Sella e All’Acqua: soluzioni inopportune

Sella e All’Acqua: soluzioni inopportune

Il Dipartimento delle istituzioni ed i Comuni di Airolo e Bedretto fanno fronte unico contro il progetto di Berna volto a collocare i richiedenti l’asilo sul Sella e ad All’Acqua.

Airolo e Bedretto hanno trovato nel Dipartimento delle istituzioni un fedele alleato nella battaglia che stanno com¬battendo con il Dipartimento militare federale che è intenzionato a trasfor¬mare gli accantonamenti del lago Sella e di All’Acqua in centri d’emergenza per richiedenti l’asilo. Il fonte unico s’è for¬mato ieri mattina durante l’incontro tra il Consigliere di Stato Norman Gobbi ed i sindaco dei due Comuni dell’Alta Leventina, Franco Pedrini di Airolo e Diego Orelli.

«Sono soddisfatto che il Cantone si trovi sulla nostra stessa lunghezza d’onda» dichiara al CdT Diego Orelli, il quale due settimane or sono aveva lasciato intendere che si sarebbe opposto con tutte le forze all’idea del Dipartimento Maurer di collocare in Valle Bedretto un centinaio di richiedenti l’asilo. «Sarà la mia battaglia del 2013» ci aveva detto. E ora lo conferma. «Sono molteplici ag¬giunge il sindaco di Bedretto – i motivi che ci spingono a dire no ai centri d’emergenza per richiedenti l’asilo ad All’Acqua e nella regione del Sella, sul massiccio del San Gottardo. Li mettere¬mo nero su bianco nella lettera che questa settimana invieremo a Berna». Primo fra tutti è quello della sicurezza: i due siti individuati dal Dipartimento militare federale sono ritenuti troppo discosti anche da un centro piccolo come quello di Airolo. In caso di emer¬genza sanitaria, un ambulanza impie¬gherebbe all’incirca un quarto d’ora per raggiungere il bunker sotterraneo di All’Acqua dove Berna vorrebbe allog¬giare un centinaio di asilanti durante la bella stagione, da maggio a ottobre. Ancor più discosti gli accantonamenti del lago Sella, per raggiungere i quali si deve calcolare un tempo doppio, ovve¬ro una mezz’ora buona. Questo per quel che riguarda gli interventi da parte dei sanitari nel caso i cui gli ospiti dei due centri d’emergenza per richiedenti l’asilo dovessero avere bisogno del loro intervento. Ma c’è anche un altra que¬stione oggettiva che il direttore del Di¬partimento delle istituzioni ha fatto presente durante l’incontro di ieri e che sarà riportato nella lettera indirizzata ad Ueli Maurer: gli effettivi della polizia cantonale non consentono di dislocare delle pattuglie né ad All’Acqua, né tan¬tomeno sul Sella nel caso si dovessero verificare problemi di ordine pubblico.

Non vi sono poi da sottovalutare questioni più prettamente tecniche: nella regione del Sella non v’è copertura della rete di telefonia mobile, ciò che com¬porterebbe non pochi problemi sia al personale impiegato negli accantona¬menti militari trasformati provvisoria¬mente (Berna ha indicato un periodo massimo di tee anni) in centri di acco¬glienza per richiedenti l’asilo, sia per gli stessi ospiti. Dal canto suo Diego Orelli ha fatto presente che l’attuale rete di canalizzazioni difficilmente riuscireb¬be a sopportare il carico supplementa¬re di un centinaio di persone alloggiate nella caserma sotterranea di All’Acqua. Insomma, se quando, subito prima di Natale, la notizia rimbalzata da Berna aveva portato i bedrettesi e gli airolesi a reagire «di pancia», ora anche la ragio¬ne porta loro a dire no alla creazione dei due centri d’emergenza per l’accoglienza di richiedenti l’asilo ad All’Acqua e nella regione del lago Sella sul massiccio del San Gottardo. Ragione sulla quale il Dipartimento delle istitu¬zioni e i due Comuni dell’Alta Leventi¬na insisteranno per cercare di convincere Berna a cambiare idea, consci del fatto che il loro parere avrà puramente valore consultivo. L’istituzione dei cin¬que centri asilanti per far fronte all’e¬mergenza (gli altri tre si trovano a Gan¬trisch nel Canton Berna, a Rochats nel Canton Vaud e a Bremgarten, nel Can¬ton Argovia) potrà esser decisa dal Di¬partimento militare federale anche se Cantoni e Comuni si dichiarano contrari.

Nella lettera che in settimana partirà da palazzo delle Orsoline di Bellinzona alla volta di Berna, non figureranno ubicazioni alternative proposte dal Ti¬cino. Semmai potranno essere indicate in un secondo tempo, in particolare qualora il Dipartimento militare fede¬rale dovesse insistere con l’idea di col¬locare i richiedenti l’asilo sul Sella e ad All’Acqua.

CdT, Bellinzona, del 15.01.2013

Non è terra per asilanti
Richiedenti nei rifugi: sostegno del Cantone al ‘no’ di Airolo e Bedretto

‘No’ era e ‘no’ resta. Le autorità di Airolo e Bedretto non hanno cambiato idea sull’ipotesi di ospitare richiedenti l’asilo sul proprio territorio. Il dissenso è stato ribadito ieri mattina a Bellinzona nel faccia a faccia avuto col direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. E verrà messo nero su bianco in una lettera – su carta intestata del Consiglio di Stato e vergata dai due Comuni – che partirà a giorni all’indirizzo della Confederazione. Il motivo principale che spinge i Municipi a mostrare pollice verso all’ipotesi è la questione relativa alla sicurezza. Gli accantonamenti militari di All’Acqua e quelli del Lago Sella sul massiccio del San Gottardo – che verrebbero trasformati in due dei cinque centri federali d’emergenza – sono ritenuti non idonei per accogliere numerose persone (un centinaio per sito) per un lungo periodo (da maggio a ottobre per un massimo di tre anni).

A palazzo governativo si sono presentati in quattro ma hanno parlato con una sola voce. Presenti i sindaci Franco Pedrini (Airolo) e Diego Orelli (Bedretto) accompagnati dai rispettivi municipali Maurizio Fabbro (capodicastero Ambiente e Territorio) ed Emilio Orelli. Il consigliere di Stato Norman Gobbi ha ascoltato le loro preoccupazioni per due ore. Alla fine del « positivo incontro » (Diego Orelli dixit) si è deciso di comune accordo d’inviare una missiva congiunta al Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport, sperando di convincere il ministro nonché presidente della Confederazione Ueli Maurer a fare marcia indietro. Il parere del Cantone e degli enti locali non è infatti vincolante. È la Confederazione che deciderà, dopo la messa in consultazione dello scenario che, come detto, prevede di alloggiare i rifugiati nei bunker di All’Acqua e del Sella, quest’ultimo a quota 2’250 metri.

Per giustificare il ‘no’ agli asilanti la lettera conterrà una serie di argomentazioni. Il nocciolo è da ricercare in due motivi principali: questioni di ordine pubblico (la lontananza pregiudicherebbe un intervento tempestivo da parte della polizia di Biasca o Camorino e gli effettivi oggi a disposizione non permettono di dislocare delle pattuglie in modo permanente) e per far fronte alle emergenze (per esigenze mediche o di soccorso bisognerebbe far capo ad Airolo, Faido o Biasca, non proprio a un tiro di schioppo dai due accantonamenti). Vi sono inoltre considerazioni legate al turismo dell’alta Valle (a cui, a detta dei Comuni, verrebbe inferto un duro colpo), alla pericolosità dei siti scelti (ad All’Acqua il rischio valanghe è elevato anche in primavera), al clima non mite, alla difficoltà di raggiungere le caserme e al fatto che la rete per la telefonia mobile non ‘prende’ al Lago Sella.

La regione, Bellinzona e Valli, del 15.01.2013

 

Rifugiati sulle alpi, il Cantone dice no
Entro il 25 gennaio partirà da Bellinzona una lettera al Dipartimento militare federale che contesta la scelta delle caserme d’alta quota come centri d’ospitalità per richiedenti l’asilo

Airolo e Bedretto hanno trovato d’accordo il ministro Norman Gobbi: nelle caserme alpine non si possono ospitare i richiedenti l’asilo così come indicato dal Dipartimento militare federale. Una soluzione caldeggiata da Berna, ma sulla quale Bellinzona darà il suo parere negativo attraverso una lettera che partirà entro il prossimo 25 gennaio, termine ultimo per la consultazione – che però non permette obiezioni – sull’alloggiamento di circa 200 rifugiati nei bunker del Lago Sella, sul San Gottardo, e All’Acqua, in Valle Bedretto. «Abbiamo spiegato i motivi della nostra contrarietà al ministro Norman Gobbi, che ha capito. Dal punto di vista logistico, pratico, umanitario e anche per il negativo impatto turistico è assurda la scelta di ospitare d’estate i richiedenti l’asilo in montagna. E concretizzeremo il nostro dissenso in una lettera che il Consiglio di Stato invierà al Dipartimento militare federale», spiega il sindaco di Bedretto Diego Orelli.

L’incontro di ieri al quale ha partecipato un esperto della Polcantonale è servito anche per fare il punto sulle concrete difficoltà che comporta un alloggiamento di rifugiati in alta montagna. «Ci sono limiti pratici, come la distanza dei bunker dal primo centro di pronto soccorso e anche di ordine pubblico, considerati gli effettivi di polizia che non possiamo impiegare per garantire la sicurezza in quelle località – ha sottolineato Norman Gobbi -. E anche limiti tecnici: lassù non c’è sufficiente campo per i cellulari e può essere un’ulteriore difficoltà nel gestire i rifugiati», ha detto.

GdP, Bellinzona, del 15.01.2013

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