Approvata la scissione coatta

Approvata la scissione coatta

Dal Giornale del Popolo del 21 giugno 2016

Nella legge sarà inserita la possibilità di separazioni coatte anche di comparti di territori. Gobbi: «Colmiamo una lacuna di legge».

Di stretta maggioranza (38 deputati favorevoli, 32 contrari e 5 astenuti) il Parlamento ha approvato il rapporto del leghista Omar Balli che seguiva la proposta del Governo su una questione aggregativa. Si trattava, in sostanza, di colmare una lacuna legislativa che riguarda la possibilità di effettuare delle separazioni coatte di alcuni territori comunali. Una lacuna giuridica nata dal recente caso della Verzasca sul quale il Tribunale federale (TF) aveva annullato una decisione del Gran Consiglio. Nel caso particolare aveva accolto un ricorso del Comune di Lavertezzo che contestata la separazione coatta di un suo comparto. Il relatore del rapporto Omar Balli ha messo in evidenza la mancanza normativa e ha precisato che ciò non cambia nulla sulle aggregazioni coatte dei Comuni in quanto tali. «Sarà facile o difficile come lo è stato finora. Ma almeno si recepisce quanto deciso dal TF». E sul rapporto di minoranza sottolinea: «introduce criteri che limitano il margine di manovra del Consiglio di Stato. Al limite c’è sempre il Gran Consiglio che può correggere il tiro». Il relatore del rapporto di minoranza Simone Ghisla (PPD) ha invece evidenziato come questa modifica di legge è lesiva per l’autonomia comunale. «Invece si può benissimo dare seguito alle richieste del Tribunale federale, correggendo senza porre un potere eccessivo nelle mani dell’Esecutivo o del Legislativo cantonale». Dello stesso parere anche Fabio Battaglioni (PPD) in quanto il processo aggregativo coinvolge le comunità locali e la modifica di legge, invece, è imposta dall’alto. «Evitiamo di creare problemi più importanti». Anche per Paolo Pagnamenta (PLR) «il principio della separazione coatta è discutibile e per cambiare una legge così importante occorre una contestualizzazione più importante ». «Chiediamo solo di tappare una piccola falla al bastimento delle aggregazioni» ha ribadito Gianrico Corti (PS). Da parte sua Claudia Crivelli Barella (Verdi) ha sostenuto il rapporto di Balli. Il No è invece arrivato da Paolo Pamini in quanto «se si cambia una legge anche lo spirito che esprime muta. Non apriamo quel vaso di Pandora ». Norman Gobbi ha tenuto a precisare che il Consiglio di Stato «non è folle e non è intenzionato a usare questo nuovo strumento senza considerare la popolazione coinvolta. E ricordo che in ultima analisi è sempre stato il popolo a dire la sua». Il consigliere di Stato ha puntualizzato che lo scopo è quello di continuare con la politica delle aggregazioni, tenendo però in considerazione quanto detto dal Tribunale federale e lasciando all’Esecutivo un certo margine di apprezzamento».

La scissione coatta è realtà

La scissione coatta è realtà

Da RSI.ch l Il Gran Consiglio ha approvato di misura la modifica della legge sulle aggregazioni

La scissione coatta è ora possibile. Il Gran Consiglio ticinese, nella sua ultima seduta prima delle vacanze estive, ha approvato – con 38 voti favorevoli, 32 contrari e 5 astenuti – la modifica della legge sulle aggregazioni e separazioni dei comuni del 16 dicembre 200; favorevoli Lega, PLR, PS e Verdi, contrari PPD e la Destra.

La modifica – ricordiamo – si è resa necessaria in seguito ad una sentenza del tribunale federale del 25 agosto 2015, sull’aggregazione del nuovo comune di Verzasca (vedi correlati, ndr.).

“Dobbiamo sopperire alla lacuna nell’attuale legge per poter procedere, in determinati scenari e date determinate premesse, a scissioni anche coatte di comparti di territori”, ha ribadito il direttore del dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi.

Una posizione che la sala ha fatto propria, seppur con una maggioranza risicata.

Il Governo ratifica i conti consuntivi 2014 di Rovio

Il Governo ratifica i conti consuntivi 2014 di Rovio

Il Consiglio di Stato ha ratificato d’ufficio – con risoluzione governativa dell’8 giugno 2016 – i conti consuntivi del Comune di Rovio e della sua Azienda acqua potabile per l’anno 2014, che erano stati respinti dal Consiglio comunale nello scorso mese di marzo. Alla crescita in giudicato della decisione governativa, il processo di recupero dei noti ritardi contabili sarà in buona parte completato.

Anche per quanto concerne la funzionalità amministrativa, il Comune di Rovio si é nel frattempo dotato delle risorse necessarie per assicurare il corretto svolgimento delle mansioni affidate all’Amministrazione comunale; una condizione irrinunciabile per assicurare alla popolazione servizi efficienti. Possono dunque esser ritenuti sostanzialmente raggiunti gli obiettivi della risoluzione governativa del 4 maggio scorso con la quale il Consiglio di Stato, quale Autorità di vigilanza sui Comuni, aveva designato su proposta del Dipartimento delle istituzioni un Coordinatore dell’attività del Municipio.
Il Coordinatore Loris Zanni era stato designato dal Governo per il periodo maggio/dicembre 2015, e in seguito il Municipio di Rovio – in attesa del definitivo consolidamento dell’Amministrazione – aveva deciso di prolungare la collaborazione sino allo scadere della Legislatura, nello scorso mese di aprile, così da consolidare la situazione contabile e amministrativa del Comune.
La Sezione degli enti locali ha recentemente incontrato il nuovo Municipio di Rovio – eletto in occasione delle elezioni comunale del 10 aprile scorso – per condividere gli obiettivi del quadriennio appena iniziato. L’auspicio è che la vita politica del Comune, grazie al recupero delle procedure arretrate, al completamento dei ranghi dell’Amministrazione e all’impegno dei rappresentanti politici eletti, possa ritrovare i propri equilibri e guardare al futuro con fiducia e ottimismo, a vantaggio della popolazione.

Più sicurezza grazie al miglior presidio del nostro territorio

Più sicurezza grazie al miglior presidio del nostro territorio

Dal Mattino della Domenica del 12 giugno 2016
La collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali è fondamentale

L’uniforme blu. Un tratto caratteristico dei nostri agenti di Polizia, siano essi della cantonale o della comunale. Agli occhi dei cittadini poco importa se a tutelare la nostra sicurezza sia un agente della Polizia cantonale o della comunale. L’importante è che un bene fondamentale e primario sia garantito: la sicurezza di tutta la popolazione. Un obiettivo che, come non mi stancherò mai di ripetere, ho sempre messo al centro del mio operato sin dalla mia entrata in Governo nel 2011, intraprendendo diversi progetti volti ad accrescere la sicurezza del Ticino e dei Ticinesi. Uno degli aspetti principali della strategia di rafforzamento della sicurezza nel nostro Cantone è appunto quello relativo al miglioramento della collaborazione tra tutti gli attori attivi sul nostro territorio, a cominciare proprio dalla Polizia cantonale e dalle Polizie comunali.
In questo contesto, nel 2012 un primo e importantissimo passo è stato fatto con l’entrata in vigore della legge che disciplina la collaborazione tra la Polizia cantonale e quelle comunali. Una legge che persegue l’obiettivo di migliorare il presidio del territorio e di rendere l’operato delle forze dell’ordine più efficace. Un’efficacia che si traduce anche con la maggior presenza degli agenti sul terreno, che rivela molto importante specialmente agli occhi dei cittadini, i quali a giusta ragione vogliono “vedere e sentire” la nostra polizia ticinese. Un obiettivo che occorre raggiungere attraverso il coordinamento delle forze dell’ordine, in modo che queste possano meglio controllare il territorio e soprattutto intervenire in maniera più rapida qualora fosse necessario. Per concretizzare la collaborazione tra le forze di polizia, il Dipartimento delle istituzioni da me diretto sta portando avanti un importante lavoro insieme ai partner istituzionali che si occupano di sicurezza nei cosiddetti “Comuni-Polo”, che fungono da punti di riferimento nelle diverse regioni.
In quest’ottica, ho introdotto negli ultimi anni dei momenti d’incontro con i Municipali di riferimento e i rappresentanti delle Polizie comunali, per poter svolgere un lavoro di coordinamento e di gestione del territorio ancor più mirato ed efficace. Un cammino che intendo continuare a percorrere anche nell’avvenire coinvolgendo i diversi attori. La sicurezza è infatti un bene comune che può essere garantito solamente attraverso sforzi comuni. Dal Cantone ai Comuni passando naturalmente dai cittadini, le nostre preziose sentinelle sul territorio. Sentinelle che hanno però bisogno di riconoscersi nelle Autorità chiamate ad assicurare la loro sicurezza, di riconoscersi nella loro polizia e in quelle uniformi blu che ogni giorno lavorano con impegno per la sicurezza del nostro Cantone e di tutti i cittadini. Avanti così, dunque, per una sempre maggior collaborazione tra le forze dell’ordine, per una sempre maggior vicinanza delle stesse con il Popolo ticinese!

Calcio d’inizio per Ticino2020

Calcio d’inizio per Ticino2020

dal Giornale del Popolo del 9 giugno 2016

Ieri a Massagno c’è stato il primo faccia a faccia sulla riforma tra il ministro Gobbi e i rappresentanti di tutti i Comuni del distretto. Le prime reazioni sono state positive

Euro 2016? No, Ticino 2020. Questa settimana alle nostre latitudini sicuramente l’evento non più atteso – ma comunque da sottolineare per le sorti del nostro cantone – è stato l’appuntamento che ieri sera, alle scuole comunali di Massagno, si sono dati il consigliere di Stato Norman Gobbi e i rappresentanti di tutti i Comuni nell’Ente Regionale di Sviluppo del Luganese (ERS-L). Un incontro che è stato il primo vero e proprio faccia a faccia tra il direttore del Dipartimento delle Istituzioni e i Comuni sulla madre di tutte le riforme, il cui scopo ultimo, ha ricordato Gobbi, «non è vedere chi ci perde o chi ci guadagna tra Cantone e Comuni», bensì «tornare a rispettare il principio di sussidiarietà alla base del nostro federalismo, che, ce lo riconoscono in tanti, finora è sempre stato efficiente. Ticino 2020 è la conseguenza della lettura che abbiamo fatto a livello cantonale di una realtà con dei Comuni sempre più diversi e non più tutti in grado di fare le stesse cose. Ciò ha portato a centralizzare, a un federalismo d’esecuzione. Un fenomeno che comporta dei malesseri i quali anch’io, che sono stato rappresentante di un Comune, ben conosco», ha concluso il ministro, ma non prima di ribadire che «Ticino 2020 è stato un progetto voluto, sviluppato e che da oggi in poi sarà applicato». Applicazione la cui direzione è stata affidata al capoufficio della sezione enti locali, Elio Genazzi, e, in rappresentanza dei Comuni, a Michele Passardi (si veda anche pagina 5). Proprio quest’ultimo ieri ha illustrato quali saranno i gangli vitali che dovranno essere toccati per rifondare i rapporti tra Cantone e Comuni e con quale tabella di marcia. «La revisione della perequazione e il riassetto istituzionale (che comprende in particolare il piano cantonale delle aggregazioni ndr) sono due aspetti distinti, ma che sono legati ». Spiegato in estrema sintesi, lo scopo della riforma Ticino 2020 sarà quello di ridistribuire i compiti tra i due livelli istituzionali (tendenzialmente più funzioni ai Comuni e meno al Cantone). «Ciò andrà fatto garantendo un corretto finanziamento a ciascuno, senza che nessuno si ritrovi in una situazione peggiore di quella attuale, e, soprattutto diminuendo globalmente la spesa pubblica o mantenendola al massimo uguale a ora. Per fare ciò bisognerà usare gli strumenti giusti, ovvero la perequazione diretta e la correzione dei moltiplicatori». Già perché, ha ricordato Passardi, attualmente i flussi, diretti e indiretti (questi ultimi andranno eliminati), tra Cantone e Comuni sono una giungla. Sotto la lente d’ingrandimento della riforma sono stati messi perciò, in «priorità 1», le questioni che competono previdenza sociale, assistenza, anziani, famiglie, scuola, mobilità e, per l’appunto la perequazione, ovvero i compiti condivisi più onerosi e che storicamente hanno creato più fibrillazioni tra gli enti di ogni livello. Ma oltre che sui punti sensibili, il Dipartimento delle istituzioni ha fatto chiarezza su quali saranno gli organi che dovranno chinarsi su questi e altri temi e quale sarà la tempistica con cui portare in porto Ticino 2020. Ciascuno di questi temi avrà un suo gruppo di lavoro (paritetico) ed «entro la metà del 2017 saranno presentate proposte di decreti legislativi e messaggi governativi, così da consentire entro il 2018 la discussione parlamentare su un primo pacchetto di misure per riorganizzare i rapporti fra il Cantone e gli enti locali e giungere all’applicazione progressiva entro il 2020», ha concluso Passardi, non senza prima ribadire che «certo, sono tempi lunghi, ma perché grandi verosimilmente saranno i cambiamenti in certi settori». Parole queste che hanno trovato il consenso anche di uno dei sindaci più sensibili su questo fronte, ovvero Giovanni Cossi di Vernate. «Parlando a nome dei rappresentanti dei Comuni paganti, sono estremamente soddisfatto, perché la revisione della legge sulla perequazione finanziaria intercomunale finalmente è stata messa sull’attico e non relegata al terzo piano». Positivo anche il commento a caldo del sindaco di Canobbio, Roberto Lurati. «Ho l’impressione che ora ci sia la volontà d’intraprendere un cammino nuovo. Comunque c’è una pecca: avrei voluto vedere in “priorità 1” anche altri temi ambientali che non siano solamente la mobilità». Infine un buon auspicio è stato espresso anche dal sindaco di Massagno, Giovanni Bruschetti, rieletto ieri sera alla testa dell’ERS-L. «Questa è una riforma di tutti, un progetto nostro, che merita di essere seguito con impegno da parte di ciascuno di noi». LE ALTRE NOMINE NELL’ERS-L: Sono stati nominati nel comitato direttivo (ridotto da 7 a 5 membri) anche Paolo Romani (sindaco di Novaggio), Franco Voci (municipale di Torricella- Taverne). Riconfermati Michele Foletti per Lugano e la sindaco di Collina d’Oro Sabrina Romelli (vicepresidente). Inoltre l’ERS-L ha una nuova direttrice: Roberta Angotti.

Cantone-Comuni C’è molto da rivedere

Cantone-Comuni C’è molto da rivedere

Dal Corriere del Ticino del 9 giugno 2016, un articolo a cura di John Robbiani

Norman Gobbi presenta in anteprima ai municipali del Luganese il progetto «Ticino 2020» L’obiettivo è riformare radicalmente entro un anno la ripartizione degli oneri e dei compiti

Il Governo e in particolare il Dipartimento delle istituzioni l’avevano più volte annunciato e ventilato per rispondere anche alle sempre più vigorose critiche provenienti dai Municipi ticinesi in merito al ribaltamento degli oneri e dei compiti dal Cantone ai Comuni. Ora il progetto «Ticino 2020» ha un volto. Ieri il consigliere di Stato Norman Gobbi, a margine dell’assemblea dell’ente regionale di sviluppo del Luganese, ha presentato in anteprima il progetto e lo ha fatto rivolgendosi proprio ai municipali del Distretto che, probabilmente, più di tutti in Ticino hanno accusato il Governo di «sbolognare» alle amministrazioni locali costi e compiti eccessivi in nome del risanamento finanziario cantonale. Gobbi è partito da una constatazione: «Si assiste a un lento deterioramento del federalismo elvetico nei rapporti fra Cantone e Comuni».

Strategia in cinque punti

Un deterioramento a cui, appunto, «Ticino 2020» vuole dare un freno con una strategia in 5 punti. Il primo prevede una riorganizzazione territoriale dei Comuni (e dunque la riattivazione del Piano cantonale delle aggregazioni). Questo perché, secondo Gobbi, «in Ticino esistono Comuni molto diversi e non tutti sono in grado di svolgere gli stessi compiti». Il ministro ha fatto l’esempio di Corippo (12 abitanti) e di Lugano (69.000) e ha lasciato intendere che un rafforzamento dei Comuni rappresenta la base dell’intero progetto. Il secondo punto riguarda il riordino dei compiti e dei flussi, cui seguirebbe una revisione della perequazione finanziaria e in contemporanea una riorganizzazione dell’efficienza cantonale e un riassetto delle organizzazioni comunali.

Compensazioni
Gobbi era affiancato in sala da Michele Passardi, che di «Ticino 2020» è co-direttore di progetto. I due hanno spiegato che in futuro (un decreto legislativo potrebbe essere presentato nella primavera del 2017) «i compiti trasferiti da un livello all’altro dovranno essere accompagnati, dove necessario, da un adeguato finanziamento» e «a parità di prestazioni offerte e a garanzia del principio di efficienza produttiva, gli oneri complessivi a carico di Cantone e Comuni saranno inferiori o al massimo uguali a quelli attuali». La neutralità della spesa dovrà comunque essere soddisfatta a livello globale e non per singolo Comune. «Tuttavia – è stato illustrato – non si può permettere che un Comune si ritrovi con una situazione sensibilmente peggiore rispetto a quella iniziale» e dunque verrà presa in considerazione la possibilità di elargire contributi e compensazioni. Si vuole dunque ottenere servizi razionali e maggiori qualità per i cittadini, più autonomia decisionale per gli enti locali, l’aggiornamento dei compiti assunti dallo Stato e la semplificazione dei rapporti Cantone-Comuni.

Moltiplicatori e fiscalità
Uno strumento che permetterà di «neutralizzare» gli effetti di «Ticino 2020» sarà la perequazione diretta e la correzione fiscale attraverso i moltiplicatori.
Ente regionale: nuovi volti
Oltre che per assistere alla presentazione di «Ticino 2020» l’assemblea dell’ente regionale era stata convocata per eleggere il suo nuovo comitato esecutivo per il quadriennio 2016-2020. Comitato i cui membri passa da 7 a 5.
Confermati gli uscenti Giovanni Bruschetti (presidente, di Massagno), Michele Foletti (Lugano) e Sabrina Romelli (Collina d’Oro). Al loro fianco sono stati nominati praticamente all’unanimità Paolo Ramoni (Novaggio) e Franco Voci (Torricella-Taverne). Durante l’assemblea è stato ricordato come, durante la scorsa legislatura, sono stati finanziati 73 progetti imprenditoriali (per un totale di circa 2 milioni di franchi) che hanno generato 13 milioni di investimenti sul nostro territorio.

La sentenza Un no secco alle megafusioni

La sentenza Un no secco alle megafusioni

Dal Corriere del Ticino del 4 giugno 2016, un articolo a cura di Michelle Cappelletti

Il Tribunale federale ha respinto il ricorso sull’iniziativa per le aggregazioni nel Bellinzonese e nel Locarnese Ghiringhelli: «Accetto sportivamente il risultato» – Gobbi: «Vista l’apatia occorrerà prima o poi decidere»

«Accetto sportivamente il risultato. Ho però la coscienza tranquilla di chi sa di aver fatto il possibile per far uscire il Locarnese dal suo isolamento». Questa la reazione di Giorgio Ghiringhelli (Il Guastafeste), promotore nel 2012 dell’iniziativa popolare costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona», alla decisione del Tribunale federale di Losanna che ne ha respinto il ricorso. L’oggetto del contendere era infatti la ricevibilità dell’iniziativa, che era riuscita con 11.588 sottoscrizioni e che prevedeva la creazione di due città nel Locarnese e nel Bellinzonese entro il 2017 e tramite una votazione popolare cantonale. Nell’ottobre del 2013 il Gran Consiglio aveva infatti sancito l’irricevibilità, decisione contro cui Ghiringhelli aveva ricorso. E oggi, dopo 2 anni e mezzo, si può mettere il punto a questa vicenda. «È la prima volta in Svizzera che veniva proposta un’aggregazione seguendo la via dell’iniziativa costituzionale – sottolinea Ghiringhelli – nessuno poteva prevedere come sarebbe andata a finire». Al centro del dibattimento, iniziato ieri mattina a Losanna alle 9 e protrattosi per circa 3 ore, vi era l’articolo 5 della «Carta europea dell’autonomia locale», ratificata dalla Svizzera nel 2005: in sostanza, secondo il trattato, i cittadini dei Comuni interessati hanno il diritto di pronunciarsi per primi tramite una votazione consultiva. L’iniziativa è stata quindi giudicata contraria al diritto superiore. A Ghiringhelli resta però un po’ di amaro in bocca: «È la prima volta in Svizzera che un’iniziativa popolare viene dichiarata irricevibile perché in contrasto con un trattato europeo. I tre giudici hanno dato un’interpretazione molto rigida, che non viene osservata da nessun altro Paese europeo: hanno fatto i papisti più del Papa». Il capo della Sezione degli Enti locali Elio Genazzi , presente all’udienza pubblica di ieri, ha precisato: «La tesi che ha prevalso e che ha quindi rigettato il ricorso è stata quella di dire che si sarebbe dovuti andare al voto solo dopo che i cittadini ticinesi sono stati messi al corrente delle opinioni dei cittadini dei territori interessati, che era poi il motivo per il quale il Gran Consiglio aveva approvato l’irricevibilità dell’iniziativa. Per i dettagli occorre però attendere la pubblicazione delle motivazioni».
Rimane ancora l’iniziativa popolare costituzionale lanciata nel 2013 dal sindacato VPOD, primo firmatario Raoul Ghisletta, riuscita con 11.271 firme. «Era stata tenuta in stand-by dal Gran Consiglio in attesa di vedere cosa decideva il Tribunale federale, quindi anche questa dovrebbe essere dichiarata irricevibile per lo stesso motivo», ci ha detto Ghiringhelli. Diverso il parere del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi : «L’iniziativa promossa dalla VPOD ha il vantaggio di considerare tutto il territorio cantonale, da Airolo a Chiasso e da Lumino a Brissago, cosa che invece il progetto di Ghiringhelli non prevedeva. Probabilmente questo è stato l’elemento che ha fatto pendere l’ago della bilancia verso il rigetto del ricorso». Ora le Istituzioni possono riprendere con i dossier relativi all’iniziativa VPOD e al Piano cantonale delle aggregazioni, «che deve essere consolidato», aggiunge Gobbi, «per questo incontreremo i sindaci del Luganese». Resta ancora da definire il piano d’attuazione: «Il Cantone ha cercato di stimolare le aggregazioni dall’alto, ma sempre attendendo una partenza dal basso. Ma se ci sono situazioni in cui non si vuole decidere a un certo punto credo sia importante partire: uno degli elementi che sollevava Ghiringhelli era proprio l’apatia sul tema aggregativo del Locarnese», ha sottolineato Gobbi.

le tappe
marzo 2012
Giorgio Ghiringhelli (Il Guastafeste) lancia l’iniziativa popolare costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona», che chiede di inserire nella Costituzione cantonale un articolo che stabilisce l’aggregazione di 17 Comuni nel Bellinzonese e di 18 Comuni nel Locarnese tramite votazione cantonale. Le firme raccolte sono state 11.588.
14 ottobre 2013
Il Gran Consiglio dichiara irricevibile l’iniziativa popolare costituzionale con 50 voti contrari alla ricevibilità, 24 favorevoli e 1 astenuto. Due i rapporti che approdano nell’aula parlamentare: uno favorevole di Bruno Cereghetti (PS) e uno contrario di Carlo Luigi Caimi (PPD).
13 novembre 2013
Il Comitato promotore dell’iniziativa presenta ricorso al Tribunale federale (TF) di Losanna.
3 giugno 2016
Durante un’udienza pubblica, ieri il TF ha deciso di respingere il ricorso. Il Gran Consiglio deve però ancora esprimersi sulla ricevibilità di un’altra iniziativa costituzionale, «Rafforziamo i Comuni», primo firmatario Raoul Ghisletta, che prevede la creazione di 15 Comuni forti in Ticino.

Gobbi: ‘Chiuso il periodo d’incertezza’

Gobbi: ‘Chiuso il periodo d’incertezza’

Da LaRegione del 4 giugno 2016

«Il Piano cantonale delle aggregazioni, voluto dal Consiglio di Stato nell’ambito della riforma ‘Ticino 2020’, è una visione che può essere stimolata dal basso, come peraltro è capitato con l’aggregazione di Bellinzona o anche dall’alto, ma col rispetto della volontà popolare chiamata a esprimersi su questi processi. La sentenza di oggi [ieri, ndr], dunque, non muta il nostro iter, ma anzi fa chiarezza». Così Norman Gobbi , direttore del Dipartimento delle istituzioni, da noi sollecitato a ‘botta calda’, subito dopo il verdetto – a lungo discusso – dell’Alta Corte losannese. Nel caso specifico, quello dell’iniziativa Ghiringhelli, si sarebbe votato solo sul destino di alcune specifiche realtà, per quanto importanti, ovvero Bellinzona e Locarno. «E questa era senz’altro una criticità dell’iniziativa che toccava, appunto, solo una parte del cantone e non l’intero territorio ma per la quale però votava l’intero comprensorio cantonale» precisa ancora Gobbi. Resta aperto il destino di un’altra iniziativa popolare, sempre sulle aggregazioni, lanciata dal sindacato Vpod «ma quest’ultima coinvolge l’intero territorio cantonale» osserva il consigliere di Stato che peraltro non si dice stupito del verdetto finale. «Si sapeva che sarebbe stata una decisione ‘tirata’ perché le interpretazioni potevano reggere in entrambi i casi, ricevibile o meno». Nella sentenza maturata ieri in Tribunale federale si fa riferimento al diritto internazionale e, in particolare, alla ‘Carta europea dell’autonomia locale’ ratificata dalla Svizzera nel 2005 che prevede il parere preliminare delle collettività locali interessate, passaggio escluso dall’iniziativa Ghiringhelli. In ogni caso ora c’è più chiarezza, osserva una nota del Dipartimento delle istituzioni. E un obiettivo politico è comunque già stato raggiunto con la nascita della nuova Bellinzona. A questo punto si procederà col progetto ‘Ticino 2020’ che “intende rivedere completamente i rapporti fra Cantone e Comuni” come precisa la nota dipartimentale.

Iniziativa «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona»

Iniziativa «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona»

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto della sentenza con la quale il Tribunale federale, nell’audizione pubblica odierna, ha dichiarato irricevibile l’iniziativa costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona», confermando la decisione del Parlamento ticinese. I lavori di consolidamento del Piano cantonale delle aggregazioni possono ora proseguire.

Il Tribunale federale ha confermato la decisione del Gran Consiglio, risalente all’ottobre 2013, riguardo all’irricevibilità dell’iniziativa costituzionale. È stato in particolare ribadito come il testo – presentato il 20 marzo 2012 e sottoscritto da 11.558 cittadini – risultasse in conflitto con il diritto internazionale (articolo 5 della carta europea dell’autonomia locale).
Da un punto di vista politico, il Dipartimento delle istituzioni tiene a sottolineare che uno degli obiettivi dell’iniziativa è già stato raggiunto, con la nascita della Nuova Bellinzona. Nel frattempo, un cambiamento epocale per il futuro delle istituzioni ticinesi ha inoltre preso forma con l’avvio dei lavori per la riforma «Ticino 2020», che intende rivedere completamente i rapporti fra Cantone e Comuni. In questo fondamentale cantiere si inserisce anche il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA); l’attesa decisione odierna del Tribunale federale pone fine a un lungo periodo di incertezza, e permetterà di proseguire il processo di consolidamento di questo documento strategico.

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea generale dell’Alleanza patriziale (ALPA) del 28 maggio 2016

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea generale dell’Alleanza patriziale (ALPA) del 28 maggio 2016

– Fa stato il discorso orale –

Signor Presidente,
Signore e signori membri del Comitato direttivo,
Gentili Signore, Egregi Signori,
Cari concittadini patrizi,

vi saluto a nome Consiglio di Stato e vi ringrazio per il cortese invito a partecipare anche quest’anno alla vostra assemblea generale. Un appuntamento immancabile nella mia agenda di Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni. Un incontro che mi permette di dialogare direttamente con tutti voi rappresentanti dei nostri Patriziati che, nel contesto comunale in profonda evoluzione nel quale ci troviamo, hanno visto mutare e accentuarsi il loro ruolo di testimoni e sentinelle delle identità locali.

Quest’anno l’Alleanza patriziale ha scelto di riunirsi a Sonogno, in cima alla Valle Verzasca. Una Valle incantevole che negli scorsi anni è stata caratterizzata dal tentativo di costruire un unico Comune. È una nave che non è ancora giunta in porto, ma la rotta è tracciata. Segnali positivi e incoraggianti arrivano in questo senso dai 9 Patriziati di Verzasca e Piano (Brione, Corippo, Cugnasco, Frasco, Gerra, Gordola, Lavertezzo, Sonogno e Vogorno) che da tempo manifestano un rinnovato entusiasmo nella gestione dei loro enti, ma anche, e soprattutto, nella collaborazione reciproca. Saluto quindi con particolare soddisfazione l’iniziativa dei Patriziati verzaschesi di riunirsi regolarmente per discutere di problematiche comuni che spesso oltrepassano i confini dei singoli enti. Pur nel rispetto delle autonomie locali, questo approccio positivo e costruttivo permette un reciproco scambio di conoscenze ed esperienze, nell’ottica di ottenere una gestione della cosa pubblica ancor più efficace.

In questo contesto è ammirevole constatare come rimane sempre immutato il ruolo dei Patriziati quali custodi, gestori e promotori del nostro territorio e quali partner affidabili di tutti i nostri Comuni. Soprattutto ai nostri giorni, quando tutti gli enti pubblici sono chiamati ad adattarsi alle sfide dettate dai tempi in cui viviamo. A questo proposito il Governo ha dovuto chinarsi in tempi recenti sul risanamento delle finanze cantonali per migliorare in modo incisivo e coraggioso lo stato di salute precario dei conti statali. Una sfida difficile, ma condivisa da tutti noi Consiglieri di Stato. Ognuno ha dovuto fare la propria parte identificando una serie di misure da attuare per riuscire a centrare l’obiettivo che ci siamo prefissati: recuperare 180 milioni e raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2019.

Alcune di queste misure toccano anche voi. Il mio Dipartimento, con senso di responsabilità, ha svolto fino in fondo i suoi compiti. Fra questi rientra pure l’analisi dei flussi finanziari tra il Cantone e i Patriziati. Si è perciò proposto una riduzione della dotazione finanziaria del Fondo per la gestione del territorio da 600 a 500 mila franchi annui e un attestamento del Fondo di aiuto patriziale alla quota “storica” di 700 mila franchi (pagati pariteticamente dal Cantone e dai Patriziati). Inoltre, si è prospettata l’introduzione della necessaria base legale per il prelievo di una tassa di decisione per le ratifiche cantonali, come già avviene da diversi anni in diversi altri ambiti dell’Amministrazione cantonale.

Posso assicurarvi che queste misure finanziarie che avranno un’influenza diretta (in alcuni casi addirittura positiva, se pensiamo alla possibile riduzione delle aliquote di prelievo dal Fondo di aiuto patriziale) sui Patriziati ticinesi sono state proposte in un’ottica di assunzione collettiva di responsabilità verso l’obiettivo del risanamento delle finanze pubbliche.
Non è in discussione il riconoscimento da parte del Cantone del ruolo, dell’importanza e dei risultati conseguiti dai Patriziati ticinesi!

Certo si tratta di misure che, nel limite del possibile, si sarebbe voluto evitare, tuttavia colgo l’occasione per sottolineare il fatto che questi interventi finanziari sono stati attentamente valutati al fine di renderli sostanzialmente accettabili: sia il Fondo per la gestione del territorio che quello di aiuto patriziale garantiranno una certa autonomia operativa (anche grazie a una riserva accumulata nel corso degli anni) anche a medio-lungo termine.

Ho ricevuto negli scorsi giorni lo scritto che mi avete inviato in cui avete manifestato le vostre preoccupazioni e reticenze in questo contesto. A questo proposito intendo garantirvi il dialogo che abbiamo costruito e mantenuto negli scorsi anni. Pertanto i miei servizi prenderanno contatto con voi per fissare un incontro. L’ottima collaborazione tra Cantone e Patriziati dovrà assolutamente continuare anche in futuro!

È quindi doveroso, come enti pubblici, svolgere un atto di coraggio per salvaguardare le nostre generazioni future e consegnare loro uno Stato in grado di essere progettuale e soddisfare i bisogni di tutti i cittadini restando al passo con i tempi. Questo significa anche fare dei sacrifici. La forza dei Patriziati, nel corso dei decenni, è stata quella di mantenere la propria missione a salvaguardia dell’identità e dei valori storici adattandosi alle esigenze dettate dal momento storico in cui ci si trovava.

Sono sicuro che riusciremo insieme a guardare con fiducia alle sfide che ci attendono grazie alla vostra capacità di saper coniugare ciò che è stato con ciò che è e dovrà essere, senza perdere di vista il bagaglio dei valori maturati nei secoli, semmai rivitalizzandoli là dove sarà opportuno farlo.

Dovremo quindi continuare a collaborare unendo le nostre forze anche in futuro per riuscire a migliorare e aumentare l’efficienza amministrativa dei nostri enti patriziali. È un compito impegnativo ma assolutamente necessario per fare in modo che sia garantita l’essenza e la funzionalità nel contesto pubblico dei nostri Patriziati.

Sono certo e fiducioso che anche dal profilo della gestione finanziaria, oltre che da quella amministrativa e della capacità di promuovere progetti concreti a favore della collettività, i Patriziati ticinesi sapranno cogliere e vincere tutte le sfide che il Ticino sarà chiamato ad affrontare!

Vi ringrazio dell’attenzione.