Sicurezza del Santo Padre: il Ticino fa scuola

Sicurezza del Santo Padre: il Ticino fa scuola

Dal Mattino della domenica | Quindici future guardie pontificie saranno formate a Isone

Qualche settimana fa insieme al comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi mi sono recato a Roma per la firma di un importante accordo. Il nostro Cantone da lunedì è diventato protagonista di una tradizione svizzera di oltre 500 anni, ma sempre attualissima: il servizio delle guardie svizzere a difesa del Papa.

Il Ticino istruttore delle guardie pontificie
Sono molti i giovani che negli anni hanno lasciato il nostro territorio partendo alla volta di Roma per offrire il loro servizio a Sua Santità. Il nostro Cantone fa la sua parte fornendo giovani leve al più piccolo – ma efficace – esercito del mondo. Attualmente si contano ben otto ticinesi attivi al Vaticano. Da quest’anno però diventiamo parte integrante di questa speciale missione, mettendo a disposizione le nostre strutture e le nostre competenze per la formazione delle future guardie. Lo scorso 26 settembre infatti ero a Roma quando il Comandante delle guardie svizzere Christoph Graf e il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi hanno sottoscritto una convenzione, grazie alla quale lunedì scorso quindici giovani reclute hanno iniziato il loro percorso di formazione nelle infrastrutture militari di Isone, messe a disposizione dall’esercito.
Un accordo raggiunto non solo grazie alle poche ore di viaggio che separano il nostro Cantone da Roma, ma anche e soprattutto grazie alle strutture presenti sul nostro territorio, che offrono la possibilità alle reclute di esercitare nuove forme di difesa già nella formazione di base, per affrontare al meglio le sfide imposte dalle nuove minacce globali. Sfide con le quali, chi fa un lavoro come quello delle guardie pontificie, deve confrontarsi ogni giorno.

Al via la formazione
Per il primo mese – quello che appunto si svolgerà in Ticino – la formazione delle nuove reclute è coordinata dal Centro formazione di polizia del Cantone, a Giubiasco. Centro che, oltre a formare agenti di polizia, potrà ora vantare una formazione particolare e unica come quella delle guardie pontificie. Per gli aspetti più tecnici le lezioni saranno proposte nella lingua madre di ciascuna recluta, così da garantire la miglior comprensione possibile. Il resto della formazione avverrà in italiano, che non rappresenta solo una delle nostre lingue nazionali, ma anche quella che le guardie pontificie utilizzeranno nella loro quotidianità al Vaticano. Il soggiorno ticinese sarà pure l’occasione per entrare in contatto con la cultura latina che ci contraddistingue e che costituirà il contesto del loro futuro lavoro. Mi piace pensare che ogni guardia, ritornando a casa oltre Gottardo, porti con sé e condivida con famigliari e amici la propria esperienza nel nostro Cantone, contribuendo alla promozione dell’italianità nel resto del nostro Paese.
Partecipando direttamente alla difesa del Pontefice, le guardie svizzere affrontano una missione unica, che richiede coraggio, fede e umiltà. Valori che sono basilari nella selezione per individuare le reclute più adatte. Sono necessarie determinate peculiarità psicofisiche e anagrafiche, ma soprattutto la vocazione del singolo a difendere il Papa a qualsiasi prezzo. A questi candidati, attraverso la formazione nel nostro Cantone, daremo gli strumenti adatti per svolgere al meglio il loro compito.

Più vicini al cuore della Svizzera
Il Ticino, grazie all’ottimo lavoro della nostra Polizia, abbraccia dunque una tradizione unica nel suo genere che continua ad affascinare i giovani, che non è folclore, bensì spirito di servizio e sicurezza personale, a difesa del cuore della cristianità. Una tradizione che è riuscita a rimanere al passo con i tempi e a mantenere viva la sua missione iniziale: anche se la pittoresca uniforme e l’alabarda sono una parte essenziale nell’immagine delle guardie, l’esercito del Papa è dotato di armi moderne per garantire la propria efficienza nella difesa di Sua Santità.
Le guardie svizzere rappresentano il Santo Padre, agli occhi dei pellegrini che da tutto il mondo si recano al Vaticano. Grazie all’operato della Polizia cantonale anche il nostro Cantone può quindi dare il suo contributo a uno dei simboli del nostro Paese che incarna la nostra affidabilità, quella svizzera, a livello globale.
“Acriter et fideliter”, ovvero “Con coraggio e fedeltà”: nel motto delle guardie pontificie sono racchiusi i valori con i quali nella storia abbiamo combattuto a favore della nostra madre Patria. Valori che accomunano tutti noi cittadini elvetici e ticinesi. Valori che incarnano l’essenza svizzera e che con onore il Ticino contribuisce da qualche giorno a difendere e diffondere nel resto del mondo.
Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

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