Gobbi: “Un esercito con almeno 100’000 uomini”

Gobbi: “Un esercito con almeno 100’000 uomini”

È con piacere che mi rivolgo a voi, in quanto ufficiale attivo del nostro Esercito che siede nel Consiglio di Stato della Repubblica e Cantone Ticino e che dirige il Dipartimento delle istituzioni. 

Figlio fiero di un aiutante istruttore, per primo nella mia famiglia ho scelto la via dell’essere ufficiale, che iniziò pochi mesi prima della mia entrata nel Parlamento cantonale nell’ormai lontano 1999. Ad inizio gennaio cominciai la scuola ufficiali a Wangen an der Aare e verso la fine della stessa venni eletto in Gran  Consiglio. Due strade,  quella militare e quella politica, che si sono intrecciate sin dall’inizio e che oggi mi rendono felice di poter rappresentare l’ufficialità ticinese nel Governo cantonale. Questo nuovo incarico politico è per me un onore, ma anche un compito chiaro: difendere il nostro Esercito di milizia, salvaguardare la presenza militare a Sud delle Alpi e intensificare il lobbismo verso Berna. 

Difendere il nostro Esercito di milizia significa valorizzare l’operato di ufficiali, sottufficiali e militi durante i  loro impieghi, dare l’appoggio  affinché le condizioni quadro siano rafforzate e che la futura armata possa ancora contare su un effettivo adeguato di astretti. Credere che con soli 60mila militi si possa adempiere alle missioni affidate al nostro Esercito è illusorio e scellerato. Anche con 80mila l’adempiere questi compiti è illusorio. Solo con una Milizia di almeno 100mila uomini e donne i Cantoni potranno avere ancora nell’Esercito un partner affidabile e soprattutto presente. Qualcuno dimentica infatti che il nostro Esercito è la riserva strategica della Confederazione in caso di calamità, pronta ad intervenire in supporto alle autorità politiche e alle forze di primo intervento, così come a salvaguardia delle infrastrutture vitali del nostro Paese. 

Così come l’ho garantito nei miei 13 mesi di attività a Palazzo Federale, anche nella mia nuova funzione di responsabile cantonale della  sicurezza vi garantisco il mio impegno a sostegno di un Esercito svizzero moderno, capace e adeguatamente strutturato e formato. Questo nel rispetto della tradizione e dei valori che ancora oggi la nostra milizia sa esprimere: cameratismo, multilinguismo e interdisciplinarietà. 

Salvaguardare la presenza militare a Sud delle Alpi è un dovere del capo dipartimento cantonale, ma soprattutto un obbligo per il nostro Esercito. Durante la scuola ufficiali abbiamo ben appreso come il terreno sia un elemento chiave a livello tattico, in particolare la sua analisi e l’apprezzamento delle possibilità e delle minacce che può presentare. Uno sguardo strategico sul terreno e sull’ambiente circostante dovrebbe – il condizionale è d’obbligo – indurre i vertici delle nostre forze armate a non mettere in discussione la presenza militare a Sud delle Alpi.

Il nostro Cantone è la porta elvetica verso il mondo del Mediterraneo, che sta vivendo in questi ultimi  mesi un importante periodo d’instabilità; i flussi migratori dall’Africa  e dal Magreb non sono notizia di oggi, ma una costante negli ultimi anni che sta oggi vivendo una crescita, sia sul fronte delle richieste d’asilo che dell’entrate clandestine. Oltremodo sensibile in Ticino è il rischio di eventi naturali con forti conseguenze, data l’alta urbanizzazione del fondovalle. Voler togliere una base logistica, con un adeguato materiale per l’intervento in caso di catastrofe e/o di crisi, sarebbe irresponsabile, tenuto conto che la raggiungibilità del nostro territorio da Nord è spesso critica. Durante gli esercizi di Stato Maggiore alle scuole centrali abbiamo spesso esercitato pianificazioni a protezione degli assi di transito alpino. Il nostro territorio ospita la dorsale autostradale del San Gottardo  che rappresenta circa il 20% dei transiti alpini, l’asse ferroviario del San Gottardo e la futura Trasversale Ferroviaria Alpina, importanti impianti idroelettrici e linee elettriche ad alta tensione di carattere nazionale e internazionale.

Dimenticare il ruolo geo-strategico del Ticino sarebbe un passo falso e una dimostrazione non tanto di debolezza, quanto di incapacità nella condotta operativa del nostro Esercito. Se le misure di risparmio nel settore  della difesa nazionale metteranno in seria discussione la presenza militare in Ticino, sarà la dimostrazione come sia la finanza a condurre la nostra politica e non la visione strategica del nostro territorio. 

Intensificare il lobbismo ticinese a Berna è parte della strategia cantonale nel riconquistare le posizioni perse nel passato. Si tratta di sapere muovere le giuste pedine, con l’aiuto della nostra deputazione alle Camere federali e del nostro delegato cantonale alle relazioni con Berna.  Nell’ambito della sicurezza nazionale possiamo contare sull’appoggio dei nostri ufficiali generali ma anche del presidente STU Marco Netzer che fa parte dello staff personale del Capo dell’Esercito André Blattmann.

Dovremo marcare presenza a Berna su più punti, ma anche facendo scelte di fondo. Da un lato la difesa dell’Italianità nel nostro Esercito rientra nella strategia generale di promozione della nostra componente culturale svizzero-italiana nell’amministrazione federale. Dobbiamo saper garantire una corretta istruzione nella madrelingua alle nostre giovani reclute; ovviamente con il ridimensionamento dell’Esercito, la presenza italofona non potrà essere garantita in tutti i corpi di truppa e quindi dovremo fare queste scelte di fondo. Alimentare i corpi di  truppa e le formazioni italofone  sarà importante, così da garantire quadri e militi a sufficienza, con  lo svantaggio di ridurre la nostra interdisciplinarietà in grigioverde. 

Ma i miei impegni non si fermano qui. Come fatto da chi mi ha preceduto in questa veste, voglio garantire il sostegno del Dipartimento e per esso delle Sezione del Militare e della Protezione della Popolazione a tutte le attività fuori Servizio. Attività indispensabili nel trasmettere positività e diffondere l’immagine del nostro Esercito di milizia. 

Se un tempo il 10% della popolazione era in grigioverde, oggi questa proporzione si riduce a poco più di una persona su 100. Una presenza fugace che  ottiene visibilità mediatica solo quando se ne deve parlare in negativo; una presenza che va quindi consolidata con un’adeguata visibilità delle associazioni quali  la STU ed i suoi circoli, unitamente alle società d’arma e alle ASSU, che offrono l’opportunità di rendere visibile il nostro Esercito con manifestazioni militari e sportive. 

Ringrazio voi per il vostro attaccamento alle nostre tradizioni militari, così come per il sostegno espresso nel recentissimo passato in occasione della campagna contro l’iniziativa sulle armi. 

Il Ticino era, è e sarà un fedele sostenitore del nostro Esercito di milizia. 

Vi ringrazio. 

Norman Gobbi 
Consigliere di Stato e  Direttore del Dipartimento delle istituzioni

(Intervento all’Assemblea Generale Ordinaria della Società Ticinese degli Ufficiali, Tenero – 21.05.2011)

 

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