Il federalismo svizzero: la ricetta per una democrazia sana, al servizio dei cittadini

Il federalismo svizzero: la ricetta per una democrazia sana, al servizio dei cittadini

Dal Mattino della domenica |

Qualche settimana fa ho preso parte alla conferenza nazionale di Montreux sul federalismo, portando la voce e la visione del Ticino in una Svizzera che ha sempre più bisogno di valorizzare i suoi Cantoni. Perché la centralizzazione delle competenze a Berna sta pericolosamente progredendo. Un orientamento che stride con la necessità di contare su un federalismo tonico nei suoi tre livelli istituzionali, che è da sempre la ricetta del nostro benessere. È possibile invertire questa tendenza solo se al livello più basso ci si trova confrontati con Istituzioni in grado di adempiere ai propri compiti. Proprio per questo motivo ritengo sia fondamentale non stancarsi di parlare di federalismo, perché ci porta a riflettere sulla sua natura, dove la vicinanza al cittadino è un criterio non solo fondamentale, ma fondante.

Come ho ricordato ai miei colleghi Consiglieri di Stato degli altri Cantoni presenti a Montreux, la vera forza del nostro Paese è sempre stata il suo sistema federalista che insieme al nostro sistema democratico riconosce la centralità del ruolo del nostro Popolo. I cittadini sono infatti al centro del nostro processo decisionale e questa è una peculiarità che ci rende uno Stato forte e coeso – nonostante le diversità tra le diversi regioni che lo compongono che molte altre Nazioni ci invidiano. La nostra forza è proprio la vicinanza tra lo Stato e i suoi cittadini e la capacità delle nostre Istituzioni di affidare i compiti necessari per la gestione della “cosa pubblica” al livello istituzionale più adeguato: sia esso federale, cantonale o comunale. E lasciatemelo dire: sono proprio i Comuni che rappresentano il tassello essenziale alla vita dei cittadini, per questo motivo la salute dei nostri enti locali è un ingrediente vitale per la ricetta di un federalismo solido e moderno, capace di garantire le sacrosante autonomie.

Partendo da questo presupposto è imprescindibile che in Ticino la politica di aggregazione non sia lo scopo, ma uno strumento. È importante che ogni livello istituzionale custodisca la propria autonomia, sinonimo di rispetto delle diversità e salvaguardia delle minoranze. Noi ticinesi ne conosciamo bene l’importanza! In quest’ottica, in questi anni, il Cantone e il mio Dipartimento in primis, hanno continuato convinti lungo la strada delle aggregazioni, così che i nuovi enti locali siano istituzionalmente e finanziariamente solidi. In grado di camminare ben saldi sulle proprie gambe per dirla in modo spiccio. Un esercizio a favore dei cittadini che possono conseguentemente contare su uno standard migliore di servizi e vedersi concretizzare opere importanti. Senza attendere anni, forse invano.

Su questi capisaldi il Governo crede e promuove il Piano cantonale delle aggregazioni. Ho avuto modo di leggere alcune prese di posizione di recente su alcuni dei nostri media. Il tema del PCA – così viene abbreviato il progetto che vuole disegnare il Ticino del futuro – è tornato infatti d’attualità perché è scaduto a fine ottobre il termine dato a Municipi, Associazioni dei Comuni e partiti rappresentati in Parlamento per inoltrare le loro osservazioni alla seconda fase del progetto. Sono quindi in fase di raccolta e analisi i pregi e i difetti emersi in merito alla visione cantonale, e c’è chi ovviamente ha voluto renderli polemicamente pubblici. Fa parte della politica e caratterizza la nostra democrazia, e come Direttore del Dipartimento delle istituzioni mi metto volentieri in gioco, come sempre.

Tengo a ricordare – ancora una volta – che il PCA è una visione e non un’imposizione, come in tanti vorrebbero far credere. Proprio per questo motivo abbiamo promosso una seconda consultazione, per dare voce e permettere a tutti gli attori coinvolti, enti locali in primis, di dire la loro. Il PCA non è una riforma vincolante e non costituisce il destino obbligato degli enti locali ticinesi. E proprio nel rispetto del nostro federalismo, saranno gli abitanti di ciascun Comune a esprimersi sulle aggregazioni che li concerneranno. Ed è giusto che sia così.

Ma prima di strada da percorrere ne abbiamo ancora. Una volta che avremo raccolto tutte le opinioni sulla proposta del Governo – qualcuno ha chiesto una proroga – elaboreremo i risultati e all’inizio del prossimo anno potremo presentare i risultati di questa seconda opportunità che abbiamo convintamente dato a tutti gli attori per esprimersi sulle proprie realtà locali e regionali.

Coinvolgere, ascoltare e riformare: tre principi per la valorizzazione e l’ammodernamento del federalismo elvetico attraverso il motore della riforma aggregativa in atto nel nostro Cantone. Questo ci permetterà di ottenere un Ticino al passo con i tempi, ma soprattutto istituzioni più vicine alle esigenze dei nostri cittadini.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

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