Personale carceri, il CdS dice sì ai rinforzi

Personale carceri, il CdS dice sì ai rinforzi

Da laRegione | Laffranchini: undici agenti e un paio di amministrativi. Gobbi: passo indispensabile.

Sollecitati dai vertici delle Strutture carcerarie, dalla Direzione del Dipartimento istituzioni e dalla Commissione parlamentare che controlla le condizioni detentive (vedi ‘laRegione’ dello scorso 19 maggio), alla fine i rinforzi per gestire la sovraoccupazione delle prigioni ticinesi sono stati accordati. Il governo ieri ha dato luce verde all’“adeguamento” del personale. Ovvero “13 posti di lavoro” in più “nell’organico del penitenziario cantonale”, afferma il Consiglio di Stato in una nota. Si tratta «di undici agenti di custodia e di un paio di unità amministrative», precisa, da noi interpellato, il direttore delle carceri cantonali Stefano Laffranchini. L’aumento, spiega il governo, “sarà introdotto in maniera graduale” a partire dall’anno prossimo.

La Scuola per agenti di custodia prevista nel 2019 verrà quindi “anticipata al 2018, in modo da disporre per tempo del personale necessario”. Per l’Esecutivo è un potenziamento necessario considerati i numeri: un’ottantina di reclusi in più al giorno, rispetto al 2011, da gestire. Da una media quotidiana di 160 detenuti, si è passati a una media di 240, aveva sottolineato Laffranchini presentando il bilancio 2016 delle strutture detentive. Una tendenza confermatasi “nel corso di quest’anno”, rileva il governo. L’adeguamento appena deciso, ricorda il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, «interviene dopo la messa in atto da parte nostra di una serie di misure organizzative a supporto dell’operatività degli agenti: l’incremento di tredici posti di lavoro si inserisce in questo contesto, quale ulteriore, indispensabile, tassello». L’impatto finanziario della misura, segnala l’Esecutivo, è “di circa un milione di franchi”, come indicato “nei nuovi compiti inclusi nel Preventivo 2018». Gli undici nuovi agenti di custodia, riprende Laffranchini, «verranno ripartiti fra il carcere giudiziario della Farera e quello penale chiuso della Stampa, con un occhio di riguardo per quest’ultimo, dove stiamo per riaprire quindici celle. Cosa che peraltro permetterà di ridurre i tempi del passaggio alla Stampa dei prevenuti e ai prevenuti detenuti alla Farera di trascorrere qualche ora in più fuori cella». Oggi i collaboratori delle Strutture carcerarie (agenti, ‘capiarte’, amministrativi…) sono «148».

Tredici guardie in più

Tredici guardie in più

Da RSI.ch | Il Governo ticinese rafforza il personale del penitenziario cantonale. Misura dettata dall’aumento delle incarcerazioni

Il servizio del Quotidiano: https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Tredici-guardie-in-pi%C3%B9-9790987.html

Il personale del Penitenziario cantonale ticinese sarà gradualmente aumentato di 13 unità dal prossimo anno. Lo ha deciso il Consiglio di Stato. Il Governo ritiene prioritario questo potenziamento di fronte a un incremento delle giornate di incarcerazione.

Nel 2017 è stato oramai raggiunto il picco massimo di detenuti (261 incarcerazioni il 14 marzo) e una media annuale di circa 240. La misura comporterà un onere finanziario di un milione di franchi all’anno. La scuola per agenti di custodia sarà anticipata di un anno nel 2018.

RedMM/mas

Il Governo approva l’adeguamento del personale delle Strutture carcerarie cantonali

Il Governo approva l’adeguamento del personale delle Strutture carcerarie cantonali

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha approvato nella sua seduta odierna l’adeguamento del personale delle Strutture carcerarie cantonali. A partire dal 2018 sarà pertanto introdotto gradualmente un aumento di 13 posti di lavoro nell’organico del penitenziario cantonale. Un intervento ritenuto prioritario dal Governo, in particolare a fronte dell’aumento delle giornate di incarcerazione che ha comportato nel corso dell’anno il raggiungimento del picco massimo di presenze consentite negli spazi del carcere.

Dal 2011 al 2016 in Ticino la popolazione carceraria ha subito un importante incremento: gli agenti di custodia si sono infatti trovati confrontati con una media di 80 detenuti al giorno in più da gestire – raggiungendo la quota di 240 detenuti al giorno in media. Nel corso del 2017 la tendenza è stata confermata, con il raggiungimento della capienza massima consentita: 261 incarcerazioni registrate il 14 marzo 2017.

In base a queste considerazioni, il Consiglio di Stato ha quindi deciso di adeguare, come già previsto nei nuovi compiti, il personale attivo nelle Strutture carcerarie cantonali di 13 unità, dando così seguito anche alle ripetute richieste della Commissione per la sorveglianza delle condizioni di detenzione. La misura comporta un onere finanziario di circa un milione di franchi, come previsto nei nuovi compiti già inclusi nel Preventivo 2018. Questo incremento è volto a permettere alla Direzione delle Strutture carcerarie cantonali di poter gestire il maggior numero di detenuti con un personale adeguato, un incremento che sarà introdotto in maniera graduale a partire dal 1° gennaio 2018. A questo proposito, la Scuola per agenti di custodia prevista nel corso del 2019 sarà anticipata al 2018, in modo da poter disporre per tempo del personale necessario adeguatamente formato.

Questa decisione permetterà da una parte di continuare a garantire un adeguato grado di sicurezza all’interno delle Strutture carcerarie cantonali, a beneficio dell’ambiente di lavoro dei professionisti che operano in questo settore delicato e sensibile, dall’altra di assicurare la sicurezza di tutta la cittadinanza grazie all’impegno degli agenti di custodia che rappresentano la legge, la dignità e la legalità dello Stato all’interno degli stabilimenti di privazione di libertà ed esecuzione pena.

La sicurezza dei ticinesi passa anche dalle nostre Carceri

La sicurezza dei ticinesi passa anche dalle nostre Carceri

Dal Mattino della domenica |

Avevo quindici anni il giorno in cui 8 detenuti tentarono di evadere dal nostro Carcere cantonale. Era la mattina del 3 ottobre 1992 e la fuga dei malviventi si risolse con uno scontro a fuoco tra gli evasi e la nostra Polizia cantonale durante il quale persero la vita due carcerati e la guardia carceraria, che si apprese in seguito, era complice dei fuggitivi.

Sono passati venticinque anni da quel giorno di inizio ottobre e la struttura organizzativa delle nostre carceri da allora ha subito molti cambiamenti, soprattutto nell’ottica di migliorare la sicurezza per i detenuti e per tutto il personale. Non bisogna infatti dimenticare che anche il settore dell’esecuzione delle pene e delle misure – del quale fa parte anche il nostro penitenziario – deve rispondere concretamente alla richiesta espressa a più riprese dal Popolo ticinese di maggior sicurezza. In questo senso i ticinesi hanno dato un forte segnale – lo ricordo – con il sì all’attuazione dell’espulsione degli stranieri che commettono reati, in votazione il 28 febbraio 2016. Un bisogno di maggior sicurezza che da sempre è la mia priorità politica e un obiettivo che cerco di raggiungere in maniera trasversale con i diversi settori che compongono il mio Dipartimento: dalla polizia, alla giustizia, alla protezione della popolazione, al settore della migrazione e non da ultimo a quello dell’esecuzione delle pene e delle misure.

In quest’ottica il settore delle carceri e dell’assistenza riabilitativa hanno attuato negli ultimi tre anni una serie di misure volte a ottenere miglioramenti organizzativi e operativi che si traducono in progetti concreti che rafforzano le proprie prestazioni a beneficio della sicurezza di tutti i ticinesi ma pure dei conti del cittadino-contribuente.

Molto è stato fatto in particolare per migliorare le condizioni di lavoro dei nostri agenti di custodia e per permettere loro di svolgere degnamente i delicati compiti che caratterizzano la loro professione, soprattutto in questo momento nel quale le nostre prigioni hanno registrato un sovraffollamento. Rammento che lo scorso 14 marzo – quindi pochi mesi fa – abbiamo registrato un picco di 261 incarcerazioni a fronte di 260 posti disponibili. Un momento di particolare pressione che stiamo cercando di risolvere per evitare che una situazione del genere si traduca in un problema a livello di sicurezza. Per questo motivo, insieme ai miei servizi, sto portando avanti l’adeguamento logistico della Stampa e quello degli effettivi del personale.

Negli scorsi giorni ho letto alcune prese di posizione di cittadini ticinesi e esperti di diritto sui social media, riprese in seguito anche da alcuni media. Hanno parlato di una situazione di disagio nel carcere giudiziario la Farera, ovvero la struttura che ospita quelle persone in attesa di essere rimandate a giudizio e che per questo spesso vengono chiamate “prevenute”. Tengo a sottolineare che il loro regime di detenzione è diverso da quello degli altri carcerati, che stanno già scontando la loro pena. Esiste in questi casi un forte rischio di inquinamento delle prove e pertanto non possono entrare in interazione con altre persone. Si tratta pur sempre di un periodo limitato nel tempo e la situazione ticinese non è diversa da quella di altri Cantoni come Berna o Soletta.  Ricordo infine che, tra le misure attuate con la nuova struttura dirigenziale delle nostre carceri, sono stati concretizzati anche dei progetti per accrescere la sicurezza dei detenuti nelle loro celle, per incrementare le loro possibilità di movimento così come per migliorare la loro assistenza medica.

Tenendo presente il contesto delicato e il momento di forte affluenza del penitenziario cantonale, non intendo prendere parte al ridotto dibattito che ha preso piede su alcuni media, ma intendo invece rinnovare il mio sentito ringraziamento a tutti i nostri agenti di custodia. Uomini e donne che grazie al loro impegno nello svolgere quotidianamente il loro lavoro rappresentano la dignità, la legge e la legalità dello Stato all’interno delle strutture di privazione della liberta e dell’esecuzione della pena. Ma soprattutto garantiscono la sicurezza di tutta la società, di tutti noi ticinesi!

Norman Gobbi,

Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Un’alba ticinese di sangue di 25 anni fa…

Un’alba ticinese di sangue di 25 anni fa…

Da LiberaTV | Norman Gobbi ricorda l’evasione dalla Stampa: “Erano le sei del mattino. In otto tentarono la fuga con la complicità di una guardia. Seguì uno scontro a fuoco: ci furono tre morti”

Proprio oggi cade l’anniversario di uno dei fatti di cronaca che più ha segnato la storia recente del nostro Cantone. Il ministro delle Istituzioni: “Un ringraziamento va a chi visse quei difficili momenti e ancora oggi opera come agente di custodia nelle strutture carcerarie cantonali, nonché a tutto il personale di custodia per il loro quotidiano impegno a favore della sicurezza del nostro Cantone”

BELLINZONA – “Verso le sei del mattino di 25 anni fa avvenne la tentata evasione dal carcere cantonale La Stampa”. Comincia così il ricordo di Norman Gobbi di uno dei fatti di cronaca che più ha segnato la storia recente del nostro Cantone.

Un anniversario non certo felice da ricordare per il Ticino, ma che il ministro delle Istituzioni ha voluto ricordare come ringraziamento a chi si trovò ad affrontare quel momento difficile e a tutto il personale degli agenti di custodia che operano nelle strutture carcerarie ticinesi.

“Erano otto – scrive Gobbi – i detenuti che il 3 ottobre 1992, con la complicità di un agente di custodia, tentarono di evadere e la loro fuga si risolse con uno scontro a fuoco tra evasi e polizia. I detenuti in fuga infatti erano armati di tre pistole, un coltello e una granata. Con loro si trovavano tre guardie carcerarie, solo due delle quali, si apprese successivamente, erano state prese in ostaggio. Il bilancio fu di tre morti: due detenuti e la guardia carceraria complice”.

“Il quarto di secolo passato – prosegue Gobbi – ha permesso di prendere diversi provvedimenti volti ad aumentare la sicurezza delle nostre strutture carcerarie. In particolar modo nel corso degli ultimi 3 anni sono state attuate ulteriori misure, che hanno permesso al personale di custodia di adempiere meglio alla propria missione e di aumentare il grado generale di controllo interno. Un ringraziamento va a chi visse quei difficili momenti e ancora oggi opera come agente di custodia nelle strutture carcerarie cantonali, nonché a tutto il personale di custodia per il loro quotidiano impegno a favore della sicurezza del nostro Cantone”.

Articolo su http://www.liberatv.ch/it/article/35860/un-alba-ticinese-di-sangue-di-25-anni-fa-norman-gobbi-ricorda-l-evasione-dalla-stampa-erano-le-sei-del-mattino-in-otto-tentarono-la-fuga-con-la-complicit-di-una-guardia-segu-uno-scontro-a-fuoco-ci-furono-tre-morti

Diplomati quattro nuovi Agenti di custodia ticinesi

Diplomati quattro nuovi Agenti di custodia ticinesi

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Il 22 settembre 2017 ha avuto luogo a Friburgo l’annuale cerimonia di consegna dei diplomi di Agente di custodia con attestato professionale federale, organizzata dal Centro svizzero di formazione per il personale dei penitenziari.

Sono quattro i ticinesi che si sono distinti ottenendo questo importante traguardo:
Johnny Cibelli, Davide D’Elia, Angie Sarina e Nenad Vucetik.

Alla cerimonia, oltre ai neo diplomati, hanno presenziato: per le Strutture carcerarie
cantonali il responsabile delle risorse umane Enrico Ghilardi e il collaboratore alla
formazione Valentino Luccini.

Nelle strutture di privazione di libertà gli agenti di custodia rappresentano la legge, la dignità e la legalità dello Stato a garanzia della sicurezza della società.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi si unisce alla Divisione della giustizia e alla Direzione delle Strutture carcerarie, nell’augurare ai neo diplomati una carriera ricca di soddisfazioni e successi professionali.

Carceri sovraffollati: è necessario intervenire!

Carceri sovraffollati: è necessario intervenire!

Dal Mattino della Domenica | Presentato il bilancio di attività 2016 del Settore esecuzione pene e misure

“Se quel giorno avessimo dovuto incarcerare una persona in più, avremmo dovuto mettere un materasso per terra”. Un’affermazione di Stefano Laffranchini, Direttore delle strutture carcerarie, che ti mette davanti agli occhi, senza alcun filtro, la situazione che stanno vivendo i carceri ticinesi. Un’affermazione che deve aver reso bene l’idea, vedendo le facce sorprese dei giornalisti presenti alla conferenza stampa di lunedì, nella quale abbiamo presentato il bilancio 2016 del Settore esecuzione pene e misure, ovvero delle Strutture carcerarie cantonali (SCC) e dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR).

Stefano Laffranchini si riferiva al picco registrato il 14 marzo scorso, di 261 incarcerazioni, quindi a una situazione dell’anno corrente. Ma la media nel bilancio 2016 non si discosta di molto da questo dato. 240 detenuti in media, ovvero 80 in più al giorno rispetto al 2011: questo coincide a uno sforzo esponenzialmente superiore, con ad esempio 500 accessi in più al mese per le visite da gestire, o 240 pasti in più al giorno da preparare, con effettivo immutato.
Un aumento che mette sotto pressione le guardie carcerarie, ma anche i collaboratori dell’UAR, il quale compito principale è far sì che dopo la scarcerazione, non ci sia la recidiva. Ad aggiungersi, per questi ultimi, ci sono inoltre nuovi compiti, come la gestione del braccialetto elettronico (per il quale siamo da una quindicina d’anni un Cantone pilota, ma che sarà ufficialmente introdotto nel 2018), la gestione del lavoro di pubblica utilità e la presa a carico degli autori di casi di violenza domestica.

L’UAR nel 2016 si è occupato di 787 persone in stato di carcerazione (733 uomini e 54 donne), di 153 in stato di libertà e di 81 casi di violenza domestica. Un lavoro che è importante per interrompere la catena “reato – incarcerazione – scarcerazione – recidiva”. L’obiettivo dell’esecuzione della pena dev’essere infatti quello di “promuovere il comportamento sociale del detenuto, in particolare la sua capacità a vivere esente da pena”, come sancito dall’articolo 75 del Codice penale svizzero.

Un momento di particolare pressione quindi, che dobbiamo risolvere il più velocemente possibile. Questo a favore delle nostre guardie carcerarie, che devono poter lavorare in un ambiente che permetta loro di assolvere degnamente le mansioni delicate che caratterizzano la loro professione, ma anche a favore di tutti noi ticinesi, poiché una situazione del genere potrebbe tradursi in una problematica a livello di sicurezza.

Per questo motivo con i funzionari dirigenti del mio Dipartimento stiamo portando avanti due proposte di adeguamento. La prima di tipo logistico, ampliando la Stampa: ciò permetterà di adeguare la sua struttura alle necessità attuali e future, senza dover ricorrere alla costruzione di un nuovo stabile, che avrebbe portato a un maggior dispendio finanziario. Un secondo adeguamento che dovrà essere attuato è a livello di personale, aumentando gli effettivi e adeguandoli alla gestione del maggior numero di detenuti. Si tratterà di una decina di unità in più, ma ciò potrà portare un forte beneficio a tutti. Oltre che sulla quantità, da alcuni anni stiamo lavorando sulla qualità del lavoro delle guardie, cercando di rendere l’ambiente attuale più consono alle necessità dei professionisti del carcere. In quest’ottica colgo l’occasione per ringraziare chi sta lavorando duramente e sotto pressione a favore della sicurezza dei ticinesi.
È quindi importante agire, e farlo subito, per poter continuare a garantire un servizio importante in un settore delicato e sensibile come quello dei carceri e dell’assistenza riabilitativa. Per un Ticino sicuro!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Sempre più gente in prigione

Sempre più gente in prigione

Da RSI.ch | Pubblicato il bilancio di attività 2016 del settore esecuzione pene e misure: 80’633 giornate d’incarcerazione

Il servizio del Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Sempre-pi%C3%B9-gente-in-prigione-8968060.html

La popolazione penitenziaria continua a crescere: nel 2016, in Ticino, sono state 80’633 le giornate d’incarcerazione. Questi i dati che emergono dal bilancio di attività dello scorso anno del settore esecuzione pene e misure, presentato lunedì dal Dipartimento delle istituzioni. Il rapporto comprende l’attività delle prigioni cantonali e dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR).

Il sovraffollamento strutturale influenza l’UAR, che si è occupato di 787 detenuti (733 uomini e 54 donne), di 153 persone in stato di libertà e di 81 casi di violenza domestica. Gli agenti di custodia sono stati confrontati con una media di 80 incarcerati in più al giorno rispetto al 2011. L’UAR è particolarmente sollecitato anche dai nuovi compiti attribuiti negli ultimi anni, come quelli inerenti alla gestione del braccialetto elettronico e del lavoro di utilità pubblica.

Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha sottolineato l’importanza d’intervenire su due ambiti prioritari: il personale dell’intero settore e la logistica delle infrastrutture.

Carceri sovraffollate: «Chiediamo più secondini»

Carceri sovraffollate: «Chiediamo più secondini»

Dal Giornale del Popolo | Il direttore del DI Norman Gobbi presenterà a breve un messaggio

Nei prossimi anni la Stampa dovrà essere ampliata e ristrutturata. Importanti anche le misure riabilitative.

«Un posto in più non ce l’avevamo. Se quel giorno fosse arrivato un altro detenuto avremmo dovuto mettere un materasso in terra». Così Stefano Laffranchini (direttore delle strutture carcerarie) ieri mattina a Bellinzona in occasione della presentazione del bilancio del Settore esecuzioni pene e misure. Il picco è stato toccato il 14 marzo di quest’anno con 261 detenuti, quando le strutture erano state pianificate per 240 posti. In totale sono stati 80.633 le giornate di incarcerazione.

Cifre confermate dal direttore del DI Norman Gobbi. «Negli ultimi anni abbiamo constatato un aumento costante dei carcerati e questo a causa dell’allungamento delle pene. Un incremento che ha portato a un incremento dei compiti sia per le strutture carcerarie sia per l’Ufficio di assistenza riabilitativa (UAR). Oggi si fa di più con uguali risorse», ha aggiunto.

Tutto ciò ha comportato un nuovo progetto sul medio-lungo termine. Di recente, infatti, il CdS ha approvato il masterplan delle carceri per i prossimi 30 anni che prevede la ristrutturazione della Stampa con 30 posti in più. Sono inoltre in corso valutazioni per l’impiego a favore delle SCC della struttura di Torricella.

Come ha precisato lo stesso Gobbi sono due le misure concrete a cui si sta pensando per risolvere i diversi problemi delle carceri: da un lato una pianificazione logistica e d’altro lato un adeguamento graduale degli effettivi (una decina di unità in più).

Stefano Laffranchini (direttore delle carceri) si è soffermato su alcuni aspetti legati alla gestione della struttura. In particolare sulle condizioni di lavoro degli agenti, le quali sono migliorate, così come sono diminuiti i giorni di malattia e
i rilevamenti di stupefacenti e alcol nelle celle. Tuttavia il sovrappopolamento delle strutture carcerarie porta a una serie di problemi come un aumento delle attività legate alla sicurezza, un incremento dei pasti, visite mediche e trasporti verso studi medici, Ministero Pubblico e ospedali. I rischi sono la stanchezza e la distrazione in un contesto nel quale la disattenzione può comportare conseguenze anche gravi.

Un altro importante capitolo legato alle pene è quello della riabilitazione. La responsabile dell’Ufficio Luisella Demartini-Foglia ha messo in evidenza quanto fatto lo scorso anno. Sono state 940 le persone prese a carico di cui 787 erano in detenzione (733 uomini e 54 donne). Il tutto con un personale di una decina di unità. In sostanza si viaggia a 120-130 casi per operatore sociale quando la media degli altri Cantoni è di 50 casi a operatore.

Come ha spiegato la capoufficio, l’UAR ha il compito di prevenire e controllare il rischio di recidiva attraverso un’azione educativa e la reintegrazione sociale. Da segnalare, in questo senso, che nel 2016 è stato provato il nuovo braccialetto elettronico con una ventina di persone, le quali quindi hanno sgravato le carceri di 1.552 giornate di detenzione. Così come i lavori di pubblica utilità pari a 16.171 ore equivalgono a 4mila giorni di carcere non effettuato.

Sempre lo stesso ufficio, in collaborazione con la Polizia cantonale, è responsabile della gestione di chi commette violenza domestica. Lo scorso anno sono state 257 le notti passate da persone violente nelle camere messe a disposizione dallo stesso ufficio.

I cantieri legislativi aperti sono stati quindi illustrati dalla direttrice della Divisone della giustizia Frida Andreotti. Dall’inizio di quest’anno – ha detto – sono finiti i lavori per il messaggio relativo al nuovo dispositivo informatico con lo scopo di armonizzare tutta la giustizia penale. A breve il documento sarà presentato al Governo. Inoltre, dal prossimo anno, sarà introdotto un nuovo diritto sanzionatorio con il ripristino della detenzione di breve durata (meno di 6 mesi).

La stessa signora Andreotti ha ribadito gli obiettivi del settore carcerario: poter creare un ambiente disteso valorizzando la figura dell’agente di custodia, rafforzare la sicurezza e incrementare i ricavi dai laboratori arrivando a 1 milione di franchi. Oltre a rivedere il servizio medico. Mentre per la riabilitazione si metteranno in atto misure organizzative interne, si prevede un adeguamento del personale (2-3 unità) e l’adesione al sistema di valutazione del rischio per impedire la recidiva.

In sostanza, ha chiosato Gobbi, il sistema carcerario ticinese credo funzioni abbastanza bene e finora ha dato buona prova di sé. Ma per il futuro bisognerà migliorare l’aspetto logistico e quello legato al personale.

(Articolo di Nicola Mazzi)

Bilancio 2016 del Settore esecuzione pene e misure: il Dipartimento delle istituzioni pronto a intervenire

Bilancio 2016 del Settore esecuzione pene e misure: il Dipartimento delle istituzioni pronto a intervenire

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato oggi il bilancio di attività 2016 del Settore esecuzione pene e misure, comprendente l’attività delle Strutture carcerarie cantonali e dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa. Un momento di particolare pressione per questo settore: nel 2016 infatti, la popolazione carceraria ha registrato un ulteriore aumento, con un totale di 80’633 giornate d’incarcerazione. Un sovraffollamento strutturale che influenza l’attività dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, che nel 2016 si è occupato di 787 persone in stato di carcerazione (733 uomini e 54 donne), di 153 in stato di libertà e di 81 casi di violenza domestica.

La pressione sul Settore esecuzione pene e misure è ulteriormente incrementata nel 2016, come dimostra la crescita della popolazione carceraria, che nel 2016 ha impegnato gli agenti di custodia con una media di 80 detenuti in più al giorno rispetto al 2011. Una tendenza preoccupante che ha un impatto anche sulle attività dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR), che negli ultimi anni ha conosciuto un importante aumento dei compiti ad esso attribuiti, come quelli inerenti alla gestione del braccialetto elettronico, del lavoro di utilità pubblica e dei casi di violenza domestica. Compiti che aumenteranno con l’entrata del nuovo diritto sanzionatorio il 1. gennaio 2018.

Come sottolineato durante la conferenza stampa dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, è necessario intervenire su due ambiti prioritari: il personale dell’intero settore la logistica delle infrastrutture. Dal punto di vista delle risorse umane, è intenzione del Dipartimento delle istituzioni presentare un aumento graduale del personale delle SCC sul prossimo triennio, mentre per quanto concerne l’UAR la questione verrà trattata nell’ambito del messaggio di adeguamento della legislazione cantonale al nuovo diritto sanzionatorio. A livello logistico, il Consiglio di Stato ha approvato a fine 2016 il Masterplan logistico delle SCC che permetterà di far fronte alle necessità delle strutture a medio termine, Masterplan ora al vaglio dei servizi centrali dell’Amministrazione cantonale per i dovuti approfondimenti.

Alla conferenza stampa odierna sono intervenuti Frida Andreotti, Direttrice della Divisione della giustizia, Stefano Laffranchini-Deltorchio, Direttore delle SCC, e Luisella Demartini-Foglia, Capo dell’UAR, che hanno presentato nel dettaglio il bilancio 2016 relativo alle attività del settore nonché gli obiettivi dell’anno corrente, che vertono sui due ambiti di intervento prioritari definiti dal Dipartimento delle istituzioni. Un intervento concreto oggi necessario per continuare a garantire l’importante servizio assicurato dalle collaboratrici e dai collaboratori di questo settore delicato e sensibile, servizio che va infine a beneficio della sicurezza dell’intera collettività.