Penalizzati perché autonomi

Penalizzati perché autonomi

Da LaRegione del 18 maggio 2016, un articolo di Chiara Scapozza

Il governo taglia il contributo di sostegno ai Comuni periferici che non si sono ancora aggregati

“La manovra sarà neutra per i Comuni”. Il Consiglio di Stato lo aveva garantito già prima di presentare il messaggio sul risanamento delle finanze cantonali e lo ha confermato illustrando i dettagli dell’operazione. Andando però a spulciare tra le misure (ne parliamo anche nella pagina seguente), casca l’occhio sulla “riduzione del contributo di localizzazione geografica in base allo stato di avanzamento delle aggregazioni”. Un risparmio di poco più di tre milioni di franchi per il Cantone, che si traduce in una minore entrata per una quarantina di Comuni e che ha fatto rizzare i capelli in testa ad alcuni amministratori locali. Ai municipi è di recente stata recapitata, da parte della Sezione degli enti locali, una circolare con la quale si ricapitola “l’impatto sui Comuni della manovra di risanamento finanziario cantonale”. Si spiegano i benefici (derivanti in gran parte dalla rivalutazione delle stime immobiliari) e le compensazioni (eliminazione tra l’altro del riversamento ai Comuni della tassa sugli utili immobiliari). Tirata la riga, l’operazione risulta globalmente neutra. Poi seguono le “altre misure”, di cui fa parte la citata riduzione del contributo di localizzazione geografica. Contributo introdotto a sostegno dei Comuni periferici che hanno costi legati alla gestione del territorio più elevati della media (superfici molto estese) e potenziato nel 2010 a seguito della cosiddetta ‘Iniziativa di Frasco’, che voleva riversare buona parte del provento dei canoni d’acqua alle zone periferiche quale indennizzo per lo sfruttamento delle acque per la produzione di energia elettrica. Fu allora il Consiglio di Stato a proporre, quale “compromesso”, il potenziamento del contributo di localizzazione geografica “dagli attuali 5,6 milioni di franchi, ad un importo corrispondente al 30% dell’introito lordo dei canoni d’acqua”, come si legge nel messaggio governativo di allora. Compromesso che venne accettato dal parlamento e dagli iniziativisti, che ritirarono così le loro pretese.

Importo all’80% o al 50%

“A differenza dell’iniziativa – specificava l’Esecutivo – questo montante non sarà ripartito tra tutti i Comuni ma solamente tra quelli periferici che già beneficiano del contributo di localizzazione geografica”. Si calcolava allora di raggiungere i 12 milioni di franchi all’anno. L’importo stimato per il 2016 ammonta a 16,5 milioni di franchi, mentre a mente della Sezione degli enti locali si potrebbe mantenere fermo a poco più di 13. Come? Suddividendo in tre categorie i Comuni beneficiari “a dipendenza della loro situazione in ambito aggregativo, in riferimento al Piano cantonale delle aggregazioni” (Pca). I Comuni già aggregati conformemente al Piano “percepiscono l’intero contributo”. Si tratta di Capriasca, Centovalli, Gambarogno, Onsernone, Acquarossa, Blenio, Serravalle, Faido. Quelli che “hanno già perlomeno portato a termine con successo un’aggregazione, rispettivamente quelli che hanno già votato a favore di un progetto poi abbandonato, hanno diritto all’80% del contributo”: Breggia, Castel S. Pietro, Alto Malcantone, Aranno, Bioggio, Cademario, Lugano, Miglieglia, Monteceneri, Brione Verzasca, Corippo, Frasco, CugnascoGerra, Mergoscia, Sonogno, Vogorno, Avegno Gordevio, Cevio, Lavizzara, Maggia, Pianezzo, S. Antonio. “Tutti gli altri ricevono il 50% dell’importo calcolato”. Sono Arogno, Rovio, Lavertezzo, Bosco Gurin, Campo Vallemaggia, Cerentino, Linescio, Isone, Airolo, Bedretto, Bodio, Dalpe, Giornico, Personico, Pollegio, Prato Leventina, Quinto. A loro il compito di far quadrare comunque i conti.

LE REAZIONI
Gobbi: ‘Strumento di stimolo. Va letto positivamente’. Badasci: ‘Possibilista’

Ritoccare il contributo di localizzazione geografica significa ritrattare il compromesso sull’iniziativa sui canoni d’acqua (‘Iniziativa di Frasco’). Come giustifica questa scelta il Consiglio di Stato? «Uno dei problemi evidenziati dal provvedimento è che ha bloccato determinati processi aggregativi: queste maggiori risorse hanno condizionato la volontà, o la necessità, di unire le forze per meglio gestire il territorio – risponde Norman Gobbi , direttore del Dipartimento delle istituzioni –. Quindi la riduzione del contributo non rappresenta uno strumento di politica di risparmio, bensì di stimolo a quella aggregativa. Va letta in maniera positiva». Certo è che all’epoca dell’Iniziativa di Frasco la controproposta del governo fece breccia e si trovò un accordo politico… «Anche questa è una scelta politica, perché non si vanno a toccare indistintamente tutti i Comuni – replica Gobbi –. Chi ha già fatto i passi dovuti verso un progetto aggregativo non ne risentirà». Si tratta comunque di slegare il contributo dal concetto di sfruttamento dell’acqua e di legarlo al Piano cantonale delle aggregazioni. «Parzialmente sì. Perché il contributo non dev’essere visto come un pretesto per mantenere delle autonomie locali. Non dimentichiamo che parliamo di Comuni piccoli, che beneficiano ampiamente degli aiuti senza erogare servizi alla cittadinanza (scuole, infrastrutture ecc)». Ci sarebbe poi il discorso dei moltiplicatori d’imposta bassi… Gobbi si limita ad auspicare che il tutto serva da incentivo. «A livello aggregativo, affinché non trascorrano altri quattro anni senza che accada nulla. E a livello di discussione: mi auguro che il Gran Consiglio capisca la necessità d’intervenire. L’autonomia comunale è sì garantita, ma non assoluta e non in disprezzo della necessità di un riordino territoriale. Voluta, peraltro, dallo stesso parlamento». L’analisi del Legislativo è agli inizi. Fabio Badasci , deputato leghista e capofila nella “lotta” sui canoni d’acqua in qualità di sindaco di Frasco, non si sbilancia. «A primo acchito non posso dirmi soddisfatto, ma resto possibilista – spiega –. Bisognerà svolgere gli approfondimenti del caso». Chissà che non si trovi un (altro) modo per far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta…

Comuni forti per il Ticino di domani

Comuni forti per il Ticino di domani

Dal Mattino della domenica dell’8 maggio 2016
Il Ticino del futuro deve essere costruito sui nostri Comuni

Le elezioni comunali sono passate da poche settimane e, in alcuni luoghi, oggi si tiene un nuovo appuntamento alle urne per stabilire l’elezione dei Sindaci della nuova legislatura. Queste elezioni, come sempre molto sentite nel nostro Cantone, a testimonianza della vitalità della democrazia ticinese, hanno segnato l’avanzata della Lega dei Ticinesi anche negli enti locali, sia nei Municipi sia nei Consigli Comunali. Un traguardo importante che permette al nostro Movimento di essere presente in modo capillare sul nostro territorio e di continuare a lavorare con ancora più forza ed energia per trovare delle soluzioni concrete ai bisogni della popolazione; questo partendo proprio dai Comuni, l’Istituzione più vicina al cittadino. Il benessere del nostro Paese dipende infatti dal buon funzionamento delle sue Istituzioni, che rappresentano un punto di riferimento fondamentale per la vita dei cittadini, determinando molti aspetti quotidiani per ciascuno di noi.

La forza della Svizzera è sempre stata il suo sistema federalista che, unito alla nostra democrazia semi-diretta, ha permesso di mettere il Popolo – il nostro Sovrano! – al centro del processo decisionale. Una scelta, invidiataci da molti altri Paesi, che la storia ha premiato, proprio perché si concepisce uno Stato vicino ai cittadini, capace di affidare i compiti al livello istituzionale più adeguato e attento alle diversità fra le varie regioni. Questa ripartizione avviene su tre livelli: Confederazione, Cantoni e Comuni. Questi ultimi rappresentano quindi un tassello essenziale della vita dei cittadini e la loro salute è decisiva per un federalismo moderno e forte. Un federalismo che oggi siamo chiamati a valorizzare, data la tendenza preoccupante, che il Ticino quale minoranza linguistica e culturale conosce purtroppo molto bene, di centralizzare diverse competenze nella Berna federale. Una tendenza che si può invertire solo se al livello più basso ci si trova confrontati con Istituzioni in grado di adempiere i propri compiti.

Con il mio Dipartimento intendo gettare le basi per costruire il Ticino di domani. Un Ticino forte che può contare su fondamenta solide e ben strutturate. Questa operazione è possibile solo se il nostro Cantone potrà contare su Comuni forti e soprattutto autonomi. Una delle missioni della politica, alla base delle riforme promosse negli ultimi anni, in particolare con il Dipartimento delle istituzioni da me diretto, e di quelle che intendiamo intraprendere nell’avvenire per ridisegnare l’assetto del nostro Ticino, è sicuramente quella garantire un assetto istituzionale al passo con i tempi. I nostri Comuni devono infatti disporre dell’organizzazione e della struttura più adeguate per rispondere in modo efficace e puntuale ai bisogni di tutti i cittadini. Bisogni sempre più numerosi, che cambiano con l’evolversi della nostra società in continuo mutamento. La sfida è dunque quella di modernizzare le nostre Istituzioni, mettendo però sempre al centro di tutto i principi fondanti del nostro Paese, a cominciare proprio da quel federalismo che oggi siamo chiamati tutti a valorizzare. Per un Ticino al passo con i tempi, per delle Istituzioni più vicine ai bisogni dei cittadini!

Riviera «Ora accendiamo i motori»

Riviera «Ora accendiamo i motori»

Dal Corriere del Ticino del 19 aprile 2016

Soddisfazione tra i promotori dell’aggregazione per l’approvazione del Gran Consiglio Per Norman Gobbi il prossimo passo è con Biasca, ma il sindaco di Osogna è prudente

«L’approvazione praticamente unanime del Gran Consiglio e di tutti i partiti rappresentati fa molto piacere: ora lavoriamo per il primo vero obiettivo del progetto, ovvero la creazione di un Comune il più vivibile possibile». È soddisfatto il sindaco di Osogna Alberto Pellanda quando lo incontriamo poco dopo l’approvazione con tanto di applauso, ieri pomeriggio, dell’aggregazione della Riviera da parte del Gran Consiglio. Sono stati 79 i deputati favorevoli e due gli astenuti per l’unione di Osogna, Lodrino, Cresciano e Iragna che formeranno un comprensorio unico di oltre 4.000 abitanti (ne riferiamo anche a pagina 9 con i dettagli del dibattito parlamentare).
Presidente della Commissione che ha realizzato il progetto, insieme all’omologo di Lodrino Carmelo Mazza cinque anni fa Pellanda è infatti stato promotore dell’iniziativa, e l’ha vista crescere di giorno in giorno. Ora, dopo l’approvazione popolare lo scorso 18 ottobre, raccoglie il frutto di tanto lavoro. Guardando però già avanti. «Siamo all’opera per mantenere le promesse formulate verso la popolazione», spiega il sindaco di Osogna che da tempo si è detto disposto a candidarsi anche nel nuovo Comune (denominato proprio Riviera come il Distretto in cui è inserito), le cui elezioni si terranno il 2 aprile 2017. Da un lato si tratta di mettere in piedi la futura amministrazione comunale che avrà sede a Osogna, con antenne negli altri tre paesi per i vari servizi, e tutti gli attuali impieghi mantenuti; dall’altro si tratta di concretizzare le linee strategiche presentate alla popolazione prima del voto dello scorso autunno. Linee di manovra ben riassunte dall’unico altro rappresentante politico della Riviera presente ieri a Palazzo delle Orsoline per la storica decisione, il vicesindaco di Lodrino Giulio Foletti fervente sostenitore della fusione che beneficerà di un contributo cantonale di 3,8 milioni di franchi. Cercando di superare gli steccati partitici si tratta – ha ricordato – di realizzare un parco tecnologico all’aeroporto di Lodrino (che il futuro ente locale intende acquistare dalla Confederazione), mantenere la qualità attuale dei servizi, fare un uso intelligente del territorio valorizzando la pietra naturale di cui la Riviera è ricca, rivitalizzare il fiume Ticino che scorre nel bel mezzo della vallata e lottare contro i rumori.
Ancora Alberto Pellanda, da noi sollecitato, ha poi risposto a quanto affermato in coda al dibattito da Norman Gobbi , consigliere di Stato responsabile del dossier delle aggregazioni comunali. Lodando il progetto della Riviera, il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha sottolineato che si tratta di un «passo intermedio» nel cantiere della riorganizzazione della regione, e che il prossimo step sarà «l’unione di tutta la Riviera». «Per noi non è un passo intermedio, o almeno non lo è al momento», replica Alberto Pellanda. L’avvicinamento a Biasca appare quindi anche oggi molto lontano. La priorità del nuovo Comune a quattro, che fino a una manciata di anni fa era fantapolitica, è quella di avviare la macchina amministrativa.

Pianezzo Sbloccato il cantiere del Policentro

Pianezzo Sbloccato il cantiere del Policentro

Dal Corriere del Ticino del 16 aprile 2016 – Articolo di Spartaco De Bernardi

Incontro chiarificatore tra il sindaco Mauro Tognetti e il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi Il Cantone ratifica il credito di costruzione di 6 milioni – Aumento del moltiplicatore d’imposta rinviato al 2017

Sul Policentro della Valle Morobbia torna il sereno. Al termine dell’incontro svoltosi ieri di buona mattino a palazzo governativo tra il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnato dai suoi collaboratori, ed il sindaco di Pianezzo Mauro Tognetti è stato revocato il blocco dei lavori per la costruzione dell’edificio che fra due anni ospiterà gli uffici amministrativi del Comune (ricorsi permettendo dovrebbero essere quelli della Nuova Bellinzona), le scuole ed una sala polivalente. Blocco che, come anticipato dal CdT, era stato intimato il 6 aprile scorso dal Consiglio di Stato, intervenuto su segnalazione degli enti locali, dopo che il Comune aveva dato avvio al cantiere il 23 marzo approfittando delle vacanze scolastiche.

L’intervento governativo, al quale il Municipio ha dato immediatamente seguito, si è reso necessario perché i lavori di scavo per il futuro Policentro erano iniziati malgrado la Sezione degli enti locali (SEL) non avesse ancora ratificato il credito di costruzione di 6 milioni votato il 26 maggio dal Consiglio comunale di Pianezzo e poi accettato nella votazione referendaria dalla maggioranza della popolazione del Comune morobbiotto. Ciò che la Legge organica comunale vieta espressamente. Quale condizione per la ratifica del credito, e quindi per il via libera ai lavori, la SEL aveva posto l’aumento del moltiplicatore d’imposta comunale di Pianezzo dall’85% al 95% già a partire dall’anno in corso e dal 95% al 100% nel 2017. E questo con l’obiettivo di assicurare la sopportabilità finanziaria dell’investimento, perlomeno fino alla nascita effettiva della nuova Città di Bellinzona della quale Pianezzo farà parte.

Una struttura che guarda al futuro
Proprio l’importanza che il Policentro riveste nel futuro assetto del Bellinzonese aggregato – sottolineata dalla presenza all’incontro di ieri mattina a Palazzo delle Orsoline dei sindaci di Bellinzona Mario Branda e di Giubiasco Andrea Bersani – il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di dare luce verde al credito di 6 milioni di franchi per la costruzione della struttura. Il Policentro, si legge nella nota diramata dal Dipartimento di Norman Gobbi, diventerà un’opera non più solo del Comune di Pianezzo, ma sarà adattata per la nascita della nuova città.

Due condizioni «sine qua non»
La costruzione del Policentro, spiega al CdT il sindaco di Pianezzo Mauro Tognetti, riprenderà non appena la ditta esecutrice si sarà organizzata in modo da poter inviare sul posto gli operai nel frattempo dirottati su altri cantieri. Per la prosecuzione dei lavori il Dipartimento delle Istituzioni ha comunque posto due condizione tassative: la prima è quella secondo la quale il progetto deve tenere maggiormente conto delle necessità future della Nuova Bellinzona, in particolare per quanto riguarda il numero di aule scolastiche disponibili. «L’attuale progetto – rileva a tal proposito Mauro Tognetti – è già previsto modulabile. Così come concepito, uno spazio che ora è destinato ad ufficio amministrativo potrà essere trasformato senza grandi interventi in un aula scolastica. È del resto sempre stato il nostro scopo quello di poter adattare il futuro Policentro alle esigenze di tutta la valle Morobbia e della Nuova Bellinzona».
La seconda «conditio sine qua non» posta dal Dipartimento delle istituzioni è che il moltiplicatore d’imposta venga aumentato al 95% o al 100%. Non però già quest’anno, ma a partire dal 2017. Proprio per questo, ci spiega ancora il sindaco Tognetti, il messaggio municipale che proponeva l’aumento di 10 punti percentuali del tasso fiscale già nell’anno in corso sarà ritirato dal Municipio durante la seduta del 26 aprile.
Ad ogni buon conto, conclude la nota dipartimentale, la Sezione degli enti locali interverrà nel caso i cui delle due condizioni poste non dovessero essere rispettate.

Sbloccato il cantiere del Policentro

Sbloccato il cantiere del Policentro

Questa mattina a Bellinzona il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e i suoi collaboratori hanno incontrato il sindaco di Pianezzo Mauro Tognetti e – su richiesta del Dipartimento – i sindaci di Bellinzona Mario Branda e di Giubiasco Andrea Bersani. L’obiettivo era di risolvere i problemi che hanno portato al blocco dei lavori sul cantiere del progetto «Policentro della Morobbia».L’incontro, richiesto dal Municipio di Pianezzo, ha permesso anzitutto di ripercorrere le tappe del progetto, per realizzare il quale il Consiglio comunale di Pianezzo ha stanziato il 26 maggio 2015 un credito da 6 milioni di franchi. Le valutazioni finanziarie contenute nel Piano finanziario approvato dal Municipio mostravano che la sostenibilità dell’operazione era assicurata solo a condizione che il moltiplicatore d’imposta aumentasse dall’85% al 95% a partire dall’anno 2016 e al 100% dal 2017 al 2024.

La Sezione degli enti locali ha di conseguenza subordinato la ratifica cantonale del credito – in assenza della quale l’avvio dei lavori è proibito dalla Legge organica comunale – a un primo adeguamento della pressione fiscale. Ciò, con l’obiettivo di assicurare la sopportabilità finanziaria dell’investimento – almeno fino alla crescita in giudicato dell’aggregazione dei 13 comuni del Bellinzonese.

Malgrado queste raccomandazioni, lo scorso 23 marzo il Municipio di Pianezzo ha tuttavia autorizzato l’avvio del cantiere approfittando delle vacanze scolastiche. Con una lettera del 6 aprile scorso, il Consiglio di Stato – intervenendo su segnalazione della Sezione degli enti locali – ha perciò ordinato la sospensione dei lavori, prontamente eseguita dal Comune. Nel corso della discussione odierna è stato chiarito che il provvedimento del Governo non ha carattere vessatorio, ma si limita a pretendere il rispetto delle norme.

In seguito alla discussione il Dipartimento delle istituzioni, considerando l’importanza del progetto nel contesto aggregativo in corso, ha deciso di procedere con la ratifica del credito per l’edificazione della struttura che diventerà un’opera non più solo del Comune di Pianezzo ma sarà adattata in prospettiva futura per la nascita della nuova città; il centro diventerà quindi una struttura della quale beneficerà tutta la nuova realtà comunale.

I lavori potranno pertanto riprendere a condizione che vengano rispettati i seguenti criteri: il progetto deve tenere maggiormente conto delle necessità future della città (segnatamente al numero di aule scolastiche disponibili) e a partire dal 2017 il moltiplicatore dovrà comunque essere adattato (95/100%). In base alle competenze in ambito di vigilanza la Sezione degli enti locali interverrà nel caso in cui queste condizioni non vengano rispettate.

Il Comune ticinese: un cantiere ancora in divenire

Il Comune ticinese: un cantiere ancora in divenire

Dal Giornale del Popolo del 6 aprile 2016

Il punto della situazione sul progetto «Ticino 2020» e sulle aggregazioni – L’esempio della «grande» Bellinzona.

I prossimi anni saranno segnati da cambiamenti strutturali per il Canton Ticino, e vedranno rafforzarsi il livello istituzionale più vicino alla cittadinanza: il Comune. È il messaggio trasmesso oggi dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che – con la partecipazione del sindaco di Bellinzona Mario Branda e il capo della Sezione degli enti locali Elio Genazzi – ha illustrato lo stato di avanzamento dei diversi progetti promossi dal Cantone. A pochi giorni dalle elezioni comunali del 10 aprile 2016, il Dipartimento delle istituzioni ha voluto discutere lo stato di avanzamento complessivo dei cantieri avviati negli ultimi anni dal Cantone e dai suoi partner istituzionali – con l’obiettivo di tracciare la rotta verso il Ticino di domani. Tassello principale della riorganizzazione è la riforma «Ticino 2020», che mira a dare una nuova forma ai rapporti interni fra le autorità del Cantone, con effetti benefici soprattutto per il Cittadino, ma anche per le relazioni con la Confederazione e gli altri Cantoni. Il prossimo passo – dopo l’approvazione del credito-quadro di 3,2 milioni di franchi da parte del Parlamento, nel settembre 2015 – consisterà nella prossima costituzione dei primi Gruppi di lavoro misti, composti da rappresentanti del Cantone e dei Comuni, che consegneranno le loro prime conclusioni entro fine 2016. Questo lavoro sarà la base per una serie di messaggi che si prevede di presentare al Gran Consiglio entro la fine del 2017, in modo che entro l’anno seguente sia possibile giungere all’approvazione di un primo pacchetto di misure, e avviare così entro il 2020 la revisione di compiti, flussi finanziari e sistema di perequazione. Un elemento cruciale della riforma è costituito dalla politica di riorganizzazione dei Comuni, che ha nel Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) il suo documento strategico. Una prima fase di consultazione sul progetto è già stata conclusa, raccogliendo le osservazioni e proposte da parte di Comuni, associazioni, partiti e società civile. Una versione aggiornata del Piano sarà oggetto di una seconda consultazione una volta che il Tribunale federale si sarà pronunciato sulla costituzionalità dell’Iniziativa “Avanti con le città di Locarno e Bellinzona”. Luogo privilegiato per l’accompagnamento di questi progetti sarà la piattaforma di dialogo Cantone e Comuni, il cui funzionamento, dopo un periodo di rodaggio, da oggi prova di un dialogo efficace fra i due livelli istituzionali. Come ha spiegato Gobbi a livello operativo, vi è stata l’introduzione di alcuni strumenti per la gestione della qualità. Per esempio un manuale, un sistema di controllo interno, corsi di formazione e un sistema di certificazione ad hoc. Invece, a livello strategico, il Piano delle aggregazioni e la Riforma Ticino 2020. Anche a livello giuridico, negli ultimi anni, ci sono stati passi avanti con alcune modifiche di legge. Si pensa alla Legge organica comunale, alla nuova legge sul consorziamento dei Comuni, alla revisione della Legge organica patriziale e alla revisione della Legge sulle aggregazioni. Lo stesso consigliere di Stato ha anche aggiunto che grazie alle aggregazioni è stato possibile risanare i Comuni di periferia fortemente indebitati e soprattutto far scendere il moltiplicatore d’imposta cantonale dall’86% nel 1997 al 76% del 2013. E per il futuro? «Auspico che le città possano mantenere il proprio ruolo di motore per i rispettivi agglomerati e che i Comuni sappiano calibrare bene le loro forze investendo per i loro cittadini, ma con un occhio attento a garantire finanze sane». Elio Genazzi, parlando del progetto Ticino 2020 ha ricordato alcuni problemi, emersi anche di recente, come la richiesta da parte di 23 Comuni paganti, di ridurre, da subito, l’onere a 30-35 milioni di franchi. Ma ha anche ricordato che occorrerebbe valutare il tutto, anche questa misura, all’interno del progetto più ampio di riforma. Entro l’estate si dovrebbe raggiungere un accordo sul progetto di massima Ticino 2020 ed entro la fine dell’anno la consegna dei primi rapporti di valutazione da parte dei gruppi di lavoro. Un decreto legislativo sarà elaborato entro la metà del prossimo anno e nel 2018 si prevede di approvare il primo pacchetto di misure (compiti, flussi e perequazione).

Da ‘figli dei baliaggi’ a Comuni 2.0

Da ‘figli dei baliaggi’ a Comuni 2.0

Da LaRegione del 6 aprile 2016

Norman Gobbi ha «fatto il punto» sull’evoluzione degli enti locali, che ha subito una forte accelerazione.

A che punto siamo? Oltre metà strada. Perché se da un lato si è «ancora figli degli otto baliaggi» e «il Ceneri rimane la montagna più alta» del Ticino; dall’altro i Comuni si sono ammodernati o si stanno ammodernando. Anche grazie alle aggregazioni. E ieri il direttore del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi ha «fatto il punto» sull’evoluzione degli enti locali. Un’evoluzione che ha subito una forte accelerazione. Qualche cifra: nei primi anni Novanta si contavano a sud del Gottardo quasi 250 Municipi. Nel 2010 il loro numero era sceso a 160 mentre oggi i ‘campanili’ sono 135. E fra un annetto, ricorsi e ‘nuova Bellinzona’ permettendo, saranno 115. Ma non basta ‘dare i numeri’. Pure «il ruolo del Comune – ha ricordato Gobbi – sta cambiando» e il Cantone «ha voluto rafforzarlo» per venire incontro «alle nuove esigenze, fortemente mutate, della popolazione». Come si è agito? Su vari fronti. Dal punto di vista strategico è stato per esempio elaborato e messo in consultazione il Piano cantonale delle aggregazioni. Il quale, lo ricordiamo, potrebbe essere un controprogetto all’iniziativa sulle fusioni di Giorgio Ghiringhelli (sulla cui ricevibilità si esprimerà a breve il Tribunale federale). Gobbi ha inoltre ricordato le modifiche alla Legge organica comunale, a quella sul consorziamento dei Comuni, a quella organica patriziale e via dicendo. E poi c’è il grande cantiere ‘Ticino 2020’ che da qui a quattro anni rivedrà compiti e flussi finanziari degli enti locali. «Entro l’estate – ha detto a tal proposito il capo della Sezione enti locali Elio Genazzi – sarà siglato l’accordo definitivo in sede di Piattaforma Cantone-Comuni». Sul tavolo anche la lettera dei 23 enti locali ‘forti’ che chiedono di ridurre da subito la somma pagata nella perequazione. «Anticipare tali modifiche – ha però rilevato Genazzi – sarebbe iniziare un lavoro con le basi sbagliate». Ogni cosa a suo tempo. E a proposito di tempi che cambiano il sindaco di Bellinzona Mario Branda ha presentato la «nuova realtà» che si sta creando nel Bellinzonese. «Nuova e non – ha sottolineato Branda – grande realtà». Perché non conterà la quantità ma la qualità di una città che dovrà sapere «sostenere lo sviluppo economico e la qualità di vita» propri del ventunesimo secolo.

Un coraggio e una libertà da premiare con il nostro sostegno!

Un coraggio e una libertà da premiare con il nostro sostegno!

Elezioni comunali 2016: un grazie alle leghiste e ai leghisti che si sono messi a disposizione

Ricordo ancora come se fosse ieri i primi passi che ho mosso nel mondo politico; primi passi sicuramente difficili, dato che non era semplice per un giovane, oltretutto proveniente dalle Valli, schierarsi a favore del neonato Movimento della Lega dei Ticinesi fondato da Giuliano Bignasca. Era un Ticino profondamente diverso, in cui l’appartenenza partitica contava eccome e, se non si era dalla “parte giusta”, si rischiava di rimanere completamente fuori dal giro; in una parola: esclusi. Lo chiamavano il “tavolo di sasso”, che tutto voleva e tutto decideva. In un Cantone in cui la partitocrazia la faceva da padrona, era quindi complicato per un giovane che doveva costruirsi il proprio futuro entrare a far parte di un Movimento vissuto come rivoluzionario. Un Movimento vicino al Popolo ticinese, alla gente, volto appunto a dare voce alle persone escluse dal “tavolo di sasso”, che ha sempre messo al primo posto il bene del Ticino e dei Ticinesi, combattendo al loro fianco diverse battaglie fondamentali, dal no allo Spazio economico europeo del 1992 all’iniziativa contro l’immigrazione di massa del 2014. La Lega è sempre stata lì, vicina ai problemi dei cittadini e con la volontà di rispondere concretamente alle loro preoccupazioni.

Oggi il Ticino fortunatamente è cambiato. Non per questo però essere leghisti è divenuto più facile; anzi! Alcuni Comuni vivono tutt’oggi di un certo retaggio del passato, per il quale a dispetto delle idee conta maggiormente il partito oppure il nome di famiglia. Ed è per questo motivo che la Libertà ed il Coraggio delle persone che si sono messe a disposizione nei loro Comuni nelle fila del nostro Movimento sono da ammirare e soprattutto da premiare con il nostro sostegno! Questo poiché nelle loro scelte hanno messo al primo posto i bisogni dei cittadini, che nei Comuni trovano l’Istituzione a loro più prossima e dunque più significativa. La Lega negli anni, grazie al supporto dei Ticinesi, è riuscita a raggiungere traguardi importanti, sia a livello cantonale, con il raddoppio in Governo del 2011 confermato lo scorso aprile, sia a livello comunale, con i rappresentanti del Movimento che siedono negli Esecutivi e nei Legislativi di molti Comuni ed in maniera capillare sul nostro territorio. Una presenza che si traduce nel prezioso contributo che le leghiste e i leghisti offrono a favore della popolazione. Un esempio è quello di Lugano, dove i rappresentanti della Lega, specialmente quelli all’interno del Municipio, hanno lavorato con dedizione negli ultimi anni ottenendo ottimi risultati. Un lavoro che ha permesso di ridare stabilità alla Città, rendendola di conseguenza un partner ancora più affidabile a livello istituzionale.

In quest’ottica, con la fiducia rinnovata dei Ticinesi, il nostro Movimento continuerà ad adoperarsi con impegno per il benessere delle nostre molteplici comunità locali. Una sfida, quella che ci attende domenica prossima, tanto difficile quanto essenziale per proseguire sul cammino segnato, dove al centro di tutto v’è sempre stata la difesa degli interessi del nostro Cantone e del Popolo ticinese. Ad una settimana da questo appuntamento fondamentale, oltre ad invitare tutti a sostenere i candidati della Lega, voglio però innanzitutto dire un grande grazie a tutte le persone che si sono messe a disposizione del nostro Movimento. Grazie per il tempo e per le energie che avete dedicato e dedicherete alla collettività, grazie soprattutto per l’esempio di Libertà e Coraggio nelle vostre scelte e nel vostro agire. Oggi come 25 anni fa, siamo qui, a lottare per il bene del Ticino e dei Ticinesi. E non molleremo.

Norman Gobbi

Cantone e Comuni discutono sulla manovra finanziaria

Cantone e Comuni discutono sulla manovra finanziaria

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi a Bellinzona la seconda seduta del 2016 – la 38. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal Cancelliere dello Stato Giampiero Gianella e dal capo della Sezione enti locali Elio Genazzi, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

La riunione ha consentito in particolare di proseguire la discussione sulla manovra finanziaria cantonale di rientro per il periodo 2017/2019.

La Piattaforma ha preso atto favorevolmente delle conclusioni del Gruppo tecnico misto, incaricato di studiare le possibili misure per compensare i benefici che la manovra cantonale indurrà sui conti dei Comuni, a partire dal 1. gennaio 2017. L’obiettivo di fondo è di garantire la neutralità finanziaria della manovra per l’insieme degli enti locali e di semplificare i flussi finanziari, secondo lo spirito della riforma istituzionale «Ticino 2020».

Le conclusioni del Gruppo di lavoro indicano che la combinazione delle diverse misure produce un impatto equilibrato ed equo sugli enti locali. Il Consiglio di Stato ha confermato che le misure dettagliate previste nell’ambito della manovra di risanamento 2017/2019 saranno presentate alla Piattaforma dopo le elezioni comunali.

La Piattaforma è stata informata anche sullo stato della revisione legislativa in materia di municipalizzazione dei servizi pubblici. La proposta scaturita dal Gruppo di lavoro tecnico prevede l’abolizione dell’attuale legge e l’incorporazione delle sue indicazioni in altre
normative di livello cantonale. La consultazione è aperta a Comuni e aziende interessate, e durerà fino al 15 settembre 2016.

La prossima seduta della Piattaforma è prevista per venerdì 15 aprile.

Convenzioni di polizia quasi a tetto

Convenzioni di polizia quasi a tetto

da la Regione del 10 marzo 2016

Se all’inizio dello scorso settembre erano una settantina, oggi sono 108 i Comuni che hanno ottenuto l’OK del Consiglio di Stato alle convenzioni che traducono in realtà la nuova legge.

Se all’inizio dello scorso settembre erano una settantina, oggi sono più di cento: 108 per la precisione. Tanti sono i Comuni che hanno ottenuto l’ok del Consiglio di Stato alle loro convenzioni stipulate in esecuzione delle disposizioni della LcPol, la Legge sulla collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polcomunali. Secondo quest’ultima, gli enti locali che non hanno un Corpo di polizia ‘strutturato’ (minimo cinque agenti più il comandante) devono stringere una convenzione con il Comune polo della regione di Polizia comunale alla quale appartengono. Oppure, sempre all’interno della regione, con il Comune che dispone di una polizia strutturata. Questo nel rispetto di un principio introdotto dalla LcPol: tutti i Comuni contribuiscono al finanziamento dei costi legati alla sicurezza. Una volta approvati dai legislativi comunali interessati, gli accordi finiscono sotto la lente della Sezione enti locali (Sel), che li sottopone poi al governo per la ratifica. Ebbene, segnala il Dipartimento istituzioni in una nota, “attualmente sono 108” i Comuni le cui convenzioni hanno ricevuto dal Consiglio di Stato luce verde. “Due” Comuni sono in attesa della ratifica: si tratta, stando a nostre informazioni, di Rovio e Arbedo-Castione. Per quanto riguarda il primo, la convenzione è con Mendrisio. Nel caso di Arbedo-Castione, l’accordo è con Bellinzona. All’appello manca “un solo Comune”, il quale, fa sapere il Dipartimento, “deve ancora portare a termine la procedura”. Il Comune in questione è Moleno.

L’operazione convenzioni sta dunque per concludersi. Anche perché, ricorda il Dipartimento con riferimento ai Comuni della Verzasca, “dopo l’annullamento da parte del Tribunale federale del decreto legislativo di aggregazione”, nel dicembre 2015 la Sel “ha ratificato l’accordo transitorio di collaborazione” fra il Corpo di polizia strutturata del Piano, con sede a Gordola, e i Comuni di “Brione Verzasca, Corippo, Frasco, Sonogno e Vogorno”. In merito alle Tre Valli, il Dipartimento rammenta che il Municipio di Biasca “ha licenziato il messaggio relativo alla convenzione con il Cantone concernente le modalità di collaborazione e di conduzione del posto di polizia misto”, dove operano insieme agenti della Polcantonale e agenti comunali.