Stesse risorse, più qualità

Stesse risorse, più qualità

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 18 maggio 2018 de Il Quotidiano
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Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 19 maggio 2018 de La Regione

Dal 2019 alla Stampa saranno creati tre comparti speciali per i detenuti più problematici
Norman Gobbi: “L’aumento dei detenuti non ha portato a un calo della qualità, che resta ottima. Ma si può sempre migliorare”

Il Penitenziario cantonale della Stampa vedrà presto una nuova sezione al proprio interno. Nel maggio del prossimo anno, infatti, entreranno in funzione degli spazi destinati a detenuti che necessitano di «una gestione particolare». Saranno creati un comparto di alta sicurezza, uno per detenuti tossicodipendenti e un comparto per reclusi con patologie psichiatriche «maggiori».
Lo ha comunicato Stefano Laffranchini, direttore delle Strutture carcerarie cantonali, intervenendo alla presentazione, indetta dal Dipartimento istituzioni, dei dati 2017 relativi alle prigioni ticinesi. Il primo comparto, quello di alta sicurezza, «si è reso necessario per gestire meglio le situazioni che necessitano due agenti per ogni detenuto» rileva Laffranchini. Poter concentrare in un solo luogo i detenuti tossicodipendenti e chi è affetto da disturbi psichiatrici, invece, «risponde sia alla necessità di aumentare la sicurezza, sia di poter sviluppare un percorso mirato».
Anche perché è una soluzione che accontenta tutti: «La loro gestione non andrà a irrigidire la quotidianità nel penitenziario, non cambierà nulla per i detenuti. Sarà garantita una miglior presa a carico di queste categorie di detenuti» assicura il direttore delle Strutture carcerarie cantonali. Un’altra novità sarà quella dell’istituzione del nuovo Servizio medico carcerario, già decisa dal Consiglio di Stato nel dicembre dell’anno scorso e che vedrà la sua entrata in funzione al più tardi a partire dal 1° gennaio 2019. «L’obiettivo che ci poniamo con questa novità è creare la figura di un medico che possa fare una prima analisi della situazione per poi, una volta chiarito il quadro, inviare i detenuti che ne hanno bisogno a degli specialisti» conclude Laffranchini. Un’altra novità – «ed è uno scoop», afferma Luisella Demartini, alla testa dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (Uar) – è che il 16 maggio, quindi tre giorni fa, la Commissione federale che valuta i progetti pilota ha deciso di sostenere ‘Obiettivo desistenza’, progetto che ha come scopo «identificare sì i fattori di rischio, certo. Ma anche lavorare sul potenziale sociale della persona, al fine di permetterle un’uscita durevole dal problema». Una parte degli operatori in seno all’Uar «entrerà nel progetto, proposto dalla Conferenza latina della Probazione, e darà una mano nel costruire questo nuovo metodo di presa a carico, che – nota Demartini – deve avere l’imperativo di ridurre il rischio di recidiva e di garantire l’uscita durevole della persona da comportamenti delinquenziali». La Divisione della giustizia, per contro, sarà impegnata nel riordino delle competenze e dei processi amministrativi «con una mappatura che sarà affidata a una società esterna – afferma la sua responsabile Frida Andreotti – e attendiamo i risultati dopo l’estate». Misure, queste, che per Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, «vogliono migliorare l’organizzazione e aumentare la qualità delle Strutture carcerarie». Con lo stile di lavoro «che contraddistingue tutto il Dipartimento, ovvero cercare di ottenere risultati migliori con le stesse risorse. Dando loro gli strumenti e le possibilità di sviluppare al meglio le proprie competenze». Che nascono giocoforza dalla formazione. «Siamo l’unico Cantone che forma i futuri agenti in classe, per dargli le conoscenze necessarie affinché quando entrano nelle Strutture carcerarie cantonali siano pronti, abbiano il background giusto per mettersi subito a disposizione», conclude Gobbi.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 19 maggio 2018 del Corriere del Ticino

Ticino Carceri affollate ma sicure
Lo scorso anno sono salite a quota 87.000 le giornate di detenzione

Prosegue la tendenza alla sovraoccupazione delle strutture carcerarie cantonali. Nel 2017 sono state circa 87.000 le giornate d’incarcerazione registrate nel bilancio annuale del Settore esecuzione pene e misure del Dipartimento delle istituzioni, presentato ieri a Bellinzona. Come ha sottolineato il direttore Norman Gobbi «le giornate di detenzione preventiva sono aumentate e questo pone in forte crisi il carcere della Farera, visti i posti limitati di quest’ultima, a conferma della notevole pressione cui il settore è sottoposto». In particolare, il direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini-Deltorchio, ha messo l’accento sulle misure introdotte volte a migliorare ulteriormente l’organizzazione e l’operatività di questo settore: «Le conseguenze del sovraffollamento sono in particolare in termini di complessità e di eterogeneità dei casi da gestire». A questo proposito Gobbi ha specificato che «già lo scorso anno è stato deciso l’aumento dell’effettivo di 13 unità, non tutte subito concesse, vista la necessità di formare adeguatamente il personale». Sul piano infrastrutturale, invece, sarebbe sotto esame un’opzione per appoggiarsi a una struttura a Biasca. Inoltre nel corso del 2019, all’interno del penitenziario della Stampa è prevista «la creazione di una nuova sezione destinata ai detenuti che necessitano di una gestione particolare, suddivisa nel comparto di alta sicurezza, in una zona dedicata ai detenuti tossicodipendenti e e in una per reclusi con patologie psichiatriche maggiori» ha spiegato Laffranchini-Deltorchio. Da parte sua l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, le cui competenze principali riguardano la prevenzione e il controllo del rischio di recidiva tramite azioni educative, ha seguito oltre 1.000 casi. «Il Consiglio di Stato ha demandato a una società esterna il compito di effettuare una mappatura delle competenze e dei processi amministrativi del settore esecuzione pene e misure, ma non si tratta di un audit» ha precisato la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti. In quest’ambito a partire da quest’anno è entrato in vigore a livello federale il nuovo diritto sanzionatorio. Le modifiche al Codice penale svizzero introducono novità sul piano delle pene e della loro esecuzione, in particolare la sorveglianza tramite braccialetto elettronico, sperimentata in Ticino dal 1999. «La consacrazione di questa modalità di controllo, permette ora di estendere il braccialetto ad altri ambiti di utilizzo. Ora – ha specificato il capo dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa Luisella Demartini-Foglia – viene sempre più invocato in materia di violenza domestica, ma si può pensare un suo utilizzo per la geolocalizzazione del sorvegliato, grazie al dispositivo gps». Quanto alla funzionaria indagata per il prestito di 50.000 franchi al marito da parte del detenuto Flavio Bomio, Demartini-Foglia ha tagliato corto: «Si tratta di un caso eccezionale»

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