Estremismo, la lotta passa anche dal web

Estremismo, la lotta passa anche dal web

Un portale di prevenzione promosso dal DI

Il terrorismo non è giunto in Svizzera. Gli attacchi degli ultimi anni mostrano però chiaramente che molti degli attentatori sono cresciuti e si sono radicalizzati in Europa, anche tra di noi.
Siamo di fronte a una minaccia che colpisce le nostre comunità e gli spazi dove trascorriamo la quotidianità.
Il tema della radicalizzazione e della sua prevenzione sta assumendo un valore sempre più ampio nella lotta alle organizzazioni terroristiche.

Il Canton Ticino non risulta al momento un obiettivo sensibile. Non possiamo però attendere che il problema si concretizzi per prevedere le contromisure. Deve essere intrapresa un’attività costante di prevenzione e sensibilizzazione fino all’uso repressivo della forza. Naturalmente gli accertamenti dei servizi informativi e il perseguimento penale dei terroristi rimangono degli elementi centrali della lotta al terrorismo.
Tuttavia intervengono soltanto quando la minaccia di azioni violente contro la società è già concreta. La prevenzione è un’attività ragionata sul lungo periodo mentre spesso è necessario un approccio più puntuale e deciso.

Ricordo che l’integrazione è uno degli strumenti più efficaci a disposizione delle Autorità cantonali nel contrasto e nella prevenzione del rischio terroristico. Il programma di integrazione cantonale per il quadriennio 2018-2021, che poggia sugli obiettivi fissati dalla Confederazione e dai Cantoni (informazione e consulenza, formazione e lavoro, comunicazione e integrazione sociale) ha il compito di favorire il rapido e stabile inserimento nel contesto locale dei cittadini stranieri.

Anche in questo senso va letta la proposta del mio Dipartimento di creare un portale internet per prevenire il fenomeno della radicalizzazione e dell’estremismo violenti. Il suo scopo è di raccogliere le richieste di informazione, aiuto e segnalazioni della popolazione per analizzarle e organizzare eventuali misure. Il portale avrà ancora il compito di mettere in contatto operatori e funzionari amministrativi confrontati con la problematica della radicalizzazione. Il progetto verrà realizzato dai servizi del mio Dipartimento – in particolare con la collaborazione del Servizio per l’integrazione degli stranieri – e con il Centro intercantonale d’informazione sulle credenze di Ginevra. Saranno inoltre coinvolti i rappresentanti del Dipartimento della sanità e della socialità e del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport.

Non si tratta evidentemente dell’unica iniziativa sin qui realizzata. Negli scorsi mesi il Consiglio di Stato, rispondendo a una consultazione federale, ha chiesto a Berna – su proposta del Dipartimento che dirigo – di studiare l’inasprimento delle pene per i reclutatori che cercano seguaci da radicalizzare. Abbiamo inoltre scritto ai comuni ticinesi chiedendo di vietare la distribuzione su suolo pubblico del Corano nell’ambito di un’azione di reclutamento jihadista ritenuta anticostituzionale dalla conferenza dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia. Infine, quest’anno chiederò di valutare l’introduzione di nuove misure per intensificare la collaborazione con le Città nella difesa del territorio.

La certezza assoluta che gli attacchi non possano interessare anche noi purtroppo non esiste. Non dobbiamo comunque cedere alla paura come vorrebbero gli autori di simili azioni.
Ho piena fiducia nell’operato dei servizi del Dipartimento. L’ottima collaborazione tra le autorità politiche e le forze dell’ordine, oltre allo scambio continuo di informazioni, è la premessa ideale per combattere possibili scenari sfavorevoli.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

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