Misure sui minori nel rispetto della collettività

Misure sui minori nel rispetto della collettività

Sono onorato di porgere a tutti Voi il più cordiale saluto anche da parte del Consiglio di Stato del Canton Ticino. E rivolgo un sentito ringraziamento alla Società svizzera di diritto penale minorile per aver scelto quest’anno il Canton Ticino quale sede del vostro Congresso annuale.

Il tema che vi apprestate a trattare concerne il diritto penale minorile per rapporto al lavoro con la famiglia, famiglia il cui ruolo potrebbe essere visto in maniera ambivalente: risorsa od ostacolo? Indipendentemente dalla risposta a questa domanda – se ve n’è una – le discussioni e i workshop che affronterete in questi giorni costituiranno un’occasione privilegiata per mettere in relazione due elementi essenziali della società moderna. Da un lato, la famiglia, da sempre pilastro fondamentale della società: a lei è affidato il compito di crescere ed educare le nuove generazioni, di accompagnarle lungo il delicato percorso che dall’infanzia porta all’età adulta. Delicato perché è proprio durante questa fase della vita che viene plasmata la personalità di ogni individuo, quindi di ogni cittadino. Dall’altra parte, invece, troviamo il diritto penale dei minori, costola fondamentale del sistema giuridico, al quale spetta un compito simile, per certi versi complementare, ma in ogni caso sussidiario. Siamo dunque di fronte a due istituzioni che perseguono un obiettivo comune completandosi vicendevolmente. Un obiettivo ambizioso ma realistico, ovvero permettere ad ogni bambino di crescere nel migliore dei modi e di trovare un proprio spazio all’interno di una società civile, caratterizzata dalla convivenza armoniosa fra i suoi membri e dal rispetto della legalità.

Per tutti noi, principali responsabili del buon funzionamento della relazione fra queste due istituzioni, la sfida è chiara. È nostro compito garantire un quadro legale e istituzionale che sappia coordinare il ruolo della famiglia con quello del diritto penale dei minori, attribuendo a ciascuno di essi compiti ben definiti e funzionali ai bisogni del momento. Compiti, lo ribadisco, ben definiti. Benché tutti siano concordi nell’attribuire alla famiglia un ruolo di primo piano nell’ambito dell’educazione del minore, tale ruolo deve in ogni caso essere limitato. Concretamente, deve esistere un confine oltre il quale, alla famiglia devono subentrare le Autorità. Ed è qui, che in qualità di Autorità competenti ci aspetta un altro compito di estrema importanza. Una volta che compete alle Autorità occuparsi del minore, esse devono agire con un nesso proporzionale allo scopo di protezione e recupero della gioventù. Equilibrio che, come abbiamo visto nel ben noto caso del giovane “Carlos”, risulta essere tutt’altro che evidente. Una vicenda che ha scatenato un’ondata di indignazione pubblica e politica in tutta la Svizzera non tanto per il legittimo tentativo di reintegro del  giovane pregiudicato nella società, tanto per il piano di presa a carico predisposto dalla Procura dei minorenni. Un piano particolarmente privilegiato e oneroso nonché difficilmente difendibile di fronte all’opinione pubblica in questo difficile momento congiunturale che impone sacrifici da parte di tutti e tagli a molti servizi dell’Amministrazione pubblica. Questa storia che voleva raccontare un esempio di buona gestione dei minori problematici, in realtà ha rivelato un eccesso da parte delle Autorità nel predisporre un complesso impianto di misure ad hoc senza, come indicavo prima, alcun nesso proporzionale allo scopo di protezione e recupero del giovane. Nella mia qualità di Direttore del Dipartimento delle istituzioni non posso quindi che sensibilizzare tutti voi addetti ai lavori ad operare, come ovvio, tenendo conto dei principi derivanti dal diritto penale minorile, ma anche facendo un uso corretto delle risorse pubbliche.

Delineare questo confine oltre il quale alla famiglia devono subentrare le Autorità, significa inoltre analizzare i bisogni della società attuale e monitorare attentamente la sua evoluzione. Solo così, unitamente ad un atteggiamento propositivo da parte di ognuno di noi, saremo all’altezza del nostro compito. E il Canton Ticino, recependo le esigenze di protezione dei giovani derivanti dall’applicazione del diritto penale minorile, sta progettando una struttura per proteggere gli adolescenti. Questo progetto avviato nel 2012, che vede la partecipazione della Fondazione Vanoni e dell’Ufficio federale di giustizia, andrà ad aggiungersi all’offerta attuale di strutture di risposta ai bisogni in ambito giovanile che in Ticino sono circa una decina per circa 300 posti per la protezione dei minorenni dai 6 ai 18/20 anni. Secondo uno studio svolto nel 2009, nel nostro Cantone (dati biennio 2006 e 2007) sono circa 150 i giovani adolescenti all’anno che vivono una situazione di crisi. Solo per il 20% di loro si riesce a trovare una soluzione adeguata. Per quasi la metà dei restanti, poco più di una cinquantina di giovani, gli operatori farebbero capo al centro chiuso. Il nuovo Centro educativo di pronta accoglienza e osservazione per minorenni problematici – che sorgerà nei pressi di Bellinzona – è quindi una risposta alle necessità imposte dal diritto penale minorile. Preciso che non si tratterà di una prigione, bensì di una struttura il cui scopo sarà quello di fermare e contenere i giovani in grave crisi con i quali non è più possibile intervenire in altro modo.

L’amministrazione della giustizia – anche quella dei minori – implica un continuo adeguamento alle mutate esigenze della società: è un cantiere sempre aperto e in evoluzione, proprio perché espressione della società in cui vive. Ed è proprio sulla scorta di questa consapevolezza che non si può che salutare con entusiasmo l’organizzazione di congressi come quello che vi impegnerà in questi giorni qui a Lugano. Occasione di scambio di opinioni, condivisione di esperienze, creazione di contatti tra esperti del settore quali voi siete e, anche, di contatto con il nostro territorio ticinese e con la popolazione residente.

L’augurio mio personale è quindi che, da questo Congresso, come da ogni altra occasione d’incontro che la Società svizzera di diritto penale minorile avrà il merito di organizzare, possano anche emergere proposte concrete da indirizzare alle Autorità politiche volte a migliorare il quadro giuridico-istituzionale, rendendolo sempre più efficace, efficiente e al servizio della Società. E nel vostro caso, al servizio dei giovani che rappresentano il nostro domani. Perché educare è meglio che rieducare.

Vi ringrazio dell’attenzione e vi auguro dei lavori proficui.

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione del Congresso annuale della Società svizzera di diritto penale minorile  – «La famiglia: risorsa o impedimento nel diritto penale minorile? »

17 settembre 2014 – Lugano

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