Chiasso, sventato il colpo al caveau

Chiasso, sventato il colpo al caveau

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 26 febbraio 2018 de Il Quotidiano.
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Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 27 febbraio 2018 de La Regione

Organizzati e professionisti
Quella sgominata nella notte a Chiasso «è una banda organizzata e di professionisti specializzata in furti con la tecnica comunemente definita ‘del buco’. Una tecnica che presuppone l’utilizzo di materiale abbastanza specifico».
Con il portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli entriamo nei dettagli dell’operazione che ha portato all’arresto di 12 persone. Sotto sequestro «è finita una carotatrice che permette di bucare anche pareti in cemento armato – continua Pizolli –.
Per introdursi in ditte come quella a cui hanno mirato, devono entrare in considerazione anche dei sistemi di sicurezza superiori alla media, tra questi anche la fattura dello stabile». L’azione dei malviventi «era prevista sull’arco di qualche ora». Un lasso di tempo durante il quale avrebbero creato un foro sufficientemente grande per permettere l’ingresso di una persona, che si sarebbe occupata di svuotare il caveau. Per riuscire nel loro intento, nella serata di domenica i malviventi «hanno piazzato sul tetto dello stabile adiacente un’apparecchiatura per inibire l’entrata in funzione del sistema di allarme». La stessa è stata recuperata in mattinata con il supporto dei pompieri di Chiasso. Avuta la certezza del colpo imminente – «l’azione preventiva e lo scambio di informazioni con le autorità italiane e in particolare con i Carabinieri di Cerignola, Abbiategrasso e Como ci ha permesso di essere sufficientemente pronti al momento giusto» –, il dispositivo, coordinato dalla Polizia cantonale e composto da diverse decine di agenti, è entrato in funzione intorno alle 2 del mattino. «Le persone sono state bloccate in maniera incruenta, nessuno si è fatto male – precisa ancora Pizolli –. Non si può dire che i fermati si siano consegnati alla Polizia: hanno infatti cercato di evitare il fermo, ma non hanno potuto sottrarsi». Durante l’operazione «non sono state utilizzate armi da fuoco». I colpi uditi e segnalati da diverse persone potrebbero essere riconducibili, ma la polizia preferisce non fornire dettagli in merito, a petardi stordenti. Il fatto certo, conclude Renato Pizolli, è che quelli sventati nella notte «non sono atti preparatori: queste persone stavano commettendo un reato: il materiale che abbiamo recuperato sul tetto è stato montato per un motivo».

Un ottimo banco di prova
La settimana scorsa a Lugano sono finiti in manette quattro componenti delle ‘Pink Panthers’ pronti a rapinare una gioielleria. Ieri tra Chiasso e la Lombardia sono state arrestate 12 persone che hanno pianificato un’azione criminale in Ticino. «È la dimostrazione che le forze dell’ordine hanno un grado di preparazione sufficiente per rispondere anche a minacce di una certa gravità», è il commento del portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli. Oltre allo scambio di informazioni, le due operazioni hanno avuto esito positivo «anche grazie alla collaborazione con le altre forze dell’ordine in campo – conclude Pizolli –. Questo permette di operare con un numero sufficiente di persone e di essere preparati per rispondere a questo tipo di minacce. Un ottimo banco di prova per il nostro operato».

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