Gobbi sbotta dopo i fatti di Chiasso

Gobbi sbotta dopo i fatti di Chiasso

Da Ticinonews.ch | Il ministro pubblica le immagini dei disordini. “In risposta a chi ha voluto minimizzare”.

Continua a far parlare la manifestazione non autorizzata tenutasi ieri per le strade di Chiasso.

A far discutere, più che il messaggio portato avanti dai manifestanti, sono però i danneggiamenti e gli atti di violenza da loro compiuti.

Inizialmente c’è chi aveva parlato di una protesta pacifica, ma la Polizia cantonale ha precisato in serata che gli atti di danneggiamento compiuti da manifestanti mascherati sono stati una quarantina, alcuni dei quali importanti, e che durante il corteo sono stati sparati diversi fumogeni e bombe carta anche in presenza di persone, bambini e animali.

Non esattamente una manifestazione pacifica, quindi, come sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi sul suo profilo Facebook, postando pure alcune immagini dei disordini avvenuti a Chiasso.

“La manifestazione odierna dei no-borders a Chiasso ha palesato il loro strano concetto di libertà anti-fascista: minacciano i media e i giornalisti, danneggiano le proprietà private, attaccano le forze dell’ordine, marciano nonostante la manifestazione non fosse autorizzata” scrive Gobbi. “Qualcuno ha voluto minimizzare gli attacchi e i danneggiamenti (vedi foto), rilevando però che alla fine il corteo è diventato – oltre contro le forze di polizia – anche politico, contro le posizioni leghiste (quindi mie) a favore del controllo dell’immigrazione.”

Il consigliere di Stato conclude con alcuni hashtag: “#iostoconleforzedellordine #sicurezza #ticino #svizzera”

Intanto le forze dell’ordine stanno procedendo alle verifiche del materiale probatorio raccolto e non escludono eventuali segnalazioni alla Magistratura.

Gobbi: “Questa volta, la storia del migrante ve la racconto io”

Gobbi: “Questa volta, la storia del migrante ve la racconto io”

Dal Mattino della domenica l Fuggono dall’Africa in cerca di un nuovo futuro in Europa. Nella loro testa ci sono i Paesi del nord: funzionanti, puliti, ricchi, senza problemi; insomma, offrono quello che loro cercano. Ma i paesi che vogliono raggiungere sono lontani, il viaggio è complesso e fra l’Africa e la terra “promessa” ci sono altre nazioni che devono essere attraversate.

L’anno scorso abbiamo seguito la si­tuazione in Grecia: ancora oggi decine di migliaia di persone sono bloccate in campi profughi che non sono certo adeguati a sostenere i bisogni del nu­mero di migranti che ospitano. Quando la rotta dei Balcani è stata chiusa, poiché alcuni Paesi non vole­vano più accogliere migranti, il flusso si è concentrato verso l’Italia. Un altro paese Europeo con la sola colpa di af­facciarsi sul Mediterraneo si è trovato a gestire migliaia di migranti in arrivo sulle sue coste.

Ripartizioni inesistenti
Quando i migranti vengono tratti in salvo dal mare, e portati negli hotspot della penisola, dovrebbero essere ri­partiti nei paesi dell’Unione Europea, secondo un accordo sancito lo scorso anno. Ma questo non succede, e i paesi accoglienti come l’Italia – che oltre­tutto devono far fronte già a diversi problemi interni – si devono accollare tutti i problemi. Ciò che è stato scritto su carta, che sembrava semplice e fun­zionale, in realtà ha fallito misera­mente. O forse è abilmente fallito, infatti i Paesi dell’Unione Europea, una volta di più, dimostrano di essere solidali solo laddove conviene esserlo. L’esempio a dimostrazione di questo fatto lo si trova proprio nella gestione di un altro capitolo del viaggio dei mi­granti: quello dei viaggi con i barconi! In quell’ambito la collaborazione fun­ziona e tutti portano il loro contributo per fare in modo che gli sbarchi siano contenuti, per quanto questa parola poco rappresenta il numero di migranti che arriva sulle coste italiane. È quando i migranti devono prenderli in casa, per dare ossigeno all’Italia, o semplicemente per osservare gli ac­cordi che loro stessi hanno sottoscritto, che i Paesi dell’UE fanno orecchio da mercante.

Sovraffollamento
Ma continuiamo con il viaggio dei mi­granti. Viaggiano lungo tutta l’Italia e arrivano a nord. C’è sovraffollamento. La situazione diventa complessa. Mi­gliaia di persone, tra Milano e Como, si accalcano al confine italo-svizzero. Quando raggiungono Como, hanno la possibilità di chiedere asilo in Sviz­zera, vengono accompagnati dalle guardie al Centro di registrazione a procedura di Chiasso, dove, sotto la re­sponsabilità della Segreteria di Stato della migrazione, viene valutata quindi la loro domanda.

I migranti che non vogliono chiedere asilo e non hanno i documenti, se­condo la Legge sugli stranieri, sono considerati degli illegali ed entrano nella procedura di riammissione sem­plificata in Italia. Se la riammissione non è possibile entro la mezzanotte ­orario dopo il quale la Polizia di fron­tiera italiana non ha più la possibilità di riammetterli sul loro territorio – ven­gono accompagnati nel nuovo Centro unico temporaneo predisposto a Ran­cate, dove il Cantone garantisce loro un soggiorno dignitoso sul territorio ti­cinese, di rifocillarsi e di trascorrere la notte sotto un tetto. Il giorno dopo ven­gono riaccompagnati dalle Guardie di confine alla frontiera, affinché siano riammessi in Italia.

Più uomini alla frontiera
In Ticino ci siamo preparati da tempo sapendo che – volenti o nolenti – ci sa­remmo ritrovati in mezzo. Abbiamo portato più uomini alla frontiera, per aiutare le guardie già impegnate a Chiasso. Abbiamo trovato una solu­zione e grazie all’impiego dei militi dell’esercito e della protezione civile, e siamo riusciti in pochissimo tempo, a creare una struttura che potesse ospi­tare in un ambiente adeguato, nella struttura di Rancate, gli illegali che de­vono passare la notte sul nostro terri­torio, portandoli lontani dai centri abitati. Domani ricominceranno le scuole, e il centro di Rancate è ideale per una situazione che sarebbe dovuta rimanere eccezionale ma che è diven­tata quotidianità, perché di tutti i mi­granti che passano il confine italo-sviz­zero, i due terzi, quindi la stragrande maggioranza, non intende fermarsi in Svizzera. Alcuni di loro tenta più volte di passare il confine, così da raggiun­gere l’obiettivo di depositare una do­manda d’asilo nei paesi del nord (prima tra tutti, la Germania), ma non funziona così. Questo modo di proce­dere dimostra che non si sentono real­mente minacciati, prerogativa fondamentale per ricevere l’asilo, per­ché, se sentissero la loro esistenza re­almente in pericolo, la loro priorità sarebbe chiedere asilo, e non chiederlo in una determinata nazione.

Escamotage
L’escamotage allora diventa quello di chiedere asilo politico con l’intento di scappare durante la verifica della loro pratica. I dati ci indicano che oltre la metà dei richiedenti l’asilo si dà alla macchia e prima o poi la signora Si­monetta Sommaruga, dovrebbe avere l’onestà di rendere pubbliche queste cifre, anche per far capire ai suoi com­pagni che presidiano la stazione di Como imboccando i migranti, che non forniscono loro un servizio, perché quando questi verranno fermati dalle autorità di altri Paesi, sempre sulla base di quegli accordi di cui i socialisti fanno finta di conoscere l’esistenza, verranno riportati in Svizzera, proprio laddove non vogliono stare. Non è che si usa la scusa dell’aiuto umanitario per egoistici motivi ideologici e poli­tici? A pensar mal si fa peccato…

NORMAN GOBBI

Migranti: il dibattito di “Arena” (VIDEO)

Migranti: il dibattito di “Arena” (VIDEO)

Il programma SRF da Rancate, doppiato in italiano, da rivedere su www.rsi.ch | Il tema dei migranti affrontato con due tagli in parte differenti e che rappresentano un’espressione concreta dei valori di federalismo e conoscenza della diverse regioni linguistiche che la SSR si impegna a difendere e promuovere.

La trasmissione “Arena” di SRF, il popolare dibattito politico e di approndimento moderato da Jonas Projer, è andata in onda venerdì scorso dalla frontiera Sud del Ticino. E meglio dal centro di accoglienza allestito a Rancate per dare un detto ai migranti che nel giro di poche ore devono essere rinviati in Italia perché entrati illegalmente in Svizzera. Fra gli ospiti, il Consigliere nazionale Marco Romano e il consigliere di Stato Norman Gobbi.

SRF ha affrontato il tema a modo suo, offrendo la visione di una questione che oltre San Gottardo suscita reazioni e opinioni a volte complementari e diverse rispetto a quelle della Svizzera italiana. RSI ha deciso di doppiare in italiano lo speciale di Arena e ve lo proponiamo da rivedere online. (link al video: http://www.rsi.ch/g/7933697)

D’altro canto anche la trasmissione di dibattito e approndimento della RSI, “60 Minuti” ha affrontato giusto una settimana fa il medesimo tema. (link al video: http://www.rsi.ch/g/7845191)

«Jeder illegale Einwanderer kann kriminell werden»

«Jeder illegale Einwanderer kann kriminell werden»

Da Bilck am Abend, 26.08.2016 | Der Tessiner Lega-Staatsrat Norman Gobbi fordert eine Schliessung der Südgrenze – einmal mehr. Dazu müsse auch die Armee zum Einsatz kommen. Weiter verteidigt Gobbi die Schweizer Behörden: Wenn ein Flüchtling Asyl beantrage, werde er auch ins Verfahren aufgenommen.

Seit Tagen diskutieren Politiker, ob die Schweizer Behörden an der Südgrenze zu hart mit den Flüchtlingen umgehe. Im Vorfeld seines Auftritts in der Flüchtlings-«Arena» schlägt der Tessiner Staatsrat Norman Gobbi harte Töne an: «Wir brauchen jetzt die Militärpolizei an der Grenze», sagt er im Interview mit der «Schweizer Illustrierten». «Wir müssen die Grenze schliessen.» Dies sei aus Sicherheitsgründen notwendig: «Jeder illegale Einwanderer kann kriminell werden.» Wovon solle er sonst leben, fragt der Lega-Politiker rhetorisch.

«Wer Asyl beantragt, wird ins Verfahren aufgenommen»

Gobbi weist den Vorwurf zurück, dass die Schweizer Behörden Flüchtlinge nach Italien zurückzuschicken, die eigentlich ein Asylgesuch in der Schweiz stellen wollen: «Wir schicken nur jene zurück, die bereits irgendwo registriert sind oder nach Deutschland wol­len. Wer explizit in der Schweiz Asyl beantragt, nehmen wir ins Verfahren auf.» Wer wirklich Schutz brauche, stelle keine Bedingungen, sagt Gobbi. «Ein Migrant kann nicht auswäh­len, wo er leben möchte – das ver­stösst gegen das Gesetz.» Für Gobbi sind die vor der Schweizer Grenze gestrandeten Flüchtlinge zudem nicht schutzbedürftig. «Die Mi­granten in Como kommen nicht aus Kriegsländern – es gibt dort keine Syrer. Der Grossteil stammt aus Schwarzafrika. Das sind Wirtschaftsflüchtlinge.»

Seine Haltung gegenüber den Migranten findet Gobbi nicht zu hart. «Mein Herz darf nicht regieren, sonst kommen das Tessin und die Schweiz nicht weiter.» Daran ändere auch nichts, dass er Mitleid mit den Kindern habe. Für Gobbi, der im Dezember für die SVP in den Bundesrat wollte, ist diese Haltung auch der Grund für das Scheitern der eigenen Kandidatur: «Darum bin ich nicht zum Bundes­rat gewählt worden.»

«Mein Herz darf nicht regieren»

«Mein Herz darf nicht regieren»

Da Schweizer Illustrierte | Flüchtlingselend vor den Toren des Tessins! Doch Regierungsrat NORMAN GOBBI, 39, kennt kein Pardon: «Wir müssen die Grenze schliessen!» Hat er gar kein Mitleid mit den Kindern auf der Flucht?

Bahnhof Chiasso, direkt an der Südgrenze. Hier versuchen täglich Dutzende Flüchtlinge, von Italien in die Schweiz zu gelangen. Gleich nebenan, im Zentrum für Polizei- und Zollzusammenarbeit, sitzt Norman Gobbi. Der Tessiner Polizeidirektor gibt auf allen Kanälen Auskunft über die Flüchtlingssituation in Como und Chiasso, auch in der «Arena» des Schweizer Fernsehens. Das Rampenlicht ist Gobbi gewohnt: 2015 kandidierte der Lega-Politiker für den Bundesrat.

Herr Gobbi, wie erklären Sie Ihren Kindern die Situation in Como?
Gaia und William sind jetzt fünf und vier – zu klein, um das zu verstehen. Wären sie älter, würde ich ihnen sagen: Diese Menschen kommen zu uns, weil sie sich eine bessere Zukunft wünschen. Aber wir können ihre Erwartungen nicht erfüllen, weil diese gegen unsere Gesetze verstossen.

Welche Erwartungen meinen Sie?
Viele Migranten hoffen, sie könnten ohne Papiere durch die Schweiz nach Deutschland reisen. Aber ohne Ausweis darf sich niemand frei bewegen. Das sieht unser Gesetz nicht vor.

Sie sprechen von Gesetzen. Haben Sie nie Mitleid mit den Menschen?
Doch, vor allem mit den Kindern. Das berührt mich tief. Aber …

… Ihr oberstes Ziel ist es, dass die Lage nicht eskaliert.
Genau! Als Polizeidirektor ist meine Aufgabe klar: Ich sorge für Ruhe und Ordnung.

Das tönt sehr abgeklärt.
Mein Herz darf nicht regieren, sonst kommen das Tessin und die Schweiz nicht weiter. Das heisst aber nicht, dass die Behörden und Grenzwächter unmenschlich vorgehen. Im Gegenteil: Wir handeln im Interesse der Menschen.

Indem Sie auch Migranten abweisen, die ein Asylgesuch stellen? Das werfen Ihnen die Flüchtlinge in Como vor.

Wir schicken nur jene zurück, die bereits irgendwo registriert sind oder nach Deutschland wollen. Wer explizit in der Schweiz Asyl beantragt, nehmen wir ins Verfahren auf. Übrigens: Dieses Jahr haben in Chiasso viel mehr Menschen einen Asylantrag gestellt als letztes. Obwohl an der italienischen Südküste gleich viele Flüchtlinge angekommen sind.

Was bedeutet das?
Dass die Schweiz offen ist für alle, die tatsächlich an Leib und Leben bedroht sind. Aber eben: Es gibt viele Migranten, die bereits in Italien registriert wurden, aber nicht dort bleiben wollen.

Trotzdem kann das Leben dieser Menschen bedroht sein.
Nein! Wer wirklich Schutz braucht, stellt keine Bedingungen. Ein Migrant kann nicht auswählen, wo er leben möchte – das verstösst gegen das Gesetz. Die Migranten in Como kommen nicht aus Kriegsländern – es gibt dort keine Syrer. Der Grossteil stammt aus Schwarzafrika. Das sind Wirtschaftsflüchtlinge.

In Como schlafen Menschen auf dem Bahnsteig, der nackten Erde.
Keine Frage, das macht betroffen. Dennoch: Wir können nicht einfach unsere Türen öffnen. Sonst haben wir das gleiche Problem wie Deutschland letztes Jahr, als eine halbe Million Migranten nicht registriert wurde.

In Como warten immer mehr Migranten. Gerät die Situation an der Tessiner Grenze plötzlich ausser Kontrolle?
Nein, wir haben alles im Griff.

Was passiert, wenn die Flüchtlinge die Grenze durchbrechen?
Wenn die Migranten das versuchen, werden wir nie wieder Verständnis für sie haben. Aber: Migranten durchbrechen Grenzen selten aus eigenem Antrieb. Meist werden sie von No-Boarder-Organisationen angestachelt. Diese suchen die Provokation.

Wären Sie froh um die Armee?
Ja, wir brauchen jetzt die Militärpolizei an der Grenze. Zurzeit erhalten die Grenzwächter in Chiasso Unterstützung von ihren Kollegen aus dem ganzen Tessin. Aber diese müssen wieder zurück zu ihren eigentlichen Aufgaben.

Ihr Vorbild, der verstorbene Lega-Politiker Giuliano Bignasca, forderte eine Mauer um die Schweiz, um diese vor Migranten zu schützen. Sehen Sie das gleich?
Wir müssen unsere Grenzen mit einem virtuellen Zaun schützen – indem wir jeden Migranten kontrollieren. Denn jeder illegale Einwanderer kann kriminell werden. Wovon soll er sonst leben? Darum müssen wir die Grenze schliessen!

Darf die reiche Schweiz so kaltherzig sein?
Wenn uns die Migration Milliarden kostet, sind wir gar nicht mehr so reich. Ausserdem müssen wir nicht die Probleme der anderen lösen.

Wer muss die Probleme lösen?
Die EU-Staaten! Sie müssen die Flüchtlinge solidarisch untereinander aufteilen.

Und die Schweiz?
Wir haben das Dublin-Abkommen unterschrieben. Daher muss auch die Schweiz Flüchtlinge nur aufnehmen, wenn sie nirgendwo sonst registriert sind. Aber in der Praxis funktioniert das nicht, weil viele Länder die Migranten weiter-schicken, ohne sie zu registrieren.

Man hat den Eindruck, Sie geniessen das Scheinwerferlicht, das im Moment auf Sie gerichtet ist.
Ich muss im Scheinwerferlicht stehen, damit die übrige Schweiz weiss, was wir hier im Tessin an der Grenze leisten.

Manche werfen Ihnen vor, zu hart vorzugehen.
Darum bin ich nicht zum Bundesrat gewählt worden.

«Gli occhi della Svizzera puntati sul Mendrisiotto»

«Gli occhi della Svizzera puntati sul Mendrisiotto»

Dal Giornale del Popolo del 25 agosto 2016 | Domani la trasmissione «Arena» in diretta dal Centro di Rancate – Un appuntamento da non perdere per capire la situazione dei migranti, anche in vista dell’apertura della nuova struttura.

Arena, la popolare trasmissione dedicata alla politica in onda settimanalmente su SRF 1, dedicherà la puntata di domani al tema dei migranti e sarà in diretta dal nuovo Centro unico temporaneo di Rancate. La struttura, presentata ieri alla stampa (si veda a pagina 8) è pronta da domenica 28 agosto ad ospitare fino a 150 persone. La notizia è stata pubblicata ieri dal «Blick» e sembra che all’origine della decisione ci sia stato un tweet del Consigliere nazionale PPD nonché municipale di Mendrisio Marco Romano. L’idea iniziale era di trasmettere la puntata da Como o da Chiasso, ma non sono stati trovati gli accordi necessari. L’invito totalmente informale del municipale di Mendrisio, avvenuto come detto tramite un cinguettio, è dunque stato immediatamente accolto dalla produzione televisiva: «Un plauso va sicuramente alla SRF: è un bel segnale. Del resto se il tema al centro della puntata era l’immigrazione, aveva poco senso trasmettere da Zurigo. Bisognava farlo nel Mendrisiotto, coinvolgendo i ticinesi che vivono da vicino la situazione e sono sensibili al problema. È giusto che i problemi vengano analizzati e discussi là dove sono». Marco Romano conferma anche la reazione tempestiva della SRF: «Il mio è stato davvero un suggerimento personale, una battuta. Ma pochi minuti dopo il mio messaggio su Twitter, il presentatore Jonas Projer mi ha telefonato, dicendosi interessato». Come detto, la puntata sarà dedicata al tema scottante dei migranti. Ospiti della trasmissione lo stesso Marco Romano, il consigliere agli Stati Filippo Lombardi, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, la consigliera nazionale Doris Fiala e il consigliere nazionale Balthasar Glättli. Quella di domani dunque non sarà solo una trasmissione tv, ma soprattutto l’occasione di mostrare a tutta la Svizzera interna la pressione con la quale sono confrontate le frontiere a Sud del nostro Paese. La tempistica, tra l’altro, non poteva essere delle migliori: il Centro di Rancate è ancora vuoto, ma ormai predisposto per accogliere i migranti da rimpatriare. La puntata di Arena andrà in onda domani, alle 22.25, su SRF 1.

Rancate: centro migranti operativo tra 3 giorni

Rancate: centro migranti operativo tra 3 giorni

Dal Corriere del Ticino del 25 agosto 2016 | Domenica sera la struttura di via alla Rossa aprirà i battenti agli stranieri in attesa di un rapido rinvio in Italia. Adattata in tempi record per far fronte allo stato di necessità – Sicurezza affidata alla polizia e a una ditta privata

Dopo gli ultimi lavori all’impianto elettrico e la pulizia generale degli spazi, il centro unico temporaneo per l’accoglienza dei migranti in procedura di riammissione semplificata aprirà le porte ai primi ospiti. Non vi sarà tempo per inaugurazioni o cerimonie ufficiali: la struttura di Rancate, nata in tempi record, serve infatti a rispondere a uno stato di necessità decretato dal Governo lo scorso 12 agosto. «Tutto è stato allestito in modo che il centro possa essere operativo a partire da domenica sera, 28 agosto, per sgravare le sedi di Protezione civile che attualmente ospitano i migranti e che si trovano nelle vicinanze delle scuole, prima dell’inizio delle lezioni che si terrà lunedì», ha spiegato il sostituto capo dello Stato maggiore cantonale dell’immigrazione Ryan Pedevilla durante la visita, tenutasi ieri e dedicata agli organi di stampa, al centro di via alla Rossa a Rancate. Vi troveranno una sistemazione, per una notte soltanto, i migranti in attesa di riammissione semplificata in Italia. Il centro potrà accogliere fino a 150 persone, permettendo di separare, qualora necessario, le diverse categorie, come le famiglie, i minorenni non accompagnati o gli adulti.

«In questa struttura non verrà effettuata nessuna nuova attività – ha detto Paolo Beltraminelli, presidente del Consiglio di Stato – tutti i compiti che vi si svolgeranno vengono attualmente già assolti dalla Protezione civile nelle sedi di Chiasso, Vacallo, Coldrerio e, all’occasione, Castel San Pietro. All’interno del centro queste mansioni verranno invece affidate allo Stato maggiore cantonale dell’immigrazione».

Lo stabile di Rancate, trasformato in pochi giorni da capannone industriale a centro per i migranti, si è reso necessario in particolare per rispondere ai cambiamenti di attitudine dei profughi ha aggiunto Beltraminelli: «Se dapprima per i migranti era prassi cercare di entrare in Svizzera per chiedere asilo, ora la volontà è quella di recarsi a nord».

E a far fronte per primo alla nuova situazione è stato proprio il Cantone: «Per fortuna fin da subito in Ticino è stato costituito lo Stato maggiore cantonale dell’immigrazione – ha detto il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – questo ci ha permesso di rispondere in tempi brevi a una situazione che necessitava di reazioni rapide e di ridurre il più possibile l’impatto per la popolazione». Un obiettivo al quale si è giunti soprattutto grazie alla buona collaborazione tra Confederazione, Cantone, Comune di Mendrisio, autorità italiane e tutti gli enti coinvolti. E non sono pochi. A garantire la sicurezza all’esterno del centro, ha informato il comandante della Polizia cantonale e capo dello Stato maggiore cantonale dell’immigrazione Matteo Cocchi, saranno la Polizia cantonale e la Comunale di Mendrisio. All’interno della struttura invece saranno presenti gli addetti di una ditta privata di sorveglianza. Durante il giorno, in attesa dell’arrivo dei migranti che trascorreranno la notte a Rancate, l’allestimento della struttura sarà compito della Protezione civile, mentre la notte, come riportato, sarà garantita la presenza di personale dello Stato maggiore cantonale dell’immigrazione oltre a quella delle guardie di confine, incaricate anche di assistere al trasporto dei profughi dalla stazione di Chiasso al centro di Rancate.

Tra le collaborazioni attivate nell’ambito dell’accoglienza dei migranti, vi è poi quella con il Servizio autoambulanza del Mendrisiotto (SAM) che sul posto gestirà un’infermeria.

Procedure controllate dall’ONU

A Rancate, come spiegato dal comandante della Regione IV delle guardie di confine Mauro Antonini, troveranno posto in particolare i migranti la cui riammissione semplificata non potrà essere esaminata tra le 7 e le 24, orario di apertura degli uffici della polizia di frontiera italiana. In merito alle procedure messe in atto dalle guardie di confine, ha aggiunto Antonini, da settimana prossima sarà operativo pure un punto di comunicazione per rispondere agli attacchi ricevuti tramite i media. «Lavoriamo in stretto contatto anche con le Nazioni Unite che sono venute a verificare il nostro operato – ha concluso il comandante della Regione IV – dal controllo effettuato, l’ente ufficiale governativo non ha riscontrato nulla di inadeguato nelle procedure messe in atto dal personale delle guardie di confine».

‘Il Ticino risponde così’

‘Il Ticino risponde così’

Da La Regione del 25 agosto 2016 | Pronto a Rancate il Centro temporaneo per fronteggiare i flussi migratori, Mauro Antonini: «Darà una mano a chi è sul terreno» – Cambiati numeri e tipologia dei richiedenti l’asilo.

Poliziotti all’esterno, agenti della sicurezza privata all’interno (sul numero si preferisce glissare), e occhi elettronici puntati sull’area lì alla Rossa di Rancate. Il luogo è un po’ fuori mano (è nella zona industriale) e lo stabilimento, adattato alle necessità, è modulabile. Innalzata una recinzione, si è steso un telone verde per evitare sguardi indiscreti. Anche alle finestre sono comparse delle reti: per la sicurezza ma pure per evitare il lancio di oggetti da fuori, ci spiegano. Il Centro temporaneo destinato ad accogliere (per non più di 24 ore) i migranti in attesa di essere riammessi (tramite una procedura semplificata) in Italia adesso è davvero pronto. E a tempo di record. Da domenica si trasferiranno le prime persone dai tre impianti di Protezione civile, ai quali si è fatto capo sin qui. Ora si centralizza: a disposizione 150 posti in tutto a fronte di una pressione importante alle frontiere. Due terzi dei migranti intendono transitare dalla Svizzera, meta il Nordeuropa. Questa soluzione, dunque, ha convinto tutti: il governo cantonale – «che ha aderito in modo unanime», fa sapere il presidente del governo Paolo Beltraminelli – e chi opera in prima linea nella gestione dei flussi migratori. Alle porte, del resto, c’è la scena aperta della stazione San Giovanni di Como con uomini, donne e bambini, a centinaia, accampati. «Il Ticino è al fronte e lavora per tutta la Svizzera – annota ancora Beltraminelli –. Siamo un po’ la fanteria del Paese». D’altro canto, come ricorda lo stesso comandante del Corpo Guardie di confine della Regione IV Mauro Antonini , questo è «l’unico corridoio rimasto». Essere preparati (e previdenti) ha così aiutato il Ticino a reagire. «Nella Confederazione siamo stati i primi a creare uno Stato maggiore cantonale immigrazione», ricorda dal canto suo il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi . Di che lasciarsi sfuggire un ‘per fortuna’. «Il Ticino – rilancia – si è dimostrato attivo, pragmatico e attento nei confronti della popolazione». E l’esempio, si fa capire, è proprio il Centro di Rancate. Che grazie alla collaborazione fra polizie, Guardie di confine e agenti privati semplifica le operazioni e la gestione della sicurezza, richiama dal canto suo il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi . Il sigillo, poi, ce lo mette Antonini. «Una soluzione simile nel Mendrisiotto porta solo vantaggi – motiva –. Dà una gran mano a chi opera sul terreno, anche nell’economizzare risorse. Inoltre, rende manifesta la cooperazione fattiva tra Cantone e Confederazione – che contribuirà alle spese, ndr –, che in questo contesto funziona da anni». Chi dal 28 agosto varcherà la soglia del Centro alla Rossa troverà un giaciglio, un pasto (se ne incaricherà la Protezione civile), docce e bagni (dentro quattro container), e un locale infermeria. Donne, bambini e famiglie, se necessario, saranno separati e sistemati in camerate apposite ricavate al piano superiore del capannone, dove sarà presente un agente donna, illustra Ryan Pedevilla , sostituto capo Stato Maggiore Smci.

 

‘L’Onu ha visto’

Come dire che le condizioni in cui ci si muove in questa sorta di ‘terra di mezzo’, tra il fermo e la riconsegna all’Italia, sono dignitose. E che le denunce di presunte violazioni vengono rispedite al mittente. Se ne incarica Antonini: «Abbiamo ricevuto la visita dell’Alto Commissariato Onu e non ha riscontrato nulla. Ha visto che le procedure sono corrette».

 

INTERVISTA A NORMAN GOBBI – ‘Pronti anche ad arrivi massicci di migranti’

Ministro Gobbi sulle rotte dei migranti la situazione è in continua evoluzione, c’è preoccupazione?

L’incancrenirsi di una situazione di disagio, anche sociale e umano, può avere reazioni negative da parte dei migranti stessi ma pure della popolazione. È quindi importante che le autorità ticinesi e comasche, rispettivamente svizzere e italiane, continuino a collaborare, come fatto sin qui, proprio per scongiurare problemi possibili. Come è accaduto nella giornata di sabato: grazie ai contatti diretti con il prefetto di Como Corda abbiamo potuto evitare che i migranti si muovessero verso il confine, indotti da informazioni scorrette sull’apertura di un corridoio di transito in Svizzera. Cosa evidentemente falsa. Qualcuno però ha voluto giocarci, cercando di mettere alla prova la collaborazione transfrontaliera e la sicurezza. E quest’ultimo credo sia l’aspetto più importante: è giusto parlare di migranti, ma anche delle preoccupazioni della popolazione locale.
Sabato alle stazioni si sono schierati gli agenti. Non si rischia di restituire l’immagine di un Paese che arriva a blindare le frontiere per fronteggiare la pressione migratoria?

Si blindano le frontiere solo quando c’è qualcuno che vuole giocarci politicamente. Come è stato fatto in parte sabato, cercando di andare contro lo Stato, visto che in questi movimenti sono presenti pure organizzazioni di tipo anarchico. Dall’altra parte vi sono i migranti, che possono diventare vittime persino di coloro che pretendono di difenderli, almeno nelle loro affermazioni. Nei fatti si tratta di gestire queste persone in modo corretto. Cosa che in questo momento anche le autorità lariane e prefettizie stanno facendo, creando un campo di accoglienza temporaneo.
Qui si cerca di gestire i flussi migratori; la Germania potenzia le forze a presidio dei suoi confini. Alla fine in Europa non si fa a scaricabarile?

Siamo il ponte tra il Mediterraneo e l’Europa centrale, tra il punto d’entrata e il punto di destinazione. Questo ci mette in una situazione difficile: la pressione è qui, non altrove. D’altro canto, al di là del nostro lavoro di controllo e messa in sicurezza della frontiera – verificando che chi entra lo faccia in modo regolare –, abbiamo piena comprensione per l’operato delle autorità italiane. Penso che il lavoro di Simonetta Sommaruga – ministra di Giustizia e polizia, ndr – a livello dei suoi omologhi europei sia quello di portare avanti la posizione del governo italiano. Anche perché noi lo viviamo direttamente; e sappiamo quali sforzi compiono. Un’azione che trova poca solidarietà tra i Paesi dell’Ue, che non accettano una ‘chiave di riparto’ che invece la Svizzera conosce. In caso contrario avremmo tutti i richiedenti l’asilo in Ticino. È un aspetto di presa di responsabilità che qui c’è. Mi aspetto altrettanto dai Paesi europei.
I numeri dei respinti è lievitato. Coincide con una prassi più rigida?

Non è cambiata la prassi, ma la tipologia dei migranti. Lo ha ribadito anche il direttore generale dell’Amministrazione federale delle dogane Bock, che abbiamo incontrato martedì. Le cifre assolute di coloro che hanno chiesto asilo in Ticino sono aumentate in modo importante: lunedì si contavano le stesse domande dell’intero 2015. E c’è un forte numero di migranti che intende raggiungere la Germania, e lì chiedere aiuto e lavorare. Ciò si scontra con gli accordi europei e la Legge federale sugli stranieri.
Dopo Rancate qual è la strategia?

Dal 2015 abbiamo previsto possibili arrivi massicci – e parliamo di migliaia – di migranti, in generale. Nel caso l’obiettivo è di non pesare solo sul Mendrisiotto e coinvolgere tutto il territorio cantonale, ma per un breve periodo. Chiedendo quindi la solidarietà del resto della Confederazione. Abbiamo avuto contatti con altri Comuni; e ci sono strutture pronte all’accoglienza.
La Confederazione vi sosterrà?

Più o meno. Il dispositivo cantonale fa parte del dispositivo federale.

«Arena» findet nicht in Como statt

Da NZZ.ch, 24 agosto 2016 | Die nächste «Arena» des Schweizer Fernsehens zur Migrationsproblematik findet weder in Como noch in Chiasso statt, sondern in Mendrisio. Migranten kommen nur durch Einspielungen zu Wort.

Die politische TV-Diskussionssendung «Arena» von SRF geht am Freitag im Südtessiner Städtchen Mendrisio über die Bühne. Diese seit zwei Tagen kursierende Vermutung hat Moderator Jonas Projer am Dienstagabend auf Anfrage bestätigt. Als Kulisse für die Sendung dient das neue Rückführungszentrum für illegale Aufenthalter in Mendrisio-Rancate. Es öffnet nächste Woche seine Pforten und wird für eine Nacht jene klandestinen Migranten beherbergen, welche die Grenzwacht meist in Chiassos Bahnhof aufgreift und nicht mehr gleichentags nach Italien zurückbringen kann – italienische und schweizerische Behörden haben unterschiedliche Bürozeiten.

Bisher habe man die Flüchtlingskrise in der «Arena» vor allem auf abstrakter Ebene diskutiert, so Projer. Doch nun entpuppe sie sich als grosse Herausforderung für die Schweiz und besonders für die Behörden und die Bevölkerung im Tessin. Denn das Leiden und die Hoffnungen der Migranten seien nun an der Schweizer Südgrenze unmittelbar zu spüren und zu sehen. Ursprünglich wollte Projer die Sendung im Park beim Bahnhof der norditalienischen Grenzstadt Como stattfinden lassen, um dem Publikum die Präsenz der Migranten vor Augen zu führen.

Kamerateams angepöbelt

In Comos Bahnhofspark biwakieren rund 500 Personen vor allem afrikanischer Herkunft. Sie warten auf eine Gelegenheit, via Chiasso und die Schweiz nach Deutschland sowie Nordeuropa zu reisen. In vielen Fällen haben sie es schon mehrmals versucht, aber ohne Erfolg. Just einige von diesen Migranten hätten während der «Arena»-Sendung vom kommenden Freitag zu Wort kommen sollen. Laut Projer erteilte die Präfektur der Provinz Como dem Vorhaben wegen Sicherheitsbedenken eine Absage. Denn letzte Woche waren offenbar TV-Journalisten und ihre Kamerateams vor Ort angepöbelt und bedrängt worden.

Auch die Idee, die Sendung stattdessen in Chiassos Bahnhof zu realisieren, stiess auf wenig Gegenliebe. Via SBB liess das Grenzwachtkorps mitteilen, ihm erscheine der Standort der Sendung im Bahnhof als «sehr kritisch». Auch hier überwogen also die Sicherheitsbedenken. Projer bedauert, dass in seiner Sendung vom Freitag keine Migranten live zu Wort kommen werden. Daher schickt er ein Kamerateam nach Como, um wenigstens während der Sendung Statements von Migranten einspielen zu können.

Das Rückführungszentrum in Mendrisio-Rancate, das vom Kanton Tessin verwaltet wird, ist aber auch ein passender Ort für die Sendung. Dort werden ab nächster Woche Menschen übernachten, die von Como her kommen und nach ihrer Rücküberstellung an Italien meist von neuem in Como auftauchen – um wieder die Durchreise durch die Schweiz zu versuchen. Und nicht zuletzt soll laut Projer das Stattfinden der «Arena» im Südtessin die Deutschschweiz daran erinnern, wie wichtig das Thema Migration für die Bevölkerung und Politik der italienischen Schweiz ist.

Als Gäste lädt Moderator Projer neben zwei Zürchern, nämlich der freisinnigen Nationalrätin Doris Fiala und ihrem grünen Ratskollegen Balthasar Glättli, auch zwei Tessiner ein. Als kantonaler Justiz- und Polizeidirektor ist der ehemalige Bundesratskandidat Norman Gobbi (Lega) direkt in die Thematik involviert. Er hege den Verdacht, dass man nördlich des Gotthards die eigentliche Dimension der Migrations-Situation an der Südgrenze nicht wahrnehme, so Gobbi. Nun könne man via «Arena» Augenschein nehmen und erkennen, welche Anstrengungen das Tessin zugunsten der ganzen Schweiz unternehme. Die Sendung extra muros sei ein gutes Beispiel für die Umsetzung des Service public.

Kritik wegen Massenabfertigung

Gemäss Gobbi wurde in den vergangenen Tagen das korrekte Handeln der Ordnungskräfte an der Südgrenze, namentlich der Grenzwacht, angezweifelt. Dies im Zusammenhang mit den Bundesgesetzen und internationalen Abkommen, welche die Schweiz zu respektieren habe und es auch tue. Nun sei es Zeit, die Dinge jenseits aller Ideologie ins rechte Licht zu rücken. Offenbar spielt damit der Tessiner Magistrat unter anderem auf die Vorwürfe der kantonalen SP an, in Chiasso fänden unsorgfältige Massenrückweisungen statt, obschon etliche Migranten einen Asylantrag im Sinne gehabt hätten. Gobbi hofft, dass sich die Diskussion in der «Arena»-Sendung auf konkrete Aspekte konzentrieren werde, die sowohl die Migranten wie auch die Behörden beträfen – und nicht auf ideologielastige Demagogie.

Der zweite Tessiner Gast wird der CVP-Nationalrat Marco Romano sein, der auch Mitglied von Mendrisios Exekutive ist. Während der Sendung möchte Romano den Deutschschweizern klarmachen, dass die Grenzregion Mendrisio-Chiasso von den Migranten nunmehr als das Einfallstor in die Schweiz und vor allem nach Mittel- und Nordeuropa wahrgenommen werde. Seine Heimatregion lebe seit Jahren mit dem Phänomen der Migration, das man zu häufig relativiere. Die «Arena»-Sendung stellt in Romanos Augen eine gute Gelegenheit dar, mehr Aufmerksamkeit für das Südtessin hervorzurufen und an die Kantone zwecks grösserer Solidarität zu appellieren. Wäre das Tessin nicht organisiert, hätte die Deutschschweiz heute ein grosses Problem, hält Romano fest.

Migranti, «Procedure e diritti sono rispettati»

Migranti, «Procedure e diritti sono rispettati»

Dal Giornale del Popolo del 24 agosto 2016 | Il nuovo direttore dell’Amministrazione delle dogane ha anche ribadito l’appoggio di Berna al Ticino

«Le procedure di identificazione e accoglienza sono condotte nel rispetto dei diritti di ogni persona» e le normative internazionali vengono applicate «in maniera coscienziosa». È quanto è emerso ieri al termine dell’incontro tra il Consiglio di Stato e il nuovo direttore generale dell’Amministrazione federale delle dogane Christian Bock, accompagnato dal Comandante della Regione IV delle Guardie di confine Mauro Antonini. Ricevuto per un primo incontro ufficiale dopo il suo insediamento, Bock ha discusso con l’Esecutivo ticinese della pressione migratoria al confine ticinese. In questo senso l’Amministrazione federale delle dogane ha rassicurato il Governo, ribadendo il pieno appoggio di Berna al nostro Cantone. Il Consiglio federale, è stato sottolineato, «è costantemente informato sulla situazione alla frontiera sud della Confederazione». Bock ha quindi ringraziato le autorità cantonali per la «collaborazione esemplare prestata » fino ad ora nella gestione di una situazione non semplice. «Da parte delle autorità federali c’è piena solidarietà e una buona considerazione di quanto il Ticino fa», commenta da parte sua il presidente del Governo Paolo Beltraminelli. «Berna si rende conto che la quasi totalità dei flussi migratori che coinvolgono la Svizzera è concentrata a Chiasso. E il centro di Rancate è proprio il frutto della collaborazione tra le autorità federali e quelle cantonali». Ottima è anche la collaborazione con la vicina Penisola, sottolinea Paolo Beltraminelli. «In una situazione di difficoltà esiste una buona presa a carico e vengono rispettati i diritti dei migranti. A essere mutata è la tipologia dei migranti. Spesso siamo confrontati con persone che non vogliono chiedere asilo in Svizzera. In questo caso gli accordi internazionali prevedono che si proceda con una riammissione semplificata in Italia. Allo stesso modo i minori non accompagnati, nel caso in cui decidano di non presentare richiesta d’asilo, vengono rimandati oltre confine e presi a carico dalle autorità italiane», spiega ancora il presidente del Governo, che chiarisce che invece «nulla è cambiato in termini di procedure ». «Chi si presenta al confine e manifesta l’intenzione di chiedere l’asilo viene accompagnato al Centro di registrazione di Chiasso e preso in consegna dalla SEM», spiega. Nonostante le denunce da parte di alcuni migranti che lamentano di essere stati rispediti in Italia nonostante abbiano chiesto asilo alla Confederazione, il presidente del Consiglio di Stato tiene a sottolineare che «il Governo cantonale ha la massima fiducia nell’operato delle Guardie di confine. Non abbiamo motivo di credere che ci siano stati casi di abusi e irregolarità. È possibile che si possano essere verificati casi isolati nella massa degli arrivi, ma le procedure vengono rispettate». D’altro canto, spiega ancora Beltraminelli, «sono molti i casi di persone che si presentano più volte al confine, spesso con identità e età di volta in volta modificate e senza essere muniti di regolari documenti». Una procedura di verifica il più possibile accurata è pertanto «una necessità», prosegue, anche perché si rischia che i migranti che non vogliono seguire le procedure d’asilo poi scappino dai centri di registrazione, facendo perdere le proprie tracce.