Un aiuto sul territorio

Un aiuto sul territorio

Da rsi.ch | I 30 agenti in arrivo in Ticino in caso di aumento delle entrate illegali non sarebbero impiegati sul confine

Il servizio al Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Un-aiuto-sul-territorio-9288409.html

Sono 30 gli agenti provenienti dal resto della Svizzera su cui potrà contare la polizia ticinese tra metà luglio e metà settembre in caso di forte aumento delle entrate illegali. Il loro impiego non dipenderà da un superamento di soglie di allarme ma scatterà su richiesta delle autorità.Le misure presentate a Berna sono adeguate alle necessità dei cantoni, secondo il consigliere di Stato Norman Gobbi, mentre il comandante della polizia cantonale ticinese, Matteo Cocchi, sottolinea che le eventuali forze di supporto non sarebbero impiegate lungo la frontiera, di competenza delle guardie di confine.
Gli agenti andrebbero infatti a sostenere gli sforzi di controllo lungo gli assi di penetrazione, come strade, treni e stazioni, così come altre missioni già attive sul territorio cantonale.

Norman Gobbi: “Pronti, fin da subito!”

Norman Gobbi: “Pronti, fin da subito!”

Dal Mattino della domenica | È stata prolungata fino al 2018 l’operatività del centro di Rancate

Con l’arrivo dell’estate s’inizia a parlare di flussi migratori. Il centro unico di Rancate sarà operativo anche quest’anno, per far fronte all’aumento di casi di migranti che rientrano sotto questa procedura.

Questa primavera l’afflusso di migranti registrati in Italia, come pure al confine italo-svizzero, sono stati in linea con quelli degli scorsi anni. Questo significa che, secondo esperienza, dovremmo aspettarci un aumento nei prossimi mesi. L’aumento registrato sulle coste italiane si riscontra infatti anche a livello di migranti che raggiungono la Svizzera. Inoltre, negli scorsi anni si è notato che, per quanto riguarda le persone che intendono unicamente attraversare il nostro territorio per recarsi nei Paesi più a nord dell’Europa, i casi nel 2016 sono raddoppiati rispetto al 2015, e anche quest’anno questa tendenza non sembra cambiare.

Nell’agosto dello scorso anno con il mio Dipartimento, dopo che con il Governo abbiamo dichiarato lo stato di necessità, ci siamo adoperati per trovare una soluzione che potesse rispondere in maniera puntuale e mirata alle necessità che si sono palesate con l’aumento dei flussi. Si trattava di risolvere un problema di alloggio temporaneo e allo stesso tempo di garantire maggior sicurezza nella regione grazie a una maggior presenza delle forze dell’ordine e una struttura adeguata.

È stato quindi realizzato in poco tempo il centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata di Rancate. Un centro nel quale sono alloggiati i migranti che giungono ai nostri confini di notte – durante la chiusura degli uffici in Italia – e che non intendono richiedere asilo sul nostro territorio. Dopo quasi un anno dalla sua messa in funzione, posso ritenermi soddisfatto di questa scelta. Non solo è stato possibile far fronte a una situazione straordinaria in estate, ma anche in autunno, quando il flusso migratorio non dava segni di diminuzione, si è potuto continuare a garantire un degno alloggio temporaneo e un’adeguata sicurezza nel Mendrisiotto.

Anche quest’anno non siamo stati con le mani in mano e abbiamo richiesto il prolungamento dell’operatività del centro unico di Rancate. Con questa scelta non abbiamo ignorato o aggirato la volontà di chi lo scorso anno ha firmato contro la presenza del centro, bensì abbiamo voluto continuare a garantire con la stessa efficienza la sicurezza sul territorio: in effetti, in questi dieci mesi di attività non sono mai stati riscontrati problemi di ordine pubblico o fughe di migranti. Voglio quindi poter garantire la stessa sicurezza anche quest’anno, per i momò e per tutti i ticinesi. E farò in modo anche quest’anno che la Confederazione contribuisca a questa situazione che è eccezionale a livello elvetico. Il Ticino, che è la Porta Sud della Svizzera, si sta facendo infatti carico non solo della sicurezza cantonale: il lavoro che facciamo a Sud delle Alpi ha un effetto decisamente positivo anche a Nord.

Anche questa estate sarà calda, caldissima dal profilo migratorio. Anche quest’anno il Ticino sarà toccato in maniera non paragonabile agli altri Cantoni svizzeri. Continueremo a collaborare in maniera ottimale con la Confederazione – con il Corpo delle guardie di confine e con la Segreteria di Stato della migrazione – e con le autorità italiane, come lo abbiamo già fatto negli scorsi anni. È importante anticipare. Prima che i riflettori dei media si focalizzino sulla questione. Perché non deve essere una risposta a una maggiore attenzione da parte dell’opinione pubblica: è un’azione che ha importanti effetti sulla sicurezza di tutti i ticinesi e di tutti gli svizzeri. Noi ci faremo trovare pronti: a dimostrarlo saranno i fatti, non le parole.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Il centro migranti resta aperto

Il centro migranti resta aperto

Da RSI.ch | La struttura di Rancate sarà operativa fino alla fine del 2018

L’intervista alle CSI delle 18:00: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Il-centro-migranti-resta-aperto-9261295.html

Il centro migranti di Rancate non chiuderà ad ottobre, ma prolungherà la propria operatività fino alla fine del 2018. Lo ha comunicato oggi, mercoledì, il Consiglio di Stato che ha prorogato l’attività della struttura dopo aver considerato anche il parere positivo del Municipio di Mendrisio.

La decisione è stata presa tenendo presente la situazione attuale dei flussi di persone alla frontiera sud e l’aumento di casi di migranti in procedura di riammissione semplificata, constatato in particolare a partire dall’estate dello scorso anno.

Nel corso della primavera l’afflusso è stato in linea con gli anni precedenti e, secondo le esperienze passate, è ipotizzabile che durante i mesi estivi, si assisterà a un importante aumento di persone che intendono unicamente attraversare la Svizzera per raggiungere il Nord Europa.

Per questo motivo, si legge in un comunicato, il prolungamento dell’operatività della struttura aperta nell’agosto 2016 è in grado di rispondere alle attuali esigenze, nonché di tenere in considerazione le necessità della popolazione e le richieste delle autorità federali.

Flussi migratori: non stiamo con le mani in mano!

Flussi migratori: non stiamo con le mani in mano!

Dal Mattino della domenica | Il ministro della sicurezza Norman Gobbi analizza la situazione ticinese

La scorsa settimana si è aperta con il Gran Consiglio riunito in sessione plenaria a Bellinzona. Riflettori mediatici accesi sul cambio di presidenza. Tuttavia non è stato l’unico avvenimento degno di nota della giornata di lunedì. Infatti, anche se gli organi d’informazione non ne hanno dato grande risalto, il nostro Parlamento ha tra le varie trattande approvato il credito per il servizio di sicurezza nel centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata di Rancate. Questo – lo ricordo – è il nome completo del luogo, dove i migranti che giunti ai nostri confini e non intendono richiedere asilo sul nostro territorio vengono alloggiati. Ciò permette loro di rifocillarsi, riposare e lavarsi, nel caso in cui le autorità italiane, con le quali, lasciatemelo dire, collaboriamo ottimamente, non abbiano la possibilità di riammetterli in Italia prima della chiusura notturna dei loro uffici.

Il centro di Rancate
Una struttura che il Cantone lo scorso anno, su impulso mio e del mio Dipartimento ha creato per gestire il grande numero di afflussi alla frontiera sud del nostro Paese. Anche il Gran Consiglio quindi, approvando la richiesta del Governo, ha riconosciuto l’importanza del centro. Perché è chiaro: la situazione sui confini ticinesi e la pressione da parte di migranti alla frontiera sud, indipendentemente dal fatto che vogliano chiedere asilo alla Svizzera o che il loro interesse per il nostro Paese sia confinato al transito verso altre nazioni del Nord Europa, non è per nulla paragonabile agli altri Cantoni svizzeri. Una decisione che premia gli sforzi del Consiglio di Stato e del mio Dipartimento in particolare.

La situazione attuale
Già, ma come è la situazione al momento attuale? Le cifre pubblicate dalle Guardie di confine confermano la tendenza già sottolineata anche dalla Segreteria di stato della migrazione: al confine sud le richieste d’asilo sono diminuite, mentre a livello nazionale si registra il numero più basso di richieste dal febbraio 2011. Contemporaneamente aumentano rispetto allo stesso periodo dello scorso anno le entrate illegali registrate nel nostro Paese alla frontiera ticinese con un incremento netto di oltre 300 arrivi illegali. Un dato significativo, che non può che farci mantenere alta la guardia perché l’estate in arrivo si preannuncia ancora una volta calda alle nostre latitudini.

Possibili evoluzioni
Non nascondo che personalmente ritengo importante capire cosa succederà nella vicina Francia nelle prossime settimane. Non bisogna escludere che dopo le elezioni presidenziali qualcosa potrebbe cambiare: vale la pena mantenere un occhio vigile sulla situazione francese. Dopo la sconfitta del Fronte Nazionale di Marine Le Pen alle urne non si può scartare l’ipotesi che la Francia si prepari ad attuare una strategia migratoria in linea con la politica “spalancatrice delle frontiere” attuata dalla Germania e fortemente voluta dall’Unione europea, di cui Macron è un fervente sostenitore. Potrebbero decidere di abbassare il blocco a Ventimiglia e, di conseguenza, incoraggiare la rotta italo-francese. Si tratta di una via facile da intraprendere e potrebbe divenire quella prediletta, dopo che da qualche anno è stata chiusa bloccando l’accesso a nord dei migranti in arrivo sul nostro continente. Uno scenario che potrebbe influenzare anche la pressione al confine ticinese. Questo potrebbe spiegare perché nonostante gli sbarchi sul Mediterraneo continuino, secondo fonti italiane, con numeri molto più alti rispetto agli stessi mesi del 2016, non si riscontra la medesima proporzionalità a Chiasso. Dove finiscono queste persone? Forse sono in attesa di capire cosa decideranno le Autorità francesi prima di intraprendere il viaggio verso il Nord Europa.

Ma noi, sempre e comunque, stiamo facendo i passi necessari per affrontare la situazione. E non a parole, ma con fatti, analisi, sforzi coordinati e la determinazione di tutti gli attori in gioco (che non smetterò mai di ringraziare). A livello cantonale, continuiamo a valutare e ad attuare tutte le misure necessarie. Mercoledì scorso si è tenuto un seminario al Centro di istruzione della Protezione civile di Rivera al quale hanno partecipato tutti i partner dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta. Quest’ultimo, in una costellazione ad hoc, ha gestito i flussi dello scorso anno e si sta preparando a far fronte ai differenti scenari ai quali potremmo essere chiamati a rispondere fra un paio di mesi. E chiaramente non smetterò di concentrare i miei sforzi anche sul piano federale, poiché la Confederazione non deve sottovalutare alcun aspetto: perché ne va della sicurezza del Ticino e di riflesso di tutta la Svizzera!

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Rinforzi da altri cantoni

Rinforzi da altri cantoni

Da RSI.ch | I dipartimenti di giustizia e polizia lavorano a una soluzione per far fronte al flusso di migranti da sud

Cronache della Svizzera italiana: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Rinforzi-da-altri-cantoni-8965375.html

Un contingente costituito da agenti di altri cantoni potrebbe essere impiegato a fianco della polizia ticinese e schierato alla frontiera sud a partire dalla prossima estate, per far fronte al previsto aumento del flusso di migranti. È questa l’idea a cui stanno lavorando i direttori dei dipartimenti di giustizia e polizia insieme ai comandanti dei vari corpi.

Le guardie di confine sono infatti “sotto pressione e sottodotate a livello di effettivo”, ha detto il consigliere di Stato Norman Gobbi ai microfoni delle Cronache della Svizzera italiana, che lamenta come le autorità federali non vogliano riconoscere questa situazione di difficoltà, tanto che la proposta di schierare la polizia militare è stata congelata, come ha fatto sapere Ueli Maurer.

Le discussioni sono state avviate da alcune settimane, “c’è interesse a mantenere sicura la frontiera perché ne beneficerebbero tutti”, ha detto Gobbi. Ci vorrà però ancora l’avallo di un organo politico. L’impiego di agenzie di sicurezza, ipotizzato da Maurer, “è da respingere al mittente” secondo il capo del DI, “perché si tratta di un ambito chiaramente di sovranità dello Stato”.

A Rancate si va sul… sicuro

A Rancate si va sul… sicuro

Da laRegione | Stanziato quasi un milione a copertura del servizio di sicurezza al Centro temporaneo migranti – Il Cantone ha già assegnato l’incarico (dietro concorso) alla Securitas. Ci si prepara a fronteggiare i flussi sino al prossimo ottobre.

Al Dipartimento delle istituzioni (Di) si monitora la situazione giorno per giorno. Al Centro unico temporaneo di Rancate, operativo dall’agosto scorso, negli ultimi tempi le presenze sono passate, infatti, da poche unità a qualche decina. Da Berna, del resto, le previsioni sono chiare: alla frontiera sud ci si deve aspettare l’arrivo di flussi migratori pari, almeno, a quelli registrati nel 2016. Occorre farsi trovare pronti. Una necessità dichiarata dal governo cantonale. Che ha cominciato a prendere le sue contromisure. Così ieri è arrivato il via libera a un credito di poco meno di un milione – si parla di circa 952mila franchi – a copertura delle spese per il servizio di sicurezza che sarà garantito all’interno della struttura da oggi all’ottobre prossimo. Un servizio che sarà commissionato alla Securitas. Di fatto si tratta di una conferma: la ditta aveva già assicurato la sorveglianza a Rancate, oltre a essere referente per i punti di accoglienza della Protezione civile del Mendrisiotto. Il Cantone, in effetti, ha già assegnato in via ufficiale il mandato. E l’impressione è che si sia voluti andare sul… sicuro. Un incarico affidato dietro concorso pubblico: il bando era stato pubblicato a inizio gennaio, raccogliendo tre candidature, tutte, si tiene a precisare da Palazzo delle Orsoline, in linea con i criteri stabiliti. Inutile dire che questa decisione del Consiglio di Stato giunge sulla scia del ‘caso Argo 1’. Ciò ha portato a irrigidire i parametri di scelta? «Li avevamo già irrigiditi in precedenza – ci fa notare il direttore del Di Norman Gobbi –. Nell’ambito del mandato diretto avevamo fissato gli aspetti richiesti, ad esempio quanto a esperienza nella gestione dei migranti – qui in situazione disagiata – in strutture simili, organizzazione e rispetto del contratto collettivo di lavoro. All’epoca si trattava di una situazione di urgenza, vedendo in seguito la necessità di strutturare l’attività 2017, si è proceduto con il concorso pubblico».

‘Qui si sono seguite le procedure’

Insomma, nella prassi quello di Rancate e quanto emerso di recente non sono casi sovrapponibili. «La gestione è stata completamente diversa: le formalità e le procedure sono state seguite», ribadisce il ministro. D’altro canto, nel Centro ci si trova a tu per tu con persone considerate su suolo svizzero irregolarmente e che, dunque, attendono di essere riammesse in Italia attraverso un iter semplificato. Di conseguenza serve un dispositivo ad hoc, flessibilità e reattività in base ai flussi. A questo proposito, quando si prevede ci si ritroverà confrontati con arrivi importanti al confine? «Già in questi giorni ricevo quotidianamente le informazioni sul numero di persone che pernottano al Centro di Rancate – ci illustra Gobbi –. E pur in modo empirico si nota come vi sia un incremento in questi ultimi tempi, in particolare rispetto a febbraio. Anche le cifre delle Guardie di confine sulle entrate illegali in due mesi sono triplicate. Ciò dà già un chiaro segnale sulla presenza di diverse persone che vanno gestite con questa procedura. Per esemplificare, a Rancate si passa dalle 6-10 alle 20-30 unità». Cantone e Confederazione su questo fronte si sanno muovendo di concerto. Una intesa che appare definita pure dal profilo finanziario: le trattative sono aperte. Obiettivo, staccare una copertura alla pari (al 50 per cento) dei costi globali. Una divisione a metà, così come era accaduto nel momento di attivare la struttura. A conti fatti, da agosto 2016 a ottobre 2017, la sicurezza peserà sui bilanci, si stima, per oltre 1,8 milioni di franchi. «Il ruolo e l’attività che stiamo svolgendo – tiene a sottolineare il capodipartimento –è a beneficio della Confederazione e pure degli altri Cantoni. Stiamo lavorando su più tavoli proprio perché è una situazione nuova e che perdura, come vediamo da queste cifre di inizio anno. Quindi l’impegno della Confederazione – ribadisce Gobbi – deve esserci. D’altro canto, come detto stiamo svolgendo un compito congiunto nell’ambito della riammissione semplificata. In tal senso anche i costi operativi che ne derivano vanno ripartiti».

(Articolo di Daniela Carugati)

Chiusura dei valichi secondari: una “prova” di sicurezza

Chiusura dei valichi secondari: una “prova” di sicurezza

Dal Mattino della domenica | Il ministro della sicurezza esprime la propria soddisfazione per l’inizio del periodo sperimentale

Sono passati tre anni da quando la nostra Roberta Pantani presentò una mozione al Consiglio federale per chiedere la chiusura notturna dei valichi secondari tra la Svizzera e l’Italia. Un dossier che più volte nei miei incontri oltre Gottardo ho rimesso sul tavolo della discussione con le Autorità federali. La dimostrazione che il lavoro di squadra, e la perseveranza sui temi, quando toccano i bisogni concreti dei cittadini, porta risultati.

Ma partiamo dall’inizio: le regioni a ridosso del confine come il Mendrisiotto e il Malcantone sono state in passato il teatro di atti criminali come rapine e furti nelle abitazioni. Fenomeni che negli ultimi anni hanno subito una diminuzione grazie soprattutto all’ottimo lavoro della Polizia cantonale insieme alle polizie comunali e alle guardie di confine. Ma la guardia deve sempre rimanere alta e le autorità politiche devono attuare tutte le misure possibili per prevenire e contrastare questo genere di reati.

In passato quindi, avendo recepito le legittime preoccupazioni di cittadini e Municipi, ho rivendicato in più occasioni a Berna la chiusura notturna dei valichi di confine secondari (come già avviene da anni per motivi doganali con il valico di Pizzamiglio), e questo in base alle disposizioni doganali in vigore tra Svizzera e Unione europea. Una misura sollecitata anche nel marzo 2014 dall’atto parlamentare depositato dalla nostra Consigliera nazionale Roberta Pantani, che ha poi raccolto il sostegno delle Camere federali e in ultima battuta del Consiglio federale.

Non posso quindi che esprimere soddisfazione per la recente decisione dell’autorità federale di prevedere la chiusura notturna temporanea di tre valichi secondari (Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga), mostrando una particolare sensibilità al concreto problema della criminalità transfrontaliera (sebbene la mozione Pantani richiedesse la chiusura di tutti e sedici i valichi secondari e la richiesta del Consiglio di Stato di considerarne perlomeno dieci). Una misura che sarà testata – dal 1. aprile prossimo per sei mesi, dalle ore 23 alle 5 di mattina – con l’obiettivo di combattere la criminalità transfrontaliera. Un primo passo concreto per la tutela dell’ordine pubblico e la sicurezza sul nostro territorio.

E per chi si è chiesto, cosa avete fatto nel frattempo? Rispondo serenamente, portando i fatti: in questi tre anni non siamo rimasti con le mani in mano in attesa che il Consiglio federale si determinasse sulle misure di sua competenza che ritengo da tempo necessarie.

Infatti, negli scorsi anni ci siamo attivati per contrastare la recrudescenza della criminalità transfrontaliera e, abbiamo rafforzato la collaborazione tra Polizia cantonale, Guardie di confine e Polizie comunali. Una sinergia fondamentale per far fronte ai fenomeni che espongono le regioni di frontiera ad azioni criminali quali le entrate illegali sul nostro territorio. Un fenomeno con il quale il nostro Cantone è confrontato da tempo soprattutto con l’aumento della pressione migratoria al confine sud.

Ma non è finita qui! Dal 2015 si è registrata una diminuzione, in controtendenza con gli anni precedenti, dei furti sul territorio e in particolare nella regione del Mendrisiotto. Un successo che è stato possibile raggiungere in particolare grazie alla regionalizzazione delle gendarmeria. Una misura che ho fortemente voluto nel corso della passata legislatura per riportare la polizia sul territorio, avvicinandola ai cittadini.

E infine non va dimenticato un passo fondamentale: il rafforzamento della Polizia cantonale sia per quel che concerne gli uomini a disposizione sia per quel che riguarda i mezzi a disposizione.

Non mi stancherò mai di ripeterlo: la sicurezza di tutti i ticinesi e di tutto il nostro territorio è una delle mie priorità. La chiusura dei valichi secondari è una delle misure che abbiamo attuato per garantirla. Si tratta infatti di uno dei beni essenziali e irrinunciabili per tutti i ticinesi. E questo dimostra che ai proclami politici la Lega dei Ticinesi preferisce la concretezza: ai bisogni e ai problemi dei cittadini ancora una volta abbiamo risposto unendo le forze e fornendo soluzioni reali e tangibili. Non solo parole quindi, ma soprattutto fatti! Per la sicurezza di tutto il nostro Cantone e di tutta la Svizzera.

Norman Gobbi
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Chiusura notturna, a titolo di prova, di tre valichi di confine secondari in Ticino

Chiusura notturna, a titolo di prova, di tre valichi di confine secondari in Ticino

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Per la durata di sei mesi, a partire dal prossimo 1. aprile, sarà introdotta in Ticino la chiusura notturna – dalle 23 alle 5 – di tre valichi secondari di confine tra Svizzera e Italia: Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga. Questo progetto pilota è legato alla mozione 14.3035 della Consigliera nazionale Roberta Pantani. L’obiettivo è raccogliere informazioni sugli effetti concreti di una simile misura.

Le valutazioni svolte a livello federale e cantonale – in base a criteri di legati alla sicurezza e ai volumi di traffico transfrontaliero – hanno permesso di identificare nel Sottoceneri tre valichi idonei per l’avvio di una fase di sperimentazione, che comporterà la chiusura notturna al transito per un periodo di 6 mesi.

Grazie a un monitoraggio dei transiti notturni attraverso i tre valichi interessati dalla misura, è stato in particolare possibile constatare che la media dei passaggi infrasettimanale si attesta a circa 90 veicoli, con punte di 242 a Ponte Cremenaga; nel fine settimana il valore sale a circa 110 veicoli. La percentuale di veicoli svizzeri si attesta attorno al 20% del transito totale.

L’attuazione della misura sarà affidata al Corpo Guardie di Confine, che – con la collaborazione della Polizia cantonale – provvederà alla chiusura e alla riapertura dei tre punti doganali. Anche durante le ore in cui i valichi saranno chiusi, è previsto un monitoraggio attraverso sistemi di videosorveglianza, a garanzia della sicurezza della popolazione residente nei dintorni.

Alla fine del progetto pilota verrà effettuata una valutazione che permetterà, in particolare, di individuare gli effetti di tale misura sulla lotta alla criminalità transfrontaliera e sui flussi di traffico.

Il Dipartimento delle istituzioni esprime piena soddisfazione della decisione del Dipartimento federale delle finanze che ha mostrato una particolare sensibilità al problema della criminalità transfrontaliera e della realtà cantonale.

Salvini: “In Italia è in atto una sostituzione etnica”

Salvini: “In Italia è in atto una sostituzione etnica”

Da tvsvizzera.it | Matteo Salvini, segretario federale della Lega Nord, non ha peli sulla lingua quando si tratta di parlare di immigrazione. L’Italia dovrebbe chiudere le frontiere e fare maggiori controlli. Oggi non si può più parlare di integrazione, afferma Salvini. Sono così tanti gli immigrati in certi quartieri delle grandi città italiane che ormai si deve parlare di “sostituzione etnica”.

Matteo Salvini, Norman Gobbi. Le due facce del leghismo transfrontaliero. Uno, segretario federale della Lega Nord. L’altro, Consigliere di stato del Canton Ticino della Lega dei ticinesi.

Un confronto tra i due politici sull’immigrazione clandestina o illegale lo si è avuto a Milano a margine della presentazione del libro “Immigrazione, tutto quello che dovremmo sapere” di Gian Carlo Blangiardo, Gianandrea Gaiani e Giuseppe Valditara.

L’emergenza immigrazione è nota. Nel 2016 sono stati circa 181mila gli immigrati sbarcati in Italia. In Svizzera le entrate illegali sono state quasi 50mila. Come arginare questo flusso migratorio?

La Lega propone di velocizzare le pratiche per le domande d’asilo ma soprattutto di spostare al di là del Mediterraneo la frontiera. È direttamente nei paesi africani – afferma Salvini – che si dovrebbe stabilire chi ha il diritto di immigrare e chi no. Magari con l’aiuto dell’ONU.

Immigrazione illegale

Su un altro punto Salvini e Gobbi sono d’accordo: la maggior parte degli immigrati che giungono in Europa sono “illegali”. Come ama ricordare Salvini, solo il 5% delle persone che giungono in Italia sono dei veri rifugiati. Un altro 30% ha diritto ad altre forme di protezione temporanea. Ma la maggior parte degli immigrati sono illegali. E come tali vanno chiamati secondo Salvini e Gobbi.

Asse Bruxelles-Berna

Bruxelles per Matteo Salvini non esiste. L’Italia è sotto pressione. Porta d’entrata europea degli immigrati, così come la Grecia, l’Unione europea, secondo Salvini, non ha fatto molto per aiutare l’Italia: Bruxelles è lontana da Roma.

Così come l’Italia lo è per l’Europa, anche il Ticino è la porta d’entrata della Confederazione. Al confine sud della Svizzera la pressione è altrettanto forte. Lo scorso anno dei quasi 50mila immigrati illegali, quasi 35mila sono entrati da Chiasso. Per Norman Gobbi il Ticino è spesso lontano da Berna. Sebbene, per stessa ammissione di Gobbi, la collaborazione con il governo federale è buona.

Il video e l’articolo su tvsvizzera.it: http://www.tvsvizzera.it/tvs/immigrazione-clandestina_salvini—in-italia-è-in-atto-una-sostituzione-etnica-/42961900

Valichi, la Confederazione non paga

Valichi, la Confederazione non paga

Da Ticinonews.ch | Intanto Gobbi replica alle autorità italiane: “La Regio era informata dei test sulle chiusure notturne”

La Confederazione non sborserà un franco. La chiusura notturna dei valichi minori – almeno durante la sua fase di test – sarà interamente a carico del Cantone. Il nodo è stato sciolto negli scorsi giorni, assieme ad un’altra questione finanziaria, questa volta decisamente positiva per il nostro Cantone. Secondo le ultime stime, l’operazione non costerà 200 mila franchi per valico come preventivato in un primo momento bensì solo 10 mila. Lo ha dichiarato il direttore del DI Norman Gobbi ai microfoni di Teleticino.

I test – ricordiamo – cominceranno in primavera a Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga. Per 7 mesi, le saracinesche scenderanno tra le 23 e le 5 del mattino. Un piano d’azione contro cui le autorità italiane di confine recentemente hanno manifestato la propria contrarietà, lamentando il fatto che la misura non è stata in alcun modo né concordata né comunicata.

“Sono sorpreso”, ha dichiarato Norman Gobbi a Teleticino: “La questione è stata affrontata all’interno della Regio insubrica”.

Per tutti i dettagli ascolta in servizio di Teleticino: http://www.teleticino.ch/video/servizi-tg/345757/chiusura-notturna-la-confederazione-non-paga