Posto sbagliato, momento sbagliato

Posto sbagliato, momento sbagliato

Dal Mattino della domenica | Norman Gobbi: “la vita è una cosa sacra, la violenza non può essere tollerata”

Una settimana fa è morto Fabrizio. Padre di due figli, un lavoratore, un quarant’enne che è uscito per una serata con gli amici. È uscito un weekend con l’idea di divertirsi un po’, e poi non è più tornato a casa. Posto sbagliato, momento sbagliato: queste sono le sue colpe.

Fabrizio era un militare incorporato nel Battaglione d’aiuto in caso di catastrofe 3, impiegato nel mio gruppo della logistica. Ho lavorato a stretto contatto con Fabrizio: lui capo officina ed io capo della logistica. Lo conoscevo bene. Quando ho appreso che era la vittima dell’aggressione di Gordola, ho subito pensato alla famiglia, agli amici e alla comunità che ha lasciato troppo presto. C’è un forte senso di desolazione nel pensare con che casualità sia successo il tutto, e anche un certo senso di impotenza nel pensare a come si sarebbe potuto evitare un dramma del genere.

La follia cieca di questo gesto ci ha riportato purtroppo alla mente i fatti del febbraio 2008, il nome di Damiano Tamagni, un ragazzo che è uscito – come gran parte dei giovani ticinesi – a festeggiare il carnevale. Posto sbagliato, momento sbagliato, e una violenza inaudita. Fatti che si ripetono, drammi analoghi che purtroppo sembrano non insegnare nulla.

Come ministro della sicurezza, domenica scorsa, ho pensato a cosa si può fare ancora, contro la violenza. Negli ultimi anni abbiamo lavorato molto sulla presenza della Polizia sul territorio, e penso che possiamo ritenerci soddisfatti, poiché il Ticino in effetti oggi è un luogo più sicuro. Ma quando succedono questi drammi c’è sempre una vittima di troppo, e allora ci si domanda cosa si può fare di più, se non si può essere in ogni luogo e in ogni momento.

La politica può fare di più a livello legislativo, nell’adeguare procedure e pene a reati che non possono essere tollerati. È un esempio la modifica della legge concernente l’allontanamento e il divieto di rientro in ambito di violenza domestica, che ho sottoposto lo scorso mese al Governo, che prevede una procedura più snella nella decisione di allontanamento dell’autore di una violenza, e la presa a carico dello stesso. Questo a favore di una tutela immediata della vittima, e di una riduzione della recidiva dell’autore. Un esempio di come si può agire nei confronti di chi commette un reato, nell’ottica della protezione della vittima e dell’evitare che succeda ancora.

Un altro esempio, e ne ho parlato nel contributo della scorsa settimana, è quello dell’utilizzo del braccialetto elettronico per la gestione del tifo violento. Tramite braccialetto elettronico è possibile tenere lontani da stadi e piste chi ha già dimostrato di creare problemi, evitando così a priori che si possano creare situazioni di tensione che possono in seguito diventare estremamente pericolose, anche e soprattutto per chi si trova nei paraggi perché ha deciso di passare una serata all’insegna dello sport.

Per quanto riguarda l’adeguamento delle pene, a mio avviso c’è ancora molto da fare. Se n’è parlato molto in questi giorni, e in diversi hanno espresso la propria idea a riguardo, sui media, sui social e nelle piazze. Molte domande nascono spontanee: qual è la pena giusta per questo tipo di reato? Le pene in caso di omicidio colposo o intenzionale sono adeguate? Ma soprattutto, sono equilibrate se confrontate ad altre che sono state riviste negli ultimi anni? Non tocca a me in queste poche righe definire cosa sia giusto o sbagliato in questo senso, ma una cosa è certa: la vita è una cosa sacra. E nessuno ha il diritto di portartela via così, da un momento all’altro.

Che cosa può fare ognuno di noi, infine, come cittadino semplice? Non mi ripeterò mai abbastanza quando dico quanto sia importante segnalare in maniera tempestiva alla Polizia situazioni di potenziale pericolo. Un atteggiamento per il quale definisco i ticinesi “sentinelle sul territorio”, e che è fondamentale, perché abbiamo visto quante volte, in questo modo, abbiamo potuto sventare furti, evitare danni, ma soprattutto salvare vite.

Porgo ancora una volta alla famiglia di Fabrizio le mie più sentite condoglianze.

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