Dibattito La giustizia che cerca la svolta

Dibattito La giustizia che cerca la svolta

Articolo apparso sull’edizione di mercoledì 7 marzo 2018 del Corriere del Ticino

A Piazza del Corriere le sfide e le priorità per l’apparato giudiziario e il futuro timoniere del Ministero pubblico Andrea Pagani: «Precedenza ai reati finanziari, la politica sia ricettiva» – Norman Gobbi: «Il dialogo non manca»

Che volto avrà la giustizia che verrà? Sicuramente, dal 1. luglio, quello di Andrea Pagani, futuro procuratore generale e ospite ieri sera a Piazza del Corriere su TeleTicino. Una puntata, quella moderata dal caporedattore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti, che ha cercato di sviscerare le strategie e soprattutto le necessità dell’apparato giudiziario cantonale. «Dove vogliamo arrivare? Il problema attuale del Ministero pubblico risiede nella sezione dei reati economico-finanziari» ha sottolineato Pagani, annunciando «una riunione tra le parti coinvolte nelle prossime settimane». E in tal senso il futuro pg ha lanciato un «appello alla politica, affinché nei prossimi mesi si dimostri ricettiva a delle eventuali richieste di ulteriori mezzi che dovessero giungere dalle analisi del Ministero pubblico». Riprendendo le parole del procuratore generale uscente John Noseda, Pagani ha infatti confermato come quelli nel settore dei reati finanziari «siano investimenti e non spese, con la possibilità di bloccare averi patrimoniali dei quali, in caso di confisca, potrebbe beneficiare anche lo Stato».

Una prima sollecitazione raccolta in parte dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi: «A Pagani spetterà il compito, grazie al cruciale lavoro di squadra, di dare degli accenti maggiori dove necessari, e penso alla malaeconomia. Voglio però precisare che il Governo e Dipartimento hanno già fornito risposte concrete, mettendo a disposizioni sei analisti in più e un ulteriore segretario giudiziario per un caso specifico. A dispetto di ciò che talvolta appare, il dialogo dunque c’è». Sempre in merito, e per sottolineare la posta in palio, l’avvocato Edy Salmina ha però ammonito: «Ma in gioco c’è molto di più, e cioè l’integrità e la competitività della piazza economica ticinese. Dobbiamo evitare che un’economia di mercato si trasformi in un’economia di sottobosco».

Per far sì che la Procura intervenga in tempi celeri, a Palazzo di giustizia andranno ad ogni modo prese anche decisioni di tipo organizzativo. «Viene enfatizzato eccessivamente il concetto di squadra, in contrasto con quella che è la missione solitaria e in piena autonomia dei procuratori pubblici» ha affermato in merito l’avvocato Renzo Galfetti. Per poi mettere sul tavolo criticità e possibile soluzione: «Il problema di fondo riguarda le persone. Ecco perché è determinante intervenire nella selezione iniziale, istituendo il sacrosanto periodo di prova per i nuovi procuratori». Detto fatto, Righinetti ha sottoposto la richiesta al futuro procuratore generale. E pronta è stata la risposta di Pagani: «Dico no al periodo di prova, perché consisterebbe in un paletto temporale arbitrario. Dopo un anno si possono aver già fatto piccoli disastri». Per questa ragione, oltre che annunciare la volontà di introdurre una sorta «di scuola interna per i nuovi coordinata dal pg e dai suoi sostituti», Pagani ha individuato un’altra via: «Serve una grossa selezione iniziale, ma non tramite un test psicologico, quanto attraverso un esame sulla risoluzione di un caso pratico. Soprattutto però è necessario dare nuovo lustro alla Commissione d’esperti indipendenti, che mantiene la sua ragione d’essere ma deve essere pensata a geometria variabile. Non è pensabile che al suo interno non figuri il procuratore generale se si tratta di nominare un procuratore pubblico».

L’idea che ha trovato i favori di Gobbi, dettosi per contro avverso alla proposta del proprio partito, la Lega, tesa all’elezione popolare del procuratore generale. Il consigliere di Stato ha inoltre dichiarato di preferire un’altra soluzione al periodo di prova: «Lasciare al Parlamento la nomina del procuratore generale e dei suoi sostituti, delegando invece quella dei neo procuratori pubblici alla stessa direzione del Ministero pubblico». Uno scenario definito senza mezzi termini «un trappolone» da Galfetti, che ha difeso a spada tratta l’opzione del periodo di prova: «Perché hai voglia a riorganizzare il Ministero pubblico se quattro o cinque procuratori su venti non lavorano come devono». Da parte sua, e anche alla luce delle controverse partenze dell’ultimo biennio, Salmina ha evidenziato l’importanza di un altro attore: «In caso di problemi interni va chiesto al Consiglio della magistratura di fare fino in fondo il suo lavoro». In questo quadro Pagani ha precisato ad ogni modo come «non ci si trovi in presenza di un problema tra il Ministero pubblico e il Consiglio della magistratura. Piuttosto così come dotato tale organo trova delle difficoltà enorme sul piano della celerità nelle decisioni che gli spettano per legge».

Tornando poi sulle segnalazioni del recente passato, il futuro pg ha ammesso: «Si tratta di episodi che fanno male a tutto l’ufficio, così come si vive male il fallimento di un’inchiesta che si traduce in una sconfitta non del singolo procuratore ma del Ministero pubblico». Procura che come detto da luglio avrà una nuova guida. «E il far fronte alle resistenze interne sarà forse la principale sfida del neodesignato» ha indicato Gobbi. Ma Pagani sarà un leader? ha chiesto Righinetti al diretto interessato: «Non nella misura in cui calerò delle lezioni dall’alto, quanto invece nel far sì che la maggioranza dell’ufficio trovi la necessaria convergenza per perseguire e raggiungere determinati obiettivi».


Puntata di Piazza del Corriere su Teleticino

http://teleticino.ch/home/piazza-del-corriere-06-03-2018-giustizia-quo-vadis-FC150645

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