Da 722 anni uniti nella diversità e nella libertà

Da 722 anni uniti nella diversità e nella libertà

Care e cari Concittadini,

a nome del Consiglio di Stato Vi porgo il saluto e Vi ringrazio per l’invito a partecipare al Natale della Patria in un luogo così suggestivo e poetico qual è Morcote. Un paese il vostro, baciato dal sole, contornato da una splendida natura e, come si evince dal vostro stemma comunale, animato dalla speranza (simboleggiato dal verde), dal coraggio (simboleggiato dal rosso) e dall’autonomia comunale (simboleggiato dalla pastorella seduta su sacchi di frumento). Uno stemma il vostro, care e cari cittadini di Morcote, che collima perfettamente con lo spirito fondatore della nostra Confederazione, che oggi compie 722 anni.

Lo spirito del 1291

Il Natale della Patria è un momento privilegiato per riflettere sulle nostre radici e per esprimere gratitudine ai nostri Padri fondatori che, mossi da interessi molto concreti quali l’autogestione regionale, la sicurezza interna ed esterna e la volontà di essere giudicati da magistrati locali diedero origine, con il Patto del 1291, alla Svizzera. Un Patto quello del Grütli che può essere sintetizzato con il motto “uno per tutti, tutti per uno” e che ha sancito un’unione di interessi tra Uri, Svitto ed Untervaldo in seguito esteso, grazie anche ai valichi alpini, con le alleanze alle città.

Solo un Patto forte e fondato sulla libertà, come quello del 1291, ci ha permesso di passare indenni momenti cruciali della nostra Storia quali le conseguenze della guerre in Borgogna, la riforma protestante e le guerre di religione. Un esempio su tutti è la Dieta di Stans del 1481, dove unicamente con la mediazione di Nicolao de la Flüe – nostro Santo patrono – si riuscì a pacificarele tensioni tra montagna e città perseguendo ciò che ci univa, piuttosto che enfatizzare ciò che cidivideva.

Lo spirito del 1848

Uno spirito, quello del Patto del Grütli, di cui si è impregnato anche il passaggio – attraverso la Costituzione federale del 1848 –  al moderno Stato confederale. in cui i Cantoni cedevano parte della loro sovranità, pur mantenendo importanti competenze in ambiti strategici per creare uno Stato ancora più forte. La Costituzione del 1848 ha permesso di disegnare il nostro attuale assetto istituzionale, attraverso, tra le altre cose, la costituzione dei sette Dipartimenti federali, l’abolizione dei dazi doganali interna e l’unità monetaria. Pilastri che hanno trasformato il nostro Paese in una moderna Nazione in grado di competere a livello economico, infrastrutturale e sociale con le maggiori potenze mondiali.

Lo spirito del 2013

La Svizzera del 2013 è riuscita a conservare il proprio spirito originario, sebbene non manchino pressioni da parte di svariati attori internazionali che cercano non di “unirci rispettando la nostra diversità”, ma desiderano piuttosto farci conformare alle loro specificità. Gli esempi, care e cari Concittadini, sono sotto gli occhi di tutti: conformazione fiscale con gli standard dell’Ocse, volontà di far adeguare le nostre leggi a quelle europee, accordi bilaterali che ci imbrigliano, libera circolazione che – a differenza di quanto sostiene la SECO – danneggia il nostro Cantone, segreto bancario che scricchiola rumorosamente.

Stiamo “de facto” cedendo lentamente piccoli pezzi della nostra diversità, della nostra libertà e sovranità in nome dell’ “uniformazione”. Ad infastidire noi Svizzeri, sono questi continui attacchi alla nostra specificità che si susseguono con una certa virulenza, sin dalla caduta del muro di Berlino. Allora eravamo attaccati sui fondi ebraici; oggi siamo attaccati sul segreto bancario da Paesi – quali gli USA e l’Inghilterra che – che al loro interno hanno dei paradisi fiscali e riceviamo continue pressioni di adeguamento agli standard di Bruxelles.

La nostra attuale Svizzera cede però un po’ di autonomia anche al suo interno. La scollatura tra Cantoni urbani e cantoni periferici / di montagna si è manifestata con tutta evidenza con l’esito delle votazioni sulle Residenze secondarie e sulla Revisione parziale della Legge sulla pianificazione del territorio: leggi che travalicano ampiamente lo spirito dell’ ”uniti nella diversità”.L’applicazione di queste leggi infatti, non tiene in considerazione le peculiarità dei cantoni di montagna o a vocazione turistica e la pianificazione viene imposta dall’alto (Confederazione) e non più dal basso (attraverso i Comuni e i Cantoni). Questo è un pericoloso cambio di paradigma.

Vi sono poi rivendicazioni regionali, come quelle del Ticino, che spesso risultano inascoltate a Berna. Penso ad esempio al problema degli investimenti infrastrutturali (il mancato finanziamento della circonvallazione Agno-Bioggio, ma anche il temporaneo depennamento della Mappo-Morettina quale strada nazionale), il problema della libera circolazione (che causa dumping salariale, traffico parassitario, aumento della disoccupazione ed una maggior insicurezza) o i premidi cassa malati pagati in eccesso dai ticinesi.

Una Svizzera, quella odierna, che per non perdere la bussola dinnanzi a tutte queste pressioni, deve ispirarsi allo spirito del 1291, del 1315-1513 e quello del 1848, che hanno contribuito a rendere il nostro Paese pacifico, competitivo, prospero ed indipendente.

Un piacevole “Sonderfall” 

Oggi, care e cari Concittadini, celebriamo anche la nostra diversità nella libertà. Una diversità che deriva sin dalla nostra origine: siamo figli di una “Willensnation”, di una Nazione nata per volontà del Popolo e non attraverso un’ “unione forzata” come avvenuto per molti altri Paesi. Il nostromodello di democrazia diretta ci viene invidiato: da noi è il cittadino a “controllare” lo Stato e non viceversa, in quanto il Popolo è sovrano veramente. Una capacità, quella dei cittadini svizzeri, non di solo “controllo” attraverso il referendum, ma anche propositiva iniziative in grado di acceleraresu questioni sulle quali il Parlamento non si è mai chinato, o non desidera farlo. Sono queste delle specificità che, sebbene ci vengano invidiate dai cittadini di altre Nazioni, causano delle incomprensioni nelle relazioni internazionali con altri Stati. È infatti sicuramente più semplice ottenere il consenso in questi Paesi a vocazione centralistica – la cui volontà viene imposta ai cittadini – anche se poi il compromesso non è legittimato e si crea una pericolosa scollatura tra Stato e Cittadini. In Svizzera al contrario, si ragiona dal basso verso l’alto e le decisioni sono frutto di mediazione a più livelli: comunale, cantonale, federale e naturalmente attraverso la volontà popolare. Se il nostro Paese è così pacifico, stabile, prospero ed indipendente lo dobbiamo al nostro sistema politico ed alle decisione adottate dai nostri avi.

Anche oggi, nel giorno della nostra Festa nazionale, siamo un po’ diversi dagli altri. Il nostro non è un patriottismo da “petto all’infuori” o che “mostra i muscoli”: al contrario, il nostro è un sentimento intimo e discreto, che lega 26 Cantoni, 2’485 Comuni ed oltre 6 milioni di Svizzere e Svizzeri, nel quale esaltiamo e celebriamo la nostra unione nella diversità.

Combattiamo la doppia morale di coloro che ci attaccano

La Svizzera subisce e sta subendo moltissimi attacchi da parte di Paesi con un peso specifico decisamente ben superiore al nostro: una battaglia fatta da nazioni monolinquiste contro un Paeseplurilinguistico qual è la Svizzera. Una battaglia non combattuta in nome di grandi ideali morali, madettati dalla necessità di “fare cassetta” e racimolare un po’ di denaro in tempo di crisi finanziaria.

Abbiamo assaggiato la solidarietà della comunità internazionale durante il rapimento dei nostri due connazionali in Libia. Nessuno si è mobilitato per aiutarci: anzi, vigeva un assordante silenzio da parte del mondo occidentale, preoccupato più per i propri interessi nel Mediterraneo, che per ilrispetto dei diritti civili. La stessa Comunità internazionale che lo scorso novembre, al Consiglio dei diritti umani dell’ONU, ci ha attaccato in quanto nel nostro Paese non sarebbero tutelati a sufficienza i diritti umani.

È tempo e ora che la Svizzera istituzionale esprima quello che molti Svizzeri fa ribollire il sangue: quella sana voglia di contrastare gli attacchi contro il nostro Paese, ribadendo la nostra diversità a cospetto del Mondo e la nostra innata e profonda voglia di libertà. 

Viva la Svizzera! 

Natale della Patria 2013

Da 722 anni uniti nella diversità e nella libertà

1. Agosto 2013, Morcote

Intervento di Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni 

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