Ticino 2020, via al cantiere

Ticino 2020, via al cantiere

Da RSI.ch l Fatti i gruppi di lavoro. La tempistica: nel 2018 il progetto arriverà in Gran Consiglio. È ufficialmente partito il progetto Ticino 2020, che si propone di ridefinire e facilitare i rapporti fra il Cantone e i comuni. Il Consiglio di Stato ha infatti definito i membri dei gruppi di lavoro.

La struttura organizzativa decisa l’8 giugno prevede un comitato strategico con quattro membri (i consiglieri di Stato Norman Gobbi e Paolo Beltraminelli, il presidente dell’Associazione dei comuni ticinesi Riccardo Calastri e il sindaco di Mendrisio Carlo Croci) un comitato guida composto da dieci persone, una direzione di progetto con a capo Elio Genazzi della sezione enti locali e Michele Passardi in rappresentanza delle località.

I gruppi di lavoro saranno sette di quattro persone ognuno: sei affronteranno compiti legati ad ambiti tematici quali la previdenza sociale, l’assistenza, le famiglie, la politica degli anziani, le scuole e la mobilità, mentre l’ultimo si occuperà di perequazione. Le loro proposte di soluzione dovranno scaturire entro fine anno, nel 2017 saranno tradotte in modifiche di legge che nel 2018 arriveranno all’attenzione del Gran Consiglio. L’attuazione della riforma, che prevede il riassetto delle amministrazioni cantonale e comunali, avverrà a partire dal 2019.

Norman Gobbi a Bruxelles

Norman Gobbi a Bruxelles

Da RSI.ch l Le organizzazioni europee anche in ambito di protezione civile interagiscono con quelle svizzere. Norman Gobbi in veste di presidente della Conferenza governativa dei direttori cantonali del militare, della protezione civile e dei pompieri era oggi (giovedì) a Bruxelles per conoscere gli interlocutori, a pochi giorni da un importante esercizio trasfrontaliero (Odescalchi, con il coinvolgimento anche delle autorità italiane) ma in una delle settimane peggiori per le istituzioni europee, dopo il voto sulla Brexit con ripercussioni anche per i rapporti fra Berna e l’Unione.

“In ambito di sicurezza ci sono necessità anche continentali e la differenza fra la Svizzera, l’UE e gli Stati membri è comunque meno sentita che in settori più politici e meno operativi”, ha sottolineato il consigliere di Stato ticinese.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Norman-Gobbi-a-Bruxelles-7685078.html

Entra in vigore il divieto di dissimulazione del volto

Entra in vigore il divieto di dissimulazione del volto

Il 1. luglio 2016 entrano in vigore le nuove leggi sull’ordine pubblico e la dissimulazione del volto negli spazi pubblici il cui obiettivo è la tutela dell’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini. Si sono conclusi nel corso del pomeriggio i lavori preparatori coordinati dal Dipartimento delle istituzioni e necessari per l’entrata a regime delle nuove disposizioni legislative.

Anzitutto va ricordato che contro le nuove disposizioni legislative sono pendenti due ricorsi al Tribunale federale ai quali non è stato concesso l’effetto sospensivo e pertanto le nuove leggi entrano in vigore domani, 1. luglio 2016, come deciso dal Consiglio di Stato.

Nel corso del pomeriggio si è quindi tenuto a Bellinzona l’ultimo incontro previsto nell’ambito dei lavori preparatori in vista dell’entrata in vigore delle nuove norme. Alcuni funzionari dell’Amministrazione cantonale si sono riuniti con i rappresentanti dell’Agenzia turistica ticinese e delle Organizzazioni turistiche regionali per aggiornarsi reciprocamente su quanto svolto da entrambe le parti. Già nelle scorse settimane il Dipartimento delle istituzioni ha organizzato un incontro informativo al quale hanno preso parte i Municipi e le Polizie comunali e ha pure condiviso con il Dipartimento federale degli affari esteri un documento contenente alcune linee guida tramesse in seguito alle Ambasciate svizzere.

Si rammenta che dal 1. luglio 2016 ai reati già previsti dalla legge sull’ordine pubblico come l’accattonaggio, il disturbo della quiete pubblica e gli schiamazzi notturni, sono stati aggiunti anche altri comportamenti punibili quali l’imbrattamento del suolo o di luoghi pubblici (littering) e la dissimulazione del volto negli spazi pubblici. A quest’ultimo aspetto, regolato da una specifica legge, è stato dato particolare risalto mediatico anche dagli organi d’informazione esteri. Il Dipartimento ribadisce a tal proposito che non sarà più permesso coprire il viso in modo non identificabile negli spazi pubblici. Chiunque dissimulerà il proprio viso, o istigherà una terza persona a dissimularlo, si renderà pertanto punibile.

Gobbi stende…al tappeto

Gobbi stende…al tappeto

Da ticinonews.ch l Nonostante la pioggia, si è svolta con successo la prima Festa cantonale di lotta svizzera tenutasi nel weekend a Gudo. Numerosi i visitatori che, sia dal Ticino che d’Oltralpe, hanno voluto ammirare i 120 atleti che si sono confrontati sui tre anelli di segatura. 

Tra loro c’era pure un lottatore d’eccellenza, nientepopodimeno che il Consigliere di Stato Norman Gobbi che ha voluto cimentarsi nella disciplina tanto conosciuta nella Svizzera interna. Dopo qualche difficoltà iniziale, il ministro ha letteralmente steso al tappeto il suo avversario.

“Grande ambiente oggi alla 1. Festa Lotta Svizzera Ticino” ha commentato il ministro su Facebook, postando pure il video della sua performance. “Patriottismo, sport e alla fine un po’ di impegno personale. Viva la Svizzera!”

http://www.ticinonews.ch/video/ticino/296262/gobbi-stendeal-tappeto

Una presidente per la Regio

Una presidente per la Regio

Da RSI.ch l L’assessore di regione Lombardia con delega ai rapporti con il canton Ticino Francesca Brianza è stata investita oggi, giovedì, della carica presidenziale della Regio Insubrica per l’anno a venire, venendo così a sostituire il Consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, che l’ha detenuta dal 2015.

“Sono onorata di assumere la presidenza della Regio Insubrica, organo che sta diventando sempre più un punto di riferimento fondamentale sia per la risoluzione di tante problematiche transfrontaliere, sia per mettere a frutto le varie opportunità”, ha dichiarato la neoeletta. “In un periodo di grande incertezza dovuto al nuovo riassetto istituzionale previsto dalla Riforma Costituzionale e alla revisione degli accordi bilaterali italo-svizzeri, il prossimo passo sarà costituire tavoli tematici per sviluppare ambiti fondamentali come viabilità, lavoro, sport, cultura e turismo”.

L’investitura ha avuto luogo durante l’assemblea generale della Regione Insubrica tenutasi a Villa Gallia a Como e alla quale è intervenuto, tra gli altri, anche il cancelliere dello Stato del Canton Ticino e segretario della Regio Giampiero Gianella.

Odescalchi, c’era anche Parmelin

Odescalchi, c’era anche Parmelin

Da ticinonews.ch l Si avvia alle fasi conclusive l’operazione Odescalchi: la più grande collaborazione transfrontaliera organizzata dall’Esercito svizzero partita domenica all’alba con la simulazione di un maxi incidente ferroviario a ridosso del confine.

Nelle ultime ore i 5000 militi e partner civili impegnati sul campo hanno ultimando i lavori di ripristino tra Chiasso e Como. In particolare si è proceduto allo sgombero delle macerie, alla messa in sicurezza dei cantieri e alla ricostruzione degli assi stradali. Un esercizio imponente di cui nei prossimi giorni TeleTicino proporrà un ampio reportage e che oggi numerose autorità hanno potuto visitare in prima persona. Tra loro il consigliere federale Guy Parmelin, i ministri Paolo Beltraminelli e Norman Gobbi e il prefetto di Como Bruno Corda.

“Sono impressionato dalla giornata” ha affermato il Consigliere federale ai microfoni di TeleTicino. “Penso che l’esercizio sia stato preparato in modo eccellente e anche che potremo trarne degli insegnamenti per essere ancora migliori”.

Comuni: è via libera alle scissioni coatte

Comuni: è via libera alle scissioni coatte

Dal Corriere del Ticino del 21 giugno 2016

Norman Gobbi: «Volontà popolare rispettata» – Simone Ghisla: «A rischio l’autonomia degli enti»

Dopo le aggregazioni coatte, ora anche le separazioni forzate sono diventate realtà e trovano fondamento nella legge. È quanto ha deciso a stretta maggioranza il Gran Consiglio che con 38 voti favorevoli, 32 contrari e 6 astensioni, ha dato luce verde alla modifica della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (LAggr), accogliendo il rapporto elaborato da Omar Balli (Lega). Ma procediamo con ordine. La questione delle scissioni coatte era tornata all’auge dell’attenzione politica dopo il 25 agosto 2015 il Tribunale federale aveva accolto il ricorso inoltrato dal Comune di Lavertezzo. Nel dettaglio, l’Ente locale si era rivolto ai giudici dell’Alta Corte contestando il decreto legislativo del marzo 2014, che prevedeva l’aggregazione di Brione Verzasca, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e dei territori in valle dei Comuni di Cugnasco-Gerra e, appunto, Lavertezzo. Ma c’è un ma. Alle urne, i cittadini di Lavertezzo avevano espresso un voto globalmente negativo, ad eccezione della frazione in Valle di Lavertezzo. Il decreto avallato dal Gran Consiglio prevedeva dunque la scissione coatta di quest’ultima. Una decisione però contestata e portata dinnanzi al Tribunale federale che ha così mostrato pollice verso al Consiglio di Stato, poiché la «Legge accenna solo alle aggregazioni coatte, non alle separazioni». Chiamato a colmare una lacuna giuridica, il Parlamento ha così dovuto decidere se introdurre nell’attuale legge la separazione forzata. E qui, le posizioni in aula si sono spaccate. Da un lato i sostenitori del rapporto di maggioranza – Lega, PLR, PS e Verdi – hanno sottolineato come «la modifica mira a sopperire alla lacuna dell’attuale norma per poter procedere, in determinati scenari e date determinate premesse, a scissioni coatte di comparti di territorio quali frazioni o quartieri», ha esordito Balli. «Il bene della Verzasca sta a cuore a tutti», ha così replicato il relatore di minoranza Simone Ghisla (PPD), «ma è opportuno limitare la portata del campo d’applicazione della Legge aggiungendo che lo scorporo di una parte del comune può avvenire solo se esso non è contiguo. La modifica di legge, così come da noi presentata, permette di risolvere il caso della Verzasca senza mettere nelle mani di Governo e Parlamento un potere di disgregazione eccessivo che rischia di essere un’arma forte con i deboli e viceversa». O, per dirlo con le parole di Paolo Pamini (La Destra), «dare al Governo un cannone per sparare sui passeri». E se i contrari si sono più volte appellati all’autonomia comunale, secca è stata la risposta di Gianrico Corti (PS): «Questi sono discorsi da fantapolitica. Discorsi retrò che mi fanno pensare alle lotte di fine ‘800. Mentre qui si guarda al futuro, a Ticino 2020». «Chi crede che l’Esecutivo sia così folle da portare avanti un progetto d’aggregazione senza prendere in considerazione il parere dei cittadini?» ha replicato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi che ha sottolineato come «l’evoluzione del territorio tiene conto della volontà popolare come pure delle tradizioni».

Approvata la scissione coatta

Approvata la scissione coatta

Dal Giornale del Popolo del 21 giugno 2016

Nella legge sarà inserita la possibilità di separazioni coatte anche di comparti di territori. Gobbi: «Colmiamo una lacuna di legge».

Di stretta maggioranza (38 deputati favorevoli, 32 contrari e 5 astenuti) il Parlamento ha approvato il rapporto del leghista Omar Balli che seguiva la proposta del Governo su una questione aggregativa. Si trattava, in sostanza, di colmare una lacuna legislativa che riguarda la possibilità di effettuare delle separazioni coatte di alcuni territori comunali. Una lacuna giuridica nata dal recente caso della Verzasca sul quale il Tribunale federale (TF) aveva annullato una decisione del Gran Consiglio. Nel caso particolare aveva accolto un ricorso del Comune di Lavertezzo che contestata la separazione coatta di un suo comparto. Il relatore del rapporto Omar Balli ha messo in evidenza la mancanza normativa e ha precisato che ciò non cambia nulla sulle aggregazioni coatte dei Comuni in quanto tali. «Sarà facile o difficile come lo è stato finora. Ma almeno si recepisce quanto deciso dal TF». E sul rapporto di minoranza sottolinea: «introduce criteri che limitano il margine di manovra del Consiglio di Stato. Al limite c’è sempre il Gran Consiglio che può correggere il tiro». Il relatore del rapporto di minoranza Simone Ghisla (PPD) ha invece evidenziato come questa modifica di legge è lesiva per l’autonomia comunale. «Invece si può benissimo dare seguito alle richieste del Tribunale federale, correggendo senza porre un potere eccessivo nelle mani dell’Esecutivo o del Legislativo cantonale». Dello stesso parere anche Fabio Battaglioni (PPD) in quanto il processo aggregativo coinvolge le comunità locali e la modifica di legge, invece, è imposta dall’alto. «Evitiamo di creare problemi più importanti». Anche per Paolo Pagnamenta (PLR) «il principio della separazione coatta è discutibile e per cambiare una legge così importante occorre una contestualizzazione più importante ». «Chiediamo solo di tappare una piccola falla al bastimento delle aggregazioni» ha ribadito Gianrico Corti (PS). Da parte sua Claudia Crivelli Barella (Verdi) ha sostenuto il rapporto di Balli. Il No è invece arrivato da Paolo Pamini in quanto «se si cambia una legge anche lo spirito che esprime muta. Non apriamo quel vaso di Pandora ». Norman Gobbi ha tenuto a precisare che il Consiglio di Stato «non è folle e non è intenzionato a usare questo nuovo strumento senza considerare la popolazione coinvolta. E ricordo che in ultima analisi è sempre stato il popolo a dire la sua». Il consigliere di Stato ha puntualizzato che lo scopo è quello di continuare con la politica delle aggregazioni, tenendo però in considerazione quanto detto dal Tribunale federale e lasciando all’Esecutivo un certo margine di apprezzamento».

La scissione coatta è realtà

La scissione coatta è realtà

Da RSI.ch l Il Gran Consiglio ha approvato di misura la modifica della legge sulle aggregazioni

La scissione coatta è ora possibile. Il Gran Consiglio ticinese, nella sua ultima seduta prima delle vacanze estive, ha approvato – con 38 voti favorevoli, 32 contrari e 5 astenuti – la modifica della legge sulle aggregazioni e separazioni dei comuni del 16 dicembre 200; favorevoli Lega, PLR, PS e Verdi, contrari PPD e la Destra.

La modifica – ricordiamo – si è resa necessaria in seguito ad una sentenza del tribunale federale del 25 agosto 2015, sull’aggregazione del nuovo comune di Verzasca (vedi correlati, ndr.).

“Dobbiamo sopperire alla lacuna nell’attuale legge per poter procedere, in determinati scenari e date determinate premesse, a scissioni anche coatte di comparti di territori”, ha ribadito il direttore del dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi.

Una posizione che la sala ha fatto propria, seppur con una maggioranza risicata.

Scene da catastrofe

Scene da catastrofe

Da LaRegione del 20 giugno 2016, un articolo di Daniela Carugati

È tutta una finzione, ma l’esercizio ‘Odescalchi’ messo in campo da domenica nel distretto restituisce bene l’idea di cosa potrebbe accadere davvero se nell’area ferroviaria di Chiasso si verificasse un incidente grave e di vaste proporzioni. Militari, militi, agenti e sanitari dei due versanti del confine testano forze e collaborazione. Li abbiamo seguiti sul loro… terreno.

Scene da una catastrofe… simulata. Da qualche ora il Mendrisiotto è tutto un brulicare di divise. Si mette in campo una delle più vaste esercitazioni mai viste. Perché è la prima volta che enti di pronto intervento ed eserciti svizzeri e italiani misurano, insieme, le proprie forze. Le tute mimetiche si mischiano a quelle rosse delle Unità di intervento, al blu dei sanitari e al cachi dei militi della Protezione civile (Pci). Anche i giornalisti hanno ricevuto la loro pettorina arancione e, in questa prima giornata particolare (l’esercizio proseguirà sino a martedì), si lasciano guidare attraverso gli scenari che evocano incidenti ferroviari, nubi tossiche, edifici in fiamme e macerie. Epicentro l’area ferroviaria di Chiasso, come in un domino gli effetti si concatenano per testare tutte le forze in campo: alla fine si saranno mobilitate circa 3’000 persone. Schierati i figuranti, dai detriti predisposti alla bisogna, lì all’ex Celoria, si levano delle grida d’aiuto, così da rendere più verosimile l’esercitazione ribattezzata ‘Odescalchi’. La voce di Paolo Cescotta , capo del Servizio protezione popolazione, accompagna le prime fasi della dimostrazione. Anche a beneficio delle autorità cantonali e comunali invitate ad assistere e issate su alcune tribunette. In fondo è un modo pure per esorcizzare quanto si confida non accada mai: lungo le rotaie che attraversano la città, una delle due zone rosse del Ticino, transitano pur sempre merci pericolose a tonnellate. Meglio lasciarsi sorprendere dalle abilità delle Uit dei Pompieri (del Mendrisiotto e di Lugano) e dall’impegno dei cani di Redog, pronti a localizzare e trarre in salvo i possibili feriti. Prima si effettua un’analisi dei rischi, poi si passa all’azione, ci spiega il capitano Federico Sala dei Pompieri di Lugano. Un elicottero Superpuma dell’esercito sorvola il cielo chiassese, mentre un drone sorveglia la zona incidentata. Mezzi tradizionali e no sono d’aiuto nel disegnare il quadro dell’emergenza per chi sta al posto di comando avanzato, poco distante, affidato alla Polizia cantonale, o a Rivera allo Stato maggiore di condotta.

Le 3 ‘T’ e il ‘Care team’

Se pompieri, militi delle Ffs, unità speciali e Guardie di confine sono in prima linea, uomini della Pci e sanitari si trovano nelle retrovie. Ma non sono meno importanti. Il Mercato Coperto a Mendrisio è stato trasformato nel punto di approdo di sfollati e feriti, convogliati lì dalle zone evacuate. Alla piattaforma sanitaria si muovono tra i 20 e i 25 soccorritori (in Ticino di operativi ce ne sono circa 500, poco meno della metà professionisti). È qui che scattano le 3 ‘T’, ci dice Franco Ghiggia , coordinatore cantonale del Dim, il Dispositivo sanitario incidenti maggiori. Ovvero triage, trattamento e trasporto delle persone secondo il loro stato e la loro gravità. Da una parte chi è rimasto illeso, dall’altra chi urge di cure. «Da questo esercizio trarremo gli insegnamenti per migliorare in questo ambito», commenta Ghiggia. In una ipotetica realtà ci sarebbero risorse sufficienti? «Le garanzie per fronteggiare un incidente maggiore ci sono», ci rassicura. Dentro il Centro manifestazioni la Pci si occupa di registrare quanti, nella finzione, si sono ritrovati senza un tetto sulla testa. Dà loro una prima assistenza e un piatto caldo: la cucina è già in funzione. «In un caso simile le persone interessate sarebbero migliaia. E la casistica ci illustra che a necessitare di un alloggio, la prima notte, è il 30%», fa presente Claudio Canova , comandante della Protezione civile del Mendrisiotto. Ecco perché si è pronti a predisporre un supporto sociopsicologico iniziale. È il ‘Care team’ a occuparsene, una cinquantina di volontari istruiti ad hoc (una ventina dei quali momò), attivi ormai da un anno. Un lasso di tempo che li ha visti intervenire in una cinquantina di casi nella vita reale. Dalla notte a dare il cambio toccherà alle truppe: un ruolo sussidiario, quello dell’esercito, in caso di catastrofe.

Scene da una catastrofe… simulata. Da qualche ora il Mendrisiotto è tutto un brulicare di divise. Si mette in campo una delle più vaste esercitazioni mai viste. Perché è la prima volta che enti di pronto intervento ed eserciti svizzeri e italiani misurano, insieme, le proprie forze. Le tute mimetiche si mischiano a quelle rosse delle Unità di intervento, al blu dei sanitari e al cachi dei militi della Protezione civile (Pci). Anche i giornalisti hanno ricevuto la loro pettorina arancione e, in questa prima giornata particolare (l’esercizio proseguirà sino a martedì), si lasciano guidare attraverso gli scenari che evocano incidenti ferroviari, nubi tossiche, edifici in fiamme e macerie. Epicentro l’area ferroviaria di Chiasso, come in un domino gli effetti si concatenano per testare tutte le forze in campo: alla fine si saranno mobilitate circa 3’000 persone. Schierati i figuranti, dai detriti predisposti alla bisogna, lì all’ex Celoria, si levano delle grida d’aiuto, così da rendere più verosimile l’esercitazione ribattezzata ‘Odescalchi’. La voce di Paolo Cescotta , capo del Servizio protezione popolazione, accompagna le prime fasi della dimostrazione. Anche a beneficio delle autorità cantonali e comunali invitate ad assistere e issate su alcune tribunette. In fondo è un modo pure per esorcizzare quanto si confida non accada mai: lungo le rotaie che attraversano la città, una delle due zone rosse del Ticino, transitano pur sempre merci pericolose a tonnellate. Meglio lasciarsi sorprendere dalle abilità delle Uit dei Pompieri (del Mendrisiotto e di Lugano) e dall’impegno dei cani di Redog, pronti a localizzare e trarre in salvo i possibili feriti. Prima si effettua un’analisi dei rischi, poi si passa all’azione, ci spiega il capitano Federico Sala dei Pompieri di Lugano. Un elicottero Superpuma dell’esercito sorvola il cielo chiassese, mentre un drone sorveglia la zona incidentata. Mezzi tradizionali e no sono d’aiuto nel disegnare il quadro dell’emergenza per chi sta al posto di comando avanzato, poco distante, affidato alla Polizia cantonale, o a Rivera allo Stato maggiore di condotta.

Le 3 ‘T’ e il ‘Care team’

Se pompieri, militi delle Ffs, unità speciali e Guardie di confine sono in prima linea, uomini della Pci e sanitari si trovano nelle retrovie. Ma non sono meno importanti. Il Mercato Coperto a Mendrisio è stato trasformato nel punto di approdo di sfollati e feriti, convogliati lì dalle zone evacuate. Alla piattaforma sanitaria si muovono tra i 20 e i 25 soccorritori (in Ticino di operativi ce ne sono circa 500, poco meno della metà professionisti). È qui che scattano le 3 ‘T’, ci dice Franco Ghiggia , coordinatore cantonale del Dim, il Dispositivo sanitario incidenti maggiori. Ovvero triage, trattamento e trasporto delle persone secondo il loro stato e la loro gravità. Da una parte chi è rimasto illeso, dall’altra chi urge di cure. «Da questo esercizio trarremo gli insegnamenti per migliorare in questo ambito», commenta Ghiggia. In una ipotetica realtà ci sarebbero risorse sufficienti? «Le garanzie per fronteggiare un incidente maggiore ci sono», ci rassicura. Dentro il Centro manifestazioni la Pci si occupa di registrare quanti, nella finzione, si sono ritrovati senza un tetto sulla testa. Dà loro una prima assistenza e un piatto caldo: la cucina è già in funzione. «In un caso simile le persone interessate sarebbero migliaia. E la casistica ci illustra che a necessitare di un alloggio, la prima notte, è il 30%», fa presente Claudio Canova, comandante della Protezione civile del Mendrisiotto. Ecco perché si è pronti a predisporre un supporto sociopsicologico iniziale. È il ‘Care team’ a occuparsene, una cinquantina di volontari istruiti ad hoc (una ventina dei quali momò), attivi ormai da un anno. Un lasso di tempo che li ha visti intervenire in una cinquantina di casi nella vita reale. Dalla notte a dare il cambio toccherà alle truppe: un ruolo sussidiario, quello dell’esercito, in caso di catastrofe.

Un accordo di mutuo soccorso

Si capisce bene come la collaborazione, anche transfrontaliera, qui, sia fondamentale. ‘Odescalchi’ ha avuto un ‘effetto collaterale’ benefico: un’intesa operativa tra Cantone e Prefettura di Como. A sottoscriverla ieri a Chiasso il capo del Di Norman Gobbi e il prefetto Bruno Corda.