La politica di delocalizzazione dei servizi del DI

La politica di delocalizzazione dei servizi del DI

Comunicato stampa

La delocalizzazione dei servizi è uno dei progetti strategici del Dipartimento delle istituzioni volto a favorire l’insediamento di posti di lavoro cantonali nelle diverse regioni del Cantone. Il bilancio degli sforzi intrapresi nel corso delle due passate legislature e una fotografia di quanto previsto in futuro sono stati presentati questa mattina in conferenza stampa a Mendrisio.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e dal Municipale della Città di Mendrisio Samuel Maffi, ha presentato in conferenza stampa al Centro di Pronto intervento (CPI) di Mendrisio il bilancio della strategia di delocalizzazione attuata dal Dipartimento delle istituzioni dal 2011 al 2018. Al termine del momento informativo, il Direttore del DI ha visitato, assieme all’architetto Mario Botta, il nuovo Centro di Pronto intervento e ha ufficialmente preso in consegna gli spazi “grezzi” che ospiteranno nel prossimo futuro la Polizia cantonale.
“Non abbiamo scelto a caso il luogo dell’evento odierno: il Mendrisiotto è una regione che sente più di altre la pressione della vicina Italia in diversi ambiti: da quello dell’economia privata a quello della sicurezza. Per questo motivo la regione necessita di una particolare attenzione da parte dello Stato per preservare i posti di lavoro dell’Amministrazione cantonale” ha dichiarato in apertura il Direttore del Dipartimento delle istituzioni. “Ed è proprio da Mendrisio che siamo partiti quattro anni fa per riportare le sedi della gendarmeria della Polizia cantonale sul territorio; proprio per aumentare il presidio e il senso di sicurezza percepito dalla popolazione”.
Il Direttore del DI ha illustrato i passi intrapresi dal Consiglio di Stato che nel febbraio del 2013 ha incaricato un gruppo di lavoro interdipartimentale di procedere con la mappatura degli impieghi cantonali sul territorio e identificare possibili dislocazioni nelle regioni periferiche. Dopo una serie di rapporti intermedi, nel settembre del 2016 l’Esecutivo cantonale ha quindi deciso di chiudere il progetto e di non intraprendere nuovi passi operativi per rendere effettiva la dislocazione di impieghi dell’Amministrazione cantonale. Ha tuttavia autorizzato il Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con la Sezione della logistica, a proseguire con i propri progetti di dislocazione.
Norman Gobbi ha continuato ricordando le principali misure portate a termine tra cui spiccano il trasferimento del Registro di commercio nel 2011 a Biasca, la creazione del Contact Center dell’Ufficio di esecuzione a Faido nel 2016, la realizzazione del centro di competenza dei precetti esecutivi a contare dal 2017 sempre a Faido e le riorganizzazioni della Polizia cantonale.
A questo proposito il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha quindi posto l’accento sui vantaggi che sono derivati dalla regionalizzazione della Gendarmeria: garantire un presidio regionale permanente, accessibile alla popolazione, ai partner e alle autorità.
Nel suo intervento il Capodicastero Samuel Maffi ha evidenziato i motivi che hanno spinto il Comune a optare per il raggruppamento dei servizi, sottolineando l’importanza per l’intera regione della presenza della Polizia cantonale, resa possibile dalla delocalizzazione dei posti principali di polizia nell’ambito della riorganizzazione della gendarmeria del 2015. Operazione che ha contribuito all’aumento della sicurezza soggettiva.
In conclusione, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha menzionato alcuni dei progetti che diventeranno realtà in futuro e che permetteranno di continuare il riequilibrio degli impieghi in tutti i distretti ovvero il trasferimento dell’Ufficio esecuzione di Biasca a Faido, l’apertura del nuovo centro di pronto intervento della Polizia di Mendrisio e la creazione del nuovo centro controllo del traffico pesante a Giornico.

Montagna, ecco cosa vuol dire crederci per davvero

Montagna, ecco cosa vuol dire crederci per davvero

Per capire meglio le valli bisogna viverle. Solamente così si possono comprendere in profondità i loro pregi, le problematiche e soprattutto le sfide con le quali sono confrontate. Vivere le valli in prima persona è una scelta di vita a livello personale e professionale; una scelta di cui, però, come può testimoniare il sottoscritto che ha fatto delle valli – e della Leventina in particolare – la sua casa, è difficile pentirsi, visti gli aspetti positivi che contraddistinguono la vita in queste splendide zone. Ed è proprio poiché “tocco con mano” ogni giorno gli atout di queste regioni che, sin dal mio arrivo al Dipartimento delle istituzioni, ho promosso una serie di misure, possibili anche grazie allo sviluppo dell’informatica, a sostegno di un’adeguata e, per volontà politica, rafforzata presenza di posti di lavoro statali nelle regioni periferiche; fondamentale per accrescere la loro attrattiva dal punto di vista socio-economico. Misure che non devono in alcun modo peggiorare il servizio ai cittadini e alle aziende; anzi, grazie alle nuove tecnologie, senza compiere notevoli sforzi e senza abbassare il livello qualitativo dei servizi, vi sono diverse attività che possono essere svolte in maniera ottimale anche al di fuori dei centri urbani.

Il primo sostanziale passo intrapreso dal mio Dipartimento è stata la dislocazione dell’Ufficio del registro di commercio a Biasca, che fece molto discutere ma che oggi possiamo affermare fieramente essere un successo: il servizio è di qualità e con tempi rapidi di evasione delle richieste. È altresì da notare che tutti i nuovi collaboratori dell’Ufficio abitano nelle Tre Valli, oltre al fatto che il personale allora occupato a Lugano, è stato reintegrato in altri settori pubblici. A seguito di questa esperienza certamente positiva, benché criticata e combattuta, ho proposto al Consiglio di Stato di studiare quali servizi potessero essere dislocati nelle regioni periferiche. Non nego che questo approccio abbia trovato poco entusiasmo nei funzionari dirigenti dell’amministrazione e il dossier, dopo essere stato elaborato, è ancora pendente sul tavolo del Governo. Non per questo ho deciso di fermarmi e nuove misure, come quella del futuro centralino telefonico del settore esecuzione a Faido, sono previste dal mio Dipartimento, l’unico attivatosi concretamente su questo fronte. La dislocazione o la centralizzazione dei servizi nelle zone periferiche ha infatti il vantaggio di creare occupazione proprio laddove ogni posto di lavoro ha un duplice valore: dare un lavoro e permettere alle famiglie di vivere in valle.

Mi fa quindi molto piacere il “risveglio montanaro” del PPD, che ha però bisogno di esempi concreti da parte dei politici stessi, che oltre ad appellarsi alle valli dovrebbero anche viverci. La migliore strategia che si possa volere per mantenere vive le regioni periferiche è quella che non ha bisogno di articoli costituzionali, ma solo di un po’ di buona volontà da parte di tutti. Parola di un vallerano.

Norman Gobbi
(Giornale del Popolo, 26.08.2015)