«Il poligono del Ceneri resta centrale»

«Il poligono del Ceneri resta centrale»

Dal Giornale del Popolo | Norman Gobbi insiste sul progetto che dovrebbe riunire diverse realtà regionali – L’intenzione del direttore del DI è quella di avere a disposizione la nuova infrastruttura a partire dal 2021. Intanto i giovani possono iniziare già a partire dai 15 anni.

Il tiro al bersaglio è uno sport che attrae diversi appassionati. Anche tra i giovani emergendo un ritorno di fiamma per questa disciplina che anche alle ultime Olipiadi ha
dato soddisfazioni al nostro Paese. In Ticino ci sono diversi progetti in corso. Con il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi e con il presidente della Federazione ticinese delle società di tiro Oviedo Marzorini abbiamo fatto il punto della situazione.

Direttore Gobbi, la sostituzione dei poligoni di tiro di Lugano, Bellinzona e Origlio con uno al Monte Ceneri diventerà realtà? Quando? A che punto è l’iter progettuale? Quali i passi da intraprendere ancora?
Il progetto del Centro polifunzionale di istruzione e tiro al Monte Ceneri è tutt’ora d’attualità e verrà concretizzato nei prossimi anni. Attualmente si stanno concretizzando tutti i passi formali necessari per procedere all’elaborazione del PUC (Piano di utilizzazione cantonale), il quale, dopo una consultazione delle parti interessate, verrà sottoposto al Gran Consiglio. Una volta conclusa questa fase si procederà con l’allestimento del bando di concorso e la richiesta al Legislativo cantonale del credito di progettazione. Una volta che saranno valutate le proposte architettoniche seguirà un ulteriore passo formale con la richiesta del credito di costruzione. Questo permetterà, salvo imprevisti, di disporre al più presto della nuova infrastruttura a partire dal 2021.

Che tipo di struttura sarà?
Sarà una infrastruttura interamente insonorizzata, la quale consentirà di concentrare le attività di tiro di Società di tiro, militari e Forze di Polizia in un’unica struttura polifunzionale in grado di accogliere gli obbligati al tiro di quasi metà del Canton Ticino.

La nuova convenzione con la Federazione delle società di tiro che cosa comporterà? In che modo i tiratori saranno agevolati?
Il rinnovo della Convenzione permetterà ai tiratori di prolungare di un’ora l’apertura nel periodo estivo a fronte di una forte riduzione delle attività durante i giorni festivi. Questo garantirà una migliore distribuzione delle attività durante i giorni feriali.

Funziona la collaborazione tra i militari, il Cantone e la Federazione di tiro? In che modo migliorarla?
La collaborazione funziona ed è particolarmente dinamica, così come lo sono i rapporti interpersonali degli attori coinvolti. Nei prossimi anni nel mondo del tiro vi saranno nuove sfide che saranno accolte ed elaborate in modo da trovare soluzioni adeguate per tutte le parti come d’altra parte è avvenuto fino ad ora.

Quale direttore del DI è sempre vicino a questo mondo, è soddisfatto dell’attuale situazione e dei progetti che si stanno preparando?
Sì, lo sono. Dal mio osservatorio di capo Dipartimento l’approccio nel trattare i dossier è propositivo. In questo ambito la gestione dei progetti risulta spesso particolarmente complessa perché implica la collaborazione di più attori: dai servizi cantonali a Enti esterni all’apparato statale. La realizzazione del nuovo poligono del Monte Ceneri rimane il progetto centrale. Un progetto nel quale crediamo e nel quale stiamo investendo energie e risorse. Si tratta di uno sforzo che in futuro ci permetterà di rispondere in modo ottimale alle esigenze del nostro territorio e sarà fonte di stimolo per le attività dei tiratori così come per coloro che intendono avvicinarsi a questa interessante pratica sportiva.

In Ticino, rispetto al resto del Paese, il tiro “tira” ancora?
Certamente, siamo uno dei Cantoni che ha visto aumentare in maniera importante le attività dei giovani tiratori, che ora possono avvicinarsi a questo sport già a partire
dai 15 anni. Anche le attività quali il tiro obbligatorio e il tiro in campagna hanno registrato un aumento rispetto agli anni scorsi. Come mi piace ribadire, anche in questo ambito, il Ticino è il “laboratorio della Svizzera” dove testiamo fenomeni e tendenze che negli altri Cantoni arriveranno solo in un secondo tempo.

(Intervista di Nicola Mazzi)

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