Il Tribunale Federale boccia il Ticino a 15 comuni

Il Tribunale Federale boccia il Ticino a 15 comuni

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Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 aprile 2018 del Corriere del Ticino

Territorio: Losanna boccia il Ticino a 15 Comuni

I giudici del Tribunale federale hanno dichiarato irricevibile l’iniziativa popolare lanciata nel 2013 dalla VPOD Norman Gobbi: «La sentenza dà slancio al piano cantonale delle aggregazioni, è una conferma giudiziaria»

Sull’iniziativa popolare «Rafforzare i Comuni – Per un Ticino moderno, democratico e ben organizzato» è calato definitivamente il sipario. Lanciata nel 2013 dalla VPOD, l’iniziativa chiedeva di riorganizzare il nostro cantone creando al posto degli allora 137 Comuni, quindici entità forti ripartite sul territorio. Il testo, approdato nel febbraio del 2017 sui banchi del Gran Consiglio, era però stato respinto con 48 voti favorevoli, 25 contrari e 3 astensioni poiché ritenuto irricevibile. «Dire che il popolo non può esprimersi mi sembra molto grave – aveva dichiarato in aula il primo firmatario Raoul Ghisletta (PS) – la questione finirà davanti al Tribunale federale». Partito il ricorso, ieri per i promotori dell’iniziativa è però arrivata la doccia fredda. Nella sentenza datata 17 aprile, i giudici dell’Alta Corte respingono il ricorso, rilevando che «l’iniziativa viola il diritto superiore». In particolare, il Tribunale federale ricorda come la Carta europea – ratificata dalla Svizzera nel 2005 – prevede che «per ogni modifica dei limiti territoriali le collettività interessate dovranno essere preliminarmente consultate». E qui sta il problema. Sì perché come si legge nella sentenza, «il voto espresso dalla popolazione di tutti i Comuni nell’ambito della votazione sull’iniziativa in esame non può essere qualificato quale consultazione ai sensi della Carta, poiché coinciderebbe con la decisione sulla loro dissoluzione senza prevedere, volutamente, una loro consultazione preventiva». In altre parole, in caso di votazione il popolo ticinese sarebbe stato chiamato a deliberare sul futuro del proprio Comune e del resto del Ticino, senza che le diverse località si siano espresse tramite una votazione consultiva. «Nell’ipotesi di un’accettazione del testo i Comuni attuali scomparirebbero, senza essere preliminarmente consultati», rileva il Tribunale federale. Da qui l’incompatibilità con il diritto superiore.

Si continua sulla rotta tracciata
Ad accogliere la sentenza con soddisfazione è il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi che rileva come «questa decisione conferma la posizione espressa dal Governo di voler evitare una votazione generale sul Piano cantonale delle aggregazioni. Il fatto che il Tribunale federale abbia confermato la nostra posizione dà quindi nuovo slancio al progetto». Un progetto questo corretto dopo la fase di consultazione e che, in sintesi, mantiene sì la visione di un Ticino a 27 Comuni, ma concede maggiore libertà agli enti locali e alle iniziative aggregative. «L’approccio presentato nelle scorse settimane è confermato dalla decisione del Tribunale federale – continua il direttore delle Istituzioni – oltre alla scelta politica di promuovere i processi aggregativi dal basso, con questa sentenza abbiamo dunque una conferma giudiziaria». Ma non solo. La sentenza emessa dai giudici di Losanna ribadisce altresì le tesi espresse nel giugno del 2016, quando l’Alta Corte aveva respinto il ricorso di Giorgio Ghiringhelli. Allora, il Tribunale federale aveva decretato irricevibile l’iniziativa lanciata dal Ghiro e denominata «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona» che prevedeva la creazione di due grandi poli nati dall’aggregazione rispettivamente di 18 e di 17 comuni. «La decisione prudente del Tribunale federale, già espressa con la sentenza sull’iniziativa Ghiringhelli, conferma che la scelta strategica fatta dal Consiglio di Stato è corretta – conclude Gobbi – qui non si tratta di aver paura del giudizio dei cittadini: il voto popolare dev’esserci ma su progetti puntuali, non su un piano cantonale che, chiaramente, non può dare risposte a tutto. Significherebbe forzare la mano».

Di cavilli e chiamata alle urne
Sul fronte opposto, la sentenza del Tribunale federale suscita invece una certa amarezza tra i promotori dell’iniziativa. «Non possiamo che prendere atto della sentenza ma va detto che, su questi temi, il Tribunale federale sembra aver deciso una linea da mantenere tout court», commenta Ghisletta. Per poi aggiungere: «Mi spiace solo che, a furia di cavilli giuridici, per la popolazione non ci sia mai la possibilità di votare sulle aggregazioni. Ed è un peccato perché un voto sulla nostra iniziativa avrebbe potuto velocizzare i processi in corso, magari dando slancio a un controprogetto». Esclusa la possibilità di una chiamata alle urne, il primo firmatario rileva infine come «in un’ottica futura bisognerà capire come accompagnare questi processi aggregativi in una prospettiva di equità e di qualità dei servizi in tutte le zone. Per non parlare della solidarietà fiscale».

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