futuro, durante la fase di riorganizzazione delle aree operative della Polizia cantonale.

Guerra ai farabutti, Gobbi annuncia: “Creeremo un’équipe di Polizia dedicata agli abusi sul lavoro. Il comandante e John Noseda sono d’accordo”
“Ne ho parlato sia con il PG Noseda, sia con il comandante Matteo Cocchi, ed entrambi sono favorevoli – dice il direttore del Dipartimento istituzioni -. Credo che di fronte a casi sempre più frequenti di abusi o gravi violazioni delle leggi, casi che mettono a rischio la nostra pace sociale e le dignità del lavoro, lo Stato debba rispondere con una misura forte e chiara. Creare un’équipe del lavoro coordinata dalla Polizia cantonale avrà a mio avviso anche un effetto deterrente nei confronti di chi pensa che il Ticino sia una terra di conquista senza regole”.

“Pensiamo ad un gruppo di agenti, sia della Polizia giudiziaria sia della Gendarmeria, guidati da un commissario, che abbiamo il compito di coordinare le attività preventive dei diversi partner e nell’attività repressiva svolgere inchieste su situazioni sospette legate al lavoro. Questo nucleo di investigatori dovrà quindi raccogliere e coordinare le informazioni sensibili provenienti dall’Ispettorato del lavoro, dalla Commissione tripartita – quindi dalle parti sociali, sindacati e associazioni padronali -, dai servizi cantonali, dalle polizie e dai differenti servizi comunali, ma anche dai cittadini che vengono a conoscenza di casi dietro ai quali si potrebbero nascondere violazioni di leggi, regole o contratti, o situazioni di sfruttamento e di abuso. Dovrà quindi identificare e verificare tutta una serie di casi critici legati al mondo del lavoro”.

Il nostro obiettivo, conclude Gobbi, “è mettere in rete queste informazioni (come già abbiamo fatto creando una linea diretta tra Ufficio fallimenti e Ministero pubblico) e dar loro seguito a livello investigativo, indipendentemente dal fatto sfocino in reati penali o amministrativi”.

http://www.liberatv.ch/articolo/28923/guerra-ai-farabutti-gobbi-annuncia-creeremo-un%C3%A9quipe-di-polizia-dedicata-agli-abusi

Lavoro, investigatori ad hoc

Lavoro, investigatori ad hoc

La proposta del ministro: in polizia un gruppo di specialisti contro gli illeciti in cantieri e ditte. Favorevoli il comandante della Cantonale e il pg. Gobbi: necessario anche un maggior coordinamento fra le varie autorità. Il capo del Dipartimento istituzioni: dobbiamo evitare il ripetersi di quanto accaduto per il Lac.

La lista degli illeciti penali nel mondo del lavoro può essere lunga. Usura, estorsione, falsità in documenti e appropriazione indebita di contributi sociali i reati più frequenti. Quando si riesce a scoprirli. Secondo il capo del Dipartimento istituzioni «urge» un giro di vite. «Oggi in Ticino – dice alla ‘Regione’ Norman Gobbi – s’impone, anche in ottica preventiva, un’azione maggiormente incisiva di contrasto a ogni forma di abuso in cantieri e ditte, con tempestiva segnalazione alla magistratura inquirente dei casi di violazione del Codice penale». Il ministro ritiene quindi «indispensabile» la presenza in seno alla Polizia cantonale «di un gruppo di agenti che monitori costantemente la situazione e coordini gli interventi». Ne ha parlato di recente «con il comandante e con il procuratore generale». E, assicura il ministro, «la volontà è di procedere in tal senso». Per Gobbi occorre dunque dar vita in polizia «a un nucleo di specialisti», sul modello «di altre sezioni specialistiche» della Polgiudiziaria «che si avvalgono della collaborazione di enti di vigilanza e dell’impiego puntuale di gendarmi e ispettori per operazioni appunto mirate». Insomma, anche nella lotta agli abusi in aziende e cantieri «serve una squadra di agenti ad hoc». Ancora da definire la sua composizione. L’entrata in funzione? «Spero in tempi brevi». Inizialmente, aggiunge il direttore del Dipartimento istituzioni, «potrebbe essere formata da due, tre poliziotti provenienti dalla Giudiziaria e dalla Gendarmeria: penso a un nucleo di specialisti che funga da centro di competenze e di coordinamento delle varie istanze cantonali preposte alla sorveglianza del settore, come gli ispettori del lavoro e quelli delle assicurazioni sociali, come anche la stessa Gendarmeria, che già oggi esegue controlli anti lavoro nero». Questo «per una condivisione rapida di segnalazioni, informazioni e dati, cosa che permetterebbe interventi più efficaci e la trasmissione in tempi brevi al Ministero pubblico dei dossier di rilevanza penale».

‘Un sottobosco preoccupante’

Sulla necessità di un maggior coordinamento fra le diverse autorità pongono l’accento pure il comandante della Polcantonale Matteo Cocchi («Approfondiremo la proposta del consigliere di Stato nel quadro della riorganizzazione del corpo») e il pg John Noseda . «Sono senz’altro d’accordo con quanto suggerisce il capo del Dipartimento istituzioni; attualmente dei reati legati al mondo del lavoro si occupa, a dipendenza delle singole situazioni, questo o quel settore della Polizia cantonale: commissariati, sezione Reati economico-finanziari, Scientifica, Gendarmeria», spiega Noseda da noi interpellato. «Poter contare su un gruppo di agenti con conoscenze specifiche sul mercato del lavoro, che sia in contatto con gli uffici del Cantone incaricati di controllare questo mercato e che coordini gli interventi è senz’altro utile anche per noi magistrati», afferma il procuratore generale ribadendo ciò che aveva dichiarato sul tema poco più di un mese fa in un’intervista a ‘Liberatv.ch’. Emblematico, riprende Gobbi, «quello che è accaduto sul cantiere del Lac: inchieste e processi hanno fatto emergere un sottobosco di illegalità assai preoccupante». Preoccupante «per la sicurezza degli operai e per la sicurezza in generale: bisogna perciò mettere in campo al più presto anche delle misure a livello di polizia per evitare che fenomeni come il caporalato attecchiscano pure da noi e per scongiurare eventuali abusi derivanti dal franco forte». Misure volte pure «a tutelare la parte sana dell’economia di questo cantone».

di Andrea Manna, LaRegione Ticino, 25.02.2015

L’importanza dell’Esercito in Ticino, per l’economia e la sicurezza

L’importanza dell’Esercito in Ticino, per l’economia e la sicurezza

L’Esercito incarna i valori fondanti della Svizzera e costituisce un elemento essenziale dell’identità nazionale; un’istituzione importante sia in termini di sicurezza che a livello economico. In questi anni mi sono impegnato in prima persona affinché il Ticino mantenesse la presenza grigioverde sul proprio territorio. Come si usa dire nel gergo militare, l’ordine era “tenere”, ed abbiamo tenuto!

Oggi infatti possiamo affermare con orgoglio di essere riusciti a mantenere in Ticino la maggior parte degli stazionamenti militari e di aver ottenuto dal Dipartimento della difesa molto di più rispetto ad altri Cantoni. Un successo che ha ricordato a tutti come il Ticino debba affrontare il confronto con Berna senza paura, portando quelle che sono le sue ragioni e con la consapevolezza delle proprie forze.

Oltre 200 Milioni di investimenti nei prossimi anni
È di questa settimana la decisione del Consiglio federale di dare via libera a 67 Milioni di investimento per la realizzazione della nuova Caserma di Isone e della terza tappa del Centro Logistico del Monte Ceneri, col risanamento dell’attuale Arsenale sul passo. A questi importi, vanno aggiunti gli investimenti già decisi per 60 Milioni per la realizzazione della 1a e 2a tappa del Centro Logistico, mentre nei prossimi anni arriveranno ulteriori 80 Milioni per le caserme di Airolo e Monte Ceneri. Un totale di oltre 200 Milioni di investimento, a garanzia della presenza militare e di posti di lavoro federali in Ticino.

Una riserva strategica, anche per noi!
L’Esercito costituisce la riserva d’intervento del Consiglio federale e, pertanto, è anche a disposizione dei Cantoni. Esso è fondamentale per la sicurezza del Popolo svizzero; sicurezza che rappresenta un bene primario per tutti i cittadini, specialmente in un momento in cui siamo confrontati con una situazione d’instabilità a livello globale. Gli attacchi terroristici degli ultimi mesi, come quello di settimana scorsa a Copenaghen, devono spingere tutti i Paesi a impegnarsi ulteriormente per tutelare la tranquillità dei loro cittadini. In quest’ottica, è necessario che la Svizzera e il Canton Ticino possano continuare a contare su truppe formate e capaci di difendere la nostra popolazione! L’Esercito in Ticino è indispensabile anche per il suo supporto alle Autorità civili, e i molteplici interventi a favore della popolazione, come avvenuto a Locarno in occasione dell’esondazione del lago, dimostrano quanto sia importante mantenere i militi sul territorio cantonale.

Posti di lavoro riservati a Svizzeri
La presenza grigioverde nel nostro Cantone è fondamentale anche a livello economico. L’Esercito rappresenta infatti un datore di lavoro sicuro che predilige, come tengo sempre a rimarcare, l’assunzione di cittadini svizzeri. Uno dei motivi principali per cui mi sono battuto per mantenere gli stazionamenti militari in Ticino è proprio la salvaguardia dei 750 posti di lavoro garantiti da questi stazionamenti; la salvaguardia di quasi un migliaio di famiglie ticinesi!
Non dimentichiamo poi che la presenza dei militi ha delle ricadute positive sull’economia del nostro Cantone grazie agli acquisti, ai militari in libera uscita, agli affitti e alle diverse attività svolte dalla truppa. Proprio in queste settimane in Ticino sono in servizio, oltre alla già importante presenza di truppa stazionata normalmente sulle nostre piazze d’armi, circa novecento militari incorporati nel battaglione d’aiuto alla condotta 23 e nel battaglione d’aiuto in caso di catastrofe 3.
Da domani, altri cento ufficiali incorporati nello stato maggiore della regione territoriale 3 assolveranno i loro doveri militari. Sono mille persone! Una presenza, assolutamente non scontata, dal notevole beneficio economico e che è frutto del lavoro svolto dal sottoscritto e dai collaboratori della Sezione del militare e della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni.

Tutto questo è un importante lavoro diplomatico portato avanti in maniera costante con l’Autorità federale, che dimostra come andare nella Capitale non sia tempo perso, ma, al contrario, un investimento a favore del Ticino e dei Ticinesi. Ed è per questo che i lunghi viaggi verso Berna non mi pesano affatto!

Norman Gobbi

«ViaSicura da ristudiare»

«ViaSicura da ristudiare»

Sempre più patenti ritirate, Gobbi chiede che si rivedano le sanzioni per le infrazioni al codice della strada. «Si tenga, conto di tutti gli elementi. Troppi i tentativi di elusione».

«Bisogna ridiscutere le misure punitive». Abbiamo chiesto al direttore del DI Norman Gobbi una reazione a questa notizia [vedi PDF sotto]. «Il Governo ticinese, su proposta del Dipartimento delle istituzioni, ha evidenziato come le sanzioni draconiane introdotte con ViaSicura stiano ottenendo l’effetto contrario, con automobilisti che conducono il proprio veicolo durante il periodo di ritiro del permesso di condurre. Le misure sono draconiane poiché non ammettono la ponderazione di vari elementi tipo l’ora, il giorno, il luogo e la situazione viaria, in cui è stata commessa l’infrazione; senza questi elementi di ponderazione, un 85km/h in abitato davanti le scuole il martedì mattina viene sanzionato come un 180km/h in autostrada la domenica notte senza traffico. È evidente la disparità e la diversa percezione per il cittadino (non solo l’automobilista) del reale pericolo generato nelle due situazioni. Per questo ho chiesto che le misure punitive di ViaSicura vengano ridiscusse nell’ambito della revisione del diritto sulle sanzioni a livello federale».

Dal Giornale del Popolo, 20.02.2015

«Anche se in Governo, il leghista s’incazza»

«Anche se in Governo, il leghista s’incazza»

Norman Gobbi (Lega), un CANDIDATO al giorno, dal Corriere del Ticino del 18 febbraio 2015

Il direttore delle Istituzioni parla del secondo seggio e del trio Borradori-Barra-Zali
Con questa intervista prende il via «Un candidato al giorno», una serie di 30 incontri con tutti i candidati al Governo dei sei partiti che formano gruppo in Gran Consiglio. Partiamo dai consiglieri di Stato in carica.

Norman Gobbi, i più sostengono che se c’è una sedia che traballa, questa è la sua. Si sente in pericolo, elettoralmente parlando?
«No. Le Cassandre in Ticino sono sempre numerose. Forse quelli che affermano quanto sopra sono gli stessi che nel 2011 sostenevano che io, mai e poi mai, sarei stato eletto in Governo. Chiaro è che questo appuntamento è una grande sfida per noi della Lega che vogliamo mantenere due seggi, per chi ne vuole due e per chi è al palo e ne sogna uno».

Ovviamente crederà che la Lega ne rifarà due. Perché questo dovrebbe essere lo scenario realistico?
«Da un lato perché la Lega in questi anni ha fatto, e tanto, ma non bisogna dimenticare che spesso, a frenare la nostra azione, sono stati vincoli federali duri da abbattere e il fatto che il Ticino sia un Sonderfall in diversi ambiti è un problema in più. Ma noi abbiamo sempre detto pane al pane, vino al vino. Di fronte ai problemi non ci nascondiamo».

E come sta questa Lega, da quattro anni con due consiglieri di Stato e da praticamente due con tre municipali a Lugano?
«Sta bene, anche se mantenere lo spirito originario con il volante delle istituzioni nelle mani non è semplicissimo. Ma vede, noi abbiamo una caratteristica che altri partiti non hanno. Non ci nascondiamo e, a mio avviso, il nostro essere di Governo e sulle barricate è imprescindibile. Un leghista “s’incazza” anche se siede in Governo».

Leghista fin da giovanissimo, ha avuto come padre politico il Nano. Poi il Parlamento, il Consiglio nazionale e a 34 anni in Governo. Non ha bruciato qualche tappa?
«È andata così. C’è chi inizia l’avventura politica più tardi, ma io non rinnego nulla, né la scelta della Lega né il fatto di essermi candidato per obiettivi importanti. Alla fine è il popolo che decide quando il tuo tempo è terminato. Io ho ancora tanto da dare perché fare il consigliere di Stato significa essere al servizio dei ticinesi. Mettersi a disposizione è nella mia natura. Io non mollo».

E del fil rouge di questa tribolata legislatura per la coppia leghista cosa dice?
«Dal matador degli appuntamenti elettorali Borradori, ad un uomo prestato alla politica come Barra che ancor prima della sua terribile malattia ha colpito al cuore tutti i ticinesi, al giudice di lungo corso che ha pure deciso di servire il Paese in un ruolo politico. Ognuno ha il suo profilo, come d’altronde vale anche per me. A volte c’è qualche spigolo, altre volte si trova un buon incastro. Su alcuni temi io e Zali andiamo d’accordo, su altri meno. Era così anche con gli altri due».

Ma come? Lei e Zali non siete la coppia della Lega? «Nessuno fa la guerra, ognuno ha le sue caratteristiche. Se Zali oggi viene identificato come ambientalista, io lo sono sempre stato molto meno. Una coppia è chiamata ad essere complementare. Credo che sia giusto difendere le posizioni condivise, e sui temi cari ai leghisti siamo in perfetta sintonia, poi ognuno ha il suo percorso di vita e le sue sensibilità».

E in Governo l’ambiente com’è? «In Consiglio di Stato le discussioni sono anche franche, talvolta accese, ma mai sono volati gli stracci come qualcuno vuole lasciare intendere. Siamo un po’ condannati a collaborare, ce lo impone il sistema elettorale. Credo di avere la capacità di collaborare se condivido un’idea e di dire in maniera ferma la mia opinione se la penso in maniera differente».

Il maggioritario lo vedrebbe bene? «Dipende da quale maggioritario. Ci sono Cantoni che pur avendo questo sistema hanno poi 4 o anche 5 partiti rappresentati in Governo».

Il PLR è in pressing su voi due leghisti. Come vive questa situazione?
«Senza problemi. La politica è un po’ come l’hockey: se sai dare dei body-check, devi anche essere in grado di prenderli, senza arrabbiarti perché sono le regole del gioco».

Veniamo al suo album.
«Fare l’arbitro di hockey mi ha insegnato molto, in particolare a farmi rispettare quando, da giovane, arbitravo persone più grandi di me. Adoro la cucina, cucinare per me è un po’ una valvola di sfogo. La famiglia è infine il nido e i nostri figli la gioia e il motivo per impegnarsi sempre di più per questo Paese».

di Gianni Righinetti
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Gobbi: “Anche io vittima dei radar”

Gobbi: “Anche io vittima dei radar”

Il ministro uscente: “Da giovane ho anche distrutto l’auto di mia madre: per fortuna non mi sono fatto nulla”

BELLINZONA – Norman Gobbi, classe 1977, si ripresenta per un secondo mandato in Consiglio di Stato. Il direttore del Dipartimento delle Istituzioni è stato deputato della Lega dei Ticinesi in Gran Consiglio dal 1999 al 2011 e presidente nell’anno di legislatura 2008-2009. A livello comunale è stato membro del Municipio del comune di Quinto, dal 2008 al 2011. Il 1. marzo 2010, sempre per la Lega dei Ticinesi, è diventato parlamentare del Consiglio nazionale, carica che ha lasciato il 13 aprile 2011. Ha svolto studi in scienze politiche a Zurigo e ha ottenuto la laurea in Scienze della comunicazione all’Università della Svizzera Italiana.

I radar fanno discutere: lei quante volte è incappato nella sua vita in una sanzione pecuniaria?
“La prima volta fu nel Canton Obwaldo e poi ne seguirono altre quattro. Ho pagato multe per 800 franchi, ma di chilometri ne ho macinati, e molti. In gioventù ho anche distrutto una macchina in autostrada. Era l’auto di mia madre che non era ovviamente entusiasta, ma per fortuna non mi sono fatto nulla”.

Ha la passione per le armi: qual è la sua preferita e perché?
“Ho sempre avuto la passione per il tiro nel sangue. Oggi, nella veste di consigliere di Stato preferisco usare l’arma della parola”.

A carnevale, da piccolo, quante volte si è travestito da poliziotto e quante da ladro?
“Mai da poliziotto mai e da ladro neppure. Ma il carnevale mi piace e mi travestivo spesso da boscaiolo”.

di Gianni Righinetti

http://www.cdt.ch/ticino/politica/125087/gobbi-anche-io-vittima-dei-radar.html

Un lavoro per ogni ticinese

Un lavoro per ogni ticinese

Impegno costante per raggiungere un obiettivo fondamentale. Alla festa della Lega dello scorso 25 gennaio, Daniele Caverzasio ha rimarcato giustamente che “l’emergenza in Ticino è una sola: il lavoro”. Una frase che ben rappresenta anche il mio pensiero e che, osservando tutte le persone presenti nel capannone di Pregassona, mi ha confermato che uno dei nostri obiettivi principali deve continuare ad essere la difesa del lavoro dei ticinesi! Ecco anche perché è proprio questo, il primo punto del decalogo della Lega dei Ticinesi.

Negli ultimi quattro anni ho incontrato durante varie manifestazioni, in tutto il Ticino o semplicemente nel mio ufficio, molte persone in difficoltà; persone in cerca di un aiuto, di una speranza. Ho ascoltato i loro problemi, che sono quelli della maggior parte dei cittadini, cercando nel contempo di trovare una soluzione alle loro preoccupazioni. Nelle discussioni politiche vengono spesso riportati i dati sull’occupazione e sulla disoccupazione. Cifre statistiche che riassumono questi fenomeni ma che non danno l’idea dell’angoscia nella quale sono costrette a vivere queste persone. Dobbiamo renderci conto che dietro a tutti questi numeri ci sono degli esseri umani, padri e madri di famiglia in particolare, persone che di frequente faticano ad arrivare alla fine del mese. Seguendo l’esempio del Nano, tutti noi leghisti siamo chiamati ad adoperarci in prima persona affinché queste persone possano avere un futuro migliore, affinché ogni Ticinese possa avere un lavoro!

Per questi motivi i tantissimi incontri avuti in questi anni hanno rappresentato per il sottoscritto uno stimolo ulteriore per favorire l’occupazione dei cittadini residenti. Nei miei ambiti di competenza, mi sono ad esempio impegnato per favorire un’occupazione a tanti giovani alle prese con una prima esperienza lavorativa dando loro la possibilità di effettuare degli stages, rispettivamente di cominciare un apprendistato.

Il mio Dipartimento ha poi accolto, come avviene da anni, tante persone che hanno partecipato ai programmi d’occupazione presso i vari uffici, dove alcuni di loro, dimostrato il loro valore, hanno poi trovato un’occupazione stabile. Per permettere l’accesso al mercato del lavoro ai meno giovani, ho tolto la discriminante dell’età anagrafica: è stato il caso del concorso scaduto pochi giorni fa per l’assunzione di nuovi aspiranti agenti di custodia che ha visto passare l’età massima per l’accesso alla scuola da 40 a 50 anni. Non da ultimo, le scuole di polizia organizzate regolarmente in questo quadriennio e con un numero maggiore di candidati, visto l’obiettivo che ho raggiunto di disporre di 50 agenti di polizia in più entro il 2017, hanno permesso e permetteranno ad alcuni giovani di intraprendere una professione importante per la nostra sicurezza, aumentando così le possibilità d’impiego a disposizione.

È mia intenzione proseguire su questa linea, sfruttando tra l’altro tutte le opportunità che mi si presenteranno per favorire ai ticinesi l’entrata o il ritorno nel mondo del lavoro. Perché dobbiamo rispondere a questa emergenza e far sì che ogni ticinese possa lavorare.

Norman Gobbi

Jihad: «Il livello d’allarme è già alto»

Jihad: «Il livello d’allarme è già alto»

Il capo dei servizi informativi svizzeri Markus Seiler parla di terrorismo e attentati «Da noi decine di spie agiscono sotto copertura – Ci mancano mezzi adeguati». Il terrorismo, i conflitti nel mondo e l’estremismo violento, ma anche lo spionaggio e il furto di dati personali. Sono queste le principali minacce dalle quali il Paese deve proteggersi secondo Markus Seiler, direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC). Durante la conferenza «Che cosa minaccia la Svizzera nel 2015?» – organizzata ieri sera a Bellinzona, nell’auditorio di BancaStato, dal Dipartimento delle istituzioni rappresentato dal direttore Norman Gobbi – il capo dei servizi segreti svizzeri ha illustrato le sfide del prossimo futuro.

La relazione ha orbitato intorno al radar di cui si avvale il SIC per monitorare le minacce incombenti. Sul fronte della politica e della difesa, per esempio, i principali timori provengono dalle zone di conflitto in Europa orientale, Africa e nel mondo arabo. E mentre i Paesi emergenti investono sempre più fondi nelle forze militari, il mondo occidentale limita le spese. Il risultato? «Nel giro di cinque anni – ha affermato Seiler – Turchia e Russia disporranno delle forze aeree belliche più efficaci in Europa».

Sul fronte del terrorismo, la minaccia principale è data dallo jihadismo. Gli attacchi a Parigi dello scorso gennaio «non hanno innalzato il nostro livello di allarme perché questo era già molto elevato. A crescere sono invece le persone che dalla Svizzera si spostano all’estero con finalità terroristiche, per un totale di 64 casi registrati. A oggi non ci sono indizi concreti circa possibili attacchi su suolo elvetico, anche se non è possibile azzerare il pericolo di attentati».
Il capo dei servizi segreti ha poi parlato di estremismo violento e proliferazione di armi di distruzione di massa. Uno degli obiettivi del SIC è infatti prevenire che qualunque ente svizzero fornisca sostegno al programma nucleare iraniano, attraverso per esempio la fornitura di attrezzature da laboratorio.
Il capitolo spionaggio – una minaccia comunemente considerata meno pericolosa di altre – ha dato modo a Seiler di presentare alcuni aneddoti, curiosi e preoccupanti allo stesso tempo.

«In Svizzera sono presenti decine di spie che agiscono sotto copertura, spesso diplomatica. Una di queste la conosciamo tutti: Edward Snowden, un tempo attivo a Ginevra. Ma ci sono anche semplici uomini d’affari che possono trafugare informazioni sensibili senza dare nell’occhio». Talvolta in maniera banale e quasi ovvia, per di più. «Immaginate dieci persone che visitano un’azienda svizzera per la prima volta. Uno di loro finge di aver mal di stomaco e chiede del bagno, fa finta di perdersi e ne approfitta per scoprire quanto può sull’azienda. Oppure ipotizzate una conferenza come questa, in cui il relatore indice un’estrazione con premio. Vengono raccolti i biglietti da visita dei presenti, si tira a sorte e, all’uscita, i fortunati riceveranno una bottiglia di vino. Molti di voi si fiderebbero, eppure così facendo avrei raccolto all’istante indirizzi e-mail e telefoni cellulari di buona parte di voi».

La minaccia dello spionaggio riguarda infatti anche i privati, tra furti di dati su Internet e mancanza di privacy, in una costante ricerca di equilibrio tra libertà individuale e sicurezza. «Se adesso ognuno di voi spedisse un’e-mail a casa – ha ammonito Seiler – l’80 per cento di queste farebbe tappa a Londra e Washington per essere registrata e analizzata, prima di giungere a destinazione».
Il SIC non può fare molto di fronte a queste minacce. «Qualche settimana fa Berna ha dato il via libera all’assunzione di sei nuovi collaboratori al fine di fronteggiare la minaccia terroristica, mentre in Francia sono stati annunciati ben 2.860 posti aggiuntivi. Molto semplicemente, non disponiamo di sufficienti mezzi».

Eppure, qualcosa si può fare. «Appoggiare la Nuova legge sulle attività informative (LAIn), che ci fornirà una base legale moderna grazie alla quale potremo affiancare gli altri Stati europei nonché valutare e prevenire le minacce sempre più aggressive che caratterizzano il mondo di oggi» ha concluso Markus Seiler.

Corriere del Ticino, 12 febbraio 2015, di Mattia Bertoldi