Canapa light, nuove regole

Canapa light, nuove regole

Da RSI.ch | Il Governo ha approvato la modifica del regolamento sulla coltivazione e la vendita della canapa light

Il servizio al Quotidiano: https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Canapa-light-nuove-regole-9707377.html

Il Consiglio di Stato ha approvato il nuovo regolamento sulla coltivazione e la vendita della canapa light.

Il Governo ha deciso di “mantenere un alto livello di vigilanza”, con misure importanti in caso di abusi. Questo per “mantenere un equilibrio tra la libertà economica da una parte e il bisogno di sicurezza dall’altra”.

La polizia continuerà a vigilare in materia di coltivazione e di vendita di canapa a basso tenore di THC. Dunque cosa cambierà nel concreto? La polizia cantonale sarà facilitata nel monitorare l’iter autorizzativo ai diversi livelli (cantonale, federale e comunale), inoltre nuovi formulari per le notifiche e le autorizzazioni sono disponibili sul sito www.ti.ch/polizia.

«Nuove regole per far sì che il settore non degeneri»

«Nuove regole per far sì che il settore non degeneri»

Dal Giornale del Popolo | Il Cantone dovrebbe mantenere la vigilanza cantonale su chi produce canapa light e chi la vende.

Il Consiglio di Stato ha iniziato a discutere l’aggiornamento della Legge sulla coltivazione della canapa e sulla vendita al dettaglio dei suoi prodotti (Lcan). In una nota il Governo fa sapere che «in attesa dei necessari approfondimenti, è stata riaffermata la volontà di mantenere un alto livello di vigilanza, con misure di controllo e sanzioni importanti in caso di abusi».

Il CdS si è allineato a quanto proposto dal Dipartimento delle istituzioni e ha ritenuto opportuno mantenere una regolamentazione ad hoc sul tema dei prodotti a base di canapa. Nelle prossime settimane lo stesso esecutivo cantonale valuterà le modifiche legislative necessarie per adeguare il quadro legislativo alla realtà attuale e, dopo aver deliberato in merito, sottoporrà il messaggio al Gran Consiglio.

In proposito abbiamo sentito il direttore del DI Norman Gobbi il quale, ieri mattina, ha portato il tema sul tavolo del Consiglio di Stato. «Uno dei problemi di fondo con il quale ci siamo confrontati ultimamente è il seguente: il prodotto industriale acquistato dalla grande distribuzione, come è successo ultimamente con la Coop, è sottoposto a controlli diversi rispetto al piccolo produttore. L’idea è quindi quella di sistemare il regolamento, mantenendo un sistema di controllo preventivo volto a evitare che sotto il cappello della legalità – di un prodotto ammesso dalla legge federale – si faccia passare di tutto e di più».

«Desidero anche aggiungere che proibire la vendita di un prodotto legale è complicato, ma da parte nostra vogliamo continuare a mantenere una vigilanza cantonale sulla coltivazione e la vendita e questo per avere una mappatura precisa del fenomeno. Detto ciò il Ticino ha una sua storia legata alla canapa che occorre tener sempre presente. E quindi, se da un lato dobbiamo tener conto delle leggi federali, d’altro lato occorre ricordare la nostra storia e il fatto che siamo stati i primi a legiferare sulla canapa, e lo abbiamo fatto in risposta a un disagio vissuto all’epoca».

«In questa situazione – continua – il mio obiettivo, condiviso dal Governo, è quello di mantenere un equilibrio tra una libertà che viene data dall’autorità federale con la nuova legislazione sulla canapa light e una necessità di sicurezza, di controllo e vigilanza che in Ticino è cresciuta nel tempo e che gode di un ampio consenso. Dobbiamo far attenzione che questo settore non degeneri e ci sfugga di mano. Per questo agire sulla prevenzione con dei controlli crediamo sia la strada da seguire».

Sui tempi Gobbi ci dice: «A breve il CdS modificherà il regolamento e il messaggio è già in elaborazione. Credo che ci vorranno alcuni mesi e poi lo presenteremo al Gran Consiglio».

(Articolo di Nicola Mazzi)

Canapa light, non si legalizza

Canapa light, non si legalizza

Da laRegione | ‘La legge federale va rispettata, ma il pregresso storico del nostro Cantone va tenuto in conto’

«Si è deciso di mantenere il sistema autorizzativo, questo è quanto». Ergo: nessuno stravolgimento rispetto a oggi, indica il consigliere di Stato Norman Gobbi dopo aver discusso di canapa e relativa legge con il Consiglio di Stato nella seduta di ieri. L’indirizzo attuale è confermato e «a breve» seguirà un aggiornamento delle norme. “In attesa dei necessari approfondimenti – scrive il governo – è stata riaffermata la volontà di mantenere un alto livello di vigilanza, con misure di controllo e sanzioni importanti in caso di abusi”. Cosa significa? «Che non si liberalizza», risponde alla ‘Regione’ il direttore del Dipartimento delle istituzioni. Bensì autorizzazione necessaria «anche per la coltivazione della canapa a basso valore di Thc», la cosiddetta canapa light. Un regime autorizzativo significa mettere in difficoltà chi intende coltivare e commercializzare la canapa light? «No. Bisogna unicamente avere un’autorizzazione. Vale lo stesso principio, se mi è permesso, in ambito di prostituzione: attività legale dal punto di vista federale, ma che necessita dal punto di vista cantonale di una regolamentazione volta ad evitare devianze, come successo in passato. È meglio controllare preventivamente un settore che esercitare una repressione». Significa sapere a priori, ad esempio, dove sono le coltivazioni di canapa anziché muoversi sul territorio per trovarle e di conseguenza controllare se sono rispettate le condizioni poste dalla legislazione federale. «Vanno compresi due aspetti – rileva ancora Gobbi –: sì, siamo un Cantone inserito in un sistema federale, e quindi la legge federale dobbiamo rispettarla (legge che sancisce la legalità del consumo e del commercio della canapa light, ndr); dall’altra parte però è innegabile il pregresso storico del nostro Cantone, che ci ha insegnato come l’evoluzione del fenomeno canapa a Sud delle Alpi ha avuto conseguenze non riscontrabili in altre parti della Confederazione». Ciò ritenuto, sia per il Dipartimento che per il governo «è opportuno dire ‘sì’ al riconoscere un nuovo tipo di approccio dell’autorità federale, ma ‘no’ al ‘liberi tutti’».

Meglio prevenire che reprimere
A Nord delle Alpi l’approccio è differente. Di ieri la notizia che anche Bienne, dopo Berna e Lucerna, sperimenterà il progetto di vendita legalizzata di cannabis in farmacia. Segno che il vento che tira in seno alle istituzioni è ben diverso da quello in Ticino, dove alcuni Comuni si sono già mossi per evitare il proliferare di questa attività… «Noi abbiamo un mercato di riferimento diverso, che non è quello di Bienne – ribatte Gobbi –: è quello della Lombardia, con 10 milioni di abitanti ed altre prerogative, perché lì il regime è ancora più restrittivo rispetto a quanto avviene da noi. È quindi importante mantenere questo equilibrio tra una libertà data dal diritto federale e una necessità di vigilanza che a Sud delle Alpi è più presente che nel resto della Svizzera. In questo settore così come in altri: ho detto della prostituzione, è così anche in ambito di fiduciari… Siamo sottoposti a un altro tipo di devianze che è meglio curare in maniera preventiva che repressiva». Alcuni enti locali si sono mossi autonomamente. “I Comuni – ha puntualizzato il ministro ai microfoni della Rsi – dovranno fare attenzione a legiferare nei loro ambiti, così come fa il Cantone. Evitando di essere fin troppo restrittivi”. Il Circa (vedi sotto) intende rivolgersi alla Comco per violazione della legge sul mercato interno. Il Dipartimento teme delle conseguenze? «Credo che la bonifica del piano di Magadino sia stata fatta per la coltivazione di ortofrutta, non di canapa – risponde ancora il direttore –. Di conseguenza credo che occorra un controllo di un’attività comunque legale ma che non deve diventare l’attività principale del cantone». Ci sarebbe il rischio? «Beh, se guardo alcuni segnali sì. Come è successo in passato del resto! Se il Canton Ticino è stato l’unico Cantone a legiferare in materia, è perché qui c’è stata un’evoluzione che in altre parti della Svizzera non c’è stata. E di conseguenza, se il Canton Ticino ha posto dei paletti più stretti è perché alcuni ticinesi hanno pensato bene di approfittarne».

(Articolo di Andrea Manna e Chiara Scapozza)

Legge sulla canapa

Legge sulla canapa

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Nella seduta odierna, il Consiglio di Stato ha tenuto una discussione preliminare, in merito all’esigenza di aggiornare la Legge cantonale sulla coltivazione della canapa e sulla vendita al dettaglio dei suoi prodotti (Lcan). In attesa dei necessari approfondimenti, è stata riaffermata la volontà di mantenere un alto livello di vigilanza, con misure di controllo e sanzioni importanti in caso di abusi.

Allineandosi a quanto proposto dal Dipartimento delle istituzioni, il Consiglio di Stato ha ritenuto opportuno mantenere una regolamentazione ad hoc sul tema dei prodotti a base di canapa. Nelle prossime settimane il Governo valuterà le modifiche legislative necessarie per adeguare il quadro normativo alla realtà attuale e, dopo aver deliberato in merito, sottoporrà il messaggio al Parlamento.

Canapa light in Consiglio di Stato

Canapa light in Consiglio di Stato

Da RSI.ch | Norman Gobbi intenzionato a sollecitare una discussione. Possibile un allineamento alle norme federali

Il servizio al Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Canapa-light-in-Consiglio-di-Stato-9509269.html

La canapa light arriverà sul tavolo del Consiglio di Stato ticinese. Quello della marijuana a basso contenuto di THC è un tema che divide il Ticino, unico cantone in tutta la Svizzera dove una legge ne regola sia la produzione, sia la vendita.

Memori di quanto avvenuto nei primi anni 2000, negli ultimi mesi alcuni comuni come Chiasso, Balerna e Minusio hanno emesso ordinanze che mirano a impedire la coltivazione e il commercio della canapa light, legale secondo la legge federale. Dinnanzi all’interesse che sta suscitando il prodotto, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha intenzione di portare il tema in Governo per capirne gli intendimenti. Si tratterà di valutare costi e benefici di una regolamentazione restrittiva rispetto a un allineamento alle norme federali.

Ricordiamo che l’attuale legge cantonale risale a 15 anni fa, quando nacque con l’obiettivo di frenare l’apertura incontrollata dei canapai. Una normativa pensata per porre un freno alla vendita e alla coltivazione di canapa stupefacente.

“Canapa light, evitiamo un ritorno agli anni Novanta”

“Canapa light, evitiamo un ritorno agli anni Novanta”

Dal Mattino della domenica | Norman Gobbi fa il punto della situazione in Ticino

È tornata agli onori di cronaca la cannabis, questa volta in versione cosiddetta “light”. Chi ha seguito la cronaca in questi mesi, sa di cosa parlo: marijuana legale, contenente meno dell’1% di Thc, senza sostanze psicoattive ma unicamente leggermente calmanti. In Ticino, rispetto al resto della Svizzera, per poter vendere prodotti a base di canapa con basso contenuto di Thc occorre l’autorizzazione della Polizia cantonale. La legge federale sugli stupefacenti infatti non regola in maniera esaustiva la tematica: di conseguenza ogni Cantone dispone di un certo margine di autonomia per sancire regolamentazioni ad hoc. Questo avviene nel pieno rispetto del principio federalista che regge il nostro sistema politico. La stessa prassi viene adottata per esempio nella vendita di alcolici ai minori: in alcuni Cantoni già i sedicenni possono consumare vino e birra e in altri no.

Un ritorno all’era delle operazioni Indoor?
Quando si parla di canapa in Ticino, non si può non rievocare il periodo tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila, quando il nostro Cantone si trovò confrontato con una proliferazione di canapai e coltivazioni di canapa. Le operazioni Indoor furono una chiara conseguenza del pendolarismo dell’acquisto proveniente dall’Italia, dove la politica in materia di stupefacenti era molto meno liberale rispetto alla nostra. Il lavoro della Polizia e del Ministero permise di contrastare il fenomeno, mentre le Autorità cantonali, Governo e Parlamento, si adoperarono per dar luce a un quadro normativo che evitasse il ripetersi della situazione.

Monitoraggio costante
È proprio quella legge, figlia di quei tempi, che oggi consente al Ticino, a differenza del resto della Svizzera, di avere una condizione privilegiata per il monitoraggio dell’evoluzione del fenomeno. La nostra Polizia cantonale può quindi procedere a controllare coltivazioni e punti vendita senza avvisare preventivamente gli stessi. I controlli possono variare: dalla verifica del prodotto coltivato, con la raccolta di vari campioni di una medesima coltivazione per la verifica del tenore di Thc, al controllo del rispetto dei limiti e degli oneri imposti dalla legislazione cantonale. Questo consente alle nostre forze dell’ordine di far fronte alla situazione attuale nel rispetto del principio di legalità, coscienti del fatto che è impossibile garantire a priori che non venga prodotta anche della canapa con un tenore di Thc superiore al limite consentito. Il mio Dipartimento continuerà a monitorare la situazione – senza tuttavia aprire a più tolleranza – e valuteremo se sarà il caso di proporre correttivi alle normative attuali.

“No” convinto al consumo in polizia
A livello interno, il nostro Corpo di Polizia si è mosso velocemente per garantire un adeguamento delle disposizioni per i nostri agenti. Una novità dettata dalla canapa “light” è infatti la difficoltà nel distinguerla da quella “meno light”. Malgrado un agente, fumando questi nuovi prodotti, agirebbe nella legalità, agli occhi dei cittadini accosterebbe la divisa al consumo di una normale canna. E questo sarebbe decisamente inopportuno, dato che l’agente potrebbe trovarsi poco dopo a dover sanzionare qualcuno per il consumo di cannabis. Oltre al fatto che il consumo potrebbe compromettere la capacità di guida anche a diverse ore di distanza. Lo stesso discorso vale per gli agenti di custodia che operano nelle nostre carceri, ai quali verrà chiesta prossimamente la stessa attenzione.

Legale non significa innocuo
Il consumo di sigarette a basso contenuto di Thc è quindi consentito dalla legge federale. Ma questo non vuol dire che dobbiamo abbassare la guardia; e in questo caso mi riferisco alla sicurezza sulle nostre strade. È comprovato che il consumo di questo prodotto potrebbe avere effetti sulla capacità di guida. Quindi, invito tutti alla prudenza: ricordiamoci che la sicurezza del nostro territorio passa anche attraverso una guida attenta e controllata sulle nostre strade!

NORMAN GOBBI
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni