«Nessun tartassamento, e non si pagherà di più»

«Nessun tartassamento, e non si pagherà di più»

Dal Corriere del Ticino | L’INTERVISTA – Norman Gobbi
Il sistema è andato in rosso: va cambiato

Norman Gobbi, le finanze piangono e allora si mettono le mani nelle tasche degli automobilisti. Cosa si sente di contestare di questa affermazione?

«Non si tratta di questo: i molti automobilisti che nel 2017 hanno pagato una bolletta più salata per essersi visti ridotto il bonus o addirittura averlo perso, negli scorsi anni beneficiavano di uno sconto. Quello del 2017 è l’importo che avrebbero pagato anche negli scorsi anni se non ci fosse stato lo sconto grazie agli ecoincentivi».

Nel pacchetto per risanare le finanze avete inserito un ritocco del coefficiente delle imposte di circolazione per incassare 6,1 milioni. Come lo giustifica?

«Il ritocco, come lo chiama lei, del coefficiente delle imposte non è stato inserito per risanare le finanze dello Stato. La legge prevede infatti che bisogna garantire il principio della neutralità finanziaria. Gli sconti (ovvero i bonus) erano finanziati dal tesoretto accumulato grazie a chi pagava la penalità (i malus) perché possiede un veicolo poco efficiente. Ma nel corso degli anni sono entrate in circolazione molte auto sempre meno inquinanti, quindi si sono elargiti troppi bonus ed è terminato il fondo che finanziava gli sconti. Ecco perché abbiamo dovuto correggere il tiro, per evitare una perdita di bilancio».

Ma il popolo meno di un anno prima aveva detto no all’aumento delle imposte di circolazione. Una manovra azzardata?

«Non bisogna fare confusione: nel 2015 si era detto no a un aumento delle imposte di circolazione che sarebbe servito a finanziare provvedimenti a favore della mobilità sostenibile. Era una modifica legislativa che non toccava la modalità di finanziamento delle imposte, il sistema bonus/malus. Fosse andata diversamente quella votazione oggi ci saremmo trovati comunque a dover adeguare i coefficienti per garantire che le cifre del conto che finanzia gli sconti fossero in nero».

Il sistema bonus/malus, accolto nel 2008 dal Parlamento, ma con il suo sonoro no da deputato della Lega, è stato un fallimento?

«L’ho sempre sostenuto, anche quando dai banchi del Gran Consiglio ero il relatore del rapporto di minoranza: si tratta di un sistema che ha dei limiti, soprattutto per la compensazione tra sconti elargiti e penalità inflitte. È pure un sistema difficile da comprendere. Per questo motivo, già nel mese di settembre 2016, ho promosso un convegno con attori del mondo dell’automobile, politici e addetti ai lavori per trovare una nuova formula. L’intento è quello di trovare più stabilità ed eliminare il sistema bonus/malus».

Dal 2013 esiste il tassativo vincolo della neutralità finanziaria del sistema. Si è corsi al riparo quando la tendenza era irreversibile?

«Assolutamente no. Abbiamo agito per tempo e spiego perché: dal 1. gennaio 2014 è in vigore la legge con l’ultima modifica che abbiamo apportato. Alla fine di quell’anno avevamo un’eccedenza pari quasi a 5 milioni di franchi e un anno dopo, a fine 2015, il saldo era sceso a 2,7 milioni. Più auto efficienti in circolazione, più bonus elargiti: questo ha portato l’erosione del saldo a disposizione. Nel corso della primavera scorsa quindi, vista la tendenza, abbiamo deciso di modificare i coefficienti e questo ha influito sulle imposte. In modo più che tempestivo aggiungo».

Oggi il parco veicoli è meno inquinante. Però sembra che neppure questo contribuisca a diminuire le immissioni nocive. L’impennata delle sostanze inquinanti, indipendentemente da bonus o malus, non conosce tregua. Cosa le suggerisce questa realtà?

«Questa domanda andrebbe fatta al collega Claudio Zali (ndr. ride). Siamo uno dei Cantoni con il numero più alto di veicoli in circolazione e giornalmente sono oltre 60mila i frontalieri che vengono a lavorare nel nostro cantone. Un territorio limitato il nostro, e le strade congestionate durante gli orari di punta lo dimostrano. Il sistema degli ecoincentivi non può essere la panacea di tutti i mali».

Lei si dice molto attento alle percezioni del cittadino. Al ticinese che si arrabbia perché non c’è più il bonus e nel 2017 paga il doppio cosa risponde?

«Spiegherei che non abbiamo raddoppiato l’imposta ma piuttosto che non si beneficia più dello sconto. Se quest’anno l’importo dovuto è di 540 franchi e lo scorso anno era di 270, significa che lo sconto di 270 franchi dato grazie al sistema bonus/malus ora non viene più concesso».

Nel 2018 ha promesso novità. Ma cosa cambierà? E, soprattutto, quanto pagheranno i ticinesi che nel confronto intercantonale sono tra i più tartassati?

«Mi preme sottolineare una volta per tutte che non è mia intenzione tartassare i cittadini ticinesi e gli automobilisti. Di sicuro quindi i ticinesi non pagheranno di più. Stiamo rivedendo la modalità di calcolo per renderla più semplice e comprensibile, ma il gettito globale non aumenterà».

Vorrebbe lasciare al Parlamento la facoltà di decidere e modificare i parametri. Insomma, Gobbi sgancia la patata bollente?

«Non è nel mio stile lasciare la patata bollente ad altri, anzi. È una questione di trasparenza: una delle critiche che i nostri attenti parlamentari hanno fatto alla modifica del coefficiente è stata la mancanza di chiarezza, visto che la misura in questione nella manovra era di competenza del Governo. Sarà quindi il Parlamento a poter avere l’ultima parola. Lo vedo come un diritto acquisito più che un onere scaricato, dando al Parlamento il suo ruolo».

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