Consegna dell’arma alla Scuola di polizia del V circondario

Consegna dell’arma alla Scuola di polizia del V circondario

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della Consegna dell’arma alla Scuola di polizia del V circondario |

– Fa stato il discorso orale –

Care e cari aspiranti,

vi incontro con piacere in questo momento simbolicamente molto importante. Con la consegna dell’arma vi avvicinate infatti alla fine del vostro percorso formativo all’interno della Scuola di polizia e diventate a tutti gli effetti agenti del nostro Corpo di polizia. L’arma, come la divisa, vi accompagnerà da oggi in ogni giorno lavorativo, nel quale vi adopererete a favore della sicurezza del nostro Cantone e della sua popolazione.

Con quest’arma vi consegniamo la fiducia dei cittadini e delle istituzioni, e la responsabilità nella loro tutela. È parte del vostro lavoro essere pronti a utilizzarla in caso di necessità, ma lo è soprattutto sapere quando sia il momento di farlo.

Un vostro collega, a ottobre, è dovuto ricorrere all’uso dell’arma d’ordinanza per proteggere l’incolumità sua e delle altre persone presenti. Una scelta che è stata fatta come ultima ratio di fronte a una grave minaccia. Una scelta non leggera, che ha portato irrimediabilmente a delle conseguenze.

La prima conseguenza è un pensiero che accompagnerà per molto tempo l’agente: “Avrò fatto la scelta giusta?”. Durante la formazione avete infatti imparato come comportarvi in situazioni con le quali sarete confrontati nella vostra vita professionale (e non solo), ma quando vi troverete effettivamente di fronte a una determinata situazione ci sarà sempre qualcosa che vi farà mettere in dubbio le vostre scelte, e il tempo per pensarci sarà di pochi attimi. Confidate negli insegnamenti dei vostri superiori, che avete appreso durante la formazione e che riceverete nel corso della vostra carriera.

Una seconda conseguenza sulla quale vi invito a fare una riflessione, è l’impatto mediatico delle vostre azioni. Il nostro Cantone è quello con la maggiore concentrazione di media. Questo porta certamente a una salutare diversità di opinioni, ma può portare alla sproporzionata pressione nella corsa dei giornalisti alla notizia. E in un Cantone come il nostro un colpo sparato fa ancora – direi fortunatamente – notizia. Alcuni agenti che hanno vissuto situazioni di questo tipo, non per forza per lo stesso motivo, mi hanno confidato che è forse questa la difficoltà maggiore. Vedere articoli della stampa e su giornali online, servizi alla televisione e alla radio, e sapere che stanno parlando di te: è una cosa che non lascia indifferenti. Soprattutto quando si è abituati a lavorare come Corpo, non come singolo. In aggiunta, siamo ormai coscienti di dove – purtroppo – possano arrivare i commenti sui social media, un luogo che fin troppe volte viene utilizzato come piazza di sfogo, senza pensare che un commento potrebbe ferire profondamente chi c’è dall’altra parte dello schermo (sia esso in divisa o semplice cittadino). È in questo momento che dovete sapere che, se le vostre azioni sono proporzionate alla situazione, potete contare sul sostegno del Corpo, del Comandante e del sottoscritto.

Il vostro non è un semplice lavoro, è una missione. Vi mettete a disposizione dei cittadini per la loro sicurezza, e di conseguenza agite per il loro benessere. Siate sempre coscienti che ogni scelta è importante, lasciatevi guidare da chi ha più esperienza di voi, fate tesoro degli insegnamenti ricevuti. Agite in maniera opportuna, per fare uso in modo proporzionato e adeguato alle circostanze di quanto vi è stato conferito, come richiesto dal codice deontologico e dalla legge. Operate con coraggio e con proporzionalità: questo farà di voi degli ottimi agenti.
Vi auguro un buon proseguimento per la vostra formazione e la vostra carriera, al servizio di tutti i cittadini.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Riorganizzazione Ufficio della migrazione – Al via la seconda fase

Riorganizzazione Ufficio della migrazione – Al via la seconda fase

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

A partire da lunedì 4 dicembre sarà attuata la seconda fase del progetto avviato dal Dipartimento delle istituzioni per la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione che intende porre l’accento sulla semplificazione delle procedure e l’aumento dei controlli. Tutti i tipi di permesso potranno infatti essere richiesti, rinnovati o modificati collegandosi alla pagina web www.ti.ch/migrazione.

Il Dipartimento delle istituzioni ricorda che da lunedì 4 dicembre sarà attuata la seconda ed ultima fase della riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione. La prima fase della riorganizzazione, che ha preso avvio lo scorso 19 giugno, ha consentito di testare l’organizzazione interna e la nuova procedura guidata. L’assetto definitivo comporterà l’estensione della procedura guidata a tutte le domande di permesso, la chiusura degli sportelli dei Servizi regionali degli stranieri e la costituzione del Servizio nuove entrate con sede a Lugano, incaricato di esaminare le domande di nuovi permessi di dimora B e L nonché G con attività indipendente.

Come comunicato negli scorsi mesi, la modifica organizzativa prevede il mantenimento
dell’attuale organico dell’Ufficio della migrazione, e permetterà di migliorare sensibilmente la qualità del servizio offerto. Le nuove procedure consentiranno infatti ai richiedenti di allestire il modulo di domanda confacente alle proprie necessità e ottenere l’elenco dettagliato dei documenti che dovranno essere allegati e spediti per posta alla sede centrale dell’Ufficio della migrazione a Bellinzona. Parallelamente, i funzionari dell’Ufficio potranno concentrare la propria attività sull’esame degli incarti, sui controlli e sull’approfondimento delle domande presentate da chi intende stabilirsi o lavorare in Ticino.

Per presentare l’assetto definitivo della riorganizzazione e il bilancio della prima fase il Dipartimento delle istituzioni prevede di incontrare nelle prossime settimane gli organi d’informazione per un breve momento informativo. Parteciperanno all’incontro il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il Capo della Sezione della popolazione Thomas Ferrari. Ulteriori dettagli sull’appuntamento per i media saranno rilasciati prossimamente.

Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del Dipartimento

Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del Dipartimento

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Si è tenuto martedì il semestrale pomeriggio del Dipartimento delle istituzioni
dedicato all’incontro e alla discussione con i propri funzionari dirigenti. Il Direttore Norman Gobbi ha colto l’occasione per ripercorrere i principali temi che hanno occupato il Dipartimento negli ultimi mesi.

Nella prima parte della giornata, organizzata a Comano, il Direttore Norman Gobbi, oltre a esporre le novità per il Dipartimento, ha voluto affrontare un tema particolarmente sensibile all’interno degli uffici dello Stato, ovvero quello delle minacce e della violenza verso i funzionari pubblici. Il Dipartimento delle istituzioni è particolarmente interessato da questo fenomeno poiché, più di altri, comprende dei servizi agli sportelli, al telefono e sul territorio. Sebbene questo permetta di entrare direttamente in contatto con i cittadini, espone infatti più spesso i funzionari a potenziali minacce. Ad approfondire il tema con i funzionari dirigenti è stato Orlando Gnosca, responsabile del reparto giudiziario della
Polizia cantonale.

L’incontro con i funzionari dirigenti ha inoltre offerto l’occasione per presentare le
principali attività svolte durante il 2017 dalle diverse sezioni del Dipartimento.

La giornata si è in seguito conclusa con una visita agli studi televisivi della Radiotelevisione svizzera (RSI); un momento che è stato apprezzato dai partecipanti e che ha permesso loro di conoscere meglio l’offerta multimediale dell’azienda.

Reati economici e finanziari: il Governo potenzia il personale

Reati economici e finanziari: il Governo potenzia il personale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha approvato nella sua seduta odierna il consolidamento del personale ausiliario della Polizia giudiziaria: cinque unità sono confermate alla Sezione Reati economico-finanziari e una al Gruppo criminalità informatica (GCI). La spesa è già stata introdotta nel messaggio sul preventivo per il 2018. Il Dipartimento delle istituzioni preparerà entro la fine del mese di luglio del 2018 un rapporto nel quale approfondirà anche una serie di misure riorganizzative del settore sia in seno al Ministero pubblico che all’interno della Polizia cantonale.

Il Canton Ticino è toccato quotidianamente dalla criminalità legata a reati informatici, economici e finanziari, i quali sono dovuti anche alla sua posizione geografica a ridosso del confine italiano e alla precaria situazione sociale che interessa l’Italia. Nel 2016 le inchieste di natura economica e finanziaria aperte dalla Polizia cantonale ammontavano a 253. Per far fronte al crescente carico di lavoro e rimediare al ritardo accumulato nell’evasione delle pratiche, a partire dal 2014 sono stati assunti all’interno della Sezione Reati economico-finanziari e del Gruppo criminalità informatica alcuni collaboratori con lo statuto di “ausiliario” e con un contratto di lavoro a tempo determinato. Questo adeguamento temporaneo di personale ha fornito un supporto tangibile agli ispettori inquirenti nel recupero del lavoro straordinario accumulato e ha permesso di ridurre sensibilmente i costi per le perizie finanziarie del Ministero pubblico.

Alla luce del difficile contesto economico e della tendenza all’aumento dei reati economici, finanziari e informatici il Consiglio di Stato, in accordo con il Ministero pubblico, ha pertanto deciso di assumere definitivamente i sei collaboratori con contratto a termine, confermando la volontà di agire concretamente nell’arginare un fenomeno che tocca da vicino il settore economico e finanziario del nostro Cantone.

Il Consiglio di Stato, cosciente del fatto che occorre individuare una soluzione a lungo termine per far fronte all’incremento dei procedimenti per reati di natura economicofinanziario, ha incaricato il Dipartimento delle istituzioni di analizzare la situazione dell’Equipe finanziaria del Ministero pubblico (EFIN) e della Sezione Reati economicofinanziari della Polizia cantonale (REF) allo scopo di individuare una serie di misure di ottimizzazione, la distribuzione delle responsabilità a più livelli e la revisione dei flussi di lavoro per ottimizzare l’impiego delle risorse attualmente disponibili. Un rapporto sarà trasmesso al Governo entro il 31 luglio 2018.

Violenza sulle donne, non stiamo a guardare

Violenza sulle donne, non stiamo a guardare

Dal Corriere del Ticino l In tutto il mondo, quest’oggi, viene celebrata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Un appuntamento che merita la giusta attenzione, su una piaga ancora presente nella nostra società. Un disagio che si manifesta all’interno dei nuclei famigliari e sfocia negli atti di violenza fisica e sessuale ma anche in quelli di violenza psicologica – che spesso logora le donne più di quella che lascia ferite ben visibili – e quella economica. I fatti di cronaca degli ultimi mesi purtroppo ci ricordano che la violenza tra le mura domestiche è una realtà anche alle nostre latitudini. E i dati della Polizia cantonale lo confermano: se nei primi sei mesi del 2016 gli interventi per lite domestica erano 399, nei primi sei del 2017 erano 529. 130 in più.

Per sconfiggere questo male, il primo passo è uscire allo scoperto: bisogna parlarne e denunciare questi vili episodi. Per questo motivo non posso che incoraggiare le iniziative in corso oggi e in questi giorni sul nostro territorio per sensibilizzare e discutere del problema. Ma poi ovviamente, non bisogna restare con le mani in mano. E infatti con i servizi del mio Dipartimento, in particolare grazie alla Divisione della giustizia, ci stiamo muovendo. A inizio primavera di quest’anno, il mio Dipartimento ha formulato al Consiglio di Stato una serie di proposte per accrescere la sicurezza delle persone vittime di episodi di violenza domestica. In questo senso abbiamo postulato una modifica della legge sulla polizia,  cercando di snellire le procedure burocratiche per accelerare i tempi e tutelare maggiormente le vittime. Oltre a ciò, abbiamo chiesto di prevedere la trasmissione automatica della decisione di allontanamento all’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, che si occuperà in questo modo di prendere contatto con tutti gli autori di violenza domestica per offrire loro supporto e consulenza. Il Parlamento ha fatto sue queste proposte vidimate il marzo scorso dal Governo e di recente ha approvato all’unanimità le modifiche legislative, che entreranno in vigore all’inizio del prossimo anno.

Ma non è tutto. Grazie alla sensibilità e alla determinazione del mio Dipartimento, e nello specifico della Direttrice della Divisione della giustizia, ancor prima che la violenza domestica tornasse al centro del dibattito pubblico – evidenziando in ogni caso il pieno sostegno sul tema da parte del Parlamento – stiamo agendo anche su altri fronti, con il supporto della Commissione permanente in materia di violenza domestica. In quest’ottica stiamo elaborando una legge specifica sulla violenza domestica, su modello delle esperienze maturate negli altri Cantoni, proprio per intervenire legislativamente su questo importante problema sociale che merita la giusta rilevanza a livello normativo. Una legge che si prefigge altresì un riordino legislativo, con l’introduzione di nuovi strumenti volti a migliorare la protezione delle vittime, tenendo conto del diritto federale e della sua evoluzione, segnatamente la ratifica da parte del nostro Paese il prossimo anno della “Convenzione sulla prevenzione della violenza contro le donne e la lotta contro la violenza domestica” sottoscritta ad Istanbul il 15 maggio 2011. A titolo di esempio, forti dell’esperienza maturata attraverso il progetto pilota nazionale per la sorveglianza elettronica, intendiamo proporre l’uso di questa tecnologia anche come forma di prevenzione per evitare la recidiva di chi ha già commesso violenze, una proposta che nel frattempo è divenuta parte integrante del Messaggio licenziato dal Governo federale l’ottobre scorso che prevede delle modifiche del diritto penale e civile volte a salvaguardare le vittime di violenza domestica e stalking. Le Istituzioni si stanno quindi adoperando per arginare la violenza domestica. Ma per essere davvero efficaci, ognuno deve fare la propria parte. Prima di essere un Consigliere di Stato e il responsabile della sicurezza ticinese, sono un marito e un padre di famiglia. Mi rivolgo quindi a tutte le donne che hanno subito o che subiscono violenze ma anche a chi è vicino alle vittime: non abbiate paura, rivolgetevi alle Autorità. A livello politico ci siamo mossi e ci stiamo muovendo per migliorare il nostro ordinamento giudiziario alfine di tutelare le vittime. La violenza sulle donne non è un fatto privato. Tocca le famiglie, il nucleo della nostra società minandone la coesione. Dobbiamo reagire, non dobbiamo rimanere in disparte come spettatori inerti. Facciamo sentire la nostra voce e denunciamo gli atti di violenza sulle donne. Non stiamo a guardare ma agiamo. Facciamolo per il bene di tutta la nostra comunità.

Norman Gobbi,

Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Norman Gobbi: “Più sicurezza sulle nostre strade!”

Norman Gobbi: “Più sicurezza sulle nostre strade!”

Dal Mattino della domenica | “Pirata del Gottardo”, un esempio di giuste sanzioni

Purtroppo i recenti fatti avvenuti sulle nostre strade hanno riportato all’attenzione dell’opinione pubblica la sicurezza stradale. Tante le domande che ci poniamo quando succede l’irreparabile.

Sono convinto che con la sicurezza su strada non si scherzi. Sono tante le azioni che con il mio Dipartimento portiamo avanti per migliorarla. Ma la sicurezza al volante dipende soprattutto dal comportamento di ognuno di noi. Ed è per questo motivo che ritengo necessario che chi mette in pericolo la vita altrui con un comportamento incosciente vada perseguito. Questo perché ognuno di noi sa benissimo – perché ce lo ripetono più volte quando facciamo la patente, ma anche dopo – che mettersi al volante in condizioni non idonee o con comportamenti inadeguati può portare a delle conseguenze fatali che possono costare delle vite. E a queste azioni ci sono delle conseguenze.

Delle giuste sanzioni

È quello che abbiamo voluto ribadire nel caso dell’automobilista tedesco, soprannominato “pirata del Gottardo”, che nel luglio del 2014 ha attraversato il tunnel del Gottardo sfrecciando a bordo della sua BMW Z4 a 200 km/h e facendo una serie di sorpassi spericolati in una galleria con il doppio senso di marcia. Chi commette un’infrazione grave deve essere punito, e noi non siamo rimasti con le mani in mano! Con i servizi del Dipartimento che dirigo abbiamo voluto dare un segnale chiaro a questo criminale – e a tutti gli automobilisti che non rispettano le regole sulle nostre strade: che con la sicurezza stradale non scherziamo. La sua folle corsa è terminata infatti con un divieto di circolazione nel nostro Paese emesso dalla Sezione della circolazione e in seguito con un divieto d’entrata in Svizzera emanato dalla Sezione della popolazione. E inoltre l’Ufficio federale di giustizia ha trasmesso – su esplicita domanda della Divisione della giustizia – una richiesta di esecuzione della pena inflitta nei confronti del «pirata della strada» al Ministero della Giustizia tedesco. Ora attendiamo che anche la giustizia in Germania, paese d’origine del pirata, faccia il proprio corso. È importante imporre una giusta punizione a un criminale che ha messo in serio pericolo molti utenti della strada, che sarebbero potuti essere delle potenziali vittime.

Pronto intervento con “via libera”

Con la Polizia cantonale abbiamo deciso in queste settimane di agire anche sotto un altro fronte per migliorare la sicurezza delle nostre strade. Con il grande problema di viabilità che viviamo, soprattutto nel Sottoceneri, le possibilità che avvenga un incidente si moltiplicano. Ecco che con il progetto pilota “via libera”, realizzato dal mio Dipartimento con l’Ustra, abbiamo deciso di proporre un pattugliamento dell’A2 grazie a un distaccamento della Gendarmeria della Polizia cantonale. In questo modo vogliamo mettere in atto delle misure per intervenite prontamente laddove necessario. La presenza delle pattuglie ha inoltre un effetto dissuasivo nei confronti di certi atteggiamenti rischiosi, come l’uso degli smartphone alla guida.

Distratti mai!

Proprio riguardo all’uso degli smartphone, che sono sempre più parte della nostra quotidianità in ogni nostra azione, il mio Dipartimento, con la collaborazione delle polizie cantonale e comunali, sta proponendo in questo periodo la campagna di prevenzione “Distratti mai!”, per sensibilizzare sulla pericolosità dell’utilizzo dei dispositivi mobili non solo alla guida, ma anche quando si è a piedi. L’attenzione allo schermo, anche per pochi secondi, può avere delle conseguenze irrimediabilmente negative.

Una responsabilità di tutti

Quello che ci tengo sempre a ricordare, e non finirò mai di ripetere, è che la sicurezza – una delle mie priorità in Governo – passa anche dalle nostre strade. E tutti noi possiamo aiutare a garantire la sicurezza stradale. Innanzitutto, assumendo un comportamento responsabile, rispettando i limiti di velocità, comportandosi in maniera corretta con gli altri utenti della strada ed evitando di bere prima di mettersi alla guida. Soprattutto ora che le nostre strade sono particolarmente affollate, è importante avere un’attenzione ancora maggiore.

Non dimentichiamo inoltre, che noi tutti possiamo essere delle sentinelle sul nostro territorio, e possiamo quindi sempre segnalare alla polizia i comportamenti inadeguati degli altri utenti e le situazioni rischiose. È vero, non sempre questo può risolvere una circostanza prima che accada un incidente, ma ricordiamoci che la nostra chiamata potrebbe fare la differenza e salvare delle vite.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Terza Giornata cantonale sull’indebitamento eccessivo

Terza Giornata cantonale sull’indebitamento eccessivo

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della Terza Giornata cantonale sull’indebitamento eccessivo |

Gentili signore,
Egregi signori,

vi saluto in nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per l’invito a partecipare a questa Giornata cantonale sull’indebitamento eccessivo.

Il tema al quale viene dedicata questa giornata, e che viene affrontato nel Piano cantonale di prevenzione “Il franco in tasca”, è di grande rilevanza per lo Stato. Questo poiché il benessere economico di ogni individuo è parte fondamentale della salute di un Cantone e di una nazione. L’indebitamento eccessivo è quindi una preoccupazione non solo individuale, ma anche sociale, che coinvolge pubblico e privato.

L’indebitamento eccessivo è un problema che tocca da vicino lo Stato, poiché colpisce in maniera prioritaria le finanze pubbliche. Sono infatti le imposte – siano esse comunali, cantonali o federali – ad essere messe da parte, per prime, quando le fatture iniziano ad accumularsi sulla scrivania. Una fragilità finanziaria che crea quindi un importante costo sociale che non può essere trascurato e che deve rientrare nelle responsabilità dello Stato verso i propri cittadini.

Parliamo purtroppo di una situazione che potrebbe – potenzialmente – presentarsi a tutti noi. In Ticino questo problema assume una certa rilevanza, poiché tocca il 7,5% della popolazione, ovvero quasi 24mila persone. Un dato che è nella media europea, ma che ci fa classificare sotto paesi come Francia (7,2%), Italia (5,8%) e Spagna (3,1%). L’indebitamento eccessivo ci tocca in momenti delicati della nostra vita, nei quali rischiamo di perdere di vista il nostro budget e di farci sommergere dai debiti: quando si va a vivere per la prima volta da soli, quando ci si separa, si perde il lavoro, ci si ammala o si raggiunge la pensione con una contrazione delle entrate. Proprio in queste circostanze, già di per sé difficili, s’insinua una criticità in più che potrebbe essere quella di dover fare i conti con un cambiamento nelle proprie finanze, e quindi al rischio di una gestione inappropriata delle spese rispetto a una differente disponibilità finanziaria.

Se a questo si aggiungono certe seducenti offerte di credito, che sembrano fin troppo facili da ottenere, ecco che le criticità aumentano. Non possiamo negare che ci sia una sempre maggiore pressione sociale che può portare a riflettere di meno su certi acquisti, cedendo al fascino della pubblicità, rincorrendo sempre nuovi “bisogni”. Tutto questo, perdendo di vista la responsabilità nelle proprie scelte.

A tre anni dall’inizio del progetto di prevenzione “Il franco in tasca” possiamo affermare che questo piano ha portato alla maggior conoscenza tra i professionisti del settore, nell’opinione pubblica e tra le persone potenzialmente a rischio. Attraverso misure di formazione, prevenzione e intervento è stato possibile porre i presupposti per costruire una rete con i vari attori di quest’ambito.

Quando si è confrontati con la vergogna da parte degli individui nel presentarsi come bisognosi d’aiuto, ecco che la presa a carico è un processo molto delicato ma necessario. È importante avvicinarsi in modo discreto così da permettere a tutti i cittadini di conoscere i servizi offerti, tenendo conto di come sia importante aumentare la consapevolezza verso questa problematica.

Sono sicuro che abbiamo imboccato la giusta strada. È importante che vi sia una rete il più capillare possibile sul territorio che agisca nella prevenzione dell’indebitamento, tramite l’intervento pubblico ma anche con l’aiuto del privato, attraverso la formazione e la conoscenza, nell’aiuto all’individuo, per il bene della comunità.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Assemblea generale dell’Associazione dei Comuni ticinesi a Minusio

Assemblea generale dell’Associazione dei Comuni ticinesi a Minusio

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea generale dell’Associazione dei Comuni ticinesi a Minusio |

Signor Presidente,
Egregi signori,
Gentili signore,

è con immenso piacere che vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per il cortese invito a partecipare anche quest’anno alla vostra assemblea generale.

Prima di affrontare i temi caldi che toccano il Cantone da una parte e i Comuni dall’altra, concedetemi due battute di rito per gli avvicendamenti di questa sera. Innanzitutto un ringraziamento va al Presidente uscente Riccardo Calastri per l’impegno profuso in questi anni; un personaggio chiave per il grande progetto aggregativo del Bellinzonese. E per un Presidente che lascia, uno nuovo si appresta a raccogliere la stimolante sfida; al neo Presidente Felice Dafond formulo i migliori auguri per la sua nuova carica, certo di poter contare sulla sua professionalità per affrontare i progetti e le riforme che disegneranno l’assetto futuro del nostro Cantone.

La vostra assemblea è da sempre un momento privilegiato per confrontarmi con voi sui cantieri che concernono gli enti locali, ovvero il Piano cantonale delle aggregazioni – il meglio noto PCA – e la riforma strutturale Ticino 2020.

Partiamo dalla riforma aggregativa. Qualche settimana fa è scaduto il termine che abbiamo fissato all’inizio dell’estate per la consegna delle prese di posizioni sul Piano cantonale delle aggregazioni. Al momento abbiamo ricevuto poco più di novanta risposte, e abbiamo lasciato ancora un po’ di margine a tutti gli attori coinvolti per inoltrare le proprie osservazioni. Dopodiché consolideremo i risultati e il Governo licenzierà un messaggio all’attenzione del Parlamento.

E proprio sul PCA tengo a ricordare alcuni punti cardine che, soprattutto sulle prese di posizione apparse qua e là sui nostri media, sono andate perse. Anzitutto il PCA è un progetto che rappresenta la visione cantonale e non un’imposizione, come alcuni hanno voluto far credere. Infatti il Governo ha chiarito come non intenda mirare all’applicazione della riforma istituzionale attraverso una votazione costituzionale a livello cantonale. Il futuro degli enti locali è dunque in mano agli abitanti di ciascun Comune, i quali si potranno determinare con i pro e i contro che ne conseguono, com’è giusto che sia.

E in secondo luogo la riforma propone incentivi senza nascondere alcun ricatto. Nella seconda fase abbiamo illustrato gli strumenti per realizzare la riforma. L’intento è quello di definire le regole per un processo aggregativo coerente, capace di realizzarsi secondo una tempistica ragionevole e supportato da incentivi finanziari mirati, seppur limitati nel tempo.

L’altro grande cantiere aperto è invece la Riforma Ticino 2020 che vuole finalmente invertire la centralizzazione dei compiti, di cui si parla ormai abbondantemente da alcuni anni e responsabilizzare maggiormente le parti.

Attraverso il progetto Ticino 2020, si persegue l’obiettivo di permettere ai Comuni di far fronte alle mutevoli esigenze dei cittadini, arginando il progressivo trasferimento di competenze decisionali dagli Enti locali al Cantone, creando l’indebolimento del sistema federalista interno e la creazione di un’intricata matassa a livello di flussi finanziari.

E proprio in queste settimane il Governo ha valutato attentamente il proseguimento della riforma, riflettendo con attenzione su alcune criticità emerse nel corso della prima fase di attuazione del progetto di riforma. In quest’ottica l’intento del Consiglio di Stato è quello di ricalibrare la Riforma, modificando l’iter progettuale alfine di riuscire nell’intento di portare a termine questa fondamentale iniziativa istituzionale. In particolare, dovrà essere affrontato e condiviso il futuro assetto dei servizi, ossia occorrerà definire quali servizi pubblici offriremo ai nostri cittadini nel 2020.

Il Governo crede e vuole continuare con il progetto di riforma “Ticino 2020”, salvaguardando il lavoro sin qui svolto ma in modo consapevole e responsabile. Per questo intende ridefinire in corso d’opera il processo: per ottenere risultati veramente concreti di ridefinizione dei compiti e delle competenze, e non solo dei flussi finanziari.

Senza dimenticare che alla fine quello che tutti vogliamo è trovare una soluzione condivisa grazie alla quale l’amministrazione pubblica potrà essere più efficiente e fornire servizi adeguati a tutti i nostri cittadini.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

«Puntiamo sul miglioramento della qualità»

«Puntiamo sul miglioramento della qualità»

Dal Corriere del Ticino | Insegnamento dell’italiano e inserimento professionale i cardini della nuova strategia – Norman Gobbi: «A priremo un portale contro la radicalizzazione»

Nessuno stravolgimento ma, per dirlo con le parole del delegato cantonale per l’integrazione Attilio Cometta, «un miglioramento della qualità». Questo è il succo del secondo Programma cantonale d’integrazione (PIC) per il periodo 2018-2021. A presentarlo, oltre a Cometta, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il presidente del Governo Manuele Bertoli. Ed è proprio nella maggiore collaborazione tra le autorità – cantonali e locali – che si articola il secondo PIC, lavorando sulle fondamenta già gettate con il precedente programma. Tra gli aspetti centrali spiccano un miglioramento dell’insegnamento dell’italiano e delle misure volte alla formazione professionale degli stranieri. «L’integrazione è uno degli strumenti più efficaci a disposizione delle Autorità cantonali per contrastare la radicalizzazione», ha ricordato Gobbi, che ha inoltre annunciato la creazione di un portale dedicato proprio a questo tema. Nella rivista FORUM viene inoltre presentato un bilancio del primo PIC, con uno sguardo sulla storia della migrazione e il suo ruolo nell’economia.

Estendere le collaborazioni tra i Dipartimenti e con i Comuni, migliorare la qualità dell’insegnamento della lingua italiana e puntare maggiormente sull’inserimento professionale soprattutto nell’ambito dell’asilo. Questi sono i tre punti cardine su cui il Canton Ticino intende puntare nel nuovo Programma di integrazione degli stranieri (PIC 2). Dopo l’esperienza maturata con il primo PIC, introdotto nel 2014 e che scadrà appunto alla fine del 2017, i consiglieri di Stato Manuele Bertoli e Norman Gobbi , insieme al Delegato cantonale per l’integrazione Attilio Cometta , hanno presentato il programma per il quadriennio 2018-2021. Come il precedente, esso prevede la promozione dell’integrazione – come deciso dalla Confederazione – nell’ambito delle strutture ordinarie (ad esempio la formazione, la sanità, la socialità, il mercato del lavoro) e si fonda su tre pilastri fondamentali: l’informazione e la consulenza, la formazione e il lavoro e, infine, la comprensione e l’integrazione sociale. «È fondamentale possedere un programma di questo tipo – ha spiegato Bertoli – sia per le persone che devono essere accolte e accompagnate, sia per la nostra società». E il DECS, come ha ricordato il suo direttore, è particolarmente coinvolto poiché si occupa dell’insegnamento dell’italiano, che con il PIC 2 viene potenziato e della formazione professionale. Tra le novità che partiranno dal 2018 vi sarà infatti un pre-tirocinio, volto ad aiutare tutti quei ragazzi che non hanno più l’età per affrontare la scuola dell’obbligo ma che allo stesso tempo non sarebbero in grado di intraprendere subito un apprendistato. In questo modo vengono preparati al tirocinio e indirizzati verso le professioni più richieste dal mercato del lavoro.

Prevenire le minacce

Ma sebbene il PIC coinvolga il lavoro di tutti i Dipartimenti – ad esempio anche il DSS per ciò che concerne la salute e la socialità – quello maggiormente toccato è il Dipartimento delle istituzioni attraverso il Servizio per l’integrazione degli stranieri. «Il PIC – ha affermato Gobbi – si rivolge in particolare al 6% della popolazione, ossia persone che provengono da Stati terzi o da altri continenti, realtà molto diverse dalla nostra». E l’integrazione «è uno degli strumenti più efficaci a disposizione delle Autorità cantonali per contrastare la radicalizzazione e prevenire la minaccia terroristica», ha aggiunto Gobbi, che ha poi comunicato che le Istituzioni intendono creare un portale online di prevenzione contro le radicalizzazioni e gli estremisti violenti in collaborazione con il Centro intercantonale d’informazione sulle credenze di Ginevra. Una piattaforma su cui gli esperti potranno confrontarsi e scambiarsi esperienze e consigli utili anche per risolvere casi concreti. Più in generale, invece, Gobbi ha illustrato gli obiettivi del Governo nell’ambito dell’integrazione degli stranieri per la legislatura in corso: promuovere la conoscenza dell’identità culturale ticinese, attualizzare le procedure di accoglienza per i richiedenti l’asilo allineando il DSS e le Istituzioni, migliorare la salute in senso lato delle popolazioni migranti, definire una strategia per i minorenni non accompagnati e favorire l’integrazione e l’accoglienza attraverso il coinvolgimento di comunità locali, associazioni, parrocchie e, non da ultimo, i Comuni.

Parola d’ordine mediare

E proprio gli enti locali sono centrali nella presa a carico degli stranieri. «Alcuni Comuni fanno tantissimo altri meno», ha precisato Cometta. «Ma tutti vanno sostenuti nel loro compito di promozione dell’integrazione. Ciò che abbiamo notato in questi tre anni è che molti migranti conoscono bene i propri diritti, ma non così bene i propri doveri». Cometta ha poi precisato che «il programma è rimasto sostanzialmente invariato, si è trattato soprattutto di migliorare nella qualità». Nell’ambito delle numerose misure del PIC 2 – un documento di una cinquantina di pagine – il Governo ha ad esempio deciso di proseguire con l’attività di prevenzione e sensibilizzazione contro il matrimonio forzato, portato avanti dal progetto PRECOFO. E vi è anche l’intenzione di aprire due sportelli per aiutare e sostenere le attività e promuovere i progetti delle realtà associative e delle comunità che si occupano appunto di integrazione. «Vogliamo anche proporre ai Comuni una formazione specifica in specialista dell’integrazione perché spesso mancano le competenze. È inoltre previsto un aiuto finanziario». Un miglioramento è pure previsto nella prevenzione della discriminazione nei luoghi di lavoro e si intende proseguire e sviluppare il Centro di consulenza e prevenzione contro il razzismo. Centrale è poi la sensibilizzazione delle strutture ordinarie sull’importanza della mediazione culturale e dell’utilizzo di interpreti. Al proposito Cometta ha citato l’esempio della scuola: «Ci sono genitori che non conoscono la lingua e c’è chi non partecipa alle riunioni con i docenti perché non capisce quello che viene detto. In questo senso è importante promuovere l’uso di mediatori e interpreti per facilitare il contatto tra i genitori e la scuola». E proprio nell’ambito dell’integrazione sociale Cometta ha sottolineato come dal 2014 la richiesta di interpreti sia notevolmente aumentata: «Nel 2017 gli interpreti e i mediatori hanno prestato alle strutture ordinarie 65.000 ore di lavoro, mentre nel 2014 erano 2.000».

Infine, ad avere un ruolo nell’integrazione è anche la radiotelevisione pubblica. Il responsabile dell’attualità regionale della RSI Massimiliano Herber ha presentato una nuova app per smartphone, Together, con la quale è possibile conoscere e scoprire la Svizzera attraverso un quiz.

Il programma cantonale d’integrazione per il periodo 2018-2021

Il programma cantonale d’integrazione per il periodo 2018-2021

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Quest’oggi è stato presentato a Bellinzona dal Presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli e dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – accompagnati dal Delegato cantonale all’integrazione Attilio Cometta – il “Programma di integrazione cantonale” per il quadriennio 2018-2021 approvato dal Consiglio di Stato la scorsa settimana. Durante la conferenza stampa la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI) ha pure illustrato la nuova applicazione per smartphone «together».

La Legge federale sugli stranieri definisce che la promozione all’integrazione è un compito da adempiere da parte dei tre livelli istituzionali (Confederazione, Cantone e Comuni) in modo da “creare le condizioni quadro favorevoli alla parità di opportunità e alla partecipazione della popolazione straniera alla vita pubblica”. Dal 1° gennaio 2014, la Confederazione e i Cantoni attuano le misure specifiche di promozione dell’integrazione nell’ambito di programmi d’integrazione cantonali (PIC) quadriennali. I PIC si fondano su 12 obiettivi strategici fissati dalla Confederazione nei tre pilastri (informazione e consulenza, formazione e lavoro, comunicazione e integrazione sociale).

Dal bilancio intermedio della Confederazione sull’attuazione del PIC per il quadriennio 2014-2017 è emerso che vi sono ancora dei cantieri aperti sui quali lavorare come una maggiore apertura della società civile nel confronto dei migranti, una crescente responsabilità di Città e Comuni negli ambiti fondamentali per l’integrazione come la scuola e l’aiuto sociale e l’integrazione precoce di persone nell’ambito dell’asilo. Sulla base di queste considerazioni, il 25 gennaio 2017 il Consiglio federale ha deciso di continuare con l’attuazione dei PIC approvandone le basi e valorizzando le esperienze maturate durante la prima fase al fine di rafforzare l’integrazione dei migranti in Svizzera. In questo senso ha deciso di elaborare il nuovo Programma di consolidamento per il quadriennio 2018-2021. Sono dunque stati mantenuti gli otto ambiti di promozione, ovvero: l’informazione ai nuovi arrivati, la consulenza, la tutela della discriminazione, lingua e formazione, il sostegno alla prima infanzia, il lavoro, l’interpretariato e la mediazione interculturali e, infine, il vivere insieme.

Il PIC 2 ha il ruolo di incoraggiare in particolare le strutture ordinarie – nell’ambito dell’istruzione, della formazione, del mercato del lavoro, della sanità e socialità, e i Comuni – affinché nel limite delle loro possibilità, inseriscano le attività specifiche per l’integrazione degli stranieri nei loro compiti. In particolare ai Comuni spetta un’importante responsabilità quali promotori della prima informazione e dell’accoglienza sul proprio territorio. Inoltre, con il PIC 2, si intende rafforzare l’accoglienza e l’apprendimento precoce della lingua nonché la formazione professionale per i nuovi arrivati. Così facendo si cercherà di ottenere una rapida integrazione e dunque un vantaggio in diversi campi come quello sociale ed economico.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha ricordato, al termine del momento informativo, che l’integrazione è uno degli strumenti più efficaci a disposizione delle Autorità cantonali per contrastare la radicalizzazione e prevenire la minaccia terroristica. In questo senso ha ricordato che il Dipartimento sta valutando la creazione di un Portale di prevenzione contro le radicalizzazioni e gli estremisti violenti in collaborazione con il Centro intercantonale d’informazione sulle credenze di Ginevra.