Giornata cantonale dell’autismo

Giornata cantonale dell’autismo

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della Giornata cantonale dell’autismo | – Fa stato il discorso orale –

Gentili signore,
Egregi signori,

vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per avermi invitato a partecipare a questa Giornata cantonale dell’autismo.

Come ben saprete, sono padre di due bambini, Gaia e William, che hanno ormai sei e cinque anni. Sono convinto che ognuno di voi, cari genitori, sia d’accordo quando affermo che non c’è gioia più grande di avere un figlio. Vederlo crescere, sorridere, imparare, sbagliare, e costruire così la propria personalità e identità. Anche come politico, come Consigliere di Stato, ammetto che non ho preoccupazione più grande che poter dare ai miei figli la qualità di vita migliore che possano avere, per poter vedere nei loro occhi la serenità e la soddisfazione con le quali faranno delle scelte che porteranno verso il loro futuro. Noi genitori lo sappiamo: ci saranno anche inevitabili insuccessi, e allora sarà importante che siano pronti ad affrontarli, e noi genitori saremo lì, e faremo in modo di accompagnarli in questi momenti del loro percorso.

I genitori sono coloro che conoscono più di tutti le peculiarità dei propri figli. La famiglia è il luogo nel quale si fanno gran parte delle esperienze che segnano i primi anni della nostra vita. Nel quale, più di ogni altro luogo, si può ascoltare e percepire ogni necessità che si genera con lo sviluppo dei nostri bambini. È proprio in questo luogo che deve esserci la sensibilità necessaria per far fronte a ciò che può succedere nella vita di un bambino.

Conosco da vicino i Disturbi dello Spettro Autistico, in quanto toccano figli o genitori in famiglie vicine alla mia, e so quindi per certo quando sia essenziale che anche fuori dal nucleo famigliare si possa contare sul sostegno adatto, sia da parte di chi come me è un amico o un parente, sia da parte dello Stato e di associazioni.

Sono quasi dieci anni che in Ticino viene proposto questo momento d’incontro e di scambio. È sempre un piacere per me partecipare a questa giornata, in quanto da sempre sono vicino all’associazione. Fin dal principio, quando ancora ero deputato in Gran Consiglio e con Alex Pedrazzini avevamo promosso il gruppo di studio a riguardo. In un decennio molto è cambiato, e fortunatamente in maniera positiva. Molti più casi di autismo sono riconosciuti, e già in età precoce, permettendo di comprendere da subito quali siano le necessità peculiari di ogni bambino, nella sua individualità. Malgrado ci sia ancora una certa incapacità di percepire l’autismo da parte di alcuni genitori, gli sforzi profusi a favore di una maggiore informazione in questo ambito sono stati ripagati negli anni.

Ci tengo a sottolineare l’importanza dell’Associazione svizzera-italiana per i problemi dell’autismo, e della fondazione ARES (Autismo Risorse e Sviluppo), per quanto riguarda la presa a carico corretta e la consulenza specializzata nell’ambito dell’autismo, che offrono un lavoro preventivo e dei progetti d’accompagnamento che sono essenziali per le famiglie. La cosa più importante secondo me, oltre alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica, è che i genitori non si sentano mai soli, e che sappiano di poter essere ascoltati e supportati nelle loro necessità.

Come affermavo all’inizio, ognuno di noi genitori vuole il meglio per i propri figli, ed è impagabile sapere che in caso di necessità ci siano delle associazioni, delle strutture, ma soprattutto delle persone, sulle quali fare affidamento. Un supporto, una mano tesa, per rendere il futuro dei propri figli più sereno, e che permetta loro di affermarsi come soggetti con una propria identità, valorizzandone le qualità e le risorse e sottolineando la loro unicità.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Popolare, sensibile e appassionato

Popolare, sensibile e appassionato

L’ultimo saluto ad Angelo Paparelli. Intervengo alle esequie del nostro compianto amico e deputato Angelo Paparelli, con un misto di sentimenti che va dal mesto dovere e all’amichevole piacere di poter esprimere alcuni ricordi e pensieri sul nostro  amico “Papa”.

Innanzitutto voglio porgere a nome del Consiglio di Stato e a titolo personale, in qualità di Presidente del Governo cantonale, le più sentite condoglianze e desidero esprimere la nostra vicinanza alla moglie Carmen e ai figli Ivan e Chris con le rispettive famiglie, unitamente al cordoglio che abbiamo espresso al Presidente del Gran Consiglio per la perdita di un valido deputato.

L’attività parlamentare di Angelo Paparelli non è passata inosservata. Le sue proposte sono state spesso volte ad avvicinare la politica cantonale ai bisogni della popolazione: dal suo impegno sui rustici, all’attenzione sulla trasparenza dei mandati e dei progetti, dalla limitazione delle cariche al voto generalizzato per corrispondenza. Questo suo agire rimarrà nei ricordi della politica ticinese e la cittadinanza rende omaggio all’operato e al coraggio del deputato Angelo Paparelli: grazie al suo impegno oltre l’80% degli elettori ha avuto la possibilità di votare per corrispondenza durante le elezioni cantonali e federali dello scorso anno.

Intervengo ora come Amico e Consigliere di Stato leghista, esprimendo la vicinanza di tutta la famiglia leghista e mi faccio portavoce di tanti amici, a partire dal nostro coordinatore Attilio. L’agire da deputato di Angelo è espressione del suo essere in quanto uomo: popolare, sensibile e appassionato.

Popolare perché Angelo era espressione di Molino Nuovo, il quartiere popolare della Città di Lugano. Qui, Angelo aveva iniziato la sua carriera politica nelle fila del PPD, diventandone consigliere comunale, senza però mai ottenere quella valorizzazione che meritava. L’amicizia che lo legava sin da giovane a Giuliano Bignasca portò Angelo ad entrare nel movimento della Lega dei Ticinesi. Una scelta non semplice la sua, ma che maturò proprio grazie all’intesa con il Nano, tutte e due figli di quella Molino Nuovo storica, che permise ad Angelo di continuare con efficacia il suo impegno politico sui temi a lui più cari a livello cittadino e poi cantonale. Oltre a far parte del Consiglio comunale per 5 legislature, assumendone la carica di Presidente nella Legislatura 2010-2011, che fu il miglior ringraziamento per la sua attenzione verso la Città; Angelo venne eletto in Gran Consiglio nel 2007 per essere poi sempre riconfermato negli appuntamenti elettorali successivi.

Il suo essere popolare lo esprimeva anche in attività extra-politiche. Fu attivo nello sport, in gioventù nel FC Lugano e poi nello judo; fu attivo e ha presieduto sino ad oggi il Circolo Sociale di Montagnola, che gestisce l’omonimo grotto e che grazie proprio ad Angelo riuscì a sopravvivere, tramandando una formula gestionale interessante e favorevole ai soci del Circolo, nonché alla clientela.

Sensibile perché Angelo era un buono, posto sempre dalla parte di chi aveva bisogno. Essendo un abitante d.o.c. di Molino Nuovo, Angelo – oltre al suo rapporto con il Nano – era un grande amico di Giovanni Cansani. Con Giovanni, Angelo si batté per il mantenimento del Canvetto Luganese di Molino Nuovo, vuoi per la sua natura tradizionale e per il ruolo sociale che oggi ricopre grazie alla loro opera, con il coinvolgimento di persone meno fortunate di noi nell’attività di ristorazione.

Angelo ha vissuto per la sua Città, vedendola diventare grande e rafforzarsi nel contesto cantonale. Però la sua sensibilità lo ha portato a essere un importante conservatore della memoria storica di Lugano. Si impegnò infatti nella difesa di alcune delle testimonianze del passato, come la masseria Bizzozero di Cornaredo, salvata dall’abbandono soprattutto grazie al suo intervento, oppure al recupero della Fontana di Nettuno a Trevano. Certo, la sua professione lo avvicinava naturalmente a quest’attenzione, ma come sappiamo Angelo lo faceva con grande passione.

Appassionato perché Angelo faceva le cose perché ci credeva e non per interesse. Accanto alle passioni già citate, Angelo nutriva una gran passione artistica e possedeva notevoli doti di pittore e scultore. Ricordo ancora con piacere le esposizioni proprio al Canvetto Luganese, oppure gli scambi di giudizio ironici con il Nano e interessanti con Michele Barra. Una verve artistica finalizzata a valorizzare: dai dismessi attrezzi agricoli da lui trasformati in opere, ai luoghi in cui le sue sculture ne contraddistinguono gli scorci, dall’attualità e la critica espressa con il pennello, al ricordo con le opere – chiamiamole così – leghiste in Via Monte Boglia.

Angelo aveva anche la passione della buona tavola. Era un cuoco provetto che si cimentava in cucina: le feste d’autunno in Città, le goliardiche grigliate preparate con l’amico Mirto per il gruppo parlamentare, e le deliziose cene alla “Cantina dal Papa” dall’altra parte del Lago (a Caprino), dove con gli amici di brigata ha reso felici più persone, rallegrando più d’una serata leghista ma non solo. Angelo sapeva che attorno alla tavola, con un buon piatto preparato con passione, molti dissapori scomparivano, lasciando così regnare l’amicizia e l’armonia.

Angelo è però soprattutto un amico per molti di noi qui presenti oggi a rendergli omaggio. Ognuno di noi ha sicuramente un ricordo che lo lega ad Angelo. Un amico schietto, sincero e vero, come lo è stato da marito, padre e nonno. Una sua battuta sapeva farci ridere, ma sapeva anche farci riflettere. Il suo voler dare soprannomi era espressione di sincera amicizia. Il suo voler condividere era espressione di vera generosità.

Caro Papa, te ne sei andato “in un bof” e ci mancherai. Ora sei vicino a molti amici conosciuti durante la tua generosa vita. Vogliamo ricordarti con il tuo sorriso inconfondibile caratterizzato dai tuoi baffi; un sorriso che ci ricorda coma la vita vada vissuta intensamente ogni giorno. Con passione, come tu ci hai insegnato.

Ciao Papa. Ciao Amiis!

Norman Gobbi

“È ora di riaccendere la fiamma del Ticino”

“È ora di riaccendere la fiamma del Ticino”

Da Cdt.ch l Consigliere di Stato o consigliere federale? Norman Gobbi è a un bivio. Mercoledì mattina l’Assemblea federale deciderà e c’è da scommettere che anche il Ticino resterà qualche ora con il fiato sospeso. Sia quelli che tifano che quelli che gufano. Ma come vive Gobbi l’attesa? Cosa farà nelle prossime ore? È teso o rilassato? E qual è il ruolo della sua famiglia? Il Corriere del Ticino lo ha intervistato a tutto campo nell’edizione cartacea di oggi. Qui un ampio estratto.
La scorsa settimana l’ha trascorsa più a Berna che in Ticino. Ha iniziato a prendere un po’ confidenza con il Palazzo?

«Già prima di affrontare questa candidatura andavo a Berna una o due volte la settimana per impegni da consigliere di Stato. Diciamo che una certa confidenza con la Berna federale l’ho da tempo, anche perché sono stato consigliere nazionale. Non direi quindi che sto facendo una corsa dell’ultimo minuto».

Martedì scorso è stato un giorno di fuoco con le audizioni dei gruppi PLR e PPD. A caldo non ha voluto esprimersi e ora che è trascorso qualche giorno?

«Sono stati incontri cordiali, al di là delle domande critiche che i giornalisti hanno già fatto nelle scorse settimane, mi sono trovato a mio agio. Diciamo che non mi sono sentito sotto tiro, ma giustamente e legittimamente interrogato per capire come un candidato si posiziona, ma anche come si relaziona».

Era teso o è riuscito ad essere spontaneo e rilassato?

«Proprio rilassato non direi, ma ero comunque sereno. Ho voluto ribadire forte e chiaro quanto sia importante il momento per la Svizzera italiana. Dobbiamo tornare ad essere rappresentati nel Consiglio federale perché i 16 anni trascorsi sono il periodo più lungo nell’ultimo secolo di nostra assenza dal Governo federale. Oggi, più che mai, il Ticino sente la necessità di accendere la fiamma dell’amore che ci lega alla Confederazione».

Qual è stata la domanda che l’ha messa maggiormente in difficoltà?

«Le domande in inglese che mi sono state poste dai gruppi PLR e PPD sono state particolari. Credo comunque di aver dimostrato di sapere rispondere alle sollecitazioni anche in una lingua importante, pur non essendo tra quelle nazionali».

E quale situazione è riuscita a strapparle un sorriso o una risata?

«Sempre una domanda in inglese, posta da un membro del PLR che, pur leggendo da un foglio il quesito, ha fatto qualche piccolo errore e gli ho fatto presente (in inglese) che avevamo le medesime difficoltà con questo idioma. L’ho fatto in maniera spontanea e ironica ed è stato un momento di relax con una bella e sana risata da parte di tutti».

Sul fatto che lei sia e si senta leghista, ma che è convinto di rappresentare l’UDC, crede di avere convinto gli interroganti?

«Molti osservatori lo ritengono un mio punto debole. La realtà è che sono candidato ufficiale dell’UDC al Consiglio federale e che il gruppo UDC alle Camere mi ha scelto con 72 voti su 81. Mi sembra sufficiente. Inoltre dal 2003 Lega e UDC collaborano sotto la cupola di Palazzo e sono profondamente uniti da valori come la libertà, l’indipendenza, la sicurezza e il benessere della nostra Patria».

Nella sua permanenza nella capitale quante mani ha stretto? Con quanti parlamentari si è intrattenuto?

«Tanti conosciuti e tanti rincontrati. È stato positivo, anche perché la scelta che fanno deputati (ndr. a scrutinio segreto) è strettamente personale. L’empatia, credo, conti. E non poco».

I suoi detrattori sembrano un po’ stanchi. Forse perché la loro azione per screditarla non pare aver avuto grande eco?

«Non tocca a me giudicare chi mi critica, è una loro libera scelta. Già per le cantonali ero stato criticato e la miglior risposta sono stati i 73.540 voti personali che ho ricevuto. Piuttosto voglio sottolineare il sostegno unanime da parte del Consiglio di Stato e quello dell’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio. Un sostegno che non era dovuto, ma che ho fortemente apprezzato perché da un cappello istituzionale alla mia candidatura. Li ringrazio ancora, come pure ringrazio i tanti cittadini che ormai da settimane mi stanno esprimendo la loro vicinanza».

Per l’occasione ha anche aperto gli album di famiglia. Come mai? In passato era sempre stato molto riservato nel proteggere moglie e figli?

«La separazione tra famiglia e politica c’è ancora. Tengo molto ai miei affetti familiari e li tutelo sempre dalla mia azione politica. Ma è comprensibile che ci fosse un interesse da parte dei media d’oltre San Gottardo verso questa dimensione non nota, per capire chi è l’uomo (non politico) Norman Gobbi. Sono anche il solo padre di famiglia che si candida, quindi con una dimensione familiare compiuta. Insomma, lasciatemelo dire, colui che viene definito da alcuni come l’orco della politica cantonale, non mi sembra sia proprio un diavolo».

In Consiglio di Stato aveva fortemente voluto il Dipartimento delle istituzioni e, nel 2011, evitato quello dell’economia e delle finanze. Ora è proprio la casella che resterebbe scoperta con l’addio di Eveline Widmer-Schlumpf. Oggi se la sentirebbe di assumerne la responsabilità?

«Sono decisioni che vengono prese collegialmente. È noto che ci sono consiglieri federali in carica interessati ad altri dipartimenti. Ogni consigliere federale deve essere pronto ad ogni evenienza».

Domani, martedì 8 dicembre, la sera della vigilia, la cosiddetta notte dei lunghi coltelli, dove la trascorrerà?

«Con i giornalisti, mi verrebbe da dire! Ho difatti una lunga serie di richieste da parte dei media. Dopodiché, trascorrerò la serata con la mia famiglia che mi raggiungerà a Berna per starmi accanto».

A Berna arriverà anche il fan Club di Lega e UDC. Ha organizzato lei?

«No, è stata un’iniziativa spontanea che, ovviamente, mi riempie di gioia e per questo li ringrazio per il loro supporto».

Gianni Righinetti

Bellinzonese aggregato: condividere per crescere in serenità

Bellinzonese aggregato: condividere per crescere in serenità

Da Giornale del Popolo l Negli scorsi giorni camminavo per il centro di Bellinzona, quando ho incontrato un amico dei tempi del liceo con la sua giovane famiglia. Essendo nato e cresciuto nella regione, dopo i saluti di rito, la discussione è caduta inevitabilmente sull’aggregazione del Bellinzonese. Manca poco infatti, al 18 ottobre, quando le cittadine e i cittadini di 17 Comuni saranno chiamati ad esprimersi sul progetto aggregativo. Il mio compagno di banco di 20 anni fa è favorevole all’aggregazione e voterà un sì convinto all’aggregazione.

Per lui, residente ad Arbedo, in fondo non cambierà molto, anzi. Collaboratore dell’Amministrazione cantonale si reca in città tutti i giorni per lavoro. Un podista già da adolescente, alla sera dopo il lavoro esce a correre “in Golena” lungo il fiume Ticino entrando di fatto sul territorio della città. “E quando porto a spasso i bambini ci fermiamo sempre al parco giochi della Gerretta” aggiunge. In effetti, già da ora, come tanti altri residenti della regione, usufruisce dei servizi e delle infrastrutture che offre la città di Bellinzona. “Grazie all’aggregazione quindi potremo contare su un’organizzazione più strutturata e forte, continuando a fare la nostra vita come prima”.

Alcuni dei suoi concittadini, mi dice, sono preoccupati per la perdita d’identità e il peggioramento della qualità di vita. Non accadrà. Le associazioni attive sul territorio, i patriziati, le parrocchie continueranno a svolgere le loro attività come in passato. Non saranno cancellate ma potranno semmai contare su una struttura centrale più forte e più organizzata. Avranno più valore. L’identità non viene definita dalle istituzioni, e questo in qualità di Direttore del Dipartimento delle istituzioni lo so bene. È invece correlata alla voglia, all’impegno dei cittadini di far vivere il territorio. E questo vale per me che vivo in Leventina come per un abitante del quartiere di Rancate a Mendrisio.

Un altro aspetto che il mio amico mi ha fatto presente è il timore che alcuni genitori hanno sull’educazione dei figli. In particolare l’allontanamento della sede scolastica dal domicilio. In realtà i ragazzi frequenteranno la scuola più vicina a casa, senza dover allontanarsi dalla famiglia. Questo non altererà o influenzerà i ritmi famigliari.

È da qualche anno che sono in Consiglio di Stato, e questa non è la prima aggregazione che vivo. In questo caso specifico posso confermare che il progetto è stato studiato e analizzato nel dettaglio, tenendo presente punti di forza e le criticità emerse in altre situazioni: non soltanto dal punto di vista finanziario ma anche sociale e territoriale è stato fatto tutto con la dovuta attenzione.

Sono favorevole all’aggregazione, l’ho ribadito a più riprese. Il mio è un sì convinto. Non perché siedo in Governo e vedo solo le sfaccettature politiche ma perché come padre di famiglia e cittadino di un Comune della Leventina vedo le potenzialità di un’aggregazione. Un’ampia condivisione di valori, in una grande comunità strutturata ed efficiente rispettando e mantenendo le tradizioni e le caratteristiche locali.

Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato e direttore DI

Norman Gobbi…cuore di padre e di figlio

Norman Gobbi…cuore di padre e di figlio

Da liberatv.ch l La röda la gira, e il tempo passa in questa nostra, unica e bella vita!”. Il presidente del Governo ha voluto condividere su Facebook quella che definisce “una giornata speciale”. Il figlio William infatti ha iniziato la scuola mentre il papà Mirko è andato in pensione.
Una giornata speciale, come lui stesso la definisce. Per Norman Gobbi questo martedì primo settembre è un giorno da segnare nel calendario del presente e dei ricordi. Un giorno che segna il ciclo del tempo e della vita: con il figlioletto William al primo giorno di scuola e il papà Mirko che va in pensione.

Il presidente del Governo ha voluto condividere su Facebook questo momento. “Oggi – ha scritto – è un giorno speciale. Mio figlio William ha iniziato la scuola primaria con suo sorella Gaia, già al secondo anno. Nel mentre mio papà Mirko ha terminato l’attività lavorativa come istruttore militare, dopo 29 anni passati al Monte Ceneri. La röda la gira, e il tempo passa in questa nostra, unica e bella vita!”.

http://www.liberatv.ch/articolo/30565/norman-gobbicuore-di-padre-e-di-figlio-la-röda-la-gira-e-il-tempo-passa-questa-nostra

Sono un vecchio giovane della politica

Sono un vecchio giovane della politica

Da Illustrazione Ticinese l Incontro a 360 gradi con Norman Gobbi, confermato Consigliere di Stato alle recenti elezioni cantonali e nuovo presidente del governo ticinese.

L’appuntamento è fissato alle 8.30 a Nante, dove abita dal 2013. È quasi la fine di maggio, ma il termometro segna 6 gradi, le montagne tutt’attorno sono state imbiancate nella notte. Niente di nuovo per Norman Gobbi che, uscendo di casa, commenta allegro: “Questo mese è già la terza nevicata”. Salutati moglie e figli, lo aspetta una giornata impegnativa che inizia con la nostra intervista e che si concluderà a notte inoltrata. Cosa, commenta il nostro ministro, che “è più o meno la regola” nella sua vita attuale e quotidiana.

Quindi rapporti sicuramente più di qualità che di quantità nella famiglia Gobbi…
“Decisamente sì. Quando sono a casa, il lavoro resta fuori dalla porta e cerco di sfruttare al massimo i momenti con i miei bambini e mia moglie”.

A cosa le chiedono di giocare i suoi figli Gaia (4 ½) e William (3)?
“Spesso devo fare il cavallo: tutti e due salgono sulla mia schiena e li porto a passeggio, ma poi il cavallo deve attraversare un fiume e allora i bambini cadono… Questo passatempo li diverte molto”.

E alla Valascia a pattinare li ha già portati?
“Gaia ha già pattinato, William non ancora, ma siamo stati insieme più di una volta ad assistere a una partita. Ora, quando passiamo in auto e vedono la Valascia in coro gridano “Ambrì!”.

Pensa, per restare in tema hockeistico, che durante quest’anno da presidente del governo dovrà usare di più il bastone o il fischietto?
“Spero che si possa giocare bene e di concerto e che non si debba richiamare più di tanto al rispetto delle regole. Dalle prime sedute che abbiamo avuto con il nuovo governo la volontà di giocare insieme c’è. Dovremo solo affinare qualche schema. Bisognerà che ognuno di noi lasci da parte un po’ del suo orgoglio di capo dipartimento e dia più priorità all’aspetto istituzionale di membro del governo. Ha già funzionato in passato e in questo quadriennio potrà andare ancora meglio. L’importante è essere soprattutto capaci di condividere gli obiettivi. E poi insieme si deciderà come raggiungerli”.

Lavoro di squadra anche in famiglia?
“Mia moglie Elena ha già dichiarato pubblicamente qual è la realtà: ad occuparsi della famiglia è soprattutto lei, visti i miei impegni professionali. Quando sono a casa, però, cucino io, riassetto e gioco con i bambini”.

Si dice che dietro ad un uomo di successo, ci sia spesso una grande donna. Quanto ha contato sua moglie Elena nella sua carriera?
“Sicuramente ha contribuito non ostacolandomi e non ponendomi limiti e restrizioni che, personalmente, vivo male. Elena sapeva esattamente che la nostra vita coniugale sarebbe stata fortemente influenzata dalla vita politica e da attività e vincoli esterni”.

A proposito di donne: il nuovo governo ne è orfano. Cosa ne pensa?
“Penso che al di là del genere, è importante che l’esecutivo sia composto da persone capaci e di carattere. Ovviamente una sensibilità femminile avrebbe portato anche altri punti di riflessione. Ciò che più conta, in generale, è il rispetto del genere, al di là della composizione del governo. Il mio dipartimento, ad esempio, è quello che ha nominato più donne a livello di funzionario dirigente e che sta promuovendo la regola di mettere a concorso posti non più solo a tempo pieno, ma a scelta anche all’80%, come già avviene nella Confederazione. Trovo sia importante andare incontro alle donne, permettendo loro di conciliare lavoro e famiglia”.

Ricorda cosa l’ha spinta ad appassionarsi di politica già sui banchi delle medie? E perché la Lega?
“Sicuramente l’amore per la mia terra e per la mia Patria, ma soprattutto lo spirito di servizio appreso dai nonni materni Silvana e Angelo, la voglia di voler fare qualcosa di buono per il Paese. La Lega era nata da poco e non era certamente il partito di famiglia, che si divideva equamente tra PPD (da parte di mamma) e PLR (da parte di padre). Fu la votazione del 6 dicembre del 1992 contro lo spazio economico europeo a scatenare con forza in me la passione leghista: avevo 15 anni, la Lega era contro il sistema e grazie ad essa il nostro Cantone fu decisivo nel far pendere l’ago della bilancia verso il “no” allo Spazio economico europeo e quindi all’UE”.

Pensa che la sua storia politica fosse in un qualche modo già scritta?
“Non so se fosse scritta nel destino, ma ho avuto la fortuna di trovare persone sul mio cammino che hanno creduto in me. Da Rodolfo Pantani che mi introdusse nella Lega al Nano che, nel 1999, con un grande atto di fiducia, mi diede la possibilità di entrare in lista per il CdS, cosa che mi ha poi permesso di accedere al Gran Consiglio a soli 22 anni. A 31 ero presidente del legislativo, a 33 consigliere nazionale e a 34 facevo il mio ingresso in Consiglio di Stato. Ormai sono un vecchio giovane della politica”.

Eppure, per il suo vissuto e quello della sua famiglia, sarebbe stata più logica una carriera nel mondo della gastronomia…
“In effetti il sogno nel cassetto rimane sempre quello: riaprire un giorno il ristorante di famiglia, il Vais di Piotta, che fino a metà degli Anni Novanta è stato gestito dai miei nonni paterni Selma e Dante Gobbi. Il nonno, oltre a ristoratore, era anche panettiere e commerciante. Io sono quindi cresciuto tra padelle, fornelli, prestino e bottega. D’estate non ho mai bighellonato perché fin da bambino dovevo dare una mano alla nonna in bottega. Ritengo di non avere grandi capacità artistiche, ma penso di destreggiarmi abbastanza bene in cucina. Cerco di dare “colore ai piatti” come mi ha insegnato mio nonno, ma soprattutto sapore. Ciò che preparo deve essere buono e gustoso”.

Qual è il suo piattoforte?
“Sicuramente il risotto, declinato in tanti modi, e le carni”.

Lei sostiene di essere cresciuto in fretta, sia in altezza, sia in massa. Che rapporto ha con il cibo?
“Né maniacale, né spasmodico. Mangio quando ho fame e, difficilmente, resisto a salumi e finger food. Credo di essere cresciuto in fretta a causa degli eccessi (leggasi panini, ndr) di gioventù. In seconda media pesavo già 82 chili”.

Un’altra delle sue passioni è il tiro sportivo…
“Sì, una passione nata a 15/16 anni insieme ad alcuni amici e che riporta ai certi valori, tradizioni e spirito confederale. Cosa che ancora oggi cerco di portare avanti come presidente del Tiro storico del San Gottardo che si svolge ogni anno in ottobre ad Airolo”.

Ha già pensato a cosa farà, quando smetterà di fare il consigliere di Stato?
“No, non so cosa farò da… grande. Battuta a parte, non ho mai pianificato nulla. Tutte le opportunità mi si sono presentate strada facendo. Quindi continuerò così e mi lascerò sorprendere”.
Scheda biografica:
Nome: Norman
Cognome: Gobbi
Nato il 23 marzo 1977 a Faido
Studi: laurea in Scienze della comunicazione con indirizzo aziendale e istituzionale, ottenuta all’USI di Lugano nel 2007
Professione: Consigliere di Stato, direttore del Dipartimento delle Istituzioni
Movimento politico: Lega dei Ticinesi
Passioni: HCAP, cucina, montagna, tiro sportivo
Motto: un 4×4 della politica

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Clicca qui: www.youtube.com/watch?v=Ru7JiYctABU  Immagini della festa post elettorale ad Iragna.

testo Lorenza Storni – lorenza@illustrazione.ch
foto Rémy Steinegger

Leggi dalle pagine di illustrazione ticinese: illustrazione_ticinese_06_2015

Imposta di successione: oltre il danno, la beffa!

Imposta di successione: oltre il danno, la beffa!

Il prossimo 14 giugno saremo chiamati ad esprimere il nostro parere sull’iniziativa popolare relativa alla riforma dell’imposta sulle successioni. Essa prevede l’introduzione di un’imposta nazionale sulle successioni e sulle donazioni con un’aliquota del 20%, in caso di superamento del valore-franchigia di 2 milioni di franchi. Due terzi del gettito andrebbero a finanziare l’AVS, mentre un terzo spetterebbe ai Cantoni, le cui imposte sulle successioni e sulle donazioni attualmente in vigore sarebbero abrogate. Personalmente, ritengo questa iniziativa molto pericolosa, in quanto indebolirebbe il nostro Paese su più fronti. Quattro sono, a mio avviso, gli ambiti maggiormente toccati dall’iniziativa popolare.

Federalismo

L’iniziativa comporterebbe per i Cantoni la perdita della loro autonomia finanziaria nell’imposizione delle successioni e delle donazioni. Un processo, quello relativo alla centralizzazione di competenze presso la Confederazione, che tocca anche altri settori – vedi pianificazione del territorio – e che rischia di mettere a repentaglio il sistema federalista sul quale si fonda il nostro Paese.
I Cantoni vedrebbero diminuire gli introiti derivanti da queste imposte e avrebbero nel contempo un maggior onere amministrativo e burocratico, visto che sarà compito loro mettere in pratica le nuove disposizioni.

Insomma, ai Cantoni, in aggiunta alla riduzione delle entrate, spetterebbe pure il lavoro più scomodo. Per la serie: «oltre al danno la beffa».

Concorrenza fiscale

L’imposta in votazione prevede l’esenzione solo del coniuge o del partner registrato, mentre non fa un distinguo tra i discendenti diretti e i parenti lontani (oggi solo tre Cantoni prelevano un’imposta anche ai discendenti).
In Ticino, l’imposizione dei discendenti e ascendenti diretti è stata abrogata nel 2000 in votazione popolare; un fattore critico di successo a livello fiscale che di fatto verrebbe eliminato. Oggigiorno, la concorrenza fiscale prevarica i confini nazionali e il Ticino si trova quindi a dover competere con Londra, Montecarlo e altri Paesi geograficamente lontani. Un aspetto che acuisce il rischio di stimolare la partenza di alcuni contribuenti e con essa quella dei loro importanti versamenti all’erario cantonale. Inoltre, la nuova imposta produrrebbe degli effetti iniqui, dato che essa colpisce il patrimonio prima di essere ridistribuito tra gli eredi. Un’assurdità che alimenterebbe i dubbi sul futuro della piazza finanziaria elvetica, già confrontata con la fine del segreto bancario.

Proprietà immobiliari

L’iniziativa colpirebbe in modo particolare gli eredi di beni immobiliari, che potrebbero trovarsi nella sgradevole situazione di doversi indebitare per pagare le imposte sulle successioni e sulle donazioni.
Un controsenso che rischierebbe di mettere in atto un circolo vizioso, in cui gli eredi sono costretti a vendere gli oggetti ereditati per pagare le imposte, oppure ad aumentare l’ipoteca sui loro beni immobiliari.
Un’imposta che quindi privilegia il consumo e mortifica il risparmio, disincentivando l’individuo ad investire nella sua proprietà.

Aziende familiari

L’imposta renderebbe difficoltosa la successione d’impresa all’interno delle famiglie, compromettendo il futuro di molte piccole e medie imprese presenti sul territorio, che sono la colonna portante del nostro Paese.
È vero che il testo in votazione indica come il legislatore debba prevedere delle riduzioni per le imprese e le aziende agricole; tuttavia, queste riduzioni sono subordinate al fatto che gli eredi proseguano l’attività per almeno dieci anni. Una disposizione ambigua che accrescerebbe l’incertezza giuridica ed economica per queste imprese e aziende, oltre che l’onere amministrativo per i Cantoni, che dovranno verificare il rispetto di queste condizioni.

Per tutti questi motivi, esprimo il mio fermo no all’iniziativa popolare in votazione il 14 giugno. Un’iniziativa che lede un principio fondamentale del nostro Paese qual è il federalismo, e che andrebbe infine a ricadere sul singolo cittadino. Un’iniziativa che, inoltre, come indicato anche dal Consiglio federale e dal Parlamento, non raggiungerebbe l’obiettivo prefissato, e cioè quello di risolvere il problema legato al finanziamento dell’AVS.

Norman Gobbi, Consigliere di Stato
(Opinione pubblicata sul Corriere del Ticino del 23.05.2015)

Riorganizzazione del settore per la protezione del minore e dell’adulto

Riorganizzazione del settore per la protezione del minore e dell’adulto

Nella seduta odierna, il Consiglio di Stato ha licenziato il messaggio con il quale presenta il rapporto chiesto dal Gran Consiglio il 26 settembre 2012 con lo scopo di verificare l’efficacia delle misure previste dalla Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto e dalle relative norme federali oltre che di proporre i necessari adeguamenti legislativi per la riorganizzazione delle autorità regionali di protezione in autorità giudiziaria.