Il governo rinuncia all’Infocentro, i Comuni delle Tre Valli a bocca asciutta

Il governo rinuncia all’Infocentro, i Comuni delle Tre Valli a bocca asciutta

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 30 agosto 2018 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10824671


Articolo apparso nell’edizione di venerdì 31 agosto 2018 de La Regione

Niente da fare per i Comuni delle Tre Valli intenzionati a inserire nell’Infocentro di Pollegio servizi regionali come l’aiuto e le cure a domicilio. Il Consiglio di Stato ha infatti comunicato al locale Municipio, che ha funto da capofila, la decisione di aver rinunciato all’acquisizione dello stabile di proprietà di AlpTransit. Acquisizione cui sarebbe seguita la cessione ai Comuni. Perciò lo stabile, secondo l’impostazione di vent’anni fa quando si stava approntando il cantiere ferroviario del secolo, è destinato ad essere demolito affinché il terreno torni nelle condizioni originali. Area che il governo ha interesse che venga ceduta all’Esercito, in cambio di quello alla Saleggina di Bellinzona dove l’Eoc vuole realizzare il nuovo ospedale San Giovanni. Il consigliere di Stato Norman Gobbi ai microfoni della Rsi ha spiegato che le condizioni pianificatorie e giuridiche e la tempistica imposta sono tali da considerare troppo elevato il rischio di dover poi demolire lo stabile a spese del Cantone anziché cederlo ai Comuni. Deluso il sindaco di Pollegio.

Apprendisti dell’Amministrazione cantonale: cerimonia di chiusura del ciclo di formazione

Apprendisti dell’Amministrazione cantonale: cerimonia di chiusura del ciclo di formazione

Comunicato stampa

Palazzo delle Orsoline ha ospitato ieri la cerimonia di consegna dei diplomi di apprendistato a 34 giovani che hanno terminato con successo il loro ciclo di formazione in seno all’Amministrazione cantonale.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, a nome del Consiglio di Stato, li ha invitati a considerare questo attestato come un primo traguardo, da arricchire grazie all’esperienza professionale e a una formazione individuale permanente.  

L’ultimo anno di apprendistato dei 34 giovani si è concluso simbolicamente con una cerimonia nella corte interna di Palazzo delle Orsoline, alla quale hanno partecipato il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Caposezione delle risorse umane Daniel Fischbach, il Presidente dell’Associazione dei pensionati dello Stato Franco Lazzarotto e un numeroso pubblico costituito da genitori, parenti, responsabili della formazione e rappresentanti dei servizi dello Stato.
Tutti i relatori che si sono rivolti ai neodiplomati hanno evidenziato il ruolo attivo dell’Amministrazione cantonale nella formazione dei giovani e la volontà di offrire anche in futuro alle giovani generazioni l’opportunità di formarsi in un ambiente ricco di competenza, stimoli e varietà di mansioni. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha in particolare esortato i giovani presenti a considerare l’attestato di fine tirocinio come un traguardo intermedio, che dovrà essere arricchito in futuro dall’esperienza professionale e da una formazione individuale permanente.

I 34 apprendisti che hanno terminato con successo il tirocinio dell’Amministrazione cantonale, suddivisi per categoria professionale, sono:

Impiegati di commercio AFC:
Matteo Bazzotti (maturità), Nicola Bontà, Jason Caggia, Virginia Crotta (maturità), Vittorio Fruci (maturità), Mattia Lukic, Emma Pellanda (maturità), Federica Urietti (maturità), Patrick Vinelli
Assistenti d’ufficio CFP:
Mohamad Eye Alshikh, Qendresa Fazlijaj, Alexia Martena
Cuochi AFC:
Mahe Acunzoli, Serena Beltrametti
Operatori di edifici e infrastrutture AFC:
Miroslav Ilic, Simone Lerose
Addetto operatore di edifici e infrastrutture CFP:
Philipp Schönenberger
Impiegato in logistica AFC:
Dylan Santini
Laboratorista in biologia AFC:
Raul Machado
Laboratorista in chimica AFC:
Nina Kuster
Addetta d’economia domestica CFP:
Gloria Da Cunha Figueiredo
Operatrice per la comunicazione con la clientela AFC:
Sara Kobkyn
Gestori dell’informazione e della documentazione AFC:
Matteo Galli, Denis Lovatti, Elena Mafferetti
Giardiniere AFC:
Milo Camponovo
Selvicoltori AFC:
Simone Ambrosini, Isacco Caretti
Geomatico AFC:
Damiano Del Biaggio
Informatici AFC:
Matteo Cartolano, Alessio Conceprio, Andrea Navarra, Elia Salmina
Addetto all’informatica CFP:
Daniele Migliari

Il premio speciale dell’Associazione dei pensionati dello Stato, destinato agli apprendisti che più si sono distinti nel loro tirocinio, è stato attribuito a Damiano Delbiaggio (geomatico), Miroslav Ilic (operatore di edifici e infrastrutture), Sara Kobkyn (operatrice per la comunicazione con la clientela), Nina Kuster (laboratorista in chimica), Alessandra Mafferetti (gestrice dell’informazione e della documentazione) e Patrick Vinelli (impiegato di commercio).

Arriva “Montagne sicure”

Arriva “Montagne sicure”

Da www.rsi.ch

“Stiamo pensando di avviare, in parallelo a strade sicure e ad acque sicure, un progetto che potremmo chiamare montagne sicure. Però per tutto l’anno, quindi…dal verde al bianco della neve”. Così il consigliere di Stato Norman Gobbi, ai microfoni delle CSI, sottolineando che “non si vuole creare qualcosa di nuovo ma, semmai, ottimizzare tutte le campagne di sensibilizzazione e prevenzione che già oggi vengono fatte, ma con una certa continuità”.

“Dobbiamo renderci conto che l’elemento natura è un elemento non controllabile, anche se l’essere umano, ogni tanto, pensa di essere onnipotente e di poter controllare tutti gli elementi. E’ importante richiamare l’attenzione sugli imprevisti che possono creare un potenziale pericolo, per esempio il distacco di un sasso da una parete rocciosa sovrastante un sentiero o un corso d’acqua”. Il rischio zero, ribadisce Gobbi, non può garantirlo nessuno.

L’avvicinarsi della stagione fredda può essere un buon momento per lanciare la campagna “montagne sicure”, spiega Gobbi. “Speriamo che l’inverno porti molta neve sulle nostre montagne, con la possibilità di divertirsi sulle piste e fuori. La stagione invernale, quindi, deve essere un’occasione privilegiata per confrontarci con questo nuovo progetto, che ha bisogno comunque dell’appoggio e della condivisione di altri partner”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Arriva-Montagne-sicure-10820330.html

Andar per funghi in sicurezza

Andar per funghi in sicurezza

Comunicato stampa

Con la fine dell’estate inizia la stagione della raccolta di funghi. Una passione che a volte purtroppo può trasformarsi in tragedia. Per questo motivo, come Polizia cantonale, torniamo nuovamente a sensibilizzare i raccoglitori di funghi e gli escursionisti che percorrono montagne e vallate del Canton Ticino. Negli scorsi anni vi sono stati diversi infortuni ed è estremamente importante invertire la tendenza. In quest’ambito, visti anche i recenti gravi eventi, torniamo a fornire alcuni consigli per andare in montagna in sicurezza e per evitare di incorrere in cadute con conseguenze anche molto serie.

In montagna in forma e sicuri
Un buon stato di salute e una valutazione realistica delle proprie possibilità sono basilari prima di incamminarsi lungo i sentieri. Scegliete un itinerario idoneo ed evitate le escursioni individuali poiché anche piccoli contrattempi possono trasformarsi in situazioni di grave emergenza. Comunicate il vostro itinerario a parenti, amici e non cambiatelo. Il grado di difficoltà dei sentieri è indicato chiaramente dal colore della segnaletica in base all’esperienza richiesta: gialla per i sentieri escursionistici, bianco-rosso-bianco per i sentieri di montagna e bianco-blu-bianco per i sentieri alpini. La categoria del sentiero indica sia la sua praticabilità, sia i requisiti che l’escursionista e il suo equipaggiamento devono soddisfare.

Attrezzatura adatta
È estremamente importante scegliere l’attrezzatura, in particolare gli scarponi, in base al percorso che si intende effettuare. Nello zaino non devono mancare indumenti per la pioggia, il freddo, da bere, cibo, protezioni dal sole, kit di primo soccorso e un cellulare con batterie cariche (numero di emergenza 112 o 117).

A passo sicuro
Le cadute sono purtroppo le cause più frequenti di infortuni in montagna. Un ritmo troppo elevato e quindi la stanchezza possono favorirle. Uscire dai sentieri è pericoloso poiché aumenta il rischio di caduta e di perdita di orientamento.

Concedetevi delle pause
Senza pause adeguate che favoriscono il recupero delle forze vi esponete ai pericoli. Godete appieno del paesaggio bevendo e mangiando per mantenere sotto controllo la stanchezza ed inalterata la concentrazione.

Fate attenzione ai bambini
In caso di passaggi difficili con rischio caduta un adulto deve assistere il bambino. I sentieri esposti che richiedono concentrazione prolungata non sono adatti ai più piccoli.

In caso di infortunio
In caso di infortunio se possibile contattare il 112 o il 117 specificando generalità, il numero del cellulare con cui si sta chiamando, la zona in cui ci si trova o meglio le coordinate con tutti i riferimenti possibili, la dinamica ed infine lasciare libero il telefono.
Si ricorda infine che gli interventi di ricerca in caso di persone disperse, ferite o in difficoltà sono di competenza cantonale. L’incarico di svolgere voli di ricerca è dato dalla Polizia cantonale e dal Soccorso Alpino Svizzero (SAS), di principio alla Rega o ad altri partner. I costi d’intervento in caso di infortunio, se la persona gode di copertura assicurativa, vengono fatturati alle assicurazioni infortunio o malattia. Nel caso in cui la persona che viene soccorsa è illesa, se i costi non possono essere
addebitati a un ente finanziatore e la persona non è socio REGA (che altrimenti garantirebbe la copertura del pagamento), l’intervento viene fatturato alla persona ricercata. Si raccomanda pertanto di verificare, prima di ogni escursione, le proprie coperture assicurative o l’affiliazione ad un ente di soccorso svizzero. A titolo d’esempio, un giorno di ricerche che coinvolge diversi partner comporta costi quantificabili in alcune decine di migliaia di franchi. I cittadini stranieri residenti all’estero, hanno
la possibilità di divenire sostenitori della REGA. In questo caso, durante i soggiorni in Svizzera avranno diritto ai vantaggi dei sostenitori per salvataggi aerei in Svizzera (fanno testo i confini di stato). Per contro, i vantaggi dei sostenitori per rimpatri dall’estero in Svizzera valgono unicamente per i sostenitori con domicilio in Svizzera (indipendentemente dalla loro nazionalità) come pure per gli svizzeri all’estero. I rimpatri all’estero sono possibili ma a spese di chi li richiede.

Pdf-Andar per funghi in sicurezza

 

Accusò Gobbi e ora ricusa il giudice: perde ancora

Accusò Gobbi e ora ricusa il giudice: perde ancora

Da www.ticinonews.ch

Il TF ha respinto la domanda di revisione di una 33enne italiana espulsa dal DI, secondo cui il giudice Seiler è “di destra e imparziale”

Nulla da fare per una 33enne cittadina italiana che aveva ricorso fino al Tribunale federale per opporsi alla sua espulsione, decisa nel 2014 dalla Sezione della popolazione del DI (vedi articolo suggerito). La donna, ricordiamo, aveva ottenuto un permesso di dimora della validità di 5 anni per esercitare un’attività lucrativa dipendente in qualità di addetta alla reception presso un esercizio pubblico, in seguito fallito senza averle mai pagato lo stipendio. Essendo priva di entrate finanziarie e non avendo maturato un diritto all’indennità di disoccupazione, a partire da settembre 2014 aveva dovuto far capo all’assistenza pubblica.

Nel suo ricorso al TF, la 33enne aveva contestato le conclusioni a cui sono pervenuti i giudici cantonali “in relazione ad un asserito conflitto di interessi in cui si sarebbe trovato l’on. Norman Gobbi al momento di validare una decisione in materia di rilascio di permessi di soggiorno a cittadini stranieri”, nella sua veste di Presidente del Consiglio di Stato e responsabile del Dipartimento delle istituzioni e nel contempo “membro di un partito che promuove una politica restrittiva in materia di immigrazione”. Il 12 giugno scorso, però, la Corte presieduta dal giudice Hans Georg Seiler aveva respinto il gravame “composto da lunghi paragrafi organizzati in una progressione di cui solo raramente è possibile individuare una logica” e aveva confermato la revoca del permesso B.

Il 23 luglio 2018 successivo la 33enne aveva presentato una domanda di revisione della sentenza del TF con cui chiedeva, previo conferimento dell’effetto sospensivo, “la riforma integrale/revocazione/interpretazione e rettifica” nonché l’annullamento di tutti gli atti impugnati. La ricorrente aveva inoltre chiesto la ricusa del giudice Seiler, Presidente della II Corte di diritto pubblico, in quanto appartenente ad una fazione politica (…) “di estrema destra nazionalista”, equivalente al partito del Presidente del Consiglio di Stato di cui aveva chiesto in sede cantonale la ricusa, motivo per cui vi sarebbe “una presunzione certa ed assoluta dunque che sia stato realizzato un eclatante favoreggiamento” (…) “al fine di sostenere e fondare una propria ingerenza politica ideologica ed illegittima”, trattandosi di una fazione politica (…) “in evidente e netto contrasto all’immigrazione”, (…) “essendo lampante il pregiudizio di tale orientamento politico a discapito degli stranieri” (…), potendosi “ragionevolmente desumere che la sentenza esecutiva sia stata effettivamente preordinata e tendenziosa al solo scopo di ossequiare il proprio interesse ideologico-politico, calpestando contestualmente i più basilari e ovvi principi costituzionali, comunitari e internazionali di imparzialità e indipendenza della giustizia”.

Il TF ha però ritenuto inammissibile in quanto tardiva la domanda di ricusazione e respinto quella di revisione della sentenza, presentate con “un lungo esposto, di difficile lettura e comprensione, di considerazioni generali intercalate da aforismi e massime giuridiche nonché di richiami di norme internazionali e convenzionali”. Una domanda per violazione delle norme sulla ricusazione dev’essere infatti depositata presso il TF entro 30 giorni dalla scoperta del motivo di ricusazione. “La composizione ordinaria della II Corte di diritto pubblico, pubblicata sul sito Internet del Tribunale federale e nell’annuario federale, è notoria ed era quindi nota all’istante già prima dell’emanazione della sentenza del 12 giugno 2018”, ha spiegato la Corte federale. Inoltre “la domanda sarebbe comunque inammissibile in quanto l’istante non spiega in che misura il magistrato in questione adempirebbe concretamente uno dei motivi di ricusazione”. Inoltre “l’appartenenza di un magistrato a un determinato partito non è di per sé sufficiente per fondare una parvenza di parzialità”.

Per quanto riguarda la domanda di revisione, quest’ultima è stata respinta in quanto “la ricorrente ha semplicemente riproposto le censure già formulate nella precedente procedura” (ovvero un presunto comportamento vessatorio e discriminatorio della Sezione del lavoro a causa della sua nazionalità). Neppure l’interpretazione e/o la rettifica della sentenza del 12 giugno 2018 è possibile in quanto il suo dispositivo non può essere in alcun modo ritenuto “poco chiaro, incompleto o ambiguo o contiene elementi che sono in contraddizione tra loro”.

 

“Sono convinto che l’on. Gobbi e il Governo abbiano preso la decisione più corretta”

Da www.ticinolive.ch

Intervista al dottor Adrian Weiss sul controverso caso del Sergente maggiore

Un personaggio importante della comunità israelitica ticinese è il dottor Adrian Weiss, presidente dell’Associazione Svizzera Israele sezione Ticino. Su un caso recente che ha fatto scorrere molto inchiostro – assai delicato perché tocca il tema della discriminazione razziale – abbiamo pensato di intervistarlo, sottoponendogli 5 domande.

A proposito della preoccupazione esternata dalla Federazione delle Comunità Israelitiche della Svizzera a seguito della promozione di un agente condannato per “istigazione alla discriminazione razziale”, qual è la sua opinione?
Anche se non sono stato coinvolto nella questione, che ho appreso dai giornali, posso dire che la federazione delle comunità israelitiche della Svizzera ricopre un ruolo importante nel sensibilizzare là dove essa riscontri segnali di intolleranza, antisemitismo, allusioni antigiudaiche, pregiudizi di qualsiasi genere e verso qualsiasi etnia, possibili comportamenti improntati a questi sentimenti con aggressioni verbali o anche fisiche. È comprensibile che la FCIS abbia a esternare la sua preoccupazione, visto che queste forme di intolleranza soprattutto nei confronti degli ebrei stanno inasprendosi un po’ ovunque in Europa, sia da fonti di estrema destra che da parte sinistra; infatti in Germania è l’estrema destra che fa dimostrazioni e anche assale le persone, mentre in Italia, Francia, Gran Bretagna gli attacchi provengono dalla sinistra con “morte agli ebrei” gridato per le strade. Episodi d’intolleranza verso gli ebrei si sono verificati anche in Svizzera. Da notare che anche sotto espressioni definite dai provocatori come antisionistiche si nasconde spesso un antisemitismo vero e proprio.

Avete anche voi (Associazione Svizzera Israele, ndR) manifestato il vostro disappunto al consigliere di stato o a qualche altro rappresentante del governo?
Ho il piacere di conoscere il consigliere di stato Gobbi, sia nella mia qualità di presidente dell’Associazione Svizzera Israele che come membro della Commissione Cantonale per l’Integrazione e so quanto sia importante per lui la correttezza e l’obiettività quanto a lotta alle diseguaglianze, al razzismo e ai pregiudizi. Come ripeto, non ero al corrente della nomina e delle obiezioni sollevate dalla FCIS che ho letto sui giornali, ma sono certo che prima di ratificarla il consigliere Gobbi abbia fatto le sue considerazioni sotto qualsiasi punto di vista e l’abbia ritenuta giusta.
Dal mio punto di vista, comunque, la cosa migliore sarebbe un incontro chiarificatore tra ambedue le parti, il consigliere Gobbi e i rappresentanti della FCIS, anziché solo uno scambio di scritti. Sono sicuro che solo parlandosi si possono conoscere realmente i fatti.
Alla luce delle polemiche suscitate, vi aspettate che la decisione venga rivista da parte del Consiglio di Stato?
Sono sicuro che il consigliere Gobbi abbia considerato il caso forse anche insieme al Consiglio di Stato e che la decisione da loro presa sia la più corretta, in quanto essi sono tutte persone di altissimo livello morale e certamente estranee a razzismo e pregiudizi, senza contare che il consigliere Gobbi è personalmente impegnato sia nella lotta alle prevenzioni che alla discriminazione.
Avete l’impressione che nell’ambito della Forza Pubblica circolino idee “razziste” qui in Ticino?
Abbiamo avuto occasione di collaborare con la polizia sia municipale che cantonale e abbiamo trovato una professionalità sempre aperta alla cooperazione. Sono sicuro che non ci sono pregiudizi o forme di razzismo nell’adempimento dei loro compiti.
Diverse persone dal mondo politico e giornalistico sono intervenute pubblicamente sul caso. Cosa ne pensa lei?
Purtroppo queste situazioni sono spesso manipolate e strumentalizzate da parti politiche. Lo vediamo spesso sia a livello nazionale che a livello cantonale. La lotta alla discriminazione non appartiene a una sola parte politica. In questo caso specifico non ci sono buoni e cattivi: è un dovere di tutti noi cittadini svizzeri costruire e vivere in una società democratica senza pregiudizi.

 

Berna Gobbi a capo del tavolo sulla sicurezza

Berna Gobbi a capo del tavolo sulla sicurezza

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 28 agosto 2018 del Corriere del Ticino

Il direttore delle Istituzioni: «Risposte più concrete per i cittadini» – Tra i dossier la lotta all’estremismo

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è il nuovo presidente della piattaforma politica della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (RSS). Per un anno Gobbi presiederà il gruppo di lavoro, il cui scopo «è quello di fornire supporto a tutti i livelli istituzionali nell’individuare minacce e pericoli fornendo soluzioni che siano attuabili in maniera coordinata e interconnessa» come precisa una nota del Dipartimento. Non si tratta della prima volta che il direttore delle Istituzioni si trova a ricoprire la carica, già nel 2014 aveva diretto le riunioni della piattaforma. Alla luce della precedente esperienza, Gobbi evidenzia: «Poter discutere in maniera paritetica di temi quali la sicurezza, rappresenta la soluzione migliore in un sistema federale come il nostro, dove le competenze sono ripartite tra due livelli istituzionali. In questo modo è più semplice trovare risposte concrete per i cittadini». Per poi proseguire: «L’attenzione sarà posta sul rispetto del federalismo e quando necessario sarà fondamentale guardare al bene comune di Confederazione e Cantoni, in modo da trovare soluzioni che evitino di creare nuovi costi o nuove strutture. L’obiettivo – prosegue Gobbi – è utilizzare le strutture già esistenti mettendole in rete, nonché condividendo le esperienze fatte». Tra i dossier attualmente sul tavolo figurano la collaborazione per contrastare i cyber-rischi e la lotta contro la radicalizzazione e l’estremismo violento. Come osserva il consigliere di Stato: «La radicalizzazione è un tema sempre più presente e con il quale ci confrontiamo regolarmente. Proprio durante l’incontro abbiamo discusso del piano d’azione nazionale già in essere, che prevede di verificare come le misure vengono implementate, rispettivamente confrontarci anche con l’estero». Le preoccupazioni sono diverse anche all’interno della nazione, come spiega Gobbi: «In Romandia per esempio c’è una maggiore preoccupazione per la radicalizzazione nell’ambito dell’esecuzione delle pene, perché in Francia è un problema reale e di riflesso lo diventa anche nella regione confinante. Una problematica che però non viene riscontrata né in Ticino né nella Svizzera tedesca, dove la condivisione degli spazi nelle carceri non crea problemi». Insomma, una presidenza ticinese che porterà oltre Gottardo «l’esperienza proveniente dal fronte della Svizzera italiana» conclude Gobbi. Tra i membri della piattaforma politica figurano la responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga, il capo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport Guy Parmelin e il presidente della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia Pierre Maudet.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi presiederà la piattaforma politica della Rete integrata Svizzera per la sicurezza

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi presiederà la piattaforma politica della Rete integrata Svizzera per la sicurezza

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni e Presidente della Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri  Norman Gobbi presiederà per un anno la piattaforma politica della Rete integrata Svizzera per la sicurezza. La carica è stata ufficializzata nel corso della seduta che si è tenuta nella giornata odierna a Berna. Si tratta della seconda volta che il Consigliere di Stato dirige i lavori della piattaforma: la prima volta era entrato in carica nel 2014.

La Rete integrata Svizzera per la sicurezza (RSS) rappresenta un elemento fondamentale della politica di sicurezza della Svizzera. Lo scopo della piattaforma di lavoro è quello di fornire supporto a tutti i livelli istituzionali nell’individuare minacce e pericoli fornendo soluzioni che siano attuabili in maniera coordinata e interconnessa. La RSS dispone di una piattaforma politica incaricata di gestire i temi di politica di sicurezza che interessano sia la Confederazione sia i Cantoni e presieduta da Confederazione e Cantoni a turni di un anno ciascuno. Tra i dossier attualmente trattati figurano la collaborazione per contrastare i cyber-rischi e la lotta contro la radicalizzazione e l’estremismo violento.
Dal mese di agosto del 2018 e per la durata di un anno il Consigliere di Stato Norman Gobbi presiederà le riunioni della piattaforma politica della quale fanno parte anche la responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga, il capo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport Guy Parmelin e il presidente della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia Pierre Maudet. Si tratta di un contributo significativo che consentirà al neo presidente Norman Gobbi di portare all’attenzione delle autorità federali e cantonali le peculiarità del Canton Ticino nella politica della sicurezza.

 

“Tutti a scuola” in sicurezza: mi fermo e aspetto, guardo e ascolto, attraverso

“Tutti a scuola” in sicurezza: mi fermo e aspetto, guardo e ascolto, attraverso

Comunicato stampa

Con l’avvicinarsi dell’inizio del nuovo anno scolastico il percorso casa – scuola diventerà una consuetudine per allievi e adulti che lo percorreranno giornalmente. Un tragitto imprescindibile ma non esente da pericoli: per questo motivo la Polizia cantonale e il programma di prevenzione “Strade sicure” desiderano sensibilizzare tutti gli utenti della strada fornendo una serie di consigli sul comportamento da adottare mentre si cammina per raggiungere la sede scolastica. A partire da quest’anno tutti gli allievi – oltre a un opuscolo informativo – riceveranno anche un pieghevole ideato sotto forma di gioco.

Per coloro che si spostano a piedi il consiglio è di procedere in fila indiana, il bambino più grande dietro, il più piccolo davanti. Questo permette a tutti di avere una maggiore visibilità e il controllo della strada. Negli altri casi è bene camminare a coppie, tenendosi per mano. Il genitore o il bambino più grande deve camminare di fianco al più piccolo stando sul lato della strada dove è più pericoloso. Le tre regole fondamentali che chiunque deve applicare prima dell’attraversamento sulle strisce pedonali sono: mi fermo e aspetto, guardo e ascolto, attraverso.
Alcuni suggerimenti si rivolgono in particolare ai genitori che spesso, accompagnando i figli a scuola utilizzano l’auto per paura del traffico, ma non considerano che il traffico in prossimità delle sedi scolastiche è generato da loro stessi. Se tuttavia si sceglie comunque di utilizzare l’automobile, è necessario prevedere all’interno del veicolo l’obbligo per i bambini di sedersi in un dispositivo adatto. I bimbi devono infatti prendere posto sui seggiolini omologati. Inoltre si ricorda che non vi è un’età minima per sedersi a lato del conducente (basta rispettare le regole precedenti) e che la responsabilità in auto è sempre conferita al conducente.
Per chi accompagna i bambini a scuola in auto si ricorda di non fermarsi vicino al perimetro scolastico bensì nei parcheggi ufficiali. Particolare attenzione va posta poi durante le manovre, poiché vi è sempre il rischio di non avere il controllo totale delle vicinanze, soprattutto quando vi sono dei bambini. L’invito è di non fidarsi mai solamente dei sensori della macchina, ma di verificare con i propri occhi Si ricorda inoltre di evitare di fermarsi sul marciapiede, poiché si rende difficoltoso il passaggio ai pedoni creando loro un possibile pericolo.

Centro di Rancate: flessibilità e prontezza per ogni scenario futuro

Centro di Rancate: flessibilità e prontezza per ogni scenario futuro

Soluzione adeguata per la gestione del flusso migratorio

Flessibilità e prontezza grazie al centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata di Rancate. Struttura che permette di rinviare celermente in Italia i migranti che non hanno richiesto asilo in Svizzera.
Il prolungamento della sua attività è stato deciso dal Consiglio di Stato in accordo con il Municipio di Mendrisio. Si tratta a mio parere di una decisione estremamente positiva – e da me sostenuta – che permette al nostro Cantone di gestire con estrema  efficacia la spinta migratoria alla porta sud della Svizzera. La soluzione adottata è infatti il giusto compromesso tra sicurezza, aspetti logistici, sostenibilità finanziaria e tutela della realtà locale.

L’incidenza delle politiche europee e delle nuove procedure
La situazione nel 2017 è decisamente migliorata rispetto all’anno precedente. È tuttavia necessario restare vigili anche in futuro perché i migranti continueranno a muoversi attraverso l’Europa centrale e la nostra frontiera non cesserà di essere sollecitata. Al momento è impossibile prevedere l’evoluzione dei flussi migratori nei prossimi mesi, in quanto la scelta delle rotte è influenzata dalle decisioni politiche europee. Toccherà alle Autorità federali fornire le previsioni sugli arrivi. Indipendentemente da ciò, ho osservato una modifica nelle richieste dei migranti: non chiedono più sistematicamente l’asilo, bensì si limitano ad assicurarsi la possibilità di poter attraversare la Svizzera per raggiungere altre destinazioni. Con i servizi del mio Dipartimento e i vari partner dobbiamo quindi predisporre una soluzione che consenta di farsi trovare pronti per affrontare qualsiasi scenario e non subire lo “stato di necessità”. Anche perché prossimamente entrerà in vigore la fase pilota delle nuove procedure per la valutazione delle richieste d’asilo che renderanno meno attrattiva la richiesta d’asilo in Svizzera. Per questo motivo, da marzo 2019 i casi di migranti in procedura di riammissione semplificata in Italia potrebbero aumentare.

L’esperienza maturata e la diminuzione dei costi
La soluzione di continuità consente di far tesoro delle positive esperienze maturate dall’apertura del Centro. Inoltre, il mio Dipartimento ha adottato delle misure che consentono di ottimizzare i costi di gestione e quelli legati alle attività svolte dalla Protezione civile. I costi a carico del Cantone sono stati dimezzati con l’introduzione di maggiore flessibilità e l’abbattimento di una parte importante di costi fissi. La struttura è ora condotta in modo più snello, con le spese che variano a dipendenza del numero di migranti giornalmente alloggiati grazie alla modularità degli spazi. A livello logistico il Centro ha dimostrato di non essere problematico anche dal profilo dell’accoglienza dei cittadini. E’ certamente meno invasivo dei centri della Protezione civile che si trovano in prossimità di scuole, impianti sportivi e zone residenziali. Nella ripartizione dei costi complessivi, evidenzio che tutte le spese della sicurezza sono assunte dalla Confederazione mentre le spese operative sono a carico dell’Autorità cantonale.
Come già anticipato, il Centro di Rancate non resterà a tempo indeterminato. Dopo l’apertura del Centro federale per l’asilo, saranno valutate le possibili ubicazioni del Centro unico per migranti in procedura di riammissione semplificata. Con la Confederazione andrà trovata, sempre nel Mendrisiotto per la prossimità con la frontiera, la soluzione logistica definitiva in grado di rispondere alle sfide della pressione migratoria sul lungo periodo.

Dopo la difficile situazione del 2016, il mio Dipartimento ha dimostrato di saper proporre una soluzione convincente, seppur provvisoria, per la gestione dei migranti. La struttura ha retto bene dal profilo della sicurezza e l’impatto sulla regione è stato minimo. Oggi siamo pronti a gestire differenti scenari collegati al fenomeno migratorio nell’interesse dei cittadini che popolano le zone limitrofe e più in generale del Ticino e della Svizzera.