Carcere femminile allo studio

Carcere femminile allo studio

Articolo pubblicato su www.rsi.ch/news

Norman Gobbi segnala l’aumento di detenute registrato e i piani del suo dipartimento in quest’ambito

È sempre in fase di definizione la realizzazione di una sezione femminile all’interno delle strutture carcerarie ticinesi. Intanto però si studia la possibilità di riaprire per le detenute la struttura di Torricella-Taverne. Una decisione dovrebbe giungere entro il 2018. L’invito, formulato lo scorso anno dalla Commissione di sorveglianza sulle condizioni di detenzione, è stato dunque raccolto dal Dipartimento delle istituzioni (DI).

Il suo direttore, il consigliere di Stato Norman Gobbi, qualche giorno fa in Parlamento aveva segnalato il consistente aumento della popolazione carceraria femminile negli ultimi diciotto mesi. Gobbi ha spiegato che si tratta di una ventina di detenute, recluse sia nell’ambito delle indagini preventive, sia già in esecuzione pena. I reati commessi, spiega, vanno “dalle truffe ai furti agli stupefacenti”.

Non essendoci ora una sezione specifica, le carcerate non beneficiano delle misure previste per gli uomini al penitenziario della Stampa. Tra queste figura la possibilità di lavorare nei laboratori, in merito alla quale Norman Gobbi evidenzia che attualmente “non c’è la possibilità di poterle inserire insieme al resto della popolazione carceraria in esecuzione pena. Perciò scontano la loro reclusione alla Farera con i limiti della Farera ben più restrittivi”, che prevedono solo un’ora d’aria. Tuttavia, conclude il direttore del DI, chi sconta la pena alla Farera (donne comprese) ha modo di “seguire per esempio una formazione nell’ottica della risocializzazione e per evitare la recidiva”.

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