Il segretario comunale: un tassello essenziale

Il segretario comunale: un tassello essenziale

Dal Corriere del Ticino | L’opinione

Cent’anni fa nasceva l’Unione segretari comunali ticinesi. L’anniversario perfetto per soffermarsi su una figura centrale per i nostri enti locali, ma non solo: il segretario comunale. Un ruolo che si è trasformato nel tempo e non poteva essere altrimenti. Infatti, la società ticinese ha conosciuto negli ultimi decenni un’evoluzione economica, sociale, culturale e tecnologica che ha investito la quotidianità di cittadini e istituzioni. Cambiano le abitudini dei cittadini e l’amministrazione pubblica – quindi anche quella comunale – deve stare al passo con i tempi. Una profonda mutazione che ha imposto nuove sfide cruciali ai Comuni e a coloro che si occupano del loro corretto funzionamento. Un federalismo sano è un federalismo moderno, che non subisce l’evoluzione ma l’accompagna e, nel limite del possibile, l’anticipa. Non mi stancherò mai di ribadire che il Comune è un tassello fondamentale del nostro federalismo: rappresenta il primo contatto fra cittadino e istituzioni, tra la quotidianità concreta e pratica di ciascuno e le autorità. Queste ultime, in un Paese come il nostro, sono chiamate a essere al servizio del cittadino, tutelandone la libertà e assicurando l’efficienza dei servizi offerti. La centralità dei Comuni non è retorica, ma si tratta di un’esigenza concreta che si riflette nell’attività dei segretari comunali.

Il Comune del passato rappresentava il punto di riferimento più che altro amministrativo per i cittadini. Gli enti locali erano di dimensioni ridotte, e assicuravano solo alcuni servizi basilari. In questo contesto il segretario comunale era a capo di strutture amministrative tutto sommato modeste, dove i compiti assegnati ai Comuni e le problematiche sociali non erano – perlomeno giuridicamente – troppo complesse. Il responsabile dell’amministrazione comunale si occupava quindi sia di aspetti generali, sia di questioni pratiche e amministrative più spicciole.

Il Comune di oggi invece è in piena fase di transizione. Le aggregazioni comunali hanno aiutato gli enti locali a risolvere i molteplici problemi che nel corso dell’evoluzione sociale si erano acutizzati. In quest’ottica vi erano ad esempio le differenze tra la funzionalità amministrativa e la vitalità democratica, l’autonomia politica e finanziaria ridotta, le numerose collaborazioni intercomunali per assicurare servizi sempre più richiesti o la pianificazione che rispondeva agli interessi particolari anziché a una visione coerente e lungimirante. Il Comune attuale sta risolvendo sempre meglio questi problemi e il segretario comunale è chiamato a gestire e contribuire alla metamorfosi del proprio Comune, a dotare delle risorse e competenze necessarie l’amministrazione comunale affinché sia in grado di assumere compiti e ruoli sempre più complessi. Una figura centrale che assicura un supporto fondamentale ai Municipi che, per essere progettuali, devono poter contare su una struttura performante. Una figura che funge da punto di riferimento per i cittadini. Una figura che rappresenta l’interlocutore privilegiato con gli altri enti pubblici.

Il Comune di domani sta quindi prendendo forma, grazie anche al Piano cantonale delle aggregazioni e alla riforma Ticino 2020 che intendono riorganizzare non solo la geografia locale, ma anche i compiti e i flussi dei vari livelli istituzionali. Si tratta di dotare il federalismo di Comuni funzionanti e funzionali, che sappiano – tanto nelle valli come nei centri urbani – assicurare un notevole standard di servizi ai cittadini. Il segretario comunale sarà più che mai il perno di questa evoluzione (e per certi rivoluzione) locale che ci porterà a definire il Ticino di domani.

I tempi cambiano, si richiede sempre più capacità gestionale, abilità nel razionalizzare le risorse e capacità di condotta del proprio personale. Ma per l’autorità comunale la stella polare da seguire è la salvaguardia di un’autentica prossimità tra cittadino e Comune. Una sfida secolare i cui primi protagonisti sono proprio le nostre e i nostri segretari comunali, a cui desidero formulare un particolare augurio e ringraziamento per l’inestimabile servizio che svolgono lì, vicino a casa nostra a stretto contatto con tutti noi cittadini.

Fusioni: «Se non ci fosse Capolago…»

Fusioni: «Se non ci fosse Capolago…»

Dal Giornale del Popolo | Vertice tra sindaci del Mendrisiotto sul Piano cantonale delle aggregazioni. Difficile trovare un’intesa, ma il Cantone propone un unico polo con 17 Comuni

Finita l’estate e dopo aver lasciato assestare i Municipi a seguito delle elezioni comunali, il direttore del Dipartimento
delle istituzioni Norman Gobbi ha ripreso in mano il dossier del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Un dossier che ieri è stato ricordato ai 17 sindaci dei Comuni del Mendrisiotto e Basso Ceresio (assente Mendrisio) che si sono incontrati a Rancate. Norman Gobbi ed Elio Genazzi, caposezione degli Enti locali, erano presenti alla riunione che – scrive il Cantone – si è svolta in un clima «costruttivo» mettendo a tema gli scenari del PCA.

Quali scenari sul tavolo? Quello di creare in una prima fase due Comuni, uno della Val Mara e Basso Ceresio (Arogno, Rovio, Bissone, Maroggia e Melano) e il secondo con la Grande, anzi, Grandissima Mendrisio, prima a 12 poi a 17 Comuni. Difficile realizzare un altro scenario, con un grande Comune a lago. Da un lato per la fusione dell’ex Comune di Capolago con Mendrisio, che ha privato i Comuni sul lago di una continuità amministrativo geografica. Dall’altro per alcune perplessità espresse proprio dai due Comuni rimasti “tagliati fuori”, quali Brusino Arsizio e Riva San Vitale. Infatti le ragioni per cui difficilmente si potrà creare un grande Comune del lago con i Comuni del Basso Ceresio sono molteplici. Come ci dice – a titolo personale – un rassegnato sindaco di Riva San Vitale Fausto Medici, presente ieri mattina a Rancate: «Inizialmente lo studio prevedeva il Comune del Mendrisiotto e poi i Comuni della Val Mara a cui Riva San Vitale, nel 2014, guardava come una possibilità di aggregazione. Noi però negli ultimi due anni e mezzo abbiamo avuto già esperienza di cosa significherebbe farne parte, con una direttrice delle scuole che ha dovuto occuparsi anche delle scuole della montagna, con grande dispendio di tempo ed energie. Il territorio diverso è già una prima discriminante, la seconda è il fatto che – non me ne vogliano – nessuno dei Comuni, Riva compreso, ha la forza economica e organizzativa per fare da capofila nell’aggregazione della Val Mara. Terzo fattore è il deficit di Capolago, che non farebbe parte di questo Comune sul lago e toglie la continuità territoriale. Non si può tornare indietro su Capolago da quando l’allora sindaco decise di andare con Mendrisio. Già lì si è rotto tutto il concetto del Comune a lago. Lì il Cantone si sarebbe dovuto esprimere, ma non disse nulla. Andare con Mendrisio? Per forza. I Comuni come Riva San Vitale non avranno più scelta. Noi subiamo questo processo». Scettico invece il sindaco di Brusino Gianfranco Poli, il quale, seppure avrebbe visto con favore la creazione di un grande Comune del lago «magari con Melide e Morcote», definisce il suo Comune una “enclave”. «Personalmente mi sembrano eccessive queste fusioni… Vogliamo fare un unico Comune Ticino e poi il Comune Svizzera? E non sono nemmeno così sicuro che alla fine si risparmi. Sarebbe stato turisticamente interessante fare un Comune del lago. Io credo che ci siano delle situazioni in cui l’aggregazione sia la cosa migliore da fare, ma in altri contesti occorre tenere conto della storia e della geografia. Noi ad esempio, siamo un Comune fuori dal mondo che non ha nessun legame con il Mendrisiotto. Siamo un territorio spezzettato, di cui bisogna tener conto».

Di pensiero diverso invece il sindaco di Melano Daniele Maffei, invitato insieme agli altri quattro Comuni della Val Mara e Basso Ceresio dal caposezione Enti locali Genazzi a concretizzare la fusione della nuova realtà territoriale a “cinque”. «Il primo passo sarà il nuovo Comune – spiega al GdP -, a realtà consolidata si procederà in un secondo tempo alla fusione con Mendrisio ». Possibile allargare alle altre realtà affacciate sul Ceresio? «Per quanto riguarda Capolago, a domanda diretta, ieri mi è stato risposto che sarebbe fattibile, ma a tal proposito dovrebbero esprimersi i cittadini di Mendrisio. Quindi non è uno scenario impossibile».

Altro caso “speciale” è Stabio, il cui sindaco Simone Castelletti per ora, senza essersi confrontato con il Municipio, non si esprime. Difficilmente il Comune cambierà posizione rispetto a quanto già detto nel 2014 a commento del PCA, quando vennero espresse molte perplessità sugli scenari aggregativi di Stabio. E poi c’è Chiasso, che da anni sostiene una fusione del Basso Mendrisiotto. Il sindaco Bruno Arrigoni: «Noi siamo aperti alle soluzioni, ma personalmente vedo prima la creazione di un Comune del Basso Mendrisiotto e poi un secondo step. Se andassimo subito sul Comune unico sarebbe la scusa per trascinare il progetto per i prossimi vent’anni. I Comuni vicini non sono così entusiasti di fare una fusione del Basso Mendrisiotto. Però questa è la volontà politica: mi chiedo cosa ne pensi la popolazione. Io sono convinto che occorra una fusione per avere una visione futura. Oggi per poter fare dei progetti pianificatori importanti bisogna ragionare per agglomerati».

In vista di una prossima fase, ora i Municipi potranno approfondire il tema e – entro fine ottobre – comunicare le proprie osservazioni al Cantone. Anche se, qualcuno già commenta, si farà “copia e incolla” di quanto già detto nel 2014.

Piano cantonale delle aggregazioni – Incontro con i sindaci del Mendrisiotto e Basso Ceresio

Piano cantonale delle aggregazioni – Incontro con i sindaci del Mendrisiotto e Basso Ceresio

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha incontrato oggi i sindaci dei 17 Comuni del Mendrisiotto e Basso Ceresio; la riunione – che si è svolta in un clima costruttivo – ha permesso di discutere gli scenari contenuti nel Piano cantonale delle aggregazioni, come già avvenuto di recente con i rappresentanti degli agglomerati del Luganese e del Locarnese. La nuova proposta per la regione a sud del ponte-diga di Melide prevede l’istituzione di un solo Comune.

L’incontro ha anzitutto ripercorso le osservazioni formulate dai Comuni nella prima fase della consultazione sul progetto di Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). In origine, per il comprensorio a sud del ponte-diga venivano indicati due scenari aggregativi, «Val Mara» (cinque Comuni del Basso Ceresio) e «Mendrisiotto» (dodici Comuni dell’agglomerato urbano Chiasso-Mendrisio). Dalla consultazione erano emerse un’adesione di massima a questa prospettiva e la necessità di alcuni approfondimenti; era inoltre stata formulata l’ipotesi di riunire i due scenari in un unico Comune. Proprio questa ipotesi di scenario aggregativo unificato è stata ora sottoposta ai Comuni del Mendrisiotto e Basso Ceresio. I Municipi potranno ora approfondire il tema e – entro la fine del mese di ottobre – formulare le proprie osservazioni.

Come noto, l’allestimento del Piano cantonale delle aggregazioni è stato riattivato nel corso dell’estate, dopo che il Tribunale federale ha confermato l’irricevibilità dell’iniziativa costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona». In questo contesto il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di organizzare alcune riunioni interlocutorie preliminari, concentrandosi sui comprensori urbani del Cantone. Anche nel corso dei precedenti incontri – con le autorità dei Comuni degli agglomerati del Luganese e del Locarnese – erano state proposte soluzioni alternative rispetto agli scenari inizialmente contenuti nel PCA.

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi a Bellinzona la quarta seduta ordinaria del 2016 – la 41. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri e dal capo della Sezione enti locali Elio Genazzi, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi. La riunione ha consentito in particolare di verificare lo stato di avanzamento del progetto di riforma istituzionale «Ticino 2020».

Nella riunione odierna la Piattaforma è stata informata riguardo al grado di avanzamento della riforma dei rapporti istituzionali «Ticino 2020». È stato comunicato l’avvio secondo il programma dei lavori da parte dei sette gruppi paritetici, incaricati di analizzare altrettante aree tematiche: previdenza sociale, assistenza, anziani, famiglie, scuola, mobilità e perequazione. La Direzione di progetto si è detta fiduciosa che i tempi vengano rispettati e ha presentato in anteprima la nuova pagina internet dedicata alla riforma, che potrà essere consultata a partire dalla fine del mese di settembre.
In vista della discussione parlamentare sulla manovra di risanamento delle finanze cantonali, la Piattaforma ha preso atto delle proposte di modifica formulate dalla maggioranza della Commissione gestione e finanze del Parlamento.
I rappresentanti dei Comuni hanno poi presentato una serie di osservazioni in merito alla revisione della Legge cantonale sui territori soggetti a pericoli naturali. Il progetto elaborato dal Dipartimento del territorio è considerato una buona base; durante la fase di allestimento del messaggio governativo, andrà ora verificata la coerenza della nuova normativa con i principi della riforma «Ticino 2020», in particolare riguardo alla ripartizione delle responsabilità fra Cantone e Comuni.
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha infine anticipato che saranno prossimamente forniti i dettagli su un nuovo incentivo previsto dalla Legge cantonale sul sostegno alla cultura; i Comuni che sussidiano l’iscrizione dei giovani ad attività organizzate dalle scuole di musica riconosciute potranno, in futuro, beneficiare di un rimborso.
La Piattaforma è stata informata anche su alcune proposte di modifica alla Legge organica comunale, che saranno prossimamente contenute in un messaggio sottoposto al Gran Consiglio; fra i temi affrontati figurano l’applicazione delle multe di competenza comunale, il ruolo degli organi di quartiere e i rapporti con i dipendenti.
In apertura di riunione, è stata ratificata la designazione dei membri che – fino alla fine dell’attuale Legislatura – rappresenteranno i Comuni ticinesi all’interno della Piattaforma. La prossima seduta è prevista per mercoledì 23 novembre.

Aggregazioni: si riparte da tre

Aggregazioni: si riparte da tre

Dal Giornale del Popolo, 31 agosto 2016 | Incontro tra Gobbi e i sindaci dei 15 Comuni. Si riapre il Piano aggregativo del CdS – Non si lavora più su un’unica città da Brissago a Cugnasco, ma su tre macro-Comuni.

È l’ennesima ripartenza, difficile dire se vedrà il traguardo. Di sicuro c’è che a trainare il nuovo progetto di aggregazioni comunali nel Locarnese – di questo stiamo parlando – c’è il Consiglio di Stato. E, comunque vada, l’ultima parola spetterà alla popolazione (che nel 2011 disse “no” nella maggioranza dei Comuni). La notizia è stata data ieri dal Dipartimento delle Istituzioni, il cui direttore Norman Gobbi, ha incontrato nel pomeriggio i sindaci dei 15 Comuni dell’agglomerato del Locarnese per un aggiornamento sul Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Come durante l’incontro dello scorso 11 luglio con i rappresentanti dei Comuni del Luganese, sono state discusse – “in un clima costruttivo”, si precisa nel comunicato stampa – le possibili forme di consolidamento degli scenari aggregativi nell’area urbana. I Municipi potranno formulare le proprie osservazioni entro il 15 ottobre. All’indomani della decisione del Tribunale federale dello scorso giugno di confermare l’irricevibilità dell’iniziativa costituzionale lanciata da Giorgio Ghiringhelli “Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona”, il Cantone ha riattivato l’allestimento del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). In vista della seconda fase di consultazione, che sarà avviata nei prossimi mesi, il Dipartimento delle istituzioni ha così organizzato una serie di incontri con i rappresentanti politici dei comprensori in cui – nella prima fase – erano emerse le maggiori contrarietà, per valutare possibili varianti agli scenari proposti inizialmente. Ricordiamo che il fronte del “no” nel 2011 era rappresentato dai Municipi e dalla popolazione di Comuni “chiave” come Muralto, Minusio e Ascona. «Per quanto riguarda l’area urbana del Locarnese – spiega il Dipartimento guidato da Gobbi nel comunicato ai media – il PCA prevedeva nella prima fase l’unione dei 15 Comuni compresi fra Cugnasco e Brissago, due dei quali (Cugnasco-Gerra e Lavertezzo) limitatamente alle rispettive frazioni sul piano. L’ipotesi aveva suscitato reazioni contraddittorie – dall’adesione al rifiuto – e fatto emergere proposte alternative difficilmente conciliabili». «Dando seguito a una parte delle indicazioni formulate dai Comuni locarnesi nella prima fase di consultazione, durante l’incontro odierno il Dipartimento delle istituzioni ha presentato una variante che consente di rispettare la sostanza degli obiettivi del PCA, individuando tre possibili comprensori all’interno dell’agglomerato suddivisi nel rispetto della loro coerenza funzionale ». Il primo, denominato “Città”, comprenderebbe Locarno (senza Gerre), Losone, Muralto, Orselina, Minusio, Brione s/Minusio, Mergoscia e Tenero-Contra. Il secondo, “Lago”: Ascona, Ronco s/Ascona, Brissago. Infine, il terzo, “Piano”: Gordola, Lavertezzo (piano), Cugnasco- Gerra (piano), Quartiere Gerre di Sotto di Locarno. Per il Comune di Terre di Pedemonte si tratterà, per contro, di valutare il futuro tenuto conto del contesto generale. È su questi scenari che i Municipi potranno pronunciarsi entro metà ottobre.

Scherrer: «Non parliamo più di Grande Locarno»

Nell’attesa delle reazioni degli Esecutivi della regione, abbiamo sentito il sindaco di Locarno Alain Scherrer, che fin dal suo insediamento ha auspicato con forza un rilancio del tema “fusioni”. Il comunicato del Governo parla di un clima positivo. Conferma? «In effetti la riunione si è svolta in un clima sicuramente costruttivo. Non ho visto mura alzate da parte di nessuno. Ho visto colleghi che, se non favorevoli, dimostrano comunque un’apertura mentale positiva; colleghi disposti ad entrare in materia. Questo è importante per partire con il piede giusto. Siamo soddisfatti». «Trovo altresì importante – prosegue il sindaco della città – che a cinque anni dalla votazione popolare consultiva si torni a discutere di aggregazioni. Cinque anni che – è vero – sono volati, ma in cui è cambiato anche molto nella nostra regione». Si pensi al continuo miglioramento delle finanze comunali di Locarno, che non è più la cenerentola della regione. Cosa cambia rispetto alle promesse fatte cinque anni fa alla popolazione? «Dobbiamo chiarire bene da subito cosa vogliamo. E personalmente non voglio più sentire parlare di Grande Locarno, piuttosto di un Nuovo Locarnese. Non si tratta più di parlare di cifre (siano esse relative al numero di abitanti o alle finanze dei futuri eventuali nuovi Comuni). Tanto meno di “potere contrattuale” (ndr. “più siamo uniti più saremo forti di fronte agli enti superiori, Cantone in primis”). Vedo meglio il concetto di vicinanza alle nostre istituzioni ». «Ma soprattutto è sulla qualità dei nostri servizi che un’aggregazione deve puntare. Se riusciamo a migliorarli, a offrire servizi pubblici ancora più efficienti (e quindi qualità di vita migliore) allora sì tutta l’operazione avrà un senso».

Spunta lo scenario dei tre Comuni

Spunta lo scenario dei tre Comuni

Dal Corriere del Ticino, 31 agosto 2016 | Il Cantone mette sul tavolo dei 15 enti locali dell’agglomerato la proposta dei comprensori «Città», «Lago» e «Piano»: fra le novità Losone con la sponda sinistra mentre Lavertezzo è ancora diviso – Consultazione fino a metà ottobre.

Cinque anni. Saranno bastati per cambiare la mentalità del Locarnese e dei suoi abitanti? A Bellinzona sono convinti di sì. E ieri, a Palazzo Marcacci, Norman Gobbi e la sua squadra hanno incontrato i quindici sindaci dell’agglomerato, mettendo sul loro tavolo una nuova proposta per far ripartire il discorso delle aggregazioni comunali, bruscamente arrestatosi nel 2011 dopo le votazioni consultive sugli ultimi progetti. Una sfida non da poco, dalla quale però, ormai, né il direttore del Dipartimento delle istituzioni né la regione affacciata sul Verbano potevano esimersi. Pena, la crescita esponenziale del distacco con il resto del cantone. Almeno dal punto di vista delle fusioni. Dopo il recente verdetto negativo del Tribunale federale sull’iniziativa costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona», il Cantone ha dunque ripreso saldamente in mano le redini del dossier, riattivando l’allestimento del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Il passo iniziale è stata una prima consultazione, aperta alle località interessate. Dando seguito alle loro proposte si è poi giunti all’attuale variante, che, si legge in una nota diffusa ieri dal Dipartimento delle istituzioni, «consente di rispettare la sostanza degli obiettivi del PCA, individuando tre possibili comprensori all’interno dell’agglomerato, suddivisi nel rispetto della loro coerenza funzionale». Comprensori la cui composizione è illustrata nel grafico qui a destra. Ciò che salta subito all’occhio – facendo un confronto con i progetti e le ipotesi del passato – è il «passaggio» di Losone alla sponda sinistra della Maggia, attraverso la proposta di aggregazione con Locarno, Muralto, Orselina, Minusio, Brione sopra Minusio, Mergoscia e Tenero-Contra. Ascona rimarrebbe dunque «solo» con Brissago e Ronco sopra Ascona. Per quanto riguarda il Piano, infine, vengono rispolverate due separazioni che in passato avevano già suscitato reazioni negative: quella del quartiere delle Gerre di Sotto dalla Città di Locarno e quella di Lavertezzo valle dal piano. E in tutto questo discorso c’è anche chi resta in sospeso: Terre di Pedemonte, il cui destino sarà deciso più in là.

Scherrer: «Basta parlare della Grande Locarno

Sarà un Nuovo Locarnese» L’entusiasmo di Alain Scherrer, sindaco di Locarno, per le aggregazioni comunali è «un fuoco sacro». È lui stesso ad affermarlo, aprendo la carrellata di reazioni a caldo raccolte ieri dal Corriere del Ticino, subito dopo la riunione con Norman Gobbi (vedi a sinistra). «Sono evidentemente felicissimo – prosegue – che il Cantone abbia riaperto il dossier. Ora sarà fondamentale partire con il piede giusto: basta parlare di Grande Locarno. Quello che nascerà dovrà essere un Nuovo Locarnese, che porti benefici a tutti i suoi cittadini. Perché – aggiunge Scherrer – il discorso deve essere qualitativo e non quantitativo. Il nostro obiettivo dovranno essere soluzioni che garantiscano a chi vive nella regione servizi buoni e capillari e vicinanza alle istituzioni. In quest’ottica sono molto contento della proposta». Il cambiamento rispetto al passato che salta subito all’occhio nella nuova variante è l’inserimento di Losone nel comparto cittadino. «Già da tempo, come Municipio – commenta il sindaco losonese, Corrado Bianda -, eravamo convinti della necessità di riaprire in qualche modo il discorso di un riordino geografico e istituzionale della regione. Ora ci siamo ed è abbastanza ovvio che il Dipartimento abbia optato per la nuova soluzione, considerati i risultati delle passate votazioni e la posizione di Ascona. A noi un… salto della Maggia non dispiace, a patto però che il discorso vada anche oltre la Ramogna e ancora più a est. Siamo pronti ad aprire il dibattito, ma c’è ancora molto da discutere». Ascona, dal canto suo, accoglie pure con favore la variante a tre poli. «Siamo contenti – commenta il sindaco Luca Pissoglio -, che il Cantone abbia fatto propria quella che, di fatto, è una nostra proposta. Si è dimostrato disponibile e ci è venuto incontro. Ora siamo pronti a lavorare per andare in tale direzione. Sarà però fondamentale il parere della popolazione, perché rimaniamo convinti che un’aggregazione debba partire dal basso». «Per quanto ci riguarda – gli fa eco il sindaco di Muralto Stefano Gilardi – qualsiasi ipotesi di aggregazione potrà essere presa in considerazione unicamente se rispetterà la volontà dei nostri cittadini». Il riferimento, naturalmente, è alla votazione popolare del 25 settembre 2011, che aveva sonoramente bocciato il progetto di fusione a sette Comuni della Sponda sinistra della Maggia (Brione s/ Minusio, Locarno, Mergoscia, Minusio, Muralto, Orselina e Tenero-Contra). «Non siamo contrari di principio a una discussione su eventuali unioni – continua – ad esempio con Orselina, Brione o Minusio, ma, appunto, per noi è essenziale che sia rispettata volontà popolare». «Abbiamo preso atto dei tre scenari proposti dal Cantone – dichiara da parte sua il sindaco di Minusio Felice Dafond – che del resto non si distanziano granché dalla visione presentata in passato. Per noi – spiega – è fondamentale che, qualunque sia la strada che s’intende percorrere, il Comune possa garantire la sua vicinanza ai cittadini e il suo ruolo, fondamentale, di erogatore di servizi». E Lavertezzo? Come già nell’ambito del progetto aggregativo della valle Verzasca – elemento che ne aveva decretato la brusca frenata, la scorsa estate, a seguito dell’accoglimento del ricorso dell’autorità comunale da parte del Tribunale federale – anche in questo caso vedrebbe il suo territorio diviso in due: solo il piano, infatti, andrebbe a unirsi a Gordola, Cugnasco- Gerra e alle Gerre di Sotto. Proprio il nodo della contestata divisione del territorio di Lavertezzo, si ricorderà, era stato alla base della modifica della Legge cantonale sulle aggregazioni e separazioni comunali, approvata dal Gran Consiglio in giugno ed entrata in vigore in questi giorni. Modifica che, dopo le aggregazioni coatte, rende ora possibili, appunto, anche le separazioni forzate. «Preferisco comunque non esprimermi – dichiara il sindaco Roberto Bacciarini – per lo meno finché non avrò discusso della questione con i colleghi di Municipio. Solo allora prenderemo una posizione ufficiale in merito alla nuova visione presentata dal Cantone». Infine vi è il Sonderfall Terre di Pedemonte, che – almeno per ora – rimane fuori dai giochi. «Come del resto – chiosa il sindaco Fabrizio Garbani Nerini – siamo stati noi stessi a chiedere. Il progetto è stato avviato molto a ridosso della nascita del nostro nuovo Comune. Per noi, dunque, sarebbe stato prematuro guardare così lontano. Preferiamo rimanere per un po’ alla finestra, approfittandone per consolidarci. Poi si vedrà. Siamo comunque un caso particolare anche in seno all’agglomerato, considerando che se gli altri hanno ormai caratteristiche decisamente urbane, noi per ora rimaniamo un’unione di villaggi periferici».

Il Locarnese si fa in… tre

Il Locarnese si fa in… tre

Da laRegione, 31 agosto 2016 |Incontro ieri pomeriggio tra il Cantone e i sindaci della regione – Individuati tre possibili comprensori all’interno dell’agglomerato(«Città», «Lago» e «Piano»), i Municipi dovranno pronunciarsi entro il 15 ottobre.

Nuovo scenario per le aggregazioni nel Locarnese, con un agglomerato che da Comune unico si fa in tre, suddividendosi in “Città”, “Lago” e “Piano”. È quanto prospetta e propone il Cantone, sulla base delle indicazioni scaturite nella prima fase di consultazione. Ieri pomeriggio il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi – con il capo della Sezione Enti locali Elio Genazzi – ha incontrato i sindaci dei 15 Comuni dell’agglomerato per un aggiornamento sul Piano cantonale delle aggregazioni (Pca). In un comunicato diffuso dopo la riunione, viene sottolineato che, come durante l’incontro dello scorso 11 luglio con i rappresentanti dei Comuni del Luganese, sono state discusse – in un clima costruttivo – le possibili forme di consolidamento degli scenari aggregativi nell’area urbana. All’indomani della decisione del Tribunale federale sull’iniziativa costituzionale “Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona” – che ne ha confermato l’irricevibilità – il Cantone ha riattivato l’allestimento del Piano cantonale delle aggregazioni (Pca). In vista della seconda fase di consultazione, che sarà avviata nei prossimi mesi, il Dipartimento delle istituzioni ha così organizzato una serie di incontri con i rappresentanti politici dei comprensori in cui – nella prima fase – erano emerse le maggiori contrarietà, per valutare possibili varianti agli scenari proposti inizialmente. Per quanto riguarda l’area urbana del Locarnese, il Pca prevedeva nella prima fase l’unione dei 15 Comuni compresi fra Cugnasco e Brissago, due dei quali (Cugnasco-Gerra e Lavertezzo) limitatamente alle rispettive frazioni sul piano. L’ipotesi, viene ricordato, aveva suscitato reazioni contraddittorie – dall’adesione al rifiuto – e fatto emergere proposte alternative difficilmente conciliabili. Dando seguito a una parte delle indicazioni formulate dai Comuni locarnesi nella prima fase di consultazione, durante l’incontro di ieri il Dipartimento delle istituzioni ha quindi presentato una variante che consente di rispettare la sostanza degli obiettivi del Pca, individuando tre possibili comprensori all’interno dell’agglomerato suddivisi nel rispetto della loro coerenza funzionale: “ Città ” Locarno (senza Gerre), Losone, Muralto, Orselina, Minusio, Brione s/Minusio, Mergoscia, TeneroContra; “ Lago ”: Ascona, Ronco s/Ascona, Brissago e “ Piano ”: Gordola, Lavertezzo (piano), Cugnasco-Gerra (piano), Quartiere Gerre di Sotto di Locarno. Per il Comune di Terre di Pedemonte si tratterà, per contro, di valutare il futuro tenuto conto del contesto generale. Su questi scenari i Municipi potranno ora pronunciarsi entro il 15 ottobre.

‘Ripartire con il piede giusto’

Soddisfatto il sindaco di Locarno Alain Scherrer . “In generale – commenta dopo la riunione – sono felice che si riavvii un discorso aggregativo. Sono trascorsi cinque anni che sono volati, ma è un periodo in cui comunque sono cambiate tante cose a livello regionale. È fondamentale adesso che tutto riparta con il piede giusto. Ci vuole gente che creda in un progetto o che almeno abbia un’apertura per cominciare a pensare a un Comune differente rispetto a quello di oggi ed è importante capire ciò che vogliamo. Personalmente, non voglio più sentire parlare di una “grande Locarno” ma di un “nuovo Locarnese”. Dobbiamo pensare ad un nuovo progetto che porti benefici a tutti i nostri cittadini. Non bisogna quindi ragionare in termini di grande e di quantità, bensì di qualità dei servizi ai cittadini, dato che poi sono loro che devono beneficiare dell’aggregazione».

IL CONSIGLIERE DI STATO NORMAN GOBBI – ‘Non tutti felici ma comunque abbastanza contenti’

«In generale ho avuto la sensazione che i sindaci consultati fossero non tutti felici ma comunque abbastanza contenti. Vedremo dopo la consultazione di metà ottobre». Impressioni positive quelle del consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, dopo l’incontro di ieri pomeriggio che ha rilanciato il tema delle aggregazioni nella nostra regione, arenatosi con la bocciatura dei progetti di Sponda sinistra e Sponda destra nel 2011. «Abbiamo dato seguito – considera – alla consultazione che abbiamo effettuato sugli scenari proposti nel Pca e che aveva avuto un’eco poco positiva riguardo alla creazione di un Comune unico anche se alcuni Comuni si erano espressi a favore. Vi era stata la richiesta di compiere passi intermedi, come per esempio la creazione di un Comune di lago, sostenuto e condiviso come ipotesi da Ascona, Brissago e Ronco sopra Ascona. Ma tale Comune evidentemente dovrà nascere su base volontaria, come tutto il Piano cantonale delle aggregazioni. D’altronde, vi è la necessità di costituire una città del Locarnese che sia comunque di peso cantonale, anche dal punto di vista numerico, se pensiamo che c’è una Lugano con oltre 60mila abitanti e una futura Bellinzona con oltre 40mila. Anche la futura città del Locarnese dovrà raggiungere più o meno quella cifra. Il previsto Comune del Piano risponde ad una collaborazione che già oggi esiste nel comprensorio. In aggiunta abbiamo inserito il quartiere di Locarno Gerre di Sotto, per il quale già attualmente sono in atto delle collaborazioni».

Quanto al Comune di Losone, inserito ora con Locarno e non più con Ascona, Norman Gobbi considera che «c’è già oggi una relazione molto forte di Losone con la città come per esempio la collaborazione per l’approvvigionamento idrico. Esiste anche un’unitarietà territoriale, con il collegamento e l’osmosi esistente tra Losone e il quartiere locarnese di Solduno. C’è quindi l’opportunità di avere una città forte inserendo anche Losone con la sua zona industriale e artigianale che andrebbe a completare quelle di Locarno sul Piano di Magadino».

Ticino 2020: nel Comitato strategico Gobbi, Beltraminelli, Calastri e Croci

Ticino 2020: nel Comitato strategico Gobbi, Beltraminelli, Calastri e Croci

Da La Regione del 1. luglio 2016

Il progetto ‘Ticino 2020′, ovvero la riforma dei flussi finanziari e delle competenze tra Cantone e Comuni, entra nella sua fase operativa. Il Consiglio di Stato ha infatti designato i membri dei gruppi di lavoro. L’organizzazione di progetto, segnala il governo in una nota, sarà garantita da un Comitato strategico e da un Comitato guida, con competenze tecniche. Del primo fanno parte i consiglieri di Stato Norman Gobbi (presidente) e Paolo Beltraminelli, il responsabile dell’Associazione dei Comuni ticinesi Riccardo Calastri e il sindaco di Mendrisio Carlo Croci. La direzione di progetto – “dotata di un Gruppo operativo formato da alcuni funzionari” – è stata assegnata al capo della Sezione enti locali Elio Genazzi, in rappresentanza del Cantone, e a Michele Passardi (Comuni). Sono inoltre stati costituiti sette gruppi di lavoro. Sei approfondiranno i seguenti temi: previdenza sociale, assistenza, famiglie, anziani, scuole e mobilità. Il settimo gruppo la perequazione. Le loro proposte sono attese entro la fine di quest’anno.

Ticino 2020, via al cantiere

Ticino 2020, via al cantiere

Da RSI.ch l Fatti i gruppi di lavoro. La tempistica: nel 2018 il progetto arriverà in Gran Consiglio. È ufficialmente partito il progetto Ticino 2020, che si propone di ridefinire e facilitare i rapporti fra il Cantone e i comuni. Il Consiglio di Stato ha infatti definito i membri dei gruppi di lavoro.

La struttura organizzativa decisa l’8 giugno prevede un comitato strategico con quattro membri (i consiglieri di Stato Norman Gobbi e Paolo Beltraminelli, il presidente dell’Associazione dei comuni ticinesi Riccardo Calastri e il sindaco di Mendrisio Carlo Croci) un comitato guida composto da dieci persone, una direzione di progetto con a capo Elio Genazzi della sezione enti locali e Michele Passardi in rappresentanza delle località.

I gruppi di lavoro saranno sette di quattro persone ognuno: sei affronteranno compiti legati ad ambiti tematici quali la previdenza sociale, l’assistenza, le famiglie, la politica degli anziani, le scuole e la mobilità, mentre l’ultimo si occuperà di perequazione. Le loro proposte di soluzione dovranno scaturire entro fine anno, nel 2017 saranno tradotte in modifiche di legge che nel 2018 arriveranno all’attenzione del Gran Consiglio. L’attuazione della riforma, che prevede il riassetto delle amministrazioni cantonale e comunali, avverrà a partire dal 2019.

Comuni: è via libera alle scissioni coatte

Comuni: è via libera alle scissioni coatte

Dal Corriere del Ticino del 21 giugno 2016

Norman Gobbi: «Volontà popolare rispettata» – Simone Ghisla: «A rischio l’autonomia degli enti»

Dopo le aggregazioni coatte, ora anche le separazioni forzate sono diventate realtà e trovano fondamento nella legge. È quanto ha deciso a stretta maggioranza il Gran Consiglio che con 38 voti favorevoli, 32 contrari e 6 astensioni, ha dato luce verde alla modifica della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (LAggr), accogliendo il rapporto elaborato da Omar Balli (Lega). Ma procediamo con ordine. La questione delle scissioni coatte era tornata all’auge dell’attenzione politica dopo il 25 agosto 2015 il Tribunale federale aveva accolto il ricorso inoltrato dal Comune di Lavertezzo. Nel dettaglio, l’Ente locale si era rivolto ai giudici dell’Alta Corte contestando il decreto legislativo del marzo 2014, che prevedeva l’aggregazione di Brione Verzasca, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e dei territori in valle dei Comuni di Cugnasco-Gerra e, appunto, Lavertezzo. Ma c’è un ma. Alle urne, i cittadini di Lavertezzo avevano espresso un voto globalmente negativo, ad eccezione della frazione in Valle di Lavertezzo. Il decreto avallato dal Gran Consiglio prevedeva dunque la scissione coatta di quest’ultima. Una decisione però contestata e portata dinnanzi al Tribunale federale che ha così mostrato pollice verso al Consiglio di Stato, poiché la «Legge accenna solo alle aggregazioni coatte, non alle separazioni». Chiamato a colmare una lacuna giuridica, il Parlamento ha così dovuto decidere se introdurre nell’attuale legge la separazione forzata. E qui, le posizioni in aula si sono spaccate. Da un lato i sostenitori del rapporto di maggioranza – Lega, PLR, PS e Verdi – hanno sottolineato come «la modifica mira a sopperire alla lacuna dell’attuale norma per poter procedere, in determinati scenari e date determinate premesse, a scissioni coatte di comparti di territorio quali frazioni o quartieri», ha esordito Balli. «Il bene della Verzasca sta a cuore a tutti», ha così replicato il relatore di minoranza Simone Ghisla (PPD), «ma è opportuno limitare la portata del campo d’applicazione della Legge aggiungendo che lo scorporo di una parte del comune può avvenire solo se esso non è contiguo. La modifica di legge, così come da noi presentata, permette di risolvere il caso della Verzasca senza mettere nelle mani di Governo e Parlamento un potere di disgregazione eccessivo che rischia di essere un’arma forte con i deboli e viceversa». O, per dirlo con le parole di Paolo Pamini (La Destra), «dare al Governo un cannone per sparare sui passeri». E se i contrari si sono più volte appellati all’autonomia comunale, secca è stata la risposta di Gianrico Corti (PS): «Questi sono discorsi da fantapolitica. Discorsi retrò che mi fanno pensare alle lotte di fine ‘800. Mentre qui si guarda al futuro, a Ticino 2020». «Chi crede che l’Esecutivo sia così folle da portare avanti un progetto d’aggregazione senza prendere in considerazione il parere dei cittadini?» ha replicato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi che ha sottolineato come «l’evoluzione del territorio tiene conto della volontà popolare come pure delle tradizioni».