Carcere: in questo quadriennio si progetta, dal prossimo si costruisce

Carcere: in questo quadriennio si progetta, dal prossimo si costruisce

«In questo quadriennio pro­gettiamo, a partire dal prossimo costruiamo». Così il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi sintetizza il pro­gramma di lavoro per il peniten­ziario della Stampa, struttura che per quasi 50 anni ha accolto de­tenuti in espiazione di pena e che ora mostra i segni del tem­po. «Visto lo stato e la situazione che i nostri agenti di custodia de­vono gestire alla Stampa, occor­re intervenire: l’opzione miglio­re sarebbe una costruzione ex novo, dal momento che una ri­strutturazione richiederebbe maggiori sforzi finanziari». 

«Vi spiego la Stampa del futuro» 

«In questo quadriennio progettiamo, a partire dal prossimo costruiamo». Così il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi sintetizza il suo programma di lavoro per quanto concerne il penitenziario penale della Stampa datata struttura che per quasi 50 anni ha accolto detenuti in espiazione di pena e che ora mostra tutti i segni del tempo. L’abbiamo intervistato. 

EMANUELE GAGLIARDI E GIOVANNI MARICONDA 

Direttore: come definirebbe il penitenziario della Stampa oggi ? 

«Il Penitenziario della Stampa è stato pensato e costruito negli anni ‘60. Concepito molto bene per le necessità di quegli anni, ha risposto egregiamente ai successivi bisogni, sino agli anni nostri. Per le esigenze del Ticino è stata una struttura perfetta; allora costò 8 milioni (circa 50 anni fa). Oggi lo stato della Stampa è frutto del tempo che passa, con misure in special modo di sicurezza adeguate nel tempo, ma che ormai non sono più sufficienti a colmare le lacune tra quanto è necessario avere e quanto si può realizzare. In aggiunta, la manutenzione minimalista ha fatto invecchiare ulteriormente questo stabile ormai quasi cinquantenne e si tratta oggi di concepire ed erigere un carcere che possa rispondere alle necessità attuali e del prossimo trentennio». 

Un gruppo di lavoro sta elaborando un piano: l’ideale sarebbe costruire un carcere nuovo. Quale il suo pensiero? 

«Visto lo stato e la situazione che i nostri agenti di custodia devono gestire entro le mura della Stampa, occorreva fare qualcosa: l’opzione migliore sarebbe una co struzione ex novo, dal momento che una ristrutturazione richiederebbe allo Stato maggiori sforzi finanziari. V’è da sottolineare che, nonostante i limiti, col passare degli anni le nostre prestazioni si sono moltiplicate per poter adeguare le infrastrutture al cambiamento intervenuto nella popolazione carceraria. In Ticino la situazione è particolare e le esigenze si sono moltiplicate con gli anni. Attualmente è ospitata una moltitudine di casistiche e di profili; in futuro occorrerà concepire una struttura che tenga in considerazione le diverse categorie di detenuti (uomini, donne, minorenni, persone da risocializzare e detenuti in attesa di espulsione). E va pur detto che ci troviamo con una popolazione carceraria variegata, quindi non “mescolabile”; questo richiederà maggiori interventi infrastrutturali, in modo da contenere il numero di agenti da impiegare nel controllo e nella sorveglianza. La sicurezza sarà infatti un punto centrale di tutti gli interventi, poiché è la chiave del successo nella missione della direzione e degli agenti delle strutture carcerarie. I dispositivi di sicurezza saranno potenziati, così da elevare ulteriormente gli standard e il controllo interno alle strutture a seconda dei settori. Pensando al futuro e alle richieste che giungono da Berna e dalle Convenzioni internazionali, bisognerà tener conto della necessità di mettere a disposizione nuovi spazi per le attività lavorative e formative dei detenuti». 

In qualunque direzione si vada (ristrutturazione o ricostruzione) l’investimento sarà molto alto. Perciò? 

«Il Governo ha presentato poche settimane fa le linee direttive, nelle quali trova spazio anche il credito di progettazione del Penitenziario cantonale. Probabilmente il risultato delle analisi del gruppo di lavoro opterà per una struttura ex novo, che tenga conto dei bisogni per gli anni futuri. Sarà importante in questo quadriennio identificare al meglio i bisogni del nostro Cantone, non sottovalutando anche possibili sinergie con il vicino Cantone dei Grigioni dove pure si sta progettando la costruzione di un nuovo carcere. Infine, ma questo sarà un tema del prossimo quadriennio, al momento dell’inizio dei lavori di costruzione sarà importante pianificare ogni minimo dettaglio per gestire al meglio le attività quotidiane nella vecchia struttura. In questo quadriennio progettiamo, a partire dal prossimo costruiamo». A coloro che sono in attesa Norman Gobbi ha dunque indicato il suo programma: ha parlato della Stampa e dei servizi resi al Ticino. Ma ora il penitenziario deve rinnovarsi, guardare alle esigenze future del sistema penitenziario e della popolazione carceraria. Da anni la sezione femminile è stata chiusa. C’è il problema dell’espiazione di pena dei minorenni, del reparto riservato ai detenuti in attesa di espulsione. Servono nuovi laboratori. Arriveranno.

 

L’opzione migliore resta la realizzazione di una costruzione ex novo

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