Centro migranti, ‘aperto’

Centro migranti, ‘aperto’

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 11 luglio 2018 de La Regione

La struttura di Rancate resterà temporanea fino al 2019 (forse 2020). “Ci dà libertà di manovra”.
Il capo del Di spiega le ragioni. Questione di ‘spinta migratoria’ ma pure di opportunità finanziaria.

Il ‘bagno’ di caldo, umidità e ozono di Norman Gobbi a Mendrisio, ieri, aveva una duplice finalità. Chiusa la prima parte del ‘tour’ che sta portando il capo del Dipartimento delle istituzioni in giro per i Comuni ticinesi, sul tavolo della discussione, lì nella sala del Municipio della Città, si è messo il Centro di Rancate. Struttura che non chiuderà i battenti come previsto alla fine dell’anno. In effetti, l’intenzione di prorogare l’apertura di quello che è diventato il punto d’appoggio (seppur temporaneo) per i migranti in… transito – quindi destinati a essere riconsegnati (in procedura semplificata) alle autorità italiane – era già nell’aria. Ieri, però, la decisione ha assunto i crismi dell’ufficialità, con il sigillo del Consiglio di Stato e l’accordo del Municipio locale. Il Centro, insomma, resterà operativo per tutto il 2019, con una opzione anche sul 2020. Sarà questa la risposta alla “costante presenza della spinta migratoria al confine sud”. Una scelta dettata dal quadro internazionale, dunque, ma anche da ragioni di opportunità finanziaria. Tant’è che, adottate “una serie di misure”, si sono dimezzati i costi fissi. Sta di fatto che i numeri, quelli delle presenze di migranti a Rancate, nel 2017 si sono rivelati in calo; anche le entrate illegali sono diminuite. Lo stesso Di nella sua nota di ieri ribadisce che l’anno scorso non si sono ripetuti i numeri del 2016. Però non si cambia strategia, tenendo aperto l’orizzonte (e forse anche il Centro) fino al 2020. «È per garantirci la libertà di manovra – spiega il direttore Norman Gobbi –. Abbiamo fatto un’analisi delle spese di attivazione delle strutture di Protezione civile (PCi) e delle spese logistiche. E alla fine gli spazi di PCi, peraltro inseriti in territori urbani, in prossimità di scuole, impianti sportivi e abitati, hanno lo stesso costo; con alcuni punti di frizione in più con la popolazione locale. Rancate, invece, ha dimostrato di non essere problematico, anche dal profilo dell’accoglienza da parte dei cittadini del posto». In effetti, la stessa Commissione nazionale per la tortura – “che ha visitato senza preavviso il Centro” – non ha rilevato “criticità insormontabili”. «Non solo – prosegue il capodipartimento – la struttura ha funzionato bene dal profilo della sicurezza, dimostrandosi altresì in grado di alloggiare pochi migranti (come in questo periodo), e allo stesso tempo tante persone, come negli ultimi anni. Quindi meglio avere una struttura flessibile e capace di assorbire anche numeri importanti, piuttosto che dover riattivare le Protezioni civili con costi maggiori per l’operatività del Cantone». Per il futuro si è prospettata l’intenzione di cercare delle alternative stabili, pur non spostandosi dal Mendrisiotto. «Le alternative arriveranno a tempo debito», annota Gobbi. Ci si sta ragionando? «Sì, assieme all’autorità federale: si tratta di un compito congiunto Cantone-Confederazione», ci concede ancora. Nella comunicazione da Palazzo si confermerà poi che “parallelamente alla costruzione del nuovo Centro federale d’asilo si valuteranno possibili ubicazioni del Centro unico per migranti in procedura di riammissione semplificata, al fine di trovare una soluzione logistica definitiva». Per il momento si cominciano a mettere le basi per l’apertura prolungata: la settimana prossima sarà, infatti, pubblicato il bando per designare l’agenzia privata che si occuperà della sicurezza. Il mandato attuale scade a dicembre.


Servizio all’interno dell’edizione di martedì 10 luglio de Il Quotidiano

(parte finale del servizio)
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