In caso di necessità, senza la delega ai privati chi interverrebbe?

In caso di necessità, senza la delega ai privati chi interverrebbe?

Mi preme ribadire, ancora una volta, come la modifica della legge sull’esecuzione delle pene e delle misure per adulti sulla quale il Popolo si esprimerà il prossimo 22 settembre ha l’obiettivo di permettere al Consiglio di Stato, unicamente in casi eccezionali, di far capo ad agenzie private per sorvegliare stranieri sottoposti a fermo o a carcerazione amministrativa oppure richiedenti l’asilo problematici (definiti “recalcitranti”).

Gli stranieri che commettono reati cosiddetti minori (quali danneggiamenti, borseggi e turbamento della quiete pubblica), spesso reiterati, in assenza di una struttura ad hoc devono essere incarcerati presso il carcere giudiziario La Farera. Questo stabilimento – che dispone di 55 celle, per una capienza massima di 78 posti – è tuttavia destinato in particolar modo all’incarcerazione di persone in detenzione preventiva. L’esperienza di questi ultimi anni dimostra che il grado di occupazione delle celle soggiace a fasi alterne. In più occasioni si è difatti assistito a un sovraffollamento temporaneo delle strutture carcerarie, dovuto anche alle incarcerazioni amministrative, ciò che implica giocoforza un aumento importante delle mansioni correlate alla delicata attività svolta dal personale carcerario.

Attraverso questa modifica di legge si intende dunque gestire al meglio questi picchi di occupazione temporanei, dovuti ad afflussi irregolari e difficilmente preventivabili di persone da incarcerare. Poter disporre di questa facoltà di delega in maniera ben definita a privati, permetterebbe di reagire prontamente a queste situazioni e con la necessaria flessibilità. Dando questo incarico ad agenti privati che saranno selezionati in base ad alti parametri qualitativi, sarà quindi possibile sgravare il personale di custodia da compiti secondari, che non fanno altro che sovraccaricare le loro incombenze in maniera importante. Se è pur vero che in questi frangenti il Corpo di Polizia cantonale potrebbe dare man forte nell’espletamento dell’attività di sorveglianza, ritengo che, a tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico, gli agenti di polizia debbano occuparsi di mansioni legate al presidio del territorio così pure all’attività di prevenzione.

Il fronte referendario si sta scagliando con veemenza contro questa modifica di legge, utilizzando il termine “privatizzazione parziale della sorveglianza carceraria”. A costoro pongo il seguente interrogativo: in caso per esempio di numerose carcerazioni amministrative di stranieri oltre che a una presenza importante di richiedenti l’asilo recalcitranti che necessitano di sorveglianza e a una contemporanea ondata di furti, è giusto che la Polizia debba operare delle pericolose scelte di intervento su quale priorità fissare, a scapito della sicurezza dei nostri cittadini?

Seguendo il ragionamento dei fautori del referendum, in passato non si sarebbe neppure dovuto “esternalizzare” ad agenzie private il disciplinamento del traffico sulle strade cantonali, le ronde esterne del Penitenziario o il trasporto dei detenuti da e per la Svizzera interna. Con lungimiranza, si era allora optato di far capo a privati e i risultati dimostrano oggi la bontà di quelle scelte in termini di flessibilità, di risparmio e di ottimizzazione dell’impiego in particolare di agenti di polizia da destinare a compiti primari per la nostra sicurezza.

Vi invito pertanto a votare SÌ alla modifica della Legge sull’esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti per ottimizzare il lavoro del personale di custodia e degli agenti della Polizia cantonale a tutto beneficio della nostra sicurezza. Un SÌ a favore della nostra sicurezza.

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

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