La sentenza Un no secco alle megafusioni

La sentenza Un no secco alle megafusioni

Dal Corriere del Ticino del 4 giugno 2016, un articolo a cura di Michelle Cappelletti

Il Tribunale federale ha respinto il ricorso sull’iniziativa per le aggregazioni nel Bellinzonese e nel Locarnese Ghiringhelli: «Accetto sportivamente il risultato» – Gobbi: «Vista l’apatia occorrerà prima o poi decidere»

«Accetto sportivamente il risultato. Ho però la coscienza tranquilla di chi sa di aver fatto il possibile per far uscire il Locarnese dal suo isolamento». Questa la reazione di Giorgio Ghiringhelli (Il Guastafeste), promotore nel 2012 dell’iniziativa popolare costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona», alla decisione del Tribunale federale di Losanna che ne ha respinto il ricorso. L’oggetto del contendere era infatti la ricevibilità dell’iniziativa, che era riuscita con 11.588 sottoscrizioni e che prevedeva la creazione di due città nel Locarnese e nel Bellinzonese entro il 2017 e tramite una votazione popolare cantonale. Nell’ottobre del 2013 il Gran Consiglio aveva infatti sancito l’irricevibilità, decisione contro cui Ghiringhelli aveva ricorso. E oggi, dopo 2 anni e mezzo, si può mettere il punto a questa vicenda. «È la prima volta in Svizzera che veniva proposta un’aggregazione seguendo la via dell’iniziativa costituzionale – sottolinea Ghiringhelli – nessuno poteva prevedere come sarebbe andata a finire». Al centro del dibattimento, iniziato ieri mattina a Losanna alle 9 e protrattosi per circa 3 ore, vi era l’articolo 5 della «Carta europea dell’autonomia locale», ratificata dalla Svizzera nel 2005: in sostanza, secondo il trattato, i cittadini dei Comuni interessati hanno il diritto di pronunciarsi per primi tramite una votazione consultiva. L’iniziativa è stata quindi giudicata contraria al diritto superiore. A Ghiringhelli resta però un po’ di amaro in bocca: «È la prima volta in Svizzera che un’iniziativa popolare viene dichiarata irricevibile perché in contrasto con un trattato europeo. I tre giudici hanno dato un’interpretazione molto rigida, che non viene osservata da nessun altro Paese europeo: hanno fatto i papisti più del Papa». Il capo della Sezione degli Enti locali Elio Genazzi , presente all’udienza pubblica di ieri, ha precisato: «La tesi che ha prevalso e che ha quindi rigettato il ricorso è stata quella di dire che si sarebbe dovuti andare al voto solo dopo che i cittadini ticinesi sono stati messi al corrente delle opinioni dei cittadini dei territori interessati, che era poi il motivo per il quale il Gran Consiglio aveva approvato l’irricevibilità dell’iniziativa. Per i dettagli occorre però attendere la pubblicazione delle motivazioni».
Rimane ancora l’iniziativa popolare costituzionale lanciata nel 2013 dal sindacato VPOD, primo firmatario Raoul Ghisletta, riuscita con 11.271 firme. «Era stata tenuta in stand-by dal Gran Consiglio in attesa di vedere cosa decideva il Tribunale federale, quindi anche questa dovrebbe essere dichiarata irricevibile per lo stesso motivo», ci ha detto Ghiringhelli. Diverso il parere del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi : «L’iniziativa promossa dalla VPOD ha il vantaggio di considerare tutto il territorio cantonale, da Airolo a Chiasso e da Lumino a Brissago, cosa che invece il progetto di Ghiringhelli non prevedeva. Probabilmente questo è stato l’elemento che ha fatto pendere l’ago della bilancia verso il rigetto del ricorso». Ora le Istituzioni possono riprendere con i dossier relativi all’iniziativa VPOD e al Piano cantonale delle aggregazioni, «che deve essere consolidato», aggiunge Gobbi, «per questo incontreremo i sindaci del Luganese». Resta ancora da definire il piano d’attuazione: «Il Cantone ha cercato di stimolare le aggregazioni dall’alto, ma sempre attendendo una partenza dal basso. Ma se ci sono situazioni in cui non si vuole decidere a un certo punto credo sia importante partire: uno degli elementi che sollevava Ghiringhelli era proprio l’apatia sul tema aggregativo del Locarnese», ha sottolineato Gobbi.

le tappe
marzo 2012
Giorgio Ghiringhelli (Il Guastafeste) lancia l’iniziativa popolare costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona», che chiede di inserire nella Costituzione cantonale un articolo che stabilisce l’aggregazione di 17 Comuni nel Bellinzonese e di 18 Comuni nel Locarnese tramite votazione cantonale. Le firme raccolte sono state 11.588.
14 ottobre 2013
Il Gran Consiglio dichiara irricevibile l’iniziativa popolare costituzionale con 50 voti contrari alla ricevibilità, 24 favorevoli e 1 astenuto. Due i rapporti che approdano nell’aula parlamentare: uno favorevole di Bruno Cereghetti (PS) e uno contrario di Carlo Luigi Caimi (PPD).
13 novembre 2013
Il Comitato promotore dell’iniziativa presenta ricorso al Tribunale federale (TF) di Losanna.
3 giugno 2016
Durante un’udienza pubblica, ieri il TF ha deciso di respingere il ricorso. Il Gran Consiglio deve però ancora esprimersi sulla ricevibilità di un’altra iniziativa costituzionale, «Rafforziamo i Comuni», primo firmatario Raoul Ghisletta, che prevede la creazione di 15 Comuni forti in Ticino.

Gobbi: ‘Chiuso il periodo d’incertezza’

Gobbi: ‘Chiuso il periodo d’incertezza’

Da LaRegione del 4 giugno 2016

«Il Piano cantonale delle aggregazioni, voluto dal Consiglio di Stato nell’ambito della riforma ‘Ticino 2020’, è una visione che può essere stimolata dal basso, come peraltro è capitato con l’aggregazione di Bellinzona o anche dall’alto, ma col rispetto della volontà popolare chiamata a esprimersi su questi processi. La sentenza di oggi [ieri, ndr], dunque, non muta il nostro iter, ma anzi fa chiarezza». Così Norman Gobbi , direttore del Dipartimento delle istituzioni, da noi sollecitato a ‘botta calda’, subito dopo il verdetto – a lungo discusso – dell’Alta Corte losannese. Nel caso specifico, quello dell’iniziativa Ghiringhelli, si sarebbe votato solo sul destino di alcune specifiche realtà, per quanto importanti, ovvero Bellinzona e Locarno. «E questa era senz’altro una criticità dell’iniziativa che toccava, appunto, solo una parte del cantone e non l’intero territorio ma per la quale però votava l’intero comprensorio cantonale» precisa ancora Gobbi. Resta aperto il destino di un’altra iniziativa popolare, sempre sulle aggregazioni, lanciata dal sindacato Vpod «ma quest’ultima coinvolge l’intero territorio cantonale» osserva il consigliere di Stato che peraltro non si dice stupito del verdetto finale. «Si sapeva che sarebbe stata una decisione ‘tirata’ perché le interpretazioni potevano reggere in entrambi i casi, ricevibile o meno». Nella sentenza maturata ieri in Tribunale federale si fa riferimento al diritto internazionale e, in particolare, alla ‘Carta europea dell’autonomia locale’ ratificata dalla Svizzera nel 2005 che prevede il parere preliminare delle collettività locali interessate, passaggio escluso dall’iniziativa Ghiringhelli. In ogni caso ora c’è più chiarezza, osserva una nota del Dipartimento delle istituzioni. E un obiettivo politico è comunque già stato raggiunto con la nascita della nuova Bellinzona. A questo punto si procederà col progetto ‘Ticino 2020’ che “intende rivedere completamente i rapporti fra Cantone e Comuni” come precisa la nota dipartimentale.

Iniziativa «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona»

Iniziativa «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona»

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto della sentenza con la quale il Tribunale federale, nell’audizione pubblica odierna, ha dichiarato irricevibile l’iniziativa costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona», confermando la decisione del Parlamento ticinese. I lavori di consolidamento del Piano cantonale delle aggregazioni possono ora proseguire.

Il Tribunale federale ha confermato la decisione del Gran Consiglio, risalente all’ottobre 2013, riguardo all’irricevibilità dell’iniziativa costituzionale. È stato in particolare ribadito come il testo – presentato il 20 marzo 2012 e sottoscritto da 11.558 cittadini – risultasse in conflitto con il diritto internazionale (articolo 5 della carta europea dell’autonomia locale).
Da un punto di vista politico, il Dipartimento delle istituzioni tiene a sottolineare che uno degli obiettivi dell’iniziativa è già stato raggiunto, con la nascita della Nuova Bellinzona. Nel frattempo, un cambiamento epocale per il futuro delle istituzioni ticinesi ha inoltre preso forma con l’avvio dei lavori per la riforma «Ticino 2020», che intende rivedere completamente i rapporti fra Cantone e Comuni. In questo fondamentale cantiere si inserisce anche il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA); l’attesa decisione odierna del Tribunale federale pone fine a un lungo periodo di incertezza, e permetterà di proseguire il processo di consolidamento di questo documento strategico.

Comuni forti per il Ticino di domani

Comuni forti per il Ticino di domani

Dal Mattino della domenica dell’8 maggio 2016
Il Ticino del futuro deve essere costruito sui nostri Comuni

Le elezioni comunali sono passate da poche settimane e, in alcuni luoghi, oggi si tiene un nuovo appuntamento alle urne per stabilire l’elezione dei Sindaci della nuova legislatura. Queste elezioni, come sempre molto sentite nel nostro Cantone, a testimonianza della vitalità della democrazia ticinese, hanno segnato l’avanzata della Lega dei Ticinesi anche negli enti locali, sia nei Municipi sia nei Consigli Comunali. Un traguardo importante che permette al nostro Movimento di essere presente in modo capillare sul nostro territorio e di continuare a lavorare con ancora più forza ed energia per trovare delle soluzioni concrete ai bisogni della popolazione; questo partendo proprio dai Comuni, l’Istituzione più vicina al cittadino. Il benessere del nostro Paese dipende infatti dal buon funzionamento delle sue Istituzioni, che rappresentano un punto di riferimento fondamentale per la vita dei cittadini, determinando molti aspetti quotidiani per ciascuno di noi.

La forza della Svizzera è sempre stata il suo sistema federalista che, unito alla nostra democrazia semi-diretta, ha permesso di mettere il Popolo – il nostro Sovrano! – al centro del processo decisionale. Una scelta, invidiataci da molti altri Paesi, che la storia ha premiato, proprio perché si concepisce uno Stato vicino ai cittadini, capace di affidare i compiti al livello istituzionale più adeguato e attento alle diversità fra le varie regioni. Questa ripartizione avviene su tre livelli: Confederazione, Cantoni e Comuni. Questi ultimi rappresentano quindi un tassello essenziale della vita dei cittadini e la loro salute è decisiva per un federalismo moderno e forte. Un federalismo che oggi siamo chiamati a valorizzare, data la tendenza preoccupante, che il Ticino quale minoranza linguistica e culturale conosce purtroppo molto bene, di centralizzare diverse competenze nella Berna federale. Una tendenza che si può invertire solo se al livello più basso ci si trova confrontati con Istituzioni in grado di adempiere i propri compiti.

Con il mio Dipartimento intendo gettare le basi per costruire il Ticino di domani. Un Ticino forte che può contare su fondamenta solide e ben strutturate. Questa operazione è possibile solo se il nostro Cantone potrà contare su Comuni forti e soprattutto autonomi. Una delle missioni della politica, alla base delle riforme promosse negli ultimi anni, in particolare con il Dipartimento delle istituzioni da me diretto, e di quelle che intendiamo intraprendere nell’avvenire per ridisegnare l’assetto del nostro Ticino, è sicuramente quella garantire un assetto istituzionale al passo con i tempi. I nostri Comuni devono infatti disporre dell’organizzazione e della struttura più adeguate per rispondere in modo efficace e puntuale ai bisogni di tutti i cittadini. Bisogni sempre più numerosi, che cambiano con l’evolversi della nostra società in continuo mutamento. La sfida è dunque quella di modernizzare le nostre Istituzioni, mettendo però sempre al centro di tutto i principi fondanti del nostro Paese, a cominciare proprio da quel federalismo che oggi siamo chiamati tutti a valorizzare. Per un Ticino al passo con i tempi, per delle Istituzioni più vicine ai bisogni dei cittadini!

La Lega si organizza. Ma non troppo

La Lega si organizza. Ma non troppo

Da La Regione del 12 aprile 2016

Confermato Attilio Bignasca, si cercheranno coordinatori regionali. Gobbi: ‘Aspetto movimentista ancora centrale’.

«Dai, andiamo». Manca una manciata di minuti alle otto e in via Monte Boglia è da poco terminato il vertice dei ‘colonnelli’. Si è discusso, tra le altre cose, di chi ricoprirà il ruolo di coordinatore. E per Attilio Bignasca è ora di andare. Di andare a cena: si è riservato in un grotto del Luganese e lui siederà a tavola ancora da coordinatore del movimento. Nessuna rivoluzione dunque. Anche se il ‘conte zio’, come viene talvolta chiamato negli ambienti leghisti, aveva più o meno ufficialmente rimesso il suo mandato, sarà ancora lui il ‘comandante in capo’ della Lega. Lega che, alla luce del successo alle Comunali dello scorso weekend, ha dunque deciso di cambiare forma o, perlomeno, di abbozzare una struttura interna simil-partitica. Si cercheranno infatti delle persone che facciano da tramite fra i colonnelli e i rappresentanti nei vari Municipi e Consigli comunali. Come si possono definire? «Chiamateli poi come volete», risponde sorridendo Attilio Bignasca. «Diciamo – riprende il confermato coordinatore – che si è scelto di alleggerire la mia posizione tramite dei coordinatori regionali». Coordinatori regionali sia, quindi. Figure necessarie alla luce della vittoria alle Comunali? «I nuovi eletti, specialmente i municipali, avranno bisogno di maggior supporto». Attilio Bignasca rimane però coordinatore? «Io – conclude il diretto interessato – rimango il vecchio portafortuna». Insomma, la Lega ‘diventa grande’. «La nuova Lega – commenta il consigliere di Stato Norman Gobbi – è già una realtà, basta guardare i risultati delle Comunali. Penso sia però opportuno riflettere su come strutturarsi: con un maggior radicamento sul territorio è necessaria una migliore organizzazione. Ciò non deve però sradicare l’aspetto movimentista che ci ha sempre lasciato grande libertà e anche grande capacità di reazione». E quando si sceglieranno i coordinatori regionali? «In un certo senso – rileva Gobbi – ci sono già ora. Si tratta di anelli di congiunzione, di persone in grado di dare risposte immediate ai nuovi municipali, così come ai cittadini. Ribadisco però: l’aspetto movimentistico rimane centrale. Non possiamo irrigidirci troppo, preferendo un dibattito sulla struttura all’azione politica».

Ufficio registri del Distretto di Mendrisio: nominata la nuova Ufficiale

Ufficio registri del Distretto di Mendrisio: nominata la nuova Ufficiale

Il Consiglio di Stato ha nominato nella sua seduta odierna Elisa Quadri Parravicini quale nuova responsabile dell’Ufficio dei registri del Distretto di Mendrisio. Il settore del registro fondiario, che si occupa di tenere aggiornate costantemente tutte le informazioni e gli atti relativi ai fondi situati nel nostro Cantone, è tra i servizi più importanti dell’Amministrazione cantonale: nel 2015 le pratiche evase sono state infatti 78’000 per 72 milioni di incassi.

Elisa Quadri Parravicini, classe 1982, ha conseguito la licenza in diritto nel 2005 all’Università di Ginevra. Nel 2009, dopo il periodo di pratica legale, l’alunnato giudiziario svolto alla Pretura di Mendrisio Sud, al Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato e al Tribunale penale cantonale, ha ottenuto il certificato di capacità come avvocato. In seguito, ha lavorato fino ad oggi in uno Studio legale e notarile del Mendrisiotto, coniugando la sua attività professionale con la nascita dei suoi due figli.

Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per rivolgere alla nuova funzionaria dirigente i migliori auguri per l’inizio della sua nuova sfida lavorativa, rallegrandosi per un dato che riflette l’impegno della Direzione del Dipartimento delle istituzioni nel rispettare le pari opportunità: si tratta infatti della nona funzionaria dirigente donna nominata all’interno del Dipartimento.

Da ‘figli dei baliaggi’ a Comuni 2.0

Da ‘figli dei baliaggi’ a Comuni 2.0

Da LaRegione del 6 aprile 2016

Norman Gobbi ha «fatto il punto» sull’evoluzione degli enti locali, che ha subito una forte accelerazione.

A che punto siamo? Oltre metà strada. Perché se da un lato si è «ancora figli degli otto baliaggi» e «il Ceneri rimane la montagna più alta» del Ticino; dall’altro i Comuni si sono ammodernati o si stanno ammodernando. Anche grazie alle aggregazioni. E ieri il direttore del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi ha «fatto il punto» sull’evoluzione degli enti locali. Un’evoluzione che ha subito una forte accelerazione. Qualche cifra: nei primi anni Novanta si contavano a sud del Gottardo quasi 250 Municipi. Nel 2010 il loro numero era sceso a 160 mentre oggi i ‘campanili’ sono 135. E fra un annetto, ricorsi e ‘nuova Bellinzona’ permettendo, saranno 115. Ma non basta ‘dare i numeri’. Pure «il ruolo del Comune – ha ricordato Gobbi – sta cambiando» e il Cantone «ha voluto rafforzarlo» per venire incontro «alle nuove esigenze, fortemente mutate, della popolazione». Come si è agito? Su vari fronti. Dal punto di vista strategico è stato per esempio elaborato e messo in consultazione il Piano cantonale delle aggregazioni. Il quale, lo ricordiamo, potrebbe essere un controprogetto all’iniziativa sulle fusioni di Giorgio Ghiringhelli (sulla cui ricevibilità si esprimerà a breve il Tribunale federale). Gobbi ha inoltre ricordato le modifiche alla Legge organica comunale, a quella sul consorziamento dei Comuni, a quella organica patriziale e via dicendo. E poi c’è il grande cantiere ‘Ticino 2020’ che da qui a quattro anni rivedrà compiti e flussi finanziari degli enti locali. «Entro l’estate – ha detto a tal proposito il capo della Sezione enti locali Elio Genazzi – sarà siglato l’accordo definitivo in sede di Piattaforma Cantone-Comuni». Sul tavolo anche la lettera dei 23 enti locali ‘forti’ che chiedono di ridurre da subito la somma pagata nella perequazione. «Anticipare tali modifiche – ha però rilevato Genazzi – sarebbe iniziare un lavoro con le basi sbagliate». Ogni cosa a suo tempo. E a proposito di tempi che cambiano il sindaco di Bellinzona Mario Branda ha presentato la «nuova realtà» che si sta creando nel Bellinzonese. «Nuova e non – ha sottolineato Branda – grande realtà». Perché non conterà la quantità ma la qualità di una città che dovrà sapere «sostenere lo sviluppo economico e la qualità di vita» propri del ventunesimo secolo.

Comuni «Ci troviamo a metà strada»

Comuni «Ci troviamo a metà strada»

Dal Corriere del Ticino del 6 aprile 2016

Ecco come sarà il Cantone del futuro – Illustrati gli scenari della riforma Ticino 2020 Gobbi: «Va ottimizzata l’attività dello Stato» – Genazzi: «Si parte con i gruppi di lavoro»

Finanziariamente forte, progettuale, responsabilizzato e in grado di rispondere alle sfide che si profilano all’orizzonte: questo è il Comune del futuro tracciato dal Dipartimento delle istituzioni, che ieri a Palazzo delle Orsoline ha fornito un quadro generale sui progetti promossi dal Cantone a pochi giorni dalle elezioni comunali del 10 aprile. Misure che intendono «rafforzare i Comuni e farli uscire da quell’aura ottocentesca per farli entrare nel XXI secolo», ha detto il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi. Il Ticino, aggiornando i dati con le ultime aggregazioni di Bellinzona e della Riviera, attualmente conta 115 Comuni ma secondo il Piano cantonale di aggregazione questi potrebbero arrivare a 23. Diventa quindi evidente come gli enti locali «acquisteranno sempre più peso e importanza », ha proseguito Gobbi, «è l’autorità pubblica più prossima al cittadino e l’elemento base del federalismo e va quindi rafforzata». Gli Enti locali dovranno quindi assumersi maggiori responsabilità, erogare più servizi mantenendone la qualità, far fronte al cambiamento della società ed essere quindi al passo con i tempi, in particolare con la digitalizzazione. Il sindaco di Bellinzona Mario Branda ha proprio posto l’accento sul cambiamento di funzione del comune, che da agricolo è passato a comune dei servizi nel Novecento per passare a quello contemporaneo che ha il compito di sostenere lo sviluppo economico e la qualità di vita del proprio territorio. Per potersi assumere queste sfide necessita di spazi e risorse, di qui la decisione dell’aggregazione, che Gobbi sottolinea essere nata dal basso: «È importante essere al timone del proprio destino, piuttosto che subirlo».

le strategie
Per realizzare tutto questo il Cantone ha elaborato due strategie: il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) e la riforma Ticino 2020, che riorganizzerà gli enti locali ridefinendone anche i compiti. In settembre 2015 il Parlamento aveva approvato il credito quadro di 3,2 milioni di franchi, ora «verranno costituiti i primi Gruppi di lavoro misti, composti da rappresentanti del Cantone e dei Comuni, che consegneranno le loro prime conclusioni entro fine 2016», rivela il capo della Sezione degli enti locali Elio Genazzi, che aggiunge: «Siamo a metà strada ». Dal 2017 verranno presentati «una serie di messaggi che si prevede di presentare al Gran Consiglio entro la fine del 2017, in modo che entro l’anno seguente sia possibile giungere all’approvazione di un primo pacchetto di misure, e avviare così entro il 2020 la revisione di compiti, flussi finanziari e sistema di perequazione », precisa ancora Genazzi. Per ora il sistema di solidarietà tra Comuni rimane, ha aggiunto Gobbi, che ha preso atto della lettera inviata dai 23 Comuni per chiedere una revisione urgente del sistema: «Questi enti vorrebbero accelerare il processo che è stato avviato. L’obiettivo è risolvere la situazione senza mettere un cerotto, ma risanando il sistema». Per quanto riguarda il Piano cantonale delle aggregazioni, a base sulla quale viene poi costruita la riforma, è stato terminato il primo giro di consultazioni ma per poter proseguire ed entrare nella seconda fase il Dipartimento attende la sentenza del Tribunale federale, che si pronuncerà sulla costituzionalità dell’iniziativa «Avanti con le città di Locarno e Bellinzona » di Giorgio Ghiringhelli. «Nel caso l’iniziativa fosse ritenuta costituzionale, il PCA potrebbe essere proposto dal Consiglio di Stato quale controprogetto all’iniziativa», ha dichiarato Gobbi.

Finanze più sane
Tema centrale, sia che si tratti dei Comuni o del Cantone che si appresta entro fine mese a presentare la manovra di rientro delle finanze da 180 milioni di franchi, la gestione delle risorse finanziarie. In questo senso Gobbi ha precisato che «occorre ottimizzare l’attività dello Stato », ponendo l’accento sui risultati raggiunti anche grazie a quanto fatto sul lato giuridico: «Circa un ottavo degli enti locali disattendeva i termini per la presentazione dei preventivi, mentre oggi sono praticamente tutti rientrati nei ranghi (130 su 133)». A seguito delle aggregazioni il moltiplicatore d’imposta medio è passato dall’86% del 1997-1998 al 76% del 2013, un fatto che per Gobbi dimostra che gli Enti locali stanno meglio finanziariamente: «Le prospettive per il futuro non sono delle migliori. L’auspicio è che le nuove città sappiano mantenere il proprio ruolo motore per i rispettivi agglomerati e che i Comuni sappiano calibrare bene le loro forze investendo per i loro cittadini, ma con un occhio attento a garantire finanze sane».

in pillole
GlI obIettIvI gli obiettivi della riforma ticino 2020 sono la ridefinizione dei rapporti tra cantone e cittadini, riavvicinando questi ultimi alla politica, dei rapporti tra cantone e comuni e migliorare la funzionalità amministrativa degli enti locali.

I temi prioritari
dopo la presentazione della manovra di rientro delle finanze cantonali a fine aprile, riprenderanno i lavori sulla riforma. entro l’estate 2016 sarà raggiunto l’accordo definitivo alla piattaforma di dialogo cantonecomuni e verranno costituiti i primi gruppi di lavoro sui temi prioritari, che consegneranno i loro rapporti entro la fine dell’anno.

I tempi
l’approvazione del primo pacchetto di misure (ridefinizione dei compiti, flussi e perequazione) è previsto per il 2018. l’attuazione è prevista entro 2020 e seguirà un monitoraggio.

Quasi un’isola felice

Quasi un’isola felice

Da LaRegione del 23 marzo 2016 di Andrea Manna

Gobbi: territorio più sicuro grazie anche a riforme che stanno dando i risultati sperati, ma manterremo alta l’attenzione

Meno illeciti in generale. Soprattutto meno furti e meno rapine, reati cosiddetti ansiogeni, poiché suscitano apprensione nella popolazione. Ticino isola felice? Non esageriamo. Il numero delle infrazioni alle varie leggi continua comunque a scendere. Una tendenza, in linea più o meno con quella a livello nazionale, che si registra in particolare dal 2013 e che trova conferma pure nei dati, illustrati ieri ai media, sull’attività svolta lo scorso anno dalla Polizia cantonale. «Anche nel 2015 si è registrata una forte riduzione di quasi tutti i reati», sottolinea il presidente del Consiglio di Stato e capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi . Gli illeciti constatati in Ticino sono stati complessivamente «21’539»: rispetto al 2014, precisa il comandante della Cantonale Matteo Cocchi , «c’è stato un calo del 9 per cento». Sono diminuiti quelli previsti dalla normativa sugli stranieri e dalla Legge stupefacenti, rispettivamente dell’8,5 e del 5,6 per cento. Così come sono diminuiti – dell’11,6 per cento – i reati contemplati dal Codice penale. Fra cui quelli contro il patrimonio: meno 14,7 per cento. E sempre con riferimento a questa tipologia di reati, vi è stata una marcata riduzione sia delle rapine sia dei furti con scasso. Questi ultimi sono scesi del 25 per cento. Un dato piuttosto importante visto che i furti «rappresentano ancora il grosso dei reati registrati», puntualizza Paolo Bernasconi , responsabile, in seno alla Polizia cantonale, del Nucleo statistica e controlling. La diminuzione ha interessato «tutto il territorio ticinese, ad eccezione del Mendrisiotto, dove però la percentuale dei furti con scasso è rimasta, per rapporto al 2014, sostanzialmente stabile». Non sempre poi i colpi vanno a segno. «Il trentacinque per cento dei furti con scasso denunciati l’anno passato concerneva tentativi di effrazione in abitazioni – segnala Bernasconi –. Questo dimostra che pure i cittadini possono fare molto sul piano della prevenzione». L’unica nota dolente del bilancio d’attività 2015 della Polcantonale riguarda i reati contro l’integrità della persona, «leggermente aumentati, anche se dal 2009 il trend è in flessione». Bisogna inoltre considerare la situazione nel suo insieme. E alla luce della tendenza al ribasso degli illeciti in generale, il Ticino «è oggi più sicuro di quattro, cinque anni fa», tiene a evidenziare Gobbi.

‘Lavoro di squadra’
Il che, rileva Cocchi, è da ricondurre anche «al lavoro di squadra dei vari operatori della sicurezza»: Polcantonale, polizie comunali, Polizia dei trasporti, Guardie di confine. Collaborare per meglio presidiare il territorio. Cosa che si traduce per esempio nel controllo dell’identità delle persone («55’620» quelle ‘verificate’ nel 2015 dalla Cantonale). E nel mantenimento dell’ordine pubblico in occasione fra l’altro di grossi eventi sportivi: l’anno scorso la polizia «ha effettuato 36 interventi: 13 per partite di calcio, 23 per incontri di hockey». Costo totale delle operazioni, circa 1,5 milioni di franchi. Se oggi il Ticino è più sicuro lo si deve pure, riprende Gobbi, «a decisioni strategiche prese dal Dipartimento istituzioni». Insomma, le riforme «stanno producendo i risultati sperati». E una di queste è la ‘regionalizzazione’, scattata la scorsa estate, della Gendarmeria. Una riorganizzazione voluta per rendere ancor più celeri gli interventi in caso di urgenza e per pattugliare maggiormente il territorio. Senza dimenticare la progettata Centrale cantonale di allarme, la Cecal. Proprio l’altro ieri, con la posa della prima pietra, è stato inaugurato a Bellinzona il cantiere. Una volta in funzione (nel 2018), la Cecal sarà, per dirla con le parole del direttore del Dipartimento, «il cuore e il cervello dell’apparato di sicurezza ticinese». Sotto lo stesso tetto opereranno «Polizia cantonale e Comando delle guardie di confine, insieme con il segretariato della Federazione dei corpi pompieri». La Centrale d’allarme consentirà fra l’altro un miglior coordinamento tra le forze dell’ordine nelle emergenze. Gobbi: «Il Ticino è più sicuro, ma manterremo sempre alta l’attenzione».

Attacchi «Nessuna minaccia, restiamo vigili»

Attacchi «Nessuna minaccia, restiamo vigili»

Dal Corriere del Ticino del 23 marzo 2016 di Viola Martinelli

L’emergenza profughi e la lotta al terrorismo tra le sfide che occuperanno quest’anno la Polizia cantonale Il bilancio 2015 fotografa un calo dei reati – Fa eccezione il Mendrisiotto dove i furti con scasso sono stabili

«Quella che stiamo vivendo è una guerra asimmetrica e gli attacchi avvenuti questa mattina a Bruxelles lo dimostrano. Dobbiamo quindi restare vigili di fronte ad una minaccia vigliacca, che colpisce alle spalle e si presenta sotto mentite spoglie». Commenta così il presidente del Governo Norman Gobbi , gli attacchi terroristici che hanno colpito la capitale belga e che, nel corso dell’annuale conferenza stampa sul bilancio dell’operato della Polizia cantonale, non hanno mancato di catalizzare l’attenzione dei presenti. «Per il momento non c’è nessuna minaccia concreta per il nostro Paese», ha da parte sua rassicurato il comandante Matteo Cocchi , sottolineando tuttavia come «anche alle nostre latitudini restiamo vigili e pronti ad intervenire in caso di necessità. Le sfide che ci attendono sono infatti sempre più globali e, in questo senso, per poter agire in maniera celere la collaborazione e il dialogo tra le parti rappresentano degli elementi indispensabili». E tra le sfide globali che attendono al varco le forze dell’ordine vi è in primis l’emergenza migranti, un allarme questo divenuto ancora più imminente in seguito alla chiusura della rotta balcanica che ha dirottato il flusso di rifugiati verso le coste italiane. «Il controllo sistematico alle frontiere rimane una priorità» ha dichiarato Gobbi, «a tal proposito ho scritto più volte a Berna per evitare che il Ticino venga lasciato solo a gestire il massiccio afflusso di migranti che potrebbe presentarsi alla Porta sud della Confederazione, il nostro cantone». Il ricordo di quanto accaduto nello scorso mese di giugno – quando a Chiasso si sono presentati quasi 1.800 richiedenti d’asilo – è infatti ben presente alle autorità che, vista la difficile situazione sul piano internazionale e la tendenza che si è andata delinarsi in questi primi mesi dell’anno, temono un nuovo boom di arrivi. «La sicurezza è un bene primario del cittadino – ha aggiunto Gobbi – e l’emergenza migratoria dev’essere affrontata senza tabù politici o ideologici, considerando ogni possibile scenario». E giugno sarà un mese caldo anche perché si terrà «l’operazione dell’anno», come definita da Cocchi. Nome in codice: Gottardo 16, ovvero l’apertura della trasversale alpina e le manifestazioni previste sul territorio. Eventi questi che solleciteranno su più fronti le polizie.

«Ma non ci fermeremo»
Se guardando al futuro il lavoro certo non manca, lanciando uno sguardo all’attività svolta sull’arco del 2015 la fotografia è chiara: il numero di reati commessi sul nostro territorio è in netta diminuzione. A cominciare dai furti con scasso, che si attestano a quota 1.811 pari ad una flessione del 25% rispetto al 2014. Unica eccezione è però il Mendrisiotto dove «il tasso di infrazioni è rimasto stabile negli ultimi anni», ha evidenziato Paolo Bernasconi , responsabile statistica.
In calo anche i reati contro il patrimonio (–14,7%), il Codice penale (–11,6%), la Legge sugli stranieri (–8,5%) nonché la Legge sugli stupefacenti (–5,6%). Unica nota fuori dal coro i reati contro la persona, aumentati del 4,6%. Insomma, dati alla mano le forze dell’ordine non possono che dirsi soddisfatte del lavoro svolto e, come puntualizza Cocchi, «queste cifre rappresentano un risultato importante poiché contribuiscono a far sentire il cittadino più sicuro nella sua sfera privata». Soddisfazione condita da un pizzico d’orgoglio è infine stata espressa anche dal direttore delle Istituzioni: «La riduzione delle infrazioni è figlia delle misure messe in atto dal dipartimento, che hanno portato i loro frutti. Questo però non significa che abbasseremo la guardia, anzi: l’impegno politico per garantire maggior sicurezza ai cittadini continuerà anche in futuro».