Il futuro delle Polizie comunali

Il futuro delle Polizie comunali

Intervista all’interno dell’edizione di martedì 27 marzo de Il Quotidiano

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Articolo apparso nell’edizione di mercoledì 28 marzo de La Regione

Polizie strutturate, sì dei Poli ai 25 agenti più capo
Sì a un minimo di 25 agenti più il comandante perché una polizia comunale possa definirsi strutturata. La proposta del Dipartimento istituzioni ha ricevuto l’ok ieri, in occasione della riunione della Conferenza consultiva cantonale sulla sicurezza, dei municipali titolari dei dicasteri polizia dei Comuni polo. Si è invece convenuto di soprassedere sulla prospettata riduzione delle regioni di polizia comunale e quindi dei Comuni polo. In base alla legge vigente, i corpi locali strutturati devono essere composti almeno di 5 agenti più un comandante. Il gruppo di lavoro “Polizia ticinese” suggeriva 20 agenti più il comandante. L’Associazione delle polizie comunali, presieduta da Dimitri Bossalini, e il rappresentante dei comandanti delle polizie polo Roberto Torrente proponevano 15 agenti più il comandante, ritenendolo un numero sufficiente per garantire il servizio sulle 24 ore. Il Dipartimento chiedeva come detto 25 agenti più il comandante. Ed è questo lo scenario condiviso dai politici, ovvero dai municipali dei Comuni polo. Alla riunione, coordinata dal direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, hanno preso parte, oltre ai capidicastero, rappresentanti della Polizia cantonale e delle polcomunali. Quanto al numero delle regioni di polizia si è optato per lo statu quo, per il momento. Il gruppo di lavoro prevedeva quattro regioni di polizia, unendo i Comuni polo Chiasso e Mendrisio. L’Associazione delle polcom suggeriva cinque regioni, mantenendo i poli Mendrisio e Chiasso. Si resta per ora a sette (prima della nuova Bellinzona le regioni erano otto, con Giubiasco Comune polo). Sette regioni con altrettanti Comuni polo: Ascona, Locarno, Bellinzona, Biasca, Lugano, Chiasso e Mendrisio. «Il risultato più importante della riunione odierna (di ieri, ndr) è stato l’approvazione da parte dei Comuni polo del nuovo numero minimo di agenti per le polizie comunali strutturate: la presenza di 25 agenti più il comandante garantirebbe un vero servizio efficace sull’arco delle ventiquattro ore nel comprensorio della polizia strutturata», afferma Norman Gobbi. Scatterà ora la consultazione presso gli enti locali in vista di un’eventuale modifica di legge da sottoporre al Gran Consiglio.

 

Articolo apparso nell’edizione di mercoledì 28 marzo 2018 del Corriere del Ticino

Sicurezza Sulle polizie comunali la riduzione resta ferma ai box
La riorganizzazione della polizia è stata al centro della 15.esima Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, tenutasi ieri a Bellinzona e alla quale hanno partecipato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, i municipali dei Comuni-Polo in materia di polizia e i rappresentanti delle forze dell’ordine cantonale e comunali. In particolare, per il momento sarebbe sospesa «la riorganizzazione territoriale delle regioni di polizia comunale – precisano le Istituzioni in una nota – in modo che le importanti innovazioni contenute nel progetto di ‘’Polizia ticinese’’ possano trovare un’ampia quanto rapida condivisione». L’idea di ridurre i poli delle polizie comunali da 7 a 5 resta dunque per il momento ai box. Al contrario, i presenti si sono detti concordi «sulle proposte formulate dal gruppo di lavoro e dal Dipartimento, concernenti compiti e competenze, rispettivamente l’effettivo minimo per i corpi di polizia comunale». Effettivo minimo che è stato fissato a 25 agenti più il comandante. Durante l’incontro si è poi accennato all’applicazione della nuova legge cantonale sulla prostituzione – avallata dal Gran Consiglio a fine gennaio – e che entrerà in vigore il prossimo 1. gennaio 2019. In merito, Gobbi ha spiegato quali saranno i principali cambiamenti, a livello operativo, per la polizia cantonale e le comunali. Infine, il consigliere di Stato ha informato i presenti sull’intenzione di elaborare una «strategia cantonale dedicata al fenomeno dell’accattonaggio».

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