Una giustizia al passo con i tempi

Una giustizia al passo con i tempi

Discorso che ho pronunciato lunedì 6 giugno 2016 in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario 2016/2017

Stimati Magistrati di ogni ordine,
Egregi Avvocati e Pubblici notai,
Stimato Presidente e membri del Consiglio della Magistratura,
Signor Presidente, membri e segretari della Commissione per la formazione permanente dei giuristi,
Collaboratori giuridici e amministrativi della Magistratura,
Professori,
Cari praticanti,
Signore e Signori Giornalisti,
Gentili Signore ed Egregi Signori,

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato in occasione della consueta cerimonia di apertura del nuovo anno giudiziario. Una cerimonia che è divenuta negli anni ormai un rito ma soprattutto, per il sottoscritto, un’occasione privilegiata per incontrare i membri del potere giudiziario e tutti gli addetti ai lavori, un’occasione per esporre le riflessioni in corso in ambito giudiziario, stimolando il dibattito su luci e ombre dell’anno appena trascorso e sulle iniziative già avviate o di prossimo avvio, allo scopo di migliorare la qualità del servizio offerto ai cittadini.

L’anno giudiziario appena conclusosi ha visto concretizzarsi svariati importanti avvicendamenti in seno al potere giudiziario. Un sentimento di gratitudine lo rivolgo a tutti coloro che si sono adoperati per la giustizia nelle varie autorità giudiziarie, commissioni, gruppi di lavoro, dedicandosi con quotidiano impegno, rigore e riservatezza alla loro funzione e agli ulteriori compiti assunti.

Ringrazio la già giudice d’appello Emanuela Epiney Colombo che, pur essendo al beneficio della pensione, ha assunto la presidenza della Commissione di ricorso sulla magistratura, Commissione che ha visto la partenza degli avvocati Alessandro Soldini, già presidente, e Stefano Bolla, ai quali esprimo i miei vivi apprezzamenti per il loro operato. All’avvocato Epiney Colombo e al nuovo membro, giudice Roy Garré, formulo i miei più sinceri auguri per quest’attività che li vedrà confrontati, unitamente a membri e supplenti, anche con le riflessioni su una riorganizzazione della Commissione, come richiesto dall’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio il dicembre scorso.

Alla presidente della Corte di appello e di revisione penale giudice Giovanna Roggero-Will, che per anni ha svolto la non facile funzione di Presidente del Consiglio della Magistratura, vada un pubblico ringraziamento per il suo operato in favore del potere giudiziario. Particolarmente apprezzati sono stati la fattiva collaborazione e il dialogo costante instaurati con la Divisione della giustizia, approccio che ha permesso di cooperare in maniera proficua. Sono certo che questa efficace modalità di lavoro sarà adottata anche dal suo successore, giudice Werner Walser, neo presidente del Consiglio della Magistratura, che ho già avuto modo di incontrare proprio la scorsa settimana per discutere delle tante tematiche aperte nell’ambito dell’amministrazione della giustizia cantonale che andrò a illustrarvi in seguito. Caro Werner, auguri a te, al neo vice-presidente del Consiglio della Magistratura, procuratore pubblico Nicola Respini, e al neo-membro, pretore Marco Peverelli, per un lavoro proficuo, mirato e appassionato, com’è la tua predilezione per il tiro sportivo che ci accomuna! Un sentito ringraziamento vada anche al già vice-presidente dell’autorità di sorveglianza sui magistrati, pretore Francesco Bertini.

Anche la Direzione del Tribunale di appello ha subìto da poco degli importanti avvicendamenti. Avantutto ringrazio sentitamente il giudice Mauro Ermani, che, come sentiremo dal suo intervento, ha svolto con responsabilità la funzione di Presidente della più grande autorità giudiziaria cantonale che, per darvi un’idea delle sue dimensioni, oggi conta oltre 130 persone, per un totale di spese per 37 milioni e di entrate per quasi 4 milioni. Molto apprezzata la cooperazione attiva avuta in questi due anni e in particolare in questi ultimi mesi con la Divisione della giustizia, un apporto molto gradito poiché anche volto alla ricerca di soluzioni comuni; un approccio meritevole, favorito pure dalla cara cancelliera del Tribunale, avvocato Claudia Petralli, che ringrazio per la dedizione e la professionalità, a sostegno del buon funzionamento del Tribunale. Ella continuerà ad essere un importante punto di riferimento anche per il nuovo presidente, giudice Matteo Cassina, e l’attuale vice-presidente, giudice Mauro Mini. A voi formulo i miei migliori auguri per un lavoro proficuo ed efficiente, in un periodo che vedrà il Tribunale di appello da un lato riformarsi organizzativamente nel contesto di Giustizia 2018, dall’altro trovare finalmente un’adeguata soluzione logistica. Auguri che estendo alle neo giudici di appello Matea Pessina, attiva ormai da qualche mese, e Sarah Socchi che ha di recente prestato la dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi.

A questi due inizi di carriera corrispondono i pensionamenti di due magistrati che hanno servito lo Stato e la Giustizia per tanti anni. Il giudice d’appello Stefano Bernasconi, magistrato che ha operato al Tribunale di appello per ben 25 anni, al quale esprimo la mia profonda gratitudine e i migliori auguri per il futuro. Auguri e ringraziamenti che porgo anche al giudice Edy Meli, Presidente dei Giudici dei provvedimenti coercitivi, che ha dedicato ben 27 alla giustizia penale cantonale, iniziando dalla funzione di giudice istruttore straordinario della giurisdizione sottocenerina nel dicembre del 1989 e terminando a fine luglio con la presidenza dell’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, quando passerà il testimone all’attuale collega giudice Maurizio Albisetti Bernasconi, con il quale mi congratulo, formulandogli gli auguri di rito.

Oggi non posso inoltre non rendere omaggio a una figura importante per l’amministrazione della giustizia, l’avvocato Giorgio Battaglioni, a beneficio della pensione dal mese di gennaio dopo oltre 30 anni di attività in seno all’Amministrazione cantonale. Una figura che ha accompagnato la giustizia ticinese nella sua inarrestabile crescita e nelle sue riorganizzazioni, oltre che seguire in prima persona le attività della Divisione che oggi conta quasi 400 collaboratori, attività legate alle strutture carcerarie e a vari uffici, da quelli di esecuzione e fallimento, ai registri, passando dall’ufficio dell’assistenza riabilitativa, solo per citarne alcuni. A lui esprimo un sentito ringraziamento per il suo importante operato e formulo i miei migliori auguri al suo successore, l’avvocato Frida Andreotti, che da febbraio dirige la Divisione.

Le sfide attuali e future che la Divisione, il Dipartimento, il Governo e il Parlamento devono affrontare con la collaborazione delle autorità giudiziarie, dell’Ordine degli avvocati, di quello dei notai, le varie associazioni, eccetera, sono tante. In ogni cambiamento va comunque vista un’opportunità. Come diceva il generale e filosofo cinese Sun Tzu, “una volta colte, le opportunità si moltiplicano”. È con questo spirito positivo, con la giusta fiducia in sé e nei propri mezzi ma pure con entusiasmo, determinazione e coraggio che le Istituzioni devono affrontare i cambiamenti e abbracciare le sfide attuali e future. Stiamo vivendo un periodo di mutamenti economici e sociali che superano ampiamente i confini cantonali e nazionali, mutamenti che pongono la nostra società dinnanzi a quesiti fondamentali, rispetto ai quali dobbiamo costruire strumenti di analoga portata. È innegabile, pensando al nostro Cantone, che con l’apertura del tunnel di base del San Gottardo, il Ticino sarà confrontato con grandi opportunità, ma anche con taluni rischi, penso alle regioni periferiche a al rischio di una loro marginalizzazione. In che modo può quindi il Ticino crescere insieme al tunnel di base del San Gottardo? Dallo sviluppo economico alla pianificazione del territorio, passando dal settore dei trasporti e della mobilità: tutti ambiti che saranno toccati da vicino da questo cambiamento epocale e all’interno dei quali dovranno essere concretizzate le misure adatte ad accrescere il benessere del nostro Cantone e della sua popolazione. Questo cogliendo le opportunità che si presenteranno nell’avvenire – vicinanza del Cantone al resto della Svizzera, consolidamento della visione Città-Ticino perno del Piano direttore cantonale, eccetera – e riducendo al massimo i possibili effetti negativi. Un Cantone, il nostro, che attualmente deve altresì affrontare il notevole ridimensionamento della sua piazza finanziaria, per anni motore trainante dell’economia ticinese. Ultimo esempio in questo senso è ahinoi l’ingloriosa situazione della BSI. Cosa comporterà per la piazza finanziaria ticinese e giocoforza per il nostro tessuto socio-economico? Quali saranno le implicazioni per lo Stato, forzatamente confrontato con un’importante diminuzione del gettito fiscale del settore bancario? La BSI, creata nel 1873, ricordo essere nata da una coraggiosa iniziativa imprenditoriale di eminenti cittadini luganesi coscienti delle esaltanti prospettive favorite dall’impresa ciclopica di un traforo del massiccio del San Gottardo e dell’influenza che questo avrebbe potuto avere sull’evoluzione economica, industriale, commerciale e turistica del Canton Ticino. Una visione positiva e lungimirante, nata in un periodo contrassegnato da grandi progressi scientifici e tecnologici e nel contempo da forte instabilità economica e sociale. Un altro fenomeno che sta modificando radicalmente la nostra società è rappresentato dai flussi migratori che toccando l’Europa tutta, con incroci di popoli, culture e sensibilità diverse; un fenomeno che ha notevoli implicazioni economiche, sociali e culturali nonché anche di ordine pubblico. Come possiamo gestire questa immigrazione senza precedenti, affinché la stessa non cambi completamente il volto della nostra società? Una società oggi parimenti alle prese con una sfida demografica, ossia l’invecchiamento della popolazione, che si riflette anch’essa sul nostro Stato sociale e di conseguenza sulle finanze pubbliche.

In questo contesto di imponenti mutamenti e di prospettive finanziarie non delle più rosee, il nostro Cantone è confrontato con l’esigenza di un intervento ad ampio respiro sull’assetto strutturale delle finanze cantonali. E il Messaggio che propone un pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali 2017-19 varato dal Governo qualche mese fa, con l’obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2019, ha chiesto sacrifici anche ai dipendenti dell’Amministrazione cantonale, Magistratura compresa. Nel contempo però, gli investimenti nel settore della giustizia, logistici soprattutto, sono stati mantenuti. Continuano quindi la progettazione per la sistemazione del Pretorio di Bellinzona, quella di Palazzo di giustizia a Lugano, le discussioni per concretizzare l’acquisto di un immobile a Lugano da destinare al Tribunale di appello oltre che alla ristrutturazione contenuta del carcere penale La Stampa. Investimenti assolutamente necessari, proprio perché occorre superare con progettualità, coraggio, spirito di adattamento e perché no, con creatività, questo periodo di difficoltà economica e di profondi cambiamenti, che sta lasciando spazio a un nuovo ordine sociale ed economico.

Il potere giudiziario può contare ad oggi su oltre 340 persone attive nelle varie autorità. A livello finanziario, nel 2015 le uscite sono state di 75 milioni, 45 milioni derivanti da spese del personale, 15 milioni da spese per collocamenti uffici giovani e invalidi e 6 milioni per l’assistenza giudiziaria. Questi importi rigurandano solo il potere giudiziario e la magistratura. Le entrate – che comprendono gli introiti da tasse e spese di giustizia, multe e pene pecuniarie – sono state pari a 20 milioni. Questi importi riguardano solo il settore della giustizia, escluso quindi l’ambito di esecuzione delle pene e delle misure, uffici registri e così via. I costi del potere giudiziario sono costantemente cresciuti nel tempo; un’evoluzione, dovuta in particolare alle spese per il personale, potenziamenti soprattutto, ma pure alle spese per l’espletamento dell’attività giudiziaria. Attività giudiziaria che nel 2015 ha risposto alle domande di giustizia dei cittadini in maniera lusinghiera, come indicato nel Rendiconto 2015 del Consiglio della Magistratura. Con oltre 46’000 incarti evasi dai 118 magistrati, supplenti esclusi, il Consiglio della Magistratura constata una generale operosità e conclude che l’amministrazione della giustizia nel nostro Cantone non presenta particolari problemi. Questo buon risultato va certamente attribuito all’impegno dei membri della Magistratura, che saluto positivamente. Ma ai numeri deve seguire una lettura critica e un’analisi degli antefatti che li producono. La valutazione dell’efficienza non può unicamente fondarsi su schematiche cifre lusinghiere; occorre difatti approfondire ulteriori indicatori tra quelli utilizzati nella lettura economica per l’analisi dell’operato delle autorità giudiziarie. Mi riferisco segnatamente ai parametri della durata delle procedure e alla “stabilità” delle decisioni, con riguardo sia alla percentuale delle sentenze impugnate rispetto a quelle emesse, sia alla percentuale dei casi di conferma della decisione nel successivo grado di giudizio. Quest’ultimo è a mio avviso un criterio di valutazione rilevante, poiché atto a esprimere la capacità d’incidere in modo rapido e definitivo sul ripristino della situazione violata per cui il cittadino ha chiesto l’intervento del magistrato. Non posso quindi che sollecitare il Consiglio della Magistratura a portare una particolare attenzione a questo mio auspicio, così da poter avere una visione più accurata dello stato di salute della giustizia ticinese. Sempre dal Rendiconto 2015 emergono tuttavia una serie di criticità, alcune persistenti e preoccupanti, ove peraltro il Governo è già intervenuto in passato su segnalazione dello stesso Consiglio della Magistratura. Non intendo entrare nei particolari per ovvie ragioni, degno di nota tuttavia, l’operato della Sezione 1 della Pretura di Lugano: ringrazio per questo il Pretore Trezzini, neo professore ordinario all’Università di Lucerna, e tutti i suoi collaboratori. In ogni caso, per le situazioni critiche, faccio appello alla solidarietà tra autorità giudiziarie tutte, affinché vengano destinate temporaneamente, tramite trasferimenti interni, le risorse sufficienti allo scopo di ridurre le pendenze. È questo il cosiddetto sistema del “pool dei cancellieri o dei giudici”, che è in uso nei tribunali federali e in alcuni tribunali cantonali, sistema promosso altresì dalla Divisione della giustizia nei vari uffici che la compongono. Rendere la giustizia efficace attraverso un reale recupero di efficienza deve costituire un obiettivo ambizioso di lunga durata; un obiettivo che deve caratterizzare in generale le Istituzioni, anche in funzione di una politica di crescita e di sviluppo in questo periodo di cambiamenti, alfine di garantire al cittadino la qualità del servizio a costi adeguati e contenuti.

Ed è proprio in quest’ottica che deve trovare ispirazione il progetto Giustizia 2018, progetto che, come sapete, mira a una riorganizzazione dell’assetto giudiziario cantonale sul lungo termine, in un’ottica di efficienza, efficacia e razionalità. Un progetto che vedrà nel corso del mese di giugno la presentazione del messaggio di riorganizzazione delle giudicature di pace che riprende le conclusioni del relativo gruppo di lavoro, condivise dall’Associazione dei giudici di pace. Colgo l’occasione, per ricordare il giudice di pace del Circolo di Onsernone Dario Perlini, deceduto il maggio scorso, che per oltre 10 anni ha esercitato la sua funzione con impegno e concretezza. Tornando a Giustizia 2018, a fine giugno terminerà la consultazione agli interessati sul progetto di creazione di un’autorità penale delle contravvenzioni. Nel corso dell’estate, il gruppo di lavoro che si è occupato della revisione della Legge sugli onorari dei magistrati dovrebbe consegnare il proprio rapporto e, sempre nel corso dell’estate, la Divisione della giustizia affronterà il progetto di riorganizzazione del Ministero pubblico e del Tribunale di appello, prendendo spunto dai relativi rapporti elaborati dai gruppi di lavoro. Il Consiglio di Stato attende anche che il Parlamento si esprima in merito alla proposta di accorpare alle Preture le competenze in materia di protezione del minore e dell’adulto oppure di continuare a far operare le Autorità regionali di protezione, rafforzandole.

Si prospetta quindi un autunno intenso per il progetto Giustizia 2018, anche perché nuovi cantieri prenderanno avvio. È notizia della scorsa settimana che nell’era digitale, gli archivi nazionali e cantonali raggiungono ben 368 chilometri di atti – per darvi un’idea, circa la medesima distanza tra Ginevra e San Gallo – e che ogni anno a questi tanti chilometri se ne aggiungono altri 10. Anche il Canton Ticino è confrontato con questo problema, che comporta delle implicazioni importanti dal punto di vista logistico e finanziario. Il Dipartimento negli scorsi anni ha intrapreso la via della digitalizzazione, un esempio, la dematerializzazione dei dossier della Sezione della popolazione che ha poi permesso la distruzione di gran parte dei documenti cartacei. Il Dipartimento sta inoltre fornendo una serie di servizi ai cittadini tramite sportelli virtuali, come ad esempio avviene alla Sezione della circolazione. I benefici dell’informatizzazione sono noti: un servizio accresciuto ai cittadini che fanno uso delle nuove tecnologie, favorendo l’ottimizzazione del loro tempo e di quello dei funzionari, con un risparmio finanziario senza alcun pregiudizio qualitativo. Anche la Giustizia ticinese dovrà confrontarsi nei prossimi anni con le implicazioni dell’evoluzione tecnologica. Il Dipartimento intende emanare una normativa riguardante l’archiviazione degli incarti per permettere anche lo spurgo degli archivi esistenti. Occorrerà poi implementare la comunicazione elettronica tra i cittadini e le autorità giudiziarie, o meglio la trasmissione per via elettronica di atti scritti quali citazioni, decisioni o allegati di causa. Anche il notaio diventerà “digitale”. Nei prossimi mesi, verrà allestito un primo progetto per il notariato elettronico che permetterà ai pubblici notai di redigere gli atti notarili direttamente in forma informatica con sottoscrizione attraverso l’utilizzo della firma digitale. Aggiungo infine che la scorsa settimana il Consiglio federale ha approvato la Convenzione tra la Confederazione tra la Confederazione e i Cantoni, sull’armonizzazione informatica della giustizia penale che mira alla standardizzazione di processi operativi tra polizia, ministeri pubblici, autorità giudiziarie e uffici preposti all’esecuzione delle pene. Anche il nostro Cantone sarà coinvolto.

Tutte le questioni che vi ho illustrato oggi e che toccano tanti interlocutori, è mia intenzione discuterle regolarmente con gli interessati. Continuerò quindi in prima persona e per il tramite della Divisione della giustizia, ad avere contatti singoli regolari con i partner interessati. Seguendo l’esempio di altri Cantoni, intendo inoltre istituire nel corso dell’autunno un tavolo di discussione tra Dipartimento e i rappresentanti delle Magistrature permanenti. Un incontro che vuole essere un luogo di condivisione sui temi della giustizia che deve tradursi in collaborazione e dialogo, sia pur nella fisiologica dialettica delle rispettive posizioni. Un incontro ove raccogliere in prima persona le sollecitazioni provenienti da autorità giudiziarie e dove favorire il diffondersi di buone pratiche, affrontando assieme le tante sfide che oggi vi ho indicato. E termino con un pensiero che declino al contesto giudiziario, un pensiero di un professore di diritto costituzionale, già presidente della Corte costituzionale italiana, Gustavo Zagrebelsky: “Le idee racchiuse in se stesse s’inaridiscono e si spengono. Solo se circolano e si mescolano, vivono, fanno vivere, si alimentano le une con le altre e contribuiscono alla vita comune”.
Vi ringrazio dell’attenzione.

È ancora il tutto esaurito

È ancora il tutto esaurito

Da LaRegione del 10 maggio 2016

Al Penitenziario più giornate di carcerazione. Nuove norme in arrivo, con conseguenze logistiche

In testa i furti. A seguire le infrazioni alla legge federale sugli stupefacenti, le rapine e le truffe. Sono i principali reati all’origine delle incarcerazioni avvenute nel 2015 in Ticino. Dove «da oltre un anno» il Penitenziario della Stampa «registra il tutto esaurito». Occupati dunque i «centoquaranta» posti del Carcere penale, riservato ai condannati. Lo ha evidenziato il direttore Stefano Laffranchini , nel riferire ieri ai media dell’attività annuale delle strutture detentive cantonali, con «l’ottanta per cento» dei reclusi costituito da cittadini stranieri. La piena occupazione genera inevitabilmente qualche problema. Per esempio a quelle persone che, rinchiuse a Cadro nel Carcere giudiziario della Farera, non possono essere trasferite nell’attiguo Penitenziario subito dopo aver ottenuto dal magistrato il via libera all’esecuzione anticipata della pena. Attualmente in lista di attesa «sono in cinque, ma siamo arrivati anche a una quindicina». Ciò «non soddisfa i detenuti interessati, i loro avvocati e i procuratori pubblici», ha osservato Laffranchini. A chi aspetta di passare nel Carcere penale viene perlomeno «alleggerito» il regime detentivo della Farera. Regime che al Giudiziario, destinato a coloro per i quali è stata disposta la detenzione preventiva (in vista del processo o per esigenze di inchiesta), è più duro di quello vigente al Penitenziario. L’alleggerimento consiste «in un maggior numero di ore fuori della cella, di telefonate e di visite».

Il ‘tutto esaurito’ «non ci impedisce di procedere alle incarcerazioni, ma questa situazione comporta uno sforzo organizzativo non indifferente», ha tenuto a precisare Laffranchini. E le prospettive non sono rosee. Le giornate di carcerazione infatti «tendono ad aumentare, tant’è nel 2016, stando alle nostre proiezioni, si dovrebbero superare le 80mila». Inoltre, imminenti novità legislative sul piano federale potrebbero tradursi in un ulteriore incremento della popolazione carceraria. Il prossimo «1° ottobre» – ha ricordato Frida Andreotti , alla testa, all’interno del Dipartimento istituzioni, della Divisione giustizia – scatteranno le norme di applicazione delle disposizioni sull’espulsione degli stranieri che delinquono. Toccherà a un giudice decretare l’allontanamento. Motivo per cui, ha fatto sapere Andreotti, la magistratura penale giudicante prevede un aumento importante degli incarti. Il che renderebbe necessari degli adattamenti. «Vorremmo sapere anche come intendono muoversi gli altri Cantoni», ha aggiunto Andreotti. Il «1° gennaio 2018» entrerà poi in vigore «la revisione del diritto sanzionatorio», con la reintroduzione delle pene detentive di breve durata, inferiori ai sei mesi. Rimedi sono allo studio.

Insomma, i responsabili tecnici e politici delle strutture detentive ticinesi saranno presto confrontati con sfide impegnative a livello logistico. Il Consiglio di Stato, ha ricordato il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi , ha archiviato il progetto di «grande ristrutturazione» del Penitenziario. Troppo costoso: l’investimento complessivo si aggirava «intorno ai 150 milioni di franchi». Niente nuovi edifici. Si sta pensando allora di risanare la struttura esistente, che consentirebbe di ricavare «altre trenta celle». Investimento? «Circa 50 milioni». Approfondimenti in corso. Nel frattempo, ha indicato Laffranchini, verranno ripristinate nel Carcere penale «dieci celle, oggi fuori uso: saranno agibili per la primavera del 2017».

NORMAN GOBBI
‘Implementata gran parte delle raccomandazioni dell’audit’

Gran parte delle raccomandazioni «sono state implementate». Le raccomandazioni cui ha accennato ieri a Cadro il titolare del Dipartimento istituzioni sono quelle formulate dalla Tc Team Consult, la società incaricata nel 2013 dal Consiglio di Stato di radiografare l’organizzazione delle strutture detentive e di suggerire, sempre nell’ambito dell’audit, dei correttivi. Se «la quasi totalità» delle misure è già stata attuata, ciò lo si deve, ha sottolineato Gobbi, «al lavoro svolto, con il supporto della Divisione giustizia, da chi opera professionalmente in carcere». La nomina di Laffranchini a direttore delle Strutture carcerarie cantonali, avvenuta nel 2014, ha permesso di accelerare l’implementazione delle raccomandazioni della Tc Team Consult. E positivo, come ha osservato lo stesso Laffranchini, è l’esito del sondaggio effettuato lo scorso anno sul «grado di soddisfazione» del personale: agenti di custodia ecc. Agenti, ha ricordato Gobbi, chiamati a svolgere compiti delicati: «Sono tenuti da un lato a mantenere l’ordine all’interno del carcere e dall’altro a garantire la risocializzazione del detenuto». A proposito di sicurezza interna, «sono state un po’ strette le maglie dei controlli» per evitare l’uso di droghe e di alcol da parte dei detenuti, ha spiegato Laffranchini. Buoni i risultati. Quanto al futuro, il direttore delle Strutture detentive intende fra l’altro «continuare ad alimentare un clima di lavoro disteso» e «incrementare del venti per cento la cifra d’affari dei laboratori» del carcere. Obiettivo quest’ultimo ambizioso, ha riconosciuto. Si cercherà di raggiungerlo «senza ovviamente entrare in concorrenza» con l’economia privata.

Gobbi: «Il Ticino non è nel mirino dell’ISIS, ma bisogna vigilare»

Gobbi: «Il Ticino non è nel mirino dell’ISIS, ma bisogna vigilare»

«Le persone arrestate giovedì in Italia «erano tutte molto pericolose». Ad affermarlo è il procuratore Antiterrorismo e Antimafia Franco Roberti, riferendosi alla banda di presunti jihadisti fermati ieri in Lombardia tra Lecco, Varese e Milano. Tra i fermati, lo ricordiamo, c’è anche il kickboxer Abderrahim Moutaharrik che col Ticino aveva legami particolari. Come riferito dal CdT, infatti, Moutaharrik – classe 1988, nato in Marocco ma residente a Lecco – si era allenato quasi giornalmente nella palestra Fight Gym Club di Canobbio, dove all’improvviso, nel settembre dello scorso anno, non si era più fatto vedere. E proprio nei confronti degli ormai ex compagni di allenamento Moutaharrik nutriva una sorta di fastidio, tanto da volersi vendicare di loro. All’origine di tutto ci sarebbe l’allontanamento dalla Svizzera dell’uomo, deciso dalle autorità elvetiche nel marzo del 2015. Ma il complesso mosaico che avvicina Svizzera e Italia, si arricchisce di un nuovo tassello. Infatti, come conferma il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi (foto in alto), la segnalazione di Moutaharrik alle autorità elvetiche è partita proprio dal Ticino. «La Polizia cantonale lo teneva d’occhio – spiega Gobbi – grazie al lavoro della sezione gestione informazioni, che ha poi fatto rapporto al SIC della Confederazione. Le autorità federali hanno poi emesso, il 23 marzo del 2015, il divieto di entrare in Svizzera». Sulla veridicità e la possibilità reale che Lugano fosse nel mirino del presunto jihadista Gobbi ha preferito mantenere il più stretto riserbo, così come sul monitoraggio attuale di altri soggetti potenzialmente pericolosi. In generale, il direttore del DI sottolinea come «il nostro Paese non sia tra gli obiettivi primari», Ticino incluso.

«Evidentemente – continua Gobbi – questo caso dimostra che non siamo esenti dalla presenza di presunti jihadisti, è quindi fondamentale che si vigili in maniera attenta sul territorio e che si condividano le informazioni con le autorità federali e con i partner italiani». La storia di Moutaharrik è molto simile alle altre vicende di presunti jihadisti che hanno subito il fascino dell’ISIS pur essendo apparentemente ben integrati con la società del Paese che li ospitava. Anche per il giovane kickboxer, tutto sarebbe mutato dopo essere venuto a conoscenza della morte dell’amico Oussama Khachia, soprannominato lo “jihadista di Viganello” e allontanato dalla Svizzera nel settembre del 2015. Khachia si era recato in Siria a combattere, e nel Paese aveva trovato la morte, probabilmente nel dicembre dello stesso anno. Da qui è partito l’avvicinamento all’Islam più radicale da parte di Moutaharrik, che in un secondo tempo sarebbe anche stato raccomandato per essere arruolato nell’ISIS da Mohamed Koraichi, che ha lasciato l’Italia con la famiglia per unirsi al sedicente Stato islamico. Dopo l’allontanamento dal Ticino dell’amico Oussama, Moutaharrik ha smesso di frequentare la palestra di Canobbio. Una sparizione improvvisa e apparentemente senza spiegazione quella del giovane, come confermato al CdT dall’allenatore del giovane, Andrea Ferraro. Secondo quanto riferiscono le autorità italiane la cellula bloccata giovedì era «in diretto collegamento con altri soggetti già operanti in Siria che incitavano a fare attentati in Italia: parliamo di un livello di pericolosità molto alto». Tuttavia, sottolineano ancora gli agenti dell’Antiterrorismo italiano, «il loro livello di operatività era basso. Non abbiamo trovato tracce di avvio di esecuzione dei progetti di attentati. Non abbiamo trovato armi, esplosivi o altri materiali. Siamo intervenuti in fase molto anticipata». Le autorità oltre confine, attraverso le intercettazioni telefoniche, stanno anche facendo luce su una vera e propria cerchia attraverso cui Moutaharrik cercava di fare proselitismo facendo leva su altri giovani della provincia di Lecco. «Gli metteremo a posto la testa», diceva il kickboxer prima di essere arrestato.