Terrorismo, arresti a Chiasso

Terrorismo, arresti a Chiasso

Da RSI.ch | In manette in due domenica sera al centro per richiedenti l’asilo

Il servizio al Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Terrorismo-arresti-a-Chiasso-9645952.html

Due persone sono state arrestate domenica sera al centro per richiedenti l’asilo di Chiasso dalla polizia ticinese su richiesta di quella federale. La notizia, anticipata da Ticinonews, ci è stata confermata dalle forze dell’ordine cantonali. Secondo il portale, si tratterebbe di tunisini e ci sarebbero legami con l’attentato di Marsiglia costato la vita a due giovani donne.

I fermati rappresentavano un potenziale rischio per la sicurezza interna in relazione ad attività terroristiche all’estero, si limita a confermare dal canto suo la fedpol, che parla di presunte simpatie per l’IS ma non si sbilancia sul nesso con l’accoltellamento in Francia. Precisa che verifiche sono in corso per esaminare le misure di carattere amministrative da prendere. Non si tratta di un caso straordinario, spiega: da inizio 2017 sono già stati decisi otto rinvii in patria e decine di divieti di ingresso nel paese.

Brissago, “siamo scossi”

Brissago, “siamo scossi”

Da RSI.ch | Asilante ucciso, il comandante Cocchi: “Niente grilletti facili”. Il capo delle istituzioni Gobbi: “Sostegno all’agente”. I primi elementi emersi sul fatto di sangue

Video, foto e audio nell’articolo: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Brissago-siamo-scossi-9638290.html

“Siamo scossi per quanto successo a Brissago”, ha detto Matteo Cocchi, comandante della polizia cantonale ticinese, in apertura della conferenza stampa di sabato presso la sede di Noranco, indetta in seguito al fatto di sangue avvenuto nella notte a Brissago e costato la vita a un asilante, un 38enne dello Sri Lanka, rimasto ucciso dallo sparo di un agente.

“Fiducia agli agenti e al corpo di polizia. Dobbiamo essere pronti a reagire in situazioni di questo tipo. I nostri agenti decidono in poco tempo. E qui la situazione è stata portata avanti secondo le nostre direttive”, ha aggiunto. Cocchi ha pure precisato che l’allarme era stato lanciato da altri asilanti dello Sri Lanka. “C’era un litigio in corso e gli agenti, al telefono, non avevano capito cosa stava succedendo. Dopo aver valutato la situazione, una volta giunti sul posto, sono entrati nello stabile, che ospita una decina di persone in attesa del permesso di soggiorno”.

“Sostengo pubblicamente tutti gli uomini della polizia cantonale, massima vicinanza e sostegno all’agente coinvolto” ha detto, da parte sua, il capo del dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, che difende l’operato del poliziotto che ha esploso due o tre colpi d’arma da fuoco (questo dettaglio è ancora da chiarire). L’agente non è stato sospeso e — sulla formazione delle reclute — il “ministro” non ha dubbi: “È adeguata, include situazioni di questo tipo”.

I primi elementi emersi sul fatto di sangue

I due agenti sono stati interrogati questa mattina davanti al procuratore pubblico Moreno Capella. Il poliziotto che ha sparato – un appuntato di 28 anni e 5 di servizio, difeso dall’avvocato Brenno Canevascini, ha raccontato che l’unica parte visibile del corpo dell’aggressore era quella superiore. Le gambe – solitamente la prima cosa a cui mirare – erano coperte dalla balaustra che da sulle scale. Nei confronti dell’agente, al momento, l’ipotesi di reato è di omicidio intenzionale con dolo eventuale. Non ci sono però gli estremi per l’arresto. Lui sostiene di aver agito per legittima difesa e per difendere terze persone.

Non risulta invece indagato l’altro agente. Il collega di pattuglia, un 46enne patrocinato dall’avvocata Giorgia Maffei, è stato sentito come persona informata sui fatti. Anche i due richiedenti l’asilo che hanno assistito alla scena sono stati ascoltati dagli inquirenti. Forse nelle prossime ore si procederà all’audizione degli altri due agenti che si trovavano a Brissago la notte scorsa. Sono stati ordinati gli esami del sangue del poliziotto sotto inchiesta e della vittima.

Gobbi: “Questa volta, la storia del migrante ve la racconto io”

Gobbi: “Questa volta, la storia del migrante ve la racconto io”

Dal Mattino della domenica l Fuggono dall’Africa in cerca di un nuovo futuro in Europa. Nella loro testa ci sono i Paesi del nord: funzionanti, puliti, ricchi, senza problemi; insomma, offrono quello che loro cercano. Ma i paesi che vogliono raggiungere sono lontani, il viaggio è complesso e fra l’Africa e la terra “promessa” ci sono altre nazioni che devono essere attraversate.

L’anno scorso abbiamo seguito la si­tuazione in Grecia: ancora oggi decine di migliaia di persone sono bloccate in campi profughi che non sono certo adeguati a sostenere i bisogni del nu­mero di migranti che ospitano. Quando la rotta dei Balcani è stata chiusa, poiché alcuni Paesi non vole­vano più accogliere migranti, il flusso si è concentrato verso l’Italia. Un altro paese Europeo con la sola colpa di af­facciarsi sul Mediterraneo si è trovato a gestire migliaia di migranti in arrivo sulle sue coste.

Ripartizioni inesistenti
Quando i migranti vengono tratti in salvo dal mare, e portati negli hotspot della penisola, dovrebbero essere ri­partiti nei paesi dell’Unione Europea, secondo un accordo sancito lo scorso anno. Ma questo non succede, e i paesi accoglienti come l’Italia – che oltre­tutto devono far fronte già a diversi problemi interni – si devono accollare tutti i problemi. Ciò che è stato scritto su carta, che sembrava semplice e fun­zionale, in realtà ha fallito misera­mente. O forse è abilmente fallito, infatti i Paesi dell’Unione Europea, una volta di più, dimostrano di essere solidali solo laddove conviene esserlo. L’esempio a dimostrazione di questo fatto lo si trova proprio nella gestione di un altro capitolo del viaggio dei mi­granti: quello dei viaggi con i barconi! In quell’ambito la collaborazione fun­ziona e tutti portano il loro contributo per fare in modo che gli sbarchi siano contenuti, per quanto questa parola poco rappresenta il numero di migranti che arriva sulle coste italiane. È quando i migranti devono prenderli in casa, per dare ossigeno all’Italia, o semplicemente per osservare gli ac­cordi che loro stessi hanno sottoscritto, che i Paesi dell’UE fanno orecchio da mercante.

Sovraffollamento
Ma continuiamo con il viaggio dei mi­granti. Viaggiano lungo tutta l’Italia e arrivano a nord. C’è sovraffollamento. La situazione diventa complessa. Mi­gliaia di persone, tra Milano e Como, si accalcano al confine italo-svizzero. Quando raggiungono Como, hanno la possibilità di chiedere asilo in Sviz­zera, vengono accompagnati dalle guardie al Centro di registrazione a procedura di Chiasso, dove, sotto la re­sponsabilità della Segreteria di Stato della migrazione, viene valutata quindi la loro domanda.

I migranti che non vogliono chiedere asilo e non hanno i documenti, se­condo la Legge sugli stranieri, sono considerati degli illegali ed entrano nella procedura di riammissione sem­plificata in Italia. Se la riammissione non è possibile entro la mezzanotte ­orario dopo il quale la Polizia di fron­tiera italiana non ha più la possibilità di riammetterli sul loro territorio – ven­gono accompagnati nel nuovo Centro unico temporaneo predisposto a Ran­cate, dove il Cantone garantisce loro un soggiorno dignitoso sul territorio ti­cinese, di rifocillarsi e di trascorrere la notte sotto un tetto. Il giorno dopo ven­gono riaccompagnati dalle Guardie di confine alla frontiera, affinché siano riammessi in Italia.

Più uomini alla frontiera
In Ticino ci siamo preparati da tempo sapendo che – volenti o nolenti – ci sa­remmo ritrovati in mezzo. Abbiamo portato più uomini alla frontiera, per aiutare le guardie già impegnate a Chiasso. Abbiamo trovato una solu­zione e grazie all’impiego dei militi dell’esercito e della protezione civile, e siamo riusciti in pochissimo tempo, a creare una struttura che potesse ospi­tare in un ambiente adeguato, nella struttura di Rancate, gli illegali che de­vono passare la notte sul nostro terri­torio, portandoli lontani dai centri abitati. Domani ricominceranno le scuole, e il centro di Rancate è ideale per una situazione che sarebbe dovuta rimanere eccezionale ma che è diven­tata quotidianità, perché di tutti i mi­granti che passano il confine italo-sviz­zero, i due terzi, quindi la stragrande maggioranza, non intende fermarsi in Svizzera. Alcuni di loro tenta più volte di passare il confine, così da raggiun­gere l’obiettivo di depositare una do­manda d’asilo nei paesi del nord (prima tra tutti, la Germania), ma non funziona così. Questo modo di proce­dere dimostra che non si sentono real­mente minacciati, prerogativa fondamentale per ricevere l’asilo, per­ché, se sentissero la loro esistenza re­almente in pericolo, la loro priorità sarebbe chiedere asilo, e non chiederlo in una determinata nazione.

Escamotage
L’escamotage allora diventa quello di chiedere asilo politico con l’intento di scappare durante la verifica della loro pratica. I dati ci indicano che oltre la metà dei richiedenti l’asilo si dà alla macchia e prima o poi la signora Si­monetta Sommaruga, dovrebbe avere l’onestà di rendere pubbliche queste cifre, anche per far capire ai suoi com­pagni che presidiano la stazione di Como imboccando i migranti, che non forniscono loro un servizio, perché quando questi verranno fermati dalle autorità di altri Paesi, sempre sulla base di quegli accordi di cui i socialisti fanno finta di conoscere l’esistenza, verranno riportati in Svizzera, proprio laddove non vogliono stare. Non è che si usa la scusa dell’aiuto umanitario per egoistici motivi ideologici e poli­tici? A pensar mal si fa peccato…

NORMAN GOBBI

Asilo: cantoni chiedono lumi

Asilo: cantoni chiedono lumi

Da RSI.ch l Tetto massimo o no? E che succederà se altri chiuderanno le frontiere?

I cantoni chiedono al Consiglio federale d’esaminare “tutte le soluzioni immaginabili” per controllare o limitare l’afflusso di migranti, eventualmente fissando un tetto massimo. La richiesta è contenuta in due lettere, una firmata anche dal consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, inviate al Governo di cui riferisce giovedì la Basler Zeitung.

La conferenza dei responsabili dei Dipartimenti di giustizia e polizia fa notare che nel piano d’emergenza messo a punto con Confederazione e comuni, in cui si prevedono tre scenari di gravità diversa, mancano provvedimenti nel senso indicato.

Va in particolare chiarito come la Svizzera dovrebbe reagire se, per esempio, Stati vicini dovessero chiudere le frontiere e adottare quote per profughi. E chi confina con l’Italia richiama l’attenzione sulle allarmanti cifre provenienti da Roma e le relative decisioni già adottate, o che stanno per esserlo, da Vienna e Parigi.

ATS/dg22

Asyl: Kantone fordern Zugangsbeschränkung

Asyl: Kantone fordern Zugangsbeschränkung

Da Bazoline.ch l Zwei der BaZ exklusiv vorliegende Briefe fordern vom Bundesrat Massnahmen, mit welchen die unbegrenzte Asylzuwanderung begrenzt werden kann.

Die drei Sicherheitsdirektoren der Kantone Graubünden (Christian Rathgeb, FDP), Tessin (Norman Gobbi, Lega) und Wallis (Oskar Freysinger, SVP) fordern vom Bundesrat Massnahmen, um notfalls eine anhaltend hohe Zuwanderungszahl von Asylsuchenden steuern und begrenzen zu können. Dasselbe fordert der Berner FDP-Regierungsrat Hans-Jürg Käser im Namen der Konferenz der Kantonalen Justiz- und Polizeidirektoren (KKJPD). Beide unmissverständlich formulierten Briefe an den Bundesrat liegen der BaZ vor.

In beiden Schreiben loben die Verfasser eingangs die Notfallplanungen, auf die sich Bund, Kantone, Städte und Gemeinden vergangene Woche einigten. Dabei geht es um Aufnahme, Unterbringung und Betreuung einer im Vergleich zu heute bedeutend höheren Anzahl Asylbewerber. Die beiden Briefe vom 15. April (KKJPD) und vom 18. April (GR, TI, VS) machen nun aber deutlich, dass diese Notfallplanungen den Sicherheitsverantwortlichen in den Kantonen nicht genügen. Sie wollen wissen, wie der Bundesrat die Asyl­zuwanderung steuert und nötigenfalls begrenzt, sollte eine starker Asylstrom über längere Zeit anhalten.

«Alle Möglichkeiten prüfen»

In seinem Brief an den Bundesrat unterstreicht Käser vorab, «alle beteiligten Akteure demonstrierten eine bemerkenswerte Einigkeit in der Absicht, die Unterbringung und Registrierung einer grossen Zahl von Asyl­suchenden im Fall einer Notlage pragmatisch und schnell sicherzustellen». In der Diskussion sei aber auch Kritik laut geworden, «dass die Notfallplanung keine Massnahmen zur Steuerung und allenfalls auch zur Begrenzung der Zahl der einreisenden Asylsuchenden enthält». Die KKJPD sei der Ansicht, dass die Schweiz auch in diesem Bereich Vorbereitungen treffen müsse. Sie ersucht deshalb den Bundesrat, «unter Einbezug der Kantone alle denkbaren Möglichkeiten für eine Steuerung oder zahlenmässige Begrenzung der Zugänge im Asylbereich zu prüfen».

Noch deutlicher werden die drei Regierungsräte Rathgeb, Gobbi und Freysinger in ihrem Schreiben. Sie verweisen auf die neusten Asylzahlen aus Italien. Diese deuteten aufgrund des ersten Quartals 2016 auf eine Zunahme von 300 Prozent für das gesamte Jahr hin – dies im Vergleich zu 2015. Hätten im April 2015 noch 16’068 Asyl­suchende Italien erreicht, seien es allein in den ersten zwölf Apriltagen dieses Jahres bereits 22’140 gewesen.

Die drei Sicherheitsdirektoren wollen vom Bundesrat Auskunft über dessen Massnahmen, um die Asylzuwanderung in die Schweiz begrenzen zu können. Sorge bereitet den drei Sicherheitsdirektoren insbesondere der Umstand, dass Österreich und Frankreich abhaltende Grenzkontrollen planen oder bereits eingeführt haben. Damit bliebe für Migranten nur noch das Tor zur Schweiz offen, lautet die Befürchtung. Nötig sei deshalb die Planung von Massnahmen, um Migrationsflüsse begrenzen zu können.

Gestern hat der Bundesrat das Verteidigungsdepartement beauftragt, Massnahmen für die Unterstützung ziviler Behörden in einer Asylnotlage zu treffen. Im Vordergrund stehen dabei gemäss Bundesratsmehrheit um Justizministerin Simonetta Sommaruga (SP) aber vor allem Logistik-Aufträge an die Armee, nicht aber notfalls die Verhinderung illegaler Grenzübertritte in Zusammenarbeit mit der Grenzwache.
(Basler Zeitung)

Von Beni Gafner, http://bazonline.ch/news/standard/asyl-kantone-fordern-zugangsbeschraenkung/story/16100657

La Svizzera teme un’invasione: militari per controllare il confine

La Svizzera teme un’invasione: militari per controllare il confine

Da IlGiornale.it l Se i flussi migratori dall’Italia aumenteranno 2mila uomini dell’esercito pronti a intervenire

L’emergenza migranti spaventa l’Europa. Se l’Italia si prepara ad una nuova ingente ondata di sbarchi e l’Austria ha deciso di mettere una barriera al valico del Brennero, ora anche la Svizzera cerca di premunirsi. Dopo la chiusura del corridoio balcanico e l’inasprimento dei controlli al confine tra Italia e Austria, la Svizzera si cautela tenendo pronti duemila militari da inviare lungo al confine nel corso dell’estate se la situazione dovesse precipitare.

Il piano è stato discusso nei giorni scorsi dal direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi e dal suo omologo federale Guy Parmelin che ha fornito rassicurazioni sulle misure da adottare. Il confine ticinese infatti potrebbe diventare molto caldo alla luce degli ultimi sviluppi specie se con la bella stagione gli arrivi di barconi sulle coste italiani si moltiplicheranno come da previsioni. Per questo è stato rivisto il piano ferie di duemila militari, appositamente sospeso in modo tale da tenere pronto un contingente di uomini da impiegare lungo il confine per coadiuvare gli agenti doganali nelle eventuali operazioni di filtraggio e smistamento. «L’esercito deve essere in grado di appoggiare le autorità civili nella gestione di una situazione straordinaria causata da un aumento del flusso migratori. Per tale ragione vengono adeguate le date di quattro corpi di truppa», si legge sul sito internet ufficiale dell’esercito della confederazione svizzera. Il piano al vaglio del governo elvetico prevede una suddivisione dei compiti tra Cantoni, dipartimenti e Comuni e sarà pronto a scattare nel momento in cui le richieste di asilo dovessero diventare troppe e quindi difficili da gestire.

Nessuna misura imminente quindi e nemmeno un allarme preciso o dettagliato. Solo la volontà da parte svizzera di non farsi cogliere impreparata in caso la situazione al confine si facesse complicata nel corso dei prossimi mesi. Soprattutto avere un piano concreto ed efficace per l’identificazione, la registrazione e l’accoglienza dei profughi anche in caso di forte afflusso. «Vogliamo evitare che i profughi siano costretti a trascorrere la notte sotto i ponti», ha detto il consigliere di Stato bernese Hans-Jürg Käser. Riguardo all’utilizzo dell’esercito, Käser spiega che il compito dei militari sarebbe esclusivamente di supporto alle guardie di confine e di gestione delle attività di logistica e trasporto.

«Nei giorni lavorativi della scorsa settimana si sono presentate a Chiasso una cinquantina di persone; fra sabato e domenica 113. Serve un approccio adatto alla situazione», ha detto Gobbi, che ha espresso preoccupazione per quello che potrebbe accadere nel corso dell’estate. Lo scorso anno i richiedenti asilo in Svizzera sono stati 40mila ma la cifra potrebbe aumentare di molto. A preoccupare in particolare la chiusura della rotta balcanica che era stata finora utilizzata per i migranti in arrivo dal Medioriente, la barriera in fase di costruzione al valico del Brennero con una sorta di recinzione lunga 250 metri ed annessi controlli molto più accurati sui mezzi in transito ed anche, o soprattutto, l’incremento degli sbarchi in Italia. Con l’estate infatti è previsto l’arrivo di migliaia di profughi dal Nord Africa e il confine svizzero potrebbe diventare la porta principale dei migranti verso il Centro Europa.

Matteo Basile, http://www.ilgiornale.it/news/politica/svizzera-teme-uninvasione-militari-controllare-confine-1248796.html

Norman Gobbi demande la fermeture provisoire de la frontière si nécessaire

Norman Gobbi demande la fermeture provisoire de la frontière si nécessaire

Da RTS.ch l Avec le quasi blocage de la route des Balkans, la voie de la Méditerranée pourrait conduire à nouveau les migrants vers l’Italie, puis la Suisse, avec une pression accrue sur la frontière sud, à Chiasso.
Cette crainte habite le léguiste Norman Gobbi, qui a adressé trois missives respectivement aux conseillers fédéraux Simonetta Sommaruga, Ueli Maurer et Guy Parmelin pour leur demander de suspendre provisoirement l’accord de Schengen, voire de bloquer la frontière.

Demande de soutien de l’armée

Les deux conseillers fédéraux UDC devraient présenter mercredi un plan similaire à leurs collègues, qui selon la presse alémanique s’articulerait sur trois points: un contrôle systématique aux frontières, la possibilité pour les gardes-frontière de renvoyer les migrants provenant d’Etats tiers, considérés comme sûrs, et le déploiement de troupes de l’armée pour seconder les gardes-frontière dans ces tâches.

Cette même proposition, lancée en juin 2015 au Tessin, avait suscité une polémique. Aujourd’hui, elle semble faire son chemin jusqu’à Berne.

Nicole della Pietra/lgr
http://www.rts.ch/info/regions/autres-cantons/7589338-norman-gobbi-demande-la-fermeture-provisoire-de-la-frontiere-si-necessaire.html

Führt die Balkan-Route bald ins Tessin?

Führt die Balkan-Route bald ins Tessin?

Da NZZ.CH l Flüchtlingskrise: Kosten des Asylwesens, Notfallplanung, Privatunterbringung, Adria-Route: Fakten und Mutmassungen zu den Auswirkungen der Asylkrise auf die Schweiz.

Bewirken die unterschiedlichen Sozialleistungen, dass viel weniger Asylsuchende zu uns kommen als nach Deutschland oder Schweden?

Die Sozialhilfeleistungen erklären die Flüchtlingsströme nicht. Ein Asylbewerber erhält in Deutschland ähnlich viel wie ein Hartz-IV-Bezüger, also mehrere Hundert Franken weniger als in der Schweiz. Hier erhalten Asylsuchende je nach Kanton knapp 1000 Franken.

Woran liegt es dann, dass vergleichsweise wenige Flüchtlinge von der Balkan-Route zu uns kommen?

Flüchtlinge zieht es zu ihren Landsleuten. In der Schweiz lebten per Ende 2014 nur 6500 Syrer. Die eritreische Diaspora ist fast fünfmal grösser. Ebenso wichtig ist aber der grosszügigere asylrechtliche Status, den Deutschland und vor allem Schweden den Syrern gewährt. Stockholm hat bereits vor zwei Jahren beschlossen, den syrischen Flüchtlingen eine Daueraufenthaltsbewilligung auszustellen. In Deutschland müssen Syrer auch kein Asylverfahren durchlaufen. Anders als Asylbewerber dürfen sie von Beginn weg arbeiten. In der Schweiz dürfen Asylbewerber erst nach drei Monaten eine Erwerbstätigkeit aufnehmen. Vergleichsweise unattraktiv ist die Schweiz auch, weil sie Dublin-Fälle konsequent bearbeitet und die Gesuchsteller wenn möglich ins Erstasylland zurückführt.

Ist es denkbar, dass plötzlich so viele Asylbewerber in Buchs ankommen wie in den letzten Wochen in München?

Der Zustrom wäre limitiert, weil einerseits die Zugverbindung durch den Arlberg viel weniger Kapazitäten hat als jene von Österreich nach München. Dasselbe gilt für den Weg auf der Strasse?

Was kostet das Asylwesen?

Es gibt keine offizielle Kostenschätzung. Der Bundesrat hat gegenüber dem Parlament mehrmals festgehalten, er könne die Aufwendungen der Kantone nicht beziffern. Die Ausgaben des Bundes schätzte er im Jahr 2011 auf rund 850 Millionen. Im Zusammenhang mit der aktuellen Asylreform publizierte das Staatssekretariat für Migration aber auch Zahlen zu den kantonalen und kommunalen Ausgaben. Total belaufen sich diese unter der Annahme von 24’000 Asylgesuchen auf 1,6 Milliarden Franken. Mit der Neustrukturierung des Asylwesens sinkt der Betrag auf 1,3 Milliarden Franken. Es gibt auch andere Schätzungen.

Die SVP schätzt die Gesamtkosten auf 6 Milliarden Franken, die «Schweizerzeit» auf 7,1 Milliarden. Wie erklären sich die Unterschiede?

Die SVP hat die Kosten von Bund und Kantonen auf 3 Milliarden Franken aufgerundet und dazu die Ausgaben für Entwicklungszusammenarbeit im von 3,24 Milliarden Franken hinzugerechnet. Die «Schweizerzeit» rechnet anders: Sie geht von 89’000 Personen «unter Asylrecht» aus und multipliziert diese Zahl mit 80’000 Franken, welche diese Personen den Staat pro Jahr kosten sollen. Wie der Betrag von 80’000 Franken zustande kommt, wird nicht erläutert. Knapp 70’000 der 89’000 Personen sind anerkannte Flüchtlinge oder vorläufig Aufgenommene.

Erhalten Asylbewerber mehr staatliche Unterstützung als Rentner?

Der grösste Teil der Leistungen für Asylsuchende sind Naturalien, in einigen Kantonen erhalten sie gar keine Barbeträge. In der Stadt Zürich sind die Leistungen sind rund 30 Prozent tiefer angesetzt als die empfohlenen Beträge der Schweizerische Konferenz für Sozialhilfe (SKOS). Im Durchschnitt wendete der Staat 1100 Franken pro Person im Asylverfahren auf. Eine AHV-Minimalrente beträgt zurzeit 1’175 Franken. Wer keine grösseren Ersparnisse oder Einkünfte hat, erhält aber – anders als Asylbewerber – Ergänzungsleistungen. Diese sollen zusammen mit einer allfällige Rente den allgemeinen Lebensbedarf von jährlich 19’290 Franken oder monatlich 1607 Franken decken.

Ist die Schweiz auf einen massiven Zustrom von Flüchtlingen wie in Deutschland vorbereitet?

Das Notfallkonzept des Bundesrats sieht in diesem Fall die Einberufung eines Sonderstabs Asyl vor. Eine definierte Schwelle gibt es nicht. Der Präsident der kantonalen Sozialdirektoren, Peter Gomm, hält 50’000 Flüchtlinge pro Jahr mit den normalen Strukturen für bewältigbar. In den Krisenmodus schalten müssten die Behörden aber auch, wenn innerhalb weniger Tage oder Wochen eine unerwartet hohe Zahl von Flüchtlingen ankäme.

Führt die Schweiz wieder systematische Grenzkontrollen ein?

Der Bundesrat hält sich ans Schengen-Recht, wonach systematische Kontrollen mit all ihren wirtschaftlich negativen Auswirkungen erst bei einer Gefährdung der öffentlichen Ordnung und Sicherheit temporär möglich sind. Das Grenzwachtkorps wurde aber verstärkt. Nach Aussagen von Bundesrat Ueli Maurer kann die Armee dem Grenzwachtkorps innert drei Tagen 800 Soldaten zur Verfügung stellen.

Wo würde eine grosse Anzahl von Flüchtlingen untergebracht?

Nach Angaben des Verteidigungsministers verfügt die Schweiz über 150’000 Plätze in Zivilschutzanlagen. Unterirdische Anlagen sind allerdings umstritten, vor allem bei mehrmonatigen Aufenthalten. Ueli Maurer sprach sich gegen eine Unterbringung in Kasernen aus, weil die den Ausbildungsbetrieb der Armee einschränkt.

Sollen Privatpersonen Flüchtlinge aufnehmen?

Privatunterbringungen sind bisher eher selten. Die meisten dieser Personen wohnen bei Landsleuten. Die Schweizerische Flüchtlingshilfe (SFH) vermittelt Gastfamilien. Ziel ist – zumindest im Moment – weniger die Entlastung der staatlichen Strukturen als eine raschere Integration. Privatunterbringungen sollten aber mit viel Realismus und für eine längere Zeit geplant werden. Das Zusammenleben einer traumatisierte Familie aus einem anderen Kulturkreis mit einer «normalen» Schweizer Familie ist nicht immer einfach, sagt SFH-Sprecher Stefan Frey. Wer Zweifel hat, ob er einen Flüchtling aufnehmen soll, kann den «Flüchtlinge privat aufnehmen»-Knigge der «TAZ» studieren.

Auf dem Balkan und in Südosteuropa werden Zäune errichtet. Kommen die Flüchtlinge bald über die Adria nach Italien und dann in die Schweiz?

Der Tessiner Sicherheitsdirektor Norman Gobbi hält eine solche Entwicklung für möglich. Die Route ist beschwerlich und auf dem Meer je nach Schiff gefährlich. Solange die Grenzen zwischen Griechenland und Nordeuropa offen sind, werden wenige diesen Weg freiwillig wählen. Anfang der neunziger Jahre setzten mehrere zehntausend Albaner über die Adria nach Apulien über. Vom Westbalkan her wäre die Schweiz auch via Slowenien und Italien zu erreichen. Solange die Flüchtlinge die österreichische Grenze zu Slowenien passieren können, ist das aber ein weiter Umweg.

http://www.nzz.ch/schweiz/aktuelle-themen/fuehrt-die-balkan-route-ins-tessin-fragen-antworten-asylwesen-fluechtlingskrise-ld.2088

Kantone fühlen sich vom Bund über den Tisch gezogen: 350 Mio für neue Asyl-Knäste

Kantone fühlen sich vom Bund über den Tisch gezogen: 350 Mio für neue Asyl-Knäste

Um abgewiesene Asylbwerber zurückschaffen zu können, braucht es bis zu 700 neue Haftplätze.

In der ganzen Schweiz gibt es rund 400 Haftplätze für abgewiesene Asylbewerber, die ausgeschafft werden sollen. Das sind zu wenige, denn immer wieder kommt es zu Leerläufen: Bereits gebuchte Flugtickets müssen annulliert werden, weil viele Asylbewerber bis vor ihrer Rückschaffung in Freiheit bleiben – und untertauchen. Die Gesamtkosten für die abgesagten Flüge belaufen sich jedes Jahr auf gegen eine Million Franken!