Sicurezza, più mezzi alla Polizia

Sicurezza, più mezzi alla Polizia

Articoli pubblicati nell’edizione di martedì 8 maggio 2018 del Corriere del Ticino

Sicurezza Sulle ditte private ci vorrà un maggior controllo
Serve un maggior controllo sulle ditte private che svolgono dei compiti per lo Stato. Lo ha ribadito il Gran Consiglio che ha accolto i rapporti di maggioranza di Matteo Quadranti (PLR) sugli atti parlamentari presentati da Massimiliano Ay (PC) e Raoul Ghisletta (PS). «È chiaro che le mozioni prendono spunto dal caso Argo 1 – ha esordito Ay – ma il tema è ben più ampio e lo Stato non dovrebbe esternalizzare dei servizi in settori delicati come la sicurezza o la scuola». Dello stesso avviso Ghisletta per il quale «è tempo di smetterla di fare capo a ditte esterne che sfruttano il precariato». E se il Parlamento si è detto favorevole a una maggiore attenzione, non ha però ritenuto necessario procedere subito a una revisione della legge che, come precisato dal direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, «verrà comunque aggiornata». Per poi chiarire: «Lo Stato non ha disarmato i muri della sicurezza. Anzi: ad oggi non ci sono compiti primari che sono affidati a ditte private».

Tre milioni di franchi per dotare la polizia di mezzi informatici
«Quando si parla di investimenti per la polizia il timore è che la discussione si concentri solo sulla scelta di dotare gli agenti di smartphone. Per fortuna così non è stato». È con queste parole che il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi ha ribadito in Parlamento la necessità di dotare gli agenti di mezzi informatici all’avanguardia. Un appello accolto dal Legislativo che ha avallato a un credito di 3,3 milioni di franchi per l’ammodernamento della polizia. «Investire nella sicurezza va bene – ha però ammonito il capogruppo PLR Alex Farinelli –, ma quando si parla di investimenti milionari vorremmo che in futuro venissero meglio giustificati».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 8 maggio 2018 de La Regione

Sicurezza, più mezzi alla polizia. E rapporti più chiari con le agenzie private
La sicurezza dei cittadini, «il compito principale dello Stato» per dirla con Alex Farinelli, capogruppo Plr, che così ieri si è espresso sulla bontà dell’intervento (un investimento di 3,3 milioni di franchi necessario a potenziare i mezzi informatici della Polcant), ma resta pur sempre la «necessità di quantificare gli obiettivi» ha aggiunto l’esponente liberale radicale. Che poi, a ben guardare, è quanto sostengono coloro che chiedono una chiara e vincolante relazione nella collaborazione con le agenzie private di sicurezza, ausiliarie quanto si vuole ma pur sempre impegnate in un settore delicato. E quest’ultima questione sempre ieri è stata affrontata – accogliendo solo una parte dei suggerimenti – grazie a due mozioni e un’iniziativa parlamentare presentate (separatamente) da Ps e Pc. Tornando al potenziamento degli strumenti a disposizione della Polizia cantonale, tutti hanno concordato che si tratta di adeguare prevenzione e repressione del crimine alle esigenze della modernità. Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha citato la geolocalizzazione delle pattuglie, come i lettori elettronici delle targhe automobilistiche che, posti negli assi stradali principali, potranno fornire indicazioni immediate di reato grazie all’iscrizione in un’apposita banca dati. Poi «a tutti i poliziotti verrà dato uno smartphone, ma non certo per i ‘giochini’» ha precisato Gobbi, che molto probabilmente stava pensando ai soliti commenti sui social… Insomma, il potenziamento s’ha da fare, mentre le relazioni fra pubblico e privato sulla sicurezza devono essere almeno in parte riscritte. Ci sono problemi nella definizione dei rispettivi ruoli, obiettivi e compiti. Per non parlare della precarietà professionale diffusa, hanno ricordato Ivo Durisch, capogruppo socialista, Raoul Ghisletta, deputato Ps, e Massimiliano Ay (Pc). A maggioranza è passata la linea più moderata del relatore di maggioranza, Matteo Quadranti (Plr), che comunque chiede maggior attenzione. Rassicurante Gobbi: «Si direbbe che lo Stato abbia disarmato a favore del privato. Non c’è un compito delegato ai privati, solo di supporto». E ha poi aggiunto che la legge in questione «sarà senz’altro rivista».

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