Un altro ponte con l’Italia

Un altro ponte con l’Italia

Da LaRegione del 16 giugno 2016, un articolo di Paolo Ascierto

Esercizio Odescalchi: con soccorritori ed esercito, per la prima volta impiegate forze d’oltreconfine. In seguito a un incidente ferroviario (simulato) a Chiasso, entreranno in azione da domenica i soccorritori civili e militari. Il divisionario Cantieni: ‘Servirà anche per conoscere i nostri vicini.

«Quel ponte sarà il simbolo dell’esercizio». Ore 9.45. O, per dirla in grigioverde, zeronovecentoquarantacinque. Il bunker in cui si tiene la conferenza stampa è verniciato di fresco e, quindi, più che di piedi e di muffa odora di pittura. È il luogo in cui, in caso di emergenza, si riunirebbe il Consiglio di Stato. Fass90 in spalla, fuori i militi della Territoriale 3 impegnati nel corso di ripetizione controllano l’accesso all’area. Penne e fogli in mano, dentro si affinano i dettagli in vista dell’esercizio ‘Odescalchi’. Prenderà il via domenica e durerà fino a martedì, simulerà un grave incidente con tanto di nube tossica alla stazione di Chiasso, coinvolgerà tremila uomini di Protezione civile, Polizia cantonale, pompieri, esercito, Pronto soccorsi e via dicendo. Si svolgerà soprattutto nel Mendrisiotto e per il divisionario Marco Cantieni , Comandante della Regione territoriale 3, sarà simboleggiato da un ponte sul fiume Breggia «che verrà costruito in tre o quattro ore» dai militi. Perché quel ponte collegherà Svizzera e Italia. Geograficamente e metaforicamente: per la prima volta in occasione dell’esercizio Odescalchi lavoreranno spalla a spalla gli enti d’intervento locali e partner provenienti da oltreconfine, nello specifico i vigili del fuoco di Como e il Genio zappatori ferrovia. E non solo. A margine dell’esercizio sarà firmata una convenzione fra Ticino e Provincia di Como che in futuro permetterà di snellire le procedure per collaborare in casi di urgenza, simili a quelli simulati nel corso del weekend.

Verso altre convenzioni

«La collaborazione tra autorità civili e militari – ha sottolineato nella conferenza stampa di ieri Cantieni – non è qualcosa di strano». I contatti sono quotidiani, così come le esercitazioni congiunte. «Era dal 2011 – ha confidato l’alto ufficiale – che volevo farne una transfrontaliera». Prenderà il via domenica. «Un’occasione per tutti quelli che verranno impiegati», un’occasione per conoscersi e per comprendere come funzionano «le teste della parte oltreconfine» in un simile contesto. Anche perché se un giorno davvero dovesse verificarsi un’emergenza senza frontiere, ha concluso Cantieni, «non ci sarà tempo per conoscersi». «Anche nell’ambito della protezione della popolazione – ha rilevato pure il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi – è importante comprendere come funziona di là». Così come è importante disporre di chiare ‘regole del gioco’. Da qui la sottoscrizione della Convenzione tra Ticino e Provincia di Como. Anche in questo campo, ha ricordato Gobbi, gli accordi sono presi tra Roma e Berna. Ma simili convenzioni tra ‘vicini di casa’ «permetteranno di snellire le procedure» e di attivare più velocemente il soccorso transfrontaliero. Sulla falsa riga, per intendersi, di quanto avviene grazie al Centro di cooperazione polizia e doganale di Chiasso. E quanto verrà sottoscritto fra tre giorni «farà da apripista» per trovare forme di collaborazione con le altre province confinanti. Si vedrà. Per intanto sotto con l’esercizio Odescalchi che nonostante l’esodo dei primi vacanzieri e l’impiego di migliaia di uomini «non influenzerà» eccessivamente, ha assicurato il portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli , la mobilità sulle strade del Mendrisiotto. Anche perché, ha detto Pizolli, è «prevista la gestione del traffico in modo funzionale alle esigenze della popolazione».

‘Possibile mobilitare altri militi’

‘Possibile mobilitare altri militi’

Da La Regione del 23 maggio 2016

Norman Gobbi: «Per ora arrivi nella norma, con picchi nel weekend e la sera» – Il capo dell’esercito André Blattmann: «Pronti duemila soldati, e se non saranno sufficienti ne mobiliteremo altri».

A pochi chilometri dal fronte. O, meglio, a pochi chilometri da quello che potrebbe diventare uno dei fronti sui quali verranno impiegati i militi la prossima estate. È lì, a Mendrisio, che sabato il capo dell’esercito, il comandante di corpo André Blattmann , ha incontrato la Società ticinese degli ufficiali (Stu) riunita in assemblea. Un incontro utile da un canto per rassicurare gli ufficiali in merito alla presenza grigioverde a sud del Gottardo dopo la prossima riforma (vedi articolo a lato); dall’altro per confermare che la questione migranti è presa seriamente dalle alte sfere dell’Armee. Tanto che di fronte alla platea il comandante di corpo non ha escluso ulteriori mobilitazioni. In vista dell’emergenza migranti «dobbiamo – ha spiegato Blattmann alla ‘Regione’ a margine dell’assemblea – poter aiutare e sostenere le autorità civili e le Guardie di confine. Siamo in grado di assumerci tale compito e sono già state messe in atto misure in questo senso. Penso per esempio allo spostamento durante l’estate di alcuni corsi di ripetizione, in modo da poter avere un maggior numero di forze a disposizione». In ogni caso, ha aggiunto il capo dell’esercito, «la Polizia militare sarebbe la prima a entrare in azione, seguita dai militi di ferma continua e da quelli che stanno svolgendo il corso di ripetizione. Speriamo che basti. In caso contrario, dovremmo mobilitarne altri». Una parola ‘mobilitazione’ che ricorda, tra le altre cose, che l’esercito svizzero rimane pur sempre un esercito di milizia. «Esatto. Sono sempre le autorità civili – ha sottolineato Blattmann – a stabilire quali sono i nostri compiti e quando è necessario il nostro intervento. Va però ricordato che non siamo un esercito di corsi di ripetizione: se sono necessarie più forze, andranno mobilitati più militi». Uno scenario verosimile? «Al momento attuale sono pronti circa duemila soldati. Siamo sulla giusta via ma non si può escludere nulla». E non esclude nulla neppure il capo del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi . Sul fronte migranti, ha detto Gobbi, «alla porta sud si conta un numero relativamente normale di arrivi» per ora. Su per giù dai venti ai trenta al giorno, con «dei picchi nel weekend e la sera». Nessun allarme rosso insomma. Ma non è il caso di rimanere con le mani in mano. Perché, ha ricordato il responsabile del Di, solitamente «la crescita degli arrivi inizia a maggio» e, tra le altre cose, quest’anno «si sono riattivati i gommoni» che fanno spola tra l’Albania e l’Italia. Sarà importante «organizzarci sul territorio». Se del caso, anche con l’esercito.

LA RIFORMA – Cantone risparmiato

Non solo migranti. Sabato il comandante di corpo André Blattmann, che a fine anno lascerà il suo incarico, ha pure voluto rassicurare i quadri in merito alla presenza dell’esercito in Ticino dopo la riforma in corso a Berna (e sulla quale tira già aria di referendum). Sarà una dieta. Una dieta che non dovrebbe però toccare i posti di lavoro, così come le Piazze d’armi a sud del Gottardo. Si dovrà per contro dire addio alla Brigata fanteria montagna 9, comandata dal brigadiere Maurizio Dattrino, che verrà verosimilmente inglobata all’interno di una Divisione. Ciò detto, rimane aperta una domanda: il futuro capo della Armee potrebbe essere un ticinese? «Questa decisione – scherza Blattmann – esula dalle mie competenze». D’accordo. E la presenza di italofoni tra i quadri dell’esercito? La ritiene sufficiente? «È una questione molto importante, specie nel nuovo esercito che richiederà la presenza di più militi attivi. E in questo senso oggi (sabato, ndr) è arrivato un buon segnale: i giovani che sono entrati a far parte della Stu sono di più rispetto a quelli che hanno terminato la propria attività. Ciò lascia ben sperare affinché un domani – ha concluso il capo dell’esercito – tra i quadri ci siano diversi validi ticinesi».

Prova di forza al Brennero

Prova di forza al Brennero

L’Austria ha presentato il proprio piano di ‘gestione del confine’. Tensione con l’Italia per i controlli

Una rete lunga 370 metri e alta quattro contro i migranti. Anche l’esercito al confine ‘se servirà’. Giro di vite pure nella politica d’asilo.

Bolzano – Trecentosettanta metri di rete alta quattro al Brennero, per separare due pezzi d’Europa che anche lì si era riunita. Sullo slancio della vittoria dell’estrema destra nel primo turno delle Presidenziali, l’Austria ha ulteriormente alzato i toni e scoperto le proprie carte: se Roma non consentirà ai poliziotti austriaci di salire sui treni già in Italia per eseguire controlli contro l’ingresso di migranti, la frontiera sarà blindata.

Per dire del clima: nelle stesse ore, il parlamento austriaco ha approvato (quattro voti contrari) la legge che inasprisce il diritto d’asilo. In caso di “stato d’emergenza”, i confini potranno essere completamente chiusi a migranti e profughi.

«Non sarà un muro e non ci sarà filo spinato – ha detto il capo della polizia della regione del Tirolo Helmut Tomac –, ma sarà una recinzione per incanalare gli eventuali flussi di migranti». Per respingerli, per la precisione.

Vane, per ora le reazioni indispettite del governo italiano, che si attende un qualche appoggio dalle istituzioni europee. Piuttosto blando anch’esso: «Quello che sta avvenendo tra Austria e Italia deve essere spiegato e chiarito da Vienna», ha detto il commissario europeo per la migrazione, Dimitris Avramopoulos. «Capiamo che i Paesi hanno difficoltà e subiscono pressioni – ha aggiunto –, ma ciò che ci preoccupa è che si mette in discussione Schengen sulla libera circolazione dei cittadini».

Tomac ha presentato ieri proprio al Brennero il “Grenzmanagement”, la gestione di confine. Al valico, nello spazio di 300 metri passano autostrada, statale e ferrovia. «L’Austria non intende isolarsi, ma effettuerà serrati controlli e permetterà l’ingresso solo agli aventi diritto», ha ribadito Tomac. Sul versante austriaco non ci sarà nessun centro di accoglienza. I richiedenti asilo saranno immediatamente identificati, registrati e portati a Innsbruck, mentre l’Italia dovrà farsi carico dell’assistenza degli altri. Tomac ha ricordato che l’Austria ha stabilito per il 2016 un tetto di 37’500 richieste di asilo.

Sull’autostrada ci saranno quattro corsie – due per i Tir e due per le auto – per “controlli a vista” dei mezzi che dovranno transitare al massimo a 30 km/h. «Mezzi sospetti – ha spiegato il capo della polizia tirolese – saranno deviati in un’apposita zona di controllo, riducendo in questo modo il più possibile rallentamenti alla circolazione». Al valico saranno in servizio 250 poliziotti austriaci e “in caso di necessità” anche soldati.

Il nodo dei controlli austriaci in Italia non è stato sciolto, ed è stato rinviato all’incontro dei ministri degli Interni Alfano e Sobotka oggi a Roma.

LO SCENARIO
‘Il Gottardo non ha da temere’

Quali ripercussioni potrebbero manifestarsi sull’asse autostradale del Gottardo, nel caso di una ‘chiusura’ del Brennero? «Quanto sta facendo l’Austria è legato soprattutto, per non dire esclusivamente, ai flussi migratori: i camion vengono quindi controllati per scongiurare l’entrata di clandestini. Detto questo – aggiunge il consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, capo del Dipartimento istituzioni –, non credo che per quel che concerne il traffico pesante vi saranno degli effetti sull’asse del Gottardo. Vuoi perché per i Tir passare dalla Svizzera è economicamente più caro per certi aspetti, vuoi perché da noi i controlli di polizia sono maggiori. Senza poi dimenticare la presenza a Erstfeld del centro di controllo del traffico pesante in transito». Raggiungiamo telefonicamente Gobbi nel Canton Uri. Ieri ad Altdorf, informa il Consiglio di Stato, i governi ticinese e urano hanno discusso di temi “legati in particolare alle reti di trasporto attraverso le Alpi”. «Se un effetto ci sarà, sarà a livello migratorio – riprende –. Riguardo ai nostri confini, le cifre di questa settimana indicano la solita crescita stagionale. Continuiamo a monitorare».

Switzerland Prepares Army for Worst Case Migrant Scenario

Switzerland Prepares Army for Worst Case Migrant Scenario

Da Sputniknews.com | According to Swiss federal authorities, up to 2,000 soldiers are ready for mobilization to the country’s mountainous borders if the migrant flow exceeds the designated limit.

According to Norman Gobbi, security director for the Swiss canton of Ticino, the Swiss government expects a dramatic increase in migrant flow this summer. “If Austria now closes off the Brenner Pass, Switzerland will become the only gateway to Northern Europe. Before that, we have to protect ourselves,” he said. Austria has fallen under criticism from the EU earlier this month for constructing a 250-meter anti-refugee barrier on its border with Italy at Brenner Pass.

To increase security, the Swiss Army will deploy up to 2,000 soldiers to national border crossings for maximum period of three weeks. Should circumstances call for this period to be extended, a special decision by the Parliament will be required.

A scenario involving the mobilization of the army is considered to be worst-case. In this scenario, over 30,000 migrants would arrive in a span of few days. The lightest scenario projects no more than 10,000 migrants over 30 days.

This decision is based on the Kosovo crisis in 1999, when over 9,000 asylum seekers came to Switzerland in the span of one month. The Swiss migration office said it will increase its accommodation capacity from 4,600 to 9,000, in the event of the worst-case scenario, using municipal and military buildings.

Following the Brussels attacks, the Swiss government reformed its Army, reducing its size while raising its funding, to prepare a well-trained force for fast mobilization. However, since these reforms caused significant controversy in Swiss parliament, they will not come into effect until 2018.

The Greek military faced a shelter shortage at the end of March, after its temporary facilities were filled. Greece began returning refugees to Turkey on April 4. According to the president of the European Commission Jean-Claude Juncker, “[On 18 March] the Commission approved another €30 million of support for the Greek army as it helps the [total] 45,000 refugees in the country. This brings our support to Greece to a total of €180 million since last year.”

Sicurezza nazionale: la CG MPP prende posizione

Sicurezza nazionale: la CG MPP prende posizione

In occasione della riunione plenaria della Conferenza gover- nativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP), i Cantoni han- no preso posizione in merito all’ulteriore sviluppo dell’esercito (USEs) e all’Esercizio della Rete integrata Svizzera per la sicurezza 2019 (ERSS 19).

I rappresentanti dei Cantoni hanno preso atto del voto delle Camere federali, che il 18 mar- zo 2016 hanno approvato le basi legali che permettono l’introduzione dell’ulteriore sviluppo dell’esercito (USEs), deplorando il lancio di un referendum. I Cantoni sottolineano infatti l’importanza di poter aumentare la prontezza dell’esercito a partire dal 2018, di migliorare l’istruzione e l’equipaggiamento e di rafforzare i legami a livello regionale. L’attuazione dell’USEs ottimizzerà altresì il rapporto fra prestazioni e mezzi finanziari necessari all’Eser- cito.

L’assemblea plenaria della CG MPP ha ratificato la decisione presa durante la piattaforma politica della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (RSS) del 14 marzo 2016, inerente agli ambiti dell’Esercizio di condotta strategica 2017 (ECS 17) e dell’Esercizio della Rete integrata Svizzera per la sicurezza 2019 (ERSS 19). Sarà il terrorismo il tema principale dell’ECS 17, durante il quale verranno in particolare valutate la comunicazione e la collabo- razione politico-strategica a livello federale. Sulla base dell’ECS 17 verrà in seguito svilup- pato l’ERSS19, che, in una situazione caratterizzata da attentati terroristici, eserciterà l’ambito della crisi d’approvvigionamento elettrico del Paese.

Nel corso dell’assemblea plenaria, il Consigliere federale Guy Parmelin, Capo del Diparti- mento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), ha informato i rappresentanti dei Cantoni sull’avanzamento dei progetti riguardanti i sistemi d’allarme e la telematica, rilevanti nel campo della protezione della popolazione. L’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP) sta elaborando una decina di progetti che da giugno a settembre 2016 saranno sottoposti ai Cantoni mediante una procedura di consultazione.

In considerazione della maggiore probabilità che l’Esercito venga impiegato sussidiaria- mente a favore dei Cantoni nella gestione dei flussi migratori, il Comandante di corpo An- dré Blattmann, Capo dell’esercito, ha illustrato le misure introdotte per garantire la prontez- za dell’impiego. In caso di necessità, 2000 militari sono a disposizione per un servizio d’appoggio (1300 a supporto del Corpo delle guardie di confine e 700 per altri compiti). Se la situazione dovesse oltremodo aggravarsi, è pure prevista la possibilità di chiamare in servizio un battaglione supplementare.

Benno Bühlmann, Direttore dell’UFPP, ha riferito in merito alle sfide future nel contesto del- la protezione della popolazione, fra le quali spicca la realizzazione dei contenuti del Rap- porto sulla strategia della protezione della popolazione e della protezione civile 2015+. Da segnalare vi è una maggiore coordinazione del sistema integrato, la designazione di organi centrali di contatto a livello federale e cantonale, il disciplinamento di interfacce tra le orga- nizzazioni, la verifica e l’adeguamento degli effettivi, l’elaborazione di criteri di interoperabi- lità e la creazione di basi di appoggio intercantonali. Il rapporto sarà ultimato nel mese di maggio.

Asilo Pronti in duemila per aiutare le guardie

Asilo Pronti in duemila per aiutare le guardie

Dal Corriere del Ticino del 21 aprile 2016

In caso di emergenza l’esercito potrà essere inviato alle frontiere allo scopo di sostenere le autorità civili Possibili anche impieghi a livello logistico e di trasporti – Gobbi: «Un po’ deluso» – Critiche dell’UDC

L’esercito si prepara a sostenere le autorità civili in caso di emergenza profughi. Dopo aver adeguato le date dei corsi di ripetizione di quattro battaglioni durante la prossima estate, il Dipartimento delle difesa è stato incaricato formalmente dal Governo di adottare tutte le misure in vista di un eventuale impiego sussidiario. In concreto, duemila militari saranno messi a disposizione delle guardie di confine in caso di afflusso massiccio di migranti in Svizzera. Giovedì scorso Confederazione, Cantoni, città e Comuni hanno adottato una pianificazione d’emergenza nel settore dell’asilo. Questa prevede tre scenari e ripartisce i vari compiti tra i diversi attori. L’esercito interverrebbe solo in casi estremi: in presenza di 30 mila attraversamenti di frontiera in pochi giorni oppure, su richiesta delle guardie confine, se a fronte di un numero elevato di domande d’asilo ci fosse una minaccia terroristica di notevole portata. In Svizzera tuttavia, sottolinea il Consiglio federale, non si sono mai verificati scenari del genere, nemmeno durante la crisi nel Kosovo, al cui apice le domande d’asilo registrate erano state 9.649 (giugno 1999). Nel marzo 2016 il loro numero era pari a circa 2.000.
Anche se attualmente il Governo «non ravvede la necessità di un intervento del genere da parte dell’esercito», con la decisione presa ieri dice di essersi assicurato di poter intervenire senza indugio con i militi se fosse necessario. Al Dipartimento della difesa è pure stato chiesto di sopperire ad eventuali bisogni supplementari delle autorità civili con un ulteriore battaglione (circa 700 militari) nell’eventualità di «un evento grave». Soldati di milizia potrebbero essere impiegati nella protezione delle ambasciate estere per consentire ai professionisti della sicurezza militare di intervenire, se del caso, a sostegno delle guardie di confine.
Il Governo precisa poi che se dovessero essere chiamati in servizio più di 2.000 militari o se l’intervento dovesse durare più di tre settimane, l’Assemblea federale dovrà dare la sua approvazione nella sessione successiva alla decisione dell’impiego. Oltre al servizio d’appoggio alle guardie di confine, l’esercito potrà anche sostenere la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) o le autorità sanitarie mettendo a disposizione truppe e materiale per compiti legati alla sanità, alla logistica e ai trasporti. Da parte sua, la SEM dovrà mettere a disposizione 6.000 posti d’alloggio a lungo termine, fino a 9.000 nello scenario dei 30 mila arrivi. L’anno scorso la segreteria aveva peraltro già aumentato il numero di posti portandolo da 2.200 a 4.600.
Niente Leopard
L’impiego reale dell’esercito è quindi molto diverso da quello dipinto da alcuni media internazionali (come mostra la scheda a fianco) che hanno indotto il governatore della Lombardia Roberto Maroni a dichiarare pubblicamente che la Svizzera ha schierato i carri armati alla frontiera.
Sull’impiego dell’esercito, il giudizio del capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è ambivalente. «Sono soddisfatto che sia stata presa questa decisione. Mi lascia però un po’ deluso l’ambito limitato in cui è previsto l’impiego dell’esercito. Non vorrei che questa fosse l’unica possibilità di utilizzarlo. Le risorse delle guardie di confine e delle autorità cantonali non sono illimitate. Quale unica riserva strategica, l’esercito dovrebbe essere impiegato correttamente». Gobbi non vede invece nessun impiego possibile da parte di chi presta servizio civile. «Non sono strutturati in formazioni gerarchiche né hanno una formazione. A sentire queste proposte mi viene da dubitare della preparazione di certi politici federali in materia di politica di sicurezza».
Ancora più critica invece l’UDC nazionale, secondo la quale l’esercito non deve fungere da comitato di ricevimento. «Non si sa assolutamente quale missione debba compiere nel quadro di un servizio d’assistenza», dice. Secondo l’UDC, l’esercito deve essere impiegato alle frontiere per fermare le persone che vogliono entrare illegalmente in Svizzera pur venendo da un Paese sicuro e per combattere le attività delle bande criminali di passatori. Le decisioni del Consiglio federale «hanno una volta ancora l’obiettivo di accogliere e di alloggiare il maggior numero di richiedenti, indipendentemente dal fatto che l’integrità fisica e la vita di queste persone siano minacciate o meno».

ecco come è nata la bufala dei carri
«Blick», edizione del 14 aprile
All’inizio fu il «Blick», con il titolo «Granatieri carristi al confine».
Krone.at, edizione del 14 aprile
La notizia è stata ripresa e distorta dal sito dell’austriaca «Kronen Zeitung», con il titolo «La Svizzera vuole piazzare i panzer al confine con l’Italia».
«il giornale» online, edizione del 19 aprile
È la volta de «Il Giornale», che titola: «La Svizzera non vuole i migranti: Carri armati al confine con l’Italia».
Roberto maroni, 19 aprile
L’ultima parola va al governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni: «Siamo riusciti in questo capolavoro di costringere i Paesi confinanti con l’Italia a schierare l’esercito, i carri armati al confine con l’Italia».

L’importanza di difendere la Porta-Sud della Svizzera

L’importanza di difendere la Porta-Sud della Svizzera

Dal Mattino della Domenica del 17 aprile 2016
Flussi migratori: l’estate 2016 si profila calda e dovremo farci trovare pronti 

Tutti noi abbiamo ancora ben impresse nella nostra mente le immagini dell’emergenza migratoria dell’estate del 2015, quando il Ticino è stato confrontato con una notevole pressione causata in particolare dalle decisioni prese dagli Stati a noi confinanti, che hanno reso il Ticino l’unica porta aperta verso il nord dell’Europa. Uno scenario preoccupante che potrebbe ripetersi nel 2016, con una portata se possibile ancora maggiore. Sì perché gli scenari prospettati dalla Confederazione non sono propriamente quelli previsti dall’Italia. Nella scorsa settimana ho avuto modo di discutere a Roma di questa tematica con alcuni rappresentanti del Ministero degli affari esteri e del Ministero dell’interno dello Stato italiano, i quali mi hanno confermato che nei primi mesi del 2016 il numero dei migranti è fortemente aumentato rispetto all’anno scorso; una tendenza che porterebbe al raddoppio degli arrivi rispetto al 2015. Dati che confermano tutte le mie preoccupazioni, che ho di recente portato all’attenzione del Consiglio federale e degli altri Cantoni. Il rischio è concreto, in particolare a seguito della chiusura della via balcanica. Un rischio per il quale occorre prendere delle misure al fine di prevenire delle ripercussioni negative sul nostro territorio.

Crisi reale, risposte concrete

Non si tratta affatto di falso allarmismo, ma di essere pronti a gestire situazioni di emergenza e di crisi reali; situazioni che devono essere assolutamente anticipate poiché, una volta che esse si verificano, risulta infatti essere troppo tardi. In quest’ottica, è fondamentale adoperarsi per difendere quella che, come non smetterò mai di ripetere, rappresenta la Porta-Sud della Svizzera. Per questo motivo sono soddisfatto della disponibilità dimostrata dal Dipartimento della difesa diretto dal Consigliere federale Parmelin, che ha deciso di adeguare la date dei corsi di ripetizione di alcune formazioni militare allo scopo di poter appoggiare le Autorità civili nelle gestione dell’emergenza migratoria. Un supporto essenziale, a prova della comprensione da parte del Consigliere federale UDC delle problematiche cui il nostro Cantone è confrontato. Inoltre, è pure importante che, sulla spinta delle preoccupazioni del nostro Cantone sottolineate alle Autorità federali, sia stato previsto nella pianificazione che la Segreteria di Stato della migrazione operi anche durante il fine settimana, che rappresenta il periodo più caldo durante il quale si registra il maggior numero di arrivi al nostro confine.

Non solo preparare l’accoglienza, anche studiare misure drastiche

L’aspetto fondamentale è che al centro di queste discussioni vi sia sempre la tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico del nostro Paese e di tutti i cittadini, messa a repentaglio da queste situazioni d’emergenza. Situazioni che purtroppo non possono essere risolte con il solo buonismo. Per questo mi sono rivolto più volte ai Consiglieri federali titolari dei dossier specifici chiedendo spiegazioni, prese di posizione e misure concrete, tra cui anche l’intensificazione dei controlli alla frontiera sui migranti e altre misure per frenare l’afflusso dei migranti verso la Svizzera. Giovedì scorso, nell’ambito della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia è stata riconosciuta la bontà delle mie riflessioni, visto che altri colleghi hanno risposto positivamente alle nostre proposte. Un passo nella giusta direzione, ma chiederò a Berna ancor di più affinché la Svizzera non rimanga l’unica porta aperta per i migranti dal Mediterraneo verso il Nord Europa. Per la sicurezza del Ticino e dell’intera Svizzera, per il benessere dei nostri cittadini.

17Norman Gobbi

Szwajcaria chce wysłać czołgi na granicę z Włochami z powodu napływu uchodźców

Szwajcaria chce wysłać czołgi na granicę z Włochami z powodu napływu uchodźców

Da RP.pl l Szwajcaria rozważa rozmieszczenie batalionu czołgów na południowej granicy. To reakcja na zapowiedziane przez Austrię zamknięcie granicy z Włochami, aby zablokować napływ imigrantów z Italii.

Austria rozpoczęła budowę ogrodzenia na przełęczy Brenner, gdzie znajduje się granica włosko-austriacka. Na granicy mają też powstać punkty kontrolne. Przywrócenie kontroli na granicy ma zatrzymać napływ imigrantów z Włoch do Austrii.
Austriackie działania skrytykowali już Włosi, zareagowali też na nie Szwajcarzy. – Latem spodziewamy się znacznego wzrostu liczby uchodźców w Europie. Jeśli Austria zamknie przełęcz Brenner, jedyna droga na północ Europy z Włoch będzie biec przez Szwajcarię. Zanim to nastąpi, musimy pomyśleć o ochronie naszej granicy – powiedział Norman Gobbi odpowiedzialny za sprawy bezpieczeństwa w szwajcarskim kantonie Ticino.

W regionie tym stacjonuje liczący ok. 2 tys. żołnierzy batalion czołgów. Żołnierze batalionu zostali już poproszeni o przełożenie zaplanowanych urlopów na wypadek konieczności skierowania jednostki na granicę z Włochami.

Norman Gobbi przedstawił wyliczenia, z których wynika, że w ubiegłym tygodniu granicę pomiędzy Włochami a Szwajcarią nielegalnie przekroczyło 169 uchodźców. – Musimy zacząć przygotowywać się na falę uchodźców – dodał.
Po zamknięciu tzw. szlaku bałkańskiego zwiększyła się liczba uchodźców docierających do Włoch – w pierwszych miesiącach 2016 roku było ich o 50 proc. więcej niż przed 12 miesiącami. Włoski rząd spodziewa się, że w całym 2016 roku do Włoch przybędzie dwa razy więcej uchodźców niż w 2015 roku.

– Szwajcaria też musi liczyć się z konsekwencjami takiej sytuacji – podkreślił Gobbi.

http://www.rp.pl/Uchodzcy/304159901-Szwajcaria-chce-wyslac-czolgi-na-granice-z-Wlochami-z-powodu-naplywu-uchodzcow.html#ap-1

Swiss tank battalion could be sent to Italy border to stop ‘migrant onslaught’

Swiss tank battalion could be sent to Italy border to stop ‘migrant onslaught’

Da RT.com l Switzerland is prepared to put tanks on its border with Italy to deal with the European refugee crisis, Swiss media reports. A security director for one of the cantons said the nation must prepare for a possible “migrant onslaught.”

“We expect a significant increase in the number of refugees this summer. If Austria now closes off the Brenner Pass, Switzerland will become the only gateway to Northern Europe. Before that, we have to protect ourselves,” said Norman Gobbi, the security director of the Swiss Canton of Ticino, as quoted by Austrian newspaper Kronen Zeitung.

The Swiss region has some 2,000 soldiers of the Swiss Tank Battalion on standby, all of whom have been asked to postpone vacations in order to be available at short notice, Swiss daily Blick reported.

“The refugees mainly take routes outside of the official border crossings. We must prepare ourselves for a possible migrant onslaught,” Gobbi said, adding that 169 refugees have illegally crossed the border between Italy and Switzerland in the past week.

Gobbi’s statements come just one day after Austria’s defense minister, Hans Peter Doskozil, said that his country is prepared to close its border if Italy does not manage to bring the refugee crisis under control.

“We have to go on the offensive,” Doskozil said on Wednesday night, referring to tightened border controls. The statement was met with criticism from Italy.

It wasn’t the first time that Doskozil had made such a statement. Earlier in April, he said that Austria would deploy troops at its border checkpoint with Italy. The comment was met with protests from pro-refugee activists.

Since the beginning of the year, Italy has taken in more than 16,000 refugees – up from just over 10,000 during the same period of 2015, according to the Interior Ministry. Most were rescued from smugglers’ boats off the Libyan coast and brought ashore in Sicily by the Italian Coast Guard.

The dangerous crossing from North Africa to Sicily was the most popular route to Europe as the refugee crisis worsened in the early months of 2015, but the deteriorating situation in Libya and rise of a new smuggler train over the Aegean and through the Balkans tipped the scales to Greece by June 2015. However, refugees in Greece have been stuck there since February, after Macedonia and other Balkan countries closed their borders.

The situation in Greece and Italy are part of Europe’s wider refugee crisis, the worst since World War II. Over a million asylum seekers arrived to the continent in 2015, mostly from Syria, where a civil war has killed 250,000 people and displaced more than 12 million since 2011, according to UN figures.

The EU struck a deal with Turkey in March, under which illegal migrants reaching Greece from Turkey are returned. In response, the EU agreed to take in thousands of Syrian refugees directly from Turkey. However, the deal has since been criticized by human rights groups who have questioned whether Turkey is a safe place for migrants to be returned to. That skepticism was strengthened after Amnesty International revealed that Turkey has returned thousands of Syrian refugees to the war-torn country since mid-January.

https://www.rt.com/news/339737-switzerland-tanks-italian-border/

Swiss boarder and migrants

Swiss boarder and migrants

Da breitbart.com l Preparing for ‘Migrant Onslaught,’ Switzerland Ready to Post Tanks at Border with Italy

Macedonian police deploy their forces near the razor wire fence at Greek-Macedonian border near Gevgelija, on April 13, 2016.
Switzerland has announced it is considering stationing a tank battalion at its southern border with Italy, after news that Austria is ready to completely shut down the Brenner Pass between Italy and Austria.

In a matter of just hours, Europe’s migrant crisis has escalated following the unexpected announcement Wednesday night by Austria’s Defense Minister Hans Peter Doskozil that his country is prepared to close its border if Italy does not get its migrant problem under control.

After Italy sharply criticized the Austrian plan, Switzerland has declared it is considering posting tanks to secure its own border with Italy. “We expect a significant increase in the number of refugees this summer. If Austria now closes off the Brenner Pass, Switzerland will become the only gateway to Northern Europe. Before that, we have to protect ourselves,” said Norman Gobbi, the security director of the Swiss Canton of Ticino.

The region has some 2,000 soldiers of the Swiss Tank Battalion at the ready, and they have been asked to postpone vacations in order to be available as needs may arise. As other migrant routes become more restricted or close altogether, Italy is becoming increasingly the path of choice for migrants coming both from the south and from the east. Heading north through Italy, if Austria no longer becomes an option, “many will then travel to Switzerland,” Gobbi said.

According to Gobbi, in the past week 169 refugees have crossed the border between Italy and Switzerland illegally. “The refugees mainly take routes outside of the official border crossings. We must prepare ourselves for a possible migrant onslaught,” said the security director.

During the first part of this year Italy has taken in 50 percent more refugees than during the same period in 2015, and the Italian government is forecasting the total number of migrants this year to be double that of last year. “This will not be without consequences for Switzerland,” said Gobbi.

“We have to go on the offensive,” said Austria’s Defense Minister Wednesday night, referring to tightened border controls.

By all accounts, Switzerland agrees.

http://www.breitbart.com/london/2016/04/14/preparing-refugee-onslaught-switzerland-ready-post-tanks-border-italy/

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