Ritoccato il Ticino che verrà

Ritoccato il Ticino che verrà

Dal Corriere del Ticino | Al via la seconda consultazione del progetto che prevede un cantone a 27 Comuni e incentivi finanziari – Norman Gobbi: «Non giochiamo a Risiko, servono entità forti», Elio Genazzi: «Nessun limite di tempo».

Un Ticino non più a 23 Comuni come previsto inizialmente, bensì a 27 e incentivi finanziari per gli enti locali che intraprenderanno celermente il processo di aggregazione. Questi gli aspetti principali contenuti nella seconda fase del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), presentato dal direttore delle Istituzioni Norman Gobbi e dal capo della Sezione degli enti locali Elio Genazzi . Il progetto, che disegna il cantone di domani, è stato rivisto in seguito alle criticità emerse dalla prima fase di consultazione ed è ora pronto per essere posto nuovamente all’attenzione di Municipi, partiti e associazioni dei Comuni. «Gli scenari avanzati a fine 2013 avevano provocato una levata di scudi – ha ricordato Gobbi – si percepiva il PCA come un’imposizione dall’alto, ma lo ripeto: questa visione non è un’imposizione. E gli scenari di aggregazione vanno ben al di là dell’accorpamento meccanico di più giurisdizioni: sono lo strumento per servire meglio i cittadini».

Confini rivisti

Visto più da vicino, il nuovo PCA presenta quindi un cantone a 27 Comuni (vedi grafico a lato) dove le principali modifiche interessano il Locarnese e il Luganese. «Nel Locarnese si propone di suddividere il territorio in tre parti – ha spiegato Genazzi – ovvero Piano, Terre di Pedemonte e Locarnese. Mentre per il Sottoceneri la situazione è molto più complessa». Avallati gli accorpamenti di Alto Vedeggio, Val Mara, Mendrisiotto e Malcantone Ovest (dove però viene scorporato il Comune di Neggio che, «per ragioni di mobilità» passerà sotto a Malcantone Est), sugli altri scenari sono state apportate importanti modifiche. In particolare, è stato cancellato il Comune di Medio Vedeggio e le aggregazioni di Capriasca e del Luganese conteranno qualche Comune in meno rispetto al piano iniziale. Allo stesso tempo sono stati rivisti i confini dei comprensori di Collina Nord, Collina Sud e Melide-Vico-Morcote, mentre il Malcantone Est prenderebbe sotto la propria egida Torricella-Taverne, Bedano e, appunto, Neggio. Modifiche queste sulle quali gli attori interessati avranno modo di esprimersi fino al 30. ottobre, quando si concluderà la seconda fase di consultazione. Anche se le prime reazioni non si sono fatte attendere.

Una spinta ad unirsi

Detto degli aspetti geografici, da un punto di vista finanziario per sollecitare i Comuni ad aggregarsi sono previsti dei «sostegni di durata limitata a 6 anni dall’approvazione del Gran Consiglio». In altre parole: trascorso questo tempo, i Comuni che si uniranno non potranno più beneficiare di aiuti cantonali. «In generale però – ha evidenziato Genazzi – non c’è un termine entro il quale il PCA dev’essere attuato dagli enti locali». Il Cantone metterà a disposizione 30 milioni quali contributo alle spese di riorganizzazione e 90 milioni per incentivare gli investimenti di sviluppo. Al primo fondo ha già attinto la nuova Bellinzona (4 milioni), mentre del secondo hanno beneficiato Lugano, Mendrisio, Riviera e Bellinzona (per un totale di 47,8 milioni). «L’idea – ha spiegato Genazzi – è d’aiutare i Comuni che si riorganizzano a mettere benzina nel loro motore. Ma attenzione, per ottenere tali aiuti occorrerà adempire a precisi parametri e in caso di aggregazioni parziali il contributo sarà ridotto». E sempre in termini finanziari, nel messaggio che verrà sottoposto al Governo una volta conclusa la seconda fase di consultazione potrebbe esserci anche una modifica della Legge sulla perequazione finanziaria intercomunale. «L’Esecutivo potrebbe decidere di sospendere dei contributi laddove il Comune non dovesse aderire a progetti di aggregazione – ha concluso Genazzi – questo per evitare speculazioni». Rivista la cartina del Ticino, per Gobbi non ci sono dubbi: «Non stiamo giocando a Risiko, i Comuni devono essere forti per poter rispondere alle nuove necessità. E in tal senso il nostro obiettivo è quello di stimolare il bottom-up, perché se vogliamo ottenere dei risultati onorevoli questi progetti devono nascere dal basso. Le imposizioni dall’alto, o metaforicamente parlando l’uso del martello, vanno bene quando è l’ultima ratio. Ma in generale si predilige l’innaffiatoio, per far fiorire dei fiori come la nuova Bellinzona». Sollecitato sull’ipotesi di un Ticino a 13 – inizialmente avanzata quale ulteriore passo nelle aggregazioni – Gobbi ha precisato: «È un’ipotesi che resta, ma sarà musica del 2100».

(Articolo di Viola Martinelli)

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