Esercito, la Logistica fa Centro

Esercito, la Logistica fa Centro

Da laRegione | Un investimento di quasi 22 milioni, per il 95% ‘assegnati a ditte ticinesi’. L’ampliamento prevede pure il risanamento dell’arsenale e la realizzazione delle officine per i veicoli.

Una «cattedrale», un «gioiello», una «pietra miliare» per la presenza militare e la sicurezza in Ticino. Sono solo alcuni dei termini che sono stati utilizzati ieri al Monte Ceneri in occasione dell’inaugurazione del nuovo stabile del Centro logistico dell’esercito, previsto nell’ambito della prima tappa dei lavori di ampliamento. Trattasi del magazzino a scaffalatura alta, dove trovano posto vestiti, armi, beni alimentari, medicamenti eccetera. Tutto quanto serve alle truppe per… togliere i panni da civili e indossare quelli grigioverde. Alla logistica lavorano 300 collaboratori e una ventina di apprendisti, diretti dal capo del Centro Fulvio Chinotti. Era lui, ieri, a fare gli onori di casa durante la cerimonia. «La creazione del Centro logistico del Monte Ceneri non era scontata – ha ricordato durante il suo intervento –. Solo l’intesa lungimirante dei vertici dell’esercito svizzero ha permesso di individuare nel Monte Ceneri una delle sedi ideali». Sono solo cinque, infatti, i Centri di questo tipo a livello nazionale. Contarne uno in Ticino è «importante», come ha ricordato tra gli altri Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni. «Il Cantone è così protagonista all’interno del progetto dell’esercito, al centro di uno sforzo di potenziamento della Logistica. Quella di oggi (ieri per chi legge, ndr) è quindi una giornata determinante per il nostro territorio». Gobbi ha inoltre posto l’accento sulle importanti collaborazioni che potranno nascere tra l’esercito e gli altri enti di pronto intervento. «Collaborazioni che potranno essere sviluppate con la Protezione civile, con le Autorità cantonali e con i servizi di soccorso, per aiutarci a gestire emergenze come ad esempio inondazioni o incendi». Il Centro inaugurato ieri risulta perciò «un nuovo importante tassello, all’interno di un sistema a rete», che si auspica possa, in futuro, «rispondere sempre meglio e sempre più in fretta alle esigenze della nostra popolazione ».

Nel magazzino da 21mila metri cubi sono stoccate fino a cinquemila palette. Il sistema, semiautomatico, permette l’archiviazione rispettivamente la distribuzione del materiale secondo gli ordini forniti dalla truppa, grazie al moderno (digitale) sistema di registrazione. L’investimento per il nuovo stabile, certificato Minergie, è di quasi 22 milioni di franchi. «Quasi il 95% dei lavori sono stati assegnati a ditte ticinesi», ha precisato il capo progetto Paolo De Giorgi. A questa spesa si aggiungeranno quelle per i prossimi lavori già pianificati: la ristrutturazione dello stabile a fianco (l’arsenale), prevista a partire dall’anno prossimo (poco più di 12 milioni). E, in seguito, la seconda tappa dell’ampliamento del Centro, con la realizzazione delle officine e delle autorimesse per i veicoli (oltre 37 milioni di franchi) che saranno spostate da Bellinzona. Troveranno posto sull’altro lato della strada cantonale, ai piedi del Monte Tamaro.

 

Tra colpi di cannone e elicotteri militari

Tra colpi di cannone e elicotteri militari

Da CdT.ch | Inaugurato a Monte Ceneri il nuovo centro logistico dell’esercito – Norman Gobbi: “Importante tassello che permetterà di rispondere più velocemente ai bisogni del cittadino”

Quattro colpi di cannone, esibizioni militari e un tronchese per tagliare la catena che fungeva da nastro. È stata un’inaugurazione in grande stile quella che si è svolta questa mattina sul piazzale dell’ex arsenale del Monte Ceneri. Al centro dei festeggiamenti, la fine dei lavori per il nuovo centro logistico dell’esercito. Una struttura questa di oltre 35.000 metri cubi che va così a completare la rosa dei cinque centri nazionali distribuiti nelle regioni svizzere. Molti gli ospiti presenti, tra i quali anche il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il consigliere nazionale Marco Romano.

“Grazie a quest’opera il Ticino è protagonista all’interno dei progetti dell’esercito – ha sottolineato Gobbi – ma non solo: questo centro rappresenta un importante tassello all’interno di un sistema a rete che permetterà di rispondere sempre più in fretta alle esigenze della nostra popolazione. Perché per i cittadini, sicurezza e prevenzione non sono semplici slogan ma elementi fondamentali della qualità di vita”.

“Dalle derrate alimentari ai vestiti, passando poi dall’equipaggiamento ai mezzi di trasporto, tutto ciò di cui ha bisogno la truppa per sopravvivere verrà immagazzinato qui”, ha spiegato il capo del Centro, Fulvio Chinotti.

Certificato Minergie, il nuovo stabile assicurerà i compiti logistici e infrastrutturali per Ticino, Grigioni italiano, Uri e Alto Vallese. Costo dell’operazione: 21,9 milioni di franchi, stanziati dal Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport.

Inaugurazione del nuovo magazzino a corridoi stretti del Centro logistico dell’esercito

Inaugurazione del nuovo magazzino a corridoi stretti del Centro logistico dell’esercito

Saluto pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’inaugurazione del nuovo magazzino a corridoi stretti del Centro logistico dell’esercito |

Gentili ed egregi ospiti,

è davvero un piacere essere nuovamente qui con voi, sul Monte Ceneri, a quattro anni dalla cerimonia per la posa della prima pietra di questo Centro logistico del nostro Esercito.
Quel giorno, il 7 dicembre 2012, avevo espresso l’auspicio che potessimo ritrovarci – nel 2016 – per celebrare l’inaugurazione della nuova struttura. Beh, eccoci qui, come promesso, ad ammirare questo nuovo magazzino a corridoi stretti: ma soprattutto, a ricordare che il Canton Ticino è protagonista all’interno dei progetto dell’Esercito, al centro di uno sforzo di potenziamento della Logistica che coinvolge anche i centri di Grolley (FR), Thun (BE), Othmarsingen (AG) e Hinwil (ZH).
Quella di oggi è quindi una giornata importante, determinante per il nostro territorio, che si unisce idealmente a due altri importanti traguardi: il centesimo anniversario della logistica e della Piazza d’armi del Monte Ceneri e – tra meno di un mese – l’inaugurazione della stazione ferroviaria di Bellinzona, legata al progetto del tunnel di base del San Gottardo.
L’ho detto quattro anni fa, lo ribadisco oggi non solo in veste di direttore del Dipartimento istituzioni, ma anche come semplice cittadino ticinese: galleria di base del Gottardo, strada cantonale, autostrada e ferrovia sono i fili di un asse di transito che passa dal Monte Ceneri e capaci di trasmettere tra nord e sud la linfa economica e l’identità del nostro Paese. Sarebbe facile citare i grandi condottieri che hanno calcato queste strade in passato, superando questo colle con le loro truppe: Federico Barbarossa, il generale Suvorov alla guida delle truppe russe, l’esercito agli ordini di Napoleone Bonaparte. E la divisione tra sopra e sotto Ceneri non è cosa recente. Già l’imperatore romano Augusto (1° sec. a.C.) pose sul Monte Ceneri il confine tra due mondi: a Nord la Rezia celtica e a sud la Regio XI Transpadana dell’impero romano. Perché non è solo la mobilità odierna, ma anche la Storia a parlarci di questo luogo come di uno snodo determinante.
È con la consapevolezza di questa centralità, dettata dall’assetto delle vie di comunicazione e dalla Storia, che oggi inauguriamo questa infrastruttura del Centro logistico. A breve sono previste altre opere importanti per il risanamento dell’attuale edificio amministrativo e per l’insediamento delle nuove officine e del parco veicoli dell’esercito, attualmente a Bellinzona. Per questo progetto il mio Dipartimento si è adoperato per fare in modo che la realizzazione avvenisse nei tempi auspicati. L’insieme di queste installazioni ci permetterà di centralizzare in un unico luogo, facilmente accessibile, diverso materiale da mettere a disposizione delle truppe a prontezza elevata. Proprio per questo si avvarrà della collaborazione di 300 persone impiegate principalmente in Ticino ma anche nei Cantoni di Uri, Vallese e Grigioni per la gestione quotidiana della logistica, a favore di tutti i militi che stazionano in questi territori.
Da Direttore del Dipartimento delle istituzioni, guardo inoltre con grande fiducia alle collaborazioni che potranno essere sviluppate con la Protezione civile, con le Autorità cantonali e con i servizi di soccorso, per aiutarci a gestire emergenze come ad esempio inondazioni o incendi. L’esercizio Odescalchi che ha avuto luogo con successo ha infatti mostrato i punti forti della collaborazione tra tutti i partner coinvolti.
Salutiamo quindi questo centro anche come un nuovo importante tassello, all’interno di un sistema a rete che riesca in futuro a rispondere sempre meglio e sempre più in fretta alle esigenze della nostra popolazione; perché per i cittadini che siamo chiamati a servire, sicurezza e prevenzione non sono semplici slogan ma dati di fatto, elementi fondamentali della qualità di vita.
La Confederazione, le Autorità militari e il Divisionario Baumgartner prima e il Divisionario Kaiser dopo hanno dato al nostro Cantone l’opportunità di essere parte integrante e attiva di un progetto così importante e strategico per il nostro Paese. Li ringraziamo, e li ringrazieremo anche in futuro con il nostro impegno e la nostra collaborazione quotidiana. Non vogliamo essere un partner positivo solo con le parole, ma anche coi gesti e con gli sforzi che porteranno questo edificio a divenire il cuore operativo logistico per eccellenza per le attività dell’Esercito a Sud delle Alpi.
Ho iniziato questo discorso ricordando la cerimonia di posa della prima pietra di questi edifici. Una prima pietra alla quale molte altre sono seguite e molte altre seguiranno. Ora sta solo a noi far sì che questo centro diventi anch’esso una realtà solida come pietra: una pietra miliare per la presenza militare e la sicurezza in Ticino e in Mesolcina.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Cerimonia della presa dello stendardo del HQ Bat 25

Cerimonia della presa dello stendardo del HQ Bat 25

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della Cerimonia della presa dello stendardo del Battaglione Quartier Generale 25, 29 agosto 2016 |

Egregio signor Brigadiere Schmidlin, Comandante Brigata d’aiuto alla condotta 41,
Egregio signor tenenente colonnello SMG Eyer, Comandante di Battaglione,
Stimati ufficiali, sottufficiali e soldati,
Gentili Signore, egregi Signori,

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato del Canton Ticino e vi ringrazio per il gradito invito a partecipare alla presa dello stendardo del Battaglione Quartier Generale 25. Una cerimonia questa che sancisce l’inizio del vostro corso di ripetizione, sotto il comando del tenente colonnello SMG Robert-Peter Eyer. Quest’anno presterete servizio in parte in territorio ticinese, e in parte nei cantoni Svitto e Uri. Spero che la vostra permanenza in Ticino sia per voi anche l’occasione di rinsaldare vecchie amicizie e di instaurare nuovi rapporti con i vostri camerati, oltre che a scoprire per la prima volta, o a riscoprire, angoli della nostra Patria.

Cari militari, i miei più cari auguri che questo corso vi sia utile per aggiornare e perfezionare le vostre conoscenze tecniche e militari. È un’esperienza, quella dell’esercito, che vi accompagnerà tutta la vita, e che vi arricchirà – tra le varie cose – di conoscenze che saranno importanti anche nella vostra carriera professionale al di fuori dei periodi in grigioverde.

Il Battaglione Quartier Generale 25, il vostro battaglione, è una delle formazioni tecnologiche e dell’informatica. La vostra attività, punta di diamante della tecnologia, si è consolidata negli anni, ed è diventata oggi essenziale per il buon funzionamento dell’Esercito svizzero e dell’Amministrazione federale. Avete a disposizione sistemi di comunicazione e d’informazione moderni e con essi garantite la condotta militare e civile. Non a caso sul vostro emblema non si trova un bunker, bensì Palazzo Federale.

Oggi, per questa cerimonia di presa dello stendardo, ci troviamo sul Passo del San Gottardo. Una scelta molto rappresentativa: essendo un luogo d’incontro tra le varie realtà elvetiche, il San Gottardo è il simbolo della convivenza delle quattro culture svizzere. Dal massiccio del Gottardo partono quattro fiumi maestosi che attraversano le quattro regioni: il Ticino, verso sud, da cui prende nome il cantone di lingua italiana, il Reno, che attraversa la Svizzera romancia e orientale. La Reuss scorre verso nord, attraversando la Svizzera centrale e il Rodano, scende il Vallese e si getta nel Lago Lemano.

Il massiccio del Gottardo è anche il simbolo della volontà di resistenza della Svizzera. Siamo nel cuore del Ridotto Nazionale, voluto dal Generale Guisan a testimonianza dell’astuta strategia di sopravvivenza quale nazione, neutrale, accerchiata dal secondo conflitto mondiale.

Se vi guardate attorno, vedrete qui il Forte Gottardo, mentre una rete di camuffaggio nasconde l’opera Sasso Gottardo, una fortezza dell’artiglieria fra le più grandi della seconda guerra mondiale. Se vi capiterà di camminare fra queste rocce vedrete cannoni mimetizzati per sembrare pietre, e ancora porte, cancelli, reti di camuffaggio. Elementi di una storia passata, che sembra in questo tempo e in questo luogo scontrarsi con la modernità dei vostri mezzi e della vostra formazione militare.

Come l’esercito di Henri Guisan, ci raccogliamo anche noi oggi attorno a questo luogo mitico per riflettere sull’esercito di domani. Un esercito che deve continuamente ribadire il suo impegno nella rappresentazione di una Svizzera democratica, indipendente, libera e sicura. E lo deve fare ogni giorno, proteggendo, aiutando e combattendo per la popolazione elvetica, in un’epoca in cui la controparte non conosce regole e s’insidia nei meandri della società.

Nei prossimi anni dovremo affrontare nuove e complesse sfide internazionali. Dovremo sempre più far fronte a nuovi nemici della nostra libertà e della nostra sicurezza, che agiscono in maniera a volte imprevedibile, che sfruttano abilmente i nuovi canali di comunicazione. Nemici che sanno convincere altre persone ad arruolarsi e immolarsi per la loro causa. Che addestrano i propri adepti e che si organizzano senza nemmeno avere un contatto con loro. Una situazione preoccupante poiché queste risorse sono le stesse che in sostanza chiunque può procurarsi e che quindi potrebbero permettere a chiunque di partecipare a questa follia, perpetrata contro civili inermi con metodi vigliacchi, ma purtroppo efficaci. È perciò vitale che all’esercito siano dati mezzi e tecnologie adeguati per affrontare questa minaccia.

Proprio per questo motivo colgo l’occasione per ricordarvi che il prossimo 25 settembre il popolo svizzero sarà chiamato ad esprimersi sulla nuova legge federale sulle attività informative, che permetterà alla Confederazione di dotarsi di strumenti al passo con i tempi, per individuare tempestivamente le minacce e salvaguardare la nostra sicurezza. Sono fiducioso del fatto che la popolazione abbia compreso l’importanza di questo strumento nell’impedire l’eventualità che attentati come quelli messi in atto negli ultimi anni in Francia, in Belgio o in Germania si verifichino alle nostre latitudini. Riflettiamo attentamente quando ci recheremo alle urne (o chiuderemo la busta del voto per corrispondenza).

Vi auguro un corso di ripetizione intenso, interessante e senza incidenti.

Viva la Svizzera
Viva la nostra Patria

L’Esercito continua a investire in Ticino

L’Esercito continua a investire in Ticino

Dal Giornale del Popolo l In Ticino gli abili al servizio sono sei su dieci. In linea con la media nazionale. Grazie anche al lavoro di Norman Gobbi , malgrado i tagli fatti altrove, nel Cantone sono state mantenute molte strutture.

L’estate è un periodo di vacanze, ma anche, per i giovani in età, di servizio militare. Osservando i dati del Rendiconto cantonale relativi al 2015 abbiamo notato alcune nuove tendenze. Ne abbiamo approfittato per parlarne con il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Fabio Conti.

Da qualche anno gli abili al servizio si aggirano attorno al 60%. È un dato in linea con la media nazionale?

Si tratta di una percentuale stabile per il Ticino che è in media con le cifre del resto del Paese. Tendenzialmente la percentuale di incorporati è più elevata nei Cantoni di montagna mentre quelli “di città” il numero è inferiore. Inoltre i militi provenienti dalla Svizzera tedesca sono generalmente più numerosi di quelli della Svizzera francese. Anche se ci sono casi come Giura e Ginevra dove la Storia ha il suo peso e la vicinanza all’esercito è meno pronunciata.

Come giudica, in generale, l’interesse dei giovani per il servizio militare? E quello delle ragazze?

In generale l’interesse è buono e l’attitudine dei giovani verso il militare è positivo. I ticinesi sono sempre “dei buoni soldati”. E devo dire che pure le ragazze hanno sempre maggiore interesse per l’esercito, anche se il loro numero resta pur sempre molto limitato. Detto ciò occorre aggiungere che tra poco sarà presentato al Consiglio federale un rapporto sull’obbligo del servizio che prevede una serie di scenari innovativi tra cui anche alcune differenti proposte sulla possibilità di assolvere un obbligo di servizio per lo Stato. Varianti che interessano uomini e donne.

La “concorrenza” con il servizio civile vi ha penalizzato? In che modo?

Evidentemente il cambiamento di legge avvenuto nel 2008 ha facilitato di molto l’accesso al servizio civile. In particolare a causa dell’abbandono dell’obbligo di giustificare la scelta per motivi etici davanti a una commissione ad hoc. A partire da tale momento vi è stato un importante aumento dei giovani che hanno scelto il servizio civile. Se prima erano mediamente 1.500 l’anno, poi sono passati a 7.000-7.500 per attestarsi a 5.000-5.500.

Questa situazione porta sicuramente a delle difficoltà di alimentazione delle formazioni militari ed è una delle ragioni che hanno spinto alla recente riforma dell’esercito (“ulteriore sviluppo dell’esercito” la cui implementazione è prevista a partire dal 2018). Da notare che la Legge sul servizio civile è recentemente stata modificata proprio per questo motivo introducendo delle restrizioni sulle modalità relative al deposito di una richiesta per il Servizio civile.

Il servizio completo sul Gdp di oggi

L’Esercito continua a investire in Ticino

L’Esercito continua a investire in Ticino

Dal Giornale del Popolo del 26 luglio 2016 | Nel Cantone gli abili al servizio sono sei su dieci, in linea con la media nazionale. Mantenute molte strutture, malgrado i tagli fatti altrove, grazie anche al lavoro di Norman Gobbi.

L’estate è un periodo di vacanze, ma anche, per i giovani in età, di servizio militare. Osservando i dati del Rendiconto cantonale relativi al 2015 abbiamo notato alcune nuove tendenze. Ne abbiamo approfittato per parlarne con il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Fabio Conti.

Da qualche anno gli abili al servizio si aggirano attorno al 60%. È un dato in linea con la media nazionale?
Si tratta di una percentuale stabile per il Ticino, nella media rispetto alle cifre del resto del Paese. Tendenzialmente la percentuale di incorporati è più elevata nei Cantoni di montagna, mentre in quelli “di città” il numero è inferiore. Inoltre i militi provenienti dalla Svizzera tedesca sono generalmente più numerosi di quelli della Svizzera francese. Anche se ci sono casi come Giura e Ginevra, dove la Storia ha il suo peso e la vicinanza all’esercito è meno pronunciata.

Come giudica, in generale, l’interesse dei giovani per il servizio militare? E quello delle ragazze?
In generale l’interesse è buono e l’attitudine dei giovani verso il militare è positivo. I ticinesi sono sempre “dei buoni soldati”. E devo dire che pure le ragazze hanno sempre maggiore interesse per l’esercito, anche se il loro numero resta pur sempre molto limitato. Detto ciò occorre aggiungere che tra poco sarà presentato al Consiglio federale un rapporto sull’obbligo del servizio che prevede una serie di scenari innovativi tra cui anche alcune differenti proposte sulla possibilità di assolvere un obbligo di servizio per lo Stato. Varianti che interessano uomini e donne.

La “concorrenza” con il servizio civile vi ha penalizzato? In che modo?
Evidentemente il cambiamento di legge avvenuto nel 2008 ha facilitato di molto l’accesso al servizio civile. In particolare a causa dell’abbandono dell’obbligo di giustificare la scelta per motivi etici davanti a una commissione ad hoc. A partire da tale momento vi è stato un importante aumento dei giovani che hanno scelto il servizio civile. Se prima erano mediamente 1.500 l’anno, poi sono passati a 7.000-7.500 per attestarsi a 5.000- 5.500. Questa situazione porta sicuramente a delle difficoltà di alimentazione delle formazioni militari ed è una delle ragioni che hanno spinto alla recente riforma dell’esercito (“ulteriore sviluppo dell’esercito” la cui implementazione è prevista a partire dal 2018). Da notare che la Legge sul servizio civile è recentemente stata modificata proprio per questo motivo introducendo delle restrizioni sulle modalità relative al deposito di una richiesta per il Servizio civile.

Lo scorso anno avete accolto più domande di dispensa dai servizi rispetto agli anni precedenti. E ne avete rifiutate meno. Quali i motivi?
Ciò dipende essenzialmente dal periodo e dal luogo in cui si svolgono i servizi delle truppe ticinesi. Con quasi la metà di giovani che sono studenti, se il servizio cade durante i semestri scolastici, difficilmente il milite potrà effettuarlo. D’altra parte i Corsi di ripetizione oltre San Gottardo rendono più difficile conciliare le esigenze lavorative con il servizio.

Si nota anche un costante calo delle procedure disciplinari per mancato tiro obbligatorio. I giovani sono diventati più disciplinati?
Da una parte la riduzione degli effettivi dell’esercito ha ridotto gli astretti al tiro obbligatorio (TO), dall’altra diverse Società di tiro hanno aumentato le possibilità per i militi di effettuare il TO, allungando l’orario d’apertura degli stand fino alle 19.30.

Allargando il discorso. Come giudica la presenza dell’esercito in Ticino? Quali i progetti in corso o che stanno per essere realizzati?
La presenza militare in Ticino è particolarmente significativa sia economicamente (soprattutto per le regioni periferiche) che quale garanzia di capacità di intervento dell’esercito a supporto delle Autorità civili in caso di eventi straordinari. Il Governo cantonale e in particolare il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi è stato particolarmente attento e attivo nel garantire al Cantone il mantenimento di tutte le sue piazze d’armi e di un centro logistico importante; in tal senso il Ticino è riuscito a mantenere intatta la sua presenza militare malgrado le riduzioni legate all’ultima riforma dell’esercito. Significativi gli oltre 470 posti di lavoro legati alle varie strutture militari (con un indotto globale di circa 123 milioni l’anno) e con investimenti in corso, oppure previsti nei prossimi anni, di 267 milioni di franchi. In particolare ricordo i 60 milioni per il Centro logistico Ceneri, i 30 milioni per il risanamento della caserma di Isone e altri 34 milioni per l’aeroporto militare di Magadino. In futuro sono previsti altri investimenti: 49 milioni per la Piazza d’armi di Isone, 55 milioni per la Piazza d’armi di Airolo e altri 9 milioni al Centro di reclutamento del Monte Ceneri

La Sezione si occupa anche della protezione civile e della protezione della popolazione. Partiamo dalla Protezione civile (PCi). Di che cosa si occupa?
La Protezione civile è un mezzo di secondo intervento (dopo quelli di primo intervento) in caso di eventi straordinari. Tra i suoi compiti dei circa 4.500 militi attivi nella protezione civile vi è l’aiuto alle persone bisognose di protezione, ma anche la tutela dei beni culturali nonché il supporto agli altri enti di primo intervento e il ripristino delle infrastrutture. Nel 2014 sono partiti alcuni progetti importanti che si concluderanno nel 2017 e che permetteranno di migliorare la capacità operativa della PCi. Un cambiamento che prevede un ampliamento dell’istruzione dei militi e dei quadri e l’introduzione per questi ultimi di un pagamento del grado, come già avviene per il militare. Inoltre è previsto il rinnovo del materiale che data degli anni 70 per un investimento globale di 5 milioni. Il tutto anche per adeguarci alle esigenze federali le quali chiedono una migliore formazione e una prontezza d’intervento più elevata.

Un altro ambito del quale si parla sempre poco è la Protezione della popolazione. Ci può far capire di che cosa si tratta?
Questo servizio si occupa essenzialmente dei preparativi per i casi di emergenza e di catastrofe. Ciò si traduce in pratica in una valutazione dei rischi possibili/probabili in Ticino, nella pianificazione delle attività sulla base di scenari predefiniti, nell’istruzione del personale dei vari enti chiamati ad intervenire e, in caso di un evento straordinario, nella coordinazione e nella gestione dei mezzi a disposizione. Un altro aspetto di fondamentale importanza è quello delle esercitazioni che regolarmente sono organizzate dalla nostra Sezione; in caso di crisi è infatti fondamentale operare con modalità e persone conosciute, vista la moltitudine di istanze coinvolte (Confederazione, Cantoni, Comuni, Polizia cantonale, Federazione cantonale ticinese dei Corpi Pompieri, Federazione cantonale ticinese dei Servizi autoambulanze, organizzazioni regionali di protezione civile, servizi tecnici cantonali, servizi dello Stato Maggiore cantonale di catastrofe, esercito, ecc…).

Come funziona? Ci può fare un esempio?
Valutando i vari rischi nei quali incorrere la popolazione, noi elaboriamo degli scenari. Facciamo l’esempio che vi sia un blackout in Ticino. Dapprima occorre valutare quali possono essere le conseguenze e quali sono le carenze principali nei mezzi a disposizione per poi mettere in atto le misure necessarie. Studiando questo particolare scenario abbiamo notato una mancanza nel sistema di comunicazione della rete radio Polycom. Un sistema che avendo poca autonomia, smetterebbe di funzionare dopo poche ore. Ecco perché attualmente stiamo provvedendo, quale misura d’urgenza, ad una alimentazione supplementare delle antenne tramite dei generatori, le quali, anche in caso di blackout, potranno funzionare e garantire la condotta con questo indispensabile mezzo di trasmissione. Un esempio di esercizio è quello effettuato poche settimane or sono con il nome “ODESCALCHI”. Sicuramente una delle più grandi e complesse esercitazioni effettuate in Svizzera su uno scenario di incidente chimico alla stazione ferroviaria di Chiasso. Questo evento ha coinvolto tutti gli enti di primo intervento, la PCi e l’esercito sia svizzeri che italiani. Ciò ha portato insegnamenti a tutti i livelli operativi, di condotta ma anche di gestione da parte delle Autorità politiche coinvolte. Questi esercizi, dal più piccolo al più grande, verificano pure l’attendibilità degli scenari pensati a tavolino. Perché la pratica è sempre diversa dalla teoria.

Il “30” cambia comandante

Il “30” cambia comandante

Il battaglione fanteria montagna 30 ha un nuovo comandante. Al tenente colonnello Giovanni Ortelli, di Sagno, alla guida del battaglione composto di militi ticinesi dal 1° ottobre 2013, subentra il maggiore Maurizio Padè, di Giubiasco. Il passaggio delle consegne nel corso di una cerimonia tenutasi a Bellinzona. Il comandante della brigata fanteria montagna 9, il brigadiere Maurizio Dattrino, ha ringraziato il comandante uscente “per il lavoro svolto e l’impegno profuso e ha augurato al nuovo comandante tante soddisfazioni alla testa del bat fant mont 30”, battaglione che continuerà a esistere anche nell’Ulteriore sviluppo dell’esercito, integrato nella futura Divisione territoriale 3. Fra i presenti alla cerimonia il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, autorità militari e famigliari. Il battaglione sarà presente l’anno prossimo in un corso di ripetizione in Ticino e sarà impegnato in numerose attività ed esercitazioni sul territorio.

Odescalchi, c’era anche Parmelin

Odescalchi, c’era anche Parmelin

Da ticinonews.ch l Si avvia alle fasi conclusive l’operazione Odescalchi: la più grande collaborazione transfrontaliera organizzata dall’Esercito svizzero partita domenica all’alba con la simulazione di un maxi incidente ferroviario a ridosso del confine.

Nelle ultime ore i 5000 militi e partner civili impegnati sul campo hanno ultimando i lavori di ripristino tra Chiasso e Como. In particolare si è proceduto allo sgombero delle macerie, alla messa in sicurezza dei cantieri e alla ricostruzione degli assi stradali. Un esercizio imponente di cui nei prossimi giorni TeleTicino proporrà un ampio reportage e che oggi numerose autorità hanno potuto visitare in prima persona. Tra loro il consigliere federale Guy Parmelin, i ministri Paolo Beltraminelli e Norman Gobbi e il prefetto di Como Bruno Corda.

“Sono impressionato dalla giornata” ha affermato il Consigliere federale ai microfoni di TeleTicino. “Penso che l’esercizio sia stato preparato in modo eccellente e anche che potremo trarne degli insegnamenti per essere ancora migliori”.

Scene da catastrofe

Scene da catastrofe

Da LaRegione del 20 giugno 2016, un articolo di Daniela Carugati

È tutta una finzione, ma l’esercizio ‘Odescalchi’ messo in campo da domenica nel distretto restituisce bene l’idea di cosa potrebbe accadere davvero se nell’area ferroviaria di Chiasso si verificasse un incidente grave e di vaste proporzioni. Militari, militi, agenti e sanitari dei due versanti del confine testano forze e collaborazione. Li abbiamo seguiti sul loro… terreno.

Scene da una catastrofe… simulata. Da qualche ora il Mendrisiotto è tutto un brulicare di divise. Si mette in campo una delle più vaste esercitazioni mai viste. Perché è la prima volta che enti di pronto intervento ed eserciti svizzeri e italiani misurano, insieme, le proprie forze. Le tute mimetiche si mischiano a quelle rosse delle Unità di intervento, al blu dei sanitari e al cachi dei militi della Protezione civile (Pci). Anche i giornalisti hanno ricevuto la loro pettorina arancione e, in questa prima giornata particolare (l’esercizio proseguirà sino a martedì), si lasciano guidare attraverso gli scenari che evocano incidenti ferroviari, nubi tossiche, edifici in fiamme e macerie. Epicentro l’area ferroviaria di Chiasso, come in un domino gli effetti si concatenano per testare tutte le forze in campo: alla fine si saranno mobilitate circa 3’000 persone. Schierati i figuranti, dai detriti predisposti alla bisogna, lì all’ex Celoria, si levano delle grida d’aiuto, così da rendere più verosimile l’esercitazione ribattezzata ‘Odescalchi’. La voce di Paolo Cescotta , capo del Servizio protezione popolazione, accompagna le prime fasi della dimostrazione. Anche a beneficio delle autorità cantonali e comunali invitate ad assistere e issate su alcune tribunette. In fondo è un modo pure per esorcizzare quanto si confida non accada mai: lungo le rotaie che attraversano la città, una delle due zone rosse del Ticino, transitano pur sempre merci pericolose a tonnellate. Meglio lasciarsi sorprendere dalle abilità delle Uit dei Pompieri (del Mendrisiotto e di Lugano) e dall’impegno dei cani di Redog, pronti a localizzare e trarre in salvo i possibili feriti. Prima si effettua un’analisi dei rischi, poi si passa all’azione, ci spiega il capitano Federico Sala dei Pompieri di Lugano. Un elicottero Superpuma dell’esercito sorvola il cielo chiassese, mentre un drone sorveglia la zona incidentata. Mezzi tradizionali e no sono d’aiuto nel disegnare il quadro dell’emergenza per chi sta al posto di comando avanzato, poco distante, affidato alla Polizia cantonale, o a Rivera allo Stato maggiore di condotta.

Le 3 ‘T’ e il ‘Care team’

Se pompieri, militi delle Ffs, unità speciali e Guardie di confine sono in prima linea, uomini della Pci e sanitari si trovano nelle retrovie. Ma non sono meno importanti. Il Mercato Coperto a Mendrisio è stato trasformato nel punto di approdo di sfollati e feriti, convogliati lì dalle zone evacuate. Alla piattaforma sanitaria si muovono tra i 20 e i 25 soccorritori (in Ticino di operativi ce ne sono circa 500, poco meno della metà professionisti). È qui che scattano le 3 ‘T’, ci dice Franco Ghiggia , coordinatore cantonale del Dim, il Dispositivo sanitario incidenti maggiori. Ovvero triage, trattamento e trasporto delle persone secondo il loro stato e la loro gravità. Da una parte chi è rimasto illeso, dall’altra chi urge di cure. «Da questo esercizio trarremo gli insegnamenti per migliorare in questo ambito», commenta Ghiggia. In una ipotetica realtà ci sarebbero risorse sufficienti? «Le garanzie per fronteggiare un incidente maggiore ci sono», ci rassicura. Dentro il Centro manifestazioni la Pci si occupa di registrare quanti, nella finzione, si sono ritrovati senza un tetto sulla testa. Dà loro una prima assistenza e un piatto caldo: la cucina è già in funzione. «In un caso simile le persone interessate sarebbero migliaia. E la casistica ci illustra che a necessitare di un alloggio, la prima notte, è il 30%», fa presente Claudio Canova , comandante della Protezione civile del Mendrisiotto. Ecco perché si è pronti a predisporre un supporto sociopsicologico iniziale. È il ‘Care team’ a occuparsene, una cinquantina di volontari istruiti ad hoc (una ventina dei quali momò), attivi ormai da un anno. Un lasso di tempo che li ha visti intervenire in una cinquantina di casi nella vita reale. Dalla notte a dare il cambio toccherà alle truppe: un ruolo sussidiario, quello dell’esercito, in caso di catastrofe.

Scene da una catastrofe… simulata. Da qualche ora il Mendrisiotto è tutto un brulicare di divise. Si mette in campo una delle più vaste esercitazioni mai viste. Perché è la prima volta che enti di pronto intervento ed eserciti svizzeri e italiani misurano, insieme, le proprie forze. Le tute mimetiche si mischiano a quelle rosse delle Unità di intervento, al blu dei sanitari e al cachi dei militi della Protezione civile (Pci). Anche i giornalisti hanno ricevuto la loro pettorina arancione e, in questa prima giornata particolare (l’esercizio proseguirà sino a martedì), si lasciano guidare attraverso gli scenari che evocano incidenti ferroviari, nubi tossiche, edifici in fiamme e macerie. Epicentro l’area ferroviaria di Chiasso, come in un domino gli effetti si concatenano per testare tutte le forze in campo: alla fine si saranno mobilitate circa 3’000 persone. Schierati i figuranti, dai detriti predisposti alla bisogna, lì all’ex Celoria, si levano delle grida d’aiuto, così da rendere più verosimile l’esercitazione ribattezzata ‘Odescalchi’. La voce di Paolo Cescotta , capo del Servizio protezione popolazione, accompagna le prime fasi della dimostrazione. Anche a beneficio delle autorità cantonali e comunali invitate ad assistere e issate su alcune tribunette. In fondo è un modo pure per esorcizzare quanto si confida non accada mai: lungo le rotaie che attraversano la città, una delle due zone rosse del Ticino, transitano pur sempre merci pericolose a tonnellate. Meglio lasciarsi sorprendere dalle abilità delle Uit dei Pompieri (del Mendrisiotto e di Lugano) e dall’impegno dei cani di Redog, pronti a localizzare e trarre in salvo i possibili feriti. Prima si effettua un’analisi dei rischi, poi si passa all’azione, ci spiega il capitano Federico Sala dei Pompieri di Lugano. Un elicottero Superpuma dell’esercito sorvola il cielo chiassese, mentre un drone sorveglia la zona incidentata. Mezzi tradizionali e no sono d’aiuto nel disegnare il quadro dell’emergenza per chi sta al posto di comando avanzato, poco distante, affidato alla Polizia cantonale, o a Rivera allo Stato maggiore di condotta.

Le 3 ‘T’ e il ‘Care team’

Se pompieri, militi delle Ffs, unità speciali e Guardie di confine sono in prima linea, uomini della Pci e sanitari si trovano nelle retrovie. Ma non sono meno importanti. Il Mercato Coperto a Mendrisio è stato trasformato nel punto di approdo di sfollati e feriti, convogliati lì dalle zone evacuate. Alla piattaforma sanitaria si muovono tra i 20 e i 25 soccorritori (in Ticino di operativi ce ne sono circa 500, poco meno della metà professionisti). È qui che scattano le 3 ‘T’, ci dice Franco Ghiggia , coordinatore cantonale del Dim, il Dispositivo sanitario incidenti maggiori. Ovvero triage, trattamento e trasporto delle persone secondo il loro stato e la loro gravità. Da una parte chi è rimasto illeso, dall’altra chi urge di cure. «Da questo esercizio trarremo gli insegnamenti per migliorare in questo ambito», commenta Ghiggia. In una ipotetica realtà ci sarebbero risorse sufficienti? «Le garanzie per fronteggiare un incidente maggiore ci sono», ci rassicura. Dentro il Centro manifestazioni la Pci si occupa di registrare quanti, nella finzione, si sono ritrovati senza un tetto sulla testa. Dà loro una prima assistenza e un piatto caldo: la cucina è già in funzione. «In un caso simile le persone interessate sarebbero migliaia. E la casistica ci illustra che a necessitare di un alloggio, la prima notte, è il 30%», fa presente Claudio Canova, comandante della Protezione civile del Mendrisiotto. Ecco perché si è pronti a predisporre un supporto sociopsicologico iniziale. È il ‘Care team’ a occuparsene, una cinquantina di volontari istruiti ad hoc (una ventina dei quali momò), attivi ormai da un anno. Un lasso di tempo che li ha visti intervenire in una cinquantina di casi nella vita reale. Dalla notte a dare il cambio toccherà alle truppe: un ruolo sussidiario, quello dell’esercito, in caso di catastrofe.

Un accordo di mutuo soccorso

Si capisce bene come la collaborazione, anche transfrontaliera, qui, sia fondamentale. ‘Odescalchi’ ha avuto un ‘effetto collaterale’ benefico: un’intesa operativa tra Cantone e Prefettura di Como. A sottoscriverla ieri a Chiasso il capo del Di Norman Gobbi e il prefetto Bruno Corda.

ODESCALCHI: allenarsi per essere pronti in caso di catastrofe

ODESCALCHI: allenarsi per essere pronti in caso di catastrofe

Dal Mattino della domenica del 19 giugno 2016

Oggi prende il via l’esercizio internazionale che vede coinvolte autorità civili e militari

Ci siamo: dopo un lungo periodo di preparazione siamo nel vivo dell’esercizio ODESCALCHI, che prende il via questa mattina a Chiasso. Un esercizio internazionale nel quale sono coinvolti tutti i partner civili e militari chiamati in causa in caso di catastrofe. Lo scenario che verrà simulato nel Mendrisiotto a cavallo della frontiera è decisamente impressionante: un locomotore di manovra e un convoglio che trasporta materiale chimico si scontrano all’interno di una galleria. I territori interessati saranno quello ticinese e quello italiano: l’incidente sarà, infatti, provocato all’interno della galleria ferroviaria di Monte Olimpino, tra Chiasso e Como. Un incidente ferroviario che innescherà una reazione a catena: esplosioni, crolli dovuti all’onda d’urto, incendi nella zona boschiva adiacente alla stazione ferroviaria, blocco dell’autostrada e una nube tossica che imporrà l’evacuazione di una parte della cittadinanza.
Non si tratta di uno scenario scelto casualmente. E non è nemmeno così lontano dalla realtà. Basti pensare all’incidente ferroviario avvenuto nel 2009 a Viareggio, al quale l’esercizio ODESCALCHI s’ispira, dove un treno merci carico di gas butano deragliò nei pressi della stazione. La fuoriuscita del gas provocò violenti esplosioni che distrussero l’infrastruttura ferroviaria e diversi edifici nei dintorni. Il triste bilancio della tragedia fu di circa 1000 persone evacuate, 100 senzatetto e 22 vittime. Uno scenario che purtroppo potrebbe rivelarsi reale anche alle nostre latitudini. Proprio a Chiasso nel 2011 si è già verificato un incidente con cinque vagoni cisterna che, staccatisi da un treno merci in fase di manovra, hanno pericolosamente urtato – fortunatamente senza gravi conseguenze – un treno in sosta. Tutti episodi che fanno comprendere l’importanza di allenarsi per essere pronti a gestire una situazione straordinaria di tale portata.
In ODESCALCHI sono coinvolti per la prima volta, a fianco dell’Esercito svizzero, tutti gli enti civili di primo intervento. Polizia, pompieri, servizi ambulanza, protezione civile ed esercito nonché i partner italiani avranno la possibilità di migliorare la conoscenza reciproca, che in eventi come quello simulato diviene essenziale alfine di accrescere il benessere di tutti i cittadini. Un esercizio internazionale senza precedenti, che permetterà a tutti i partecipanti di testare l’efficacia della collaborazione con gli altri partner civili e militari svizzeri e italiani. Un esercizio che ha già portato a risultati concreti. Questa mattina sarà infatti firmato a Chiasso un accordo tra il Canton Ticino e la Prefettura di Como che ridefinisce le modalità d’intervento transfrontaliere in caso di emergenza. Un accordo fortemente voluto dal sottoscritto e in cui la novità è data dal fatto che il Ticino, in caso di necessità, potrà attivarsi immediamente e direttamente con la Prefettura di Como, senza che entrambi debbano passare dai rispettivi Stati centrali, perdendo tempo prezioso. Una semplificazione delle procedure che ha l’obiettivo di rendere più rapidi ed efficaci gli interventi a protezione della popolazione. Un altro passo concreto verso la maggior sicurezza del Ticino e dei Ticinesi!