Norman Gobbi:”Sì alla Civica, per il Dovere di essere Consapevoli nella Comunità. La Svizzera è Libertà e Sicurezza”

Norman Gobbi:”Sì alla Civica, per il Dovere di essere Consapevoli nella Comunità. La Svizzera è Libertà e Sicurezza”

Da Ticinolive.ch | L’On. Norman Gobbi, intervistato da Ticinolive racconta la sua visione in merito alla Svizzera. Dal Refendum per la Civica, alla concezione storica di identità vs impero, al motto con il quale conclude: “Libertà e Sicurezza”, dicotomia di componenti sulla quale la Confederazione è nata e la cui forza sta nel trarre il meglio da entrambe.

Onorevole Norman Gobbi, Il 24 settembre si vota per la Civica. Quale la sua posizione, a riguardo?

Mi sono messo a disposizione come testimone a sostegno della campagna di votazione, quindi per il sì alla civica, perché se io oggi sono Consigliere di Stato è stato proprio per l’insegnamento che ho ricevuto anche a scuola in ambito di civica da parte di Franco Celio, mio docente di storia e geografia alle medie. Quei momenti mi hanno permesso di capire come far politica non sia gridare o cercare di imporre la propria visione ma sia soprattutto dialogo e confronto di idee e, infin dei conti, per la cittadina e il cittadino, di crearsi la propria opinione, nell’ambito del confronto di opinioni contrapposte su un determinato tema e quindi credo che sia importante che i nostri giovani, i miei figli in futuro, possano godere della stessa fortuna che ho avuto io, di avere delle lezioni dedicate a creare la coscienza del cittadino, che non significa solo sapere che si abbiano solo dei diritti ma anche e soprattutto dei doveri. Il dovere di informarsi, di crearsi una propria opinione, il dovere, infine, di mettersi in discussione e migliorare la propria coscienza in relazione alla comunità.

La Lega dei Ticinesi, da partito di opposizione è diventata un partito importante e determinate. Questa trasformazione vi porterà molto oltre nel futuro, quali sono i vostri prognostici a riguardo?

Ho letto recentemente lo scritto di una persona che non vuole ama la Lega, perché – questa la mia lettura – abbiamo distrutto quello che era la sua sfera d’influenza, in quanto credeva di governare il Canton Ticino senz’assumere un ruolo istituzionale; beh, questi diceva che la Lega sta distruggendo i diritti fondamentali del Canton Ticino. La Lega li ha fatti rivivere, nel ’91 così come oggi; perché è un movimento che nonostante sia al governo raccolga delle firme per fare esprimere il popolo su un tema che da sempre è stato a cuore del Movimento e penso in particolar modo alla tassa sul sacco dei rifiuti, promossa da un Consigliere di Stato leghista e messa in votazione grazie a un referendum leghista. Questo credo non sia segno di schizofrenia ma di rispetto della volontà del sovrano. Su questo tema, come su tanti altri, non bisogna aver paura del cittadino, anche quando si hanno due Consiglieri di Stato e si è il secondo partito in Parlamento. Quello che ci differenzia dagli altri è il nostro profondo rispetto del cittadino e soprattutto della sua volontà, poiché al cittadino non bisogna imporre le nostre scelte, ma, al contrario è nostro dovere farci interpreti delle scelte del cittadino nell’ambito della nostra politica.

La vostra concezione storica in quanto popolo elvetico nei confronti dell’impero asburgico. Imperialismo o identità comunale? Oppure le due cose possono coesistere?

La nostra storia è un po’ un mix dei due concetti, perché comunque sulle antiche bandiere delle comunità di Uri, Svitto e Untervaldo c’era l’aquila imperiale. Questo ci dimostra come soprattutto nell’arco alpino, anche nell’antico passato, si riconobbe il fatto che siano territori difficilmente governabili dall’esterno. Quindi si comprese come fosse meglio concedere qualche libertà in più ma non creandosi dei problemi e patteggiando gli interessi dell’Impero, che era soprattutto quello di poter usufruire dei valichi di transito attraverso le Alpi. È un concetto che significa da un lato l’essere sovrani, nell’ambito della giustizia e della gestione dei dazi; dall’altra parte del fare qualche concessione, ma, a parer mio, non gratuitamente.
La Selbstbewusstsein (mi spiega come la parola tedesca racchiuda i due concetti dell’essere se stesso e dell’essere consapevoli n.d.r) unisce questi due aspetti: l’esser consapevole di se stesso ma come parte di un sistema. Fu l’aspetto più importante che costituì la Svizzera, e che oggi deve ritornare a essere parte fondante.

Cosa pensa del Consigliere federale eletto Cassis?

Sicuramente da Consigliere di Stato del Canton Ticino sono felice che un ticinese sia stato chiamato a ricoprire la carica più alta del nostro sistema istituzionale, d’altra parte, dal punto di vista politico, il sostegno ottenuto dall’Unione democratica di centro, dall’UDC Svizzera, non è un assegno in bianco. Infatti per i democentristi il loro sostegno è vincolato a praticare una chiara politica di destra, in particolar modo nell’ambito della politica estera, quindi in maniera determinata nei confronti dell’Unione europea, rispettivamente nel ribadire quanto da lui detto riguardo la libertà, la sicurezza e dell’autodeterminazione.

Per concludere. Una frase che racchiuda e descriva la bellezza ma anche la responsabilità della Svizzera?

Libertà e Sicurezza. La Sicurezza senza la Libertà è la dittatura. La Libertà senza la Sicurezza è l’anarchia. La Svizzera ha trovato da sempre un buon equilibrio tra questi due concetti. Da un lato la libertà economica e la sicurezza del diritto, la sicurezza pubblica e la libertà individuale. Questo ci ha permesso, nonostante non disponiamo di materie prime, di essere un Paese all’avanguardia e nell’ambito dell’innovazione ai primi posti del governo mondiale. E questo deve rimanere il nostro motto, poiché libertà non significa sovra-regolamentazione, sicurezza non significa aprire le porte senza controllo, e quindi la linea di condotta deve rimanere quella che ci hanno insegnato coloro che hanno costruito il nostro benessere prima di noi.

Intervista a cura di Chantal Fantuzzi: http://www.ticinolive.ch/2017/09/24/norman-gobbisi-alla-civica-dovere-consapevoli-nella-comunita-la-svizzera-liberta-sicurezza/

Votazione – Per una civica più robusta

Votazione – Per una civica più robusta

Dal Corriere del Ticino | I favorevoli al compromesso chiedono di rafforzare l’attuale insegnamento trasversale Siccardi: «Il rischio è di farla sparire» – Pelli: «Perplesso dall’opposizione della scuola»

Per motivare le ragioni del sì, il fronte a sostegno della soluzione di compromesso sull’insegnamento della civica – in votazione il 24 settembre – ha scelto l’immagine della marmellata pronta per essere distribuita sul pane. «Più la si spalma, più diventa sottile, tanto da rischiare di sparire» ha affermato ieri a Bellinzona Alberto Siccardi, primo firmatario dell’iniziativa popolare «Educhiamo i giovani alla cittadinanza (diritti e doveri)» a partire dalla quale il Gran Consiglio ha elaborato la modifica di legge sulla quale saranno chiamati a esprimersi i cittadini. L’obiettivo è dunque quello di rafforzare un insegnamento che attualmente è sì affrontato, ma trasversalmente all’interno di più materie. «Non ci pentiamo di aver portato il tema al voto» ha chiarito Siccardi, facendo riferimento alla decisione di non ritirare l’iniziativa nonostante la condivisione del compromesso accolto in Parlamento e pronto a essere attuato da DECS e Governo. Il motivo? «Temevo che ritirandola potesse fare la fine dell’iniziativa popolare lanciata nel 2000 e poi ritirata dai Giovani liberali, a cui era stato promesso un’insegnamento della civica in più materie. Cosa di fatto non riuscita» ha proseguito il promotore. Sui potenziali rischi di un no popolare Siccardi ha quindi ammesso: «Abbiamo corso il rischio, ma è vero: non mi aspettavo una resistenza così marcata da parte degli insegnanti. La speranza e la pretesa è che aver discusso talmente della civica porti in ogni caso la scuola a iniziare a insegnarla».

Sulla battaglia condotta dal mondo magistrale si è soffermato anche il già consigliere nazionale liberale radicale Fulvio Pelli. «Questa pesante opposizione di una sorta di establishment scolastico mi lascia perplesso e mi infastidisce. Sembra quasi proibito proporre un metodo d’insegnamento diverso. E forse una parte dell’opposizione va ricondotta proprio alla difficoltà nell’insegnare la civica. Anche per questa ragione ritengo necessari degli specifici corsi per i docenti». Pelli ha quindi parlato di «una scossa che ci vuole e che l’iniziativa ha fornito», salutando positivamente la modifica della legge sulla scuola: «Bisogna fare qualcosa di fronte alla scarsezza delle conoscenze civiche della cittadinanza». E se le dinamiche del dibattito pubblico sono state definite da Pelli «un po’ strane: tutti per la civica ma tutti contro l’iniziativa», i recenti ripensamenti in casa PS, PPD e PLR sono stati analizzati così: «Forse perché non sempre le decisioni prese vengono approfondite a sufficienza».

A elaborare il compromesso poi accolto in aula era stato il deputato della Lega e membro della Commissione scolastica Michele Guerra: «Una via terza, pragmatica a ragionevole che porta a un miglioramento dell’insegnamento della civica». Un insegnamento che, stando a un’indagine realizzata dal professore dell’Università di Friburgo Nicolas Schmitt, zoppica in tutta la Svizzera. «In tutti i Cantoni i poteri pubblici – ha indicato l’esperto – deplorano la mediocrità degli allievi in termini di conoscenze della civica, ma allo stesso tempo non si danno gli strumenti necessari alla scuola dove assistiamo a un insegnamento completamente trasversale che porta la materia a dissolversi. Ne consegue una visione pedagogica che non risponde alle esigenze politiche». Un quadro «in chiaroscuro» l’ha quindi definito il già direttore del Corriere del Ticino Giancarlo Dillena, che sul compromesso in votazione ha tenuto a ricordare «l’appoggio del Consiglio cantonale dei giovani, che per primi possono capire lo stato della situazione attuale». Facendo eco a Siccardi, Dillena ha quindi dichiarato: «La soluzione della marmellata è sbagliata».

Da parte sua il già consigliere nazionale PLR ed ex procuratore pubblico Luciano Giudici ha ricordato: «Non votiamo su una legge Siccardi ma su una modifica legislativa approvata dal Gran Consiglio che non stravolge l’insegnamento della civica. Anzi, questa potrà portare i giovani a interessarsi di più della politica, delle decisioni che interessano la società e soprattutto alla necessaria conoscenza dei meccanismi istituzionali del nostro Paese».

Bertoli e Gobbi – Il Consiglio di Stato e l’insolita scelta della libertà di voto

«Governo e Parlamento invitano a votare…». È la classica formula che si può leggere all’interno dell’opuscolo informativo. Non è però il caso per gli oggetti in votazione il 24 settembre, per i quali compare la sola indicazione del Gran Consiglio. «È stata fatta una discussione in Governo e si è optato per lasciare libertà di voto ai singoli membri» spiega il presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli. Una scelta rara negli ultimi anni. Perché? «Nel caso della civica – precisa – c’è stato un atto del tutto imprevisto e inusuale, ovvero la richiesta degli iniziativisti di voler andare al voto su un testo che senza la chiamata alle urne sarebbe entrato in vigore. In questo caso le cose cambiano e non si tratta più di confermare una posizione su un compromesso, perché per decisione degli stessi iniziativisti la questione è stata riportata a un livello più di principio. E allora a questo punto se i promotori vogliono andare al voto quando non è necessario, io da un lato posso dire in modo conseguente a quanto espresso in Gran Consiglio che siamo pronti a dar seguito al compromesso come “minore dei mali” e nonostante la direzione sia sbagliata. Ma dall’altro se ora ci si chiede di dire sì o no di principio io propendo per il restiamo dove siamo, naturalmente migliorando le cose come a suo tempo indicato dalla SUPSI». Si voterà però sul compromesso. «Ma lo si farà secondo una modalità non richiesta e non opportuna» ribadisce Bertoli: «La democrazia – sottolinea – si dà delle forme affinché vengano anche rispettate. E questa votazione non può essere tradotta in una sorta di plebiscito su qualcosa di già deciso. Questo aspetto ha avuto sicuramente un peso nella discussione in Governo».

Sulla scelta del Governo abbiamo contattato anche il consigliere di Stato Norman Gobbi: «C’è una bella differenza – spiega – tra il prendere posizione individualmente ed essere membro di un comitato. Nel pieno rispetto del principio di collegialità, insieme ai miei colleghi, abbiamo deciso di lasciare libertà d’espressione a ognuno. È raro, ma può accadere. Per quel che mi concerne sono a favore dell’inserimento della civica nel piano orario della scuola obbligatoria e in quella postobbligatoria, pertanto ho deciso di dire la mia in articoli di opinione e interviste nonché – come capitato anche per altre votazioni – ho dato la mia disponibilità come “testimonial” a essere presente sul materiale informativo dei favorevoli».

(Articolo di Massimo Solari)

Il prossimo 24 settembre diciamo sì all’insegnamento obbligatorio della civica!

Il prossimo 24 settembre diciamo sì all’insegnamento obbligatorio della civica!

Dal Mattino della domenica | Il Ministro della sicurezza Norman Gobbi invita ad accettare la modifica della legge della scuola sulla quale il Popolo dovrà esprimersi nelle prossime settimane

Non ho dubbi: il 24 settembre 2017, quando saremo chiamati ad esprimerci a favore dell’introduzione delle ore dedicate civica alle scuole medie e alle scuole post obbligatorie, io voterò convinto di sì.

Ricordo con piacere e lasciatemelo dire – anche con gratitudine – il tempo dedicato allo studio della civica, quando ancora sedevo sui banchi di scuola. Ero infatti alle scuole medie quando, proprio durante le lezioni di civica, mi avvicinai e mi appassionai al mondo della politica. Qualche tempo fa mi hanno chiesto quando nacque la mia passione per la politca. Per me la risposa è sempre stata chiara: da adolescente proprio durante quelle ore dedicate all’educazione alla cittadinanza. Un momento privilegiato durante il quale presi conoscenza dei diritti e dei doveri dei cittadini e quando rimasi colpito dal fascino del nostro sistema politico e della democrazia diretta che caratterizza il nostro Paese. Non solo nozioni teoriche, ma visite alle nostre istituzioni – ricordo ancora con emozione quando varcai per la prima volta la porta della Bundeshaus, il nostro Palazzo federale – e anche momenti di dibattitto e di confronto sui temi di attualità. Un passaggio fondamentale nella mia formazione e nel mio percorso di vita, che mi ha condotto vent’anni dopo a sedere attorno al tavolo del Governo.

Non posso quindi che sostenere la votazione del prossimo 24 settembre invitando tutte le cittadine e tutti i cittadini ticinesi a sostenere il progetto in votazione, dicendo a gran voce sì.

Al di là della mia esperienza personale, i dati parlano chiaro. Uno studio commissionato alla SUPSI qualche anno fa mostra infatti che l’insegnamento della civica negli ultimi anni è stato trascurato perdendo qualità. Il risultato? Giovani che conoscono sempre meno il funzionamento dello Stato in cui vivono. Giovani che, lo sottolineo, hanno nelle loro mani le matite per tracciare il loro futuro, il futuro di tutto il nostro il Paese, ma che non sanno come utilizzarle. Possedere le nozioni base sul meccanismo che regge uno Stato moderno è fondamentale per poter esercitare i nostri diritti e i nostri doveri. D’altra parte già Luigi Einaudi lo diceva “conoscere per deliberare”. Solo grazie a una conoscenza approfondita delle nostre istituzioni e della nostra democrazia possiamo essere davvero artefici del nostro futuro. Sapendo quali strumenti abbiamo a disposizione, possiamo partecipare e dare il nostro contributo alla cosa pubblica. Ed è proprio il nostro ordinamento – con la sua democrazia diretta – a rendere la Svizzera uno Stato moderno e unico. È un privilegio quello che abbiamo noi cittadini svizzeri, di poter partecipare in prima persona alla nostra vita politica, e dobbiamo coltivarlo.

E non da ultimo, tengo a metterlo in evidenza, la conoscenza dello Stato in cui si vive, delle regole e dei meccanisimi che ne garantiscono il funzionamento è fondamentale quando si parla di integrazione. L’ho ricordato di recente, quando l’Europa è stata scossa da tragici atti di terrorismo. L’integrazione gioca un ruolo fondamentale nella prevenzione di azioni terroristiche perpetrate da individui radicalizzati, per nulla integrati nella società nella quale vivevano. Dare l’opportunità a tutte le persone residenti sul nostro territorio, in età scolastica, di approfondire il proprio sapere sul Paese in cui vivono, aiuta senz’altro a favorire la loro integrazione.

L’insegnamento della civica è davvero un tassello fondamentale dei nostri valori e dell’essenza della Svizzera. I nostri giovani devono avere la possibilità di studiare a fondo le nostre istituzioni e il nostro sistema politico per poter contribuire a costruire il nostro futuro. Per la nostra libertà e per il nostro futuro, diciamo Sì alla modifica della legge della scuola il prossimo 24 settembre!

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni