Quella voglia di cambiare

Quella voglia di cambiare

Da LaRegione Ticino l Perché cambiare, visto che oggi va apparentemente tutto bene? È la domanda che più di un cittadino si è posto e mi ha posto in questi mesi che ci portano ad un evento istituzionale unico. Le cittadine e i cittadini del territorio che va dalla congiunzione tra fiume Ticino e fiume Brenno, sino a metà del Piano di Magadino, decideranno, infatti, il prossimo 18 ottobre se riunirsi in due nuove comunità. Da un lato i Comuni di Iragna, Osogna, Lodrino e Cresciano nel progetto del futuro Comune di Riviera; dall’altro i 17 Comuni del Bellinzonese nel progetto che vuol riunire l’intero agglomerato sotto un unico cappello istituzionale.

Da qualsiasi altura su questo troncone di territorio ticinese il panorama è impagabile. Il territorio che si estende sotto ai nostri occhi in tutto il suo splendore rappresenta il futuro. In Riviera il territorio è molto simile: nuclei definiti, tanto verde e le valli sovrastanti gli abitati a ricordarci la natura rurale di questi territori oggi abitativi e produttivi. Più giù identificare i confini tra i Comuni nella zona urbana risulta difficile, quasi impossibile. Un agglomerato compatto e con un tessuto insediativo uniforme. Il Bellinzonese visto da Sasso Corbaro ha già la conformazione perfetta per diventare il grande centro del nostro Cantone. Potrà esserlo se tutti i cittadini coinvolti sosterranno il progetto aggregativo il prossimo 18 ottobre.

Grazie alle due importanti aggregazioni che toccano la valle del Ticino, il nostro Cantone potrà affrontare con successo a medio-lungo termine le sfide di un territorio rimasto spesso a rimorchio. E appunto, grazie a questi progetti di aggregazione, è giunto il momento di cambiare ruolo e rotta. Da rimorchio, diventare trainanti nella specifica funzione di legante tra Nord e Sud (grazie ad AlpTransit), di centro amministrativo e funzionale del Ticino, di territorio preservato e altamente vivibile. Dall’essere in attesa degli eventi a voler giocare d’anticipo, come fatto ad esempio con la mobilità pubblica che ha rafforzato la coesione interna all’agglomerato, con la ricerca di soluzioni per il futuro nuovo ospedale, o altri progetti che determineranno il destino del Bellinzonese e indirettamente del Ticino tutto. Dall’essere fortemente dipendenti della solidarietà intercomunale ad esserlo meno, e quindi guadagnando in autonomia e orgoglio.

Insieme più forti. È una delle frasi che i sostenitori del progetto ripetono con frequenza ed entusiasmo; una frase che è la missione del cambiamento che attende questo territorio. Non posso che unirmi a loro. Il Consiglio di Stato sostiene il progetto, perché per poter rispondere in modo efficace ai bisogni della popolazione le soluzioni devono essere discusse, decise e realizzate tenendo conto degli interessi di tutta la regione. Bellinzona, la capitale del nostro Cantone, avrà la forza necessaria per essere a tutti gli effetti uno dei poli principali del Ticino. Posto che le spetta di diritto in quanto sede delle istituzioni e che solo l’importanza acquisita grazie a questa fusione potrà confermarle.

Nessun cittadino dei Comuni chiamati ad esprimersi deve avere paura di perdere la propria identità comunale. Non accadrà. L’identità di un Comune non viene cancellata da una fusione. In questo senso giocano un ruolo fondamentale i patriziati, come pure le tante associazioni presenti, che aiuteranno a mantenere viva l’identità tramandata di generazione in generazione e che in molti, nel Bellinzonese e in Riviera, temono venga persa. Le tradizioni e le peculiarità di ogni singolo paese e borgo resteranno vive e contribuiranno a rafforzare il nuovo grande Comune che si creerà dopo l’aggregazione. Mettiamo da parte i timori e prepariamoci insieme, uniti e forti ad affrontare lo sviluppo che toccherà non solo una regione ma tutto il Ticino.

di Norman Gobbi, dir. dip. Istituzioni

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