Bambini ecuadoriani con passaporto spagnolo: chi ha invaso il settore di competenza?

Bambini ecuadoriani con passaporto spagnolo: chi ha invaso il settore di competenza?

La strumentalizzazione a mezzo stampa della vicenda inerente la scolarizzazione dei bambini ecuadoriani con passaporto spagnolo nel Comune di Gambarogno permette di osservare come la campagna in vista delle prossime elezioni cantonali sia ormai entrata nel vivo, e come alcune forze politiche cerchino di sfruttare queste occasioni per fare propaganda, dipingendomi come “l’orco cattivo” del Canton Ticino.

Il direttore del quotidiano LaRegione Matteo Caratti giovedì scorso ha definito “vergognoso” il mio intervento, che secondo la sua opinione “invade” un settore a me non competente. Ecco, su questo punto occorre fare chiarezza, poiché in questa vicenda la “paternità” delle diverse competenze è stata travisata fin dal principio, e sicuramente non dal sottoscritto e dal Dipartimento che dirigo. Innanzitutto vanno ricordati i fatti.

Sul territorio del Comune sono presenti delle famiglie ecuadoriane con passaporto spagnolo che permette loro di soggiornare come turisti per un massimo di tre mesi. Queste persone vivono in veicoli o sistemazioni di fortuna, spesso esercitando l’attività di musicanti di strada nei pressi dei grandi magazzini. Preoccupato per questa situazione, il Municipio di Gambarogno si è rivolto al Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), nonché Presidente del Consiglio di Stato, sottoponendo la questione della scolarizzazione di due bambini appartenenti a una di queste famiglie, consapevole del fatto che questa circostanza riguardasse pure aspetti legali e di polizia relativi ai permessi di soggiorno.

Visto il tenore della lettera, il Dipartimento delle istituzioni (DI) avrebbe dovuto come minimo essere coinvolto da parte del collega di Governo. Il DECS ha invece risposto al Comune, puntualizzando di non occuparsi della validità dei documenti di soggiorno delle famiglie, affermando quindi il diritto dei bambini a una formazione. Il DI, competente in materia di permessi di soggiorno, non è quindi stato coinvolto da parte del DECS. Successivamente il Comune di Gambarogno, reputando la risposta ricevuta non esaustiva, ha dunque sollecitato il DI in merito alle questioni di polizia legate ai permessi di soggiorno e alle dimore precarie, nonché all’esercizio di attività di musicanti di strada. Il Dipartimento ha quindi fornito tutte le spiegazioni del caso, indicando tra l’altro che questi cittadini stranieri soggiornanti in Ticino come turisti non sono autorizzati a frequentare le scuole.

Il comportamento del DECS, come ho più volte ribadito in questi giorni, apre dunque le porte a un “buonismo” che, per quanto possa risultare comprensibile nel caso dei due bambini, rischia di costituire un precedente preoccupante, che potrebbe indurre altre persone ad approfittare della nostra “generosità”.

Non mi risulta difatti che in Canton Ticino vi sia l’usanza di accogliere nelle scuole i figli dei turisti. Mi domando quindi se in futuro, sulla linea di una prassi del genere, non saremo chiamati a fornire a queste persone anche una rendita e una casa. In futuro potremmo avere ad esempio problematiche simili con i Rom.

Da tre anni non abbiamo carovane di Rom stranieri nel nostro Cantone, proprio perché il DI non ha più messo delle aree a disposizione, in ossequio alla politica di rigore e di sicurezza che ha sempre caratterizzato il suo operato. Il mio timore è che l’apertura del DECS possa incentivare il ritorno dei Rom in Ticino, che a quel momento, dato il precedente, potrebbero chiedere una parità di trattamento per i loro figli. Nel Canton Vaud  si sono potuti evidenziare gli effetti negativi causati da una politica d’accoglienza eccessivamente lassista: questo non è sicuramente quello che i cittadini vogliono che accada in Ticino!

Personalmente mi sono impegnato e mi impegnerò sempre nei confronti della popolazione ticinese per garantire la sicurezza e il rispetto delle regole da parte di tutti; non permetterò quindi che questi principi siano messi a rischio da una politica troppo permissiva, oltretutto se quest’ultima è portata avanti da altri Dipartimenti non competenti in materia.

Norman Gobbi

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