Poligono regionale: decisi verso una soluzione

Poligono regionale: decisi verso una soluzione

È con piacere che mi rivolgo a voi, non tanto in veste di Direttore del Dipartimento delle istituzioni, quanto in quella di vostro Socio onorario. Onore che avete mi avete tributato lo scorso anno a Cevio, quale significativo riconoscimento ai miei quasi 10 anni di attività in seno al Comitato cantonale della Federazione ticinese delle società di tiro (FTST). Come ebbi occasione di dire lo scorso anno, il riconoscimento lo devo a voi in quanto questa lunga esperienza a favore del tiro ticinese e dei valori ad esso collegati quali la Libertà e la Responsabilità del Cittadino, mi hanno arricchito molto più di quanto io abbia potuto servire alla causa. 

Un’esperienza unica, in cui ho avuto modo di stringere forti legami umani e di conoscere moltissime persone, in Ticino e Oltregottardo, Amicizie sincere, profonde e soprattuto durature che ci riuniscono in momenti lieti, ed anche, purtroppo, in occasioni tristi come ad inizio anno per il commiato agli Amici Guglielmo “Willy” Chiavi e Davide “Didi” Enderlin, ci riuniscono in un forte abbraccio di sostegno e vicinanza, proprio come avviene in una vera Famiglia. Questo è il vero spirito di cameratismo che anima il nostro sport del tiro: un’autentica passione che ci accomuna ben oltre gli allenamenti al poligono, le gare o le riunioni di comitato e che è fonte di cameratismo, sincera amicizia e di unione. Uno spirito, quello che anima la grande famiglia della FTST che ho potuto apprezzare durante i 10 anni al vostro servizio, e che ammiro tuttora nella mia funzione di Consigliere di Stato. 

Una realtà quella del tiro con tutti i valori connessi, che merita tutta l’attenzione da parte delle Autorità, in quanto -oltre ad essersi sempre dimostrata leale servitrice delle istituzioni -adempie a compiti delegati da Leggi federali, in favore di Comuni, Cantoni e Confederazione, e della sicurezza nazionale. Per poter svolgere questi compiti demandati dalle Leggi, la FTST e le sue società necessitano però di un’adeguata infrastruttura per lo svolgimento del tiro (militare e sportivo) garante delle Leggi, non solo ambientali, ma anche delle esigenze dei tiratori. Ricordo a tal proposito l’obbligo da parte dei Comuni di mettere a disposizione infrastrutture di tiro sancite all’articolo 133 della Legge federale sull’esercito e amministrazione militare, in grado di rispondere agli obblighi legati al tiro militare e sportivo, confermati peraltro ancora questa settimana dal Consiglio nazionale con un voto chiaro a favore del mantenimento degli esercizi obbligatori di tiro militare fuori servizio. 

Per far fronte a questo obbligo, il Consiglio di Stato -d’intesa con la FTST e la Federazione dei cacciatori ticinesi (FCTI) -ha costituito un gruppo di lavoro denominato “Tiro Ticino”, allo scopo di censire tutte le infrastrutture di tiro e le necessità di eventuali risanamenti ambientali, stabilire le necessità regionali nel settore e proporre al Consiglio di Stato una visione futura sotto forma di una pianificazione cantonale. 

Recentemente ci sono state incomprensioni riguardo ad una missiva del Dipartimento del territorio, la quale -e lo sottolineo per chiarire il disguido -non è una decisione formale e quindi si conferma la volontà di voler trovare soluzioni condivise tra tutti i partner coinvolti: Cantone, Comuni, Società di tiro e Cittadini. Ad ognuno devono essere garantiti i propri diritti, nel rispetto del principio di equità e certezza del diritto. 

Questo approccio lo abbiamo voluto portare anche sul fronte dell’annoso dossier del poligono regionale di tiro che si vorrebbe realizzare sul Monte Ceneri. Ricordo come 5 anni fa, i Cittadini ticinesi respinsero in votazione popolare il credito cantonale di circa 3 milioni di CHF per la sua realizzazione. Da allora si sono cercate -invano -soluzioni per poter adeguare il progetto, volendolo mantenere nella zona Poreggia, con ingenti misure da attuare a livello ambientale e faunistico. Convinto del fatto che l’azione politica e le soluzioni devono seguire il principio dell’acqua che scorre, ossia se trova un ostacolo sulla propria via, lo aggira trovando vie alternative, ho deciso di porre l’attenzione su soluzioni, in grado di centrare l’obiettivo. Alla fine del 2011 il progetto di stand regionale al Ceneri era, se non proprio affondato, irrimediabilmente arenato. Referendum contro il sussidiamento cantonale, Gruppo del “NO”, ponte faunistico e un’assoluta mancanza di consenso locale rappresentavano degli scogli praticamente insormontabili. 

Preso atto di questa situazione e dopo aver coinvolto i principali attori, il Consiglio di Stato ha deciso di cambiare rotta indirizzandosi verso una soluzione innovativa, ovvero un impianto di tiro coperto, in modo da rispondere alle richieste della comunità locale di Monteceneri. Un’infrastruttura innovativa in grado di soddisfare una gamma più ampia di esigenze di tiro. Non solo quindi il tiro militare ed il tiro sportivo; nella nuova infrastruttura si vuole integrare anche il tiro di caccia, quello per i corpi di polizia e delle guardie di frontiera ed infine anche le attività di tiro degli armaioli. Nel febbraio del 2012 il Dipartimento delle istituzioni ha ricevuto dal Consiglio di Stato il mandato di verificare l’esistenza di un quadro favorevole alla realizzazione di uno stand coperto e, in tal caso, di procedere all’elaborazione di un progetto di massima. 

L’ubicazione per una tale infrastruttura è oggettivamente vincolata alla Piazza d’armi del Monte Ceneri e, sentito il DDPS, da realizzare sul sedime dell’attuale stand militare. Le discussioni intavolate con la Confederazione hanno permesso di stabilire da una parte la disponibilità a metter a disposizione il comparto dell’esistente stand militare e, dall’altra, a co-finanziare uno studio di fattibilità per il futuro stand regionale. Tale studio rappresenta il primo indispensabile passo per definire i contenuti della struttura, i costi della realizzazione ed in seguito per poter trovare gli accordi tra tutte le parti coinvolte. 

Un apposito Gruppo di lavoro, che comprende rappresentanti della Confederazione, del Cantone e dei Tiratori, ha quindi concordato le procedure da seguire ed ha raccolto le differenti esigenze così da poter elaborare un mandato per questo studio di fattibilità. In questi giorni il mandato è stato assegnato all’ing. Luigi Canepa, persona ben nota nell’ambiente del tiro. Lo studio di fattibilità dovrebbe essere disponibile già a fine estate, dopo di si dovranno riunire attorno ad un tavolo tutte le parti interessate in modo da definire le modalità, soprattutto finanziarie, per la realizzazione del nuovo stand regionale. 

L’iter per poter finalmente esplodere il primo colpo nella nuova struttura sarà comunque lungo e non privo di ostacoli. Concordare il finanziamento, le modalità di gestione della realizzazione, le indispensabili modifiche pianificatorie ed i tempi necessari alla realizzazione porteranno a poter disporre del nuovo impianto di tiro non prima del 2017-2018. 

Lo stand regionale del Ceneri resta però una priorità assoluta per il Dipartimento, l’unica soluzione possibile atta a garantire l’insieme delle attività di tiro in Ticino. Una soluzione che non può più essere procrastinata di fronte a situazioni non più procrastinabili: sia per il loro impatto ambientale non conforme, sia anche per l’incompatibilità con gli indirizzi pianificatori, come pure perchè potenziali freni dello sviluppo degli agglomerati di Lugano e Bellinzona. 

Confido quindi che si possa raggiungere l’ambizioso obiettivo di creare una nuova infrastruttura a favore della formazione delle forze dell’ordine, del tiro militare e sportivo e venatorio, nonché sull’indispensabile supporto e sostegno delle collettività interessate. Il tempo perso non lo recupereremo, ma evitiamo di perderne ulteriormente, a discapito di tutti. Ne va della nostra sicurezza, dell’adempimento di obblighi di legge e del rispetto di chi serve lealmente le istituzioni. 

Vi ringrazio. 

Assemblea dei delegati FTST
23 marzo 2013, Mercato Coperto di Giubiasco, ore 09.15
Intervento di Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni  

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