La confessione di Norman Gobbi: “Anche io ho preso un radar davanti a casa mia…”

La confessione di Norman Gobbi: “Anche io ho preso un radar davanti a casa mia…”

Da Mattinonline.ch | Era il 18 aprile quando in Gran Consiglio si è te­nuto il dibattitto sui radar. Al termine della discussione la maggioranza del Parlamento ha ap­provato le mozioni chiedendo al Consiglio di Stato ulte­riori approfondimenti in particolare sulle segnalazioni dei radar mobili e su un maggior coordinamento nei con­trolli tra la cantonale e le comunali. Il Dipartimento diretto da Norman Gobbi ha fatto i compiti e per dare se­guito alla volontà parlamentare. Ab­biamo chiesto al ministro leghista di spiegarci quali valutazioni sono state intraprese dal suo Dipartimento in questi cinque mesi.

Norman Gobbi, ci dica dunque, come ha fatto i compiti?
Volevamo capire l’efficacia di segna­lare i radar mobili. La Gendarmeria stradale della Polizia Cantonale ha effettuato un test, sperimentando tre tipi di controllo della velocità su un determinato tratto stradale: uno non segnalato, uno segnalato 200 metri prima da un cartello e infine uno se­gnalato e seguito da un ulteriore radar, 300 metri dopo, per rilevare nuovamente la velocità. Il test ha mostrano come gli automo­bilisti tornavano a schiacciare il gas subito dopo aver passato il controllo. I risultati sono chiari, e a volte anche piuttosto preoccupanti: il caso più eclatante lo abbiamo registrato con un’automobile che all’altezza del primo radar viaggiava a 100 km/h, mentre 300 metri dopo aveva già rag­giunto i 150 km/h. Posizionare un cartello 200 metri prima dei radar non educa e non sen­sibilizza quindi a una guida corretta e minimizza invece il loro effetto preven­tivo. Prevenzione e sensibilizzazione che sono il motore di questo tipo di controlli.

Dobbiamo quindi affermare che la volontà parlamentare questa volta non sarà perseguita?
Assolutamente no! Sarà difficile – ma non impossibile!- soddisfare le richie­ste, per come sono state formulate. In­tendiamo trovare il modo di rispettare quanto stabilito dal Gran Consiglio senza venir meno al compito della Po­lizia di prevenzione contro gli incidenti stradali.

In che modo?
Una possibilità sarebbe di informare in maniera generica gli automobilisti riguardo aree o regioni nelle quali sa­ranno effettuati dei controlli stradali. In questo caso l’effetto preventivo non verrebbe a cadere, perché gli automo­bilisti manterrebbero l’attenzione sulla propria guida non solo in un punto specifico. Ma stiamo ancora valutando la soluzione migliore.

Adotterà anche altri accorgimenti?
Con il Dipartimento del territorio di Claudio Zali censiremo i limiti di ve­locità in tutto il Cantone, per indivi­duare quei casi che agli occhi dei conducenti possono essere percepiti come trabocchetti, come ad esempio la presenza di diverse segnaletiche in poco spazio. Questo perché vogliamo sensibilizzare e prevenire e non fare cassetta! Inoltre dovremo rafforzare il coordi­namento tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali per evitare sovrap­posizioni nei controlli, chiedendo a quest’ultime di segnalarli tramite una piattaforma interna. Questo ci per­metterà in un secondo momento di analizzarne la qualità.

Sarà ancora più importante posizio­nare i radar in maniera adeguata e con buon senso, così da fungere da deterrente vicino a punti sensibili, come scuole o cantieri. Un importante lavoro che sto condividendo da tempo all’interno della Commissione consul­tiva della sicurezza, dove attorno allo stesso tavolo mi siedo regolarmente per discutere di collaborazione tra cantone e comunali con i referenti po­litici in materia di sicurezza per i co­muni e con i rappresentanti delle nostre forze dell’ordine.

E lei, che rapporto ha con i radar?
Mentirei se dicessi di non aver mai preso un radar, e mi è capitato addi­rittura – in un momento di disatten­zione – praticamente davanti a casa mia, ovvero ad Ambrì, con il radar fisso sulla cantonale! Nessuno è im­mune, neanche il Direttore del Di­partimento delle istituzioni. Non è mai un piacere ricevere la multa a casa. Bisogna però riflettere sull’im­portanza dei controlli della velocità a scopo preventivo che permette di scoraggiare chi ha l’abitudine di schiacciare un po’ troppo il pedale del gas, e che ha portato negli anni a una diminuzione degli incidenti e dei decessi causati dall’eccesso di velocità. Ed è questo ciò che conta veramente.

Ufficio di esecuzione: apertura a Faido di un nuovo contact center

Ufficio di esecuzione: apertura a Faido di un nuovo contact center

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Sono circa 1’200 le telefonate che quotidianamente giungono nei vari Uffici di esecuzione di Acquarossa, Bellinzona, Biasca, Cevio, Faido, Mendrisio, Locarno, Lugano. In generale negli ultimi anni si è registrato un aumento di contatti con l’utenza in tutti gli ambiti (sportello, telefono, posta elettronica e posta cartacea). L’incessante crescita delle sollecitazioni su tutti i fronti ha reso difficoltosi la reperibilità dei servizi, l’attività di sportello e l’evasione delle pratiche.

Per garantire un servizio più celere ed efficace ai cittadini ticinesi, il Dipartimento delle istituzioni metterà in funzione a partire da lunedì 3 ottobre 2016 un nuovo contact center che permetterà di gestire il traffico telefonico e la posta elettronica in entrata in modo ottimale e fluido.

Di cosa si tratta? Il contact center altro non è che l’evoluzione del più noto call center. Il contact center, infatti, integra funzionalità di comunicazione telefonica con sistemi informativi, aggiungendo all’utilizzo del mezzo telefonico anche altri canali di comunicazione come, tra gli altri, la posta elettronica, il sito internet e la posta cartacea.

Sulla base delle esperienze positive riscontrate alla Sezione della popolazione e alla Sezione della circolazione, che da quasi due anni hanno adottato questo sistema per la gestione delle telefonate e delle richieste in entrata presso i propri servizi, il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto deciso di estendere il progetto a un altro suo settore particolarmente sollecitato.

L’utente, dopo un filtro iniziale garantito da un operatore in grado di rispondere a informazioni di carattere generale e fornire di principio risposte esaustive alle sue domande, sarà collegato, in caso di necessità, direttamente con un funzionario che potrà evadere le richieste più specifiche consultando la sua pratica.

Dal 3 ottobre 2016 il nuovo contact center dell’Ufficio di esecuzione ubicato negli spazi del Pretorio di Faido sarà raggiungibile nei giorni feriali (08.00 – 12.00 e 13.30 – 17.00) ai seguenti recapiti:
• Numero generale Ufficio di esecuzione: 091 816 63 00
• Numero fax: 091 814 81 29
• Indirizzo email: di-ue@ti.ch

Questo nuovo progetto del Dipartimento delle istituzioni si inserisce nella strategia di rafforzamento delle regioni periferiche voluta dal Consigliere di Stato Norman Gobbi. Presso il medesimo saranno attivi sette collaboratori ai quali, nel corso del prossimo anno, se ne aggiungeranno di ulteriori che opereranno nel futuro Centro cantonale per i precetti esecutivi, ubicato anch’esso a Faido.

Il Dipartimento delle istituzioni informa infine che prossimamente sarà organizzato un
incontro con gli organi d’informazione per visitare la nuova struttura.

Gobbi ricevuto da Papa Francesco: «Ho trattenuto a stento le lacrime»

Gobbi ricevuto da Papa Francesco: «Ho trattenuto a stento le lacrime»

Da Tio.ch | Visita due giorni fa in Vaticano del Consigliere di Stato Norman Gobbi e di una delegazione ticinese

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi è stato ricevuto martedì, 27 settembre, in Vaticano da Papa Francesco.

Attraverso un messaggio pubblicato su Facebook, Gobbi ha descritto brevemente la sua grande emozione e la sua profonda stima nei confronti del Santo Padre.

«Mi sono emozionato», ha scritto il Consigliere ticinese, ammettendo di «avere trattenuto a stento le lacrime».

Papa Francesco è stato definito «l’uomo più straordinario del mondo»: «Le sue parole profonde, i suoi messaggi semplici ma diretti, la sua grande umiltà e umanità, mi hanno toccato molto e confermato la sua grandezza di uomo».

Gobbi ha infine espresso gratitudine «di avere avuto questo incontro privilegiato con Sua Santità».

«Grazie Papa Francesco», ha concluso il ministro ticinese.

Un cavo fatale al SuperPuma

Un cavo fatale al SuperPuma

Da laRegione | Petrini: regole di manutenzione molto severe, aspettiamo l’esito dell’inchiesta

Tre gravi incidenti nell’arco di pochi mesi: un 2016 nero per l’aviazione militare svizzera. «Una tragica sequenza, ma faccio veramente fatica a individuare una causa comune», afferma Silvano Petrini, membro del comitato della sezione svizzero-italiana della Società degli ufficiali delle Forze aeree (Avia). «Da quello che ho letto e sentito, la sciagura sul Passo del Gottardo – aggiunge – sarebbe dovuta al contatto tra l’elicottero e un filo dell’alta tensione. I cavi in genere sono all’origine di almeno la metà degli incidenti d’elicottero degli ultimi vent’anni. Sarà poi l’inchiesta a fare piena luce sull’accaduto e a dirci se altri fattori hanno eventualmente avuto un ruolo».

Già, la causa. O le cause. Al momento certezze non ce ne sono. «Non dobbiamo dimenticare – riprende Petrini – che i piloti sono i primi a voler rientrare a casa la sera sani e salvi. E di norma sono militari professionisti, con un elevato grado di preparazione». L’uomo. E la macchina? «In Svizzera, e questo è riconosciuto anche a livello internazionale, la manutenzione di tutto ciò che vola viene svolta con molta cura, le regole sono assai severe – sottolinea Petrini –. E comunque i velivoli sono fatti per avere una durata operativa molto più lunga di un’automobile o di un camion. Gli aeromobili vengono costantemente aggiornati, sono costruiti con sistemi modulari, cosa che permette di sostituire alcune componenti, pensiamo per esempio all’avionica, con altre moderne. Ma, ripeto, occorre aspettare i risultati dell’inchiesta. Che mi auguro possa essere condotta in tempi ragionevolmente brevi, questo del resto è anche nell’interesse dell’Esercito e della sua immagine: si tratta di rispondere ai legittimi interrogativi dei cittadini».

Il cavo toccato dalla coda dell’elicottero militare era di una linea Aet a media tensione e stava funzionando a 8 Kilovolt, spiega alla ‘Regione’ il direttore dell’Azienda elettrica ticinese Roberto Pronini. La linea elettrica coinvolta è una delle due che salgono sul Passo del San Gottardo (una aerea, l’altra lungo la cantonale) per alimentare strada e ospizio.

Nel tardo pomeriggio sono giunti sul posto tecnici Aet per verificare i danni e per ripristinare la corrente: grazie alla presenza
dell’altro elettrodotto è stato possibile scongiurare il blackout elettrico nella galleria della strada cantonale e all’ospizio. Le Forze aeree svizzere colpite dunque da una nuova tragedia. Per il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, il grave incidente «è una fatalità: la professionalità dei piloti non deve essere messa in dubbio. L’inchiesta chiarirà la dinamica e la causa della tragedia». Gobbi esprime intanto «il cordoglio dell’autorità cantonale alle famiglie dei due piloti che hanno perso la vita nello schianto».

Il segretario comunale: un tassello essenziale

Il segretario comunale: un tassello essenziale

Dal Corriere del Ticino | L’opinione

Cent’anni fa nasceva l’Unione segretari comunali ticinesi. L’anniversario perfetto per soffermarsi su una figura centrale per i nostri enti locali, ma non solo: il segretario comunale. Un ruolo che si è trasformato nel tempo e non poteva essere altrimenti. Infatti, la società ticinese ha conosciuto negli ultimi decenni un’evoluzione economica, sociale, culturale e tecnologica che ha investito la quotidianità di cittadini e istituzioni. Cambiano le abitudini dei cittadini e l’amministrazione pubblica – quindi anche quella comunale – deve stare al passo con i tempi. Una profonda mutazione che ha imposto nuove sfide cruciali ai Comuni e a coloro che si occupano del loro corretto funzionamento. Un federalismo sano è un federalismo moderno, che non subisce l’evoluzione ma l’accompagna e, nel limite del possibile, l’anticipa. Non mi stancherò mai di ribadire che il Comune è un tassello fondamentale del nostro federalismo: rappresenta il primo contatto fra cittadino e istituzioni, tra la quotidianità concreta e pratica di ciascuno e le autorità. Queste ultime, in un Paese come il nostro, sono chiamate a essere al servizio del cittadino, tutelandone la libertà e assicurando l’efficienza dei servizi offerti. La centralità dei Comuni non è retorica, ma si tratta di un’esigenza concreta che si riflette nell’attività dei segretari comunali.

Il Comune del passato rappresentava il punto di riferimento più che altro amministrativo per i cittadini. Gli enti locali erano di dimensioni ridotte, e assicuravano solo alcuni servizi basilari. In questo contesto il segretario comunale era a capo di strutture amministrative tutto sommato modeste, dove i compiti assegnati ai Comuni e le problematiche sociali non erano – perlomeno giuridicamente – troppo complesse. Il responsabile dell’amministrazione comunale si occupava quindi sia di aspetti generali, sia di questioni pratiche e amministrative più spicciole.

Il Comune di oggi invece è in piena fase di transizione. Le aggregazioni comunali hanno aiutato gli enti locali a risolvere i molteplici problemi che nel corso dell’evoluzione sociale si erano acutizzati. In quest’ottica vi erano ad esempio le differenze tra la funzionalità amministrativa e la vitalità democratica, l’autonomia politica e finanziaria ridotta, le numerose collaborazioni intercomunali per assicurare servizi sempre più richiesti o la pianificazione che rispondeva agli interessi particolari anziché a una visione coerente e lungimirante. Il Comune attuale sta risolvendo sempre meglio questi problemi e il segretario comunale è chiamato a gestire e contribuire alla metamorfosi del proprio Comune, a dotare delle risorse e competenze necessarie l’amministrazione comunale affinché sia in grado di assumere compiti e ruoli sempre più complessi. Una figura centrale che assicura un supporto fondamentale ai Municipi che, per essere progettuali, devono poter contare su una struttura performante. Una figura che funge da punto di riferimento per i cittadini. Una figura che rappresenta l’interlocutore privilegiato con gli altri enti pubblici.

Il Comune di domani sta quindi prendendo forma, grazie anche al Piano cantonale delle aggregazioni e alla riforma Ticino 2020 che intendono riorganizzare non solo la geografia locale, ma anche i compiti e i flussi dei vari livelli istituzionali. Si tratta di dotare il federalismo di Comuni funzionanti e funzionali, che sappiano – tanto nelle valli come nei centri urbani – assicurare un notevole standard di servizi ai cittadini. Il segretario comunale sarà più che mai il perno di questa evoluzione (e per certi rivoluzione) locale che ci porterà a definire il Ticino di domani.

I tempi cambiano, si richiede sempre più capacità gestionale, abilità nel razionalizzare le risorse e capacità di condotta del proprio personale. Ma per l’autorità comunale la stella polare da seguire è la salvaguardia di un’autentica prossimità tra cittadino e Comune. Una sfida secolare i cui primi protagonisti sono proprio le nostre e i nostri segretari comunali, a cui desidero formulare un particolare augurio e ringraziamento per l’inestimabile servizio che svolgono lì, vicino a casa nostra a stretto contatto con tutti noi cittadini.

Fusioni: «Se non ci fosse Capolago…»

Fusioni: «Se non ci fosse Capolago…»

Dal Giornale del Popolo | Vertice tra sindaci del Mendrisiotto sul Piano cantonale delle aggregazioni. Difficile trovare un’intesa, ma il Cantone propone un unico polo con 17 Comuni

Finita l’estate e dopo aver lasciato assestare i Municipi a seguito delle elezioni comunali, il direttore del Dipartimento
delle istituzioni Norman Gobbi ha ripreso in mano il dossier del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Un dossier che ieri è stato ricordato ai 17 sindaci dei Comuni del Mendrisiotto e Basso Ceresio (assente Mendrisio) che si sono incontrati a Rancate. Norman Gobbi ed Elio Genazzi, caposezione degli Enti locali, erano presenti alla riunione che – scrive il Cantone – si è svolta in un clima «costruttivo» mettendo a tema gli scenari del PCA.

Quali scenari sul tavolo? Quello di creare in una prima fase due Comuni, uno della Val Mara e Basso Ceresio (Arogno, Rovio, Bissone, Maroggia e Melano) e il secondo con la Grande, anzi, Grandissima Mendrisio, prima a 12 poi a 17 Comuni. Difficile realizzare un altro scenario, con un grande Comune a lago. Da un lato per la fusione dell’ex Comune di Capolago con Mendrisio, che ha privato i Comuni sul lago di una continuità amministrativo geografica. Dall’altro per alcune perplessità espresse proprio dai due Comuni rimasti “tagliati fuori”, quali Brusino Arsizio e Riva San Vitale. Infatti le ragioni per cui difficilmente si potrà creare un grande Comune del lago con i Comuni del Basso Ceresio sono molteplici. Come ci dice – a titolo personale – un rassegnato sindaco di Riva San Vitale Fausto Medici, presente ieri mattina a Rancate: «Inizialmente lo studio prevedeva il Comune del Mendrisiotto e poi i Comuni della Val Mara a cui Riva San Vitale, nel 2014, guardava come una possibilità di aggregazione. Noi però negli ultimi due anni e mezzo abbiamo avuto già esperienza di cosa significherebbe farne parte, con una direttrice delle scuole che ha dovuto occuparsi anche delle scuole della montagna, con grande dispendio di tempo ed energie. Il territorio diverso è già una prima discriminante, la seconda è il fatto che – non me ne vogliano – nessuno dei Comuni, Riva compreso, ha la forza economica e organizzativa per fare da capofila nell’aggregazione della Val Mara. Terzo fattore è il deficit di Capolago, che non farebbe parte di questo Comune sul lago e toglie la continuità territoriale. Non si può tornare indietro su Capolago da quando l’allora sindaco decise di andare con Mendrisio. Già lì si è rotto tutto il concetto del Comune a lago. Lì il Cantone si sarebbe dovuto esprimere, ma non disse nulla. Andare con Mendrisio? Per forza. I Comuni come Riva San Vitale non avranno più scelta. Noi subiamo questo processo». Scettico invece il sindaco di Brusino Gianfranco Poli, il quale, seppure avrebbe visto con favore la creazione di un grande Comune del lago «magari con Melide e Morcote», definisce il suo Comune una “enclave”. «Personalmente mi sembrano eccessive queste fusioni… Vogliamo fare un unico Comune Ticino e poi il Comune Svizzera? E non sono nemmeno così sicuro che alla fine si risparmi. Sarebbe stato turisticamente interessante fare un Comune del lago. Io credo che ci siano delle situazioni in cui l’aggregazione sia la cosa migliore da fare, ma in altri contesti occorre tenere conto della storia e della geografia. Noi ad esempio, siamo un Comune fuori dal mondo che non ha nessun legame con il Mendrisiotto. Siamo un territorio spezzettato, di cui bisogna tener conto».

Di pensiero diverso invece il sindaco di Melano Daniele Maffei, invitato insieme agli altri quattro Comuni della Val Mara e Basso Ceresio dal caposezione Enti locali Genazzi a concretizzare la fusione della nuova realtà territoriale a “cinque”. «Il primo passo sarà il nuovo Comune – spiega al GdP -, a realtà consolidata si procederà in un secondo tempo alla fusione con Mendrisio ». Possibile allargare alle altre realtà affacciate sul Ceresio? «Per quanto riguarda Capolago, a domanda diretta, ieri mi è stato risposto che sarebbe fattibile, ma a tal proposito dovrebbero esprimersi i cittadini di Mendrisio. Quindi non è uno scenario impossibile».

Altro caso “speciale” è Stabio, il cui sindaco Simone Castelletti per ora, senza essersi confrontato con il Municipio, non si esprime. Difficilmente il Comune cambierà posizione rispetto a quanto già detto nel 2014 a commento del PCA, quando vennero espresse molte perplessità sugli scenari aggregativi di Stabio. E poi c’è Chiasso, che da anni sostiene una fusione del Basso Mendrisiotto. Il sindaco Bruno Arrigoni: «Noi siamo aperti alle soluzioni, ma personalmente vedo prima la creazione di un Comune del Basso Mendrisiotto e poi un secondo step. Se andassimo subito sul Comune unico sarebbe la scusa per trascinare il progetto per i prossimi vent’anni. I Comuni vicini non sono così entusiasti di fare una fusione del Basso Mendrisiotto. Però questa è la volontà politica: mi chiedo cosa ne pensi la popolazione. Io sono convinto che occorra una fusione per avere una visione futura. Oggi per poter fare dei progetti pianificatori importanti bisogna ragionare per agglomerati».

In vista di una prossima fase, ora i Municipi potranno approfondire il tema e – entro fine ottobre – comunicare le proprie osservazioni al Cantone. Anche se, qualcuno già commenta, si farà “copia e incolla” di quanto già detto nel 2014.

“Un incidente anomalo”

“Un incidente anomalo”

Da Ticinonews.ch | Gobbi si esprime sullo schianto del Super Puma avvenuto sul passo del San Gottardo: “Periodo nero per le forze aeree”

“Un incidente anomalo, una terribile fatalità”. Sono queste le parole del ministro Norman Gobbi, tra i primi, oggi, ad annunciare dal suo profilo Twitter la notizia dello schianto del Super Puma sul passo del San Gottardo, in territorio ticinese. Una tragedia costata la vita a due piloti.

TeleTicino lo ha raggiunto per un commento. Il consigliere di Stato, a nome di tutto il Governo ticinese, ha anzitutto espresso il cordoglio alle famiglie delle vittime.

Un dramma, ha tenuto a ricordare Gobbi, consumatosi a poche settimane dall’incidente sul passo del Susten, quando a perdere la vita fu un altro pilota dell’esercito svizzero.

A sottolineare il periodo nero delle forze aree svizzere anche il Consigliere federale Guy Parmelin. “È un nuovo dramma per il Dipartimento federale della difesa” ha dichiarato il ministro, giunto nel tardo pomeriggio sul San Gottardo. “Dobbiamo capire cosa sia successo”, ha aggiunto, precisando che si vede che “i cavi sono stati tranciati”, pur non conoscendo l’esatta dinamica dei fatti. Assicurando che tutto sarà analizzato dagli esperti, Parmelin ha rivolto il suo pensiero ai famigliari delle vittime.

Maggiori dettagli nel video: http://www.ticinonews.ch/video/ticino/317182/un-incidente-anomalo

Piano cantonale delle aggregazioni – Incontro con i sindaci del Mendrisiotto e Basso Ceresio

Piano cantonale delle aggregazioni – Incontro con i sindaci del Mendrisiotto e Basso Ceresio

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha incontrato oggi i sindaci dei 17 Comuni del Mendrisiotto e Basso Ceresio; la riunione – che si è svolta in un clima costruttivo – ha permesso di discutere gli scenari contenuti nel Piano cantonale delle aggregazioni, come già avvenuto di recente con i rappresentanti degli agglomerati del Luganese e del Locarnese. La nuova proposta per la regione a sud del ponte-diga di Melide prevede l’istituzione di un solo Comune.

L’incontro ha anzitutto ripercorso le osservazioni formulate dai Comuni nella prima fase della consultazione sul progetto di Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). In origine, per il comprensorio a sud del ponte-diga venivano indicati due scenari aggregativi, «Val Mara» (cinque Comuni del Basso Ceresio) e «Mendrisiotto» (dodici Comuni dell’agglomerato urbano Chiasso-Mendrisio). Dalla consultazione erano emerse un’adesione di massima a questa prospettiva e la necessità di alcuni approfondimenti; era inoltre stata formulata l’ipotesi di riunire i due scenari in un unico Comune. Proprio questa ipotesi di scenario aggregativo unificato è stata ora sottoposta ai Comuni del Mendrisiotto e Basso Ceresio. I Municipi potranno ora approfondire il tema e – entro la fine del mese di ottobre – formulare le proprie osservazioni.

Come noto, l’allestimento del Piano cantonale delle aggregazioni è stato riattivato nel corso dell’estate, dopo che il Tribunale federale ha confermato l’irricevibilità dell’iniziativa costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona». In questo contesto il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di organizzare alcune riunioni interlocutorie preliminari, concentrandosi sui comprensori urbani del Cantone. Anche nel corso dei precedenti incontri – con le autorità dei Comuni degli agglomerati del Luganese e del Locarnese – erano state proposte soluzioni alternative rispetto agli scenari inizialmente contenuti nel PCA.

Guardie Pontificie, formazione in Ticino

Guardie Pontificie, formazione in Ticino

Dal Giornale del Popolo | Un’apposita convenzione è stata siglata ieri in Vaticano

Dal 22 gennaio 1506 garantiscono l’incolumità del Papa, la sicurezza e dei palazzi del Vaticano. Si tratta delle Guardie Svizzere Pontificie che dal prossimo autunno effettueranno parte della loro formazione non solo in Vaticano ma pure in Ticino, sotto l’egida della Polizia cantonale. Il tutto sarà regolato da un’apposita convenzione siglata ieri in Vaticano dal comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e dal comandante della Guardia Svizzera Pontificia Christoph Graf. Pure presente all’incontro il consigliere di Stato Norman Gobbi, visto il fattivo coinvolgimento del Dipartimento delle istituzioni nell’approntare e coordinare la nuova offerta formativa di valenza internazionale. Il nuovo percorso rappresenta una ventata di novità per un percorso formativo che negli ultimi 500 anni ha comunque testimoniato della sua validità. Le future Guardie, sottoposte a test fisici e controlli in Vaticano, prima di passare al servizio di Sua Santità trascorreranno un mese nel nostro Cantone, dove affineranno le molteplici competenze a loro richieste in materia di sicurezza e la conoscenza dell’italiano. I corsi, che si terranno nel mese di novembre 2016 presso la Piazza d’armi di Isone con 16 partecipanti, saranno coordinati dal Centro formazione di polizia di Giubiasco, uno dei cinque Centri riconosciuti a livello nazionale. Il suo mandato integra la formazione di base e continua degli aspiranti e degli agenti assunti da Corpi di polizia di lingua italiana, i cui collaboratori possono portare il titolo di agente di polizia con «Attestato professionale federale». In quanto tale, il Centro offre il suo servizio segnatamente alla Polizia cantonale, alle Polizie comunali, alla Polizia dei trasporti e alla Polizia militare. Inoltre, su richiesta come nel caso delle Guardie Svizzere Pontificie, le proposte possono rivolgersi anche ad altri Enti di sicurezza pubblica o privata, o ancora ad altre istituzioni che necessitano di corsi in cui la polizia è Centro di competenza.

Per il corso pilota destinato alle Guardie Svizzere Pontificie sono previste le seguenti materie: elementi di psicologia, elementi di diritto, formazione antincendio, rianimazione cardiopolmonare, tiro e sicurezza personale, comportamento tattico e sport. Istruttori e formatori, tutti specialisti nel loro ambito di materia e con solide esperienze di formazione, erogheranno formazioni in lingue diverse, così da assicurare la comprensione e l’assimilazione dei contenuti trattati e avvicinando le reclute di lingua tedesca o francese all’italiano. La documentazione sarà pure fornita in diverse lingue: il manuale ISP Tiro di polizia sarà distribuito nella lingua di ognuno, mentre quello di Psicologia sarà in italiano, per garantire un supporto esemplificativo nella lingua poi utilizzata in Vaticano.

Sono già state pianificate altre due formazioni per il 2017: una a febbraio, con una quindicina di reclute, ed un’altra a cavallo fra ottobre e novembre con una ventina di partecipanti.

Cinque nuovi secondini ticinesi

Cinque nuovi secondini ticinesi

Da CdT.ch | Il 23 settembre 2016 ha avuto luogo a Friborgo l’annuale cerimonia di consegna dei diplomi di Agente di custodia con attestato professionale federale

Il 23 settembre 2016 ha avuto luogo a Friborgo l’annuale cerimonia di consegna dei diplomi di Agente di custodia con attestato professionale federale, organizzata dal Centro svizzero di formazione per il personale dei penitenziari.

Sono cinque i ticinesi che si sono distinti ottenendo questo importante traguardo: Thea Buletti, Massimiliano Busacca, Diego Giambonini, Dejan Jevremovic, Kemal Güven Yilmaz.

Il Dipartimento delle istituzioni comunica “con particolare soddisfazione che l’agente Thea Buletti è stata premiata per aver conseguito la miglior media d’esame tra gli agenti provenienti dai cantoni aderenti al concordato latino”.

Alla cerimonia, oltre ai neo diplomati, hanno presenziato: per le Strutture carcerarie cantonali il Direttore Stefano Laffranchini, il responsabile delle risorse umane Enrico Ghilardi, il collaboratore dello staff e della formazione Jean-Claude Corazzini e il collaboratore alla formazione Valentino Luccini.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – come precisato nella nota – “si unisce alla Divisione della giustizia e alla Direzione delle Strutture carcerarie, nell’augurare ai neo diplomati una carriera ricca di soddisfazioni e successi professionali”.