Ritessere i legami nel nucleo familiare

Ritessere i legami nel nucleo familiare

Vi ringrazio per avermi invitato a un Seminario su un tema di così grande impatto emotivo, come quello delle relazioni famigliari in momenti di crisi del nucleo. Da quando agli inizi degli anni Novanta è iniziata la collaborazione tra il Dipartimento delle istituzioni e il Consultorio familiare, la società si è ulteriormente trasformata e abbiamo assistito a un cambiamento della struttura del nucleo familiare.

La famiglia dovrebbe rappresentare la cellula fondamentale della società.

È il primo ambiente educativo e di socializzazione dell’essere umano, in cui si assimilano i modelli, dove si acquisiscono gli strumenti utili ad affrontare i problemi; la famiglia costituisce una comunità insostituibile per l’insegnamento e la trasmissione dei valori – culturali, etici, sociali, spirituali – essenziali per lo sviluppo e il benessere dei suoi stessi membri e della società nel suo insieme. Senza le famiglie tutto il sistema educativo non avrebbe nessuna base. La famiglia è quindi vitale per i bambini, è il loro primo punto di riferimento e pertanto il loro primo spazio educativo.

Oggi però la società e la famiglia non sempre costituiscono saldi punti di riferimento.

Sono cambiati i modi e i significati dello stare insieme. La famiglia ha ormai una struttura fragile che le rende difficoltoso il ruolo di guida. Gli spazi per il dialogo e la comunicazione sono sempre più ristretti. È come se ciascuno dei suoi componenti si fosse costruito uno spazio personale e invalicabile, all’interno del quale rimugina la sua solitudine, attribuendone la causa agli altri.

In questo contesto è molto importante il servizio di consulenza svolto dal Consultorio familiare. Inoltre, quando si arriva alla separazione della coppia, si apre un nuovo scenario per la famiglia, molto complesso per i figli, segnato da spazi e tempi diversi che ne modificano la vita. È essenziale ricordare che la separazione dei genitori è un evento particolarmente critico nella vita di bambini e ragazzi, ma è altrettanto essenziale ricordare che la possibilità che tale evento abbia un impatto non degenerativo sulla futura crescita dei figli dipende in larga parte dal modo in cui i genitori stessi affrontano e gestiscono il momento. Da ragazzo ho vissuto personalmente l’esperienza del divorzio dei miei genitori; posso quindi solo confermare quanto decisivo sia l’approccio dei genitori in questa delicata fase, in particolare per la percezione da parte dei figli della situazione e delle conseguenze di questa decisione genitoriale.

Quando la coppia è alle prese con l’evento separazione, incrocia il sistema giudiziario: un crocevia molto complicato, dove ciascuno è alle prese con il proprio dolore o rabbia e, banalmente, fa parecchia fatica ad occuparsi del dolore degli altri, in questo caso soprattutto dei bambini. Per venire in aiuto alle famiglie, lo Stato offre vari strumenti per gestire le conseguenze dei divorzi tra cui l’importante strumento della mediazione, un’alternativa fondamentale alla risoluzione dei conflitti.

Le leggi servono e devono essere applicate, ma serve anche una voce che si faccia interprete nel momento del disagio: il lavoro del Consultorio familiare attraverso il servizio di mediazione diventa indispensabile, realizzando un ponte tra la famiglia e le istituzioni, tra i famigliari stessi, tra il passato e il futuro, accompagnando chi decide di separarsi attraverso il dialogo in un percorso forse più faticoso e impegnativo, ma che deve essere costruttivo verso la condivisione di scelte responsabili.

In questo modo, si affrontano sia gli aspetti pratici sia quelli emotivi e relazionali relativi alla separazione, realizzando un progetto educativo condiviso che tenda a garantire ai figli relazioni stabili e positive, identificando meglio le risorse, le difficoltà e i bisogni di ognuno. L’assoluta indipendenza della mediazione dal procedimento giudiziale e la sua natura confidenziale permettono una maggiore libertà, perché ogni dichiarazione delle parti fatta in sede di mediazione non potrà essere tenuta in considerazione in sede giudiziale.

Un lavoro silenzioso e centrale, quello svolto dal Consultorio, nel ritessere legami persi e ricucire strappi fatti o subiti.

La separazione può generare nei figli un senso di perdita e l’angoscia dell’abbandono. Oltre alla separazione legale vi è quindi una separazione psicologica. Il figlio è spesso chiamato a vivere un conflitto di lealtà rispetto al legame con entrambi i genitori e l’eventuale prolungarsi delle ostilità, intrappola il minore in una situazione insostenibile. Chi lavora quotidianamente con queste realtà, tocca con mano il profondo senso di solitudine e di inadeguatezza che rischiano di vivere.

Grazie al Consultorio familiare, si ascoltano anche le emozioni. Ascoltare l’opinione di un minore non è comunque facile, anche tutti noi genitori abbiamo a volte difficoltà in una normale convivenza quotidiana. In una vita frenetica, come la nostra, ascoltare significa dedicare tempo prezioso. Per ascolto non si deve quindi intendere solo la comunicazione verbale, ma tutto l’insieme che caratterizza la relazione umana e in particolare la relazione primaria del bambino con il suo ambiente affettivo: ambiente indispensabile per la crescita e per favorire e realizzare il processo di sviluppo del figlio per raggiungere la sua identità. Attraverso la mediazione si sviluppa un continuo richiamo quotidiano al vero ruolo di genitori, che in situazione di stress viene dimenticato, sostenendoli per tornare ad essere un esempio per i loro figli. Obiettivo dei mediatori è incontrare entrambi i protagonisti del conflitto, riconoscerli al di là dei loro ruoli, riscoprirli come persone che vivono un momento di sofferenza piuttosto che come avversari.

Il dono del dialogo fra le parti è stato sperperato nel tempo attraverso il conflitto e il compito dei mediatori è andare a recuperarlo in termini di valore e di dignità.

Non si stancano mai di sperare che l’altro possa cambiare. E tendono quindi alla ricostruzione, nel senso di ri-connettere parti che sono andate distrutte, per ricostruire i legami, per costruire insieme il consenso, nel senso di sentire insieme che è possibile cambiare. Si comportano come le levatrici del metodo dialogico di Socrate, aiutando gli altri a “partorire” la verità con l’esercizio del dialogo, portando l’interlocutore a ricercarla dentro di sé.

Non mi è possibile immaginare un incontro di mediazione in cui non si instauri un rapporto di fiducia tra le parti, a cui segue una soddisfazione, seppur modesta, nel raggiungere un risultato dopo un percorso in cui si è realizzato un lungo lavoro sulle emozioni, sull’affettività e sulla comunicazione. La mediazione familiare appare quindi un contenitore adeguato per la gestione delle relazioni conflittuali perché si avvicina alle persone, restituendo loro la possibilità di operare delle scelte. Il merito della mediazione familiare è infatti quello di rispettare i tempi dei minori e dei loro genitori, accompagnandoli nella elaborazione della sofferenza, aiutandoli a capire senza drammatizzare o banalizzare, lavorando perché si realizzino dei cambiamenti adeguati ai bisogni di ciascuno.

Incontri come quello odierno sono importanti per sensibilizzare ulteriormente sul tema e soprattutto per dare una continua e maggiore informazione, perché non tutti sanno ancora degli strumenti che esistono per affrontare determinate situazioni.

Grazie al Consultorio familiare per quanto ha fatto e per quanto continuerà a fare con nuovi progetti come, ad esempio, il nuovo Gruppo di parola per bambini figli di genitori separati o divorziati che oggi viene presentato, a testimonianza dell’impegno e della professionalità che lo hanno portato ad essere una componente insostituibile dell’apparato giudiziario cantonale e di tutta la rete sociale.

Vi ringrazio dell’attenzione.

 

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni in occasione del Seminario «La sofferenza dei figli nella separazione. I rischi della banalizzazione e della negazione» organizzato dal Consultorio familiare
10 ottobre 2014 – Lugano

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