Il Consiglio di Stato nomina Michele Fattorini aggiunto capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione

Il Consiglio di Stato nomina Michele Fattorini aggiunto capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione

Il Consiglio di Stato ha nominato Michele Fattorini quale aggiunto capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni.

Michele Fattorini, classe 1969, è coniugato e padre di due figli. Durante la sua attività lavorativa dapprima presso un istituto bancario e in seguito nel settore della moda, dal 1996 ha prestato servizio quale pompiere volontario e a partire dal 2002 ha deciso di mettere le sue competenze completamente a disposizione della popolazione in qualità di professionista. Attualmente è ufficiale del Corpo civici pompieri di Lugano con il grado di maggiore nella funzione di Vice Comandante. Un’esperienza che lo vede impegnato da 22 anni di servizio nella protezione della popolazione, durante il quale ha potuto maturare competenze nell’ambito della condotta operativa nonché nella gestione del personale e nella formazione. Nell’Esercito svizzero ha conseguito il brevetto di ufficiale nel 1991 ed è stato prosciolto dagli obblighi militari nel 2005.

Il nuovo aggiunto avrà in particolare il compito di assistere e supportare il Capo sezione Ryan Pedevilla nella direzione di tutti i servizi dell’unità amministrativa, oltre ad assumere la conduzione di alcuni importanti progetti in corso. Infine ricoprirà pure il ruolo di Capo di Stato Maggiore dello Stato maggiore di condotta cantonale durante le fasi di ripristino dell’emergenza e dovrà collaborare attivamente nella formazione dei partner della protezione della popolazione.

Il Consiglio di Stato esprime a Michele Fattorini i migliori auguri per la nuova sfida professionale che lo attende all’interno del Dipartimento delle istituzioni a partire dal mese di agosto 2018.

Nel 2017 lieve diminuzione delle rapine

Nel 2017 lieve diminuzione delle rapine

Nel 2017 si è registrata una lieve diminuzione delle rapine. Le infrazioni per rapina registrate nel corso dell’anno sono state 49 (18% a mano armata), 5 in meno rispetto al 2016. In due casi su tre è stato possibile risalire all’autore. I cambiamenti più significativi riguardano la riduzione di quelle ai danni di gioiellerie (1 tentativo e 3 casi di atti preparatori), e l’aumento degli obiettivi costituiti dalle stazioni di servizio (17). Il settore di Chiasso resta il più colpito da quest’ultimo fenomeno. Per quanto riguarda invece gli omicidi, lo scorso anno se ne contano 3 (1).

Durante il 2017 il Mendrisiotto è stato particolarmente colpito dalle rapine. A Ligornetto, in 5 mesi (da marzo ad agosto), sono state effettuate 5 rapine in stazioni di servizio e due tentativi di rapina sempre in distributori sono emersi a seguito delle inchieste e degli arresti di alcuni autori. In relazione a queste rapine sono stati effettuati 6 arresti, con già 2 condanne, grazie anche alla buona collaborazione con le autorità italiane. Collaborazione che ha pure permesso di chiarire due rapine del dicembre 2016, messe a segno rispettivamente in una banca di Monteggio e in una stazione di servizio di Novazzano. L’ottima collaborazione, anche con altre forze di polizia, ha permesso di arrestare due autori in territorio francese dopo che avevano messo a segno un’ulteriore rapina in Austria. Inoltre a Varese sono stati processati e condannati due rapinatori italiani che avevano colpito anche in Ticino, a danno di un ufficio cambio di Besazio nel giugno 2010 e di una stazione di servizio di Arzo nell’agosto 2011. Colpi che avevano fruttato agli autori circa 200’000 franchi nel primo caso e 7’000 franchi nel secondo. Altri 3 rapinatori italiani sono oggetto di mandati d’arresto per un colpo in un ufficio cambio del Mendrisiotto avvenuto la scorsa primavera. Fra i casi particolari due rapine sulla pubblica via in agosto a Lugano, effettuate in correità da due fratelli marocchini utilizzando un coltellino per minacciare e derubare alcune donne che, a piedi, rientravano ai rispettivi domicili dopo aver passato la serata in centro città. Gli autori sono stati arrestati la notte stessa e successivamente condannati a pene da espiare. Per quanto riguarda le rapine nelle gioiellerie, nel 2017 a livello svizzero vi è stato un incremento del 50%. I casi sono passati infatti dai 10 del 2016 ai 15 del 2017. Per contro in Ticino non vi sono stati casi consumati, ma solo 1 tentativo e 3 casi di atti preparatori non concretizzati.

I reati violenti, sulla base della classificazione fatta dalla statistica criminale, sono tornati a diminuire (1’745, -7%%) per effetto principalmente di quelli di poca entità, numericamente preponderanti (1’087), e delle minacce (563). Anche i reati gravi sono diminuiti da 95 a 72. Fra questi figurano gli omicidi (28, inclusi i tentati), le lesioni personali gravi (28) e le violenze carnali (15). Lo scorso anno sono stati registrati 3 omicidi. In quasi tutti i casi i fatti sono riconducibili a rapporti interpersonali o in ambito famigliare, in cui spesso il fattore scatenante è stato individuato in apparenti futili motivi ed amplificato da abuso di alcolici o stupefacenti. A Gordola, in aprile, all’esterno di una discoteca un uomo ha perso la vita dopo essere stato colpito da un giovane. Ad Ascona, in giugno, un uomo ha atteso la moglie in prossimità del suo posto di lavoro. Dopo averla accompagnata per un breve tratto, all’altezza dell’autosilo di un supermercato improvvisamente l’ha trascinata nella rampa d’accesso e in seguito ha esploso contro di lei diversi colpi di pistola. La donna è deceduta sul posto. L’autore ha tentato in seguito il suicidio sparandosi un colpo alla testa ferendosi in modo leggero. A Bellinzona, in luglio, a seguito di una lite famigliare con il marito, una donna ha perso la vita cadendo dal balcone del 6° piano terminando la caduta nel piazzale sottostante del palazzo. Il marito è stato arrestato poiché si sospetta che l’abbia gettata dal balcone. La cronaca ha registrato anche la morte di un richiedente l’asilo a Brissago nel corso di un intervento di polizia richiesto per un alterco in un edificio del centro. La vittima, brandendo due lame, si è scagliata contro due altri richiedenti l’asilo e gli agenti.

Per quanto riguarda l’attività della Sezione TESEU, le persone che nel 2017 si sono annunciate per l’ esercizio della prostituzione sono state 281. Le nazionalità più rappresentate sono quella rumena (61%), italiana (27%) e spagnola (4%). Nell’ambito delle verifiche, sia nei locali autorizzati sia negli appartamenti, sono state controllate 224 persone. Fra queste, 20 donne, in possesso di un’autorizzazione per attività lucrativa indipendente di breve durata valida o senza permessi di lavoro per stranieri, hanno omesso di annunciarsi alla Polizia cantonale oppure praticavano la prostituzione in esercizi pubblici. Le stesse sono pertanto state denunciate al Ministero pubblico anche per esercizio illecito della prostituzione. Un particolare degno di nota è che 18 di queste donne erano attive in due esercizi pubblici oggetto di intervento da parte di Magistratura e Polizia. Il numero degli appartamenti attivi a disposizione delle professioniste del sesso è stabile, stimabile a 97 per il 2017 (95 nel 2015 e 92 nel 2016). La maggior parte di questi appartamenti resta concentrata nei principali centri urbani. I controlli e i contatti regolari con l’ambiente della prostituzione hanno permesso di individuare quattro situazioni di potenziali vittime di tratta d’esseri umani o di sfruttamento della prostituzione. In una di queste situazioni si sono ottenuti gli elementi per avviare un’inchiesta penale nei confronti degli autori. I saloni di massaggio erotico rilevati nel 2017 sono 10. I locali notturni sono 15, dei quali 10 nel Sottoceneri e 5 nel Sopraceneri. In questi esercizi pubblici sono attive circa 100 donne, in maggioranza provenienti dall’est europeo.

È proseguita  l’azione coordinata contro il fenomeno dello sfruttamento della forza lavoro, più comunemente conosciuto come “caporalato”. La Polizia cantonale ticinese ha collaborato attivamente con il Ministero pubblico, i sindacati, le varie commissioni paritetiche, l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro e l’Ufficio sorveglianza mercato del lavoro. I reati emersi da queste inchieste sono l’usura, l’estorsione, la truffa, la falsità in documenti, l’infrazione alla Legge federale sull’assicurazione contro la disoccupazione e l’infrazione alla Legge federale sugli stranieri. Le persone arrestate in questo contesto sono 2, mentre ulteriori 8 sono state denunciate a piede libero. Da rimarcare inoltre che il numero delle vittime di sfruttamento della forza lavoro è quantificabile in almeno 40 persone.

L’attività di contrasto dello sfruttamento dei flussi di migranti da parte del Gruppo Interforze Repressione Passatori (GIRP), che vede al lavoro Polizia cantonale, fedpol e Guardie di confine, ha portato nel 2017 all’arresto di 35 persone denunciate per infrazioni alla Legge Stranieri, in particolare per aiuto all’entrata illegale. Contro circa la metà di queste persone è stata chiesta la conferma d’arresto al Giudice dei Provvedimenti Coercitivi. Per 4 di questi casi, le susseguenti ricostruzioni ed inchieste hanno permesso di denunciare le persone coinvolte anche per il reato di usura.

Infine, al capitolo furti di veicolo (1’029, -12%) occorsi in Ticino, anche nel 2017 la bicicletta è stata l’obiettivo più ricorrente (818 casi) mentre quelli di auto hanno raggiunto quota 40 (55 nel 2016). Da segnalare il sensibile aumento dei furti di ciclomotori con motore elettrico (21,+281%)

 

Furti Biciclette e anziani nel mirino dei malviventi

Furti Biciclette e anziani nel mirino dei malviventi

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 28 marzo 2018 del Corriere del Ticino

È una chiara flessione quella che ha registrato la statistica dei furti in Ticino. In particolare, oltre al calo dei furti con scasso (–29%) già emerso durante il bilancio dell’operato della Polizia cantonale, l’attività della Sezione reati contro il patrimonio ha registrato una riduzione «della totalità dei colpi nelle abitazioni, dove la diminuzione è stata del 32%. Ovvero dai 1.355 nel 2016 ai 926 del 2017», precisa la Polizia. Unica eccezione sono i furti di veicoli, in particolar modo delle biciclette. «Un fenomeno questo che si è accentuato lo scorso anno», rileva la Polizia che evidenzia poi come «visto l’elevato valore delle biciclette sportive ed elettriche, si è di fronte a un vero e proprio fenomeno finalizzato alla rivendita. Sono stati effettuati diversi arresti, in particolare di cittadini italiani che agivano come pendolari del furto entrando in Ticino con il preciso scopo di rubare biciclette elettriche, per poi rivenderle su internet o in Italia presso negozi specializzati». In tal senso, l’inchiesta più importante ha riguardato un negozio del Sopraceneri, svaligiato a fine maggio da quattro lituani, che hanno sottratto merce per circa 100.000 franchi. Detto delle biciclette elettriche, nel corso del 2017 gli agenti sono altresì stati sollecitati nella lotta ai falsi nipoti. Truffatori che, «grazie all’ottimo lavoro di prevenzione svolto negli ultimi anni erano diminuiti. Purtroppo, dopo il periodo di tranquillità, il fenomeno dei falsi nipoti è ricomparso in Ticino, soprattutto nella seconda metà del 2017». In tal senso, le truffe nei confronti degli anziani hanno raggiunto quota 7, per un importo complessivo di 230.000 franchi.

Il futuro delle Polizie comunali

Il futuro delle Polizie comunali

Intervista all’interno dell’edizione di martedì 27 marzo de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10295861

 

Articolo apparso nell’edizione di mercoledì 28 marzo de La Regione

Polizie strutturate, sì dei Poli ai 25 agenti più capo
Sì a un minimo di 25 agenti più il comandante perché una polizia comunale possa definirsi strutturata. La proposta del Dipartimento istituzioni ha ricevuto l’ok ieri, in occasione della riunione della Conferenza consultiva cantonale sulla sicurezza, dei municipali titolari dei dicasteri polizia dei Comuni polo. Si è invece convenuto di soprassedere sulla prospettata riduzione delle regioni di polizia comunale e quindi dei Comuni polo. In base alla legge vigente, i corpi locali strutturati devono essere composti almeno di 5 agenti più un comandante. Il gruppo di lavoro “Polizia ticinese” suggeriva 20 agenti più il comandante. L’Associazione delle polizie comunali, presieduta da Dimitri Bossalini, e il rappresentante dei comandanti delle polizie polo Roberto Torrente proponevano 15 agenti più il comandante, ritenendolo un numero sufficiente per garantire il servizio sulle 24 ore. Il Dipartimento chiedeva come detto 25 agenti più il comandante. Ed è questo lo scenario condiviso dai politici, ovvero dai municipali dei Comuni polo. Alla riunione, coordinata dal direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, hanno preso parte, oltre ai capidicastero, rappresentanti della Polizia cantonale e delle polcomunali. Quanto al numero delle regioni di polizia si è optato per lo statu quo, per il momento. Il gruppo di lavoro prevedeva quattro regioni di polizia, unendo i Comuni polo Chiasso e Mendrisio. L’Associazione delle polcom suggeriva cinque regioni, mantenendo i poli Mendrisio e Chiasso. Si resta per ora a sette (prima della nuova Bellinzona le regioni erano otto, con Giubiasco Comune polo). Sette regioni con altrettanti Comuni polo: Ascona, Locarno, Bellinzona, Biasca, Lugano, Chiasso e Mendrisio. «Il risultato più importante della riunione odierna (di ieri, ndr) è stato l’approvazione da parte dei Comuni polo del nuovo numero minimo di agenti per le polizie comunali strutturate: la presenza di 25 agenti più il comandante garantirebbe un vero servizio efficace sull’arco delle ventiquattro ore nel comprensorio della polizia strutturata», afferma Norman Gobbi. Scatterà ora la consultazione presso gli enti locali in vista di un’eventuale modifica di legge da sottoporre al Gran Consiglio.

 

Articolo apparso nell’edizione di mercoledì 28 marzo 2018 del Corriere del Ticino

Sicurezza Sulle polizie comunali la riduzione resta ferma ai box
La riorganizzazione della polizia è stata al centro della 15.esima Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, tenutasi ieri a Bellinzona e alla quale hanno partecipato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, i municipali dei Comuni-Polo in materia di polizia e i rappresentanti delle forze dell’ordine cantonale e comunali. In particolare, per il momento sarebbe sospesa «la riorganizzazione territoriale delle regioni di polizia comunale – precisano le Istituzioni in una nota – in modo che le importanti innovazioni contenute nel progetto di ‘’Polizia ticinese’’ possano trovare un’ampia quanto rapida condivisione». L’idea di ridurre i poli delle polizie comunali da 7 a 5 resta dunque per il momento ai box. Al contrario, i presenti si sono detti concordi «sulle proposte formulate dal gruppo di lavoro e dal Dipartimento, concernenti compiti e competenze, rispettivamente l’effettivo minimo per i corpi di polizia comunale». Effettivo minimo che è stato fissato a 25 agenti più il comandante. Durante l’incontro si è poi accennato all’applicazione della nuova legge cantonale sulla prostituzione – avallata dal Gran Consiglio a fine gennaio – e che entrerà in vigore il prossimo 1. gennaio 2019. In merito, Gobbi ha spiegato quali saranno i principali cambiamenti, a livello operativo, per la polizia cantonale e le comunali. Infine, il consigliere di Stato ha informato i presenti sull’intenzione di elaborare una «strategia cantonale dedicata al fenomeno dell’accattonaggio».

Riunione della conferenza consultiva cantonale sulla sicurezza

Riunione della conferenza consultiva cantonale sulla sicurezza

L’evoluzione del progetto «Polizia ticinese», la riduzione del numero di Regioni di polizia, la revisione della Legge sull’esercizio della prostituzione – le sue conseguenze per i Comuni – e la definizione di una strategia cantonale sulla questione dell’accattonaggio; questi i temi principali trattati oggi a Bellinzona, durante la 15. riunione della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza.

La 15. seduta della Conferenza consultiva cantonale ha visto riunirsi, questa mattina a Bellinzona, i principali attori istituzionali incaricati di garantire la sicurezza sul territorio ticinese. Alla riunione, coordinata dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, hanno partecipato i municipali dei Comuni-Polo in materia di polizia e rappresentanti delle forze dell’ordine, cantonale e comunali.
Il centro della discussione è stato occupato dall’attuazione della Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie, entrata pienamente in vigore dal 1. settembre 2015 nelle otto Regioni istituite sul territorio cantonale. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha presentato le proposte scaturite dal rapporto redatto dal gruppo di lavoro per la definizione della futura «Polizia ticinese». La proficua discussione avuta tra Direttore del Dipartimento e Capi dicastero delle polizie polo ha permesso di convenire sulle proposte formulate dal gruppo di lavoro e dal Dipartimento, concernenti compiti e competenze, rispettivamente effettivo minimo per i corpi di polizia comunale strutturata fissato a 25 più il comandante. L’importanza degli equilibri politici – questione spesso molto delicata nel nostro Cantone – ha portato invece i presenti a voler escludere la discussione sulla riorganizzazione territoriale delle regioni di polizia comunale, in modo che le importanti innovazioni contenute nel progetto di «Polizia ticinese» possano trovare un’ampia quanto rapida condivisione, garantendo in futuro una maggiore capacità operativa sulle 24 ore nei territori interessati e concentrandosi sui fattori che determinano la prontezza e l’efficacia operativa delle nostre forze di polizia.
Si è poi accennato a un altro tema rilevante per i Comuni: l’applicazione della nuova Legge cantonale sulla prostituzione, destinata a entrare in vigore il 1 gennaio 2019. Il Consigliere di Stato ha spiegato quali saranno i principali cambiamenti, a livello operativo, per la polizia cantonale e le comunali.
I presenti sono stati infine orientati sull’intenzione del Dipartimento delle istituzioni di definire – in base alla Legge sull’ordine pubblico – una strategia cantonale dedicata al fenomeno dell’accattonaggio, che tocca sempre più aree del nostro territorio. Nelle prossime settimana i Comuni Polo riceveranno una serie di linee guida su come comportarsi.
La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi nel mese di ottobre.

“Le aggregazioni: successo e rammarico”

“Le aggregazioni: successo e rammarico”

Intervista apparsa nell’edizione di martedì 27 marzo 2018 del Corriere del Ticino

Elio Genazzi si appresta a lasciare la guida della Sezione degli enti locali per passare al beneficio della pensione. Lo abbiamo incontrato per un bilancio della sua attività dal 2006. Genazzi parla a ruota libera dei Comuni, delle aggregazioni, di Ticino 2020, ma anche dei suoi due direttori: prima Luigi Pedrazzini, poi Norman Gobbi.

Il 1. aprile (e non è uno scherzo) passerà al beneficio della pensione. È pronto per il passaggio delle consegne?
“Il tempo trascorre inesorabile e anche per me, senza quasi nemmeno accorgermene, è giunto il momento di staccare. Con la pubblicazione del concorso per il mio successore si è aperta una fase di transizione, una scintilla che mi ha permesso di riflettere davvero sul mio nuovo futuro. Se la salute me lo concederà, vorrei tornare a fare qualcosa, questa volta da gregario, per la mia valle – la Vallemaggia – cui devo molto. Ma sarà anche il tempo di godermi qualche momento in più con la mia famiglia e, soprattutto, con i miei nipotini”.

Aveva assunto la guida della Sezione degli enti locali nel 2006. Quanto è cambiato il Comune ticinese in genere da allora?
“Il Comune ticinese è cambiato molto e le trasformazioni sono tuttora in corso. L’evoluzione è stata favorita dalla politica, ma è altresì conseguenza dei mutamenti sociali, economici e anche infrastrutturali. Le aggregazioni comunali hanno segnato la via e preparato il Cantone alle nuove sfide: AlpTransit, LAC, Palacinema fino al rilancio delle periferie. L’organizzazione comunale, rimasta praticamente immutata sin dall’Ottocento, ha vissuto un vero mutamento, necessario per adattarsi alle nuove esigenze della popolazione ticinese. Per alcuni – pochi a dire il vero – è stato uno sgarbo al passato. Ma a loro rispondo che si è trattato di un atto di responsabilità per il Ticino delle future generazioni”.

Lei arrivava dal privato, titolare di uno studio di ingegneria. Come mai l’idea di lanciarsi in quel nuovo compito?
“Una scelta sino a quel momento inimmaginabile, ma non casuale. Accanto all’attività d’ingegnere svolta per 27 anni, fonte d’importanti sacrifici ma anche di altrettante soddisfazioni, ho sempre coltivato la passione per la cosa pubblica. Grazie alle nozioni di civica apprese sui banchi della Scuola maggiore (tempi in cui la materia non appariva ancora un tabù), ho subito scoperto dentro di me un forte senso civico. Dopo essere stato attivo in alcune associazioni di valle, l’entrata nel Municipio di Maggia (nel 1988) e gli otto anni da sindaco hanno rappresentato la mia prima vera palestra istituzionale, cui ne sono seguite altre. L’esperienza maturata e il desiderio di vivere una nuova avventura mi hanno condotto alla scelta di cui non mi sono mai pentito”.

All’epoca era anche parlamentare. Fu difficile lasciare?
“Nel 1992, con grande onore, assunsi la carica di granconsigliere. Un’esperienza impegnativa ma gratificante, che mi ha permesso di conoscere e ispirarmi a personalità illustri. Lasciare il Parlamento dopo 15 anni – la mia esperienza si sarebbe comunque conclusa l’anno successivo – non mi è pesato. Il compito che andavo ad assumere mi ha permesso – e così è stato – di mantenere uno stretto contatto con l’attività parlamentare. Una nuova veste più affine alla mia stessa indole, volta a preferire ai giochi politici, gli interessi del cittadino”.

Si dice che chi è stato in politica e poi la osserva dall’esterno abbia la visione più chiara e nitida di quanto accade. Cos’è cambiato in questi 12 anni?
“La politica rispecchia umori ed esigenze di una società che, malgrado la salute dell’economia e una protezione sociale solida, è divenuta più fragile e complessa rispetto al passato: un contesto che si ripercuote inevitabilmente sulla strategia dei partiti. Ai tempi le trasversalità erano piuttosto limitate agli interessi dei Comuni, difesi dal cosiddetto “Partito dei sindaci”, o delle periferie che riuscivano immancabilmente a raccogliere il sostegno del resto dell’emiciclo. Oggi la trasversalità abbraccia temi sociali, economici e ambientali, spingendo i partiti a sacrificare la propria identità sull’altare del successo elettorale. Tuttavia ciò non ha avvicinato le parti alla ricerca di soluzioni convergenti e risolutorie, poiché la politica “urlata” – che corre sul web e sconfina in Parlamento – si contrappone alla progettualità e alla mediazione, che hanno sin qui consentito di raggiungere grandi traguardi”.

Veniamo al processo delle aggregazioni. Qual è stato il progetto che ha creato maggiori attriti e tensioni?
“In ogni progetto aggregativo si celano delle insidie. La chiave sta nello spiegare alla gente, cosa non sempre evidente, che gli aspetti positivi della scelta prevalgono su quelli negativi. Vero, il Comune è il livello istituzionale più prossimo al cittadino ed è inevitabile che gli aspetti affettivi ed emozionali vengano a galla, anche scaltramente. Ma se ci si convince dei vantaggi concreti, si accantonano gli attriti e le tensioni. In certi casi non ci siamo purtroppo riusciti, ma a prevalere è comunque stato – com’è giusto che sia – il processo democratico. Su tutti il rammarico maggiore è stato di non essere riusciti a convincere il Locarnese sulla necessità di una sua riorganizzazione”.

E quale quello al quale oggi guarda con orgoglio come esempio d’esercizio ben riuscito?
“Per dimensione, ma soprattutto considerando le reticenze iniziali, penso alla nascita della nuova Bellinzona. Una realtà ancora in fase di assestamento, che richiederà importanti sforzi agli attuali amministratori, ma che il tempo consacrerà come una scelta vincente anche per il Cantone. Guardo però con altrettanto orgoglio quelle realtà di periferia che, grazie alla lungimiranza dei propri Cittadini, per prime hanno creduto nelle aggregazioni, indicando la via al resto del Cantone”.

Qual è il progetto che lascia in eredità al suo successore e al quale tiene in maniera particolare?
“Malgrado le criticità emerse recentemente, il cantiere più importante permane senza dubbio quello della riforma Ticino 2020. Un progetto il cui beneficiario, è bene ricordarlo, non è né il Cantone né i Comuni, bensì il cittadino. Sono sicuro che sia Governo sia rappresentanti dei Comuni, dopo aver registrato in passato troppi fallimenti su tale fronte, sappiano riportare il progetto sui giusti binari. C’è stato un lungo lavoro preparatorio per costruire un progetto solido e un clima positivo fra gli attori in gioco. È perciò indispensabile trovare delle soluzioni moderne, che aiutino i Comuni a riacquistare una vera autonomia e il Cantone a bloccare la centralizzazione dei compiti onde mantenere sani i principi fondanti del federalismo, fiore all’occhiello della nostra organizzazione istituzionale”.

Lei ha pure vissuto un cambio della direzione del Dipartimento delle istituzioni. Dal PPD (come lei) Luigi Pedrazzini al leghista Norman Gobbi. Quale il principale cambiamento?
“Sono due personalità assai diverse, che tuttavia hanno sempre mostrato una particolare sensibilità per le zone periferiche. Le Valli, infatti, non possono divenire dei musei a cielo aperto: occorre farle vivere. Ho potuto osservare, con soddisfazione, come le politiche dipartimentali abbiano sempre tenuto conto delle esigenze dei territori più discosti, pur nel rispetto dell’interesse dell’intero Cantone. Forse l’ex consigliere di Stato era più incline alla concertazione, mentre l’attuale possiede una trazione decisionale che ricalca maggiormente la volontà dipartimentale. Ad ogni modo, sono riconoscente a entrambi per questi anni di lavoro di squadra e per la fiducia che non ho mai sentito mancare”.

Si dice che Gobbi sia un direttore molto presente ed esigente con i suoi collaboratori. A volte magari anche un po’ invadente?
“Come detto, è un consigliere di Stato che ha una propria impronta politica e che dalla sua elezione ha saputo orientare in tal senso i suoi collaboratori. Non la concepirei come un’invasione, anche perché a essere eletto – e a godere del sostegno così come delle aspettative dei cittadini – è il direttore di Dipartimento e non i funzionari”.

Dire Sezione degli enti locali significa anche parlare di problemi e attriti con i Comuni e alcuni amministratori. Qual è stata la situazione che ha creato grosse difficoltà?
“Ci sono stati Comuni che hanno manifestato evidenti difficoltà, sia sul piano amministrativo sia politico. Occorreva recuperare ritardi che azzoppavano la macchina comunale e scalfivano seriamente la sua efficienza, a scapito anche dei servizi offerti. Dopodiché ci sono state situazioni su cui si sono accesi insistenti riflettori mediatici su singole persone, che hanno recato pregiudizio all’immagine del Comune e di riflesso alla credibilità delle istituzioni. Episodi difficili che per fortuna sono stati risolti, grazie all’intervento del Cantone ma anche alla propositività e all’etica pubblica che, per fortuna, ancora caratterizza la stragrande maggioranza degli amministratori locali”.

C’è chi negli anni avrebbe voluto dalla vostra sezione anche interventi più decisi e profilati nei confronti di chi aveva compiuto scivoloni. Condivide la critica?
“È una critica comprensibile, anche perché oggi piace lanciare i famosi “segnali”. Talvolta gli interventi potevano mostrarsi più autoritari, ma abbiamo sempre preferito risolvere i problemi alla radice, intervenendo appena possibile e, soprattutto, cercando ripristinare prima possibile la corretta funzionalità degli enti locali. Ben consapevoli della centralità dell’interesse collettivo, il cui primo custode è, e rimarrà, il Comune”.

Furti ancora in picchiata nel 2017 in Ticino

Furti ancora in picchiata nel 2017 in Ticino

Furti in picchiata anche nel 2017 in Ticino. Infatti i furti (esclusi quelli di veicoli) sono diminuiti per il quinto anno consecutivo (3’626, -17%). La riduzione è stata ancora più importante sul fronte dei furti con scasso (-29%) che, con poche eccezioni, ha interessato l’intero territorio cantonale. Nello specifico fronte dei furti con scasso nelle abitazioni la diminuzione è stata del 36%, poiché sono passati dai 941 del 2016 ai 598 del 2017 (dal 2013 al 2017 la diminuzione è del 68%). Per quanto riguarda la totalità dei furti nelle abitazioni (compresi quelli senza scasso) la diminuzione è stata del 32%, dai 1’355 del 2016 ai 926 del 2017. Il 35% dei furti con scasso nelle abitazioni sono tuttavia solo tentati; la percentuale si attestava al 25% nel 2016.

L’attività della Sezione Reati contro il patrimonio (RCP) della Polizia cantonale si è concentrata nel contrastare autori di furti con scasso in abitazioni provenienti dall’estero, in particolare bande di nomadi, strutturate in clan famigliari, giunte da Italia e Francia. Le inchieste hanno permesso l’arresto/identificazione di oltre 35 autori, i quali hanno commesso più di 100 furti con refurtiva e danneggiamenti per oltre 540’000 franchi. Si evidenzia un mutamento di strategia: dall’agire come pendolari giornalieri del furto, gli autori sono passati a una presenza più marcata sul territorio. Si è infatti stabilito che i malviventi
soggiornavano in case di vacanza o da residenti per diversi giorni consecutivi, alfine di commettere furti in serie. In questo modo evitavano il passaggio quotidiano del confine, riducendo gli spostamenti al minimo, così come il rischio di controlli. Un’importante inchiesta ha visto quale protagonista una banda specializzata in furti presso delle ditte in Svizzera.
Banda composta da cittadini moldavi, cinque dei quali arrestati in Ticino e un ulteriore dozzina identificati e in parte arrestati in altri cantoni. L’attività d’indagine a livello svizzero ha permesso la loro cattura in Italia con successiva estradizione in Svizzera. Presso le aziende arrivavano a bordo di veicoli rubati, che poi abbandonavano di volta in volta. Solo in Ticino la banda ha commesso 28 furti con scasso, colpendo prevalentemente nel Mendrisiotto e nel Luganese, con refurtiva e danneggiamenti per oltre 400’000 franchi. Un fenomeno che si è accentuato nel 2017 è stato quello dei furti di biciclette in negozi, luoghi pubblici e stabili privati. Numericamente non sono aumentati di molto, ma è mutata la tipologia di biciclette sottratte: in passato si trattava soprattutto di furti d’uso mentre ora, visto l’elevato valore delle biciclette sportive ed elettriche, si è di fronte a un vero e proprio fenomeno finalizzato alla rivendita. Sono stati effettuati diversi arresti, in particolare di cittadini italiani, che agivano come pendolari del furto entrando in Ticino con il preciso scopo di rubare biciclette di elevato valore, per poi rivenderle su internet o in Italia presso negozi specializzati. L’inchiesta più importante ha riguardato il furto con scasso commesso in un negozio di biciclette del Sopraceneri. Furto avvenuto a fine maggio 2017 da parte di quattro cittadini lituani, che hanno sottratto biciclette per circa 100’000 franchi. L’indagine ha permesso di identificare il veicolo che trasportava la merce rubata e con l’aiuto della polizia tedesca di procedere al suo fermo e all’arresto del conducente, ossia uno degli autori del furto. Successivamente quest’ultimo è stato estradato in Svizzera e perseguito penalmente. Sono stati pure identificati gli altri correi, su di loro pendono dei mandati di arresto. Lo scorso anno in Svizzera si è assistito ad una serie di furti con scasso in furgoni postali con refurtiva pacchi contenenti gioielli destinati a oreficerie e orologerie per oltre un milione di franchi. Un furto di questo genere è avvenuto anche in Ticino, in dicembre a Lugano. Grazie ad un complesso lavoro di indagine si è potuto risalire all’autore e procedere al suo arresto prima della fine dell’anno. Anche nel 2017 non sono mancate inchieste relative ai borseggiatori, in gran parte provenienti dalla Bulgaria, che hanno dimostrato elevate professionalizzazione e mobilità, riuscendo a colpire a più riprese nello stesso giorno e in diversi Cantoni. Sono state identificate ed arrestate diverse coppie di cittadine bulgare che in poco tempo hanno agito in Ticino.

In ambito di opere d’arte si contano 5 inchieste. Fra queste spicca in particolare una domanda di assistenza internazionale proveniente dall’Italia e relativa alla messa all’asta in Austria di una scultura, oggetto di furto in passato, simile ad una ricercata in Ticino. È stato inoltre dato supporto alle autorità italiane per l’assunzione di informazioni in relazione al furto di un importante dipinto avvenuto in Italia oltre 40 anni fa. Sono invece stati una quindicina i furti in cui, fra la refurtiva, sono state annunciate anche delle opere d’arte.

Al capitolo falsi nipoti, l’ottimo lavoro di prevenzione svolto negli ultimi anni aveva permesso
di ridurre drasticamente il fenomeno. Purtroppo, dopo il periodo di tranquillità, è ricomparso in Ticino, soprattutto nella seconda metà del 2017. Le truffe riuscite hanno raggiunto quota 7, per un importo complessivo di 230’000 franchi. L’attività di prevenzione svolta ha permesso che oltre 100 casi non andassero a buon fine. Si segnala la modifica del primo approccio
telefonico: se infatti una volta il criminale si presentava come “nipote” ora si presenta sotto varie vesti. Si va dall’amico di vecchia data, al vicino in difficoltà, al conoscente o a qualsiasi altro nome che viene fornito dalla vittima nelle prime fasi della telefonata in risposta a domande trabocchetto poste dai malfattori. Le indagini hanno portato all’arresto di due autori, cittadini polacchi, che sono stati condannati rispettivamente a 21 e 18 mesi di carcere (sospesi) quali responsabili di un caso di truffa (consumato) e di alcuni tentativi. Per quanto riguarda i rip-deal, commessi nella quasi totalità dei casi da nomadi, il Ticino è terra particolarmente fertile poiché molte vittime confederate non si fidano a recarsi all’estero e al contempo per gli autori è comodo effettuare la truffa a poca distanza dalla frontiera. Nel corso del 2017 sono state aperte 9 inchieste per una refurtiva di 540’000 franchi e si è proceduto all’arresto di 7 autori sia in Svizzera sia all’estero. Si evidenzia che l’attività investigativa svolta ha sventato due tentativi in Ticino per circa 200’000 franchi, permettendo di chiarirne oltre 20 in tutta la Svizzera. Lo scorso anno è stata segnalata una nuova modalità di skimming, che vede gli autori inserire un lettore di dati all’interno della fessura d’immissione delle carte nei bancomat che, senza ostacolare il normale funzionamento dell’apparecchio, legge i dati contenuti sulla banda magnetica delle carte dei clienti. In quest’ambito un’inchiesta ha permesso di identificare quali autori due cittadini bulgari. Due connazionali sono invece stati arrestati in maggio per uno skimming presso una banca del Vedeggio. Il loro arresto ha permesso di recuperare del materiale per la trasmissione a distanza dei dati sottratti, nonché di accertare la loro appartenenza a una grossa organizzazione dedita a questo genere di reato.

 

Non siamo un Paese per ladri

Non siamo un Paese per ladri

Articolo apparso nell’edizione di martedì 27 marzo 2018 del Corriere del Ticino

I dati sulla criminalità nel 2017 confermano la tendenza al ribasso dei reati.
Meno rapine in Ticino ma non nel Mendrisiotto – Occhio ai raggiri online

Il Ticino non è un paese per ladri e malviventi. È quanto emerge dal bilancio 2017 della Polizia cantonale che fotografa un’annata positiva per le autorità: sul nostro territorio, i furti con scasso sono calati del 29% mentre le rapine registrano una flessione dell’11%. Unica eccezione il Mendrisiotto, dove i colpi alle stazioni di servizio hanno segnato tutt’altra tendenza: nella regione, le rapine raggiungono addirittura un +87%. Per cercare di contrastare il crimine a cavallo della frontiera l’anno scorso, su slancio di una mozione della consigliera nazionale leghista Roberta Pantani, il Cantone è sceso in campo e, da marzo a settembre, ha testato la chiusura notturna dei valichi secondari di Ponte Cremenaga, Pedrinate e Novazzano-Marcetto. Una misura questa valutata positivamente dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi che, sollecitato sul tema, non ha mancato di lanciare una frecciata a Berna.

«Dico sempre che il Ticino è la porta Sud della Svizzera e se questa è ben presidiata anche il resto del Paese può stare tranquillo», ha affermato Norman Gobbi per poi aggiungere: «La chiusura dei valichi secondari ha caratterizzato il 2017. Ora, a sei mesi dalla fine della fase test, di rapporti da Berna non ne ho ancora visti». E in attesa che dalla Confederazione arrivi un via libera per rendere definitivo il provvedimento, ieri a Bellinzona l’attenzione si è focalizzata sugli interventi che hanno caratterizzato il 2017 degli agenti. Un anno questo «impegnativo», ha precisato il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi che ha poi rimarcato come «in media, abbiamo ricevuto una chiamata ogni due minuti, pari a un totale di 287.362 telefonate. Registrando un incremento del 12% rispetto al 2016». In merito, Cocchi ha ricordato come da qualche giorno sia attiva la nuova Centrale comune di allarme ticinese che riunisce sotto uno stesso tetto Polizia cantonale e guardie di confine, permettendo «un miglior coordinamento delle pattuglie impegnate al fronte per il controllo del territorio».

I distretti nel mirino
Pattugliamento del territorio che, cifre alla mano, ha dato i suoi frutti: in media in Ticino sono diminuiti sia i furti con scasso (1.557 i casi registrati, pari a -29% rispetto al 2016), sia le rapine (49 per un calo dell’11%). Ma con qualche eccezione. «Per quanto concerne i furti nelle abitazioni – ha spiegato Paolo Bernasconi, collaboratore scientifico della Polizia cantonale – il distretto più colpito è stato il Locarnese. Se nelle altre regioni del cantone si registra un calo dei colpi, qui la tendenza segna un +17%. Un incremento che è stato influenzato soprattutto dai furti registrati verso la fine dell’anno». E se la regione sopracenerina si è aggiudicata un ben poco lieto primo posto per quanto concerne i furti con scasso, in termini di rapine il distretto più colpito è stato il Mendrisiotto. Qui, rispetto al 2016, si è registrato un aumento dell’87%. “Il problema principale rimane legato alle stazioni di servizio – ha aggiunto Bernasconi – ma bisogna considerare il quadro nel suo insieme: se è vero che sono aumentate le rapine, da un punto di vista di furti con scasso il Mendrisiotto si rivela essere la regione più sicura”. Note negative che per il direttore delle Istituzioni non influenzano il bilancio complessivo: “La zona di comfort ottenuta in Ticino a livello di sicurezza non è un risultato scontato – ha dichiarato Gobbi – al contrario, è il frutto di scelte politiche e strategiche ben precise oltre che ad un’accresciuta collaborazione con le autorità federali e italiane. Una collaborazione che, solo per citare qualche esempio, ha portato al fermo delle Pink Panthers e di una banda pronta a colpire a Chiasso. Sono queste le collaborazioni che contano, non i grandi protocolli”.

La canapa che tira
Ma non è solo la lotta a ladri e rapinatori che ha caratterizzato il 2017 della polizia. Se i reati al Codice penale e contro la Legge sugli stranieri registrano rispettivamente un –17% (da 16.856 a14.072 casi) e un –14% (da 1.197 a 1.027 unità), spiccano invece le infrazioni alla Legge sugli stupefacenti che si attestano a quota 3.768. Ovvero il 25% in più rispetto al 2016 quando nelle maglie della giustizia erano finiti in 3.014. Un’impennata che Bernasconi ha ricondotto « al consumo e al possesso della canapa». Settore, questo, che non ha mancato di far discutere nel 2017: dopo che sugli scaffali di alcuni supermercati erano apparsi pacchetti di sigarette alla cannabis (poi ritirati perché in contrasto con le norme cantonali), ad ottobre il Consiglio di Stato aveva presentato una serie di modifiche al regolamento sulla coltivazione e la vendita di canapa light. Ritocchi volti a mantenere alta la vigilanza e che, appunto, facilitano il lavoro di ispezione.

Manodopera straniera alla lente
Detto della canapa, ad emergere è poi la voce controlli della manodopera estera. «Nel corso dell’anno sono state effettuate 852 verifiche dei lavoratori stranieri, pari a 16 ispezioni alla settimana», ha evidenziato Cocchi per poi aggiungere come «delle 3.191 persone controllate, 136 sono risultate non in regola e 35 datori di lavoro sono stati denunciati». Dati in aumento rispetto al 2016 e che il comandante della Polizia cantonale riporta ad un «incremento generale dei controlli. Nel 2017 abbiamo registrato una flessione degli interventi per furti che, di conseguenza, ha permesso ai nostri agenti di pattugliare meglio il territorio». Una presenza più marcata sul territorio che si è tradotta altresì «nella verifica di 81.985 nominativi, il 37% in più rispetto al 2016. Un lavoro questo sempre più importante considerando che in alcuni periodi dell’anno, nel nostro cantone, si raggiunge tranquillamente il mezzo milione di persone tra residenti, lavoratori frontalieri e turisti».

Dalle mura di casa allo stadio
Dello stesso parere il consigliere di Stato che ha lodato il lavoro della polizia sottolineando come «i nostri agenti sono sempre più chiamati ad assumere diversi ruoli: non si tratta semplicemente di una lotta tra guardie e ladri». In tal senso, lanciando uno sguardo alle prossime sfide il comandante della Polizia cantonale si è detto particolarmente preoccupato «dall’aumento della violenza, soprattutto domestica, che nel 2017 ha conosciuto un sensibile aumento». Stando alle statistiche, l’anno scorso gli interventi legati alla violenza tra le mura di casa sono aumentati del 30% per un totale di 1.080 segnalazioni. «È un fenomeno nuovo che vede per il 75% dei casi liti tra i coniugi – ha precisato Cocchi – in generale però è quest’ondata di violenza gratuita che bisogna reprimere: dalle liti nei locali notturni agli scontri a margine degli eventi sportivi i casi non sono mancati nel 2017. Ma non può occuparsene solo la polizia». Nel 2017, sono infatti 2.901 gli agenti che sono stati impiegati per mantenere l’ordine pubblico durante i 63 eventi sportivi (25 per il calcio e 38 per l’hockey). Una mobilitazione che, in soldoni, è costata 3,3 milioni di franchi.

«Non si dorme sugli allori»
Infine, se da un lato è stata espressa soddisfazione per i risultati raggiunti nella lotta al crimine, dall’altro Gobbi è stato chiaro: «Questi successi non devono però farci dormire sugli allori. In tal senso sono convinto che con il progetto di riorganizzazione della polizia (ndr. presentato a fine febbraio) vi sia una grande possibilità per il Ticino: non solo potremo ottimizzare le risorse di polizia impiegate sul territorio, ma avremo anche un miglior coordinamento delle forze dell’ordine». Un riassetto che però, come ha riconosciuto lo stesso Gobbi, «non ha mancato e non mancherà di far discutere» già a partire da oggi quando è prevista una riunione straordinaria della Conferenza cantonale sulla sicurezza. «Le modifiche proposte aiutano a colmare un vuoto legale, soprattutto per quanto concerne la custodia preventiva – gli ha fatto eco Cocchi – oggi infatti, se un minore scappa da Basilea e viene intercettato in Ticino non possiamo trattenerlo perché la legge non lo prevede. E vorrei ricordare che la custodia di polizia non significa mettere in prigione». E per una nuova legge che è in attesa di passare l’esame del Parlamento ce n’è un’altra – quella sulla segnalazione dei radar mobili – che ha già compiuto il suo percorso. «Sull’applicazione c’è sempre chi ha da ridire e chi non è soddisfatto – ha commentato Gobbi – verso la metà dell’anno faremo un bilancio di quanto fatto e vedremo come proseguire». Infine, a maggio partirà anche il progetto «Via libera», che prevede interventi più celeri, soprattutto in caso di incidenti in autostrada. «Non risolverà il problema del traffico – ha concluso Cocchi – ma consentirà di agire con maggior prontezza per evitare una paralisi sulle strade».

È un Ticino più sicuro

È un Ticino più sicuro

Articolo apparso nell’edizione di martedì 27 marzo de La Regione

I dati 2017 della Polizia cantonale: diminuiscono gli illeciti. “Un periodo abbastanza tranquillo”
In Ticino violazioni del Codice penale calate del 17 per cento. Furti con scasso ancora in regressione.
“Stiamo vivendo un periodo abbastanza tranquillo”, osserva il comandante Matteo Cocchi. La prudenza è d’obbligo quando si parla di sicurezza: del resto l’evoluzione di alcuni fenomeni delinquenziali non è prevedibile o è difficilmente prevedibile. Per cui si giustifica l’uso dell’avverbio abbastanza. Tuttavia i dati inerenti all’attività svolta nel 2017 dalla Polizia cantonale, presentati ieri ai media, sono alquanto positivi e in prospettiva incoraggianti. In Ticino la commissione dei reati sanzionati dal Codice penale e constatati dalle forze dell’ordine, in particolare quelli che destano allarme sociale, è stata caratterizzata da una significativa flessione: il «17 per cento» in meno rispetto al 2016, evidenzia Paolo Bernasconi, del Servizio finanze, statistica e controlling della Cantonale. Reati contro la vita e l’integrità della persona: meno 8 per cento. Contro il patrimonio: meno 18. Contro l’integrità sessuale: meno 15. In calo anche gli illeciti rilevati dalla Polizia contro l’onore e la sfera personale: meno 11 per cento. Sono diminuite pure le violazioni della Legge federale sugli stranieri constatate: meno 14 per cento. Cambia il discorso per quel che riguarda un’altra normativa federale: quella sugli stupefacenti. Le infrazioni finite sotto la lente degli investigatori hanno registrato un 25 per cento in più per rapporto all’anno precedente. L’incremento, spiega Bernasconi, è da ricondurre soprattutto «a più controlli delle forze dell’ordine sul territorio che hanno portato alla scoperta di un maggior numero di casi di consumo e possesso di canapa». Tornando ai reati contraddistinti dal segno meno e in special mondo a quelli contro il patrimonio, c’è stata un’ulteriore regressione dei furti con scasso. Del 29 per cento (nel 2016 erano scesi del 14 per cento rispetto all’anno prima). Il calo è avvenuto in quasi tutte le regioni. Unica eccezione il Locarnese dove «sul finire dell’anno» vi è stato un aumento del numero di ‘colpi’: in questa regione il 2017 si è chiuso così con un più 17 per cento. A livello cantonale la diminuzione dei furti con scasso nelle abitazioni è stata del «36 per cento». Degno di nota è il dato concernente il Mendrisiotto, per anni terra di ‘razzie’ considerata anche la sua vicinanza con il confine: 46 per cento di furti con scasso in meno. Oggi il Mendrisiotto «è il settore… più sicuro», rileva Bernasconi alludendo ai ‘colpi’ nelle case. Conforta anche la percentuale alla voce rapine («nella quale rientrano pure i furti con violenza»): in generale meno 11 per cento. In generale, appunto. Perché nel Mendrisiotto la musica è purtroppo ancora un’altra: più 87 per cento, con i distributori di benzina con chiosco annesso fra i principali bersagli dei malviventi. La statistica 2017 della Polizia cantonale sulla criminalità nel suo complesso è comunque eloquente: domina il segno meno. Merito anche delle riorganizzazioni che negli ultimi anni hanno interessato il corpo della Polizia cantonale, fra cui la ‘regionalizzazione’ della Gendarmeria. Riforme interne che hanno reso possibile, ha ricordato il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, un «maggior presidio» del territorio. Merito anche di un’accresciuta collaborazione, ha osservato a sua volta Cocchi, fra la Cantonale e «gli altri enti di primo intervento». Fra Polcantonale, Guardie di confine e polizie comunali.

Costi mantenimento ordine: 3,3 milioni. Interventi violenza domestica: più 30%
Sono ancora lievitati i costi legati alle operazioni per il mantenimento dell’ordine in occasione di partite di hockey e calcio. Lo scorso anno il prezzo si è aggirato intorno ai 3,3 milioni. Oltre tre milioni di franchi, contro i 2,5 dell’anno precedente e il milione e mezzo del 2015. Nel 2017 gli impieghi, indica la Polizia cantonale, sono stati 63, di cui 25 per incontri di calcio e 38 per quelli di hockey. Gli agenti che hanno partecipato ai dispositivi sono stati in totale 2’901. L’anno scorso in Ticino sono aumentati anche gli interventi della polizia per violenza domestica (non tutti hanno avuto conseguenze sul piano penale). Sono stati 1’080. Ovvero «il 30 per cento» in più rispetto al 2016. Nel «75 per cento» dei casi, fa sapere la Cantonale, si trattava di violenza fra coniugi o ex coniugi. Un fenomeno, quello della violenza fra le mura di casa, cui si è accennato nella conferenza stampa di ieri durante la quale sono stati illustrati i dati salienti dell’attività 2017 della Polcantonale. Un 2017 contraddistinto fra l’altro da un minor numero di interventi per la constatazione di incidenti (3’880: meno 2,8 per cento), per la constatazione di furti (1’654: meno 41) e per arresti (928: giù del 4,6 per cento). Meno sollecitata dalle urgenze, la Polizia cantonale «ha potuto così dedicarsi maggiormente a uno dei suoi compiti principali: la prevenzione», spiega il comandante Matteo Cocchi. E prevenzione significa pure controlli. Per quanto riguarda la manodopera estera, lo scorso anno sono stati eseguiti in totale 852 controlli, pari a un aumento del 32 per cento. È stata verificata la posizione di 3’191 persone: il 16 per cento in più di quelle controllate nel 2016. Le persone non in regola «sono risultate 136 e 35 sono stati i datori di lavoro denunciati». Un altro impegnativo compito per la Cantonale è la gestione del traffico. In certi periodi dell’anno, ha sottolineato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, «possono essere presenti sul territorio ticinese fino a mezzo milione di persone». Cocchi: «Sulla A2, fra Chiasso e il Dosso di Taverne, ci saranno sempre due pattuglie, fra le 6 e le 9 in direzione nord e dalle 16 alle 19 in direzione sud, per garantire interventi celeri in caso di necessità».