L’unicità del Ticino nel contesto territoriale svizzero

L’unicità del Ticino nel contesto territoriale svizzero

di Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino, pubblicato in 20 Jahre KdK Les 20 ans de la CdC 20 anni della CdC 20 onns CdC, cap. 3 Sfide e prospettive, pp. 88 – 91, Stämpfli Verlag AG, Bern, 2013; con la gentile autorizzazione delle edizioni Stämpfli.

Nel contesto federalista svizzero, il Canton Ticino si contraddistingue per essere una minoranza linguistica all’interno di una nazione multiculturale e per essere, data la sua posizione geografica, isolata dal resto della Svizzera. Un’altra particolarità riguarda la distanza significativa del nostro Cantone dai centri urbani dell’Altipiano, ma vicino alla metropoli di Milano, motore economico di valenza continentale. Una posizione quindi appartata, ma anche strategica perché posta tra il nord ed il sud dell’Europa. Numerose sono le sfide che attendono il nostro Cantone.

LE SFIDE INTERNE: LA RIORGANIZZAZIONE ISTITUZIONALE CANTONE

Le aggregazioni comunali sono uno dei progetti più importanti avviati nel corso degli ultimi anni dal nostro Cantone ed ha sin qui comportato una riduzione significativa del numero dei Comuni, passati da 247 a 135; ma l’obiettivo rimane ben più ambizioso. Per quanto l’idea iniziale fosse quella di por mano, tramite le aggregazioni, all’eccessiva frammentazione istituzionale degli enti locali nell’intento di ridare all’istituto comunale la sua giusta connotazione, nel frattempo il processo si è rivelato essere ancor più virtuoso. Ci si è infatti convinti che l’unione dei Comuni costituisce un passo irrinunciabile nella direzione della riorganizzazione dei compiti e dei flussi finanziari fra Cantone e Comuni. La presenza di troppi Comuni  – per lo più molti dei quali di dimensione inadeguata – ha infatti determinato l’incapacità per alcuni di essi a svolgere i compiti a loro attribuiti. Ne è derivato un processo, lento ma inesorabile, di espropriazione di alcune competenze passate al Cantone, con un duplice e contrapposto effetto negativo.

Da una parte la perdita di potere decisionale sul fronte comunale e,  dall’altra, il sensibile aumento degli oneri a carico del Cantone, le cui conseguenze hanno oggi raggiunto un limite di guardia politicamente insostenibile.. Per far fronte a tale situazione il Governo ha proposto di rilanciare il processo aggregativo attraverso l’elaborazione di un Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) ed al contempo di avviare quanto prima la riforma dei rapporti fra Cantone e Comuni. Una riforma che non sia soltanto prerogativa dei Comuni, ma che consenta di estendersi al Cantone stesso attraverso l’alleggerimento dell’apparato statale, con riduzione dei relativi compiti e dei corrispettivi oneri. La stessa si ripercuoterà sui Comuni, ma sarà al tempo stesso ampiamente compensata localmente dal sostanziale recupero in competenze, autonomia, e posti di lavoro.

LE SFIDE NEI RAPPORTI CON LA SVIZZERA

L’isolamento verso nord ha storicamente posto il nostro Cantone di fronte alla necessità di doversi battere per garantirsi un collegamento sufficientemente agevole, sicuro e performante con il resto del Paese. Un’esigenza presente sin dalla fine dell’800 in occasione della costruzione della linea ferroviaria, riemersa nel corso della seconda metà del ‘900 con le autostrade e che si è ripresentata in occasione della decisione di realizzazione del tunnel di base del San Gottardo; argomento per altro d’attualità a causa dell’indispensabile prolungamento verso sud di AlpTansit e dalla stessa esigenza di completare il tunnel autostradale con un secondo tubo.

Nel contempo appaiono all’orizzonte ulteriori importanti sfide per il Ticino. Il paventato progetto di riorganizzazione dei Cantoni al nord delle Alpi ed in Romandia, che di tanto in tanto riappare nelle cronache, che potrebbe concretamente tradursi in una fusione fra Cantoni, indebolirebbe ulteriormente la posizione del Ticino. Per ragioni geografiche ma anche e soprattutto linguistiche, appare oggi difficilmente immaginabile per il Ticino una fusione con altri Cantoni, in quanto già oggi in più ambiti il Ticino costituisce una regione, oltre che un Cantone. Vi è però l’opportunità di sviluppare intense sinergie attorno alla nostra “montagna madre”: il San Gottardo. In questo contesto la montagna che una volta divideva ed isolava, ora dovrà unire e trasformarsi in elemento di forte coesione e di unità d’intenti con i Cantoni del Grigioni, di Uri e del Vallese. Un processo di cui “Gottardo 2020” è già una concreta testimonianza.

LE SFIDE TRASFRONTALIERE

La frontiera verso sud, particolarmente vulnerabile, richiede per contro un continuo adattamento alla realtà confinante, soggetta ai repentini mutamenti dettati dall’instabile governabilità della politica italiana. Anche nel contesto transfrontaliero il Ticino è un “Sonderfall”, in quanto gli altri poli transfrontalieri presenti nel nostro Paese (Ginevra e Basilea) sono su suolo nazionale, mentre per il Ticino il punto di riferimento è Milano che non dispone dell’autonomia decisionale di un Cantone della Confederazione.

La situazione attuale per il nostro Cantone è assai difficile ed i rapporti sono improntati dall’inazione da parte italiana su più fronti: il mancato rispetto dei contratti bilaterali, l’aumento indiscriminato ed unidirezionale del numero dei frontalieri verso il Ticino (55’000 frontalieri italiani vengono ogni giorno a lavorare in Ticino), le difficili trattative in ambito fiscale e l’insoluta problematica di prolungamento verso sud di AlpTransit, costituiscono un vero e proprio freno per la nostra economia, ma soprattutto minacciano gli equilibri socio-economici del nostro Cantone. Di fronte a tale situazione, il Ticino richiede un dialogo schietto, concreto ma soprattutto un’inversione di tendenza: l’auspicio è che i rapporti transfrontalieri con l’Italia, da problema si possano tramutare finalmente in reale opportunità. È indispensabile in tal senso l’azione di sostegno da parte della Confederazione.

UNA CONFERENZA DEI GOVERNI CANTONALI VICINA ANCHE AL TICINO

Il federalismo è tutt’altro che una dimensione immutabile. Il principio di fondo resta inviolabile, ma la sua impostazione, ovvero la ripartizione delle competenze tra Confederazione e Cantoni è regolarmente al centro di dibattiti. Dalla revisione totale della Costituzione federale del 1874, si osserva una costante erosione della sovranità cantonale. A minacciare i poteri cantonali non è solamente la Confederazione, ma anche il processo di integrazione europea e la globalizzazione. La Svizzera si vede sempre più spesso costretta ad adeguarsi ai rapidi cambiamenti in atto sullo scenario europeo, integrando nella propria legislazione nuove disposizioni che toccano anche settori di competenza cantonale. I Cantoni possono tuttavia ancora svolgere un ruolo politico importante in ambito federale, a patto di essere uniti. Un esempio in tal senso è stata la votazione nel 2004 sul pacchetto fiscale, dove undici Cantoni avevano impugnato congiuntamente l’arma del referendum per opporsi ad una decisione del parlamento federale.

Si profila oggi un’ulteriore sfida per la compattezza della Conferenza dei Governi Cantonali: la rivendicazione di maggior peso politico avanzata dalle grandi città e dagli agglomerati che si profilano all’orizzonte come “Zürich Metropolitan Area” o la “Greater Geneva-Bern Area”. Delle rivendicazioni legittime, ma che non devono isolare le specificità e le necessità dei piccoli Cantoni. Solo una Conferenza dei Governi Cantonali capace di compattarsi a difesa degli interessi delle grandi città, ma anche di solidarizzare con le rivendicazioni dei piccoli Cantoni, può controbilanciare la continua erosione del potere cantonale.

http://www.staempfliverlag.com/verlag/detail/ISBN-9783727259838/Konferenz-der-Kantonsregierungen-Conference-des-gouvernements-cantonaux-Conferenza-die-governi-cantonali-Conferenza-de-las-regenzas-chantunalas/20-Jahre-KdK-Les-20-ans-de-la-CdC-20-anni-della-CdC-20-onns-CdC#.UsvZNfulrng

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