“Il blocco dei ristorni non un successo, ma un atto dovuto”

“Il blocco dei ristorni non un successo, ma un atto dovuto”

NORMAN GOBBI – Intervista al Consigliere di Stato, che ci racconta proprio tutto sul suo primo anno da ministro!

Primo anno da Consigliere di Stato: un bilancio di questi 365 giorni?

E’ passato molto velocemente… Molte cose sono state fatte, tante altre sono da fare anche perché il Ticino è un Cantone particolare dove su certi temi si procede un po’ a rilento, anche se cerco continuamente di accelerare, dando risposte celeri e puntuali alle problematiche affrontate. Ad esempio? Beh, il problema dei richiedenti d’asilo: le autorità cantonali dovrebbero avere più potere decisionale. Adesso stiamo lavorando per avere una task force e la possibilità di trasferire i richiedenti l’asilo problematici nel comparto della Stampa, in una struttura apposita.

Su che altri temi bisogna ancora lavorare?

Potrei stilare un lungo elenco… Bisogna rivedere l’aspetto logistico di alcune istituzioni, perché alcuni stabili non sono più consoni all’utilizzo. E poi dobbiamo potenziare la Polizia Cantonale per soddisfare la richiesta della cittadinanza. Cittadinanza che vuole maggiori garanzie anche su altri importanti temi, come l’occupazione che è una delle nostre priorità.

Appunto occupazione. Tema complicato…

Molto, è un lavoro duro perché bisogna trovare le misure corrette che permettano di evitare discriminazioni per la popolazione ticinese, anche se le responsabilità ultime sono dei datori di lavoro che devono avere maggiore responsabilità sociale rispetto al territorio in cui operano.

Come quelle che arrivano in Ticino, si insediano e sfruttano i frontalieri…

L’ho detto sin dall’inizio che il territorio ticinese è troppo pregiato per sacrificarlo dando spazio ad aziende che non portano un reale valore aggiunto al Cantone. Il Ticino non ha più l’esigenza di portare ad ogni costo aziende del genere nel suo territorio.

Uno dei suoi successi nel suo primo anno di operato?

Ve ne sono diversi, anche se non li definirei successi. Penso al lavoro che stiamo facendo sulla Polizia cantonale, dove l’obiettivo è di sostenere gli agenti nel loro lavoro quotidiano, oppure alla gestione del dossier riguardanti le aree di transito dei nomadi esteri, ora chiuse. Il lavoro che stiamo facendo è importante e abbiamo dato avvio ad importanti progetti di riorganizzazione, che presenteremo una volta maturi.

Il blocco della metà dei ristorni dei frontalieri è stato un successo?

Più che un successo, parlerei della naturale conseguenza di una situazione che si è creata con l’Italia e che va risolta ascoltando anche le necessità del Ticino.

Come torna a casa un Consigliere di Stato?

In macchina (ride, ndr)… Alcuni giorni più contento di altri, quando vedo che smuovo qualcosa e riesco a fare del bene per il Cantone.

E’ il motivo per cui ha scelto di fare politica?

Si, sin da ragazzo ho avuto passione per la civica e col passare degli anni ho accresciuto il mio spirito di servizio per le istituzioni, grazie anche alla mia carriera militare.

A proposito, cos’è per lei l’esercito svizzero?

E’ una di quelle istituzioni che ha permesso alla Svizzera di rimanere unita e di far conoscere ragazzi di Cantoni diversi. Si ha un contatto diretto con quella cosa che chiamiamo Confederazione e se ne apprende quindi il senso e lo spirito.

Com’è il rapporto con Matteo Cocchi, il Comandante della Polizia da lei nominato?

Ottimo. Su molti temi abbiamo una visione comune. È un comandante che ha riportato entusiasmo e motivazione ai poliziotti.

E con gli altri Consiglieri di Stato?

Ognuno ha il suo stile, ma ci si trova bene. In questa legislatura tre Consiglieri di Stato, tra cui il sottoscritto, sono nuovi. Credo una prima fase di rodaggio fosse naturale.

Un aggettivo per ognuno di loro. Marco Borradori.

Creativo

Manuele Bertoli

Coerente

Paolo Beltraminelli

Dinamico

Laura Sadis

Perfezionista

Norman Gobbi

Un rompi…. (ride, ndr)

E se Borradori dovesse entrare in Municipio a Lugano, chi vorrebbe al suo fianco in Consiglio di Stato, chi vorrebbe in Consiglio di Stato?

Non mi esprimo…

C’è chi dice che uno con le sue capacità potrebbe essere il prossimo Consigliere federale ticinese…

Intanto pensiamo a fare bene come Consigliere di Stato.

Per la nomina a Consigliere di Stato ha fatto il bagno nel lago Cadagno… da Consigliere Federale?

Prossima domanda??

Come mai non ha preso il Dipartimento finanze ed economia?

L’avevo annunciato sin dall’inizio che avrei preferito quello delle Istituzioni. Anche se non escludo che in un prossimo futuro, fatti i doverosi scongiuri, possa mettermi a disposizione per un altro Dipartimento.

C’è un tema degli altri Dipartimenti che le interessa particolarmente?

Credo che mi sarebbe piaciuto seguire il tema energetico. Un argomento di grande importanza, strategica e che avrà una grande influenza sul futuro del nostro Cantone. Sarà inoltre importante valorizzare le risorse e risolvere la situazione dell’Azienda elettrica ticinese.

Cos’è per te il Mattino della Domenica?

Una rivoluzione che è stata all’origine della Lega dei Ticinesi e ha dato voce a chi prima non l’aveva.

E quando legge le critiche sul Caffè?

So che fa parte del gioco… Evidentemente la Lega e i suoi Consiglieri di Stato danno fastidio, perché sfatano gli stereotipi creati in passato sulla Lega, secondo alcuni “volgare” e “sboccata”. Stereotipi che vengono regolarmente smontati, badando ad esempio alle attività in Consiglio di Stato del sottoscritto e del Presidente del gremio Marco Borradori.

La politica è ancora vicina alla gente?

Certo. Non potrebbe essere altrimenti, specialmente in Svizzera. Occorre vivere il e nel territorio, e conoscere la gente, capirne i loro problemi; da quel che vedo la maggior parte dei politici ticinesi lo fa. La sfida è riuscire a porre rimedio a problematiche e a dare vita ai propri progetti con i mezzi a disposizione.

Un po’ come i poster di Peppone e Don Camillo che ha appeso sulle pareti…

E’ la politica che piace a me: sanguigna, passionale, fatta di rivalità e di confronti, ma anche di rispetto e amicizia.

Anche se guardando verso Berna, non sembra che sia così. Il Ticino è poco ascoltato?

Più che poco ascoltato, non è capito fino in fondo. Stiamo lavorando anche su questo: almeno un giorno alla settimana sono in Svizzera interna a partecipare a riunioni e convegni.

La sua giornata tipo?

Sveglia alle 6, alle 7.30 in ufficio e, se tutto va bene, finisco di lavorare per le 18.30. Poi vado a casa e mi dedico alla famiglia…

E’ più difficile fare il Consigliere di Stato o il papà?

Certamente a fare il papà… non posso delegare i compiti a nessuno! Poi quando provo a sgridare mia figlia mi guarda con quegli occhi e quel sorriso che mi smontano…

Quanto è importante la famiglia?

E’ fondamentale. Una persona è solida se il suo mondo è solido. Avere una moglie capace è importantissimo.

Dietro un grande uomo si nasconde una grande donna?

Assolutamente. E io proprio piccolino non sono…

MS, http://www.mattinonline.ch/9700/il-blocco-dei-ristorni-non-un-successo-ma-un-atto-dovuto

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