Sicurezza, una questione di responsabilità

Sicurezza, una questione di responsabilità

Il Cantone e diversi Comuni fanno la loro parte, molti credono però di poter delegare.

La situazione di emergenza in Ticino è ormai palese. Per rispondere alle accresciute necessità di sicurezza e di protezione del cittadino, il Dipartimento delle istituzioni ha messo in atto le prime misure a medio termine per la formazione di nuovi e maggiori agenti di polizia, come pure le misure d’urgenza che saranno sottoposte prossimamente al Dipartimento federale della difesa.

Il presidio del territorio è il miglior strumento per evitare il diffondersi di fenomeni criminali o anche solo di degrado, con il vantaggio di far percepire ai cittadini la presenza dello Stato. Con questo spirito ho affrontato in questo primo anno il delicato tema della sicurezza e delle forze di polizia. Un tema che, come purtroppo leggiamo dai media, è sicuramente tra i prioritari di questo Cantone, costituendo nel contempo un valore per il nostro Paese che sulla sicurezza ha costruito parte del suo successo.

Decisioni importanti del Governo

Il Consiglio di Stato, su proposta del Dipartimento delle istituzioni – che mi pregio di dirigere – e del comando della Polizia cantonale, ha nel corso degli ultimi 7 mesi preso importanti decisioni. La prima è stata quella di consolidare gli effettivi attribuiti alla Polizia cantonale già per inizio 2012 a 642 unità, anticipando di 3 anni la pianificazione precedente che avrebbe avuto quale effetto quello di ritrovarci nei prossimi due anni sottodotati a livello di forze dell’ordine. La seconda, e per niente scontata, è stata la decisione di attribuire 45 candidati per la scuola di polizia 2013 per il Corpo cantonale; in passato, ricordiamo come vi furono scuole annullate o dotate di soli 15 aspiranti come per la scuola attualmente in corso. Questa decisione permetterà di colmare le lacune degli effettivi e di rinforzare il corpo con giovani leve, tenendo conto che i tempi necessari per la formazione di un agente sono di 18 mesi.

Una necessità che nasce dalla nostra posizione

Decisivi saranno però i prossimi passi. Da un lato il Dipartimento sta approntando con il Comando un piano degli effettivi e della logistica di polizia con orizzonte 2019. Gli obiettivi sono alti e realizzabile, poiché pur sempre in linea con quanto indicato nelle linee direttive del Governo, che in questo ambito ha raccolto la sola opinione scettica del Plr. 

Si tratta di riconoscere qui come il Cantone Ticino sia un Cantone particolare, anche a fronte del suo fabbisogno di polizia: subalpino quindi “isolato” dagli altri Cantoni, a diretto contatto con la metropoli di Milano, via di transito internazionale, presenza della terza piazza finanziaria svizzera, attività criminale transfrontaliera, immigrazione e asilo, richiedenti l’asilo problematici, … 

Tutti i Comuni dovranno occuparsi di sicurezza

Oltre agli effettivi della Polizia cantonale, non dobbiamo dimenticare il ruolo delle polizie cittadine e comunali, che con il loro lavoro di prossimità sono importanti attori della politica di sicurezza del nostro Cantone. La nuova legge sulla collaborazione tra le polizie introdurrà un principio sin qui negletto da molti Enti: ogni Comune partecipa ai costi per la sicurezza sul suo territorio. Un atto importante perché il presidio del territorio è centrale nella lotta alla criminalità e al degrado, e quindi di chiara competenza dell’ente di prossimità; un atto che si compirà entro i prossimi tre anni, con la creazione di nuovi corpi di polizia strutturata e l’aumento degli effettivi delle polizie comunali esistenti in base ai fabbisogni di polizia dei Comuni convenzionati.

Si chiederà il sostegno all’Esercito

Ma non dobbiamo fermarci qui, anche perché i tempi, benché di media durata, sono troppo lunghi per poter far fronte all’attuale emergenza, evidenziata dal numero di furti in abitazione e di richiedenti l’asilo dediti ad attività criminali. Per questo motivo, nelle prossime settimane il Dipartimento chiederà appoggio alla Confederazione e in particolare al DDPS. 

Infatti, sul fronte delle Guardie di confine – grazie agli ottimi rapporti tra Cantone e comandante regionale e federale – abbiamo già ottenuto il prolungo del supporto garantito con uomini provenienti dal nord della Svizzera; a tal proposito, rileviamo come gli auspicati aumenti degli effettivi delle Guardie, probabilmente si infrangeranno in sede di preventivo 2013, come fu già l’occasione in passato sotto la cupola di Palazzo federale. Una richiesta di maggior presidio presso i valici di frontiera è stat formulata, mentre il dossier legato all’accordo di Schengen sarà tematizzato prossimamente a livello federale.

Al Dipartimento della Difesa, diretto da Ueli Maurer, chiederemo invece supporto nel rafforzare la sorveglianza lungo i confini e l’appoggio di militi della Polizia militare per coprire alcune zone del nostro Cantone, similmente a quanto già oggi si fa in collaborazione con le Guardie di confine. Misure puntuali che però dobbiamo richiamare proprio per poter far fronte ad un’emergenza che va contenuta, e subito.

Si tratta in conclusione di mettere in piedi un dispositivo accresciuto a difesa della “Porta sud della Svizzera”, con misure d’urgenza (quelle sopra elencate) e di pianificazione per l’aumento degli effettivi (medio-lungo termine), in modo da salvaguardare la nostra sicurezza e quella dei nostri cittadini. Questo con la partecipazione di tutti gli enti: Confederazione, Cantone e Comuni.

Norman Gobbi, CdS e direttore DI

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